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Bando EIC Pathfinder Challenges 2026: tre sfide strategiche

L’EIC Pathfinder Challenges 2026 è uno strumento dell’European Innovation Council (EIC) che finanzia la ricerca scientifica e tecnologica nelle sue fasi iniziali (early-stage research), con l’obiettivo di sviluppare le basi scientifiche di tecnologie radicalmente innovative.

La call sostiene progetti interdisciplinari high-risk / high-potential, caratterizzati da un elevato grado di incertezza sui risultati della ricerca: si tratta di idee che potrebbero anche non raggiungere gli obiettivi previsti, ma che, se validate, hanno il potenziale di aprire nuove direzioni di ricerca e generare innovazioni radicali.

Proprio questa incertezza rappresenta la ragione dell’intervento dell’EIC nelle prime fasi di sviluppo tecnologico (TRL 1-2 fino a TRL 3-4), quando il rischio rende più difficile reperire altre forme di finanziamento.

Con un budget complessivo di 96 milioni di euro, il bando prevede un contributo fino a 4 milioni di euro per progetto; richieste di importo superiore sono ammesse se adeguatamente motivate.

Le candidature potranno essere presentate entro il 28 ottobre 2026.

EIC PATHFINDER CHALLENGES 2026: LE TRE AREE DI FINANZIAMENTO

La prima Challenge, Advanced Materials for Miniaturised Energy Harvesting Systems, sostiene lo sviluppo di materiali avanzati per sistemi miniaturizzati di raccolta dell’energia destinati ad alimentare dispositivi autonomi, come sensori wireless e applicazioni Internet of Things (IoT).

L’obiettivo è realizzare una nuova generazione di sistemi energeticamente autonomi, riducendo il consumo energetico, la dipendenza dalle batterie e l’utilizzo di materie prime critiche, con applicazioni in settori quali salute, agricoltura, industria, mobilità e smart cities.

La seconda Challenge, Biotechnology for Healthy Ageing, finanzia progetti in grado di trasformare i risultati della ricerca sull’invecchiamento in soluzioni biotecnologiche e farmaceutiche innovative.

Le proposte potranno riguardare interventi terapeutici per prevenire, ritardare o contrastare le malattie correlate all’età, strumenti basati su biomarcatori per supportare la medicina personalizzata oppure nuove metodologie sperimentali in grado di favorire lo sviluppo di interventi per l’invecchiamento in salute.

L’iniziativa intende accelerare il trasferimento delle conoscenze scientifiche verso applicazioni cliniche e contribuire allo sviluppo di strategie per una maggiore longevità in buona salute.

La terza Challenge, “DeepRAP: Deep Reasoning, Abstraction & Planning towards trustworthy Cognitive AI Systems“, sostiene lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale cognitiva affidabili (trustworthy), spiegabili (explainable) e capaci di ragionare, fare astrazioni e pianificare, anziché limitarsi a riconoscere schemi sulla base dei dati.

Le proposte potranno sviluppare nuovi approcci, anche ispirati alle neuroscienze e all’intelligenza artificiale neuro-simbolica, che combina l’apprendimento dai dati con il ragionamento basato su regole e conoscenze esplicite, contribuendo allo sviluppo di sistemi di IA più trasparenti.

La pagina ufficiale dell’EIC Pathfinder Challenges 2026 mette a disposizione le Guide dedicate a ciascuna Challenge, l’EIC Work Programme 2026 e l’accesso diretto al sistema di presentazione delle candidature (Apply for the challenge).

Per un quadro più ampio sul ruolo dello European Innovation Council e sui risultati conseguiti, è possibile consultare anche l’articolo dedicato all’EIC Impact Report 2026.

Per maggiori informazioni, si prega di consultare il seguente LINK.

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Commissione europea: pubblicato lo studio sulle capacità digitali dell’UE oltre il 2027

La Commissione europea ha pubblicato lo studio “The EU’s Critical Digital Capacities: Deployment Beyond 2027”, che analizza lo stato delle capacità digitali strategiche dell’Unione europea e individua le principali priorità di investimento per il periodo successivo al 2027.

Il documento, commissionato dalla Direzione generale per le Reti di comunicazione, i contenuti e le tecnologie (DG CNECT), intende supportare la definizione del prossimo Quadro finanziario pluriennale – QFP (2028-2034), evidenziando le opportunità e le sfide legate alla diffusione delle tecnologie digitali in Europa.

Capacità digitali dell’UE: punti di forza e sfide per il periodo post-2027

Lo studio rileva che l’Europa dispone di importanti punti di forza, tra cui un solido ecosistema di start-up digitali, un quadro normativo affidabile, un elevato livello di tutela dei dati e una crescente diffusione di tecnologie quali intelligenza artificiale, analisi dei dati, cloud e cybersecurity. Tuttavia, evidenzia anche criticità che continuano a rallentarne la competitività, tra cui il sottoinvestimento, la carenza di competenze digitali avanzate, la frammentazione del mercato e le difficoltà nel trasformare i risultati della ricerca in applicazioni e soluzioni su larga scala.

Il documento sottolinea inoltre la persistente dipendenza dell’UE da fornitori extraeuropei in ambiti strategici come cloud, semiconduttori e infrastrutture per l’intelligenza artificiale, evidenziando la necessità di rafforzare l’autonomia tecnologica europea attraverso investimenti mirati nello sviluppo e nella diffusione delle capacità digitali. Tra le aree considerate strategiche figurano, oltre ad AI e cybersecurity, calcolo ad alte prestazioni (HPC), tecnologie quantistiche, cloud-edge-IoT, robotica, fotonica, connettività avanzata, blockchain, interoperabilità e GovTech.

Le conclusioni dello studio contribuiranno alla preparazione dei futuri strumenti di finanziamento europei, con l’obiettivo di accelerare la diffusione delle tecnologie digitali, rafforzare la competitività dell’industria europea e sostenere la sovranità tecnologica dell’Unione nel prossimo periodo di programmazione. LINK

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OCSE: pubblicato il rapporto sull’interoperabilità nei sistemi sanitari

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato il rapporto “Interoperability in Healthcare: Towards an Interconnected Future”, un working paper che analizza lo stato dell’interoperabilità dei dati sanitari nei Paesi OCSE e individua le principali azioni necessarie per realizzare ecosistemi digitali integrati e centrati sulla persona.

Il documento evidenzia che la capacità di scambiare e utilizzare in modo sicuro i dati sanitari rappresenta uno degli elementi chiave per migliorare la qualità dell’assistenza, rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari e favorire l’innovazione. Lo studio si basa su 41 interviste e 22 risposte a un’indagine condotta nel 2025.

Interoperabilità nei sistemi sanitari: oltre la tecnologia, una sfida di governance

Secondo le stime OCSE, il valore complessivo dell’interoperabilità sanitaria sarebbe compreso tra il 2,7% e il 6,6% della spesa sanitaria annuale, a seconda del Paese. Le stime nazionali analizzate, relative a Finlandia, Regno Unito e Canada, indicano risparmi potenziali generati da maggiore efficienza dei servizi, riduzione degli errori diagnostici e accesso più rapido ai dati per la ricerca. Il rapporto sottolinea anche il costo dell’inazione: gli errori diagnostici, spesso legati alla mancanza di informazioni tempestive, incidono per circa il 17,5% sui costi sanitari complessivi, e l’81,5% dei medici intervistati in un’indagine inglese ritiene che una scarsa interoperabilità comprometta la sicurezza dei pazienti.

Un risultato significativo del rapporto è che l’interoperabilità è soprattutto una sfida di governance, fiducia e leadership, più che tecnologica. Il rapporto individua 26 “policy enabler” distribuiti su quattro aree, persone, processi, politiche e tecnologia, applicabili a livello locale, regionale, nazionale e transfrontaliero. Tra le barriere più citate: pratiche incompatibili di condivisione dei dati (70,6%), frammentazione infrastrutturale (66,7%) e governance frammentata (60,8%).

Tra le buone pratiche, l’Estonia ha integrato i sistemi esistenti attraverso una visione politica di lungo periodo, mentre l’Unione Europea prosegue lo sviluppo dello European Health Data Space (EHDS) per lo scambio transfrontaliero di dati clinici. Il rapporto raccomanda di investire nella formazione del personale sanitario, definire responsabilità chiare tra gli stakeholder e sviluppare quadri giuridici che favoriscano la condivisione dei dati oltre confine.

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Horizon Europe Cluster 4: Info Days sul Work Programme 2027

Il 14 e 15 ottobre 2026 si svolgeranno online gli Horizon Europe Cluster 4 Info Days, l’evento organizzato dalla Commissione europea per presentare le opportunità di finanziamento previste dal Work Programme 2027 del Cluster 4 – Digital, Industry and Space.

L’iniziativa è rivolta a ricercatori, università, imprese, enti pubblici e altri stakeholder interessati a sviluppare progetti di ricerca e innovazione nei settori del digitale, dell’industria e dello spazio.

Horizon Europe Cluster 4: focus sulle opportunità del Work Programme 2027

Nel corso delle due giornate saranno illustrati il contesto politico di riferimento e i topic del Work Programme 2027, con sessioni dedicate a manifattura avanzata, materie prime, tecnologie digitali chiave, comprese le tecnologie quantistiche, tecnologie abilitanti emergenti, materiali avanzati, intelligenza artificiale e robotica, internet di nuova generazione, calcolo avanzato e big data, industrie circolari, industrie pulite e a basse emissioni di carbonio e spazio, inclusa l’osservazione della Terra.

L’evento sarà trasmesso in streaming online tramite Webex e comprenderà sessioni plenarie, presentazioni dedicate ai singoli topic del programma di lavoro e, nella seconda giornata, sessioni orizzontali con indicazioni pratiche e suggerimenti per la preparazione delle proposte progettuali. Le sessioni di domande e risposte si svolgeranno attraverso la piattaforma Slido.

Parallelamente agli Info Days, i National Contact Points (NCP) organizzeranno un Brokerage Event, che offrirà ai partecipanti opportunità di networking e matchmaking per individuare potenziali partner progettuali interessati agli stessi topic del programma di lavoro.

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digital health Salute Globale

OMS Europa: servono regole più forti per governare l’intelligenza artificiale in sanità

L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente i sistemi sanitari europei. Dalla diagnostica assistita agli strumenti di supporto alle decisioni cliniche, fino ai chatbot per i pazienti, le applicazioni dell’IA sono ormai sempre più diffuse. Tuttavia, secondo l’OMS Europa, la velocità con cui queste tecnologie vengono adottate supera di gran lunga quella con cui vengono definite regole, responsabilità e meccanismi di controllo.

È questo il messaggio lanciato dal Direttore regionale dell’OMS per l’Europa, il dott. Hans Kluge, in occasione della conferenza internazionale “Shaping AI in Health”, svoltasi a Lisbona il 15 luglio 2026. Nel suo intervento, Kluge ha invitato governi e istituzioni ad agire rapidamente per evitare che il divario tra innovazione tecnologica e governance diventi irreversibile.

L’IA è già una realtà negli ospedali europei

I dati presentati dall’OMS mostrano che l’intelligenza artificiale è già ampiamente utilizzata nella Regione europea. Circa due terzi dei Paesi impiegano strumenti di IA per supportare la diagnostica e numerosi sistemi sanitari stanno introducendo assistenti virtuali e altre applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Nonostante questa rapida diffusione, la governance rimane ancora insufficiente. Solo una piccola parte dei Paesi dispone infatti di una strategia nazionale specifica sull’IA in sanità, mentre in molti casi mancano linee guida etiche, standard di responsabilità e percorsi strutturati di formazione per i professionisti sanitari.

Innovazione sì, ma con regole chiare

Per l’OMS, il problema non è rallentare l’innovazione, bensì accompagnarla con strumenti adeguati di governo. L’obiettivo è garantire che l’IA migliori realmente la qualità dell’assistenza, riduca le disuguaglianze e rafforzi la fiducia dei cittadini nei sistemi sanitari. Secondo l’Organizzazione, una governance efficace dovrebbe poggiare su tre pilastri fondamentali:

  1. regole chiare che definiscano responsabilità, sicurezza e trasparenza;
  2. infrastrutture e strumenti che consentano un utilizzo affidabile delle tecnologie;
  3. formazione del personale sanitario.
Il rischio di ampliare le disuguaglianze

L’OMS sottolinea inoltre che l’intelligenza artificiale non è neutrale. Se sviluppata o implementata senza adeguati controlli, può amplificare disuguaglianze già esistenti, introdurre bias nei processi decisionali e compromettere la tutela dei dati personali.

Per questo motivo, la supervisione umana deve rimanere centrale. L’IA deve rappresentare uno strumento di supporto ai professionisti sanitari e non sostituire il giudizio clinico, soprattutto nelle decisioni che incidono direttamente sulla salute delle persone.

Un’agenda comune per l’Europa

Il messaggio dell’OMS arriva in un momento cruciale, mentre l’Unione europea sta implementando l’AI Act e molti Paesi stanno definendo le proprie strategie nazionali sull’intelligenza artificiale. La sfida sarà trasformare i principi normativi in pratiche concrete all’interno dei sistemi sanitari, assicurando che innovazione, sicurezza ed equità procedano di pari passo.

Per l’OMS Europa, il tempo per agire è adesso: governare l’intelligenza artificiale significa costruire sistemi sanitari più sicuri, resilienti e orientati ai bisogni delle persone, prima che il divario tra sviluppo tecnologico e capacità di regolamentazione diventi troppo ampio per essere colmato.

 

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Tecnologie digitali: le priorità europee dopo il 2027

La Commissione europea ha pubblicato lo studio The EU’s Critical Digital Capacities: Deployment Beyond 2027, dedicato alle opportunità e alle criticità connesse alla diffusione delle tecnologie digitali strategiche nell’Unione europea. L’analisi intende contribuire alla preparazione del prossimo periodo di programmazione finanziaria 2028-2034, individuando gli ambiti nei quali i futuri finanziamenti europei potranno sostenere maggiormente competitività, resilienza e autonomia tecnologica.

Lo studio evidenzia come l’Europa disponga di importanti punti di forza, tra cui un ecosistema dinamico di imprese innovative, competenze nelle soluzioni digitali sostenibili e open source, un quadro normativo affidabile e una particolare attenzione alla protezione dei dati. Solo una quota limitata di queste imprese, tuttavia, è riuscita a crescere su larga scala, confermando le difficoltà europee nel trasformare ricerca e innovazione in prodotti, servizi e imprese competitive a livello globale.

Tra i principali ostacoli individuati figurano la carenza di investimenti pubblici e privati, l’accesso limitato ai finanziamenti, la frammentazione del mercato europeo e la mancanza di competenze specialistiche. A questi elementi si aggiungono gli elevati costi iniziali delle tecnologie digitali, la presenza di sistemi informatici obsoleti e le differenze tra le normative nazionali, che possono rallentare l’adozione delle tecnologie avanzate da parte delle imprese e delle pubbliche amministrazioni.

L’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati, la cybersicurezza e le tecnologie cloud stanno registrando una crescente diffusione, ma il loro utilizzo rimane disomogeneo nei diversi settori economici e territori dell’Unione. Lo studio richiama inoltre l’attenzione sulla dipendenza europea da fornitori extra-UE in ambiti strategici quali il cloud, i semiconduttori e le infrastrutture per l’intelligenza artificiale, una condizione che può generare vulnerabilità economiche, operative e geopolitiche.

Una maggiore adozione di tecnologie digitali innovative come AI, blockchain, cloud-edge-IoT potrà favorire la modernizzazione delle imprese, dell’industria e dei servizi pubblici. Per le amministrazioni pubbliche e i sistemi sanitari, in particolare, gli investimenti in infrastrutture interoperabili, gestione sicura dei dati, cybersicurezza, cloud e intelligenza artificiale possono contribuire a migliorare l’efficienza organizzativa, la qualità dei servizi e la capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini. Tale applicazione al settore sanitario costituisce una possibile ricaduta delle priorità tecnologiche individuate dallo studio.

 

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AI-powered advanced screening centres: aperta la call europea per aderire alla rete

La Commissione europea coinvolge organizzazioni sanitarie all’avanguardia che implementano, sperimentano o valutano soluzioni basate sull’intelligenza artificiale (IA) in ambito sanitario o di ricerca clinica tramite questo bando sull’AI-powered advanced screening centres. Di particolare interesse sono le soluzioni basate sull’IA nella prevenzione, nella diagnosi precoce o nella diagnosi di tumori o malattie cardiovascolari, ad esempio software basati sull’IA per l’individuazione di tumori o soluzioni di IA a supporto dell’analisi degli elettrocardiogrammi (ECG).

Gli AI-powered advanced screening centres

L’idea è che facendo parte della rete degli AI-powered advanced screening centres, sarà possibile far parte di una comunità europea che sostiene l’uso sicuro ed efficace dell’IA nel settore sanitario beneficiando di

  • Scambio di conoscenze e condivisione di esperienze con i colleghi
  • Attività di rafforzamento delle capacità, tra cui formazione sulla validazione dell’IA, l’etica, l’interoperabilità, la qualità dei dati e altre aree correlate.
  • Opportunità di partecipare a studi e progetti pilota sull’IA, contribuendo alla valutazione di soluzioni AI-powered nel campo dell’oncologia e delle malattie cardiovascolari
  • Accesso alle linee guida a livello UE e ai risultati delle iniziative europee sull’IA affidabile nel settore sanitario

Viene inoltre specificato che la maggior parte delle attività sarà organizzata in formato online o ibrido, consentendo la partecipazione a distanza. Per far parte del bando sull’AI-powered advanced screening centres bisogna registrarsi entro il 10 settembre 2026; mentre il prossimo incontro della rete sarà organizzato nell’ottobre 2026 in formato online.

 

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digital health Salute Globale

Conferenza globale OMS “Shaping AI in Health”

Il 15 e 16 luglio 2026 si terrà a Lisbona, Portogallo, la Global WHO Conference: Shaping AI in Health, una conferenza internazionale di alto livello organizzata congiuntamente dall’Ufficio regionale dell’OMS Europa e dal Governo del Portogallo. L’evento rappresenta uno dei principali appuntamenti globali dedicati al ruolo dell’intelligenza artificiale nella trasformazione dei sistemi sanitari.

La conferenza riunirà ministri della salute, decisori politici, autorità di regolamentazione, professionisti sanitari, ricercatori, organizzazioni internazionali, rappresentanti dell’industria, società civile e mondo accademico per discutere come sviluppare e governare l’intelligenza artificiale affinché contribuisca a migliorare la salute delle popolazioni in modo sicuro, equo e responsabile.

Tra i principali temi al centro del dibattito figurano:

  • la governance internazionale dell’intelligenza artificiale applicata alla salute;
  • lo sviluppo di sistemi di IA affidabili, sicuri e trasparenti;
  • gli aspetti etici e regolatori legati all’utilizzo delle nuove tecnologie;
  • l’integrazione dell’IA nella pratica clinica e nell’organizzazione dei servizi sanitari;
  • la tutela della privacy, della sicurezza dei dati e dell’equità nell’accesso alle innovazioni digitali.

L’obiettivo della conferenza è favorire una collaborazione internazionale per orientare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale verso applicazioni che migliorino gli esiti di salute.

In un contesto caratterizzato da una rapida evoluzione tecnologica, il confronto tra governi, comunità scientifica e settore privato sarà fondamentale per definire standard condivisi e favorire un’adozione dell’IA che contribuisca a rendere i sistemi sanitari più efficienti, resilienti ed equi.

Alcune sessione della Conferenza “Shaping AI in Health” potranno essere seguite in streaming.

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RAISE: bando per esperti per entrare a far parte dell’High-Level Academic Advisory Board

RAISEResource for AI Science in Europe – apre le candidature per entrare a far parte del nuovo High-Level Academic Advisory Board, il gruppo di esperti che affiancherà la Commissione europea nello sviluppo dell’iniziativa dedicata alla ricerca scientifica supportata dall’intelligenza artificiale.

La call, pubblicata dalla Direzione generale per la Ricerca e l’Innovazione della Commissione europea, rimarrà aperta fino al 4 settembre 2026 ed è rivolta a ricercatori di alto profilo che operano nell’ambito della ricerca fondamentale sull’intelligenza artificiale o che utilizzano l’IA nelle proprie attività scientifiche.

Lanciato nel novembre 2025 e attualmente nella fase pilota, RAISE è un istituto virtuale finanziato dal programma Horizon Europe, nato con l’obiettivo di riunire competenze scientifiche, capacità di calcolo, dati e finanziamenti per accelerare la ricerca sull’intelligenza artificiale e favorirne l’applicazione nei diversi ambiti scientifici, dalla medicina alle scienze del clima fino ai materiali avanzati.

Il nuovo High-Level Academic Advisory Board rappresenterà uno degli elementi chiave della governance dell’iniziativa e fornirà consulenza scientifica indipendente per orientarne lo sviluppo e sostenere l’attuazione della Strategia europea per l’AI nella scienza.

Tra i compiti del gruppo rientrano la formulazione di raccomandazioni strategiche e contributi alle future iniziative politiche, oltre al supporto nella definizione dei programmi di lavoro europei, dell’organizzazione di RAISE, delle condizioni necessarie al suo sviluppo e degli indicatori per valutarne i risultati.

RAISE: CHI PUÒ CANDIDARSI E COME SARÀ COMPOSTO L’ADVISORY BOARD

La Commissione europea selezionerà da 10 a 15 esperti, nominati a titolo personale e chiamati a operare in piena indipendenza e nell’interesse pubblico.

L’incarico avrà una durata di due anni, con possibilità di rinnovo. Il gruppo sarà presieduto da un Chair e da un Vice-Chair nominati dalla Commissione e si riunirà almeno una volta l’anno in presenza e due volte online.

I componenti saranno coinvolti nella preparazione di documenti strategici, nella formulazione di pareri e raccomandazioni e nello scambio di esperienze e buone pratiche nel campo dell’AI Science. Per ogni giornata di attività è previsto un compenso pari a 450 euro (225 euro per mezza giornata), oltre al rimborso delle spese di viaggio e soggiorno.

Possono presentare candidatura ricercatori con dottorato di ricerca e almeno sette anni di esperienza accademica nell’ambito dell’intelligenza artificiale, con un curriculum che dimostri eccellenza scientifica e riconoscimento a livello europeo o internazionale.

Saranno valutati, tra gli altri elementi, la qualità della produzione scientifica, l’impatto della ricerca, la partecipazione alla comunità scientifica internazionale e la capacità di operare in contesti multidisciplinari. Costituirà inoltre un elemento preferenziale aver svolto attività presso laboratori o istituti di ricerca dell’Unione europea per almeno cinque anni precedenti alla candidatura.

Le domande dovranno essere inviate entro il 4 settembre 2026 all’indirizzo EC-RAISE@ec.europa.eu, corredate della documentazione richiesta, tra cui lettera motivazionale, curriculum vitae in formato Europass, modulo relativo ai criteri di selezione e dichiarazione di assenza di conflitti di interesse.

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Pubblicato il rapporto annuale dell’Agenzia Europea per i Medicinali

Il 2025 è stato un anno di svolta per l’EMA, l’agenzia europea responsabile della valutazione e della supervisione dei medicinali nell’Unione europea. Nel suo Rapporto annuale 2025, EMA evidenzia i progressi compiuti nell’innovazione farmaceutica, nella digitalizzazione, nella gestione delle carenze di medicinali e nella cooperazione internazionale, in un contesto segnato da profonde trasformazioni normative e tecnologiche. L’anno ha inoltre coinciso con il trentesimo anniversario dell’EMA, un’occasione per riflettere sui risultati raggiunti e per delineare una visione strategica orientata al futuro.

Oltre cento nuovi medicinali raccomandati per l’autorizzazione

Tra i risultati più significativi del 2025 figura la raccomandazione all’autorizzazione di 104 medicinali per uso umano. Tra questi si distinguono:

  • un nuovo trattamento per il tumore della vescica, che ogni anno colpisce oltre 200.000 persone nell’UE;
  • un vaccino contro il virus Chikungunya destinato ad adolescenti e adulti;
  • il primo farmaco orale per la depressione post-partum, una condizione che interessa numerose donne dopo il parto.

Particolare attenzione è stata riservata alle malattie rare: 16 dei medicinali raccomandati erano destinati a pazienti affetti da patologie rare, confermando il ruolo dell’EMA nel favorire l’accesso a terapie innovative per bisogni medici ancora insoddisfatti.

Anche il settore veterinario ha registrato risultati record. Per il secondo anno consecutivo, l’EMA ha raccomandato un numero senza precedenti di medicinali veterinari: 30 prodotti, tra cui 16 vaccini e 13 nuove sostanze attive mai autorizzate in precedenza nell’Unione europea.

Lotta alle carenze: una risposta sempre più coordinata

Negli ultimi anni il mandato dell’EMA è stato ampliato per consentire una gestione più efficace delle carenze di farmaci. Nel 2025 è entrata pienamente in funzione la European Shortages Monitoring Platform (ESMP), una piattaforma che permette lo scambio rapido di informazioni tra aziende farmaceutiche e autorità regolatorie sui livelli di domanda e offerta.

L’EMA coordina inoltre la Lista europea dei medicinali critici e ha attivato in diverse occasioni il Meccanismo volontario di solidarietà tra Stati membri per affrontare situazioni di scarsità di farmaci essenziali. Secondo l’Agenzia, il futuro Critical Medicines Act rafforzerà ulteriormente la capacità dell’Europa di prevenire e gestire interruzioni delle forniture.

Intelligenza artificiale e dati real-world: dalla sperimentazione all’applicazione

Nel 2025 l’EMA ha pubblicato il suo primo rapporto osservatorio sull’uso dell’IA nel settore farmaceutico, documentando applicazioni concrete in ambiti quali:

  • analisi automatizzata di immagini mediche per malattie epatiche;
  • valutazione della progressione dell’artrite psoriasica attraverso algoritmi di machine learning;
  • utilizzo di “gemelli digitali” (digital twins) nella sperimentazione clinica delle malattie rare.

Parallelamente, l’Agenzia ha collaborato con la Food and Drug Administration (FDA) statunitense per definire principi comuni sull’impiego dell’intelligenza artificiale nello sviluppo dei medicinali.

Oltre 100 casi d’uso dell’IA sono attualmente in fase di valutazione all’interno della rete regolatoria europea, con potenziali applicazioni che spaziano dalla redazione dei rapporti scientifici alla farmacovigilanza e alla gestione delle carenze di medicinali.

Una nuova strategia per rafforzare la competitività europea

Infine, il 2025 ha visto il lancio ufficiale della Strategia della Rete delle Agenzie Europee dei Medicinali (EMANS) fino al 2028. Il piano punta a rafforzare la competitività dell’Europa nello sviluppo e nella produzione di medicinali, promuovendo l’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale lungo tutto il ciclo di vita dei farmaci.

Per l’EMA, il 2025 rappresenta quindi non solo un anno di celebrazioni, ma soprattutto l’inizio di una nuova fase caratterizzata da una maggiore integrazione europea, dall’uso strategico dei dati e dell’intelligenza artificiale e da un impegno crescente per garantire ai cittadini un accesso rapido, sicuro ed equo alle innovazioni terapeutiche.

 

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