Categorie
Salute Globale Salute mentale

A Copenhagen la 76ª sessione del Comitato regionale OMS per l’Europa

Dal 27 al 29 ottobre 2026 si terrà a Copenhagen la 76ª sessione del Comitato regionale dell’OMS per l’Europa (RC76), l’organo decisionale della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità. Parteciperanno ministri della Salute e delegazioni di alto livello dei 53 Stati membri, insieme a organizzazioni partner e rappresentanti della società civile.

La sessione rappresenterà un momento importante per fare il punto sull’attuazione del Secondo Programma europeo di lavoro 2026–2030 e definire alcune delle principali priorità dell’OMS/Europa per i prossimi anni.

Dall’assistenza primaria all’intelligenza artificiale

La prima giornata sarà dedicata soprattutto agli aspetti politici e allo stato della salute nella Regione europea, con un briefing di alto livello sull’assistenza sanitaria primaria.

La seconda giornata sarà invece focalizzata sulla governance dell’Organizzazione, sul bilancio e sulla programmazione per il periodo 2028–2029, oltre che sulle candidature per ospitare nuovi uffici decentrati dedicati a temi quali qualità delle cure e sicurezza dei pazienti, intelligenza artificiale e salute, e well-being economy.

Particolarmente rilevanti saranno i temi tecnici previsti per la terza giornata, quando gli Stati membri saranno chiamati a considerare due importanti documenti strategici:

Il Comitato discuterà inoltre lo sviluppo di una futura strategia sulle malattie non trasmissibili e la promozione del benessere, prevista per adozione nel 2027, e una possibile strategia regionale sulla salute mentale e il benessere 2027–2037.

Un appuntamento anche per il confronto europeo

Il programma di RC76 è accompagnato da una serie di eventi virtuali dedicati a temi quali la fiducia nella scienza e nelle autorità sanitarie, l’equità nella salute, la resistenza antimicrobica, l’innovazione per la salute pubblica e l’approccio Health in All Policies alla salute mentale.

La sessione di Copenhagen offrirà quindi un’importante occasione per collegare indirizzi politici, evidenze scientifiche e innovazione, in un momento in cui i sistemi sanitari europei sono chiamati ad affrontare contemporaneamente l’invecchiamento della popolazione, le malattie croniche, le trasformazioni digitali e le crescenti disuguaglianze di salute.

 

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
lotta contro il cancro comunicazione in salute Salute Globale

Nuovo policy brief OMS, indicazioni per aumentare la partecipazione agli screening

L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato il nuovo policy brief OMS “Increasing cancer screening uptake, evidence and considerations from the behavioural sciences”, dedicato alle strategie per aumentare la partecipazione agli screening oncologici. Il documento, sviluppato nell’ambito della serie Behavioural and Cultural Insights (BCI), approfondisce il contributo delle conoscenze comportamentali e culturali e si basa su una revisione delle evidenze relative agli screening del tumore del colon retto, della cervice uterina e della mammella.

Attraverso una revisione della letteratura scientifica, il policy brief OMS identifica le principali barriere alla partecipazione e gli interventi efficaci basati sulle evidenze, applicabili quando i programmi di screening oncologico sono solidi e funzionano adeguatamente. Il documento ricorda infatti che un programma di screening non coincide con il solo test, ma comprende l’identificazione delle persone eleggibili, la diagnosi, il trattamento, i controlli periodici, la registrazione degli esiti e la valutazione dell’efficacia.

Tra le barriere individuate figurano scarsa consapevolezza, paura, stigma e limitazioni fisiche o sociali. A queste possono aggiungersi difficoltà di accesso ai servizi, costi, tempi di attesa e scarsa flessibilità nell’offerta degli screening. Il policy brief evidenzia inoltre che una maggiore alfabetizzazione sanitaria può favorire la partecipazione, ma che agire esclusivamente sulle conoscenze spesso non è sufficiente ad aumentare l’adesione.

Policy brief OMS e strategie per aumentare la partecipazione

Tra le strategie indicate rientrano il miglioramento della comunicazione sanitaria, l’integrazione di approcci partecipativi, l’attenzione alle sensibilità culturali e la garanzia di un accesso equo. Gli interventi devono tenere conto delle caratteristiche dei diversi gruppi di popolazione, con particolare attenzione alle persone più svantaggiate. Stato socioeconomico, livello di alfabetizzazione sanitaria, condizione migratoria e appartenenza a gruppi minoritari possono infatti incidere sulla partecipazione.

Questa attenzione all’equità assume particolare rilievo nella lotta contro il cancro, poiché il documento evidenzia come i gruppi più svantaggiati possano registrare una maggiore morbilità e mortalità per alcuni tumori e incontrare, allo stesso tempo, maggiori ostacoli nell’accesso agli screening.

Il policy brief OMS indica tra gli interventi efficaci messaggi personalizzati, procedure semplificate, attività educative mirate e sostegno sociale e comunitario. Lettere, messaggi e telefonate di promemoria possono favorire la partecipazione, mentre la navigazione del paziente può facilitare la prenotazione degli screening, ricordare gli appuntamenti e fornire indicazioni per raggiungere i servizi.

Particolare attenzione viene riservata nel policy brief OMS agli approcci che combinano più interventi. La riorganizzazione degli ambienti sanitari e la rimozione delle barriere logistiche e finanziarie possono affiancare informazione ed educazione. Gli interventi con più componenti risultano generalmente più efficaci rispetto a quelli basati su un singolo elemento, evitando però di sovraccaricare le persone con troppe informazioni o iniziative contemporaneamente.

Le indicazioni contenute nel policy brief OMS sottolineano infine l’importanza di valutare l’efficacia e la sostenibilità degli interventi adottati. Il monitoraggio permette di individuare le strategie efficaci o inefficaci, adattarle e fornire evidenze utili alle politiche. L’applicazione dei principi delle scienze comportamentali può così contribuire a ottimizzare i programmi di screening oncologico, aumentare la partecipazione e ridurre la morbilità e la mortalità per cancro.

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
comunicazione in salute

Nuove “Data stories” OMS: articoli per analizzare i dati sanitari e il loro significato per la salute della popolazione

I numeri sono indispensabili per comprendere la salute delle popolazioni, ma da soli raramente raccontano tutta la storia. Dietro ogni indicatore ci sono persone, comunità, sistemi sanitari e condizioni sociali e ambientali. È questo il punto di partenza di “Data stories: getting to know the lives behind the numbers”, la nuova serie dell’OMS/Europa che invita a guardare oltre statistiche e grafici per comprendere meglio cosa raccontano realmente i dati e come possano essere utilizzati per orientare le politiche di salute pubblica.

DUE STORIE, DUE PROSPETTIVE

Una delle prime storie, “More than a mother”, analizza la salute e la mortalità delle donne, mostrando come concentrarsi esclusivamente sulla maternità rischi di offrire una visione incompleta della salute femminile. L’analisi evidenzia inoltre importanti differenze territoriali e problemi nella classificazione delle cause di morte, sottolineando quanto la qualità dei dati sia importante per individuare correttamente i bisogni di salute.

Un secondo esempio arriva dalla Cechia, dove il collegamento tra dati sanitari e dati della polizia ha permesso di comprendere meglio i decessi per suicidio. L’aumento del 25% dei suicidi registrato nelle statistiche non rifletteva necessariamente un improvviso peggioramento: una parte dell’incremento derivava dalla migliore identificazione e classificazione dei casi precedentemente registrati come morti di causa incerta.

DALLA QUALITÀ DEL DATO ALLA QUALITÀ DELLE DECISIONI

I due esempi mostrano, da prospettive diverse, un principio comune: ciò che viene misurato e il modo in cui viene misurato influenzano ciò che diventa visibile alle politiche pubbliche. Per i sistemi sanitari, disporre di dati affidabili, comparabili e correttamente interpretati è fondamentale per individuare bisogni, monitorare le disuguaglianze, programmare i servizi e indirizzare le risorse. Le Data Stories dell’OMS/Europa propongono quindi di partire dai numeri, ma non fermarsi ai numeri. Perché dietro ogni statistica sanitaria ci sono persone e comunità, e comprenderne meglio le storie significa anche poter comprendere meglio le sfide di salute pubblica.

 

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
digital health Salute Globale

OMS Europa: servono regole più forti per governare l’intelligenza artificiale in sanità

L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente i sistemi sanitari europei. Dalla diagnostica assistita agli strumenti di supporto alle decisioni cliniche, fino ai chatbot per i pazienti, le applicazioni dell’IA sono ormai sempre più diffuse. Tuttavia, secondo l’OMS Europa, la velocità con cui queste tecnologie vengono adottate supera di gran lunga quella con cui vengono definite regole, responsabilità e meccanismi di controllo.

È questo il messaggio lanciato dal Direttore regionale dell’OMS per l’Europa, il dott. Hans Kluge, in occasione della conferenza internazionale “Shaping AI in Health”, svoltasi a Lisbona il 15 luglio 2026. Nel suo intervento, Kluge ha invitato governi e istituzioni ad agire rapidamente per evitare che il divario tra innovazione tecnologica e governance diventi irreversibile.

L’IA è già una realtà negli ospedali europei

I dati presentati dall’OMS mostrano che l’intelligenza artificiale è già ampiamente utilizzata nella Regione europea. Circa due terzi dei Paesi impiegano strumenti di IA per supportare la diagnostica e numerosi sistemi sanitari stanno introducendo assistenti virtuali e altre applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Nonostante questa rapida diffusione, la governance rimane ancora insufficiente. Solo una piccola parte dei Paesi dispone infatti di una strategia nazionale specifica sull’IA in sanità, mentre in molti casi mancano linee guida etiche, standard di responsabilità e percorsi strutturati di formazione per i professionisti sanitari.

Innovazione sì, ma con regole chiare

Per l’OMS, il problema non è rallentare l’innovazione, bensì accompagnarla con strumenti adeguati di governo. L’obiettivo è garantire che l’IA migliori realmente la qualità dell’assistenza, riduca le disuguaglianze e rafforzi la fiducia dei cittadini nei sistemi sanitari. Secondo l’Organizzazione, una governance efficace dovrebbe poggiare su tre pilastri fondamentali:

  1. regole chiare che definiscano responsabilità, sicurezza e trasparenza;
  2. infrastrutture e strumenti che consentano un utilizzo affidabile delle tecnologie;
  3. formazione del personale sanitario.
Il rischio di ampliare le disuguaglianze

L’OMS sottolinea inoltre che l’intelligenza artificiale non è neutrale. Se sviluppata o implementata senza adeguati controlli, può amplificare disuguaglianze già esistenti, introdurre bias nei processi decisionali e compromettere la tutela dei dati personali.

Per questo motivo, la supervisione umana deve rimanere centrale. L’IA deve rappresentare uno strumento di supporto ai professionisti sanitari e non sostituire il giudizio clinico, soprattutto nelle decisioni che incidono direttamente sulla salute delle persone.

Un’agenda comune per l’Europa

Il messaggio dell’OMS arriva in un momento cruciale, mentre l’Unione europea sta implementando l’AI Act e molti Paesi stanno definendo le proprie strategie nazionali sull’intelligenza artificiale. La sfida sarà trasformare i principi normativi in pratiche concrete all’interno dei sistemi sanitari, assicurando che innovazione, sicurezza ed equità procedano di pari passo.

Per l’OMS Europa, il tempo per agire è adesso: governare l’intelligenza artificiale significa costruire sistemi sanitari più sicuri, resilienti e orientati ai bisogni delle persone, prima che il divario tra sviluppo tecnologico e capacità di regolamentazione diventi troppo ampio per essere colmato.

 

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
digital health Salute Globale

Conferenza globale OMS “Shaping AI in Health”

Il 15 e 16 luglio 2026 si terrà a Lisbona, Portogallo, la Global WHO Conference: Shaping AI in Health, una conferenza internazionale di alto livello organizzata congiuntamente dall’Ufficio regionale dell’OMS Europa e dal Governo del Portogallo. L’evento rappresenta uno dei principali appuntamenti globali dedicati al ruolo dell’intelligenza artificiale nella trasformazione dei sistemi sanitari.

La conferenza riunirà ministri della salute, decisori politici, autorità di regolamentazione, professionisti sanitari, ricercatori, organizzazioni internazionali, rappresentanti dell’industria, società civile e mondo accademico per discutere come sviluppare e governare l’intelligenza artificiale affinché contribuisca a migliorare la salute delle popolazioni in modo sicuro, equo e responsabile.

Tra i principali temi al centro del dibattito figurano:

  • la governance internazionale dell’intelligenza artificiale applicata alla salute;
  • lo sviluppo di sistemi di IA affidabili, sicuri e trasparenti;
  • gli aspetti etici e regolatori legati all’utilizzo delle nuove tecnologie;
  • l’integrazione dell’IA nella pratica clinica e nell’organizzazione dei servizi sanitari;
  • la tutela della privacy, della sicurezza dei dati e dell’equità nell’accesso alle innovazioni digitali.

L’obiettivo della conferenza è favorire una collaborazione internazionale per orientare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale verso applicazioni che migliorino gli esiti di salute.

In un contesto caratterizzato da una rapida evoluzione tecnologica, il confronto tra governi, comunità scientifica e settore privato sarà fondamentale per definire standard condivisi e favorire un’adozione dell’IA che contribuisca a rendere i sistemi sanitari più efficienti, resilienti ed equi.

Alcune sessione della Conferenza “Shaping AI in Health” potranno essere seguite in streaming.

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
workforce

OMS e UE insieme per rafforzare i sistemi sanitari attraverso il TSI

Il TSI (Technical Support Instrument) è lo strumento attraverso il quale l’Unione europea sostiene gli Stati membri nella progettazione e realizzazione di riforme strutturali.

In un recente approfondimento, l’OMS Europa ha illustrato le attività sviluppate con il supporto del TSI per rispondere ad alcune delle principali sfide che interessano i sistemi sanitari europei, tra cui l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie non trasmissibili e le criticità emerse durante la pandemia di COVID-19.

Secondo l’OMS, questi cambiamenti stanno mettendo sotto pressione i sistemi sanitari e rendono necessario adottare approcci innovativi e basati su evidenze. In questo contesto, il TSI supporta attualmente un progetto che coinvolge diversi Stati membri e che affronta alcune priorità strategiche per il futuro dei sistemi sanitari europei.

L’iniziativa, finanziata dalla Commissione europea e della durata di 24 mesi, si basa sull’esperienza maturata con il progetto multicountry “EU Health Resources Hub“, realizzato nel 2022 insieme ad Austria, Belgio e Slovenia.

TSI E COLLABORAZIONE TRA I PAESI EUROPEI

Le attività attualmente in corso sono organizzate in tre cluster tematici.

Il primo riguarda il rafforzamento della workforce sanitaria in Italia e Spagna. L’OMS evidenzia come entrambi i Paesi si confrontino con una riduzione del personale disponibile e con una crescente difficoltà nel rispondere ai bisogni assistenziali, in particolare a causa della carenza di infermieri. Il progetto supporta quindi lo sviluppo di riforme nazionali adattate alle specificità dei due contesti.

Sul tema della workforce sanitaria, ProMIS è coinvolto anche nel progetto “TSI Health Hub – The Italian EU Resources Hub for sustainable investing in health: a case study on health workforce and smart programming tool using AI“, che supporta la pianificazione e la governance del personale sanitario attraverso attività di capacity building, coordinamento tecnico e sviluppo di strategie per gli investimenti nel settore salute.

Il secondo cluster coinvolge Germania e Svezia e affronta il ruolo degli ospedali nella promozione della prevenzione. In entrambi i Paesi l’invecchiamento della popolazione aumenta la pressione sui sistemi sanitari, mentre i servizi preventivi risultano ancora sottoutilizzati nonostante il loro contributo alla sostenibilità dei sistemi di salute e welfare.

Il terzo cluster è dedicato a Malta e al rafforzamento dell’assistenza a lungo termine. In questo caso il progetto prevede l’elaborazione di una proposta di aggiornamento del quadro normativo per favorire servizi accessibili, di qualità e centrati sulla persona per la popolazione anziana.

Accanto alle attività nazionali, il progetto prevede iniziative comuni coordinate dall’European Observatory on Health Systems and Policies per favorire lo scambio di conoscenze, esperienze ed evidenze tra i Paesi coinvolti.

Queste attività contribuiscono inoltre a creare sinergie con altri progetti europei e nazionali e con iniziative già avviate dall’OMS e dall’Unione europea in materia di personale sanitario e invecchiamento della popolazione.

Per maggiori informazioni, si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
comunicazione in salute Salute Globale

Comunicazione del rischio: 5 strategie chiave da adottare durante le emergenze umanitarie

La comunicazione del rischio è un elemento centrale nella gestione delle emergenze sanitarie e umanitarie, soprattutto quando conflitti, disastri, crisi climatiche e spostamenti di popolazione mettono sotto pressione la capacità delle istituzioni di proteggere la salute. OMS/Europa ha pubblicato il documento tecnico “Risk communication, community engagement and infodemic management at the core of health security in humanitarian emergencies”, una guida operativa basata su esperienze maturate nella Regione europea dell’OMS.

Nelle crisi umanitarie, la protezione della salute globale non dipende solo da logistica, servizi e azione medica, ma anche dalla capacità ma anche dalla capacità della comunicazione del rischio di costruire fiducia, ascoltare le comunità e fornire indicazioni chiare quando le persone devono prendere decisioni rapide. Il documento evidenzia che gli approcci usati nelle epidemie di malattie infettive non sempre funzionano allo stesso modo nei contesti segnati da conflitti, disastri e bisogni umanitari molteplici.

Rendere operativa la comunicazione del rischio nelle crisi umanitarie

La guida è stata sviluppata attraverso un processo articolato, che ha incluso esperienze sul campo in Armenia, Turchia e Ucraina, una revisione della letteratura, un’indagine con 14 ricercatori e professionisti di sanità pubblica, una revisione interna ed esterna con 18 esperti e il contributo di 20 professionisti RCCE-IM dell’OMS. Il documento raccoglie inoltre indicazioni emerse da una consultazione organizzata a Varsavia nel novembre 2023 sulla risposta all’emergenza in Ucraina.

Il cuore operativo della pubblicazione è organizzato attorno a 5 strategie chiave per rafforzare la comunicazione del rischio, il coinvolgimento comunitario e la gestione dell’infodemia nelle emergenze umanitarie. Le strategie riguardano il coordinamento degli interventi, l’ascolto delle comunità colpite, la diffusione strategica di informazioni e consigli sanitari, il rafforzamento della resilienza comunitaria e la preparazione ai rischi emergenti.

Un passaggio centrale nella comunicazione del rischio riguarda il coordinamento tra autorità sanitarie nazionali e locali, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni della società civile e altri attori coinvolti nella risposta. Nelle emergenze umanitarie, infatti, salute, protezione, alloggio, nutrizione e ambiente sono dimensioni strettamente collegate, e una risposta frammentata può generare messaggi incoerenti, duplicazioni e perdita di fiducia.

La comunicazione del rischio deve inoltre basarsi su un ascolto continuo, sia online che offline, dei bisogni, delle percezioni e delle preoccupazioni delle comunità colpite. Questo approccio consente di adattare gli interventi alla realtà dei territori, individuare barriere di accesso ai servizi sanitari e rispondere rapidamente alla diffusione di informazioni false o fuorvianti.

Il documento dedica particolare attenzione alla qualità dei messaggi sanitari, che devono essere brevi, semplici, visuali, mirati ai bisogni prioritari e diffusi nel momento più opportuno. Le informazioni devono raggiungere anche le comunità con accesso limitato o interrotto ai canali ordinari, attraverso strumenti diversi e adatti ai contesti locali.

Le esperienze analizzate mostrano anche il valore del lavoro con mediatori culturali e sanitari, partner locali, popolazioni sfollate e comunità ospitanti. Coinvolgere le persone direttamente interessate permette di rafforzare fiducia, senso di appartenenza e coesione sociale, elementi decisivi quando le emergenze mettono alla prova relazioni, servizi e istituzioni.

La guida richiama infine la necessità di prepararsi a rischi sovrapposti, come minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari, contaminazioni ambientali o nuovi spostamenti di popolazione. Nei casi analizzati, tra cui terremoti in Turchia e rischi CBRN collegati alla guerra in Ucraina, la combinazione tra valutazione anticipata dei rischi, ascolto delle comunità e messaggi testati ha sostenuto risposte più tempestive e aderenti ai bisogni reali.

Il documento dell’OMS per l’Europa, rappresenta un nuovo strumento operativo per integrare la comunicazione del rischio nella preparazione e nella risposta alle emergenze, sostenendo sistemi più preparati, affidabili e resilienti, capaci di proteggere la salute della popolazione anche nelle crisi più complesse.

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
Salute Globale

Torna la European Immunization Week per proteggere ogni generazione

Dal 19 al 25 aprile torna la European Immunization Week (EIW), l’iniziativa annuale promossa dall’Ufficio Regionale dell’OMS per l’Europa per sensibilizzare sull’importanza dei vaccini nella prevenzione delle malattie e nella protezione della vita. L’edizione 2026 assume un valore speciale: si tratta infatti del 20° anniversario della campagna, che quest’anno lancia il potente messaggio: “Per ogni generazione, i vaccini funzionano” (For every generation, vaccines work).

L’obiettivo di questa settimana è celebrare decenni di protezione che hanno garantito sicurezza a famiglie e comunità, guardando al contempo alle sfide del futuro. La campagna si concentra su quattro pilastri fondamentali:

  • Protezione generazionale: evidenziare come i vaccini abbiano protetto in sicurezza intere generazioni e continuino a salvaguardare il nostro domani.
  • Supporto agli operatori sanitari: fornire a medici e infermieri gli strumenti per comunicare in modo chiaro e comprensivo, aiutando le famiglie esitanti a sentirsi ascoltate e informate.
  • Cultura della sicurezza: rafforzare la comprensione pubblica della scienza che sta alla base dell’efficacia dei vaccini, permettendo scelte consapevoli.
  • Fiducia e innovazione: promuovere la trasparenza e la ricerca continua per garantire un accesso equo alle innovazioni vaccinali per i giovani di oggi e di domani.

La European Immunization Week ci ricorda che l’immunizzazione è una responsabilità condivisa. Investire nella ricerca e mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione è l’unico modo per proteggere le generazioni future da minacce prevedibili.

 

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
Salute mentale

Nuova Fact Sheet informativa dell’OMS Europa sulla salute mentale

La salute mentale rappresenta una componente fondamentale della salute e del benessere delle persone ed è oggi una priorità crescente per i sistemi sanitari europei. L’Ufficio regionale per l’Europa della World Health Organization (OMS) ha pubblicato una nuova fact sheet informativa sulla salute mentale, che offre una panoramica aggiornata dei principali dati e delle sfide che interessano la Regione europea.

Secondo l’OMS, circa una persona su sei nella Regione europea – circa 140 milioni di persone – vive con una condizione di salute mentale. I disturbi mentali comprendono un ampio spettro di condizioni che possono influenzare il modo in cui le persone pensano, percepiscono la realtà, gestiscono le emozioni o interagiscono con gli altri.

Nonostante l’elevato impatto sulla salute e sulla qualità della vita, l’accesso ai servizi rimane ancora limitato e molte persone con disturbi mentali non ricevono il supporto o il trattamento adeguato: fino a una persona su tre con una condizione di salute mentale non riceve il trattamento necessario, mentre tra le persone con psicosi, circa una su quattro non riceve alcuna forma di assistenza formale..

La fact sheet evidenzia inoltre il forte impatto della salute mentale sulla mortalità. Nella Regione europea dell’OMS oltre 120mila persone muoiono ogni anno per suicidio, pari a più di 300 decessi al giorno. Il suicidio rappresenta una delle principali cause di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni, evidenziando la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e i servizi di supporto psicologico.

L’OMS sottolinea come la salute mentale sia influenzata da molteplici fattori, tra cui condizioni socio-economiche, ambiente di vita, relazioni sociali, lavoro, istruzione e accesso ai servizi sanitari.

Gli adolescenti sono particolarmente esposti ai rischi digitali: secondo i dati riportati nella fact sheet, oltre l’11% degli adolescenti segnala comportamenti problematici legati all’uso dei social media, un fenomeno che può influenzare negativamente il benessere psicologico.

La solitudine rappresenta un fattore di rischio crescente e l’OMS evidenzia livelli significativi di isolamento sociale: il 28% delle ragazze di 15 anni riferisce di sentirsi sola, mentre circa una persona su quattro oltre i 60 anni segnala sentimenti di solitudine.

Per questo motivo, la promozione del benessere mentale richiede un approccio multisettoriale, che coinvolga non solo il settore sanitario ma anche politiche sociali, educative e del lavoro.

SALUTE MENTALE E SISTEMI SANITARI: LE PRIORITÀ PER IL FUTURO

La nuova fact sheet evidenzia come il rafforzamento della salute mentale richieda sistemi sanitari più accessibili, inclusivi e orientati alla comunità. In molti Paesi europei i servizi di salute mentale sono ancora concentrati in strutture specialistiche o ospedaliere, mentre l’OMS promuove modelli di assistenza basati sulla comunità e integrati nell’assistenza sanitaria primaria.

Tra le priorità indicate figurano il miglioramento dell’accesso ai servizi, la riduzione dello stigma e della discriminazione associati ai disturbi mentali, il rafforzamento delle politiche pubbliche e la promozione della prevenzione lungo tutto l’arco della vita. L’OMS evidenzia, inoltre, l’importanza di coinvolgere attivamente le persone con esperienza diretta di disturbi mentali, le comunità e le organizzazioni della società civile nello sviluppo delle politiche e dei servizi.

Il tema della salute mentale è al centro di numerose iniziative europee e rappresenta un ambito sempre più rilevante anche per le politiche sanitarie nazionali. La fact sheet sottolinea la necessità di rafforzare modelli di assistenza alla salute mentale basati sulla comunità e integrati nell’assistenza sanitaria primaria, promuovendo servizi più accessibili e vicini alle persone.

 

Per maggiori informazioni, si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
Salute Globale

Clima e salute: l’OMS Europa evidenzia i benefici sanitari delle politiche di mitigazione

L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità – OMS Europa – ha pubblicato il policy brief “Co-benefits of climate mitigation action for health in the WHO European Region”, che analizza le evidenze sui benefici collaterali delle politiche di mitigazione climatica per la salute. Il documento nasce in un contesto di crescente allarme sanitario: la Regione europea è oggi la più esposta al riscaldamento globale, con un aumento delle temperature più rapido rispetto ad altre aree del mondo.

Il cambiamento climatico sta già incidendo in modo diretto sulla salute delle popolazioni europee, aumentando mortalità e malattie legate a ondate di calore, eventi estremi, peggioramento della qualità dell’aria e insicurezza alimentare e idrica, con impatti rilevanti anche sulla salute mentale e sul funzionamento dei sistemi sanitari.

Una crisi climatica che è già una crisi sanitaria

Secondo i dati richiamati nel policy brief, quasi 50.000 decessi legati al caldo sono stati registrati in Europa nel 2023. Senza un rafforzamento delle politiche climatiche, la mortalità da calore estremo potrebbe triplicare entro fine secolo. I gruppi più colpiti sono anziani, bambini, donne in gravidanza, persone con disabilità e comunità in condizioni di vulnerabilità, con un conseguente ampliamento delle disuguaglianze di salute.

Oltre agli effetti diretti su morbosità e mortalità, il documento evidenzia anche l’impatto su benessere mentale, capacità lavorativa e pressione sui servizi sanitari.

Mitigare il clima per migliorare la salute

Il policy brief sottolinea come la transizione verso un’economia a zero emissioni rappresenti una leva strategica per la salute pubblica. Le politiche di mitigazione, se progettate in modo integrato, possono produrre benefici sanitari immediati e di lungo periodo, tra cui la riduzione dell’inquinamento atmosferico, ambienti più favorevoli all’attività fisica, sistemi alimentari più sani e sostenibili, abitazioni più sicure ed efficienti e servizi sanitari più resilienti.

Il documento richiama il ruolo centrale dei settori ad alta intensità emissiva – energia, trasporti, industria, edilizia e alimentazione – come ambiti prioritari di intervento per generare benefici sanitari diffusi.

OMS EUROPA: Sistemi sanitari al centro della transizione

L’OMS Europa evidenzia la necessità di integrare salute e clima nelle politiche pubbliche, rafforzando il contributo dei sistemi sanitari sia nella mitigazione sia nell’adattamento. In questa prospettiva, le politiche climatiche vengono inquadrate come politiche di prevenzione primaria, capaci di ridurre le cause ambientali delle malattie e di rafforzare la capacità dei sistemi di proteggere le popolazioni più esposte.

Il policy brief si inserisce in un percorso europeo e globale che mira a rendere strutturale il nesso clima-salute, promuovendo cooperazione tra settori, strumenti comuni e meccanismi di governance in grado di sostenere una transizione verso un futuro più sano, equo e resiliente.

 

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.