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Salute Globale

A Cork il vertice dei sindaci su clima e salute

Il Summit of Mayors on Climate and Health si terrà il 5-6 ottobre 2026 a Cork, in Irlanda, come evento ufficiale della Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione Europea. Ospitato dal Cork City Council in collaborazione con il WHO European Healthy Cities Network, il Summit riunirà sindaci, leader politici ed esperti tecnici da tutta la Regione Europea dell’OMS e oltre, per discutere il ruolo delle città nell’affrontare il cambiamento climatico tutelando allo stesso tempo la salute delle comunità.

Il cambiamento climatico rappresenta oggi una delle sfide sanitarie più rilevanti: l’aumento delle temperature, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi e il peggioramento della qualità dell’aria stanno già influenzando la salute e il benessere delle comunità in Europa, colpendo in modo particolare le popolazioni più vulnerabili. Il Summit offrirà ai leader delle città l’occasione di condividere conoscenze, soluzioni pratiche e rafforzare la collaborazione su clima e salute.

VERSO LA CORK CALL TO ACTION

Le discussioni contribuiranno allo sviluppo della Cork Call to Action on Climate and Health, un appello politico a guida cittadina elaborato sulla base del lavoro della Pan-European Commission on Climate and Health e allineato alle priorità dell’Unione Europea, dell’OMS e degli enti locali, per sostenere un’azione coordinata su clima e salute.

Il Summit e la Call to Action si articolano attorno a cinque pilastri tecnici: città a impatto positivo sulla natura, comunità nutrite per un futuro alimentare sano, città in movimento per vite più sane, case sane per comunità più forti, e comunità preparate e protette per le generazioni future.

Si tratta di un evento su invito, che riunisce leader politici e stakeholder chiave impegnati a promuovere l’azione su clima e salute attraverso la leadership locale e la collaborazione.

 

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Altro

Lo stato di regioni e città nell’Unione Europea

Il 12 ottobre 2026 il Comitato Europeo delle Regioni pubblicherà la settima edizione del suo EU Annual Report on the State of Regions and Cities (il rapporto annuale dell’UE sullo stato delle città e regioni), dal titolo “Strong Regions. Strong Europe”, un quadro delle sfide più urgenti che regioni e città affrontano in Europa e delle soluzioni emerse dal territorio per orientare le decisioni politiche future.

La Presidente del Comitato Europeo delle Regioni, Kata Tüttő, presenterà il proprio intervento sullo stato di regioni e città, basato sul rapporto annuale, durante l’apertura della European Week of Regions and Cities.

Il rapporto farà il punto sulla situazione nei territori europei, offrendo analisi e nuovi elementi su come regioni e città contribuiscano alla competitività dell’Unione Europea, lavorino per territori sicuri e resilienti e sostengano un’Europa forte, capace di proteggere la democrazia a livello locale, sostenere la finanza locale e garantire condizioni di vita eque per tutti. Il documento evidenzierà il ruolo cruciale di regioni e città nelle trasformazioni più urgenti e di lungo termine per l’Europa, e la loro capacità di contribuire a un’Unione più coesa, competitiva, resiliente ed equa.

L’evento si terrà a Bruxelles, in Belgio, dalle 14:30 alle 16:00.

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digital health

OCSE: pubblicato il rapporto sull’interoperabilità nei sistemi sanitari

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato il rapporto “Interoperability in Healthcare: Towards an Interconnected Future”, un working paper che analizza lo stato dell’interoperabilità dei dati sanitari nei Paesi OCSE e individua le principali azioni necessarie per realizzare ecosistemi digitali integrati e centrati sulla persona.

Il documento evidenzia che la capacità di scambiare e utilizzare in modo sicuro i dati sanitari rappresenta uno degli elementi chiave per migliorare la qualità dell’assistenza, rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari e favorire l’innovazione. Lo studio si basa su 41 interviste e 22 risposte a un’indagine condotta nel 2025.

Interoperabilità nei sistemi sanitari: oltre la tecnologia, una sfida di governance

Secondo le stime OCSE, il valore complessivo dell’interoperabilità sanitaria sarebbe compreso tra il 2,7% e il 6,6% della spesa sanitaria annuale, a seconda del Paese. Le stime nazionali analizzate, relative a Finlandia, Regno Unito e Canada, indicano risparmi potenziali generati da maggiore efficienza dei servizi, riduzione degli errori diagnostici e accesso più rapido ai dati per la ricerca. Il rapporto sottolinea anche il costo dell’inazione: gli errori diagnostici, spesso legati alla mancanza di informazioni tempestive, incidono per circa il 17,5% sui costi sanitari complessivi, e l’81,5% dei medici intervistati in un’indagine inglese ritiene che una scarsa interoperabilità comprometta la sicurezza dei pazienti.

Un risultato significativo del rapporto è che l’interoperabilità è soprattutto una sfida di governance, fiducia e leadership, più che tecnologica. Il rapporto individua 26 “policy enabler” distribuiti su quattro aree, persone, processi, politiche e tecnologia, applicabili a livello locale, regionale, nazionale e transfrontaliero. Tra le barriere più citate: pratiche incompatibili di condivisione dei dati (70,6%), frammentazione infrastrutturale (66,7%) e governance frammentata (60,8%).

Tra le buone pratiche, l’Estonia ha integrato i sistemi esistenti attraverso una visione politica di lungo periodo, mentre l’Unione Europea prosegue lo sviluppo dello European Health Data Space (EHDS) per lo scambio transfrontaliero di dati clinici. Il rapporto raccomanda di investire nella formazione del personale sanitario, definire responsabilità chiare tra gli stakeholder e sviluppare quadri giuridici che favoriscano la condivisione dei dati oltre confine.

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cure integrate Salute Globale Salute mentale

OMS: Fino al 45% del rischio di demenza è prevenibile

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato nuove linee guida per la riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, fornendo ai Paesi raccomandazioni basate sull’evidenza per prevenire o ritardare l’insorgenza della patologia lungo l’intero arco della vita.

La demenza, condizione causata da malattie cerebrali che compromette memoria, pensiero e capacità funzionali, colpisce oggi oltre 57 milioni di persone nel mondo, con quasi 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer resta la forma più diffusa, rappresentando tra il 60 e il 70% dei casi.

Pur in assenza di una cura, fino al 45% del rischio di demenza è riconducibile a fattori modificabili quali fumo, consumo di alcol, isolamento sociale, sedentarietà, inquinamento atmosferico e patologie non trasmissibili come ipertensione e diabete. Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato come le nuove linee guida per prevenire la demenza traducono le conoscenze scientifiche disponibili in raccomandazioni operative che i Paesi possono adottare da subito.

Le linee guida, che aggiornano quelle emesse dall’OMS nel 2019, indicano interventi su più fronti. Per gli adulti con capacità cognitive nella norma o con lieve decadimento, vengono raccomandati stimolazione mentale e partecipazione ad attività sociali. Per ridurre i fattori di rischio legati alle patologie non trasmissibili si indicano invece attività fisica regolare, cessazione del fumo, riduzione del consumo di alcol, dieta sana e – nuova raccomandazione – minore esposizione all’inquinamento atmosferico.

Anche la gestione di condizioni cardiometaboliche come ipertensione, diabete e colesterolo può contribuire a ridurre il rischio di demenza. Le linee guida prevedono inoltre la responsabilità di offrire apparecchi acustici come parte delle strategie di prevenzione. Sconsigliata invece la supplementazione di vitamine B ed E, acidi grassi omega-3 e multivitaminici in assenza di carenze diagnosticate, poiché non vi sono evidenze sufficienti a dimostrare che i benefici superino i possibili effetti avversi.

Oltre alle conseguenze sulla qualità di vita e sull’autonomia delle persone, la demenza rappresenta un costo economico globale stimato di 1.300 miliardi di dollari l’anno, di cui circa la metà è legata all’assistenza informale fornita da familiari e caregiver.

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