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Salute mentale

10 ottobre 2026: giornata mondiale della salute mentale

Il 10 ottobre 2026 si celebra la Giornata mondiale della salute mentale, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per sensibilizzare sull’importanza della salute mentale e sulla necessità di garantire servizi di assistenza accessibili, rispettosi dei diritti e rispondenti ai bisogni delle persone.

L’edizione 2026, dedicata al tema “Lived experiences heard: real voices, real change” (Ascoltare le esperienze vissute: voci autentiche, cambiamenti concreti), richiama l’attenzione sul contributo delle persone che hanno vissuto direttamente condizioni di disagio o disturbi mentali.

L’OMS sottolinea che queste esperienze costituiscono una forma di conoscenza essenziale – complementare alle competenze professionali e scientifiche – che può contribuire a individuare criticità nell’accesso all’assistenza, ostacoli nei percorsi di cura e bisogni non adeguatamente riconosciuti.

Il coinvolgimento delle persone con esperienza diretta non dovrebbe quindi limitarsi alla raccolta di testimonianze, ma tradursi in una partecipazione effettiva alla definizione delle politiche, alla progettazione dei servizi, alla loro attuazione e alla valutazione dei risultati.

I dati del WHO Mental Health Atlas 2024, richiamati nella campagna, mostrano tuttavia che questa partecipazione non è ancora una pratica consolidata.

Tra i Paesi che hanno risposto all’indagine, il 45% ha dichiarato di collaborare stabilmente con organizzazioni rappresentative delle persone con esperienza diretta e dei familiari o caregiver nella pianificazione, erogazione o valutazione dei servizi di salute mentale.

Il 37% ha coinvolto queste persone nella formazione degli operatori dell’assistenza sanitaria primaria, mentre il 59% ha riferito di aver sviluppato la legislazione sulla salute mentale attraverso processi di consultazione.

La percentuale sale all’80% tra i Paesi dotati di una politica o di un piano nazionale per la salute mentale, con riferimento alla consultazione delle persone direttamente interessate durante la loro elaborazione.

I dati evidenziano la necessità di rafforzare forme di partecipazione continuative, capaci di incidere concretamente sulle decisioni.

SALUTE MENTALE: PARTECIPAZIONE E SVILUPPO DELL’ASSISTENZA TERRITORIALE

Un secondo ambito prioritario della campagna 2026 riguarda il superamento dei modelli di assistenza basati sulla permanenza prolungata nelle istituzioni psichiatriche, a favore di servizi territoriali, centrati sulla persona e rispettosi dei diritti umani.

Secondo l’OMS, l’assistenza istituzionale può comportare isolamento, limitazioni dell’autonomia e, in alcuni contesti, pratiche coercitive e violazioni dei diritti.

La deistituzionalizzazione richiede pertanto una trasformazione programmata dei sistemi di assistenza, accompagnata da investimenti nei servizi di comunità e da forme di sostegno che consentano alle persone di vivere nel proprio ambiente sociale, mantenendo relazioni familiari, opportunità educative e lavorative e capacità di scelta.

La necessità di garantire continuità assistenziale e rafforzare le reti di sostegno locali era stata richiamata anche in occasione della Giornata mondiale della salute mentale 2025, dedicata alla tutela della salute mentale nelle emergenze umanitarie.

Anche in questo ambito, i dati del Mental Health Atlas 2024 mostrano progressi ancora limitati: soltanto il 9% dei Paesi ha completato la transizione da un modello istituzionale a uno basato sull’assistenza territoriale, mentre il 53% si trova ancora nelle fasi iniziali.

Inoltre, circa il 49% dei ricoveri psichiatrici segnalati avviene senza il consenso della persona e il 23% delle degenze supera un anno.

Per l’OMS, il passaggio a modelli di assistenza comunitaria non consiste semplicemente nel ridurre il ricorso alle strutture residenziali, ma richiede la disponibilità di servizi di qualità, sostegni adeguati e percorsi che promuovano autonomia, inclusione e partecipazione sociale.

In occasione della Giornata mondiale, l’Organizzazione prevede inoltre la pubblicazione di indicazioni pratiche sulla deistituzionalizzazione.

La campagna richiama governi, sistemi sanitari e organizzazioni a riconoscere le persone con esperienza diretta come partner a pieno titolo nei processi decisionali, anche attraverso gli strumenti proposti dal WHO Framework for Meaningful Engagement.

L’obiettivo è favorire politiche e servizi costruiti insieme alle persone che li utilizzano, affinché la loro esperienza possa contribuire a migliorare concretamente qualità, accessibilità e capacità di risposta dei sistemi di salute mentale.

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lotta contro il cancro

Ottobre 2026: mese della consapevolezza sul tumore al seno

Dal 1° al 31 ottobre 2026 si celebra il Breast Cancer Awareness Month, la campagna globale dedicata alla consapevolezza sul tumore al seno e alla necessità di migliorare l’accesso alla diagnosi tempestiva e a cure di qualità.

Per il 2026, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) conferma il tema “Every story is unique, every journey matters” (“Ogni storia è unica, ogni percorso conta”), già adottato per la campagna 2025, per sottolineare come ogni esperienza della malattia sia diversa e possa essere influenzata dalla diagnosi, dal trattamento, dalle reti di supporto e dall’accesso all’assistenza.

Secondo i dati riportati dall’OMS, nel 2024 circa 2,4 milioni di donne hanno ricevuto una diagnosi di tumore al seno a livello globale, 694.000 sono decedute a causa della malattia e 8,2 milioni convivevano con una diagnosi alla fine dell’anno.

Il tumore al seno è il tumore più comune tra le donne a livello mondiale e, sempre nel 2024, è risultato il più frequente tra le donne in 164 Paesi su 186.

Circa l’80% dei tumori al seno si manifesta inoltre in donne che non presentano fattori di rischio specifici oltre al sesso e all’età.

L’OMS richiama quindi l’importanza di conoscere i fattori di rischio e i possibili segni della malattia, prestare attenzione ai cambiamenti del seno e rivolgersi tempestivamente ai servizi sanitari in presenza di anomalie.

Nonostante il miglioramento degli esiti registrato in molti Paesi, persistono infatti differenze significative nell’accesso alla diagnosi precoce e a trattamenti efficaci, con conseguenti disuguaglianze nella sopravvivenza.

TUMORE AL SENO: DIAGNOSI TEMPESTIVA E ACCESSO ALLE CURE

Ridurre queste disuguaglianze è uno degli obiettivi della Global Breast Cancer Initiative (GBCI) dell’OMS, che riunisce Paesi e partner per migliorare gli esiti del tumore al seno e contribuire alla riduzione della mortalità.

L’iniziativa individua tre target: raggiungere almeno il 60% dei tumori invasivi diagnosticati allo stadio I o II; contenere entro 60 giorni l’intervallo tra la prima rilevazione della malattia o la presentazione dei sintomi presso una struttura sanitaria e la diagnosi; assicurare che almeno l’80% delle persone diagnosticate riceva il trattamento completo raccomandato.

L’OMS, inoltre, indica per tutti i Paesi l’obiettivo di ridurre la mortalità per tumore al seno del 2,5% ogni anno, contribuendo così a evitare 2,5 milioni di decessi entro il 2040.

Le disuguaglianze restano rilevanti: la sopravvivenza a cinque anni è stimata al 41% nei Paesi a basso reddito, rispetto all’87% nei Paesi ad alto reddito, mentre circa il 70% dei decessi per tumore al seno si verifica nei Paesi a basso e medio reddito.

Durante il mese di ottobre, l’OMS invita individui e comunità, professionisti sanitari, organizzazioni e partner, Paesi e sistemi sanitari a contribuire secondo i rispettivi ruoli: condividendo informazioni affidabili, sostenendo le persone colpite dalla malattia, favorendo la diagnosi precoce e tempestiva, rimuovendo gli ostacoli all’accesso a trattamenti di qualità e rafforzando i servizi dedicati al tumore al seno.

 

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Salute Globale

Rapporto OMS: servizi essenziali (WASH) ancora insufficienti nelle strutture sanitarie

Garantire acqua sicura, servizi igienici adeguati e condizioni igieniche nelle strutture sanitarie è una componente essenziale della qualità dell’assistenza. Eppure, secondo il nuovo rapporto WHO/UNICEF “Progress on water, sanitation, hygiene, environmental cleaning and waste management in health-care facilities 2015–2025”, permangono importanti lacune a livello globale.

Per la prima volta, il rapporto presenta stime globali per tutte e cinque le aree fondamentali: acqua, servizi igienici, igiene delle mani, pulizia ambientale e gestione dei rifiuti sanitari.

Nel 2025, l’85% delle strutture sanitarie disponeva di un servizio di base per l’acqua, il 72% di servizi igienici per l’igiene delle mani e il 71% di servizi di base per la gestione dei rifiuti sanitari. I dati sono invece molto più critici per i servizi igienici e la pulizia ambientale: solo il 40% delle strutture rispettava gli standard di base per i servizi igienico-sanitari e il 59% quelli per la pulizia ambientale.

Non basta avere un bagno

A livello globale, l’89% dispone di qualche forma di servizio igienico e l’85% di servizi utilizzabili. Per essere considerato “di base”, tuttavia, il servizio deve essere migliorato, funzionante e rispondere alle esigenze di pazienti e operatori, comprese quelle di donne e ragazze e delle persone con mobilità ridotta. Solo circa la metà delle strutture dispone di servizi igienici separati per sesso, accessibili o dotati di strutture per l’igiene mestruale.

Anche la pulizia ambientale rappresenta una criticità: il requisito di base prevede sia protocolli di pulizia sia personale adeguatamente formato. Il 18% delle strutture non soddisfa nessuno dei due requisiti, interessando strutture che servono una popolazione stimata in circa 1,5 miliardi di persone.

Una questione di qualità e sicurezza delle cure

Per l’OMS, queste condizioni non riguardano soltanto il comfort dei pazienti. La disponibilità di acqua, igiene, servizi igienici e adeguata pulizia ambientale è strettamente collegata alla prevenzione e al controllo delle infezioni, e alla diffusione della resistenza antimicrobica.

Il rapporto evidenzia comunque progressi dal 2015: la copertura dei servizi di acqua, igiene e gestione dei rifiuti è aumentata, con l’incremento maggiore registrato per l’igiene. Restano però significativi divari e importanti lacune nei dati disponibili.

Per OMS e UNICEF, la sfida è quindi duplice: rafforzare gli investimenti nei servizi WASH delle strutture sanitarie e migliorare il monitoraggio, andando oltre la semplice presenza di infrastrutture e misurando anche affidabilità, sicurezza, accessibilità e qualità dei servizi.

 

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Salute Globale

Pubblicazione OMS: Un linguaggio comune per contrastare l’ipertensione

L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato il “Compendium of essential clinical terminology for hypertension-control programmes”, un nuovo documento pensato per rendere più omogeneo il linguaggio utilizzato nei programmi di prevenzione e controllo dell’ipertensione.Il compendio si inserisce nell’ambito dell’iniziativa WHO HEARTS e punta a favorire una maggiore coerenza tra Paesi e diversi livelli dei sistemi sanitari.

Il documento raccoglie definizioni standardizzate relative alla diagnosi e classificazione dell’ipertensione, alla misurazione e al monitoraggio della pressione arteriosa, alla valutazione e gestione clinica, agli interventi sugli stili di vita, allo screening e alla presa in carico dei pazienti. Include inoltre indicatori fondamentali per il monitoraggio e la valutazione dei programmi.

Un linguaggio comune per migliorare i programmi

L’obiettivo non è soltanto terminologico. Utilizzare definizioni condivise può facilitare la formazione degli operatori, la raccolta e il confronto dei dati, il monitoraggio della qualità e la valutazione delle performance dei programmi di controllo dell’ipertensione.

Il compendio è rivolto in particolare a responsabili dei programmi sanitari, équipe delle cure primarie, esperti di monitoraggio e valutazione, specialisti dei sistemi informativi sanitari, decisori politici e partner tecnici. Le definizioni possono essere adattate ai diversi contesti nazionali, mantenendo però la coerenza concettuale necessaria per garantire la comparabilità dei dati.

Dalla misurazione alla continuità delle cure

L’approccio proposto dall’OMS considera quindi l’ipertensione lungo l’intero percorso assistenziale: dall’identificazione e diagnosi della condizione fino alla gestione clinica, agli interventi sugli stili di vita, alla registrazione dei pazienti e alla continuità delle cure.

Per i sistemi sanitari territoriali, uno strumento di questo tipo può contribuire a collegare meglio attività cliniche, sistemi informativi e monitoraggio degli esiti, favorendo una lettura più uniforme delle performance dei programmi di prevenzione e controllo dell’ipertensione.

Il compendio costituisce un riferimento operativo per l’implementazione dei programmi basati sul WHO HEARTS Technical Package.

 

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Salute Globale cure integrate

Persone, animali, piante, ecosistemi: le ragioni per investire in One Health

One Health è l’approccio al centro di un nuovo appello a investire in salute integrata: i costi economici legati alle malattie zoonotiche e ad altre malattie infettive ammontano infatti a miliardi di dollari statunitensi ogni anno, e secondo le stime della Banca Mondiale la resistenza antimicrobica potrebbe causare una perdita pari a circa il 3,8% del PIL globale entro il 2050. Queste minacce sanitarie globali e le relative conseguenze economiche rendono necessario che i Paesi investano in nuovi modi per rafforzare preparazione e prevenzione.

Un nuovo brief del FAO Investment Centre, realizzato in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la World Organisation for Animal Health (WOAH), esamina il valore aggiunto di lungo periodo degli investimenti in One Health, un approccio integrato che riconosce le connessioni tra salute umana, animale, vegetale e degli ecosistemi.

Il documento, intitolato “Financial and economic returns to investing in One Health: evidence and future directions”, analizza come l’approccio One Health possa ridurre il carico di malattia, i costi sanitari, la contaminazione ambientale e la diffusione della resistenza antimicrobica. Promuovendo la collaborazione tra settori e discipline diverse, One Health contribuisce a massimizzare l’impatto degli investimenti, riducendo al contempo conseguenze indesiderate e migliorando la resilienza di lungo periodo.

A chi si rivolge il brief su One Health

Pensato per decisori politici, professionisti One Health e istituzioni finanziarie, il documento individua barriere e opportunità per gli investimenti in iniziative One Health e analizza le evidenze disponibili e le lacune di conoscenza sul ritorno degli investimenti. Il brief evidenzia inoltre i meccanismi istituzionali e finanziari necessari per portare su scala interventi sostenibili ed economicamente efficaci, dal livello comunitario a quello globale.

Le voci a sostegno degli investimenti in One Health

Thanawat Tiensin, Direttore Generale Aggiunto della FAO e Direttore della Divisione Produzione e Salute Animale, ha sottolineato come le sfide più urgenti di oggi, tra cui cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento, insicurezza alimentare e vulnerabilità socioeconomiche, siano profondamente interconnesse e richiedano approcci integrati come One Health, capaci di migliorare prevenzione e mitigazione.

Baba Soumare, Vice Direttore Generale della WOAH, ha indicato la salute animale come uno dei punti di accesso più efficaci per la prevenzione, spiegando che investire in One Health significa investire in servizi veterinari più solidi, migliore sorveglianza e maggiore collaborazione tra settori per individuare, prevenire e rispondere alle minacce sanitarie alla fonte, proteggendo non solo gli animali ma anche le persone, le economie e gli ecosistemi.

Mohamed Manssouri, Direttore Generale Aggiunto e Direttore del FAO Investment Centre, ha osservato che, pur essendo riconosciuti a livello globale i benefici più ampi di investire in One Health, gli investimenti in iniziative di questo tipo restano ancora limitati, sottolineando la necessità di maggiori evidenze quantitative sul valore aggiunto dell’approccio e di un supporto ai governi per tradurre le priorità One Health in piani di investimento concreti.

Il dottor Jeremy Farrar, Direttore Generale Aggiunto dell’OMS, in qualità di Presidente della Quadripartite, ha confermato l’impegno dell’OMS a lavorare con i partner per rafforzare le evidenze sull’impatto e sul ritorno degli investimenti in interventi One Health, elemento essenziale per costruire un caso scientifico ed economico più solido e trasformare l’impegno politico in azione concreta.

Il brief fa parte della serie Innovation and Knowledge for Investment (IK4I) del FAO Investment Centre e si aggiunge al lavoro della FAO su One Health, che include due importanti studi realizzati con la Banca Mondiale in Asia e nel Pacifico, pubblicati nel 2022, su rafforzamento degli investimenti nella salute del bestiame e nei sistemi della fauna selvatica.

 

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Salute Globale

A Cork il vertice dei sindaci su clima e salute

Il Summit of Mayors on Climate and Health si terrà il 5-6 ottobre 2026 a Cork, in Irlanda, come evento ufficiale della Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione Europea. Ospitato dal Cork City Council in collaborazione con il WHO European Healthy Cities Network, il Summit riunirà sindaci, leader politici ed esperti tecnici da tutta la Regione Europea dell’OMS e oltre, per discutere il ruolo delle città nell’affrontare il cambiamento climatico tutelando allo stesso tempo la salute delle comunità.

Il cambiamento climatico rappresenta oggi una delle sfide sanitarie più rilevanti: l’aumento delle temperature, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi e il peggioramento della qualità dell’aria stanno già influenzando la salute e il benessere delle comunità in Europa, colpendo in modo particolare le popolazioni più vulnerabili. Il Summit offrirà ai leader delle città l’occasione di condividere conoscenze, soluzioni pratiche e rafforzare la collaborazione su clima e salute.

VERSO LA CORK CALL TO ACTION

Le discussioni contribuiranno allo sviluppo della Cork Call to Action on Climate and Health, un appello politico a guida cittadina elaborato sulla base del lavoro della Pan-European Commission on Climate and Health e allineato alle priorità dell’Unione Europea, dell’OMS e degli enti locali, per sostenere un’azione coordinata su clima e salute.

Il Summit e la Call to Action si articolano attorno a cinque pilastri tecnici: città a impatto positivo sulla natura, comunità nutrite per un futuro alimentare sano, città in movimento per vite più sane, case sane per comunità più forti, e comunità preparate e protette per le generazioni future.

Si tratta di un evento su invito, che riunisce leader politici e stakeholder chiave impegnati a promuovere l’azione su clima e salute attraverso la leadership locale e la collaborazione.

 

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Salute Globale

17 settembre 2026: Giornata Mondiale della sicurezza del paziente

Il 17 settembre si celebra la Giornata Mondiale della sicurezza del paziente (World Patient Safety Day), promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per aumentare la consapevolezza sui rischi legati all’assistenza sanitaria e promuovere azioni volte a ridurre i danni evitabili.

L’edizione 2026 è dedicata alla sicurezza delle cure per le persone con malattie non trasmissibili (Noncommunicable Diseases – NCDs) e adotta lo slogan “Safe care for life!”.

Le malattie non trasmissibili, tra cui patologie cardiovascolari, tumori, diabete e malattie respiratorie croniche, interessano miliardi di persone e sono responsabili del 74% dei decessi a livello mondiale. Si tratta spesso di condizioni di lunga durata, che richiedono un’assistenza continuativa e frequenti interazioni con i servizi sanitari.

Proprio questa continuità espone le persone a rischi che possono presentarsi in momenti diversi del percorso di cura. Secondo i dati richiamati dall’OMS, a livello globale 1 paziente su 10 subisce un danno durante l’assistenza sanitaria e circa la metà di questi danni è considerata prevenibile.

Le persone con malattie non trasmissibili risultano particolarmente esposte per la durata e la complessità delle loro condizioni, la necessità di trattamenti continuativi e i ripetuti contatti con i sistemi sanitari. In alcune patologie, come il cancro, fino a un paziente su tre può sperimentare eventi avversi durante l’assistenza.

Il rischio può inoltre aumentare in presenza di più condizioni croniche contemporaneamente. La campagna 2026 richiama quindi la necessità di garantire cure sicure e di qualità lungo tutto il percorso, dalla prevenzione e diagnosi precoce al trattamento e alla gestione a lungo termine, considerando non soltanto i servizi sanitari, ma anche l’assistenza prestata a domicilio e nelle comunità.

SICUREZZA DEL PAZIENTE: SISTEMI INTEGRATI E PARTECIPAZIONE ALLE CURE

Tra i messaggi principali della campagna, l’OMS evidenzia la necessità di intervenire sui rischi presenti lungo l’intero continuum assistenziale e di rafforzare sistemi sanitari integrati e orientati all’assistenza sanitaria primaria.

La frammentazione delle cure, insieme a fattori più ampi che possono ostacolare l’accesso a un’assistenza sicura, tra cui povertà e discriminazione, può infatti aumentare il rischio di danno per le persone con malattie non trasmissibili.

Un ruolo essenziale è attribuito anche al personale sanitario, che deve essere adeguatamente sostenuto per rafforzare pratiche quali la sicurezza della diagnosi, la sicurezza nell’uso dei farmaci e il coinvolgimento significativo dei pazienti.

La Giornata Mondiale 2026 sottolinea inoltre che le persone che vivono con malattie non trasmissibili devono essere considerate partner nella sicurezza delle cure: il loro coinvolgimento, la valorizzazione delle esperienze vissute e il sostegno all’alfabetizzazione sanitaria possono contribuire a ridurre i rischi e a migliorare qualità e sicurezza dell’assistenza.

Su queste basi l’OMS invita governi, professionisti sanitari, organizzazioni, decisori, comunità e persone con esperienza diretta a collaborare nell’individuazione dei rischi e nello sviluppo di soluzioni, integrando i principi della sicurezza del paziente nelle politiche, nelle strategie e nei programmi dedicati alle malattie non trasmissibili.

In occasione del 17 settembre sono previste in tutto il mondo campagne di sensibilizzazione, dialoghi sulle politiche, eventi tecnici e iniziative promosse dalle comunità e l’OMS parteciperà all’iniziativa illuminando il Jet d’Eau di Ginevra.

Come nelle precedenti edizioni, monumenti, edifici e spazi pubblici saranno illuminati di arancione, colore simbolo della Giornata, per testimoniare l’impegno condiviso verso cure più sicure.

 

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Nuovo corso online dell’OMS per la gestione sicura e sostenibile dei rifiuti sanitari

La gestione sicura dei rifiuti sanitari è essenziale per proteggere i pazienti, gli operatori sanitari e le comunità, prevenire l’inquinamento e garantire servizi sanitari sicuri e di alta qualità. Per aiutare i paesi e le strutture sanitarie a migliorare le proprie pratiche, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un nuovo corso online gratuito, intitolato “Gestione avanzata dei rifiuti sanitari, comprese le considerazioni relative al trattamento, al mercurio e ai rifiuti farmaceutici”, disponibile sulla piattaforma di apprendimento online dell’Accademia dell’OMS.

Sviluppato dall’OMS e dall’UNICEF con il contributo di diversi partner, il corso, che può essere seguito secondo i propri ritmi, fornisce indicazioni pratiche a chi è responsabile della pianificazione, della gestione e del miglioramento dei servizi relativi ai rifiuti sanitari. Il corso copre l’intero percorso dei rifiuti, dalla classificazione e separazione allo stoccaggio, al trasporto, al trattamento e infine allo smaltimento, oltre a trattare la riduzione dei rifiuti, il riciclaggio, la capacità di trattamento, la pianificazione delle infrastrutture e la gestione sicura dei dispositivi contenenti mercurio e dei rifiuti farmaceutici. Il corso, articolato in sei moduli, prevede verifiche delle conoscenze, una valutazione finale e il rilascio di un attestato di partecipazione.

Il corso è rivolto al personale e ai dirigenti delle strutture sanitarie, agli operatori che si occupano di rifiuti sanitari, ai pianificatori sanitari, ai professionisti della salute ambientale, ai responsabili politici e ai partner tecnici. Non sono richieste conoscenze preliminari. È disponibile in inglese e può essere generalmente completato in due ore o meno, in un’unica sessione o in più sessioni.

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Salute Globale digital health

L’OMS lancia la roadmap GIS 2025-2030 per la sanità pubblica

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato una nuova roadmap per rafforzare l’uso dei sistemi informativi geografici (GIS) in sanità pubblica nella Regione Europea dell’OMS. I sistemi GIS si sono già rivelati uno strumento importante per raccogliere e visualizzare dati durante le recenti ondate di calore e gli incendi boschivi nella Regione, fornendo indicazioni operative concrete ai professionisti della sanità pubblica.

Gli specialisti dell’European Geospatial Coordination Hub, hanno utilizzato i sistemi GIS per creare mappe di calore e rappresentazioni dell’andamento degli incendi nella Regione, dimostrando come questa tecnologia possa migliorare il processo decisionale in sanità pubblica, la preparazione alle emergenze e l’equità di accesso ai servizi sanitari.

La roadmap GIS 2025-2030

Il documento offre agli Stati membri e ai partner una visione condivisa per espandere l’uso dei dati geospaziali, al fine di comprendere meglio dove i bisogni sanitari sono maggiori, dove i servizi sono disponibili e dove permangono le lacune più critiche.

La roadmap GIS individua cinque aree prioritarie di intervento: rafforzare la governance e il coordinamento, sviluppare le competenze della forza lavoro in sanità pubblica, migliorare la gestione dei dati e l’interoperabilità, investire in software, strumenti e infrastrutture, e promuovere una collaborazione più solida tra istituzioni e settori.

Un potenziale GIS ancora da sbloccare

I sistemi GIS aiutano le autorità sanitarie a rispondere a domande cruciali su quali comunità siano più distanti dai servizi sanitari, dove emergano rischi di malattia e come impiegare in modo più efficace i team di vaccinazione, sorveglianza e risposta alle emergenze. Collegando i dati sanitari a informazioni geolocalizzate, i sistemi GIS offrono ai decisori una comprensione più chiara dei bisogni della popolazione.

Nonostante i progressi, le capacità GIS restano disomogenee nella Regione; mentre alcuni Paesi dispongono di sistemi GIS avanzati e integrati nella pianificazione sanitaria, altri affrontano difficoltà legate a competenze della forza lavoro, condivisione dei dati, interoperabilità, infrastrutture e governance. Un elemento chiave della roadmap è il modello di implementazione a livelli, che riconosce come i Paesi partano da gradi diversi di maturità GIS, consentendo un rafforzamento progressivo dei sistemi.

Collaborazione multisettoriale

L’uso efficace dei sistemi GIS in sanità pubblica richiede legami solidi tra ministeri della salute, istituti nazionali di sanità pubblica, uffici statistici, agenzie cartografiche, autorità di gestione delle emergenze, mondo accademico e partner internazionali. La dottoressa Zeynep Ozguler, funzionaria dell’ufficio OMS in Turchia, ha sottolineato come la roadmap GIS rappresenti un passo importante per rendere l’intelligence geospaziale parte sistematica delle decisioni di sanità pubblica.

Entro il 2030, la roadmap GIS punta a sostenere lo sviluppo di un solido ecosistema regionale per la salute, capace di rafforzare le decisioni basate sull’evidenza, migliorare l’allocazione delle risorse e contribuire a sistemi sanitari più resilienti, equi e preparati in tutta la Regione.

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Salute Globale

OMS: priorità globali di ricerca su clima e migrazione

Per fare il punto sulle priorità di ricerca globali su clima e migrazione, il programma OMS Health and Migration, in collaborazione con il programma OMS Climate Change, Energy and Air Quality, ha lanciato l’Action plan “Global research prioritization and action plan on health, migration and displacement in the context of climate change”.

Colmare la mancanza di evidenze su clima e migrazione

Nonostante la crescente consapevolezza del legame tra clima e migrazione e i suoi effetti sulla salute, permangono significative lacune nelle evidenze su come la mobilità legata al cambiamento climatico influisca su salute, benessere e accesso alle cure. Il cambiamento climatico è sempre più riconosciuto come fattore che contribuisce alla migrazione e agli sfollamenti, con un forte impatto sulle popolazioni già vulnerabili e con limitate capacità di adattamento.

Il dottor Santino Severoni, a capo del programma Health and Migration, ha sottolineato come colmare le lacune in ambito di ricerca sia anzitutto una questione di equità; per raggiungere la copertura sanitaria universale e rafforzare la resilienza climatica, le popolazioni migranti e sfollate devono far parte della soluzione fin dall’inizio, non essere un’aggiunta successiva.

L’esercizio di definizione delle priorità

Il Global Research Prioritization Exercise (GRPE), primo approfondimento tematico nell’ambito del Global research agenda on health, migration and displacement dell’OMS, è stato sviluppato attraverso un percorso strutturato e partecipativo che ha coinvolto una revisione della letteratura, una mappatura degli stakeholder, consultazioni tecniche e un sondaggio online, con il contributo di diversi esperti provenienti da ambito accademico, politico e operativo.

Sono state individuate aree di ricerca prioritarie su clima e migrazione lungo tre temi principali (determinanti sociali della salute, copertura sanitaria universale ed emergenze) insieme a due aree trasversali riguardanti gli esiti di salute e i dati per le politiche e gli interventi. Tra le priorità emerse figurano il contrasto alle disuguaglianze sociali, il rafforzamento dell’accesso ai sistemi sanitari, il miglioramento della preparazione alle emergenze climatiche, il potenziamento dei sistemi di dati sensibili alla migrazione, e la produzione di evidenze su salute mentale, salute materno-infantile, malattie croniche e impatti a lungo termine della mobilità climatica.

Il dottor Diarmid Campbell-Lendrum, a capo del programma Climate Change, Energy and Air Quality, ha evidenziato come il cambiamento climatico stia già influenzando la salute e la mobilità delle popolazioni a livello globale, rendendo essenziale rafforzare la base di evidenze su clima e migrazione per orientare politiche efficaci.

Il lancio ha rafforzato l’impegno condiviso a favorire la collaborazione interdisciplinare, superando i compartimenti stagni tra i settori salute, clima e migrazione, e a tradurre le evidenze in politiche e interventi concreti. È stata inoltre sottolineata l’importanza di partenariati duraturi e di legami più stretti tra ricerca, politica e attuazione.

Attraverso il GRPE, l’OMS ribadisce il proprio impegno a sostenere Stati membri e partner nel tradurre le priorità di ricerca su clima e migrazione in azioni concrete, integrando la roadmap nelle agende regionali e nazionali e rafforzando le capacità per sistemi sanitari più resilienti e inclusivi verso le popolazioni migranti.

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