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Salute Globale

A Cork il vertice dei sindaci su clima e salute

Il Summit of Mayors on Climate and Health si terrà il 5-6 ottobre 2026 a Cork, in Irlanda, come evento ufficiale della Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione Europea. Ospitato dal Cork City Council in collaborazione con il WHO European Healthy Cities Network, il Summit riunirà sindaci, leader politici ed esperti tecnici da tutta la Regione Europea dell’OMS e oltre, per discutere il ruolo delle città nell’affrontare il cambiamento climatico tutelando allo stesso tempo la salute delle comunità.

Il cambiamento climatico rappresenta oggi una delle sfide sanitarie più rilevanti: l’aumento delle temperature, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi e il peggioramento della qualità dell’aria stanno già influenzando la salute e il benessere delle comunità in Europa, colpendo in modo particolare le popolazioni più vulnerabili. Il Summit offrirà ai leader delle città l’occasione di condividere conoscenze, soluzioni pratiche e rafforzare la collaborazione su clima e salute.

VERSO LA CORK CALL TO ACTION

Le discussioni contribuiranno allo sviluppo della Cork Call to Action on Climate and Health, un appello politico a guida cittadina elaborato sulla base del lavoro della Pan-European Commission on Climate and Health e allineato alle priorità dell’Unione Europea, dell’OMS e degli enti locali, per sostenere un’azione coordinata su clima e salute.

Il Summit e la Call to Action si articolano attorno a cinque pilastri tecnici: città a impatto positivo sulla natura, comunità nutrite per un futuro alimentare sano, città in movimento per vite più sane, case sane per comunità più forti, e comunità preparate e protette per le generazioni future.

Si tratta di un evento su invito, che riunisce leader politici e stakeholder chiave impegnati a promuovere l’azione su clima e salute attraverso la leadership locale e la collaborazione.

 

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Salute Globale

17 settembre 2026: Giornata Mondiale della sicurezza del paziente

Il 17 settembre si celebra la Giornata Mondiale della sicurezza del paziente (World Patient Safety Day), promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per aumentare la consapevolezza sui rischi legati all’assistenza sanitaria e promuovere azioni volte a ridurre i danni evitabili.

L’edizione 2026 è dedicata alla sicurezza delle cure per le persone con malattie non trasmissibili (Noncommunicable Diseases – NCDs) e adotta lo slogan “Safe care for life!”.

Le malattie non trasmissibili, tra cui patologie cardiovascolari, tumori, diabete e malattie respiratorie croniche, interessano miliardi di persone e sono responsabili del 74% dei decessi a livello mondiale. Si tratta spesso di condizioni di lunga durata, che richiedono un’assistenza continuativa e frequenti interazioni con i servizi sanitari.

Proprio questa continuità espone le persone a rischi che possono presentarsi in momenti diversi del percorso di cura. Secondo i dati richiamati dall’OMS, a livello globale 1 paziente su 10 subisce un danno durante l’assistenza sanitaria e circa la metà di questi danni è considerata prevenibile.

Le persone con malattie non trasmissibili risultano particolarmente esposte per la durata e la complessità delle loro condizioni, la necessità di trattamenti continuativi e i ripetuti contatti con i sistemi sanitari. In alcune patologie, come il cancro, fino a un paziente su tre può sperimentare eventi avversi durante l’assistenza.

Il rischio può inoltre aumentare in presenza di più condizioni croniche contemporaneamente. La campagna 2026 richiama quindi la necessità di garantire cure sicure e di qualità lungo tutto il percorso, dalla prevenzione e diagnosi precoce al trattamento e alla gestione a lungo termine, considerando non soltanto i servizi sanitari, ma anche l’assistenza prestata a domicilio e nelle comunità.

SICUREZZA DEL PAZIENTE: SISTEMI INTEGRATI E PARTECIPAZIONE ALLE CURE

Tra i messaggi principali della campagna, l’OMS evidenzia la necessità di intervenire sui rischi presenti lungo l’intero continuum assistenziale e di rafforzare sistemi sanitari integrati e orientati all’assistenza sanitaria primaria.

La frammentazione delle cure, insieme a fattori più ampi che possono ostacolare l’accesso a un’assistenza sicura, tra cui povertà e discriminazione, può infatti aumentare il rischio di danno per le persone con malattie non trasmissibili.

Un ruolo essenziale è attribuito anche al personale sanitario, che deve essere adeguatamente sostenuto per rafforzare pratiche quali la sicurezza della diagnosi, la sicurezza nell’uso dei farmaci e il coinvolgimento significativo dei pazienti.

La Giornata Mondiale 2026 sottolinea inoltre che le persone che vivono con malattie non trasmissibili devono essere considerate partner nella sicurezza delle cure: il loro coinvolgimento, la valorizzazione delle esperienze vissute e il sostegno all’alfabetizzazione sanitaria possono contribuire a ridurre i rischi e a migliorare qualità e sicurezza dell’assistenza.

Su queste basi l’OMS invita governi, professionisti sanitari, organizzazioni, decisori, comunità e persone con esperienza diretta a collaborare nell’individuazione dei rischi e nello sviluppo di soluzioni, integrando i principi della sicurezza del paziente nelle politiche, nelle strategie e nei programmi dedicati alle malattie non trasmissibili.

In occasione del 17 settembre sono previste in tutto il mondo campagne di sensibilizzazione, dialoghi sulle politiche, eventi tecnici e iniziative promosse dalle comunità e l’OMS parteciperà all’iniziativa illuminando il Jet d’Eau di Ginevra.

Come nelle precedenti edizioni, monumenti, edifici e spazi pubblici saranno illuminati di arancione, colore simbolo della Giornata, per testimoniare l’impegno condiviso verso cure più sicure.

 

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Nuovo corso online dell’OMS per la gestione sicura e sostenibile dei rifiuti sanitari

La gestione sicura dei rifiuti sanitari è essenziale per proteggere i pazienti, gli operatori sanitari e le comunità, prevenire l’inquinamento e garantire servizi sanitari sicuri e di alta qualità. Per aiutare i paesi e le strutture sanitarie a migliorare le proprie pratiche, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un nuovo corso online gratuito, intitolato “Gestione avanzata dei rifiuti sanitari, comprese le considerazioni relative al trattamento, al mercurio e ai rifiuti farmaceutici”, disponibile sulla piattaforma di apprendimento online dell’Accademia dell’OMS.

Sviluppato dall’OMS e dall’UNICEF con il contributo di diversi partner, il corso, che può essere seguito secondo i propri ritmi, fornisce indicazioni pratiche a chi è responsabile della pianificazione, della gestione e del miglioramento dei servizi relativi ai rifiuti sanitari. Il corso copre l’intero percorso dei rifiuti, dalla classificazione e separazione allo stoccaggio, al trasporto, al trattamento e infine allo smaltimento, oltre a trattare la riduzione dei rifiuti, il riciclaggio, la capacità di trattamento, la pianificazione delle infrastrutture e la gestione sicura dei dispositivi contenenti mercurio e dei rifiuti farmaceutici. Il corso, articolato in sei moduli, prevede verifiche delle conoscenze, una valutazione finale e il rilascio di un attestato di partecipazione.

Il corso è rivolto al personale e ai dirigenti delle strutture sanitarie, agli operatori che si occupano di rifiuti sanitari, ai pianificatori sanitari, ai professionisti della salute ambientale, ai responsabili politici e ai partner tecnici. Non sono richieste conoscenze preliminari. È disponibile in inglese e può essere generalmente completato in due ore o meno, in un’unica sessione o in più sessioni.

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Salute Globale digital health

L’OMS lancia la roadmap GIS 2025-2030 per la sanità pubblica

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato una nuova roadmap per rafforzare l’uso dei sistemi informativi geografici (GIS) in sanità pubblica nella Regione Europea dell’OMS. I sistemi GIS si sono già rivelati uno strumento importante per raccogliere e visualizzare dati durante le recenti ondate di calore e gli incendi boschivi nella Regione, fornendo indicazioni operative concrete ai professionisti della sanità pubblica.

Gli specialisti dell’European Geospatial Coordination Hub, hanno utilizzato i sistemi GIS per creare mappe di calore e rappresentazioni dell’andamento degli incendi nella Regione, dimostrando come questa tecnologia possa migliorare il processo decisionale in sanità pubblica, la preparazione alle emergenze e l’equità di accesso ai servizi sanitari.

La roadmap GIS 2025-2030

Il documento offre agli Stati membri e ai partner una visione condivisa per espandere l’uso dei dati geospaziali, al fine di comprendere meglio dove i bisogni sanitari sono maggiori, dove i servizi sono disponibili e dove permangono le lacune più critiche.

La roadmap GIS individua cinque aree prioritarie di intervento: rafforzare la governance e il coordinamento, sviluppare le competenze della forza lavoro in sanità pubblica, migliorare la gestione dei dati e l’interoperabilità, investire in software, strumenti e infrastrutture, e promuovere una collaborazione più solida tra istituzioni e settori.

Un potenziale GIS ancora da sbloccare

I sistemi GIS aiutano le autorità sanitarie a rispondere a domande cruciali su quali comunità siano più distanti dai servizi sanitari, dove emergano rischi di malattia e come impiegare in modo più efficace i team di vaccinazione, sorveglianza e risposta alle emergenze. Collegando i dati sanitari a informazioni geolocalizzate, i sistemi GIS offrono ai decisori una comprensione più chiara dei bisogni della popolazione.

Nonostante i progressi, le capacità GIS restano disomogenee nella Regione; mentre alcuni Paesi dispongono di sistemi GIS avanzati e integrati nella pianificazione sanitaria, altri affrontano difficoltà legate a competenze della forza lavoro, condivisione dei dati, interoperabilità, infrastrutture e governance. Un elemento chiave della roadmap è il modello di implementazione a livelli, che riconosce come i Paesi partano da gradi diversi di maturità GIS, consentendo un rafforzamento progressivo dei sistemi.

Collaborazione multisettoriale

L’uso efficace dei sistemi GIS in sanità pubblica richiede legami solidi tra ministeri della salute, istituti nazionali di sanità pubblica, uffici statistici, agenzie cartografiche, autorità di gestione delle emergenze, mondo accademico e partner internazionali. La dottoressa Zeynep Ozguler, funzionaria dell’ufficio OMS in Turchia, ha sottolineato come la roadmap GIS rappresenti un passo importante per rendere l’intelligence geospaziale parte sistematica delle decisioni di sanità pubblica.

Entro il 2030, la roadmap GIS punta a sostenere lo sviluppo di un solido ecosistema regionale per la salute, capace di rafforzare le decisioni basate sull’evidenza, migliorare l’allocazione delle risorse e contribuire a sistemi sanitari più resilienti, equi e preparati in tutta la Regione.

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Salute Globale

OMS: priorità globali di ricerca su clima e migrazione

Per fare il punto sulle priorità di ricerca globali su clima e migrazione, il programma OMS Health and Migration, in collaborazione con il programma OMS Climate Change, Energy and Air Quality, ha lanciato l’Action plan “Global research prioritization and action plan on health, migration and displacement in the context of climate change”.

Colmare la mancanza di evidenze su clima e migrazione

Nonostante la crescente consapevolezza del legame tra clima e migrazione e i suoi effetti sulla salute, permangono significative lacune nelle evidenze su come la mobilità legata al cambiamento climatico influisca su salute, benessere e accesso alle cure. Il cambiamento climatico è sempre più riconosciuto come fattore che contribuisce alla migrazione e agli sfollamenti, con un forte impatto sulle popolazioni già vulnerabili e con limitate capacità di adattamento.

Il dottor Santino Severoni, a capo del programma Health and Migration, ha sottolineato come colmare le lacune in ambito di ricerca sia anzitutto una questione di equità; per raggiungere la copertura sanitaria universale e rafforzare la resilienza climatica, le popolazioni migranti e sfollate devono far parte della soluzione fin dall’inizio, non essere un’aggiunta successiva.

L’esercizio di definizione delle priorità

Il Global Research Prioritization Exercise (GRPE), primo approfondimento tematico nell’ambito del Global research agenda on health, migration and displacement dell’OMS, è stato sviluppato attraverso un percorso strutturato e partecipativo che ha coinvolto una revisione della letteratura, una mappatura degli stakeholder, consultazioni tecniche e un sondaggio online, con il contributo di diversi esperti provenienti da ambito accademico, politico e operativo.

Sono state individuate aree di ricerca prioritarie su clima e migrazione lungo tre temi principali (determinanti sociali della salute, copertura sanitaria universale ed emergenze) insieme a due aree trasversali riguardanti gli esiti di salute e i dati per le politiche e gli interventi. Tra le priorità emerse figurano il contrasto alle disuguaglianze sociali, il rafforzamento dell’accesso ai sistemi sanitari, il miglioramento della preparazione alle emergenze climatiche, il potenziamento dei sistemi di dati sensibili alla migrazione, e la produzione di evidenze su salute mentale, salute materno-infantile, malattie croniche e impatti a lungo termine della mobilità climatica.

Il dottor Diarmid Campbell-Lendrum, a capo del programma Climate Change, Energy and Air Quality, ha evidenziato come il cambiamento climatico stia già influenzando la salute e la mobilità delle popolazioni a livello globale, rendendo essenziale rafforzare la base di evidenze su clima e migrazione per orientare politiche efficaci.

Il lancio ha rafforzato l’impegno condiviso a favorire la collaborazione interdisciplinare, superando i compartimenti stagni tra i settori salute, clima e migrazione, e a tradurre le evidenze in politiche e interventi concreti. È stata inoltre sottolineata l’importanza di partenariati duraturi e di legami più stretti tra ricerca, politica e attuazione.

Attraverso il GRPE, l’OMS ribadisce il proprio impegno a sostenere Stati membri e partner nel tradurre le priorità di ricerca su clima e migrazione in azioni concrete, integrando la roadmap nelle agende regionali e nazionali e rafforzando le capacità per sistemi sanitari più resilienti e inclusivi verso le popolazioni migranti.

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Salute Globale

Commissione europea e OMS rafforzata la cooperazione sulla preparedness pandemica

La Commissione europea, il 24 luglio u.s., ha firmato un Contribution Agreement del valore di oltre 4 milioni di euro con il WHO Hub for Pandemic and Epidemic Intelligence dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

L’iniziativa, finanziata nell’ambito del programma EU4Health, mira a rafforzare la preparazione e la risposta globale alle pandemie, potenziando la sorveglianza epidemiologica, la condivisione delle informazioni e lo sviluppo di contromisure mediche.

Commissione europea e OMS: rafforzata la cooperazione per la pandemic intelligence

L’accordo sosterrà lo sviluppo di strumenti avanzati di pandemic intelligence, favorendo una condivisione più tempestiva e coordinata dei dati sulle minacce sanitarie tra autorità nazionali e organizzazioni internazionali. L’obiettivo è migliorare la capacità di individuare precocemente potenziali rischi pandemici e supportare decisioni più rapide e basate sulle evidenze scientifiche.

L’accordo si sviluppa su tre linee di intervento complementari. In primo luogo, la Commissione fornirà analisi quotidiane sulle minacce sanitarie e sulle contromisure mediche alla piattaforma Epidemic Intelligence from Open Sources (EIOS), il principale sistema di sorveglianza epidemiologica utilizzato in oltre 125 Paesi e da più di 30 organizzazioni internazionali per il rilevamento precoce delle minacce sanitarie. Il finanziamento sosterrà inoltre il WHO Collaboratory, che accelera l’analisi e la modellazione delle crisi sanitarie ed è attualmente impiegato nella risposta all’epidemia di Ebola. Infine, i fondi contribuiranno allo sviluppo di un Decision-Support Pandemic Simulator, strumento pensato per supportare i decisori politici in scelte più rapide ed efficaci durante le emergenze pandemiche.

La Commissaria per l’Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib, ha sottolineato come la salute pubblica affronti oggi una sfida di velocità, con malattie che si diffondono in modo sempre più rapido e imprevedibile oltre confini e continenti. Il finanziamento europeo permetterà di rafforzare la sorveglianza epidemiologica e rilevare le minacce sanitarie emergenti in modo più tempestivo e accurato, riaffermando l’impegno dell’Unione Europea verso un’intelligence sanitaria basata su dati e evidenze scientifiche.

La collaborazione tra la Commissione europea e l’Hub OMS di Berlino è attiva dal dicembre 2022. Con questa nuova azione, le due istituzioni rinnovano il proprio impegno condiviso nel rafforzare la sorveglianza epidemiologica globale, in stretto raccordo con l’Unione Europea e i partner internazionali.

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cure integrate Salute Globale Salute mentale

OMS: Fino al 45% del rischio di demenza è prevenibile

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato nuove linee guida per la riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, fornendo ai Paesi raccomandazioni basate sull’evidenza per prevenire o ritardare l’insorgenza della patologia lungo l’intero arco della vita.

La demenza, condizione causata da malattie cerebrali che compromette memoria, pensiero e capacità funzionali, colpisce oggi oltre 57 milioni di persone nel mondo, con quasi 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer resta la forma più diffusa, rappresentando tra il 60 e il 70% dei casi.

Pur in assenza di una cura, fino al 45% del rischio di demenza è riconducibile a fattori modificabili quali fumo, consumo di alcol, isolamento sociale, sedentarietà, inquinamento atmosferico e patologie non trasmissibili come ipertensione e diabete. Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato come le nuove linee guida per prevenire la demenza traducono le conoscenze scientifiche disponibili in raccomandazioni operative che i Paesi possono adottare da subito.

Le linee guida, che aggiornano quelle emesse dall’OMS nel 2019, indicano interventi su più fronti. Per gli adulti con capacità cognitive nella norma o con lieve decadimento, vengono raccomandati stimolazione mentale e partecipazione ad attività sociali. Per ridurre i fattori di rischio legati alle patologie non trasmissibili si indicano invece attività fisica regolare, cessazione del fumo, riduzione del consumo di alcol, dieta sana e – nuova raccomandazione – minore esposizione all’inquinamento atmosferico.

Anche la gestione di condizioni cardiometaboliche come ipertensione, diabete e colesterolo può contribuire a ridurre il rischio di demenza. Le linee guida prevedono inoltre la responsabilità di offrire apparecchi acustici come parte delle strategie di prevenzione. Sconsigliata invece la supplementazione di vitamine B ed E, acidi grassi omega-3 e multivitaminici in assenza di carenze diagnosticate, poiché non vi sono evidenze sufficienti a dimostrare che i benefici superino i possibili effetti avversi.

Oltre alle conseguenze sulla qualità di vita e sull’autonomia delle persone, la demenza rappresenta un costo economico globale stimato di 1.300 miliardi di dollari l’anno, di cui circa la metà è legata all’assistenza informale fornita da familiari e caregiver.

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Salute mentale Salute Globale

Nuovo studio OMS: forti lacune nella misurazione della salute mentale in Europa

Un nuovo studio pubblicato dall’OMS Europa mette in evidenza importanti criticità nel modo in cui la salute mentale viene misurata nella Regione europea, sottolineando la necessità di sviluppare un quadro condiviso di indicatori per migliorare il monitoraggio, la comparabilità dei dati e il supporto alle politiche sanitarie.

La ricerca, basata su una scoping review della letteratura scientifica, ha analizzato 75 studi condotti nella Regione europea dell’OMS, identificando circa 450 diversi indicatori utilizzati per valutare la salute mentale. L’elevata eterogeneità degli strumenti e degli approcci adottati rende difficile confrontare i risultati tra Paesi e monitorare in modo coerente l’evoluzione dello stato di salute mentale delle popolazioni.

Lo studio evidenzia che la maggior parte degli indicatori oggi disponibili si concentra sulla prevalenza dei disturbi mentali e sui relativi fattori di rischio, mentre risultano meno sviluppati gli indicatori dedicati al benessere mentale positivo, alla qualità dei servizi, all’accessibilità delle cure, agli esiti degli interventi e all’esperienza delle persone che usufruiscono dei servizi di salute mentale. Inoltre, emergono differenze significative nella disponibilità dei dati tra le diverse aree della Regione europea, con una maggiore concentrazione delle evidenze nei Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale.

Secondo gli autori, questa frammentazione limita la capacità dei decisori politici di valutare l’efficacia delle strategie di prevenzione, promozione del benessere e assistenza, rendendo più complesso identificare le priorità di intervento e monitorare i progressi nel tempo. Per questo motivo, si sottolinea l’importanza di sviluppare un sistema armonizzato di indicatori che permetta confronti affidabili tra Paesi e supporti decisioni fondate su evidenze scientifiche.

Lo studio contribuirà alla definizione di un futuro framework regionale per la misurazione della salute mentale, destinato a rafforzare la raccolta e l’utilizzo dei dati nei sistemi sanitari europei. Un sistema di monitoraggio più completo consentirebbe infatti di valutare non solo la diffusione dei disturbi mentali, ma anche il benessere della popolazione, la qualità dell’assistenza, l’equità nell’accesso ai servizi e l’impatto delle politiche pubbliche.

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Salute Globale

L’OMS lancia il primo database globale sulla prevalenza delle infezioni sessualmente trasmissibili

Le infezioni sessualmente trasmissibili rappresentano una sfida rilevante per la salute pubblica a livello globale e richiedono dati affidabili per orientare interventi efficaci di prevenzione, diagnosi e cura.

Per rispondere a questa esigenza, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato il lancio del primo database globale ad accesso libero dedicato alla prevalenza delle infezioni sessualmente trasmissibili (Sexually Transmitted Infections – STI).

Si tratta della prima piattaforma internazionale che raccoglie, armonizza e rende disponibili dati standardizzati e sottoposti a controllo di qualità provenienti dai Paesi a basso e medio reddito, con informazioni riferite al periodo dal 2010 in poi.

Il nuovo strumento nasce per colmare una delle principali criticità evidenziate negli ultimi anni: la difficoltà di accedere a dati comparabili, affidabili e specifici per Paese e popolazione.

Il database integra infatti evidenze pubblicate e non pubblicate provenienti da fonti differenti, riunendole in un’unica piattaforma consultabile da decisori politici, programmi nazionali, ricercatori, organizzazioni della società civile, industria e agenzie di finanziamento.

Secondo l’OMS, rendere queste informazioni facilmente accessibili consentirà ai Paesi di progettare interventi più mirati, rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica e migliorare la capacità di monitorare l’andamento delle infezioni sessualmente trasmissibili nel tempo.

IL DATABASE SULLE INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMISSIBILI SARÀ AGGIORNATO CON NUOVE EVIDENZE

Attualmente il database raccoglie informazioni relative a cinque infezioni sessualmente trasmissibili: clamidia (Chlamydia trachomatis), gonorrea (Neisseria gonorrhoeae), herpes simplex di tipo 2 (HSV-2), sifilide (Treponema pallidum) e tricomoniasi (Trichomonas vaginalis).

Alla fine di giugno 2026 la piattaforma comprendeva dati provenienti da 766 studi e 2.453 punti di prevalenza, ottenuti attraverso indagini sulla popolazione generale, studi condotti su donne in gravidanza, adolescenti, popolazioni chiave, lavoratori del sesso, utenti dei servizi dedicati alle infezioni sessualmente trasmissibili, oltre a dati di base di studi di intervento e studi caso-controllo.

Per garantire l’affidabilità delle informazioni, l’OMS ha incluso esclusivamente studi che descrivono chiaramente la popolazione osservata, riportano adeguati dettagli metodologici, comprendono campioni costituiti prevalentemente dopo il 2010 e coinvolgono almeno 100 partecipanti.

La disponibilità di dati epidemiologici comparabili rappresenta uno degli elementi che l’OMS considera fondamentali per rafforzare le politiche di salute pubblica.

Il database, disponibile attraverso lo STI Prevalence Atlas, è stato progettato come una risorsa dinamica: verrà aggiornato con l’inserimento delle nuove evidenze scientifiche e sarà progressivamente ampliato per includere ulteriori infezioni, contribuendo così a rafforzare le stime nazionali, regionali e globali sul carico delle infezioni sessualmente trasmissibili e a supportare decisioni di sanità pubblica basate su evidenze.

 

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Salute mentale Salute Globale

L’OMS lancia una nuova guida per ampliare l’accesso all’auto-aiuto psicologico

L’OMS ha pubblicato una nuova guida operativa per supportare governi, organizzazioni sanitarie e operatori comunitari nell’implementazione e nell’ampliamento degli interventi di auto-aiuto psicologico. L’obiettivo è rendere più accessibili servizi di salute mentale efficaci e basati sull’evidenza, contribuendo a ridurre il divario tra bisogni di assistenza e disponibilità di cure.

Secondo l’OMS, oltre un miliardo di persone nel mondo convive con una condizione di salute mentale, ma molte non riescono ad accedere a trattamenti adeguati a causa della carenza di professionisti, delle limitazioni economiche o delle difficoltà geografiche. In questo contesto, gli interventi di auto-aiuto psicologico rappresentano una soluzione promettente per raggiungere un numero maggiore di persone utilizzando risorse limitate.

La nuova guida, intitolata “Psychological Self-Help Interventions: Delivering Self-Help for Individuals“, fornisce indicazioni pratiche per pianificare, adattare e realizzare programmi di auto-aiuto sia in modalità autonoma sia con il supporto di operatori formati non specialisti. La guida è destinata a responsabili di programmi, supervisori, operatori sanitari e organizzazioni attive nei settori della salute, dell’assistenza umanitaria e dello sviluppo comunitario.

Particolare attenzione viene dedicata ai modelli di auto-aiuto guidato, nei quali le persone ricevono un supporto regolare ma limitato da parte di operatori adeguatamente formati. Questo approccio consente di mantenere elevata l’efficacia degli interventi senza richiedere un ampio coinvolgimento di specialisti della salute mentale.

La guida si basa sull’esperienza maturata dall’OMS attraverso due interventi già ampiamente sperimentati: Step-by-Step, un programma digitale rivolto principalmente alle persone con sintomi di depressione, e Doing What Matters in Times of Stress, uno strumento di gestione dello stress basato su tecniche psicologiche validate. Entrambi gli interventi sono stati valutati attraverso studi scientifici e hanno dimostrato risultati positivi nel ridurre sintomi di depressione, ansia e distress psicologico.

Uno degli aspetti più innovativi della guida è la possibilità di implementare gli interventi in diversi contesti, compresi i servizi territoriali, l’assistenza primaria, i programmi comunitari e le piattaforme digitali. Questo approccio può risultare particolarmente utile nelle aree rurali, nei Paesi a basso e medio reddito e nelle situazioni di emergenza umanitaria, dove l’accesso ai servizi specialistici è spesso limitato.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell’OMS per rafforzare la salute mentale come componente essenziale della copertura sanitaria universale.

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