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Salute Globale

Commissione europea e OMS rafforzata la cooperazione sulla preparedness pandemica

La Commissione europea, il 24 luglio u.s., ha firmato un Contribution Agreement del valore di oltre 4 milioni di euro con il WHO Hub for Pandemic and Epidemic Intelligence dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

L’iniziativa, finanziata nell’ambito del programma EU4Health, mira a rafforzare la preparazione e la risposta globale alle pandemie, potenziando la sorveglianza epidemiologica, la condivisione delle informazioni e lo sviluppo di contromisure mediche.

Commissione europea e OMS: rafforzata la cooperazione per la pandemic intelligence

L’accordo sosterrà lo sviluppo di strumenti avanzati di pandemic intelligence, favorendo una condivisione più tempestiva e coordinata dei dati sulle minacce sanitarie tra autorità nazionali e organizzazioni internazionali. L’obiettivo è migliorare la capacità di individuare precocemente potenziali rischi pandemici e supportare decisioni più rapide e basate sulle evidenze scientifiche.

L’accordo si sviluppa su tre linee di intervento complementari. In primo luogo, la Commissione fornirà analisi quotidiane sulle minacce sanitarie e sulle contromisure mediche alla piattaforma Epidemic Intelligence from Open Sources (EIOS), il principale sistema di sorveglianza epidemiologica utilizzato in oltre 125 Paesi e da più di 30 organizzazioni internazionali per il rilevamento precoce delle minacce sanitarie. Il finanziamento sosterrà inoltre il WHO Collaboratory, che accelera l’analisi e la modellazione delle crisi sanitarie ed è attualmente impiegato nella risposta all’epidemia di Ebola. Infine, i fondi contribuiranno allo sviluppo di un Decision-Support Pandemic Simulator, strumento pensato per supportare i decisori politici in scelte più rapide ed efficaci durante le emergenze pandemiche.

La Commissaria per l’Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib, ha sottolineato come la salute pubblica affronti oggi una sfida di velocità, con malattie che si diffondono in modo sempre più rapido e imprevedibile oltre confini e continenti. Il finanziamento europeo permetterà di rafforzare la sorveglianza epidemiologica e rilevare le minacce sanitarie emergenti in modo più tempestivo e accurato, riaffermando l’impegno dell’Unione Europea verso un’intelligence sanitaria basata su dati e evidenze scientifiche.

La collaborazione tra la Commissione europea e l’Hub OMS di Berlino è attiva dal dicembre 2022. Con questa nuova azione, le due istituzioni rinnovano il proprio impegno condiviso nel rafforzare la sorveglianza epidemiologica globale, in stretto raccordo con l’Unione Europea e i partner internazionali.

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cure integrate Salute Globale Salute mentale

OMS: Fino al 45% del rischio di demenza è prevenibile

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato nuove linee guida per la riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, fornendo ai Paesi raccomandazioni basate sull’evidenza per prevenire o ritardare l’insorgenza della patologia lungo l’intero arco della vita.

La demenza, condizione causata da malattie cerebrali che compromette memoria, pensiero e capacità funzionali, colpisce oggi oltre 57 milioni di persone nel mondo, con quasi 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer resta la forma più diffusa, rappresentando tra il 60 e il 70% dei casi.

Pur in assenza di una cura, fino al 45% del rischio di demenza è riconducibile a fattori modificabili quali fumo, consumo di alcol, isolamento sociale, sedentarietà, inquinamento atmosferico e patologie non trasmissibili come ipertensione e diabete. Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato come le nuove linee guida per prevenire la demenza traducono le conoscenze scientifiche disponibili in raccomandazioni operative che i Paesi possono adottare da subito.

Le linee guida, che aggiornano quelle emesse dall’OMS nel 2019, indicano interventi su più fronti. Per gli adulti con capacità cognitive nella norma o con lieve decadimento, vengono raccomandati stimolazione mentale e partecipazione ad attività sociali. Per ridurre i fattori di rischio legati alle patologie non trasmissibili si indicano invece attività fisica regolare, cessazione del fumo, riduzione del consumo di alcol, dieta sana e – nuova raccomandazione – minore esposizione all’inquinamento atmosferico.

Anche la gestione di condizioni cardiometaboliche come ipertensione, diabete e colesterolo può contribuire a ridurre il rischio di demenza. Le linee guida prevedono inoltre la responsabilità di offrire apparecchi acustici come parte delle strategie di prevenzione. Sconsigliata invece la supplementazione di vitamine B ed E, acidi grassi omega-3 e multivitaminici in assenza di carenze diagnosticate, poiché non vi sono evidenze sufficienti a dimostrare che i benefici superino i possibili effetti avversi.

Oltre alle conseguenze sulla qualità di vita e sull’autonomia delle persone, la demenza rappresenta un costo economico globale stimato di 1.300 miliardi di dollari l’anno, di cui circa la metà è legata all’assistenza informale fornita da familiari e caregiver.

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Salute mentale Salute Globale

Nuovo studio OMS: forti lacune nella misurazione della salute mentale in Europa

Un nuovo studio pubblicato dall’OMS Europa mette in evidenza importanti criticità nel modo in cui la salute mentale viene misurata nella Regione europea, sottolineando la necessità di sviluppare un quadro condiviso di indicatori per migliorare il monitoraggio, la comparabilità dei dati e il supporto alle politiche sanitarie.

La ricerca, basata su una scoping review della letteratura scientifica, ha analizzato 75 studi condotti nella Regione europea dell’OMS, identificando circa 450 diversi indicatori utilizzati per valutare la salute mentale. L’elevata eterogeneità degli strumenti e degli approcci adottati rende difficile confrontare i risultati tra Paesi e monitorare in modo coerente l’evoluzione dello stato di salute mentale delle popolazioni.

Lo studio evidenzia che la maggior parte degli indicatori oggi disponibili si concentra sulla prevalenza dei disturbi mentali e sui relativi fattori di rischio, mentre risultano meno sviluppati gli indicatori dedicati al benessere mentale positivo, alla qualità dei servizi, all’accessibilità delle cure, agli esiti degli interventi e all’esperienza delle persone che usufruiscono dei servizi di salute mentale. Inoltre, emergono differenze significative nella disponibilità dei dati tra le diverse aree della Regione europea, con una maggiore concentrazione delle evidenze nei Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale.

Secondo gli autori, questa frammentazione limita la capacità dei decisori politici di valutare l’efficacia delle strategie di prevenzione, promozione del benessere e assistenza, rendendo più complesso identificare le priorità di intervento e monitorare i progressi nel tempo. Per questo motivo, si sottolinea l’importanza di sviluppare un sistema armonizzato di indicatori che permetta confronti affidabili tra Paesi e supporti decisioni fondate su evidenze scientifiche.

Lo studio contribuirà alla definizione di un futuro framework regionale per la misurazione della salute mentale, destinato a rafforzare la raccolta e l’utilizzo dei dati nei sistemi sanitari europei. Un sistema di monitoraggio più completo consentirebbe infatti di valutare non solo la diffusione dei disturbi mentali, ma anche il benessere della popolazione, la qualità dell’assistenza, l’equità nell’accesso ai servizi e l’impatto delle politiche pubbliche.

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Salute Globale

L’OMS lancia il primo database globale sulla prevalenza delle infezioni sessualmente trasmissibili

Le infezioni sessualmente trasmissibili rappresentano una sfida rilevante per la salute pubblica a livello globale e richiedono dati affidabili per orientare interventi efficaci di prevenzione, diagnosi e cura.

Per rispondere a questa esigenza, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato il lancio del primo database globale ad accesso libero dedicato alla prevalenza delle infezioni sessualmente trasmissibili (Sexually Transmitted Infections – STI).

Si tratta della prima piattaforma internazionale che raccoglie, armonizza e rende disponibili dati standardizzati e sottoposti a controllo di qualità provenienti dai Paesi a basso e medio reddito, con informazioni riferite al periodo dal 2010 in poi.

Il nuovo strumento nasce per colmare una delle principali criticità evidenziate negli ultimi anni: la difficoltà di accedere a dati comparabili, affidabili e specifici per Paese e popolazione.

Il database integra infatti evidenze pubblicate e non pubblicate provenienti da fonti differenti, riunendole in un’unica piattaforma consultabile da decisori politici, programmi nazionali, ricercatori, organizzazioni della società civile, industria e agenzie di finanziamento.

Secondo l’OMS, rendere queste informazioni facilmente accessibili consentirà ai Paesi di progettare interventi più mirati, rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica e migliorare la capacità di monitorare l’andamento delle infezioni sessualmente trasmissibili nel tempo.

IL DATABASE SULLE INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMISSIBILI SARÀ AGGIORNATO CON NUOVE EVIDENZE

Attualmente il database raccoglie informazioni relative a cinque infezioni sessualmente trasmissibili: clamidia (Chlamydia trachomatis), gonorrea (Neisseria gonorrhoeae), herpes simplex di tipo 2 (HSV-2), sifilide (Treponema pallidum) e tricomoniasi (Trichomonas vaginalis).

Alla fine di giugno 2026 la piattaforma comprendeva dati provenienti da 766 studi e 2.453 punti di prevalenza, ottenuti attraverso indagini sulla popolazione generale, studi condotti su donne in gravidanza, adolescenti, popolazioni chiave, lavoratori del sesso, utenti dei servizi dedicati alle infezioni sessualmente trasmissibili, oltre a dati di base di studi di intervento e studi caso-controllo.

Per garantire l’affidabilità delle informazioni, l’OMS ha incluso esclusivamente studi che descrivono chiaramente la popolazione osservata, riportano adeguati dettagli metodologici, comprendono campioni costituiti prevalentemente dopo il 2010 e coinvolgono almeno 100 partecipanti.

La disponibilità di dati epidemiologici comparabili rappresenta uno degli elementi che l’OMS considera fondamentali per rafforzare le politiche di salute pubblica.

Il database, disponibile attraverso lo STI Prevalence Atlas, è stato progettato come una risorsa dinamica: verrà aggiornato con l’inserimento delle nuove evidenze scientifiche e sarà progressivamente ampliato per includere ulteriori infezioni, contribuendo così a rafforzare le stime nazionali, regionali e globali sul carico delle infezioni sessualmente trasmissibili e a supportare decisioni di sanità pubblica basate su evidenze.

 

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Salute mentale Salute Globale

L’OMS lancia una nuova guida per ampliare l’accesso all’auto-aiuto psicologico

L’OMS ha pubblicato una nuova guida operativa per supportare governi, organizzazioni sanitarie e operatori comunitari nell’implementazione e nell’ampliamento degli interventi di auto-aiuto psicologico. L’obiettivo è rendere più accessibili servizi di salute mentale efficaci e basati sull’evidenza, contribuendo a ridurre il divario tra bisogni di assistenza e disponibilità di cure.

Secondo l’OMS, oltre un miliardo di persone nel mondo convive con una condizione di salute mentale, ma molte non riescono ad accedere a trattamenti adeguati a causa della carenza di professionisti, delle limitazioni economiche o delle difficoltà geografiche. In questo contesto, gli interventi di auto-aiuto psicologico rappresentano una soluzione promettente per raggiungere un numero maggiore di persone utilizzando risorse limitate.

La nuova guida, intitolata “Psychological Self-Help Interventions: Delivering Self-Help for Individuals“, fornisce indicazioni pratiche per pianificare, adattare e realizzare programmi di auto-aiuto sia in modalità autonoma sia con il supporto di operatori formati non specialisti. La guida è destinata a responsabili di programmi, supervisori, operatori sanitari e organizzazioni attive nei settori della salute, dell’assistenza umanitaria e dello sviluppo comunitario.

Particolare attenzione viene dedicata ai modelli di auto-aiuto guidato, nei quali le persone ricevono un supporto regolare ma limitato da parte di operatori adeguatamente formati. Questo approccio consente di mantenere elevata l’efficacia degli interventi senza richiedere un ampio coinvolgimento di specialisti della salute mentale.

La guida si basa sull’esperienza maturata dall’OMS attraverso due interventi già ampiamente sperimentati: Step-by-Step, un programma digitale rivolto principalmente alle persone con sintomi di depressione, e Doing What Matters in Times of Stress, uno strumento di gestione dello stress basato su tecniche psicologiche validate. Entrambi gli interventi sono stati valutati attraverso studi scientifici e hanno dimostrato risultati positivi nel ridurre sintomi di depressione, ansia e distress psicologico.

Uno degli aspetti più innovativi della guida è la possibilità di implementare gli interventi in diversi contesti, compresi i servizi territoriali, l’assistenza primaria, i programmi comunitari e le piattaforme digitali. Questo approccio può risultare particolarmente utile nelle aree rurali, nei Paesi a basso e medio reddito e nelle situazioni di emergenza umanitaria, dove l’accesso ai servizi specialistici è spesso limitato.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell’OMS per rafforzare la salute mentale come componente essenziale della copertura sanitaria universale.

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Salute Globale

OMS: pubblicata una guida per integrare la salute pubblica nei sistemi sanitari

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato il documento Improving public health in health systems: guidance for country-level policies and actions, una guida rivolta ai decisori politici, ai professionisti della salute e a tutti gli attori coinvolti nella pianificazione e nell’organizzazione dei servizi sanitari.

La pubblicazione parte dalla consapevolezza che i sistemi sanitari si trovano oggi ad affrontare sfide sempre più complesse e interconnesse: l’aumento delle malattie non trasmissibili, il persistere delle minacce infettive, gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute, l’invecchiamento della popolazione, le crisi umanitarie e le crescenti disuguaglianze sociali e territoriali.

A queste criticità si aggiungono le conseguenze lasciate dalla pandemia di COVID-19, che ha evidenziato l’importanza di disporre di solide capacità di salute pubblica e, al tempo stesso, la fragilità di molti sistemi sanitari nel garantire una risposta coordinata ed efficace.

Secondo l’OMS, una delle principali lezioni apprese negli ultimi anni è che la salute pubblica non può essere considerata un ambito separato dall’assistenza sanitaria.

Al contrario, le funzioni essenziali di sanità pubblica devono essere integrate nella governance, nel finanziamento, nell’organizzazione e nell’erogazione dei servizi. In questo senso, il documento si propone di fornire un quadro operativo per sostenere i Paesi nel rafforzamento delle Essential Public Health Functions (EPHFs), ossia quell’insieme di attività indispensabili per proteggere e promuovere la salute delle popolazioni.

Tra queste rientrano la sorveglianza epidemiologica, la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie, la promozione della salute, la prevenzione delle malattie, la protezione della salute ambientale, il coinvolgimento delle comunità, la produzione e l’utilizzo delle evidenze scientifiche e lo sviluppo di politiche pubbliche orientate all’equità.

OMS E SISTEMI SANITARI: INTEGRARE LE FUNZIONI ESSENZIALI DI SALUTE PUBBLICA

Uno degli elementi più rilevanti della guida riguarda l’utilizzo del modello dei sei building blocks dei sistemi sanitari, elaborato dall’OMS, come strumento per individuare modalità concrete di integrazione della salute pubblica nelle strutture e nei processi esistenti.

Il documento, infatti, propone una serie di azioni operative riferite a ciascun building block: leadership e governance, finanziamento, personale sanitario, sistemi informativi, accesso ai prodotti sanitari essenziali ed erogazione dei servizi.

Per quanto riguarda la governance, l’OMS sottolinea la necessità di definire chiaramente ruoli e responsabilità, promuovendo meccanismi di coordinamento intersettoriale e adottando approcci whole-of-government e whole-of-society, in grado di coinvolgere istituzioni, professionisti, comunità e altri settori che incidono sui determinanti della salute.

Sul piano del finanziamento, viene evidenziata l’importanza di garantire investimenti adeguati e sostenibili per le attività di sanità pubblica, superando logiche emergenziali e assicurando continuità alle azioni di prevenzione e promozione della salute.

Un’attenzione particolare è dedicata inoltre alla workforce, riconosciuta come una componente fondamentale per il rafforzamento dei sistemi sanitari. Il documento invita i Paesi a investire nello sviluppo di competenze specifiche in ambito di salute pubblica, nella formazione continua e nella pianificazione strategica del personale.

Analogamente, viene ribadito il ruolo cruciale dei sistemi informativi sanitari, che devono essere in grado di raccogliere, integrare e utilizzare dati affidabili per orientare le decisioni e monitorare l’efficacia degli interventi.

Anche l’erogazione dei servizi rappresenta un ambito centrale della guida. Viene richiamata la necessità di integrare le funzioni essenziali di sanità pubblica nei percorsi di assistenza e nei servizi territoriali, affinché prevenzione, promozione della salute, sorveglianza e risposta ai rischi non siano considerate attività separate, ma parte dell’organizzazione ordinaria dei sistemi sanitari. Questo significa rafforzare il collegamento tra sanità pubblica, cure primarie, servizi di comunità e altri livelli di assistenza, con l’obiettivo di garantire interventi più accessibili, continui e coerenti con i bisogni della popolazione.

La guida non propone un modello unico valido per tutti i contesti, ma incoraggia ciascun Paese ad adattare le raccomandazioni alle proprie caratteristiche istituzionali, organizzative e socioeconomiche.

L’obiettivo finale è favorire la costruzione di sistemi sanitari più resilienti, equi e orientati ai bisogni delle persone, nei quali le funzioni essenziali di salute pubblica siano riconosciute come una componente strutturale e non come un insieme di attività aggiuntive.

In questa prospettiva, il documento rappresenta uno strumento utile per accompagnare i processi di trasformazione dei sistemi sanitari e rafforzarne la capacità di rispondere sia alle emergenze sia alle sfide di lungo periodo legate alla salute delle popolazioni.

 

 

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Salute Globale

OMS/Europa: nuovo sistema per monitorare i progressi su clima e salute

La Pan-European Commission on Climate and Health ha sviluppato un articolato Call to Action Progress Measures Dashboard, cioè un quadro operativo su clima e salute che mira a trasformare le raccomandazioni strategiche in indicatori concreti e misurabili. L’obiettivo è valutare in modo sistematico i progressi dei Paesi della regione europea nel fronteggiare gli impatti del cambiamento climatico sulla salute.

La Commissione è un gruppo consultivo indipendente istituito e convocato dall’OMS/Europa che non ha funzioni normative, ma che mira a orientare l’agenda politica e scientifica, mettendo in evidenza le connessioni tra crisi climatica, salute pubblica e resilienza dei sistemi. Il documento prodotto rappresenta un passaggio chiave verso una maggiore accountability delle politiche clima–salute, definendo non solo cosa dovrebbe essere fatto, ma anche come misurarlo, con quali fonti dati e attraverso quali meccanismi istituzionali.

CLIMA E SALUTE: Quattro macro-aree di intervento

Il framework si articola in quattro grandi aree di intervento:

  1. Riconoscimento del cambiamento climatico come minaccia sistemica alla salute pubblica, con indicatori che monitorano l’integrazione del tema nelle strategie nazionali, nei meccanismi di sicurezza e nei sistemi di governance multilivello, inclusa la cooperazione ONU.
  2. Trasformazione dei sistemi sanitari, promuovendo infrastrutture resilienti e sostenibili, la riduzione delle emissioni del settore sanitario, la riforma della formazione del personale sanitario e l’integrazione della sostenibilità nei modelli di cura e nella procurement sanitaria.
  3. Il livello locale e urbano, riconoscendo il ruolo centrale delle città nella gestione degli impatti climatici. Il dashboard include indicatori su piani locali su clima e salute, sistemi di allerta precoce, infrastrutture verdi e azioni di salute pubblica implementate da reti di città come WHO Healthy Cities, C40 e ICLEI.
  4. Le riforme economiche e finanziarie, con particolare attenzione alla rimozione dei sussidi ai combustibili fossili, all’aumento degli investimenti in clima e salute, al rafforzamento degli standard sulla qualità dell’aria e allo sviluppo di indicatori di benessere oltre il PIL.

Un elemento trasversale del framework è l’enfasi sull’equità, con la richiesta di disaggregare i dati per gruppi di popolazione e garantire la partecipazione effettiva di gruppi vulnerabili nei processi decisionali, passando da una logica consultiva a una governance condivisa.

Nel complesso, il documento propone una visione altamente strutturata e operativa: non solo una strategia politica, ma un vero e proprio sistema di monitoraggio che collega evidenze scientifiche, governance e risultati misurabili.

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Salute Globale

L’OMS lancia un piano globale sul clima, inquinamento e povertà energetica

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha varato un piano per il periodo 2025-2028 volto a porre la salute al centro delle politiche in materia di clima, qualità dell’aria ed energia, in seguito ai mandati adottati dagli Stati membri in occasione della 78ª Assemblea mondiale della sanità. La strategia mira a rafforzare le attività di sensibilizzazione, le partnership, l’accesso ai finanziamenti e i sistemi sanitari resilienti ai cambiamenti climatici, al fine di tradurre gli impegni globali in benefici tangibili per le persone, i sistemi sanitari e il pianeta.

Il piano globale sul clima

L’OMS ha lanciato oggi il suo piano di sensibilizzazione, comunicazione e partnership, “WHO at the heart of the health response to climate change, air pollution and energy poverty (2025–2028)”. Il piano traduce l’ultimo mandato adottato dagli Stati membri in un programma d’azione coordinato, progettato per porre la salute al centro delle agende globali relative al clima, all’aria pulita e all’energia.

Nel maggio 2025, gli Stati membri hanno adottato il Piano d’azione globale ( Global Action Plan (GAP)) sui cambiamenti climatici e la salute (2025–2028), in risposta alla risoluzione WHA77.14, nonché la tabella di marcia aggiornata sull’inquinamento atmosferico e la salute (EB156/24), a seguito della risoluzione WHA68/18 sull’affrontare gli impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico. Il nuovo piano rende operativi questi impegni fornendo strategie pratiche per creare slancio, rafforzare i partenariati e sostenere l’attuazione.

La necessità di agire è evidente. Ogni anno più di sette milioni di persone muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico, mentre i sistemi sanitari sono responsabili di quasi il cinque per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra. Allo stesso tempo, solo circa lo 0,5 per cento dei finanziamenti multilaterali per il clima è destinato a progetti che proteggono o migliorano esplicitamente la salute umana.

Sebbene gli Stati membri abbiano stabilito un chiaro mandato in materia di clima e salute, permangono notevoli lacune in termini di finanziamenti, sensibilizzazione e coinvolgimento del pubblico. Il piano mira ad affrontare queste sfide attraverso partnership strategiche, una comunicazione basata su dati concreti e un’azione di sensibilizzazione coordinata.

 

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lotta contro il cancro

Test del sangue per migliorare lo screening del tumore al polmone

Lo screening del tumore al polmone potrebbe essere potenziato grazie all’utilizzo di un semplice esame del sangue. È quanto emerge da un nuovo studio coordinato dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), l’agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per la ricerca sul cancro, e realizzato insieme ai partner del Lung Cancer Cohort Consortium (LC3).

I risultati, pubblicati sul Journal of the American Medical Association (JAMA), suggeriscono che un test basato sull’analisi di specifici biomarcatori presenti nel sangue potrebbe contribuire a individuare con maggiore precisione le persone che dovrebbero essere indirizzate ai programmi di screening mediante tomografia computerizzata a basso dosaggio (Low-Dose Computed Tomography – LDCT).

Attualmente, la LDCT rappresenta uno degli strumenti più efficaci per la diagnosi precoce del tumore al polmone nelle persone considerate ad alto rischio sulla base della storia di fumo ed è associata a una riduzione della mortalità legata alla malattia.

Tuttavia, molti casi di tumore polmonare vengono diagnosticati in persone con una storia di fumo che non rientrano nei criteri di eleggibilità previsti dai programmi di screening, limitando così l’impatto complessivo di questi interventi di prevenzione secondaria.

Lo studio ha validato il modello INTEGRAL-Risk, uno strumento sviluppato a partire da biomarcatori proteici circolanti nel sangue, con l’obiettivo di valutare se il suo impiego possa migliorare la selezione delle persone da sottoporre alla TC a basso dosaggio. Secondo i ricercatori, l’integrazione di approcci innovativi basati sui biomarcatori potrebbe consentire di identificare un numero maggiore di soggetti ad elevato rischio di sviluppare il tumore al polmone.

COME POTREBBE EVOLVERE LO SCREENING DEL TUMORE AL POLMONE

I risultati dello studio aprono nuove prospettive nell’ambito della diagnosi precoce, suggerendo che strategie di screening più personalizzate potrebbero contribuire ad aumentare l’efficacia dei programmi esistenti.

I ricercatori sottolineano tuttavia che saranno necessari ulteriori studi per comprendere come integrare concretamente questi strumenti nella pratica clinica e nei sistemi sanitari.

Il test del sangue non sostituisce infatti la tomografia computerizzata a basso dosaggio, ma potrebbe rappresentare un supporto aggiuntivo per identificare in modo più accurato le persone che potrebbero trarre beneficio dallo screening.

In un contesto in cui il tumore al polmone continua a rappresentare una delle principali cause di morte per cancro a livello globale, l’individuazione di nuovi approcci per migliorare l’accesso alla diagnosi precoce assume particolare rilevanza per la salute pubblica.

Secondo IARC, queste evidenze potrebbero contribuire al dibattito internazionale sull’evoluzione delle strategie di screening, favorendo lo sviluppo di modelli sempre più mirati e basati sul rischio individuale.

Lo studio conferma inoltre il crescente interesse della comunità scientifica verso l’impiego dei biomarcatori nella prevenzione oncologica, con l’obiettivo di rendere gli interventi di screening più efficaci e in grado di intercettare precocemente la malattia nelle persone maggiormente esposte al rischio.

Per approfondire le iniziative, le politiche europee e le opportunità di collaborazione sul tema della lotta contro il cancro, è possibile consultare la piattaforma tematica dedicata del ProMIS.

 

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comunicazione in salute Salute Globale

31 maggio: giornata mondiale senza tabacco

La giornata mondiale senza tabacco si celebra il 31 maggio 2026 con una campagna dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dedicata alla protezione dei giovani dalle strategie commerciali dell’industria del tabacco e della nicotina.

La ricorrenza, promossa ogni anno dall’OMS, richiama l’attenzione sugli effetti del consumo di tabacco e nicotina sulla salute e sulle politiche necessarie per ridurre il numero di fumatori e prevenire l’avvicinamento dei più giovani a sigarette tradizionali, prodotti a tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e altri dispositivi contenenti nicotina.

L’edizione 2025 della giornata mondiale senza tabacco aveva richiamato l’attenzione sulle strategie dell’industria del tabacco rivolte ai giovani; la campagna OMS 2026 approfondisce ulteriormente il tema della protezione delle nuove generazioni dal marketing dei prodotti contenenti nicotina.

Per l’edizione 2026, l’OMS pone particolare attenzione alle modalità con cui l’industria utilizza marketing, packaging, aromi e strumenti digitali per rendere questi prodotti più attrattivi soprattutto per adolescenti e giovani adulti.

Secondo l’OMS, milioni di giovani nel mondo utilizzano prodotti contenenti tabacco o nicotina e l’età di inizio del consumo rimane particolarmente bassa in molti Paesi. La campagna evidenzia che la diffusione di aromi, design accattivanti, influencer marketing e pubblicità sui social media contribuisce a rendere questi prodotti più accessibili e percepiti come meno rischiosi.

L’OMS, inoltre, richiama l’attenzione sui rischi legati alla dipendenza da nicotina e sugli effetti che il consumo di tabacco può avere sulla salute cardiovascolare, respiratoria e mentale e invita governi, istituzioni e società civile ad adottare misure più efficaci per limitare l’esposizione dei giovani al marketing del tabacco e rafforzare le politiche di prevenzione.

La campagna 2026 promuove anche una maggiore regolamentazione dei prodotti contenenti nicotina e sottolinea l’importanza di ambienti liberi dal fumo, tassazione, avvertenze sanitarie e limitazioni pubblicitarie come strumenti di tutela della salute pubblica.

L’OMS evidenzia la necessità di contrastare le strategie commerciali che puntano a normalizzare il consumo di nicotina tra i più giovani, anche attraverso l’utilizzo di linguaggi e strumenti digitali pensati specificamente per il pubblico adolescente.

GIORNATA MONDIALE SENZA TABACCO E PREVENZIONE SANITARIA

La campagna 2026 sottolinea che la riduzione del consumo di tabacco rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche, oltre a contribuire alla sostenibilità dei sistemi sanitari.

L’iniziativa rientra nelle attività promosse dall’OMS nell’ambito della Convenzione quadro per il controllo del tabacco (WHO Framework Convention on Tobacco Control – WHO FCTC), il trattato internazionale adottato per sostenere politiche pubbliche dedicate alla riduzione del consumo di tabacco e alla protezione della salute pubblica, per rafforzare la consapevolezza sui rischi legati al tabacco e alla nicotina e a promuovere interventi mirati soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.

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