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Digital Europe: pubblicata l’analisi 2025 sulle competenze digitali avanzate

HaDEA ha pubblicato il “Portafoglio delle competenze digitali avanzate nell’ambito del programma Digital Europe nel 2025” (Advanced Digital Skills (ADS) portfolio under the Digital Europe Programme in 2025). Questa pubblicazione presenta le principali conclusioni e i risultati dei progetti nel campo delle competenze digitali avanzate, finanziati nell’ambito del programma Digital Europe.

Portafoglio delle competenze digitali ADS 2025

Le competenze digitali avanzate, uno degli obiettivi specifici chiave del programma Digital Europe, con progetti gestiti principalmente dall’Agenzia esecutiva europea per la salute e il digitale (HaDEA), sono diventate la spina dorsale del programma DIGITAL grazie alla loro complessa interazione con settori digitali chiave quali l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica, l’informatica quantistica e le tecnologie cloud.L’obiettivo è sostenere l’eccellenza degli istituti di istruzione e formazione dell’UE nei settori digitali, anche incoraggiando la loro cooperazione con la ricerca e le imprese nell’Unione Europea.

I progetti sulle competenze digitali avanzate dovrebbero contribuire agli obiettivi del Decennio digitale fissati dalla Commissione europea, in particolare per raggiungere “l’occupazione di 20 milioni di specialisti ICT nell’UE entro il 2030”. A tal fine, la Commissione europea ha stanziato 400,5 milioni di euro per lo sviluppo di competenze digitali avanzate per il periodo 2021-2027.

Nel 2025, il portafoglio delle competenze digitali avanzate del programma DIGITAL ha continuato ad espandersi e conta attualmente 57 progetti in totale gestiti da HaDEA.

 

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Rapporto OMS/Europa “Artificial intelligence is reshaping health systems: state of readiness across the European Union”

L’indagine dell’OMS per il periodo 2024-2025 mostra che gli Stati membri dell’UE stanno promuovendo l’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) nel settore sanitario attraverso strategie nazionali, una governance dei dati più rigorosa e un crescente utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale, quali sistemi diagnostici e di assistenza ai pazienti.

Sebbene siano stati compiuti progressi significativi, il rapporto sottolinea la necessità di una regolamentazione più chiara, maggiori investimenti, la formazione del personale e un coinvolgimento inclusivo delle parti interessate per garantire un’integrazione sicura, etica ed efficace dell’intelligenza artificiale nei sistemi sanitari europei.

Il rapporto “Artificial intelligence is reshaping health systems: state of readiness across the European Union”

Nel 2025, l’intelligenza artificiale è diventata una priorità fondamentale per i sistemi sanitari in tutta la Regione europea dell’OMS e, in particolare, all’interno dell’Unione Europea (UE). Con l’adozione da parte dell’UE della prima legislazione globale in materia di IA, l’attenzione mondiale è sempre più concentrata sul modo in cui l’Europa sta definendo la governance, la regolamentazione e l’implementazione dell’IA nel settore sanitario. Il piano d’azione regionale dell’OMS per la sanità digitale 2023–2030 continua a fornire un quadro di riferimento importante per l’integrazione dell’IA nei sistemi sanitari, garantendo al contempo che la trasformazione digitale favorisca migliori risultati sanitari, sostenibilità ed equità.

Il presente rapporto si basa sull’indagine dell’OMS 2024–2025 sull’IA per la salute, che ha raccolto le risposte di 50 dei 53 Stati membri della Regione europea dell’OMS, compresi tutti i 27 Stati membri dell’UE. I risultati forniscono una panoramica dettagliata di come i paesi dell’UE stanno affrontando l’IA in ambito sanitario attraverso strategie nazionali, quadri normativi, coinvolgimento degli stakeholder, sviluppo della forza lavoro, governance dei dati e adozione dell’IA.

La maggior parte degli Stati membri dell’UE ha adottato o sta sviluppando strategie nazionali intersettoriali in materia di IA, sebbene solo pochi abbiano definito strategie specifiche per la sanità. I governi riconoscono sempre più l’importanza di chiari meccanismi di supervisione, responsabilità e coordinamento tra i settori. Anche il coinvolgimento degli stakeholder sta diventando sempre più comune, in particolare con gli attori governativi, le istituzioni accademiche e gli operatori sanitari, sebbene le associazioni di pazienti e il pubblico in generale rimangano meno coinvolti nelle discussioni politiche.

Il rapporto evidenzia progressi significativi nell’adozione dell’IA in tutta l’UE. La diagnostica assistita dall’IA e gli strumenti di conversazione per il supporto ai pazienti sono tra le applicazioni più diffuse, trainate da obiettivi quali il miglioramento dell’assistenza ai pazienti, l’aumento dell’efficienza e la riduzione delle pressioni sul personale. Tuttavia, permangono alcune sfide, tra cui l’accessibilità economica, l’incertezza giuridica, la qualità dei dati e la disponibilità limitata di formazione sull’IA per gli operatori sanitari.

La governance dei dati sanitari è un’altra area critica di sviluppo. Molti Stati membri hanno introdotto strategie sui dati sanitari e hub nazionali di dati, preparandosi al contempo all’attuazione dello Spazio europeo dei dati sanitari entro il 2029. Allo stesso tempo, i paesi stanno lavorando per rafforzare i quadri etici e giuridici per l’IA, comprese le linee guida in materia di trasparenza, responsabilità e protezione dei dati.

Nel complesso, il rapporto dimostra che l’UE sta compiendo progressi sostanziali nell’integrazione dell’IA nell’assistenza sanitaria, sottolineando al contempo la necessità di investimenti continui, una governance più forte e una collaborazione inclusiva per garantire un’implementazione sicura, etica ed efficace dell’IA in tutti i sistemi sanitari.

 

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Digital Europe: disponibili i nuovi bandi 2026 su competenze avanzate e tecnologie digitali

La Commissione europea ha pubblicato nuovi inviti a presentare proposte su competenze avanzate e tecnologie digitali sotto Digital Europe per il 2026, elencati a seguire.

Le call su Competenze digitali avanzate e lo sfruttamento delle tecnologie

La destinazione “Competenze digitali avanzate” (Advanced Digital Skills) comprende tre temi:

  • DIGITAL-2026-SKILLS-10-DIGITAL-HEALTH-STEPCompetenze digitali avanzate per l’adozione dell’IA nel settore sanitario: questo bando mira ad ampliare l’offerta di istruzione e formazione in materia di intelligenza artificiale nel settore sanitario. Budget: 7,8 milioni di euro.
  • DIGITAL-2026-SKILLS-10-NATIONAL-COALITIONS Piattaforma per le competenze digitali e l’occupazione: Le coalizioni nazionali per le competenze digitali e l’occupazione: questo bando sostiene la creazione di nuove coalizioni nazionali per le competenze digitali e l’occupazione e di piattaforme nazionali negli Stati membri. Budget: 2 milioni di euro.
  • DIGITAL-2026-SKILLS-10-EDTECHAcceleratore EdTech: questo tema aiuta le startup e le PMI europee del settore EdTech a trasformare i concetti di soluzioni educative in applicazioni e soluzioni mature e completamente testate. Budget: 2,7 milioni di euro.

La destinazione “Accelerare il pieno sfruttamento delle tecnologie” (Accelerating Best Use of Technologies) comprende due temi:

  • DIGITAL-2026-BESTUSE-10-EHDSSviluppo delle capacità per l’implementazione dell’EEHRxF e dei servizi e sistemi sanitari digitali a sostegno dei diritti dei cittadini e del riutilizzo dei dati sanitari nell’ambito dell’EHDS: Questo bandi mira a sviluppare le capacità per implementare il formato europeo di scambio delle cartelle cliniche elettroniche (EEHRxF) e i servizi e sistemi sanitari digitali a sostegno dei diritti dei cittadini e del riutilizzo dei dati sanitari nell’ambito dello Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS). Budget: 14,4 milioni di euro.
  • DIGITAL-2026-BESTUSE-10-NETWORKSICsGarantire una copertura geografica completa della rete dei Centri per un Internet più sicuro (SIC): Questo bando mira a contribuire alla protezione e all’empowerment dei minori online, una priorità fondamentale dell’UE, attraverso una copertura geografica completa della rete nazionale dei Centri per un Internet più sicuro (Safer Internet Centres (SIC)) nell’UE. Budget: 10 milioni di euro.

 

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lotta contro il cancro

Malattie immunomediate e rischio tumorale: pubblicata la prima indagine italiana sul tema

Questo ampio studio italiano ha rilevato che le persone affette da malattie infiammatorie immunomediate presentano un rischio maggiore di sviluppare un tumore, soprattutto nel primo anno successivo alla diagnosi, probabilmente a causa dell’infiammazione piuttosto che del trattamento. Il rischio diminuisce con il passare del tempo, ma i risultati sottolineano l’importanza di monitorare e gestire tempestivamente l’infiammazione per migliorare gli esiti di salute a lungo termine.

Lo studio sulle malattie infiammatorie immunomediate avviato dal Gruppo di Onco-Reumatologia del Collegio Reumatologi Italiani (CReI)

Lo studio esamina la relazione tra le malattie infiammatorie immunomediate (Immune-mediated inflammatory diseases (IMID)) e il rischio di sviluppare un tumore, utilizzando i dati provenienti da un’ampia coorte nazionale italiana. Le IMID comprendono un’ampia gamma di patologie, quali l’artrite reumatoide e altre malattie del tessuto connettivo, spesso caratterizzate da infiammazione cronica e disfunzione del sistema immunitario. Nel corso di un periodo di follow-up di cinque anni, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a oltre 350.000 pazienti ospedalizzati, confrontando quelli affetti da malattie infiammatorie immunomediate con quelli privi di tali patologie.

I risultati mostrano che le persone con IMID hanno una maggiore probabilità di sviluppare il cancro rispetto a quelle senza queste malattie. Nello specifico, lo studio ha riscontrato un aumento del 32% del rischio complessivo di cancro tra i pazienti con malattie infiammatorie immunomediate. Ciò non significa che tutti gli individui con queste condizioni svilupperanno il cancro, ma suggerisce un’associazione significativa che merita attenzione sia in ambito di ricerca che sanitario.

Una delle osservazioni più importanti è che il rischio di cancro non è costante nel tempo. È più elevato durante il primo anno dopo la diagnosi di una IMID e poi diminuisce gradualmente negli anni successivi. Questo andamento suggerisce che la fase iniziale di queste malattie possa essere particolarmente critica. I ricercatori ipotizzano che sia l’infiammazione stessa, piuttosto che i farmaci utilizzati per trattare queste condizioni, a svolgere un ruolo chiave nell’aumento del rischio di cancro. L’infiammazione cronica può creare nell’organismo un ambiente che favorisce lo sviluppo dei tumori.

Lo studio evidenzia inoltre che non tutte le malattie immunomediate comportano lo stesso livello di rischio. I pazienti affetti da malattie diffuse del tessuto connettivo hanno mostrato un’associazione più marcata con il cancro rispetto a quelli affetti da artrite reumatoide. Inoltre, alcuni tipi di tumore sono risultati più comunemente associati alle IMID, tra cui il cancro ai polmoni, i tumori del sangue come la leucemia e il linfoma, il cancro alla vescica e il melanoma. Questi modelli sono in linea con ricerche precedenti e suggeriscono che l’infiammazione e l’attività del sistema immunitario possano influenzare alcuni organi o sistemi specifici più di altri.

Un altro aspetto importante è il ruolo dell’età e dello stato di salute generale. Gli individui più anziani e quelli con altre patologie erano più inclini a sviluppare il cancro, indipendentemente dal fatto che avessero o meno una IMID. Ciò rafforza l’idea che il rischio di cancro sia influenzato da molteplici fattori, tra cui l’invecchiamento e lo stato di salute generale.

Lo studio ha implicazioni pratiche per l’assistenza sanitaria. Suggerisce che le persone con diagnosi di malattie infiammatorie immunomediate potrebbero trarre beneficio da un monitoraggio più attento per il cancro, specialmente durante il primo anno dopo la diagnosi. Le strategie di diagnosi precoce e i controlli regolari potrebbero aiutare a identificare prima i potenziali problemi. Allo stesso tempo, un trattamento efficace dell’infiammazione potrebbe non solo migliorare i sintomi delle IMID, ma anche ridurre il rischio di cancro nel tempo.

La ricerca fornisce prove concrete dell’esistenza di un legame tra le malattie infiammatorie immunomediate e il cancro. Sebbene i meccanismi biologici esatti siano ancora oggetto di studio, i risultati sottolineano l’importanza di gestire l’infiammazione e di sottoporsi a regolari controlli medici. Questo approccio potrebbe contribuire a migliorare gli esiti a lungo termine per i pazienti affetti da queste patologie complesse.

 

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Evento Salute digitale GIDH: verso sistemi più resilienti e collaborativi

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Segretariato della GIDH sono lieti di annunciare le date del terzo incontro globale della Global Initiative on Digital Health (GIDH), che si terrà dal 22 al 24 giugno 2026 presso la sede dell’OMS a Ginevra, in Svizzera. Sarà possibile partecipare sia di persona che online.

Il 3° incontro globale GIDH

L’incontro si svolgerà all’insegna del tema “Rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari e le capacità locali attraverso le basi digitali, l’apprendimento e le partnership” (Building health systems resilience and local capacity through Digital Foundations, Learning and Partnerships). Riunirà i membri della GIDH, i paesi, i partner, la società civile, il mondo accademico, il settore privato e gli operatori della sanità digitale per scambiare esperienze sulle priorità nazionali in materia di sanità digitale e promuovere sforzi collaborativi verso una trasformazione digitale dei sistemi sanitari basata su standard. Durante i tre giorni, la leadership dei paesi, l’imprenditorialità locale e gli standard saranno messi in evidenza come pilastri fondamentali per una trasformazione della sanità digitale sostenibile e incentrata sulla persona.

Il programma:

  • Il primo giorno, 22 giugno 2026, sarà aperto solo agli attuali membri del GIDH.
  • Il secondo e terzo giorno, 23-24 giugno 2026, saranno aperti al pubblico.

 

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OMS lancia HISGOV, il database per valutare sistemi informativi e governance dei dati nei Paesi della Regione Europea

L’OMS ha lanciato il database Health Information Systems Governance (HISGOV), che raccoglie circa 70 indicatori per aiutare i paesi della Regione europea a comprendere, confrontare e migliorare le modalità di raccolta, gestione e utilizzo dei dati sanitari. Mettendo in evidenza i progressi, le lacune e le sfide in settori quali le strategie digitali, la governance dei dati e l’interoperabilità, la banca dati favorisce un processo decisionale più chiaro e l’adozione di politiche sanitarie più efficaci e basate su dati concreti.

Il database HISGOV

I sistemi informativi sanitari sono fondamentali per il buon funzionamento dei sistemi sanitari. Per favorirne il miglioramento, l’OMS ha lanciato un nuovo database destinato ai responsabili politici, agli esperti e al pubblico in tutta la Regione europea dell’OMS. Questo strumento è stato concepito per aiutare gli utenti a comprendere meglio il funzionamento dei sistemi informativi sanitari e le modalità con cui è possibile rafforzare la governance dei dati. La banca dati raccoglie quasi 70 indicatori, offrendo una panoramica chiara e accessibile sulle modalità con cui i paesi raccolgono, gestiscono e utilizzano i dati sanitari.

Cofinanziato dall’Unione Europea, il database HISGOV fornisce informazioni sia sui progressi compiuti che sulle sfide ancora in corso. Il suo scopo è quello di evidenziare le aree in cui potrebbero essere necessari ulteriori interventi o investimenti. Presentando informazioni comparabili tra i vari paesi, consente agli utenti di identificare le lacune e monitorare gli sviluppi nel tempo.

I sistemi di informazione sanitaria sono di per sé complessi e operano su più livelli. Essi generano informazioni sanitarie che guidano il processo decisionale attraverso processi quali la raccolta dei dati, l’analisi, la rendicontazione, la gestione delle conoscenze e la governance. Affinché questi sistemi siano efficaci ed efficienti, essi dipendono da dati coerenti e di alta qualità provenienti da un’ampia gamma di fonti. Queste includono cartelle cliniche, indagini, registri delle malattie, interviste, indagini di screening, programmi di prevenzione e dati provenienti da settori esterni a quello sanitario, quali i dati ambientali o sociali.

Questo database è strutturato attorno a componenti chiave che riflettono la solidità dei sistemi, tra cui strategie digitali, quadri di governance, cartelle cliniche elettroniche, utilizzo dei dati e interoperabilità. Esplora inoltre le sfide legate all’implementazione delle cartelle cliniche elettroniche e all’adozione di analisi avanzate. Le informazioni sono presentate attraverso tabelle riassuntive e mappe per facilitare la comprensione dei confronti e delle tendenze.

Attingendo a sondaggi e valutazioni dei sistemi, il database supporta un processo decisionale più efficace, chiarendo come i dati possano essere utilizzati per l’azione e lo sviluppo delle politiche nei vari paesi della regione.

 

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EDIH Summit 2026: Strengthening the AI Innovation Ecosystem

I prossimi 9 e 10 giugno si terrà a Bruxelles l’EDIH Summit 2026 dal titolo “Rafforzare l’ecosistema dell’innovazione nell’intelligenza artificiale”. Si cercherà di esaminare come funziona nella pratica l’ecosistema europeo dell’IA, condividere approcci, rafforzare il coordinamento e definire come le strutture di supporto e gli EDIH debbano evolversi in un panorama tecnologico e normativo in rapida evoluzione. Sono già aperte le iscrizioni per poter partecipare.

L’EDIH Summit 2026

L’ambizione europea nel campo dell’intelligenza artificiale si sta espandendo. Con l’entrata in vigore della legge sull’IA, l’adozione del piano d’azione “AI Continent” e l’attuazione della strategia “Apply AI”, c’è un quadro politico consolidato. La domanda fondamentale è se l’ecosistema funzioni in modo efficace: se le PMI e le amministrazioni pubbliche possano accedere alle infrastrutture adeguate, ottenere una guida affidabile e passare dall’interesse iniziale a un’adozione concreta dell’IA. Questa è la questione centrale che il Summit di quest’anno intende affrontare.

L’EDIH Summit 2026 riunisce l’intera rete degli European Digital Innovation Hubs (EDIH), le istituzioni dell’UE, gli Stati membri, le infrastrutture di IA e gli attori dell’innovazione per esaminare come funziona nella pratica l’ecosistema europeo dell’IA. Le sessioni esploreranno il modo in cui gli EDIH mettono in contatto le organizzazioni con altri attori dell’ecosistema dell’innovazione dell’IA dell’UE, quali le fabbriche di IA, le strutture di test e sperimentazione (TEF) e i sandbox normativi; il modo in cui strumenti comuni e quadri di valutazione sostengono questo lavoro; e il modo in cui approcci collaudati possono essere estesi a tutte le regioni e a tutti i settori.

 

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ERC: pubblicato un report sul ruolo della ricerca nello sviluppo di un’intelligenza artificiale in sanità

L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente la ricerca sanitaria e l’assistenza sanitaria. Un nuovo report del Consiglio europeo della ricerca (European Research Council (ERC)) analizza il portafoglio di progetti di ricerca finanziati dall’ERC in questo settore ed evidenzia come i progetti all’avanguardia stiano facendo progredire i metodi e gli strumenti per l’intelligenza artificiale in ambito medico. Il report mostra inoltre come tale ricerca possa contribuire all’obiettivo più ampio di garantire che l’intelligenza artificiale utilizzata in ambito sanitario sia sicura, affidabile e conforme alle norme UE in fase di definizione.

Il report dell’ERC

Questo nuovo report analizza 238 progetti dell’ERC che utilizzano l’intelligenza artificiale (IA) in ambito sanitario, finanziati nell’ambito del 7° Programma Quadro, di Horizon 2020 e di Horizon Europe, con un budget complessivo di 450 milioni di euro. I progetti hanno impiegato l’IA per la prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie, la diagnosi, l’ottimizzazione dei trattamenti e la gestione a lungo termine delle patologie, sviluppando modelli di IA, sistemi di supporto alle decisioni cliniche e piattaforme, compresi l’apprendimento automatico e l’apprendimento profondo.

Lo studio mostra come i modelli basati sull’IA, i sistemi di supporto alle decisioni cliniche e le piattaforme – compresi l’apprendimento automatico e l’apprendimento profondo – siano in fase di sviluppo per consentire una diagnosi precoce delle malattie e una previsione del rischio, una diagnosi, una prognosi e un trattamento più personalizzati. Evidenzia inoltre come l’IA sostenga l’integrazione di dati multi-omici, fenotipici e sanitari e contribuisca all’intero ciclo di vita dei farmaci, dalla scoperta alla sperimentazione clinica.

Il report illustra in che modo i progetti dell’ERC possano contribuire all’attuazione della legge dell’UE sull’IA, nonché allo Spazio europeo dei dati sanitari e alla strategia dell’UE Apply AI. I ricercatori finanziati dall’ERC sottolineano la necessità di una validazione rigorosa, di una solida gestione dei rischi, di dati di alta qualità, di trasparenza e di un controllo umano significativo, oltre che di infrastrutture sicure e di una chiara governance dei dati.

Un’analisi più approfondita di 59 progetti e 20 casi di studio illustra le applicazioni nell’ambito della diagnosi e del monitoraggio delle malattie, della scoperta di nuovi farmaci, della previsione dei rischi, dell’imaging, della robotica medica e della medicina personalizzata, indicando come fattori chiave i finanziamenti a lungo termine, i centri di ricerca sull’IA per la scienza e i sandbox normativi. Il report dimostra come la ricerca d’avanguardia possa contribuire a garantire che l’IA nel settore sanitario non sia solo innovativa e competitiva, ma anche affidabile, incentrata sull’uomo e saldamente radicata.

 

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Digital Europe: in arrivo il bando per l’uso dell’Intelligenza Artificiale nell’imaging medico

La Commissione pubblicherà a breve un invito a presentare proposte nell’ambito del programma Digital Europe per sostenere due progetti pilota su larga scala relativi a sistemi di intelligenza artificiale basati sul cloud per l’imaging medico, con un finanziamento totale dell’UE pari a 9 milioni di euro. L’invito sarà aperto dal 21 aprile 2026 al 1° ottobre 2026.

IA e imaging medico

I progetti pilota si concentreranno su contesti sanitari in cui l’IA può assistere l’analisi dei dati di imaging medico– tra cui risonanza magnetica, TAC, radiografia, PET ed ecografia – segnalando i risultati per la revisione da parte di professionisti medici qualificati.

I progetti pilota mirano a:

  • migliorare l’efficienza nei flussi di lavoro di rilevamento e diagnosi;
  • sostenere la definizione delle priorità nei casi critici;
  • ridurre la pressione sui servizi di radiologia;
  • contribuire a un accesso più equo ai servizi di screening, anche nelle regioni meno servite.

I centri medici che partecipano ai progetti pilota entreranno a far parte della Rete europea dei centri di screening avanzato basati sull’intelligenza artificiale (European Network of AI-Powered Advanced Screening Centres), garantendo che l’esperienza pratica sia condivisa con la più ampia comunità europea. I risultati saranno condivisi attraverso eventi della rete, consentendo l’apprendimento tra pari e la diffusione delle buone pratiche.

I progetti pilota si baseranno sulle infrastrutture europee esistenti, tra cui Cancer Image Europe e HealthData@EU, per rafforzare la collaborazione e accelerare l’adozione dell’IA nel settore sanitario in tutta Europa.

Nel portale Funding & Tenders sono presenti ulteriori informazioni in merito al bando.

 

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Nuovo report OMS Europa: equità al centro della salute digitale

Dal nuovo report di OMS Europa si evince che la trasformazione digitale nel settore sanitario ha subito un’accelerazione a seguito della pandemia di COVID-19, offrendo notevoli vantaggi ma comportando il rischio di un aumento delle disuguaglianze se l’equità non viene integrata nella regolamentazione, nell’attuazione e nella valutazione. I dati attuali evidenziano approcci frammentati e una responsabilità limitata, sottolineando la necessità di strategie coordinate, una progettazione inclusiva, una governance più solida e una valutazione incentrata sull’equità per garantire sistemi sanitari digitali equi ed efficaci.

L’equità al centro della salute digitale

L’accelerazione della trasformazione digitale dei sistemi sanitari ha ridefinito il modo in cui le persone accedono ai servizi, alle informazioni e all’assistenza. La sanità digitale e l’intelligenza artificiale offrono un forte potenziale per migliorare gli esiti sanitari, aumentare l’efficienza ed espandere l’accesso all’assistenza. Tuttavia, garantire l’equità all’interno di questi sistemi è essenziale per evitare di ampliare le disparità esistenti e per sostenere un’innovazione a beneficio di tutte le popolazioni. Sebbene le strategie globali e regionali enfatizzino l’equità come priorità, non è ancora chiaro se questo principio venga costantemente tradotto in pratica a livello di regolamentazione, implementazione e valutazione.

Per affrontare questa questione, è stata condotta una revisione esplorativa per esaminare come l’equità sia integrata nei sistemi sanitari digitali. La revisione ha valutato i quadri normativi, gli approcci di implementazione e le pratiche di valutazione, con l’obiettivo di identificare le lacune e fornire spunti per rafforzare l’equità nella sanità digitale in tutte le regioni.

Nella regolamentazione, le considerazioni sull’equità erano spesso limitate. Sebbene i quadri normativi affrontassero la privacy, la sicurezza e l’efficacia, raramente incorporavano una partecipazione significativa dei gruppi emarginati o affrontavano le disparità nelle infrastrutture e nell’accesso digitale. La legislazione emergente mira a migliorare la trasparenza e a ridurre i pregiudizi, ma manca di meccanismi applicabili per garantire l’equità nella pratica. Il monitoraggio post-implementazione include raramente misure incentrate sull’equità, aumentando il rischio che le disparità rimangano inosservate.

Le linee guida per l’implementazione hanno mostrato maggiori progressi, in particolare nella promozione di una progettazione accessibile e dell’usabilità in contesti con scarse risorse. I quadri di riferimento sottolineano sempre più spesso approcci inclusivi e il coinvolgimento degli utenti. Tuttavia, questi sforzi sono discontinui e non esistono standard universali né chiari meccanismi di responsabilità per garantire un’implementazione equa.

Le pratiche di valutazione hanno rivelato ulteriori lacune. Pochi quadri di riferimento considerano adeguatamente l’adattabilità, la scalabilità o la rappresentanza di popolazioni diverse. La sottorappresentazione dei gruppi emarginati limita la capacità di valutare l’efficacia nel mondo reale. Spesso mancano indicatori di equità e gli strumenti per valutare l’equità nei sistemi di IA rimangono poco sviluppati. Sebbene i metodi di valutazione esistenti si concentrino sulla sicurezza e sull’efficacia in termini di costi, non affrontano in modo sufficiente i risultati in termini di equità.

Il raggiungimento dell’equità nella sanità digitale richiede un passaggio da principi di alto livello a strategie attuabili. È necessaria una comprensione condivisa di cosa sia una sanità digitale equa per ridurre la frammentazione e guidare un’azione coordinata. Strumenti standardizzati, inclusi quadri di riferimento e metodi di valutazione incentrati sull’equità, possono supportare l’attuazione e la valutazione.

È fondamentale rafforzare la regolamentazione e la governance. Ciò comporta l’integrazione dei principi di equità nei requisiti di progettazione, la garanzia di un monitoraggio costante tra i diversi gruppi della popolazione e la creazione di meccanismi di responsabilità. I modelli di finanziamento sostenibili dovrebbero incentivare l’innovazione inclusiva e affrontare le disparità nell’accesso.

Infine, è essenziale sviluppare le capacità e promuovere la collaborazione tra i diversi settori. Il coinvolgimento di una varietà di stakeholder, comprese quelle con esperienza diretta, può contribuire a ridurre i pregiudizi e a migliorare la fiducia. La condivisione delle migliori pratiche e il sostegno alla ricerca promuoveranno ulteriormente sistemi sanitari digitali equi. Senza sforzi coordinati e sostenuti, la trasformazione digitale rischia di rafforzare le disuguaglianze esistenti anziché ridurle.

 

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