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Salute Globale Salute mentale

A Copenhagen la 76ª sessione del Comitato regionale OMS per l’Europa

Dal 27 al 29 ottobre 2026 si terrà a Copenhagen la 76ª sessione del Comitato regionale dell’OMS per l’Europa (RC76), l’organo decisionale della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità. Parteciperanno ministri della Salute e delegazioni di alto livello dei 53 Stati membri, insieme a organizzazioni partner e rappresentanti della società civile.

La sessione rappresenterà un momento importante per fare il punto sull’attuazione del Secondo Programma europeo di lavoro 2026–2030 e definire alcune delle principali priorità dell’OMS/Europa per i prossimi anni.

Dall’assistenza primaria all’intelligenza artificiale

La prima giornata sarà dedicata soprattutto agli aspetti politici e allo stato della salute nella Regione europea, con un briefing di alto livello sull’assistenza sanitaria primaria.

La seconda giornata sarà invece focalizzata sulla governance dell’Organizzazione, sul bilancio e sulla programmazione per il periodo 2028–2029, oltre che sulle candidature per ospitare nuovi uffici decentrati dedicati a temi quali qualità delle cure e sicurezza dei pazienti, intelligenza artificiale e salute, e well-being economy.

Particolarmente rilevanti saranno i temi tecnici previsti per la terza giornata, quando gli Stati membri saranno chiamati a considerare due importanti documenti strategici:

Il Comitato discuterà inoltre lo sviluppo di una futura strategia sulle malattie non trasmissibili e la promozione del benessere, prevista per adozione nel 2027, e una possibile strategia regionale sulla salute mentale e il benessere 2027–2037.

Un appuntamento anche per il confronto europeo

Il programma di RC76 è accompagnato da una serie di eventi virtuali dedicati a temi quali la fiducia nella scienza e nelle autorità sanitarie, l’equità nella salute, la resistenza antimicrobica, l’innovazione per la salute pubblica e l’approccio Health in All Policies alla salute mentale.

La sessione di Copenhagen offrirà quindi un’importante occasione per collegare indirizzi politici, evidenze scientifiche e innovazione, in un momento in cui i sistemi sanitari europei sono chiamati ad affrontare contemporaneamente l’invecchiamento della popolazione, le malattie croniche, le trasformazioni digitali e le crescenti disuguaglianze di salute.

 

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Salute Globale

Rapporto OMS: servizi essenziali (WASH) ancora insufficienti nelle strutture sanitarie

Garantire acqua sicura, servizi igienici adeguati e condizioni igieniche nelle strutture sanitarie è una componente essenziale della qualità dell’assistenza. Eppure, secondo il nuovo rapporto WHO/UNICEF “Progress on water, sanitation, hygiene, environmental cleaning and waste management in health-care facilities 2015–2025”, permangono importanti lacune a livello globale.

Per la prima volta, il rapporto presenta stime globali per tutte e cinque le aree fondamentali: acqua, servizi igienici, igiene delle mani, pulizia ambientale e gestione dei rifiuti sanitari.

Nel 2025, l’85% delle strutture sanitarie disponeva di un servizio di base per l’acqua, il 72% di servizi igienici per l’igiene delle mani e il 71% di servizi di base per la gestione dei rifiuti sanitari. I dati sono invece molto più critici per i servizi igienici e la pulizia ambientale: solo il 40% delle strutture rispettava gli standard di base per i servizi igienico-sanitari e il 59% quelli per la pulizia ambientale.

Non basta avere un bagno

A livello globale, l’89% dispone di qualche forma di servizio igienico e l’85% di servizi utilizzabili. Per essere considerato “di base”, tuttavia, il servizio deve essere migliorato, funzionante e rispondere alle esigenze di pazienti e operatori, comprese quelle di donne e ragazze e delle persone con mobilità ridotta. Solo circa la metà delle strutture dispone di servizi igienici separati per sesso, accessibili o dotati di strutture per l’igiene mestruale.

Anche la pulizia ambientale rappresenta una criticità: il requisito di base prevede sia protocolli di pulizia sia personale adeguatamente formato. Il 18% delle strutture non soddisfa nessuno dei due requisiti, interessando strutture che servono una popolazione stimata in circa 1,5 miliardi di persone.

Una questione di qualità e sicurezza delle cure

Per l’OMS, queste condizioni non riguardano soltanto il comfort dei pazienti. La disponibilità di acqua, igiene, servizi igienici e adeguata pulizia ambientale è strettamente collegata alla prevenzione e al controllo delle infezioni, e alla diffusione della resistenza antimicrobica.

Il rapporto evidenzia comunque progressi dal 2015: la copertura dei servizi di acqua, igiene e gestione dei rifiuti è aumentata, con l’incremento maggiore registrato per l’igiene. Restano però significativi divari e importanti lacune nei dati disponibili.

Per OMS e UNICEF, la sfida è quindi duplice: rafforzare gli investimenti nei servizi WASH delle strutture sanitarie e migliorare il monitoraggio, andando oltre la semplice presenza di infrastrutture e misurando anche affidabilità, sicurezza, accessibilità e qualità dei servizi.

 

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Salute Globale

Pubblicazione OMS: Un linguaggio comune per contrastare l’ipertensione

L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato il “Compendium of essential clinical terminology for hypertension-control programmes”, un nuovo documento pensato per rendere più omogeneo il linguaggio utilizzato nei programmi di prevenzione e controllo dell’ipertensione.Il compendio si inserisce nell’ambito dell’iniziativa WHO HEARTS e punta a favorire una maggiore coerenza tra Paesi e diversi livelli dei sistemi sanitari.

Il documento raccoglie definizioni standardizzate relative alla diagnosi e classificazione dell’ipertensione, alla misurazione e al monitoraggio della pressione arteriosa, alla valutazione e gestione clinica, agli interventi sugli stili di vita, allo screening e alla presa in carico dei pazienti. Include inoltre indicatori fondamentali per il monitoraggio e la valutazione dei programmi.

Un linguaggio comune per migliorare i programmi

L’obiettivo non è soltanto terminologico. Utilizzare definizioni condivise può facilitare la formazione degli operatori, la raccolta e il confronto dei dati, il monitoraggio della qualità e la valutazione delle performance dei programmi di controllo dell’ipertensione.

Il compendio è rivolto in particolare a responsabili dei programmi sanitari, équipe delle cure primarie, esperti di monitoraggio e valutazione, specialisti dei sistemi informativi sanitari, decisori politici e partner tecnici. Le definizioni possono essere adattate ai diversi contesti nazionali, mantenendo però la coerenza concettuale necessaria per garantire la comparabilità dei dati.

Dalla misurazione alla continuità delle cure

L’approccio proposto dall’OMS considera quindi l’ipertensione lungo l’intero percorso assistenziale: dall’identificazione e diagnosi della condizione fino alla gestione clinica, agli interventi sugli stili di vita, alla registrazione dei pazienti e alla continuità delle cure.

Per i sistemi sanitari territoriali, uno strumento di questo tipo può contribuire a collegare meglio attività cliniche, sistemi informativi e monitoraggio degli esiti, favorendo una lettura più uniforme delle performance dei programmi di prevenzione e controllo dell’ipertensione.

Il compendio costituisce un riferimento operativo per l’implementazione dei programmi basati sul WHO HEARTS Technical Package.

 

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Salute Globale cure integrate

Persone, animali, piante, ecosistemi: le ragioni per investire in One Health

One Health è l’approccio al centro di un nuovo appello a investire in salute integrata: i costi economici legati alle malattie zoonotiche e ad altre malattie infettive ammontano infatti a miliardi di dollari statunitensi ogni anno, e secondo le stime della Banca Mondiale la resistenza antimicrobica potrebbe causare una perdita pari a circa il 3,8% del PIL globale entro il 2050. Queste minacce sanitarie globali e le relative conseguenze economiche rendono necessario che i Paesi investano in nuovi modi per rafforzare preparazione e prevenzione.

Un nuovo brief del FAO Investment Centre, realizzato in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la World Organisation for Animal Health (WOAH), esamina il valore aggiunto di lungo periodo degli investimenti in One Health, un approccio integrato che riconosce le connessioni tra salute umana, animale, vegetale e degli ecosistemi.

Il documento, intitolato “Financial and economic returns to investing in One Health: evidence and future directions”, analizza come l’approccio One Health possa ridurre il carico di malattia, i costi sanitari, la contaminazione ambientale e la diffusione della resistenza antimicrobica. Promuovendo la collaborazione tra settori e discipline diverse, One Health contribuisce a massimizzare l’impatto degli investimenti, riducendo al contempo conseguenze indesiderate e migliorando la resilienza di lungo periodo.

A chi si rivolge il brief su One Health

Pensato per decisori politici, professionisti One Health e istituzioni finanziarie, il documento individua barriere e opportunità per gli investimenti in iniziative One Health e analizza le evidenze disponibili e le lacune di conoscenza sul ritorno degli investimenti. Il brief evidenzia inoltre i meccanismi istituzionali e finanziari necessari per portare su scala interventi sostenibili ed economicamente efficaci, dal livello comunitario a quello globale.

Le voci a sostegno degli investimenti in One Health

Thanawat Tiensin, Direttore Generale Aggiunto della FAO e Direttore della Divisione Produzione e Salute Animale, ha sottolineato come le sfide più urgenti di oggi, tra cui cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento, insicurezza alimentare e vulnerabilità socioeconomiche, siano profondamente interconnesse e richiedano approcci integrati come One Health, capaci di migliorare prevenzione e mitigazione.

Baba Soumare, Vice Direttore Generale della WOAH, ha indicato la salute animale come uno dei punti di accesso più efficaci per la prevenzione, spiegando che investire in One Health significa investire in servizi veterinari più solidi, migliore sorveglianza e maggiore collaborazione tra settori per individuare, prevenire e rispondere alle minacce sanitarie alla fonte, proteggendo non solo gli animali ma anche le persone, le economie e gli ecosistemi.

Mohamed Manssouri, Direttore Generale Aggiunto e Direttore del FAO Investment Centre, ha osservato che, pur essendo riconosciuti a livello globale i benefici più ampi di investire in One Health, gli investimenti in iniziative di questo tipo restano ancora limitati, sottolineando la necessità di maggiori evidenze quantitative sul valore aggiunto dell’approccio e di un supporto ai governi per tradurre le priorità One Health in piani di investimento concreti.

Il dottor Jeremy Farrar, Direttore Generale Aggiunto dell’OMS, in qualità di Presidente della Quadripartite, ha confermato l’impegno dell’OMS a lavorare con i partner per rafforzare le evidenze sull’impatto e sul ritorno degli investimenti in interventi One Health, elemento essenziale per costruire un caso scientifico ed economico più solido e trasformare l’impegno politico in azione concreta.

Il brief fa parte della serie Innovation and Knowledge for Investment (IK4I) del FAO Investment Centre e si aggiunge al lavoro della FAO su One Health, che include due importanti studi realizzati con la Banca Mondiale in Asia e nel Pacifico, pubblicati nel 2022, su rafforzamento degli investimenti nella salute del bestiame e nei sistemi della fauna selvatica.

 

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Salute Globale comunicazione in salute

26 settembre 2026: Giornata Mondiale della salute ambientale

Il 26 settembre 2026 si celebra la Giornata Mondiale della salute ambientale (World Environmental Health Day – WEHD), promossa dall’International Federation of Environmental Health (IFEH).

La ricorrenza offre ogni anno un’occasione per promuovere iniziative dedicate alla salute ambientale, tenendo conto anche delle priorità e delle esigenze dei diversi contesti locali e regionali.

Il tema scelto per il 2026 è “Environmental Health: Standing with Science to Protect Communities”, che richiama il ruolo delle evidenze scientifiche nella protezione della salute delle comunità.

Il messaggio proposto da IFEH pone l’accento sulla necessità di tradurre la ricerca in politiche, regolamentazione e interventi concreti, valorizzando il contributo dei professionisti della salute ambientale come punto di collegamento tra conoscenza scientifica e applicazione sul campo.

La campagna individua tre messaggi principali: la pratica della salute ambientale costituisce un’azione di sanità pubblica basata sulle evidenze; la scienza contribuisce a proteggere le comunità dai rischi ambientali; i professionisti della salute ambientale svolgono un ruolo di raccordo tra le conoscenze scientifiche e la loro attuazione.

Il tema 2026 si collega inoltre, come indicato da IFEH, all’attenzione posta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sui processi decisionali fondati sulle evidenze scientifiche.

La Giornata intende dare visibilità a temi di salute ambientale particolarmente rilevanti nei diversi territori. IFEH invita infatti le organizzazioni aderenti, i membri associati e accademici, ma anche istituzioni e organizzazioni esterne alla Federazione, a sviluppare iniziative legate al tema del 2026 o, più in generale, alla salute ambientale e a condividerle attraverso la pagina ufficiale del World Environmental Health Day.

SALUTE AMBIENTALE: DALLA RICERCA ALLA PROTEZIONE DELLE COMUNITÀ

Per tradurre il tema della Giornata in attività concrete, IFEH propone diverse iniziative che possono essere sviluppate a livello nazionale, professionale e locale.

Tra quelle rivolte alle istituzioni figurano l’organizzazione di incontri nazionali sulle evidenze in materia di salute ambientale, in collaborazione con le autorità competenti per salute e ambiente, la predisposizione di rapporti nazionali sui rischi ambientali e sugli interventi disponibili e momenti di confronto istituzionale dedicati al rapporto tra salute ambientale e politiche basate sulle evidenze.

Per le associazioni professionali, le proposte comprendono webinar dedicati all’applicazione pratica delle conoscenze scientifiche, la pubblicazione di casi di studio su interventi di salute ambientale basati sulle evidenze e iniziative di riconoscimento dell’innovazione nel settore.

A livello locale e comunitario, IFEH suggerisce giornate aperte dedicate alla “Science in Action”, dimostrazioni pratiche sul controllo della qualità dell’acqua e dell’aria e sulla sicurezza alimentare, oltre ad attività nelle scuole per mostrare come le conoscenze scientifiche applicate alla salute ambientale contribuiscano alla protezione delle comunità.

Il documento propone, inoltre, alcune possibili iniziative di più ampio respiro per rafforzare l’impatto globale della WEHD: una dichiarazione internazionale sulle evidenze in materia di salute ambientale, una dashboard globale dedicata ai rischi ambientali, la raccolta di casi di studio nazionali “Environmental Health in Action” e una competizione video rivolta agli studenti sul contributo della scienza alla salute ambientale.

Si tratta di proposte indicate da IFEH per l’edizione 2026, che affiancano le attività che potranno essere organizzate nei singoli Paesi e nelle comunità.

Attraverso il tema di quest’anno, la Giornata richiama quindi l’attenzione sul passaggio dalle evidenze all’azione: produrre conoscenza scientifica è essenziale, ma altrettanto importante è renderla utilizzabile nei processi decisionali, nella regolamentazione e negli interventi di sanità pubblica.

In questo percorso, IFEH attribuisce ai professionisti della salute ambientale un ruolo specifico nel collegare ricerca e applicazione e nel contribuire alla protezione delle comunità dai rischi ambientali.

 

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comunicazione in salute

Nuove “Data stories” OMS: articoli per analizzare i dati sanitari e il loro significato per la salute della popolazione

I numeri sono indispensabili per comprendere la salute delle popolazioni, ma da soli raramente raccontano tutta la storia. Dietro ogni indicatore ci sono persone, comunità, sistemi sanitari e condizioni sociali e ambientali. È questo il punto di partenza di “Data stories: getting to know the lives behind the numbers”, la nuova serie dell’OMS/Europa che invita a guardare oltre statistiche e grafici per comprendere meglio cosa raccontano realmente i dati e come possano essere utilizzati per orientare le politiche di salute pubblica.

DUE STORIE, DUE PROSPETTIVE

Una delle prime storie, “More than a mother”, analizza la salute e la mortalità delle donne, mostrando come concentrarsi esclusivamente sulla maternità rischi di offrire una visione incompleta della salute femminile. L’analisi evidenzia inoltre importanti differenze territoriali e problemi nella classificazione delle cause di morte, sottolineando quanto la qualità dei dati sia importante per individuare correttamente i bisogni di salute.

Un secondo esempio arriva dalla Cechia, dove il collegamento tra dati sanitari e dati della polizia ha permesso di comprendere meglio i decessi per suicidio. L’aumento del 25% dei suicidi registrato nelle statistiche non rifletteva necessariamente un improvviso peggioramento: una parte dell’incremento derivava dalla migliore identificazione e classificazione dei casi precedentemente registrati come morti di causa incerta.

DALLA QUALITÀ DEL DATO ALLA QUALITÀ DELLE DECISIONI

I due esempi mostrano, da prospettive diverse, un principio comune: ciò che viene misurato e il modo in cui viene misurato influenzano ciò che diventa visibile alle politiche pubbliche. Per i sistemi sanitari, disporre di dati affidabili, comparabili e correttamente interpretati è fondamentale per individuare bisogni, monitorare le disuguaglianze, programmare i servizi e indirizzare le risorse. Le Data Stories dell’OMS/Europa propongono quindi di partire dai numeri, ma non fermarsi ai numeri. Perché dietro ogni statistica sanitaria ci sono persone e comunità, e comprenderne meglio le storie significa anche poter comprendere meglio le sfide di salute pubblica.

 

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Salute Globale

Nuovo manuale UE per l’approvvigionamento di contromisure mediche nelle crisi sanitarie

La preparazione alle emergenze sanitarie passa anche dalla capacità di assicurare rapidamente vaccini, medicinali, dispositivi diagnostici, dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale quando una crisi si manifesta. Per contribuire a rafforzare questa capacità, la Commissione europea, attraverso la Health Emergency Preparedness and Response Authority (HERA), ha pubblicato il 9 settembre 2026 il nuovo Handbook for EU Crisis Procurement of Medical Countermeasures.

Il documento nasce dall’esperienza maturata negli ultimi anni, in particolare durante la pandemia di COVID-19, quando gli Stati membri e la Commissione hanno sviluppato un approccio comune all’approvvigionamento dei vaccini. Da allora, il quadro europeo si è ulteriormente evoluto, mettendo a disposizione nuovi strumenti e meccanismi per affrontare future emergenze.

TRE MODALITÀ DI APPROVVIGIONAMENTO A LIVELLO EUROPEO

Il nuovo Handbook ha per obiettivo di fornire alla Commissione e agli Stati membri una base comune di riferimento che possa essere utilizzata fin dalle prime fasi di un’emergenza. La guida presenta in particolare tre principali modalità di procurement:

  1. a Commissione europea come grossista, acquistando, immagazzinando e successivamente distribuendo o donando prodotti e servizi;
  2. il procurement congiunto (joint procurement), attraverso il quale la Commissione acquista per conto dei Paesi partecipanti sulla base di un accordo comune;
  3. il procurement da parte della Commissione per conto degli Stati membri, nell’ambito di accordi che consentono ai singoli Paesi di ordinare e acquistare le contromisure necessarie.

La scelta dello strumento dipenderà dalle caratteristiche della crisi, dal tipo di prodotto richiesto e dalle condizioni del mercato.

PERCHÉ IL PROCUREMENT EUROPEO È IMPORTANTE

Uno degli insegnamenti della pandemia è che, in presenza di una domanda improvvisa e di una disponibilità limitata di prodotti essenziali, la capacità di agire collettivamente può contribuire a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.

La Commissione sottolinea, ad esempio, che aggregare la domanda dei diversi Paesi può aumentare il potere negoziale dell’UE e contribuire a garantire la disponibilità dei prodotti. Un approccio comune può inoltre ridurre la competizione tra gli Stati membri per forniture limitate.

DALLA RISPOSTA ALLA PREPARAZIONE

Il procurement non riguarda però soltanto il momento in cui una crisi è già iniziata. HERA considera gli acquisti e lo stockpiling parte integrante della fase di preparazione, insieme al monitoraggio delle catene di approvvigionamento, all’identificazione delle capacità produttive e all’individuazione delle vulnerabilità del mercato.

La preparazione mira quindi a fare in modo che, quando emerge una minaccia, non sia necessario costruire da zero i meccanismi di approvvigionamento. L’obiettivo è disporre in anticipo di strumenti, informazioni, capacità produttive e procedure che possano essere rapidamente attivati.

Il nuovo Handbook rappresenta quindi non soltanto una guida tecnica agli strumenti di acquisto, ma anche un tassello del più ampio processo di costruzione di una capacità europea di preparazione e risposta alle crisi sanitarie.

 

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Salute Globale digital health

L’OMS lancia la roadmap GIS 2025-2030 per la sanità pubblica

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato una nuova roadmap per rafforzare l’uso dei sistemi informativi geografici (GIS) in sanità pubblica nella Regione Europea dell’OMS. I sistemi GIS si sono già rivelati uno strumento importante per raccogliere e visualizzare dati durante le recenti ondate di calore e gli incendi boschivi nella Regione, fornendo indicazioni operative concrete ai professionisti della sanità pubblica.

Gli specialisti dell’European Geospatial Coordination Hub, hanno utilizzato i sistemi GIS per creare mappe di calore e rappresentazioni dell’andamento degli incendi nella Regione, dimostrando come questa tecnologia possa migliorare il processo decisionale in sanità pubblica, la preparazione alle emergenze e l’equità di accesso ai servizi sanitari.

La roadmap GIS 2025-2030

Il documento offre agli Stati membri e ai partner una visione condivisa per espandere l’uso dei dati geospaziali, al fine di comprendere meglio dove i bisogni sanitari sono maggiori, dove i servizi sono disponibili e dove permangono le lacune più critiche.

La roadmap GIS individua cinque aree prioritarie di intervento: rafforzare la governance e il coordinamento, sviluppare le competenze della forza lavoro in sanità pubblica, migliorare la gestione dei dati e l’interoperabilità, investire in software, strumenti e infrastrutture, e promuovere una collaborazione più solida tra istituzioni e settori.

Un potenziale GIS ancora da sbloccare

I sistemi GIS aiutano le autorità sanitarie a rispondere a domande cruciali su quali comunità siano più distanti dai servizi sanitari, dove emergano rischi di malattia e come impiegare in modo più efficace i team di vaccinazione, sorveglianza e risposta alle emergenze. Collegando i dati sanitari a informazioni geolocalizzate, i sistemi GIS offrono ai decisori una comprensione più chiara dei bisogni della popolazione.

Nonostante i progressi, le capacità GIS restano disomogenee nella Regione; mentre alcuni Paesi dispongono di sistemi GIS avanzati e integrati nella pianificazione sanitaria, altri affrontano difficoltà legate a competenze della forza lavoro, condivisione dei dati, interoperabilità, infrastrutture e governance. Un elemento chiave della roadmap è il modello di implementazione a livelli, che riconosce come i Paesi partano da gradi diversi di maturità GIS, consentendo un rafforzamento progressivo dei sistemi.

Collaborazione multisettoriale

L’uso efficace dei sistemi GIS in sanità pubblica richiede legami solidi tra ministeri della salute, istituti nazionali di sanità pubblica, uffici statistici, agenzie cartografiche, autorità di gestione delle emergenze, mondo accademico e partner internazionali. La dottoressa Zeynep Ozguler, funzionaria dell’ufficio OMS in Turchia, ha sottolineato come la roadmap GIS rappresenti un passo importante per rendere l’intelligence geospaziale parte sistematica delle decisioni di sanità pubblica.

Entro il 2030, la roadmap GIS punta a sostenere lo sviluppo di un solido ecosistema regionale per la salute, capace di rafforzare le decisioni basate sull’evidenza, migliorare l’allocazione delle risorse e contribuire a sistemi sanitari più resilienti, equi e preparati in tutta la Regione.

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comunicazione in salute Salute Globale

Nuove raccomandazioni UE 2026 per proteggere i cittadini e i sistemi sanitari dal caldo estremo

La Commissione Europea ha pubblicato nuove raccomandazioni strategiche e linee guida volte ad affrontare l’emergenza del caldo estremo, un fenomeno che sta colpendo l’Europa in modo sempre più intenso. L’Europa si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altra regione globale, con impatti diretti sugli ecosistemi, sulle infrastrutture, sull’economia e sulla salute delle persone. Di fronte a questa realtà non più emergenziale ma strutturale, comprendere i meccanismi scientifici alla base delle ondate di calore e adottare soluzioni di adattamento efficaci è diventato un imperativo non più rinviabile.

salute e caldo estremo

Il documento della Commissione assegna una rilevanza centrale all’impatto del calore estremo sulla salute pubblica. Le temperature elevate rappresentano una minaccia diretta per il benessere delle persone, provocando un aumento dei ricoveri ospedalieri per colpi di calore, disidratazione severa, insufficienze respiratorie e complicanze cardiovascolari. Il testo evidenzia come il caldo estremo agisca da fattore di rischio e vulnerabilità per le fasce di popolazione più fragili, tra cui gli anziani, i bambini, i malati cronici e le persone socio-economicamente svantaggiate. Viene inoltre sottolineata la problematica della salute e sicurezza sul lavoro, con particolare riferimento ai lavoratori occupati all’aperto nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, esposti a rischi elevati durante le ore più calde.

Per fare fronte a questo scenario, le raccomandazioni europee delineano una serie di azioni concrete per rafforzare la resilienza del settore sanitario e dei servizi sociali sul territorio. Tra le misure chiave proposte figurano l’implementazione e il potenziamento dei Piani di Prevenzione del Calore, l’attivazione di sistemi di allerta precoce (early warning systems) interconnessi con la medicina generale, nonché la formazione specifica del personale sanitario per il riconoscimento tempestivo dei sintomi da stress termico. A ciò si aggiunge la necessità di adeguar e rifunzionalizzare le infrastrutture sanitarie, garantendo la climatizzazione e l’efficienza energetica degli ospedali e delle residenze sanitarie assistite (RSA).

In un’ottica integrata, l’UE sollecita un approccio intersettoriale che unisca la prevenzione sanitaria alla pianificazione urbanistica, promuovendo “isole di raffrescamento” urbane e la riforestazione delle città per mitigare l’effetto isola di calore. Solo con un’azione coordinata tra sanità e amministrazioni locali si potranno proteggere le vite umane e garantire la tenuta dei sistemi sanitari regionali. 

 

Per consultare tutti i dettagli sulle raccomandazioni e sulle strategie di adattamento è possibile accedere al LINK.

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cure integrate Salute Globale Salute mentale

OMS: Fino al 45% del rischio di demenza è prevenibile

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato nuove linee guida per la riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, fornendo ai Paesi raccomandazioni basate sull’evidenza per prevenire o ritardare l’insorgenza della patologia lungo l’intero arco della vita.

La demenza, condizione causata da malattie cerebrali che compromette memoria, pensiero e capacità funzionali, colpisce oggi oltre 57 milioni di persone nel mondo, con quasi 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer resta la forma più diffusa, rappresentando tra il 60 e il 70% dei casi.

Pur in assenza di una cura, fino al 45% del rischio di demenza è riconducibile a fattori modificabili quali fumo, consumo di alcol, isolamento sociale, sedentarietà, inquinamento atmosferico e patologie non trasmissibili come ipertensione e diabete. Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato come le nuove linee guida per prevenire la demenza traducono le conoscenze scientifiche disponibili in raccomandazioni operative che i Paesi possono adottare da subito.

Le linee guida, che aggiornano quelle emesse dall’OMS nel 2019, indicano interventi su più fronti. Per gli adulti con capacità cognitive nella norma o con lieve decadimento, vengono raccomandati stimolazione mentale e partecipazione ad attività sociali. Per ridurre i fattori di rischio legati alle patologie non trasmissibili si indicano invece attività fisica regolare, cessazione del fumo, riduzione del consumo di alcol, dieta sana e – nuova raccomandazione – minore esposizione all’inquinamento atmosferico.

Anche la gestione di condizioni cardiometaboliche come ipertensione, diabete e colesterolo può contribuire a ridurre il rischio di demenza. Le linee guida prevedono inoltre la responsabilità di offrire apparecchi acustici come parte delle strategie di prevenzione. Sconsigliata invece la supplementazione di vitamine B ed E, acidi grassi omega-3 e multivitaminici in assenza di carenze diagnosticate, poiché non vi sono evidenze sufficienti a dimostrare che i benefici superino i possibili effetti avversi.

Oltre alle conseguenze sulla qualità di vita e sull’autonomia delle persone, la demenza rappresenta un costo economico globale stimato di 1.300 miliardi di dollari l’anno, di cui circa la metà è legata all’assistenza informale fornita da familiari e caregiver.

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