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Area Europea della Ricerca (ERA): pubblicato lo scoreboard 2025

La Commissione europea ha pubblicato il nuovo rapporto sullo stato di avanzamento dell’Area Europea della Ricerca (European Research Area – ERA), evidenziando progressi significativi in numerosi ambiti strategici, ma anche il permanere di importanti sfide strutturali che continuano a limitare il pieno potenziale della ricerca e dell’innovazione in Europa.

L’Area Europea della Ricerca rappresenta il quadro di riferimento attraverso il quale l’Unione europea e gli Stati membri promuovono una maggiore integrazione dei sistemi nazionali di ricerca, favorendo la collaborazione scientifica, la mobilità dei ricercatori, la condivisione delle conoscenze e il trasferimento dell’innovazione verso la società e l’economia.

Progressi e ritardi

Secondo il rapporto, gli Stati membri hanno compiuto progressi nella maggior parte delle priorità dell’ERA, in particolare per quanto riguarda l’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche, il rafforzamento delle infrastrutture di ricerca e la cooperazione transnazionale. Negli ultimi anni sono inoltre aumentati gli investimenti pubblici e privati in ricerca e innovazione, contribuendo a sostenere la competitività europea in un contesto globale sempre più dinamico.

Permangono tuttavia differenze significative tra i Paesi europei. Il rapporto evidenzia che il divario negli investimenti in ricerca e sviluppo tra gli Stati membri continua a rappresentare una delle principali criticità. L’obiettivo europeo di destinare il 3% del prodotto interno lordo alla ricerca e sviluppo non è ancora stato raggiunto a livello dell’Unione, e le disparità territoriali rischiano di compromettere una crescita equilibrata della capacità scientifica europea.

Un’altra sfida riguarda le carriere dei ricercatori. Nonostante i progressi registrati nella mobilità e nelle opportunità professionali, persistono problemi legati alla precarietà del lavoro accademico, alle disparità di genere e alle difficoltà nel trattenere talenti altamente qualificati. La Commissione sottolinea l’importanza di rendere le carriere nella ricerca più attrattive, stabili e inclusive.

Rispondere alle grandi sfide contemporanee

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di rafforzare il collegamento tra ricerca, innovazione e politiche pubbliche. Le grandi sfide contemporanee – dai cambiamenti climatici all’invecchiamento della popolazione, dalla trasformazione digitale alla sicurezza sanitaria – richiedono infatti una maggiore capacità di tradurre rapidamente le conoscenze scientifiche in soluzioni concrete e in decisioni politiche basate sulle evidenze.

Particolare rilievo viene attribuito alla dimensione regionale dell’innovazione. Le regioni europee svolgono un ruolo fondamentale nella creazione di ecosistemi territoriali della conoscenza, favorendo la collaborazione tra università, centri di ricerca, imprese e amministrazioni pubbliche. Il rafforzamento delle capacità regionali di ricerca e innovazione è considerato un elemento essenziale per ridurre le disuguaglianze territoriali e sostenere uno sviluppo sostenibile e inclusivo.

I risultati del rapporto contribuiranno a orientare l’attuazione della futura Agenda politica dell’Area Europea della Ricerca per il periodo 2025–2027, che mira a rafforzare ulteriormente la competitività scientifica dell’Europa.

 

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Diplomazia scientifica: nuovo quadro strategico 2026 per l’UE

Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato il 29 maggio 2026 una raccomandazione che definisce un nuovo quadro europeo per la diplomazia scientifica, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Unione come leader globale nella scienza e nella tecnologia. La diplomazia scientifica viene posta al centro di una visione strategica che collega cooperazione scientifica, politica estera, competitività, valori europei e sicurezza della ricerca, in una fase segnata da frammentazione geopolitica e rapidi cambiamenti tecnologici.

La raccomandazione considera la scienza un bene pubblico globale e riconosce nella collaborazione scientifica uno strumento capace di costruire fiducia, favorire il dialogo con i paesi terzi e sostenere gli obiettivi dell’azione esterna dell’Unione. Il nuovo quadro punta a rendere più incisiva la diplomazia scientifica europea, valorizzando la cooperazione internazionale aperta e sicura nella ricerca e nell’innovazione, anche attraverso l’associazione dei paesi terzi a Horizon Europe e iniziative come Choose Europe for Science.

Al centro dell’approccio europeo vi è la necessità di promuovere e salvaguardare i valori dell’Unione, tra cui libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani. La diplomazia scientifica diventa così un canale per sostenere gli interessi economici e competitivi dell’UE, ma anche per bilanciare le finalità scientifiche con le priorità di politica estera e di sicurezza, soprattutto nei settori ad alta trasformazione come l’intelligenza artificiale e le tecnologie quantistiche.

Diplomazia scientifica per partenariati più forti e sicuri

Il quadro europeo attribuisce particolare rilievo al rafforzamento dei partenariati con il Sud globale, con l’obiettivo di sostenere le capacità di ricerca e affrontare sfide condivise a livello internazionale. Tra le indicazioni più rilevanti figura la creazione di un centro mediterraneo per la diplomazia scientifica, pensato per consolidare il dialogo e la cooperazione in un’area strategica per l’Unione.

Gli Stati membri sono incoraggiati a sviluppare sistemi di supporto per coordinare la diplomazia scientifica a livello governativo e con i diversi portatori di interesse. Il Consiglio promuove inoltre un legame più stretto tra servizi diplomatici, organizzazioni che svolgono attività di ricerca, università, istituti di istruzione superiore e alleanze delle università europee, affinché conoscenza scientifica e azione diplomatica possano procedere in modo più integrato.

La formazione assume un ruolo centrale nel nuovo quadro, poiché l’integrazione della diplomazia scientifica nei programmi educativi e formativi è considerata essenziale per accrescere la consapevolezza delle future generazioni. La Commissione è inoltre invitata a rafforzare il monitoraggio degli sviluppi globali più innovativi nella ricerca, nella tecnologia e nell’innovazione, compreso l’uso crescente dell’intelligenza artificiale nella scienza, valutandone le implicazioni per l’Unione.

Il nuovo orientamento sottolinea anche l’importanza della sicurezza della ricerca, che deve accompagnare gli sforzi di diplomazia scientifica e rimanere coerente con l’azione esterna europea. La cooperazione internazionale viene quindi concepita come apertura responsabile, capace di favorire il progresso scientifico senza trascurare rischi, interessi strategici e tutela dei valori fondamentali.

Nel quadro definito dal Consiglio, la diplomazia scientifica comprende l’uso diretto o indiretto della scienza, delle evidenze scientifiche e della cooperazione scientifica per informare e sostenere la politica estera a diversi livelli. Allo stesso tempo, include l’impiego della diplomazia per promuovere la cooperazione internazionale e il progresso scientifico, rafforzando la capacità dell’UE di esercitare soft power, rispondere all’interesse dei paesi partner e valorizzare il proprio ruolo di potenza della ricerca e dell’innovazione.

La raccomandazione adottata rientra in un percorso più ampio sulla cooperazione internazionale aperta e sicura nella ricerca e nell’innovazione. La Commissione aveva presentato la proposta il 27 febbraio 2026 e il Consiglio, attraverso questo atto non vincolante previsto dall’articolo 288 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, offre un orientamento politico per rendere la diplomazia scientifica uno strumento più strutturato, coerente e strategico per l’Unione.

 

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La Commissione presenta il progetto di bilancio 2027 alla Commissione Bilanci del Parlamento europeo

La Commissione europea ha presentato alla Commissione per i bilanci (BUDG) del Parlamento europeo il progetto di bilancio dell’Unione europea per il 2027.

La proposta sarà esaminata alla luce delle linee guida approvate dal Parlamento europeo il 28 aprile 2026 nell’ambito della procedura 2025/2246(BUI), che definiscono le priorità politiche e finanziarie per l’ultimo bilancio dell’attuale Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027.

Con 389 voti favorevoli, 191 contrari e 75 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione che richiama la necessità di un bilancio europeo prevedibile, solido, orientato agli investimenti e capace di rispondere alle crescenti esigenze dei cittadini, delle imprese e dei territori europei.

Nel documento approvato, il Parlamento sottolinea come l’Unione europea si trovi ad affrontare una fase caratterizzata da instabilità geopolitica, pressioni economiche, perdita di competitività, sfide sociali e nuove esigenze di sicurezza.

In questo contesto, il bilancio 2027 dovrà contribuire a rafforzare la competitività europea, ridurre le dipendenze strategiche, sostenere l’innovazione, accelerare la transizione verde e digitale e promuovere la coesione economica, sociale e territoriale.

Gli eurodeputati evidenziano inoltre la necessità di finanziare investimenti nelle infrastrutture strategiche, nelle reti energetiche e digitali, nella mobilità sostenibile, nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, nonché di garantire adeguate risorse ai programmi europei che supportano la crescita, la resilienza e la capacità innovativa dell’Unione.

BILANCIO 2027: ATTENZIONE A SALUTE, WORKFORCE E INNOVAZIONE

Tra gli aspetti di maggiore interesse per il settore sanitario, il Parlamento europeo richiama l’importanza di sostenere sistemi sanitari pubblici forti e resilienti, individuando la salute mentale come una priorità specifica e chiedendo adeguati finanziamenti per il programma EU4Health.

Il documento evidenzia inoltre la necessità di affrontare le crisi strutturali della forza lavoro che interessano diversi settori, con particolare riferimento agli ambiti sociale e sanitario, attraverso strategie e investimenti mirati.

Parallelamente, viene ribadita l’esigenza di garantire risorse sufficienti per la ricerca, l’innovazione e l’adozione di nuove tecnologie in settori strategici, così da rafforzare l’autonomia europea e la capacità di rispondere alle sfide globali.

Secondo il Parlamento, il bilancio 2027 dovrà assicurare continuità alle azioni già avviate nell’attuale periodo di programmazione e fungere da ponte verso il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, contribuendo a preparare le future priorità dell’Unione europea.

 

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Presentazione di un nuovo studio sulla ricerca e l’innovazione sanitaria centrata sul paziente nell’UE

La ricerca sanitaria centrata sul paziente è al centro del nuovo studio “Patient-centred health research and innovation in the EU”, dedicato all’analisi di come preferenze, bisogni ed esperienze dei pazienti vengano integrati nei processi di ricerca e innovazione sanitaria nell’Unione europea.

Lo studio, richiesto dalla Commissione per la sanità pubblica del Parlamento europeo (SANT), evidenzia come il concetto di patient-centredness stia assumendo un ruolo crescente nel panorama europeo della salute, pur rimanendo ancora applicato in modo disomogeneo tra Stati membri, programmi di finanziamento e contesti di ricerca.

Il documento – basato su casi analizzati in Germania, Paesi Bassi e Belgio, oltre che su interviste e contributi provenienti da diversi stakeholder del settore sanitario e della ricerca – definisce la ricerca sanitaria centrata sul paziente come «l’integrazione intenzionale e sistematica delle preferenze, delle prospettive e delle esperienze vissute dai pazienti lungo tutto il ciclo della ricerca e innovazione sanitaria».

Il report sottolinea come questo approccio rappresenti un progressivo superamento del modello esclusivamente biomedico, storicamente focalizzato soprattutto sull’evidenza scientifica e sulla malattia, per riconoscere invece il paziente come persona portatrice di bisogni, valori ed esperienza diretta. In questo contesto, il coinvolgimento dei pazienti non viene descritto soltanto come consultazione occasionale, ma come partecipazione attiva alla definizione delle priorità di ricerca, alla progettazione degli studi, alla governance e alla valutazione dei risultati.

Uno degli aspetti centrali evidenziati dal documento riguarda la frammentazione del panorama europeo. Secondo lo studio, non esiste ancora una definizione condivisa di patient-centredness e termini come “patient engagement”, “patient involvement” e “patient-centred care” vengono spesso utilizzati in modo intercambiabile nei diversi contesti nazionali e istituzionali.

Anche il livello di coinvolgimento dei pazienti varia notevolmente: si passa da modelli limitati alla semplice informazione o consultazione fino a forme più avanzate di partnership e co-creazione. Il report richiama inoltre il principio “nothing about us without us”, sottolineando l’importanza di includere i pazienti fin dalle prime fasi decisionali della ricerca sanitaria.

RICERCA SANITARIA CENTRATA SUL PAZIENTE: IMPLICAZIONI PER L’INNOVAZIONE EUROPEA

Lo studio dedica ampio spazio anche agli strumenti europei di finanziamento, evidenziando come programmi quali Horizon Europe, Innovative Health Initiative (IHI) Innovative Health Initiative (IHI) ed EU4Health stiano progressivamente rafforzando l’attenzione verso approcci patient-centred.

Tuttavia, secondo il report, il coinvolgimento dei pazienti rimane ancora troppo spesso confinato a singoli progetti o attività specifiche, senza essere integrato in modo sistematico nei processi di governance e nelle decisioni strategiche della ricerca sanitaria.

Il documento richiama inoltre un dato significativo: l’investimento pubblico europeo nella ricerca e innovazione sanitaria ammonta a circa 11 miliardi di euro l’anno, ma attualmente non esistono dati consolidati sulla quota realmente destinata ad attività patient-centred.

Tra le principali criticità individuate figurano la mancanza di metodologie standardizzate per misurare l’impatto del coinvolgimento dei pazienti, l’assenza di indicatori comuni e il rischio che alcune attività di engagement restino esercizi formali più che processi realmente partecipativi.

Lo studio evidenzia inoltre come il coinvolgimento dei pazienti possa migliorare rilevanza, qualità e applicabilità concreta della ricerca sanitaria, contribuendo a definire priorità più vicine ai bisogni reali delle persone e favorendo maggiore adesione ai trattamenti, soddisfazione dei pazienti e qualità dei risultati.

Il report richiama anche il ruolo crescente di organismi europei come EMA e delle organizzazioni di pazienti nello sviluppo di pratiche di partecipazione più strutturate, nonché l’importanza di strumenti di formazione e capacity building come quelli sviluppati da EUPATI per rafforzare il coinvolgimento dei pazienti nella ricerca e sviluppo dei medicinali.

Il tema si inserisce nel più ampio dibattito europeo sulla trasformazione dei sistemi sanitari verso modelli maggiormente integrati, partecipativi e orientati al valore, nei quali la prospettiva dei pazienti viene considerata sempre più un elemento strategico per la definizione delle politiche di salute e innovazione sanitaria.

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Altro

ERRIN: proposte per il futuro di Horizon Europe

ERRIN (European Regions Research and Innovation Network) ha finalizzato le proprie proposte di emendamento contenute nel documento “ERRIN amendment proposals for the future Horizon Europe and the European Competitiveness Fund”, con l’obiettivo di contribuire alla definizione del futuro del programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione e del nuovo European Competitiveness Fund.

Le proposte riguardano sia il Regolamento sia lo Specific Programme di Horizon Europe e sono il risultato di un ampio processo di co-creazione con i membri della rete. In qualità di rete con sede a Bruxelles che rappresenta circa 125 organizzazioni regionali, ERRIN porta una prospettiva bottom-up nel processo di definizione delle politiche europee per la ricerca e l’innovazione.

Negli ultimi anni, la rete ha contribuito attivamente al dibattito sul futuro dei finanziamenti europei nel periodo successivo al 2027, anche attraverso contributi alla consultazione della Commissione europea sul Quadro finanziario pluriennale (MFF) post-2027 e una serie di documenti dedicati al futuro Framework Programme 10 (FP10). Le proposte mirano a rafforzare la dimensione territoriale nei futuri strumenti finanziari e a sostenere gli ecosistemi di innovazione a livello regionale, in continuità con le priorità delineate nel programma di lavoro Horizon Europe 2026-2027.

ERRIN e Horizon Europe: raccomandazioni chiave

Il documento evidenzia la necessità di garantire un forte coordinamento tra FP10, European Competitiveness Fund e National and Regional Partnership Plans, al fine di creare un percorso coerente dalla ricerca all’innovazione, fino alla diffusione e all’impatto territoriale. Viene inoltre sottolineato il ruolo strategico di regioni e città nello sviluppo della competitività industriale sostenibile, in particolare nel supporto alle tecnologie deep tech e nel passaggio dalla ricerca al mercato.

Tra le principali indicazioni emergono anche l’importanza di integrare le autorità locali e regionali nelle strutture di governance dei programmi europei, rafforzare il sostegno alla trasformazione sociale e alle EU Missions e potenziare il supporto agli ecosistemi territoriali di ricerca e innovazione attraverso investimenti a lungo termine e strumenti dedicati. Il documento sottolinea inoltre la necessità di migliorare l’accesso a Horizon Europe e promuovere una partecipazione più inclusiva, in particolare per i Paesi Widening, favorendo la collaborazione tra ecosistemi con diversi livelli di innovazione.

ERRIN continuerà a collaborare con le istituzioni europee e i rappresentanti nazionali nell’ambito dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale post-2027, con l’obiettivo di garantire che la dimensione territoriale sia pienamente integrata nella futura programmazione europea della ricerca e innovazione.

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Settimana Horizon Europe 2026: al via i Side Event di approfondimento

APRE, in accordo con il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), ha aperto le registrazioni per i Side Event della Settimana Horizon Europe 2026, una serie di appuntamenti online dedicati a temi operativi e orientati alla preparazione di proposte competitive nell’ambito del programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione.

L’iniziativa si svolgerà ogni giovedì mattina tra le 11:00 e le 13:00; con il prossimo incontro previsto per il 29 gennaio p.v e a seguire il 5, 12 e 19 febbraio 2026.

Side Event della Settimana Horizon Europe 2026

La Settimana Horizon Europe 2026 è un evento articolato in sei appuntamenti complessivi, con il primo evento principale che si è svolto dal 15 al 17 dicembre 2025, seguito da cinque side event focalizzati su aspetti chiave della partecipazione ai bandi di Horizon Europe:

La partecipazione ai Side Event della Settimana Horizon Europe 2026 è gratuita e aperta a tutti gli attori pubblici e privati impegnati nel mondo della ricerca e dell’innovazione, previa registrazione.

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Booster: il 26 novembre una nuova sessione informativa

Il prossimo 26 novembre 2025 (11:00–12:00 CET) si terrà una sessione informativa online dedicata all’iniziativa Booster, che offre servizi gratuiti e personalizzati per sostenere i progetti finanziati dall’Unione Europea nel passaggio dai risultati alla creazione di impatto.

Il programma, promosso dalla Commissione Europea – Direzione Generale per la Ricerca e l’Innovazione, aiuta i consorzi di ricerca a rafforzare le proprie strategie di disseminazione e sfruttamento dei risultati, in linea con gli obiettivi europei di crescita e competitività nel campo della ricerca e innovazione (R&I).

Dopo l’infoday dello scorso 24 settembre, Booster organizza una nuova sessione informativa online dedicata a tutti i coordinatori e partner di progetti UE interessati a potenziare l’impatto delle proprie attività.

L’incontro offrirà una panoramica completa dei servizi offerti, delle modalità di erogazione e del supporto fornito dagli esperti Booster, accompagnata da testimonianze dirette di beneficiari.

Booster Info Session: programma e relatori

L’agenda prevede la presentazione introduttiva di Rosellina Di Santo (Booster Manager), seguita dagli interventi di Diego Ballesta Andres (OMICRON, beneficiario Booster) e di Gustavo Marcos Cancelas, (Booster Expert); successivamente, Alessia Melasecche Germini (Booster Framework Coordinator) illustrerà in maniera dettagliata i servizi Booster.

L’incontro si concluderà con una sessione Q&A, durante la quale i partecipanti potranno porre domande in diretta.

La partecipazione è gratuita, previa registrazione online tramite il seguente LINK.

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IHI Call 12: nel 2026 un nuovo bando ad approccio applicant-driven

La Innovative Health Initiative (IHI) ha annunciato che il prossimo bando IHI Call 12, previsto per l’inizio del 2026, continuerà a seguire l’approccio applicant-driven, già sperimentato con successo nella Call 9.

Il bando, di ampio respiro e strutturato attorno ai cinque obiettivi specifici della Strategic Research and Innovation Agenda (SRIA) di IHI, offrirà ai candidati l’opportunità di proporre nuovi progetti di Ricerca e Innovazione in ambito salute.

Una versione preliminare del testo del bando è stata pubblicata sul sito di IHI nel mese di ottobre 2025.

La Call 9, prima a sperimentare questo approccio, ha raccolto 50 proposte che coprivano tutti gli obiettivi della SRIA e una vasta gamma di sfide di ricerca sanitaria. Secondo il Direttore Esecutivo di IHI, Niklas Blomberg, il successo di tale formula “conferma la forza dell’approccio applicant-driven come modalità per portare nuove idee e nuovi partner nella comunità IHI”.

Le proposte della Call 12 dovranno quindi essere ambiziose, trasversali e in linea con la filosofia del partenariato: rispondere a bisogni sanitari insoddisfatti, favorire la collaborazione pubblico-privata su larga scala e generare impatti misurabili su società, economia e scienza.

Networking e opportunità di collaborazione per la IHI Call 12

Per supportare i potenziali proponenti nella costruzione dei consorzi, IHI ha aperto una piattaforma di networking online.

I candidati dovranno selezionare, all’interno della SRIA, l’obiettivo specifico a cui il loro progetto si riferisce, assicurando coerenza con le priorità strategiche europee e contribuendo al rafforzamento della competitività delle industrie sanitarie dell’UE.

La Call 12 sarà strutturata come un bando a fase singola, in cui i costi di progetto dovranno essere coperti per metà da contributi in-kind dei membri industriali IHI o dei partner contribuenti.

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CE: Consultazione pubblica sulla futura normativa dello Spazio europeo della ricerca

La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sul futuro Atto legislativo per lo Spazio europeo della ricerca (ERA Act), una normativa che mira a dare nuovo impulso all’area della ricerca e innovazione nell’UE e potenziare la circolazione di ricercatori, idee e infrastrutture.

L’obiettivo dell’invito è quello di raccogliere informazioni generali sui problemi riscontrati nello sviluppo e nella piena attuazione dello Spazio europeo della ricerca, oltre a conoscere il parere dei portatori di interessi sulle soluzioni praticabili che potrebbero essere sostenute dalla legislazione a livello UE.

L’invito a presentare contributi è rivolto a tutti i portatori di interessi delle amministrazioni nazionali e regionali e delle comunità di ricerca e innovazione, compresi gli istituti di istruzione superiore, gli istituti di istruzione e formazione professionale, le organizzazioni di ricerca, le comunità scientifiche e di ricerca, le imprese del settore privato, comprese le PMI, i centri tecnologici, le infrastrutture di ricerca e tecnologia, le strutture e le organizzazioni di consulenza scientifica e valutazione tecnologica, gli editori scientifici e il pubblico in generale.

La consultazione resterà aperta fino al 05 gennaio 2026.

ERA Act: obiettivi e implicazioni

L’ERA Act proposto dalla Commissione intende affrontare sfide strutturali come la mobilità limitata dei ricercatori, la disparità nell’investimento in R&I nei vari Stati membri e l’insufficiente condivisione dei risultati della ricerca. Tra gli elementi chiave: un impegno volto a raggiungere l’3 % del PIL europeo in R&D, la promozione della scienza aperta, il rafforzamento delle carriere nel settore della ricerca e l’armonizzazione delle politiche nazionali e comunitarie.

La normativa integrerà l’iniziativa “Scegli l’Europa”, che fa parte di un programma da 500 milioni di € per il periodo 2025-2027, inteso ad attrarre e trattenere i ricercatori provenienti da tutto il mondo e a promuovere l’Europa come una delle destinazioni principali per l’eccellenza scientifica.

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Nuovo Partenariato Europeo One Health AMR sulla resistenza antimicrobica

La Commissione Europea ha ufficialmente lanciato il Partenariato Europeo One Health AMR (Antimicrobial Resistance), un’iniziativa ambiziosa da 253 milioni di euro destinata a contrastare una delle più gravi minacce sanitarie globali: la resistenza antimicrobica (AMR).

Co-finanziato dal programma Horizon Europe con 75 milioni di euro, il partenariato One Health AMR avrà una durata di dieci anni e promuoverà la collaborazione tra settori e Paesi per sviluppare soluzioni innovative volte a ridurre l’uso di antimicrobici e prevenire la diffusione di resistenze.

Secondo le stime, l’AMR causa ogni anno oltre 35.000 decessi nell’Unione Europea e 1,27 milioni a livello mondiale (dati 2019), con proiezioni che arrivano fino a 10 milioni di morti l’anno entro il 2050. La resistenza antimicrobica, causata da un uso improprio di antibiotici e da carenze nei sistemi di controllo delle infezioni, mette a rischio la medicina moderna e rappresenta una sfida crescente per i sistemi sanitari e le economie globali.

“L’Europa è pronta a guidare la lotta globale contro la resistenza antimicrobica. Questo Partenariato incarna il nostro impegno a innovare e a proteggere le basi della medicina moderna”, ha dichiarato Ekaterina Zaharieva, Commissaria europea per Startups, Ricerca e Innovazione.

L’Italia nel partenariato One Health AMR

Coordinato dal Consiglio della Ricerca Svedese (Swedish Research Council), il Partenariato One Health AMR riunisce 53 organizzazioni di 30 Paesi e si fonda su un approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale.

Tra le azioni previste figurano bandi transnazionali congiunti per progetti di ricerca e innovazione, il rafforzamento delle capacità di ricerca nei Paesi partecipanti, la valorizzazione dei dati disponibili e il supporto all’attuazione di politiche più efficaci.

A rappresentare l’Italia nel Partenariato sono:

L’iniziativa si basa sui risultati della Joint Programming Initiative on Antimicrobial Resistance (JPIAMR), che dal 2011 ha investito oltre 180 milioni di euro, e risponde agli obiettivi della Raccomandazione del Consiglio del 2023 sull’AMR e del Piano d’Azione Europeo One Health del 2017.

One Health AMR contribuirà anche alla Strategia europea per le Scienze della Vita (Strategy for European Life Sciences), promuovendo lo sviluppo e l’adozione di strumenti innovativi per affrontare l’AMR e consolidando la posizione dell’UE come leader mondiale nel settore entro il 2030.

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