L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato il rapporto “Interoperability in Healthcare: Towards an Interconnected Future”, un working paper che analizza lo stato dell’interoperabilità dei dati sanitari nei Paesi OCSE e individua le principali azioni necessarie per realizzare ecosistemi digitali integrati e centrati sulla persona.
Il documento evidenzia che la capacità di scambiare e utilizzare in modo sicuro i dati sanitari rappresenta uno degli elementi chiave per migliorare la qualità dell’assistenza, rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari e favorire l’innovazione. Lo studio si basa su 41 interviste e 22 risposte a un’indagine condotta nel 2025.
Interoperabilità nei sistemi sanitari: oltre la tecnologia, una sfida di governance
Secondo le stime OCSE, il valore complessivo dell’interoperabilità sanitaria sarebbe compreso tra il 2,7% e il 6,6% della spesa sanitaria annuale, a seconda del Paese. Le stime nazionali analizzate, relative a Finlandia, Regno Unito e Canada, indicano risparmi potenziali generati da maggiore efficienza dei servizi, riduzione degli errori diagnostici e accesso più rapido ai dati per la ricerca. Il rapporto sottolinea anche il costo dell’inazione: gli errori diagnostici, spesso legati alla mancanza di informazioni tempestive, incidono per circa il 17,5% sui costi sanitari complessivi, e l’81,5% dei medici intervistati in un’indagine inglese ritiene che una scarsa interoperabilità comprometta la sicurezza dei pazienti.
Un risultato significativo del rapporto è che l’interoperabilità è soprattutto una sfida di governance, fiducia e leadership, più che tecnologica. Il rapporto individua 26 “policy enabler” distribuiti su quattro aree, persone, processi, politiche e tecnologia, applicabili a livello locale, regionale, nazionale e transfrontaliero. Tra le barriere più citate: pratiche incompatibili di condivisione dei dati (70,6%), frammentazione infrastrutturale (66,7%) e governance frammentata (60,8%).
Tra le buone pratiche, l’Estonia ha integrato i sistemi esistenti attraverso una visione politica di lungo periodo, mentre l’Unione Europea prosegue lo sviluppo dello European Health Data Space (EHDS) per lo scambio transfrontaliero di dati clinici. Il rapporto raccomanda di investire nella formazione del personale sanitario, definire responsabilità chiare tra gli stakeholder e sviluppare quadri giuridici che favoriscano la condivisione dei dati oltre confine.
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