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Giornate europee di ricerca e innovazione 2026

Ricerca e innovazione sono al centro dell’edizione 2026 degli European Research and Innovation Days, l’evento di punta della Commissione europea che si terrà il 10 e 11 novembre 2026 a Bruxelles, presso The EGG, e online. Giunto alla settima edizione, l’evento riunisce decisori politici, ricercatori, innovatori, imprenditori e rappresentanti della società civile per discutere come la ricerca e l’innovazione possano rafforzare competitività, resilienza e sovranità tecnologica dell’Europa.

L’edizione 2026 si svolge in un momento decisivo per l’agenda europea di ricerca e innovazione e analizzerà come l’Europa possa tutelare la libertà della ricerca scientifica, attrarre, trattenere e sostenere i talenti della ricerca, aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo, trasformare l’eccellenza scientifica in leadership tecnologica, aiutare le imprese innovative ad avviarsi e crescere, rafforzare le infrastrutture di ricerca e tecnologiche, approfondire una cooperazione internazionale aperta e sicura, coinvolgere meglio i cittadini nella scienza e allineare le politiche e gli investimenti europei e nazionali.

Due giornate di confronto su ricerca e innovazione

Nel corso delle due giornate sono previsti dibattiti politici di alto livello, sessioni interattive in gruppi, momenti di networking, cerimonie di premiazione e scambi dedicati con gli EU Science Counselors di tutto il mondo. L’evento sarà aperto da Ekaterina Zaharieva, Commissaria europea per le Startup, la Ricerca e l’Innovazione. È già disponibile la bozza del programma dell’evento su ricerca e innovazione, mentre l’elenco completo dei relatori sarà comunicato a breve.

Come partecipare

La partecipazione è gratuita. I posti per partecipare in presenza sono ora esauriti, mentre la diretta streaming online sarà disponibile sulla piattaforma dell’evento e liberamente accessibile. Per seguire la conversazione su ricerca e innovazione sui social è previsto l’hashtag #RiDaysEU.

L’edizione 2025

L’edizione precedente ha riunito decisori politici, ricercatori e imprenditori in oltre 20 sessioni, con dibattiti su competitività e leadership industriale europea, tra cui la Startup and Scaleup Strategy, la European Life Sciences Strategy, la AI in Science Strategy e gli European Innovation and European Research Area Acts. Sono disponibili le registrazioni delle sessioni e il report dell’evento.

 

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Salute Globale cure integrate

Persone, animali, piante, ecosistemi: le ragioni per investire in One Health

One Health è l’approccio al centro di un nuovo appello a investire in salute integrata: i costi economici legati alle malattie zoonotiche e ad altre malattie infettive ammontano infatti a miliardi di dollari statunitensi ogni anno, e secondo le stime della Banca Mondiale la resistenza antimicrobica potrebbe causare una perdita pari a circa il 3,8% del PIL globale entro il 2050. Queste minacce sanitarie globali e le relative conseguenze economiche rendono necessario che i Paesi investano in nuovi modi per rafforzare preparazione e prevenzione.

Un nuovo brief del FAO Investment Centre, realizzato in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la World Organisation for Animal Health (WOAH), esamina il valore aggiunto di lungo periodo degli investimenti in One Health, un approccio integrato che riconosce le connessioni tra salute umana, animale, vegetale e degli ecosistemi.

Il documento, intitolato “Financial and economic returns to investing in One Health: evidence and future directions”, analizza come l’approccio One Health possa ridurre il carico di malattia, i costi sanitari, la contaminazione ambientale e la diffusione della resistenza antimicrobica. Promuovendo la collaborazione tra settori e discipline diverse, One Health contribuisce a massimizzare l’impatto degli investimenti, riducendo al contempo conseguenze indesiderate e migliorando la resilienza di lungo periodo.

A chi si rivolge il brief su One Health

Pensato per decisori politici, professionisti One Health e istituzioni finanziarie, il documento individua barriere e opportunità per gli investimenti in iniziative One Health e analizza le evidenze disponibili e le lacune di conoscenza sul ritorno degli investimenti. Il brief evidenzia inoltre i meccanismi istituzionali e finanziari necessari per portare su scala interventi sostenibili ed economicamente efficaci, dal livello comunitario a quello globale.

Le voci a sostegno degli investimenti in One Health

Thanawat Tiensin, Direttore Generale Aggiunto della FAO e Direttore della Divisione Produzione e Salute Animale, ha sottolineato come le sfide più urgenti di oggi, tra cui cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento, insicurezza alimentare e vulnerabilità socioeconomiche, siano profondamente interconnesse e richiedano approcci integrati come One Health, capaci di migliorare prevenzione e mitigazione.

Baba Soumare, Vice Direttore Generale della WOAH, ha indicato la salute animale come uno dei punti di accesso più efficaci per la prevenzione, spiegando che investire in One Health significa investire in servizi veterinari più solidi, migliore sorveglianza e maggiore collaborazione tra settori per individuare, prevenire e rispondere alle minacce sanitarie alla fonte, proteggendo non solo gli animali ma anche le persone, le economie e gli ecosistemi.

Mohamed Manssouri, Direttore Generale Aggiunto e Direttore del FAO Investment Centre, ha osservato che, pur essendo riconosciuti a livello globale i benefici più ampi di investire in One Health, gli investimenti in iniziative di questo tipo restano ancora limitati, sottolineando la necessità di maggiori evidenze quantitative sul valore aggiunto dell’approccio e di un supporto ai governi per tradurre le priorità One Health in piani di investimento concreti.

Il dottor Jeremy Farrar, Direttore Generale Aggiunto dell’OMS, in qualità di Presidente della Quadripartite, ha confermato l’impegno dell’OMS a lavorare con i partner per rafforzare le evidenze sull’impatto e sul ritorno degli investimenti in interventi One Health, elemento essenziale per costruire un caso scientifico ed economico più solido e trasformare l’impegno politico in azione concreta.

Il brief fa parte della serie Innovation and Knowledge for Investment (IK4I) del FAO Investment Centre e si aggiunge al lavoro della FAO su One Health, che include due importanti studi realizzati con la Banca Mondiale in Asia e nel Pacifico, pubblicati nel 2022, su rafforzamento degli investimenti nella salute del bestiame e nei sistemi della fauna selvatica.

 

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Salute Globale digital health

METEOR: conferenza UE su clima, salute e ambiente

Il 25 novembre 2026 si terrà a Bruxelles, presso il Residence Palace (con possibilità di partecipazione online), la conferenza “METEOR conference on Health, Environment, Climate: an EU agenda to reduce the burden of disease and inequalities”, dedicata al legame tra salute e ambiente. L’evento è organizzato dai progetti di ricerca BEST-COST e UBDPolicy insieme ai partner del METEOR cluster, un cluster di ricerca Horizon Europe che ha compiuto progressi significativi nella valutazione del costo sanitario dell’onere di malattia legato all’ambiente.

Il peso sanitario persistente e crescente derivante dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici non riguarda solo i singoli individui e le comunità, ma anche la società nel suo complesso. L’inquinamento atmosferico causa decessi prematuri e contribuisce all’aggravamento di patologie croniche, tra cui l’asma e altre malattie respiratorie. Tuttavia, gli effetti dell’inquinamento non si fanno sentire in modo uniforme: chi vive in prossimità di strade trafficate nelle città o i cittadini degli Stati membri dell’Europa orientale sono esposti a un rischio maggiore. La revisione intermedia del piano UE Zero Pollution Plan sottolinea inoltre come un ambiente pulito sia anche una condizione chiave per un’economia competitiva e sostenibile, viste ad esempio le perdite di produttività legate all’esposizione all’inquinamento.

Un’agenda UE su salute e ambiente al 2030

La conferenza, di alto livello, riunirà decisori politici europei, nazionali e locali, scienziati, esperti di salute e organizzazioni della società civile per presentare le evidenze più recenti sui costi sanitari dell’inquinamento e discutere la strada da percorrere verso un’agenda UE 2030 su salute e ambiente, che investa nella salute delle persone, riduca i costi delle malattie e le disuguaglianze.

Tra i relatori confermati figurano Leena Ylä-Mononen, Direttrice esecutiva dell’Agenzia europea dell’ambiente, Sir Andy Haines, docente alla London School of Hygiene & Tropical Medicine e Chief Scientist della WHO Pan-European Commission on Climate and Health, Veronica Manfredi, Direttrice della DG Environment della Commissione Europea, Robb Butler, docente alla London School of Economics e Rappresentante Speciale dell’OMS per clima e salute, oltre a rappresentanti della DG EMPL, di POLIS e dell’All Island Institute of Public Health irlandese.

La conferenza è riconosciuta come evento associato alla Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione Europea 2026, e metterà in luce i principali risultati e raccomandazioni di policy emersi dai progetti di ricerca su salute e ambiente, per proteggere la salute delle persone e del pianeta.

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Salute Globale

A Cork il vertice dei sindaci su clima e salute

Il Summit of Mayors on Climate and Health si terrà il 5-6 ottobre 2026 a Cork, in Irlanda, come evento ufficiale della Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione Europea. Ospitato dal Cork City Council in collaborazione con il WHO European Healthy Cities Network, il Summit riunirà sindaci, leader politici ed esperti tecnici da tutta la Regione Europea dell’OMS e oltre, per discutere il ruolo delle città nell’affrontare il cambiamento climatico tutelando allo stesso tempo la salute delle comunità.

Il cambiamento climatico rappresenta oggi una delle sfide sanitarie più rilevanti: l’aumento delle temperature, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi e il peggioramento della qualità dell’aria stanno già influenzando la salute e il benessere delle comunità in Europa, colpendo in modo particolare le popolazioni più vulnerabili. Il Summit offrirà ai leader delle città l’occasione di condividere conoscenze, soluzioni pratiche e rafforzare la collaborazione su clima e salute.

VERSO LA CORK CALL TO ACTION

Le discussioni contribuiranno allo sviluppo della Cork Call to Action on Climate and Health, un appello politico a guida cittadina elaborato sulla base del lavoro della Pan-European Commission on Climate and Health e allineato alle priorità dell’Unione Europea, dell’OMS e degli enti locali, per sostenere un’azione coordinata su clima e salute.

Il Summit e la Call to Action si articolano attorno a cinque pilastri tecnici: città a impatto positivo sulla natura, comunità nutrite per un futuro alimentare sano, città in movimento per vite più sane, case sane per comunità più forti, e comunità preparate e protette per le generazioni future.

Si tratta di un evento su invito, che riunisce leader politici e stakeholder chiave impegnati a promuovere l’azione su clima e salute attraverso la leadership locale e la collaborazione.

 

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Report CoR: Lo stato di regioni e città nell’Unione Europea

Il 12 ottobre 2026 il Comitato Europeo delle Regioni pubblicherà la settima edizione del suo EU Annual Report on the State of Regions and Cities (il rapporto annuale dell’UE sullo stato delle città e regioni), dal titolo “Strong Regions. Strong Europe”, un quadro delle sfide più urgenti che regioni e città affrontano in Europa e delle soluzioni emerse dal territorio per orientare le decisioni politiche future.

La Presidente del Comitato Europeo delle Regioni, Kata Tüttő, presenterà il proprio intervento sullo stato di regioni e città, basato sul rapporto annuale, durante l’apertura della European Week of Regions and Cities.

Il rapporto farà il punto sulla situazione nei territori europei, offrendo analisi e nuovi elementi su come regioni e città contribuiscano alla competitività dell’Unione Europea, lavorino per territori sicuri e resilienti e sostengano un’Europa forte, capace di proteggere la democrazia a livello locale, sostenere la finanza locale e garantire condizioni di vita eque per tutti. Il documento evidenzierà il ruolo cruciale di regioni e città nelle trasformazioni più urgenti e di lungo termine per l’Europa, e la loro capacità di contribuire a un’Unione più coesa, competitiva, resiliente ed equa.

L’evento si terrà a Bruxelles, in Belgio, dalle 14:30 alle 16:00.

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digital health

OCSE: pubblicato il rapporto sull’interoperabilità nei sistemi sanitari

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato il rapporto “Interoperability in Healthcare: Towards an Interconnected Future”, un working paper che analizza lo stato dell’interoperabilità dei dati sanitari nei Paesi OCSE e individua le principali azioni necessarie per realizzare ecosistemi digitali integrati e centrati sulla persona.

Il documento evidenzia che la capacità di scambiare e utilizzare in modo sicuro i dati sanitari rappresenta uno degli elementi chiave per migliorare la qualità dell’assistenza, rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari e favorire l’innovazione. Lo studio si basa su 41 interviste e 22 risposte a un’indagine condotta nel 2025.

Interoperabilità nei sistemi sanitari: oltre la tecnologia, una sfida di governance

Secondo le stime OCSE, il valore complessivo dell’interoperabilità sanitaria sarebbe compreso tra il 2,7% e il 6,6% della spesa sanitaria annuale, a seconda del Paese. Le stime nazionali analizzate, relative a Finlandia, Regno Unito e Canada, indicano risparmi potenziali generati da maggiore efficienza dei servizi, riduzione degli errori diagnostici e accesso più rapido ai dati per la ricerca. Il rapporto sottolinea anche il costo dell’inazione: gli errori diagnostici, spesso legati alla mancanza di informazioni tempestive, incidono per circa il 17,5% sui costi sanitari complessivi, e l’81,5% dei medici intervistati in un’indagine inglese ritiene che una scarsa interoperabilità comprometta la sicurezza dei pazienti.

Un risultato significativo del rapporto è che l’interoperabilità è soprattutto una sfida di governance, fiducia e leadership, più che tecnologica. Il rapporto individua 26 “policy enabler” distribuiti su quattro aree, persone, processi, politiche e tecnologia, applicabili a livello locale, regionale, nazionale e transfrontaliero. Tra le barriere più citate: pratiche incompatibili di condivisione dei dati (70,6%), frammentazione infrastrutturale (66,7%) e governance frammentata (60,8%).

Tra le buone pratiche, l’Estonia ha integrato i sistemi esistenti attraverso una visione politica di lungo periodo, mentre l’Unione Europea prosegue lo sviluppo dello European Health Data Space (EHDS) per lo scambio transfrontaliero di dati clinici. Il rapporto raccomanda di investire nella formazione del personale sanitario, definire responsabilità chiare tra gli stakeholder e sviluppare quadri giuridici che favoriscano la condivisione dei dati oltre confine.

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cure integrate Salute Globale Salute mentale

OMS: Fino al 45% del rischio di demenza è prevenibile

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato nuove linee guida per la riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, fornendo ai Paesi raccomandazioni basate sull’evidenza per prevenire o ritardare l’insorgenza della patologia lungo l’intero arco della vita.

La demenza, condizione causata da malattie cerebrali che compromette memoria, pensiero e capacità funzionali, colpisce oggi oltre 57 milioni di persone nel mondo, con quasi 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer resta la forma più diffusa, rappresentando tra il 60 e il 70% dei casi.

Pur in assenza di una cura, fino al 45% del rischio di demenza è riconducibile a fattori modificabili quali fumo, consumo di alcol, isolamento sociale, sedentarietà, inquinamento atmosferico e patologie non trasmissibili come ipertensione e diabete. Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato come le nuove linee guida per prevenire la demenza traducono le conoscenze scientifiche disponibili in raccomandazioni operative che i Paesi possono adottare da subito.

Le linee guida, che aggiornano quelle emesse dall’OMS nel 2019, indicano interventi su più fronti. Per gli adulti con capacità cognitive nella norma o con lieve decadimento, vengono raccomandati stimolazione mentale e partecipazione ad attività sociali. Per ridurre i fattori di rischio legati alle patologie non trasmissibili si indicano invece attività fisica regolare, cessazione del fumo, riduzione del consumo di alcol, dieta sana e – nuova raccomandazione – minore esposizione all’inquinamento atmosferico.

Anche la gestione di condizioni cardiometaboliche come ipertensione, diabete e colesterolo può contribuire a ridurre il rischio di demenza. Le linee guida prevedono inoltre la responsabilità di offrire apparecchi acustici come parte delle strategie di prevenzione. Sconsigliata invece la supplementazione di vitamine B ed E, acidi grassi omega-3 e multivitaminici in assenza di carenze diagnosticate, poiché non vi sono evidenze sufficienti a dimostrare che i benefici superino i possibili effetti avversi.

Oltre alle conseguenze sulla qualità di vita e sull’autonomia delle persone, la demenza rappresenta un costo economico globale stimato di 1.300 miliardi di dollari l’anno, di cui circa la metà è legata all’assistenza informale fornita da familiari e caregiver.

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