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Horizon Europe: 500 milioni di euro aggiuntivi per ricerca e innovazione

La Commissione europea ha annunciato 500 milioni di euro aggiuntivi per Horizon Europe nel biennio 2026-2027, portando il budget complessivo del programma per i due anni a circa 14,8 miliardi di euro. L’incremento rafforza il principale programma europeo per la ricerca e l’innovazione e amplia le opportunità di finanziamento per ricercatori, imprese e organizzazioni.

Le risorse aggiuntive permetteranno anche di estendere il programma con due nuove call trasversali, dedicate ad alcune delle principali sfide strategiche dell’Unione: la transizione verso un’economia positiva per la natura, le tecnologie avanzate, le competenze e il collegamento tra ricerca e mercato.

Due nuove opportunità di finanziamento

La prima nuova call, “Transformative Change Towards a Nature-Positive Economy and Society”, dispone di 227 milioni di euro e finanzierà 11 azioni di ricerca e innovazione. L’obiettivo è sostenere la transizione verso modelli economici più favorevoli alla biodiversità, contribuendo allo stesso tempo alla competitività e alla resilienza dell’Europa.

La seconda, “Bridging Actions 2027”, mette a disposizione 260 milioni di euro e prepara il terreno per il futuro programma Horizon Europe 2028-2034. Particolare attenzione sarà dedicata al percorso dall’innovazione all’investimento, per favorire il passaggio dai risultati della ricerca alla loro applicazione sul mercato. Tra gli ambiti interessati figurano l’intelligenza artificiale, le infrastrutture di ricerca e tecnologia, i media digitali europei e soluzioni innovative per le città.

Un programma sempre più attrattivo

La Commissione ha presentato anche due rapporti che confermano l’attrattività di Horizon Europe. Dal suo avvio nel 2021, il programma ha investito 61 miliardi di euro in sovvenzioni e ulteriori 1,3 miliardi in equity, sostenendo quasi 23.000 progetti e coinvolgendo oltre 34.000 organizzazioni, tra cui circa 20.000 imprese.

I progetti finanziati hanno prodotto oltre 32.300 pubblicazioni scientifiche e sostenuto più di 151.000 ricercatori all’inizio della carriera, inclusi dottorandi e post-doc.

Un altro dato significativo riguarda i nuovi partecipanti: il 55% dei beneficiari di Horizon Europe non aveva precedentemente partecipato ai programmi europei di ricerca e innovazione. Tuttavia, la Commissione evidenzia la necessità di facilitare una partecipazione più continuativa, soprattutto per le organizzazioni che entrano per la prima volta nel programma.

Verso il prossimo Horizon Europe

Il rafforzamento del programma arriva mentre l’UE prepara il futuro Horizon Europe 2028-2034. Le nuove Bridging Actions mirano proprio a costruire un collegamento più efficace tra ricerca, innovazione e investimenti, rafforzando il ruolo della ricerca come motore della competitività europea.

Per università, centri di ricerca, imprese e autorità territoriali, le nuove opportunità rappresentano quindi un ulteriore spazio per sviluppare partenariati e progetti europei su innovazione tecnologica, transizione verde, biodiversità e competitività.

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Salute Globale

Rapporto OMS: servizi essenziali (WASH) ancora insufficienti nelle strutture sanitarie

Garantire acqua sicura, servizi igienici adeguati e condizioni igieniche nelle strutture sanitarie è una componente essenziale della qualità dell’assistenza. Eppure, secondo il nuovo rapporto WHO/UNICEF “Progress on water, sanitation, hygiene, environmental cleaning and waste management in health-care facilities 2015–2025”, permangono importanti lacune a livello globale.

Per la prima volta, il rapporto presenta stime globali per tutte e cinque le aree fondamentali: acqua, servizi igienici, igiene delle mani, pulizia ambientale e gestione dei rifiuti sanitari.

Nel 2025, l’85% delle strutture sanitarie disponeva di un servizio di base per l’acqua, il 72% di servizi igienici per l’igiene delle mani e il 71% di servizi di base per la gestione dei rifiuti sanitari. I dati sono invece molto più critici per i servizi igienici e la pulizia ambientale: solo il 40% delle strutture rispettava gli standard di base per i servizi igienico-sanitari e il 59% quelli per la pulizia ambientale.

Non basta avere un bagno

A livello globale, l’89% dispone di qualche forma di servizio igienico e l’85% di servizi utilizzabili. Per essere considerato “di base”, tuttavia, il servizio deve essere migliorato, funzionante e rispondere alle esigenze di pazienti e operatori, comprese quelle di donne e ragazze e delle persone con mobilità ridotta. Solo circa la metà delle strutture dispone di servizi igienici separati per sesso, accessibili o dotati di strutture per l’igiene mestruale.

Anche la pulizia ambientale rappresenta una criticità: il requisito di base prevede sia protocolli di pulizia sia personale adeguatamente formato. Il 18% delle strutture non soddisfa nessuno dei due requisiti, interessando strutture che servono una popolazione stimata in circa 1,5 miliardi di persone.

Una questione di qualità e sicurezza delle cure

Per l’OMS, queste condizioni non riguardano soltanto il comfort dei pazienti. La disponibilità di acqua, igiene, servizi igienici e adeguata pulizia ambientale è strettamente collegata alla prevenzione e al controllo delle infezioni, e alla diffusione della resistenza antimicrobica.

Il rapporto evidenzia comunque progressi dal 2015: la copertura dei servizi di acqua, igiene e gestione dei rifiuti è aumentata, con l’incremento maggiore registrato per l’igiene. Restano però significativi divari e importanti lacune nei dati disponibili.

Per OMS e UNICEF, la sfida è quindi duplice: rafforzare gli investimenti nei servizi WASH delle strutture sanitarie e migliorare il monitoraggio, andando oltre la semplice presenza di infrastrutture e misurando anche affidabilità, sicurezza, accessibilità e qualità dei servizi.

 

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Pubblicazione OMS: Un linguaggio comune per contrastare l’ipertensione

L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato il “Compendium of essential clinical terminology for hypertension-control programmes”, un nuovo documento pensato per rendere più omogeneo il linguaggio utilizzato nei programmi di prevenzione e controllo dell’ipertensione.Il compendio si inserisce nell’ambito dell’iniziativa WHO HEARTS e punta a favorire una maggiore coerenza tra Paesi e diversi livelli dei sistemi sanitari.

Il documento raccoglie definizioni standardizzate relative alla diagnosi e classificazione dell’ipertensione, alla misurazione e al monitoraggio della pressione arteriosa, alla valutazione e gestione clinica, agli interventi sugli stili di vita, allo screening e alla presa in carico dei pazienti. Include inoltre indicatori fondamentali per il monitoraggio e la valutazione dei programmi.

Un linguaggio comune per migliorare i programmi

L’obiettivo non è soltanto terminologico. Utilizzare definizioni condivise può facilitare la formazione degli operatori, la raccolta e il confronto dei dati, il monitoraggio della qualità e la valutazione delle performance dei programmi di controllo dell’ipertensione.

Il compendio è rivolto in particolare a responsabili dei programmi sanitari, équipe delle cure primarie, esperti di monitoraggio e valutazione, specialisti dei sistemi informativi sanitari, decisori politici e partner tecnici. Le definizioni possono essere adattate ai diversi contesti nazionali, mantenendo però la coerenza concettuale necessaria per garantire la comparabilità dei dati.

Dalla misurazione alla continuità delle cure

L’approccio proposto dall’OMS considera quindi l’ipertensione lungo l’intero percorso assistenziale: dall’identificazione e diagnosi della condizione fino alla gestione clinica, agli interventi sugli stili di vita, alla registrazione dei pazienti e alla continuità delle cure.

Per i sistemi sanitari territoriali, uno strumento di questo tipo può contribuire a collegare meglio attività cliniche, sistemi informativi e monitoraggio degli esiti, favorendo una lettura più uniforme delle performance dei programmi di prevenzione e controllo dell’ipertensione.

Il compendio costituisce un riferimento operativo per l’implementazione dei programmi basati sul WHO HEARTS Technical Package.

 

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Nuove “Data stories” OMS: articoli per analizzare i dati sanitari e il loro significato per la salute della popolazione

I numeri sono indispensabili per comprendere la salute delle popolazioni, ma da soli raramente raccontano tutta la storia. Dietro ogni indicatore ci sono persone, comunità, sistemi sanitari e condizioni sociali e ambientali. È questo il punto di partenza di “Data stories: getting to know the lives behind the numbers”, la nuova serie dell’OMS/Europa che invita a guardare oltre statistiche e grafici per comprendere meglio cosa raccontano realmente i dati e come possano essere utilizzati per orientare le politiche di salute pubblica.

DUE STORIE, DUE PROSPETTIVE

Una delle prime storie, “More than a mother”, analizza la salute e la mortalità delle donne, mostrando come concentrarsi esclusivamente sulla maternità rischi di offrire una visione incompleta della salute femminile. L’analisi evidenzia inoltre importanti differenze territoriali e problemi nella classificazione delle cause di morte, sottolineando quanto la qualità dei dati sia importante per individuare correttamente i bisogni di salute.

Un secondo esempio arriva dalla Cechia, dove il collegamento tra dati sanitari e dati della polizia ha permesso di comprendere meglio i decessi per suicidio. L’aumento del 25% dei suicidi registrato nelle statistiche non rifletteva necessariamente un improvviso peggioramento: una parte dell’incremento derivava dalla migliore identificazione e classificazione dei casi precedentemente registrati come morti di causa incerta.

DALLA QUALITÀ DEL DATO ALLA QUALITÀ DELLE DECISIONI

I due esempi mostrano, da prospettive diverse, un principio comune: ciò che viene misurato e il modo in cui viene misurato influenzano ciò che diventa visibile alle politiche pubbliche. Per i sistemi sanitari, disporre di dati affidabili, comparabili e correttamente interpretati è fondamentale per individuare bisogni, monitorare le disuguaglianze, programmare i servizi e indirizzare le risorse. Le Data Stories dell’OMS/Europa propongono quindi di partire dai numeri, ma non fermarsi ai numeri. Perché dietro ogni statistica sanitaria ci sono persone e comunità, e comprenderne meglio le storie significa anche poter comprendere meglio le sfide di salute pubblica.

 

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Nuovo manuale UE per l’approvvigionamento di contromisure mediche nelle crisi sanitarie

La preparazione alle emergenze sanitarie passa anche dalla capacità di assicurare rapidamente vaccini, medicinali, dispositivi diagnostici, dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale quando una crisi si manifesta. Per contribuire a rafforzare questa capacità, la Commissione europea, attraverso la Health Emergency Preparedness and Response Authority (HERA), ha pubblicato il 9 settembre 2026 il nuovo Handbook for EU Crisis Procurement of Medical Countermeasures.

Il documento nasce dall’esperienza maturata negli ultimi anni, in particolare durante la pandemia di COVID-19, quando gli Stati membri e la Commissione hanno sviluppato un approccio comune all’approvvigionamento dei vaccini. Da allora, il quadro europeo si è ulteriormente evoluto, mettendo a disposizione nuovi strumenti e meccanismi per affrontare future emergenze.

TRE MODALITÀ DI APPROVVIGIONAMENTO A LIVELLO EUROPEO

Il nuovo Handbook ha per obiettivo di fornire alla Commissione e agli Stati membri una base comune di riferimento che possa essere utilizzata fin dalle prime fasi di un’emergenza. La guida presenta in particolare tre principali modalità di procurement:

  1. a Commissione europea come grossista, acquistando, immagazzinando e successivamente distribuendo o donando prodotti e servizi;
  2. il procurement congiunto (joint procurement), attraverso il quale la Commissione acquista per conto dei Paesi partecipanti sulla base di un accordo comune;
  3. il procurement da parte della Commissione per conto degli Stati membri, nell’ambito di accordi che consentono ai singoli Paesi di ordinare e acquistare le contromisure necessarie.

La scelta dello strumento dipenderà dalle caratteristiche della crisi, dal tipo di prodotto richiesto e dalle condizioni del mercato.

PERCHÉ IL PROCUREMENT EUROPEO È IMPORTANTE

Uno degli insegnamenti della pandemia è che, in presenza di una domanda improvvisa e di una disponibilità limitata di prodotti essenziali, la capacità di agire collettivamente può contribuire a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.

La Commissione sottolinea, ad esempio, che aggregare la domanda dei diversi Paesi può aumentare il potere negoziale dell’UE e contribuire a garantire la disponibilità dei prodotti. Un approccio comune può inoltre ridurre la competizione tra gli Stati membri per forniture limitate.

DALLA RISPOSTA ALLA PREPARAZIONE

Il procurement non riguarda però soltanto il momento in cui una crisi è già iniziata. HERA considera gli acquisti e lo stockpiling parte integrante della fase di preparazione, insieme al monitoraggio delle catene di approvvigionamento, all’identificazione delle capacità produttive e all’individuazione delle vulnerabilità del mercato.

La preparazione mira quindi a fare in modo che, quando emerge una minaccia, non sia necessario costruire da zero i meccanismi di approvvigionamento. L’obiettivo è disporre in anticipo di strumenti, informazioni, capacità produttive e procedure che possano essere rapidamente attivati.

Il nuovo Handbook rappresenta quindi non soltanto una guida tecnica agli strumenti di acquisto, ma anche un tassello del più ampio processo di costruzione di una capacità europea di preparazione e risposta alle crisi sanitarie.

 

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ONU: pubblicato il Report 2026 su acqua e servizi igienico-sanitari

A dieci anni dall’adozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, il Sustainable Development Goal 6 (SDG 6) ha contribuito a rafforzare il ruolo dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari nelle politiche pubbliche a livello nazionale e internazionale. Per la prima volta, l’intero ciclo dell’acqua è stato inserito in un quadro globale unitario e condiviso, permettendo ai Paesi di definire obiettivi, mobilitare risorse, monitorare i progressi e individuare le principali lacune.

I risultati raggiunti sono significativi. Secondo un nuovo rapporto ONU, dal 2015, oltre 961 milioni di persone hanno acquisito accesso a servizi di acqua potabile gestiti in sicurezza, mentre 141 milioni di persone in meno dipendono oggi da fonti di acqua superficiale non trattata. Sul fronte dei servizi igienico-sanitari, 1,2 miliardi di persone in più dispongono di servizi gestiti in sicurezza e 1,6 miliardi hanno acquisito accesso a servizi igienici di base. Il ricorso alla defecazione all’aperto è inoltre diminuito di 429 milioni di persone. Inoltre, quasi il 60% dei Paesi aveva raggiunto nel 2023 almeno un livello medio-alto di attuazione della gestione integrata delle risorse idriche, rispetto al 40% del 2017.

Progressi ancora troppo lenti e disomogenei

Nonostante questi risultati, il rapporto evidenzia un divario significativo tra i progressi registrati e quelli necessari per raggiungere gli obiettivi entro il 2030. L’accelerazione è iniziata per diversi indicatori e un numero crescente di Paesi registra miglioramenti misurabili anno dopo anno, ma le tendenze positive non sono ancora universali.

In particolare, lo stress idrico rimane molto elevato in diverse aree del mondo, con tendenze in peggioramento in Nord Africa e Asia occidentale e ulteriori criticità in Asia centrale e meridionale. Anche la cooperazione sulle acque transfrontaliere procede lentamente, mentre è aumentata la quota di bacini caratterizzati da una tendenza negativa nella portata minima annuale dei fiumi.

La distanza dagli obiettivi del 2030 emerge soprattutto quando si considera il ritmo necessario. Per raggiungere una copertura universale entro il 2030, sarebbe necessario aumentare di otto volte l’attuale ritmo di progresso per l’acqua potabile gestita in sicurezza, di sei volte quello relativo ai servizi igienico-sanitari gestiti in sicurezza e di due volte quello relativo ai servizi igienici di base.

Acqua come leva per lo sviluppo sostenibile

Il rapporto sottolinea tuttavia che i dieci anni di attuazione dell’SDG 6 hanno prodotto effetti che vanno oltre i singoli indicatori. Il Goal 6 ha contribuito a elevare acqua e servizi igienico-sanitari tra le priorità politiche, ha favorito l’armonizzazione delle politiche e degli standard e ha creato nuove opportunità di coordinamento tra settori e livelli di governo. Ha inoltre rafforzato la cooperazione transfrontaliera e mobilitato una crescente partecipazione degli stakeholder.

Questa dimensione sistemica assume particolare rilevanza nel contesto attuale. Il rapporto identifica infatti l’acqua come un “superconnector” dello sviluppo sostenibile, capace di collegare diversi obiettivi dell’Agenda 2030 e di incidere sulle trasformazioni economiche e ambientali che caratterizzeranno gli anni successivi al 2030. Innovazione tecnologica, nuove modalità di finanziamento e rafforzamento delle capacità istituzionali possono contribuire a superare alcuni degli ostacoli che hanno rallentato i progressi.

Dall’incrementalismo alla trasformazione

Guardando al 2030 e oltre, il rapporto propone di passare da progressi incrementali e disomogenei a un approccio più trasformativo. Un ruolo importante viene attribuito anche a una partecipazione più strutturata degli stakeholder nei processi decisionali e a un migliore collegamento tra obiettivi politici, indicatori e strumenti di attuazione. Il rapporto richiama inoltre la necessità di mantenere un processo intergovernativo dedicato all’acqua anche oltre il 2030 e di rafforzare il coordinamento dell’intero sistema delle Nazioni Unite attraverso UN-Water.

Il messaggio centrale del rapporto è quindi duplice: i progressi degli ultimi dieci anni dimostrano che il cambiamento è possibile, ma il ritmo attuale non è sufficiente. Gli ultimi anni dell’Agenda 2030 rappresentano una finestra decisiva per trasformare gli impegni sull’acqua e i servizi igienico-sanitari in risultati più rapidi, equi e duraturi.

 

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Horizon Europe InfoDay e Brokerage event – Cluster 1, bandi 2027

Il Cluster 1 – Health di Horizon Europe si prepara alle nuove opportunità di finanziamento previste per il 2027. Il programma, nell’ambito del secondo pilastro di Horizon Europe dedicato alla ricerca e all’innovazione collaborativa, sostiene progetti internazionali volti a promuovere sistemi sanitari più innovativi, sostenibili e resilienti e a rispondere alle principali sfide emergenti nel settore della salute.

Le attività del Cluster 1 si articolano attorno a sei principali aree di intervento: promuovere la salute in una società in rapido cambiamento; favorire ambienti di vita e di lavoro che promuovano la salute; affrontare le malattie e ridurne il carico; garantire l’accesso a cure innovative, sostenibili e di alta qualità; sfruttare il potenziale di nuovi strumenti, tecnologie e soluzioni digitali per una società più sana; sostenere un’industria della salute innovativa, sostenibile e competitiva a livello globale.

Un’occasione per prepararsi alle call 2027

In vista dell’apertura delle prossime opportunità di finanziamento, sono previsti due appuntamenti online strettamente collegati tra loro.

Il 24 e 25 novembre 2026 si terrà il Cluster Health Horizon Europe Brokerage Event 2027, un evento dedicato alla creazione di partenariati e alla costruzione di consorzi per le future call del Cluster 1 Health. L’iniziativa offrirà a ricercatori, innovatori, organizzazioni e altri stakeholder l’opportunità di entrare in contatto con potenziali partner interessati agli stessi topic di finanziamento.

Il Brokerage Event prevederà, tra le altre attività, incontri bilaterali di matchmaking, una sessione di pitching nella mattina del 24 novembre, durante la quale sarà possibile presentare idee progettuali, competenze e necessità di partenariato, e una piattaforma online dedicata che consentirà ai partecipanti registrati di individuare potenziali partner e programmare gli incontri in anticipo.

La registrazione all’evento aprirà all’inizio di ottobre 2026.

Il 26 novembre l’Horizon Europe Cluster 1 Health Info Day

Il Brokerage Event sarà organizzato in stretta connessione con l’Horizon Europe Cluster 1 Health Info Day, previsto per il 26 novembre 2026. La combinazione dei due appuntamenti permetterà ai partecipanti di acquisire informazioni di prima mano sulle opportunità di finanziamento del 2027 e, allo stesso tempo, di sviluppare contatti con potenziali partner per la preparazione delle proposte.

L’Info Day rappresenterà quindi un momento importante per comprendere meglio le priorità e le caratteristiche delle prossime call, prepararsi alla partecipazione e orientare per tempo la costruzione dei partenariati internazionali.

In vista dell’evento, saranno inoltre disponibili presentazioni preregistrate e sarà possibile inviare anticipatamente le proprie domande attraverso la piattaforma Sli.do, utilizzando l’hashtag #HorizonEU, così da consentire ai relatori di fornire risposte più complete durante la sessione live.

 

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Salute Globale

Resistenza antimicrobica in Europa: impatto sanitario, costi e strategie di prevenzione

La resistenza antimicrobica (AMR) è una delle principali minacce globali per la salute pubblica. Ogni anno, nel mondo, le infezioni causate da microrganismi resistenti contribuiscono a quasi 5 milioni di decessi. La diffusione dell’AMR mette a rischio l’efficacia di molti trattamenti e può compromettere procedure mediche fondamentali, dai trapianti di organi alle terapie oncologiche, dalla chirurgia alla terapia intensiva.

La resistenza antimicrobica in Europa

Nella Regione europea dell’OMS, le infezioni resistenti agli antimicrobici sono direttamente responsabili di circa 133 000 decessi ogni anno e associate indirettamente ad altri 541 000 decessi. L’impatto non riguarda soltanto la salute delle persone: l’AMR rappresenta anche un peso crescente per i sistemi sanitari, con un costo stimato a circa 11,7 miliardi di euro all’anno nell’UE.

Ma dietro questi numeri ci sono persone, esperienze e professionisti che ogni giorno affrontano concretamente le conseguenze dell’AMR. Per raccontarne la storia, l’OMS ha pubblicato un nuovo racconto fotografico che raccoglie le testimonianze di persone provenienti da diversi Paesi della Regione europea, mostrando quanto sia complessa e trasversale la risposta necessaria per contrastare la resistenza antimicrobica.

In alcuni dei casi presentati, la presenza di batteri resistenti può trasformare un’infezione grave in una minaccia per la vita, rendendo fondamentale la disponibilità di diagnosi tempestive, sistemi di sorveglianza efficaci e terapie mirate. Negli ospedali, l’aumento delle infezioni resistenti può inoltre tradursi in ricoveri più lunghi e ripetuti, maggiori costi e una crescente difficoltà nel trattare anche infezioni comuni.

La prevenzione rappresenta quindi una componente essenziale della risposta. Il rafforzamento delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni, la formazione degli operatori sanitari e l’aggiornamento delle linee guida sono fondamentali per limitare la diffusione dei microrganismi resistenti. Allo stesso tempo, è necessario promuovere un uso appropriato degli antimicrobici, dalla prescrizione alla profilassi chirurgica, contrastando l’automedicazione e gli utilizzi non necessari.

L’AMR riguarda inoltre ambiti che vanno oltre la medicina. Un uso responsabile degli antibiotici nell’allevamento, il controllo delle infezioni sessualmente trasmissibili e il monitoraggio delle acque reflue possono contribuire a prevenire e individuare precocemente la diffusione della resistenza.

Questi esempi sottolineano la necessità di un approccio One Health, basato sulla collaborazione tra sanità umana, salute animale, ambiente, ricerca e istituzioni. Dall’esperienza sul campo alla definizione delle politiche nazionali, contrastare l’AMR richiede un’azione coordinata e condivisa.

Le testimonianze raccolte nella photo story restituiscono una realtà chiara: la resistenza antimicrobica non è un problema confinato a un singolo settore o a una singola professione. Pazienti, medici, infermieri, farmacisti, ostetriche, ricercatori, allevatori e autorità sanitarie hanno tutti un ruolo da svolgere.

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Commissione europea: pubblicato il documento “Tassonomia dei materiali avanzati”

La Commissione europea ha sviluppato una nuova “Tassonomia dei materiali avanzati” (Advanced Materials Taxonomy), un quadro strutturato per classificare e organizzare i progetti e i temi di ricerca relativi ai materiali avanzati e alle tecnologie industriali nell’ambito di Horizon Europe, in particolare del Cluster 4. Il documento, elaborato dalla European Health and Digital Executive Agency (HaDEA), nasce dall’esperienza dell’Unità B3 (Industry) nella gestione dei portafogli di progetti e punta a rafforzare il collegamento tra attività di ricerca e innovazione, priorità politiche e trasformazione industriale.

Una tassonomia pensata per collegare ricerca e politiche industriali

L’obiettivo non è semplicemente catalogare i materiali in funzione dei settori industriali di applicazione. La tassonomia adotta infatti un approccio basato sui temi e sulle funzioni, classificando le attività in base alla loro principale finalità innovativa. Questo consente di rappresentare meglio la natura trasversale e interdisciplinare della ricerca sui materiali avanzati, che interessa contemporaneamente mobilità, energia, elettronica, costruzioni, industria manifatturiera e numerosi altri ambiti.

Il sistema è costruito su tre livelli gerarchici, che rispondono alle domande “COME”, “COSA”, e “PER COSA”: il primo individua l’ampio dominio dell’innovazione o il percorso di trasformazione; il secondo identifica l’area tecnologica o funzionale; il terzo specifica l’applicazione, l’obiettivo industriale o il meccanismo di attuazione. La struttura è inoltre coerente con la direzionalità della catena del valore sviluppata dalla partnership IAM4EU.

Il documento sottolinea che la tassonomia è stata sviluppata attraverso un’analisi iterativa degli argomenti e dei progetti di Horizon Europe e delle attività di clustering dei portafogli. Il sistema è concepito come una struttura scalabile e dinamica, alla quale potranno essere aggiunte nuove categorie qualora emergano temi ricorrenti non classificabili nelle categorie esistenti.

Dalla classificazione al governo dei portafogli

Uno degli aspetti più interessanti del documento è che la tassonomia viene concepita non come un semplice strumento descrittivo, ma come uno strumento di gestione strategica. La sua applicazione dovrebbe consentire di costruire e analizzare i portafogli di progetti, monitorare l’evoluzione tecnologica e industriale, fornire dei riscontri alle politiche europee e individuare nuove tendenze.

La struttura permette inoltre di collegare più sistematicamente i portafogli gestiti da HaDEA con i temi dei programmi di finanziamento di Horizon Europe, contribuendo a una rappresentazione più strutturata dello stato di sviluppo delle politiche. 

Sostenibilità e autonomia tecnologica al centro

Dalla classificazione emerge una visione dei materiali avanzati strettamente collegata alle principali trasformazioni dell’industria europea. La sostenibilità attraversa numerose categorie: dai materiali riciclabili e bio-based alle alternative alle sostanze pericolose, dalla riduzione dell’impiego di materie prime critiche nei magneti alla decarbonizzazione dei processi industriali, fino all’economia circolare e all’efficienza energetica.

Parallelamente, la tassonomia evidenzia l’importanza delle tecnologie digitali e delle nuove capacità computazionali. Intelligenza artificiale, machine learning, digital twins, infrastrutture di dati e tecnologie quantistiche sono presentati come strumenti destinati ad accelerare la scoperta dei materiali, ottimizzare i processi produttivi e migliorare le prestazioni e la sostenibilità delle tecnologie industriali.

Un documento destinato a evolvere

La nuova tassonomia viene esplicitamente descritta come un documento “vivo”. Sebbene sia stata sviluppata principalmente per l’area dei materiali avanzati e per i relativi portafogli di progetti, gli autori suggeriscono di valutarne l’applicabilità anche ad altri settori di policy, introducendo nuove categorie in funzione delle esigenze emergenti.

Il valore del nuovo strumento risiede quindi non soltanto nella capacità di mettere ordine in un settore tecnologico estremamente ampio e interdisciplinare, ma soprattutto nella possibilità di creare un linguaggio comune tra ricerca, finanziamento europeo, politica industriale e innovazione. In questo senso, la tassonomia può diventare uno strumento utile per comprendere dove si concentrano gli investimenti europei, quali tecnologie stanno emergendo e quali condizioni sono necessarie perché i risultati della ricerca sui materiali avanzati arrivino effettivamente all’industria e al mercato.

 

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AI Omnibus: nuove misure di semplificazione dell’AI Act

 ll 27 luglio u.s. è entrato in vigore in tutta l’Unione europea l’AI Omnibus, il pacchetto di modifiche al quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale promosso dalla Commissione europea nell’ambito della più ampia strategia di semplificazione delle regole digitali. Il provvedimento modifica in modo mirato l’AI Act, con l’obiettivo di facilitarne l’attuazione, sostenere l’innovazione e rafforzare la competitività delle imprese europee, mantenendo al contempo le garanzie per la sicurezza delle persone e la tutela dei diritti fondamentali.

L’AI Omnibus era stato proposto dalla Commissione nel novembre 2025 e rappresenta il primo importante intervento di modifica dell’AI Act dall’adozione del regolamento nel 2024. Il nuovo quadro interviene soprattutto sulle modalità e sui tempi di applicazione delle norme, cercando di rispondere alle difficoltà emerse nella fase di preparazione all’attuazione della normativa.

Tempi più lunghi per i sistemi di IA ad alto rischio

Una delle modifiche più rilevanti riguarda i sistemi di intelligenza artificiale classificati come ad alto rischio. Per i sistemi indicati nell’Allegato III dell’AI Act, le relative disposizioni inizieranno ad applicarsi dal 2 dicembre 2027, anziché dal 2 agosto 2026. Per i sistemi di IA ad alto rischio incorporati in prodotti fisici disciplinati dall’Allegato I – tra cui macchinari, giocattoli e ascensori – il termine è invece fissato al 2 agosto 2028.

La proroga mira a garantire che imprese e autorità dispongano di un quadro tecnico e normativo sufficientemente maturo per applicare le nuove regole. Il cambiamento è particolarmente importante per le organizzazioni che devono adeguare prodotti, sistemi di gestione del rischio, procedure di valutazione della conformità e documentazione tecnica.

Più spazio a innovazione e sperimentazione

L’AI Omnibus introduce anche misure volte a creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo e la sperimentazione dell’intelligenza artificiale. Una delle novità è l’ampliamento dell’accesso alle regulatory sandboxes, cioè ambienti controllati nei quali imprese e sviluppatori possono testare sistemi di IA sotto la supervisione delle autorità competenti. Il nuovo quadro prevede inoltre una sandbox normativa a livello europeo, con l’obiettivo di facilitare la sperimentazione transfrontaliera.

Alcune delle semplificazioni precedentemente riservate alle piccole e medie imprese vengono inoltre estese alle small mid-cap companies (SMCs), consentendo a un numero maggiore di imprese di beneficiare di obblighi proporzionati alle proprie dimensioni e capacità.

Nuove garanzie per sicurezza e diritti fondamentali

La semplificazione non significa però un generale allentamento delle tutele. L’AI Omnibus introduce, ad esempio, un divieto esplicito per i sistemi di IA utilizzati per generare contenuti sessualmente espliciti e intimi senza consenso, nonché per la generazione di materiale pedopornografico.

Un’altra novità riguarda la possibilità di utilizzare categorie particolari di dati personali per individuare e correggere fenomeni di discriminazione e bias nei sistemi di IA, secondo le condizioni previste dalla normativa.

Un equilibrio tra regolamentazione e competitività

L’entrata in vigore dell’AI Omnibus segna quindi un passaggio importante nella strategia europea sull’intelligenza artificiale. La sfida è trovare un equilibrio tra due esigenze apparentemente contrapposte: evitare che la regolamentazione rallenti l’innovazione europea e, allo stesso tempo, garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avvenga nel rispetto della sicurezza, dei diritti fondamentali e della fiducia dei cittadini.

L’AI Omnibus va letto proprio in questa prospettiva: non una riscrittura dell’AI Act, ma un intervento di semplificazione e adeguamento che modifica significativamente la sua tabella di marcia e alcune modalità di applicazione.

Per imprese, amministrazioni pubbliche e organizzazioni che utilizzano l’intelligenza artificiale, sarà quindi importante seguire con attenzione la nuova timeline di attuazione dell’AI Act e le indicazioni che saranno progressivamente pubblicate dalla Commissione europea.

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