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Salute Globale

Consiglio dell’UE: adottate conclusioni su salute e resilienza nei contesti fragili

Il 18 maggio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato nuove conclusioni volte a rafforzare l’approccio europeo alla fragilità, alla resilienza e alla cooperazione internazionale nei Paesi partner maggiormente esposti a crisi, conflitti e instabilità.

Il documento riconosce come la fragilità rappresenti una sfida globale crescente, alimentata da conflitti, cambiamenti climatici, povertà, disuguaglianze e tensioni geopolitiche. Secondo il Consiglio, affrontare queste vulnerabilità è una priorità strategica per l’Unione europea, non solo per sostenere lo sviluppo sostenibile, ma anche per promuovere la sicurezza e la stabilità internazionale.

Le conclusioni sottolineano l’importanza di un approccio integrato e di lungo periodo basato sul nesso umanitario-sviluppo-pace (Humanitarian-Development-Peace Nexus), con particolare attenzione alla prevenzione dei conflitti, al rafforzamento della resilienza delle comunità e alla tutela dei diritti umani.

Un ruolo centrale è attribuito all’accesso equo ai servizi essenziali, tra cui assistenza sanitaria di qualità, istruzione, acqua potabile, protezione sociale e istituzioni affidabili. Il Consiglio evidenzia inoltre come il rafforzamento dei sistemi di protezione sociale e la lotta alla povertà siano elementi fondamentali per ridurre il rischio di fragilità.

Le conclusioni confermano anche l’importanza dell’approccio “Team Europe“, che promuove una maggiore cooperazione tra istituzioni europee, Stati membri, organizzazioni internazionali, settore privato e attori locali per massimizzare l’impatto degli interventi.

Infine, il Consiglio richiama la necessità di mantenere un forte sostegno finanziario ai Paesi più fragili e ai Paesi meno sviluppati, ribadendo il contributo dell’UE quale principale donatore mondiale di aiuto pubblico allo sviluppo, con 82,5 miliardi di euro erogati nel 2025, pari al 48% dell’assistenza ufficiale allo sviluppo a livello globale.

 

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Salute Globale

Webinar EUHPP: resilienza dei sistemi sanitari nell’UE

La Commissione Europea, attraverso la piattaforma EU Health Policy Platform (EUHPP) organizza un nuovo webinar dedicato al tema della resilienza dei sistemi sanitari.

L’evento, dal titolo “Strengthening Health System Resilience in the EU: Evidence, Measurement, and Policy Levers”, si terrà l’11 giugno 2026 dalle 15:00 alle 16:30 e si svolgerà in lingua inglese.

Il webinar presenterà un approccio metodologico per la valutazione quantitativa e comparativa della resilienza dei sistemi sanitari, applicato a quattro Paesi dell’Unione Europea nel contesto della pandemia da COVID-19.

Verranno inoltre discussi i risultati di analisi qualitative sui fattori che influenzano performance più o meno resilienti e il ruolo degli incentivi come strumento di policy per rafforzare la capacità di risposta dei sistemi sanitari. Il programma prevede interventi di accademici e istituzioni europee.

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Salute Globale

Europa in ritardo nella lotta contro HIV, tubercolosi ed epatiti: l’allarme dell’ECDC

L’Europa rischia di non raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda ONU 2030 per contrastare HIV, tubercolosi, epatiti virali e infezioni sessualmente trasmissibili. È quanto emerge da un nuovo rapporto pubblicato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), secondo il quale queste malattie continuano a causare oltre 59.000 decessi ogni anno nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo.

L’analisi valuta i progressi verso il raggiungimento del target 3.3 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), che mira a porre fine alle epidemie di AIDS e tubercolosi e a combattere le epatiti virali e altre malattie trasmissibili entro il 2030. I risultati mostrano che, salvo poche eccezioni, la maggior parte dei Paesi europei non è in linea con i traguardi previsti oppure non dispone di dati sufficienti per misurare i progressi compiuti.

Particolarmente preoccupante è la situazione delle epatiti B e C, responsabili di circa il 90% dei decessi registrati per queste patologie. A differenza di HIV e tubercolosi, per le quali si osserva una riduzione della mortalità, i decessi associati alle epatiti virali rimangono elevati e non mostrano una tendenza significativa alla diminuzione.

Il rapporto ECDC evidenzia inoltre forti disuguaglianze tra i Paesi europei nell’accesso ai servizi di prevenzione, diagnosi e trattamento. Sebbene si registrino progressi nell’ambito del testing e delle cure per l’HIV e nella capacità di individuare i casi di tubercolosi, persistono importanti lacune nella copertura dei programmi di prevenzione e nella continuità terapeutica, soprattutto per le epatiti virali.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda l’aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili. Negli ultimi anni sono cresciuti i casi di gonorrea e sifilide in diversi Paesi europei, segnalando la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e promozione della salute sessuale.

Per invertire questa tendenza e avvicinarsi agli obiettivi del 2030, l’ECDC invita gli Stati membri a investire maggiormente in tre aree prioritarie: ampliamento delle strategie di prevenzione rivolte alle popolazioni più vulnerabili, potenziamento dei servizi di depistaggio, e miglioramento dei sistemi di sorveglianza e raccolta dati.

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Salute mentale Salute Globale

Disturbi neurologici: nuovo rapporto OMS

I disturbi neurologici rappresentano oggi la principale causa di cattiva salute e disabilità a livello globale, interessando oltre un terzo della popolazione mondiale. È quanto emerge dal rapporto esecutivo Global status report on neurology dell’OMS, che fotografa una situazione in rapido peggioramento e mette in evidenza profonde disuguaglianze tra Paesi ad alto reddito e Paesi a basso e medio reddito.

Secondo il rapporto, il peso sanitario, sociale ed economico delle patologie neurologiche continua ad aumentare, aggravato da carenze nelle politiche sanitarie, nella disponibilità di risorse, nell’accesso ai servizi di prevenzione e cura, e nella consapevolezza pubblica.

Per affrontare questa crescente crisi, nel 2022 gli Stati membri dell’OMS hanno adottato all’unanimità l’Intersectoral Global Action Plan (IGAP) on Epilepsy and Other Neurological Disorders 2022–2031, un piano d’azione globale decennale che mira a ridurre stigma, mortalità, disabilità e impatto socioeconomico delle malattie neurologiche, promuovendo al contempo la salute del cervello lungo tutto l’arco della vita.

Il nuovo rapporto rappresenta il primo grande monitoraggio globale dell’attuazione dell’IGAP e definisce i valori di riferimento per i 10 obiettivi globali fissati per il 2031. Il documento raccoglie dati su governance, finanziamenti, servizi sanitari, forza lavoro, accesso a farmaci e tecnologie, prevenzione, ricerca e sistemi informativi sanitari, offrendo una mappa dettagliata della risposta di salute pubblica ai disturbi neurologici.

Tra le patologie monitorate figurano epilessia, ictus, malattia di Parkinson, meningite, cefalee e disturbi del neurosviluppo. Il rapporto esclude invece la demenza, che viene monitorata separatamente attraverso il Global Dementia Observatory.

L’indagine è stata condotta in collaborazione con gli uffici regionali e nazionali dell’OMS attraverso un questionario inviato ai ministeri della salute dei 194 Stati membri. Hanno partecipato 102 Paesi, pari al 53% degli Stati membri e al 71% della popolazione mondiale. Sebbene il livello di partecipazione sia considerato significativo, il rapporto evidenzia anche importanti limiti nella raccolta e qualità dei dati, soprattutto nei Paesi con sistemi informativi sanitari fragili o frammentati.

Uno degli aspetti centrali evidenziati dall’OMS è il forte squilibrio globale nell’accesso ai servizi neurologici. Nei Paesi a basso e medio reddito persistono gravi carenze di specialisti, strutture, tecnologie diagnostiche e farmaci essenziali. Molte persone con disturbi neurologici non ricevono diagnosi tempestive né trattamenti adeguati, con un impatto particolarmente grave sulle popolazioni più vulnerabili.

L’OMS conclude sottolineando che i prossimi anni saranno decisivi per accelerare l’attuazione dell’IGAP e ridurre il crescente peso globale delle malattie neurologiche.

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cure integrate comunicazione in salute workforce

Integrare la riabilitazione visiva nei sistemi sanitari: una nuova guida OMS

Una nuova pubblicazione dell’OMS, Planning guide for integrated vision rehabilitation, rappresenta uno strumento pratico per supportare i Paesi nello sviluppo e nell’integrazione dei servizi di riabilitazione visiva all’interno dei sistemi sanitari nazionali. La guida nasce dalla consapevolezza che la disabilità visiva e la cecità incidono profondamente sulla qualità della vita delle persone.

La riabilitazione visiva viene definita come una componente essenziale dell’assistenza oftalmologica, rivolta alle persone con deficit visivi irreversibili ma con una residua capacità visiva. L’obiettivo è aiutare le persone a massimizzare le proprie capacità funzionali attraverso un insieme di interventi che comprendono supporto psicologico, ausili ottici ed elettronici, dispositivi per la mobilità, adattamenti ambientali e training specifici per l’uso della visione residua e per l’orientamento.

La guida distingue inoltre la riabilitazione visiva dai percorsi di riabilitazione rivolti alle persone cieche. Nel primo caso, il focus è sull’ottimizzazione della visione residua; nel secondo, invece, l’attenzione è rivolta allo sviluppo di competenze che non dipendono dalla vista, come l’utilizzo del Braille, le tecniche avanzate di orientamento e mobilità o le tecnologie assistive non visive. Questo approccio evidenzia la necessità di creare percorsi integrati tra servizi sanitari, sociali ed educativi, per garantire continuità assistenziale e inclusione.

Il documento sottolinea anche il carattere multidisciplinare della riabilitazione visiva, che coinvolge oftalmologi, optometristi, ortottisti, psicologi, terapisti occupazionali, fisioterapisti, insegnanti specializzati, assistenti sociali e altri professionisti sanitari. Questo modello integrato consente di accompagnare la persona verso una maggiore autonomia nella mobilità, nella lettura, nel lavoro e nella partecipazione sociale.

Nonostante l’esistenza di interventi efficaci, l’accesso ai servizi di riabilitazione visiva rimane ancora molto limitato, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. Tra le principali barriere individuate dalla WHO vi sono la carenza di personale formato, la limitata disponibilità di servizi al di fuori dei centri specialistici, i costi elevati degli ausili, la scarsa integrazione nelle politiche sanitarie nazionali e la ridotta consapevolezza delle opportunità di riabilitazione sia tra i professionisti sanitari sia tra i pazienti.

La guida propone infine un percorso operativo in tre fasi: analizzare i bisogni e i servizi esistenti, implementare interventi prioritari e integrare stabilmente la riabilitazione visiva nei piani sanitari nazionali e nei sistemi di monitoraggio.

 

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workforce

Tre nuovi policy brief europei sulla pianificazione del personale sanitario

Tre nuovi policy briefs dell’European Observatory on Health Systems and Policies affrontano le problematiche relative al future della workforce sanitaria, partendo dalle evidenze generate nel quadro del progetto europeo HEROES.I policy brief vogliono affrontare una delle sfide centrali per i sistemi sanitari europei: come pianificare e prevedere in modo efficace il fabbisogno futuro di personale sanitario e assistenziale.

I tre policy brief del progetto esplorano dimensioni complementari: l’evoluzione dei modelli di cura, il rafforzamento degli strumenti di pianificazione e dati, e la necessità di rendere strutturali e sostenibili le attività di forecasting.

Modelli di cura innovativi e trasformazione della forza lavoro

Il primo policy brief sottolinea che la trasformazione dei modelli assistenziali richiede un’evoluzione della forza lavoro sanitaria, con nuovi ruoli, competenze e forme di collaborazione, soprattutto in ambiti come cure primarie, assistenza territoriale, digital health e integrazione tra sanità e sociale.

Il documento evidenzia la necessità di passare da una pianificazione tradizionale basata sulle singole professioni a modelli più flessibili, centrati su skill mix, lavoro di squadra e integrazione tra settori. Vanno inoltre valorizzate competenze trasversali, digitali e di leadership, insieme a una migliore definizione dei ruoli nei settori meno riconosciuti come cure primarie e sociali.

Dati, metodi e strumenti per la pianificazione del personale sanitario

Il secondo policy brief analizza pianificazione e la previsione del fabbisogno di personale sanitario, evidenziando che una programmazione efficace deve collegare i bisogni di salute alle competenze disponibili, utilizzando dati demografici, epidemiologici, organizzativi e occupazionali.

Il documento sottolinea l’importanza di combinare diversi metodi di previsione, integrare tali attività nelle strutture istituzionali e garantire finanziamenti stabili e coordinamento tra sanità, istruzione e mercato del lavoro. Registri interoperabili e dati qualitativi sono considerati strumenti essenziali per supportare decisioni più efficaci e modelli di assistenza integrati.

Istituzionalizzazione e governance della pianificazione del personale sanitario

Nel terzo policy brief si sottolinea l’importanza di rendere le attività di pianificazione e previsione strutturali e permanenti all’interno della governance sanitaria. Il rapporto evidenzia che previsione e pianificazione diventano realmente efficaci solo quando vengono istituzionalizzate, cioè integrate in strutture di governance stabili, supportate da basi giuridiche e finanziamenti continuativi. In questo modo, la programmazione del personale non dipende da cicli politici di breve periodo, ma diventa un processo continuo e adattabile.

Le basi dell’istituzionalizzazione sono rappresentate da quadri normativi e regolatori chiari, che definiscono responsabilità, mandati istituzionali e cicli regolari di previsione. L’allineamento con le strategie dell’Unione europea e con la strategia globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità favorisce comparabilità, responsabilità e sostenibilità tra i Paesi.

I tre policy brief sono corredati da numerosi esempi concreti derivanti dalle analisi condotte nei Paesi partecipanti alla Joint Action HEROES, che ne rafforzano la rilevanza pratica.

 

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Salute Globale

La 79ª Assemblea Mondiale della Sanità: la salute globale a un punto di svolta

Le delegazioni provenienti da tutto il mondo si riuniranno tra il 18 e il 23 maggio a Ginevra per la 79ª Assemblea Mondiale della Sanità (World Health Assembly – WHA), il principale organo decisionale dell’OMS. L’incontro si svolge in un momento particolarmente importante per la salute globale, segnata da conflitti, nuove pressioni legate ai cambiamenti climatici, alle trasformazioni demografiche, alle disuguaglianze sanitarie e all’incertezza economica.

Cos’è l’Assemblea Mondiale della Sanità?

L’Assemblea Mondiale della Sanità è l’organo di governo dell’OMS e riunisce ogni anno a Ginevra le delegazioni di tutti gli Stati Membri dell’Organizzazione. L’Assemblea definisce le politiche dell’OMS, approva il programma e il bilancio, supervisiona le politiche finanziarie e nomina il Direttore Generale. Rappresenta inoltre il principale forum globale nel quale i Paesi negoziano priorità e coordinano le azioni internazionali in materia di salute.

I principali temi all’ordine del giorno

Secondo il rapporto consolidato preparato dall’OMS in vista dell’Assemblea, i delegati saranno chiamati a discutere una vasta gamma di sfide interconnesse, tra le quali:

  1. Il rallentamento dei progressi nell’ambito delle vaccinazioni: l’OMS avverte che molti Paesi non sono sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda per l’Immunizzazione 2030, a causa delle persistenti disuguaglianze nell’accesso ai vaccini, della crescente diffusione della disinformazione e dell’esitazione vaccinale, nonché delle difficoltà nel raggiungere le popolazioni più vulnerabili, soprattutto nei contesti fragili e colpiti da conflitti.
  2. Anche la tubercolosi continuerà a occupare un posto centrale nell’agenda politica. L’OMS sottolinea che i progressi nella lotta contro la TB richiederanno sistemi sanitari più solidi, un maggiore accesso alla diagnosi e ai trattamenti e una maggiore attenzione ai determinanti sociali ed economici della salute. Gli Stati Membri stanno inoltre iniziando a guardare oltre l’attuale strategia “End TB”, lavorando a una futura strategia post-2030.
  3. I cambiamenti climatici saranno un altro tema destinato a influenzare molte delle discussioni dell’Assemblea. L’OMS considera sempre più il cambiamento climatico non soltanto come una questione ambientale, ma come una vera e propria minaccia per la salute pubblica, già in grado di modificare la diffusione delle malattie, colpire le comunità più vulnerabili e mettere sotto pressione la resilienza dei sistemi sanitari. Crescono le preoccupazioni legate alle ondate di calore, alle malattie trasmesse da vettori e al degrado ambientale.
  4. Parallelamente, l’OMS invita i Paesi ad accelerare gli sforzi verso la copertura sanitaria universale, garantendo però che l’innovazione tecnologica non contribuisca ad ampliare le disuguaglianze. Le discussioni sulla salute digitale, la medicina di precisione e l’accesso ai servizi diagnostici metteranno in evidenza la necessità di garantire un accesso equo alle nuove tecnologie, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito.
Finanziamenti e futuro della cooperazione internazionale

Uno dei temi ricorrenti del rapporto dell’OMS riguarda la sostenibilità dei finanziamenti per la salute globale. L’Organizzazione avverte che molti obiettivi sanitari internazionali rischiano di non essere raggiunti a causa di finanziamenti insufficienti e instabili, in un momento in cui i sistemi sanitari sono già sottoposti a forti pressioni. L ’Organizzazione stessa continua a subire le conseguenze finanziarie legate all’uscita degli Stati Uniti e dell’Argentina dall’OMS, con effetti sul suo funzionamento complessivo.

Più in generale, la 79ª Assemblea Mondiale della Sanità rifletterà una crescente consapevolezza del fatto che le grandi sfide della salute globale siano ormai profondamente interconnesse. Malattie infettive, cambiamenti climatici, resilienza economica e disuguaglianze sociali non possono più essere affrontati separatamente. Mentre i governi si preparano a riunirsi a Ginevra, l’Assemblea offrirà un’importante indicazione sulla volontà dei Paesi di rafforzare la cooperazione internazionale e investire in sistemi sanitari più equi e resilienti per il futuro.

 

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Salute Globale

Rapporto OCSE su malattie non trasmissibili in aumento: impatti su società ed economia

Le malattie non trasmissibili (Non-Communicable Diseases – NCDs), come diabete, tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie croniche, continuano a crescere nei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dell’Unione europea, nonostante decenni di strategie di prevenzione e politiche sanitarie. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’OCSE, intitolato The Health and Economic Benefits of Tackling Non-Communicable Diseases.

Secondo il documento, tra il 1990 e il 2023 la prevalenza del diabete è aumentata dell’86% nei Paesi OCSE e del 64% nell’UE. Oggi una persona su dieci nell’area OCSE convive con il diabete, mentre una su otto soffre di malattie cardiovascolari. Nello stesso periodo, i casi di tumore sono cresciuti del 36% e quelli di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) del 49%.

Perché le malattie croniche continuano a crescere

Il rapporto individua tre grandi fattori che stanno alimentando questa tendenza.

Il primo è l’aumento dell’obesità, che ha annullato parte dei progressi ottenuti nella riduzione di fattori di rischio come il fumo, l’inquinamento atmosferico, il consumo dannoso di alcol e la sedentarietà.

Il secondo elemento riguarda un apparente paradosso: i miglioramenti nelle cure e nella sopravvivenza rappresentano un successo della sanità pubblica, ma fanno sì che sempre più persone convivano a lungo con patologie croniche, aumentando la domanda di assistenza e la complessità dei servizi sanitari.

Infine, pesa il rapido invecchiamento della popolazione. Anche mantenendo invariati i livelli di rischio e i tassi di sopravvivenza, il numero di nuovi casi di malattie croniche aumenterà del 31% entro il 2050 nei Paesi OCSE semplicemente per effetto della struttura demografica.

Particolarmente preoccupante è la crescita prevista delle multimorbilità, cioè la presenza simultanea di più patologie croniche nella stessa persona: l’OCSE stima un incremento del 75% entro il 2050.

Un costo enorme per economia e società

Le conseguenze delle malattie croniche non riguardano solo la salute individuale. Le malattie non trasmissibili incidono sulla produttività del lavoro, aumentano la spesa sanitaria, aggravano le disuguaglianze sociali e riducono il benessere collettivo.

Secondo il rapporto, oltre quattro morti premature su dieci — cioè prima dei 75 anni — sono legate a malattie prevenibili attraverso interventi di sanità pubblica.

L’impatto economico è altrettanto significativo. Utilizzando il modello SPHeP dell’OCSE, gli autori stimano che, in assenza di malattie croniche, la spesa sanitaria sarebbe circa il 40% più bassa e il PIL medio quasi il 4% più alto nei prossimi 25 anni. Tra tutti i fattori di rischio, l’obesità emerge come la principale leva di intervento.

Tre pilastri per affrontare le malattie croniche

L’OCSE individua tre pilastri fondamentali per strategie efficaci contro le NCDs.

  1. Informazione ed educazione: Le persone devono essere messe nelle condizioni di comprendere i rischi e adottare comportamenti più salutari.
  2. Ambienti che favoriscano scelte sane: le politiche pubbliche devono creare contesti favorevoli alla salute.
  3. Sistemi sanitari orientati alla prevenzione: l’assistenza primaria viene indicata come il cuore della risposta alle malattie croniche.

Il rapporto arriva in un momento in cui molti sistemi sanitari europei sono già sotto pressione per carenza di personale, aumento della domanda assistenziale e crescita della spesa pubblica.

Per l’OCSE, la lotta alle malattie croniche non rappresenta soltanto una priorità sanitaria, ma anche una scelta economica e sociale strategica. Investire nella prevenzione oggi potrebbe evitare milioni di casi di malattia, ridurre drasticamente i costi futuri e migliorare qualità della vita, produttività e sostenibilità dei sistemi sanitari europei.

 

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Salute Globale

Il Consiglio apre alle nuove tecniche genomiche per colture più resistenti e sostenibili

Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato un nuovo regolamento sulle “Nuove Tecniche Genomiche” (New Genomic Techniques – NGT), per favorire lo sviluppo di colture più resistenti ai cambiamenti climatici, alle malattie e alla scarsità di risorse, mantenendo al tempo stesso elevati standard di sicurezza per salute umana, animale e ambiente.

Le NGT sono tecniche genomiche di nuova generazione che consentono di modificare il patrimonio genetico delle piante in modo più preciso rispetto agli organismi geneticamente modificati (OGM) tradizionali, spesso senza introdurre DNA proveniente da altre specie. Secondo le istituzioni europee, queste innovazioni potrebbero contribuire a ridurre l’uso di pesticidi e fertilizzanti, aumentare la resilienza delle colture agli eventi climatici estremi e rafforzare la sicurezza alimentare europea. Le NGT sono emerse nel corse dell’ultimo decennio, e non esistevano nel 2001, quando la legislazione UE sugli OGM è stata adottata per la prima volta.

Il nuovo quadro normativo distingue due categorie di piante ottenute tramite NGT. La prima (NGT-1) comprende modifiche considerate equivalenti a quelle ottenibili con metodi di selezione convenzionali: queste varietà saranno soggette a procedure semplificate e non dovranno essere etichettate come OGM nei prodotti alimentari finali. La seconda categoria (NGT-2) riguarda modifiche genetiche più complesse, che continueranno invece a essere sottoposte alle attuali regole europee sugli organismi geneticamente modificati.

Secondo la ministra cipriota dell’Agricoltura Maria Panayiotou, che rappresenta la presidenza di turno del Consiglio UE, gli agricoltori europei “hanno bisogno di soluzioni pratiche per adattarsi ai cambiamenti climatici e restare competitivi”.

Il regolamento dovrà ora completare l’iter finale con il Parlamento europeo. Se approvato definitivamente, il nuovo sistema potrebbe entrare pienamente in applicazione entro il 2028, dopo un periodo transitorio di circa due anni.

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Salute Globale

Nuova pubblicazione OMS su salute di rifugiati e migranti per un nuovo quadro globale di monitoraggio

Di fronte a sfide sempre più complesse – dalla riduzione dei finanziamenti alla diffusione di narrative negative sulla migrazione, fino alle difficoltà nella raccolta dei dati – la pubblicazione dell’OMS pone un obiettivo chiaro: rafforzare l’attuazione del Global Action Plan (GAP) per la salute di migranti e rifugiati (2019-2030) attraverso azioni concrete, coordinate e sostenibili. Questo nuovo rapporto monitora i progressi realizzati nel tradurre la visione del GAP in azioni concrete.

Un aspetto incoraggiante è che molti Paesi hanno iniziato a integrare la salute di rifugiati e migranti nelle strategie nazionali, istituendo meccanismi di coordinamento e promuovendo equità e inclusione. Tuttavia, permangono lacune, in particolare nella raccolta e nell’uso dei dati sanitari legati alla migrazione, nel garantire la partecipazione di rifugiati e migranti ai processi decisionali e nell’assicurare l’accesso alle cure per tutti, indipendentemente dallo status giuridico.

L’OMS promuove anche un approccio più inclusivo, in grado di integrare la dimensione migratoria nelle strategie sanitarie generali, coinvolgendo direttamente le comunità interessate nei processi decisionali. Un’attenzione particolare è rivolta ai gruppi più vulnerabili: le esperienze migratorie non sono tutte uguali, e alcuni gruppi – come donne, bambini o lavoratori in condizioni precarie – affrontano rischi maggiori. Riconoscere queste differenze è fondamentale per evitare che le disuguaglianze si amplifichino.

Per rendere più operativo il GAP, l’OMS invita poi i Paesi a tradurre gli impegni globali in piani nazionali concreti, con obiettivi chiari e strumenti di monitoraggio. Questo passaggio è essenziale per trasformare le dichiarazioni politiche in risultati misurabili.

Un altro elemento chiave è il rafforzamento della collaborazione tra settori. La salute dei migranti non dipende solo dai servizi sanitari, ma anche da politiche in ambiti come lavoro, istruzione e alloggio. Da qui l’importanza di creare meccanismi di coordinamento e partenariati ampi, che coinvolgano diversi attori istituzionali e sociali.

Nel loro insieme, questi obiettivi delineano un’agenda ambiziosa ma necessaria: rendere i sistemi sanitari più inclusivi, più informati e più capaci di rispondere a una realtà globale sempre più caratterizzata dalla mobilità umana.

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