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Digital Sovereignty Science for Policy Forum 2026

La Digital Sovereignty (sovranità digitale) rappresenta una delle priorità strategiche dell’Unione europea per affrontare le sfide legate alla trasformazione digitale e alla crescente dipendenza da tecnologie, infrastrutture e servizi sviluppati al di fuori del contesto europeo.

In questo contesto si inserisce il “Digital Sovereignty Science for Policy Forum”, l’evento organizzato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea che si terrà a Bruxelles il 18 e 19 novembre 2026.

L’iniziativa intende riunire rappresentanti delle istituzioni europee, centri di ricerca, think tank, industria e professionisti del settore per promuovere il dialogo tra scienza e politiche pubbliche sul tema della sovranità digitale. Secondo il JRC, uno degli elementi distintivi del Forum sarà proprio l’approccio “Science for Policy”, volto a valorizzare il contributo delle evidenze scientifiche nei processi decisionali europei.

L’evento sarà anche l’occasione per presentare i risultati delle attività di ricerca sviluppate dal JRC nel corso del 2026 a supporto dell’attuazione delle politiche europee sulla sovranità digitale.

Tra queste figurano la “Digital Sovereignty Series” di policy brief, un quadro di misurazione per il monitoraggio di indicatori chiave, una raccolta di casi studio e il “Digital Sovereignty Canvas”, uno strumento progettato per facilitare il confronto tra decisori pubblici, industria e stakeholder. Il Forum contribuirà inoltre a individuare possibili strategie per ridurre le dipendenze digitali dell’Europa e a definire nuove priorità di ricerca in grado di anticipare gli scenari futuri.

DIGITAL SOVEREIGNTY E IL DIALOGO TRA RICERCA E POLITICHE PUBBLICHE

Il programma si svilupperà in due giornate e sarà articolato in due sessioni complementari. La prima, ospitata presso il Berlaymont e rivolta principalmente a Commissari europei, Direttori Generali e Direttori, sarà trasmessa anche online e sarà dedicata alla presentazione dei risultati delle attività del JRC e a un confronto ad alto livello sullo stato della sovranità digitale in Europa.

La seconda sessione, organizzata presso il CDMA, avrà invece un taglio più operativo e sarà rivolta a ricercatori, professionisti e stakeholder. Attraverso approfondimenti tematici e discussioni strutturate, i partecipanti saranno chiamati a confrontarsi sulle principali sfide e opportunità legate alla sovranità digitale.

Tra i temi previsti figurano le infrastrutture digitali, la sovranità dell’open source, l’intelligenza artificiale e i dati, la sovranità industriale e il punto di vista degli utenti sulle trasformazioni digitali.

Secondo il JRC, il Forum contribuirà a rafforzare una comunità europea dedicata alla ricerca “science for policy” sulla sovranità digitale e a consolidare il ruolo del Joint Research Centre come punto di riferimento per la produzione e la condivisione di evidenze utili all’elaborazione delle politiche europee.

La registrazione sarà organizzata in due fasi: una prima fase su invito, prevista tra maggio e agosto 2026, e una seconda fase aperta al pubblico a partire da settembre 2026. Il programma definitivo dell’evento sarà pubblicato nei prossimi mesi.

 

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Pubblicato l’EIC Impact Report 2026

Il Consiglio europeo per l’innovazione (EIC) conferma il rafforzamento dell’ecosistema europeo dell’innovazione deep tech.

È quanto emerge dall’EIC Impact Report 2026, pubblicato dall’European Innovation Council e dalla European Innovation Council and SMEs Executive Agency (EISMEA), che analizza i risultati raggiunti dalle imprese sostenute dall’EIC e l’evoluzione del contesto europeo dell’innovazione tecnologica.

Secondo il rapporto, l’Europa sta consolidando la propria capacità di accompagnare la crescita di imprese deep tech fino a una dimensione globale, grazie a una combinazione di investimenti pubblici e privati, una maggiore collaborazione tra Stati membri e un ecosistema dell’innovazione sempre più maturo.

I dati riportati mostrano che le aziende sostenute dall’EIC hanno raccolto complessivamente 15,5 miliardi di euro. Il rapporto segnala inoltre la nascita di tre nuove imprese deep tech valutate oltre un miliardo di euro (i cosiddetti deep tech unicorns).

Il report evidenzia inoltre dodici operazioni di investimento superiori a 100 milioni di euro e un tasso di rilocalizzazione pari ad appena l’1%, indicatore che suggerisce una forte capacità dell’Europa di trattenere le imprese innovative sul proprio territorio.

Il documento sottolinea come questi risultati contribuiscano a superare la percezione secondo cui l’Europa avrebbe difficoltà a trasformare la ricerca e l’innovazione in imprese tecnologiche competitive a livello globale. Secondo l’EIC, i dati indicano invece un cambiamento strutturale che vede un numero crescente di aziende deep tech scegliere l’Europa come luogo in cui sviluppare e far crescere le proprie attività.

Parallelamente, il rapporto evidenzia una crescente attività di espansione transfrontaliera e una maggiore integrazione tra gli ecosistemi nazionali dell’innovazione.

EIC E IL RAFFORZAMENTO DELL’ECOSISTEMA EUROPEO DELL’INNOVAZIONE

Il rapporto dedica particolare attenzione anche all’evoluzione del sistema europeo di finanziamento dell’innovazione deep tech.

Gli investimenti dell’EIC hanno raggiunto 6,5 miliardi di euro e hanno contribuito a mobilitare ulteriori 5 miliardi di euro di co-investimenti privati. Per ogni euro investito dall’EIC Fund sono stati generati 3,5 euro aggiuntivi, mentre oltre mille investitori hanno partecipato a operazioni di co-investimento insieme all’EIC.

Un ulteriore elemento evidenziato dal rapporto riguarda la crescente dimensione europea degli investimenti: l’80% delle operazioni coinvolge infatti flussi finanziari transfrontalieri, segnale di una progressiva riduzione della frammentazione del mercato europeo del capitale per l’innovazione.

L’EIC Impact Report 2026, inoltre, richiama il ruolo strategico della ricerca scientifica come fattore di competitività. Il 45% dei finanziamenti europei nel campo delle tecnologie quantistiche coinvolge imprese sostenute dall’EIC, mentre il 25% degli investimenti europei nel settore spaziale è collegato ad aziende del portafoglio EIC.

Il rapporto evidenzia anche alcuni dati relativi all’inclusività dell’ecosistema: il 30% delle imprese sostenute è guidato da donne e il 25% degli investimenti in equity riguarda aziende fondate da donne.

Nel complesso, le imprese supportate dall’EIC sono presenti in 31 Paesi e gli investimenti dell’EIC Fund interessano 26 Paesi europei, confermando una crescente integrazione dell’ecosistema dell’innovazione e una maggiore collaborazione tra attori pubblici e privati a sostegno della crescita delle tecnologie emergenti.

 

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Esiti del Consiglio EPSCO Salute

Lo scorso 16 giugno, i Ministri della Salute dell’Unione Europea si sono riuniti a Lussemburgo per la sessione del Consiglio EPSCO Salute dedicata alle principali sfide regolatorie e strategiche del settore sanitario.

Nel corso dei lavori, sono stati esaminati diversi dossier strategici per il futuro delle politiche sanitarie europee, con particolare attenzione alla loro competitività, innovazione e resilienza.

Tra i principali risultati formali della sessione figura il raggiungimento di un orientamento generale sulla proposta di direttiva che disciplina l’immissione sul mercato di microrganismi geneticamente modificati e la lavorazione di organi umani.

Questo passo rappresenta la prima fase legislativa del più ampio quadro di interventi noto come “European Biotech Act I“, volto a promuovere lo sviluppo e l’industrializzazione sicura delle biotecnologie applicate all’ambito della salute e della bio-produzione all’interno del contesto comunitario.

IL RUOLO DEL CONSIGLIO EPSCO SALUTE TRA FARMACI E DISPOSITIVI MEDICI

Le delegazioni dei diversi Stati membri hanno dedicato un articolato dibattito orientativo anche alla proposta di regolamento per lo sviluppo delle biotecnologie sanitarie, esplorando le modalità più idonee per stimolare gli investimenti industriali e salvaguardare l’eccellenza scientifica continentale attraverso quadri normativi agili.

Parallelamente, il Consiglio EPSCO Salute ha preso in esame la relazione sullo stato di avanzamento dei lavori relativi alla proposta di regolamento di semplificazione per i dispositivi medici e i dispositivi medico-diagnostici in vitro (MDR/IVDR).

L’obiettivo dell’iniziativa è ridurre il carico burocratico e l’incertezza regolatoria per le imprese, prevenendo il rischio di carenze o indisponibilità di dispositivi essenziali per i pazienti.

I Ministri hanno inoltre approfondito le strategie per garantire l’autonomia strategica e la resilienza farmaceutica dell’Unione, analizzando la sicurezza delle catene di approvvigionamento e il sostegno alla produzione interna europea di medicinali critici.

A conclusione della sessione, i Ministri hanno esaminato gli sviluppi epidemiologici legati al virus Ebola Bundibugyo nell’Africa centrale, lo stato dell’arte del Critical Medicines Act e i progressi sul trattato internazionale per la prevenzione e risposta alle pandemie.

Il dibattito ha inoltre toccato l’impatto sanitario della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, per poi concludersi con la presentazione del programma di lavoro della futura presidenza irlandese del Consiglio dell’UE, destinata a succedere al mandato di Cipro a partire dal 1° luglio 2026.

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OMS e UE insieme per rafforzare i sistemi sanitari attraverso il TSI

Il TSI (Technical Support Instrument) è lo strumento attraverso il quale l’Unione europea sostiene gli Stati membri nella progettazione e realizzazione di riforme strutturali.

In un recente approfondimento, l’OMS Europa ha illustrato le attività sviluppate con il supporto del TSI per rispondere ad alcune delle principali sfide che interessano i sistemi sanitari europei, tra cui l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie non trasmissibili e le criticità emerse durante la pandemia di COVID-19.

Secondo l’OMS, questi cambiamenti stanno mettendo sotto pressione i sistemi sanitari e rendono necessario adottare approcci innovativi e basati su evidenze. In questo contesto, il TSI supporta attualmente un progetto che coinvolge diversi Stati membri e che affronta alcune priorità strategiche per il futuro dei sistemi sanitari europei.

L’iniziativa, finanziata dalla Commissione europea e della durata di 24 mesi, si basa sull’esperienza maturata con il progetto multicountry “EU Health Resources Hub“, realizzato nel 2022 insieme ad Austria, Belgio e Slovenia.

TSI E COLLABORAZIONE TRA I PAESI EUROPEI

Le attività attualmente in corso sono organizzate in tre cluster tematici.

Il primo riguarda il rafforzamento della workforce sanitaria in Italia e Spagna. L’OMS evidenzia come entrambi i Paesi si confrontino con una riduzione del personale disponibile e con una crescente difficoltà nel rispondere ai bisogni assistenziali, in particolare a causa della carenza di infermieri. Il progetto supporta quindi lo sviluppo di riforme nazionali adattate alle specificità dei due contesti.

Sul tema della workforce sanitaria, ProMIS è coinvolto anche nel progetto “TSI Health Hub – The Italian EU Resources Hub for sustainable investing in health: a case study on health workforce and smart programming tool using AI“, che supporta la pianificazione e la governance del personale sanitario attraverso attività di capacity building, coordinamento tecnico e sviluppo di strategie per gli investimenti nel settore salute.

Il secondo cluster coinvolge Germania e Svezia e affronta il ruolo degli ospedali nella promozione della prevenzione. In entrambi i Paesi l’invecchiamento della popolazione aumenta la pressione sui sistemi sanitari, mentre i servizi preventivi risultano ancora sottoutilizzati nonostante il loro contributo alla sostenibilità dei sistemi di salute e welfare.

Il terzo cluster è dedicato a Malta e al rafforzamento dell’assistenza a lungo termine. In questo caso il progetto prevede l’elaborazione di una proposta di aggiornamento del quadro normativo per favorire servizi accessibili, di qualità e centrati sulla persona per la popolazione anziana.

Accanto alle attività nazionali, il progetto prevede iniziative comuni coordinate dall’European Observatory on Health Systems and Policies per favorire lo scambio di conoscenze, esperienze ed evidenze tra i Paesi coinvolti.

Queste attività contribuiscono inoltre a creare sinergie con altri progetti europei e nazionali e con iniziative già avviate dall’OMS e dall’Unione europea in materia di personale sanitario e invecchiamento della popolazione.

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Salute Globale

EUREGHA pubblica un nuovo documento di posizionamento sull’assistenza sanitaria transfrontaliera

La rete europea delle autorità sanitarie regionali e locali (EUREGHA) ha recentemente diffuso il suo nuovo position statement incentrato sull’importanza strategica che l’assistenza sanitaria transfrontaliera riveste per la coesione e la resilienza dei sistemi sanitari nel continente.

Il documento, intitolato Strengthening Cross-Border Healthcare in European Border Regions: Towards a Competitive, Inclusive, and Resilient Europe, si inserisce nel dibattito istituzionale avviato in vista della definizione del prossimo Quadro finanziario pluriennale post-2027.

I dati macroeconomici richiamati nel documento di posizionamento ne confermano la rilevanza: le regioni di confine rappresentano circa il 40% del territorio dell’Unione Europea, ospitano il 30% della sua popolazione e generano il 30% del PIL comunitario.

Per tali ragioni, la cooperazione in questo ambito non può essere considerata una questione marginale o di nicchia, bensì una dimensione cardine dell’integrazione e della coesione territoriale. L’obiettivo principale del documento è garantire che la tutela della salute rimanga una priorità trasversale per l’Unione Europea, traducendosi in investimenti concreti capaci di raggiungere i livelli regionali e locali, dove l’impatto dei servizi pubblici si riflette più direttamente sui cittadini, riducendo le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Il documento analizza l’efficacia dei quadri normativi e dei programmi di finanziamento attuali, evidenziando che strumenti come la Direttiva 2011/24/UE sui diritti dei pazienti, i fondi Interreg e la Politica di Coesione offrono importanti basi di partenza, ma il loro impatto reale dipende da un’attuazione su misura e da un maggiore coinvolgimento degli attori locali, inclusi gli ospedali e gli organismi di assicurazione sanitaria.

Un rilievo particolare è attribuito ai Gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT), considerati strutture stabili di governance fondamentali per supportare la pianificazione congiunta e la gestione coordinata dei servizi sanitari condivisi.

Tra i casi virtuosi esaminati figurano il progetto ACCESS, l’Ospedale di Cerdanya e le iniziative attivate nell’ambito del GECT GO, tra cui i progetti ITI Salute/Zdravstvo e Salute/Zdravko. Questi ultimi rappresentano un esempio significativo per il contesto italiano, data la diretta cooperazione transfrontaliera che coinvolge i territori di confine tra l’Italia e la Slovenia nel Friuli Venezia Giulia.

Il position statement, inoltre, evidenzia le potenzialità dello strumento dedicato Bridge4EU, utile per supportare le autorità nazionali e regionali nell’identificare e superare gli ostacoli amministrativi e legali che frenano l’erogazione di prestazioni sanitarie fluide tra Stati limitrofi.

SUPERARE LA FRAMMENTAZIONE PER UN’ASSISTENZA SANITARIA TRANSFRONTALIERA SOSTENIBILE

Per consolidare i risultati raggiunti, la rete EUREGHA insiste sulla necessità di abbandonare logiche basate su progetti isolati o frammentati nel tempo, orientandosi verso l’adozione di modelli di cooperazione strutturati, continui e autosufficienti.

Questa transizione richiede non solo un solido impianto di finanziamento a lungo termine nel bilancio post-2027, ma anche un potenziamento delle competenze istituzionali delle singole autorità locali, in modo da personalizzare i servizi in base alle reali caratteristiche geografiche e demografiche dei singoli territori.

Parallelamente, il documento sottolinea l’urgenza di rafforzare la ricerca scientifica e i sistemi di raccolta dati relativi alle prestazioni erogate nelle zone di confine. Disporre di evidenze empiriche più robuste e standardizzate è infatti indispensabile per comprendere a fondo i percorsi terapeutici dei pazienti, monitorare le performance dei servizi e individuare i nodi critici che ancora limitano la mobilità sanitaria.

Attraverso questo documento, EUREGHA rinnova il proprio impegno nel promuovere un approccio fortemente territoriale, che permetta alle singole regioni europee di coordinarsi per offrire risposte di salute efficienti e inclusive.

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Altro bandi

La Commissione presenta il progetto di bilancio 2027 alla Commissione Bilanci del Parlamento europeo

La Commissione europea ha presentato alla Commissione per i bilanci (BUDG) del Parlamento europeo il progetto di bilancio dell’Unione europea per il 2027.

La proposta sarà esaminata alla luce delle linee guida approvate dal Parlamento europeo il 28 aprile 2026 nell’ambito della procedura 2025/2246(BUI), che definiscono le priorità politiche e finanziarie per l’ultimo bilancio dell’attuale Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027.

Con 389 voti favorevoli, 191 contrari e 75 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione che richiama la necessità di un bilancio europeo prevedibile, solido, orientato agli investimenti e capace di rispondere alle crescenti esigenze dei cittadini, delle imprese e dei territori europei.

Nel documento approvato, il Parlamento sottolinea come l’Unione europea si trovi ad affrontare una fase caratterizzata da instabilità geopolitica, pressioni economiche, perdita di competitività, sfide sociali e nuove esigenze di sicurezza.

In questo contesto, il bilancio 2027 dovrà contribuire a rafforzare la competitività europea, ridurre le dipendenze strategiche, sostenere l’innovazione, accelerare la transizione verde e digitale e promuovere la coesione economica, sociale e territoriale.

Gli eurodeputati evidenziano inoltre la necessità di finanziare investimenti nelle infrastrutture strategiche, nelle reti energetiche e digitali, nella mobilità sostenibile, nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, nonché di garantire adeguate risorse ai programmi europei che supportano la crescita, la resilienza e la capacità innovativa dell’Unione.

BILANCIO 2027: ATTENZIONE A SALUTE, WORKFORCE E INNOVAZIONE

Tra gli aspetti di maggiore interesse per il settore sanitario, il Parlamento europeo richiama l’importanza di sostenere sistemi sanitari pubblici forti e resilienti, individuando la salute mentale come una priorità specifica e chiedendo adeguati finanziamenti per il programma EU4Health.

Il documento evidenzia inoltre la necessità di affrontare le crisi strutturali della forza lavoro che interessano diversi settori, con particolare riferimento agli ambiti sociale e sanitario, attraverso strategie e investimenti mirati.

Parallelamente, viene ribadita l’esigenza di garantire risorse sufficienti per la ricerca, l’innovazione e l’adozione di nuove tecnologie in settori strategici, così da rafforzare l’autonomia europea e la capacità di rispondere alle sfide globali.

Secondo il Parlamento, il bilancio 2027 dovrà assicurare continuità alle azioni già avviate nell’attuale periodo di programmazione e fungere da ponte verso il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, contribuendo a preparare le future priorità dell’Unione europea.

 

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Salute Globale

OMS: pubblicata una guida per integrare la salute pubblica nei sistemi sanitari

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato il documento Improving public health in health systems: guidance for country-level policies and actions, una guida rivolta ai decisori politici, ai professionisti della salute e a tutti gli attori coinvolti nella pianificazione e nell’organizzazione dei servizi sanitari.

La pubblicazione parte dalla consapevolezza che i sistemi sanitari si trovano oggi ad affrontare sfide sempre più complesse e interconnesse: l’aumento delle malattie non trasmissibili, il persistere delle minacce infettive, gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute, l’invecchiamento della popolazione, le crisi umanitarie e le crescenti disuguaglianze sociali e territoriali.

A queste criticità si aggiungono le conseguenze lasciate dalla pandemia di COVID-19, che ha evidenziato l’importanza di disporre di solide capacità di salute pubblica e, al tempo stesso, la fragilità di molti sistemi sanitari nel garantire una risposta coordinata ed efficace.

Secondo l’OMS, una delle principali lezioni apprese negli ultimi anni è che la salute pubblica non può essere considerata un ambito separato dall’assistenza sanitaria.

Al contrario, le funzioni essenziali di sanità pubblica devono essere integrate nella governance, nel finanziamento, nell’organizzazione e nell’erogazione dei servizi. In questo senso, il documento si propone di fornire un quadro operativo per sostenere i Paesi nel rafforzamento delle Essential Public Health Functions (EPHFs), ossia quell’insieme di attività indispensabili per proteggere e promuovere la salute delle popolazioni.

Tra queste rientrano la sorveglianza epidemiologica, la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie, la promozione della salute, la prevenzione delle malattie, la protezione della salute ambientale, il coinvolgimento delle comunità, la produzione e l’utilizzo delle evidenze scientifiche e lo sviluppo di politiche pubbliche orientate all’equità.

OMS E SISTEMI SANITARI: INTEGRARE LE FUNZIONI ESSENZIALI DI SALUTE PUBBLICA

Uno degli elementi più rilevanti della guida riguarda l’utilizzo del modello dei sei building blocks dei sistemi sanitari, elaborato dall’OMS, come strumento per individuare modalità concrete di integrazione della salute pubblica nelle strutture e nei processi esistenti.

Il documento, infatti, propone una serie di azioni operative riferite a ciascun building block: leadership e governance, finanziamento, personale sanitario, sistemi informativi, accesso ai prodotti sanitari essenziali ed erogazione dei servizi.

Per quanto riguarda la governance, l’OMS sottolinea la necessità di definire chiaramente ruoli e responsabilità, promuovendo meccanismi di coordinamento intersettoriale e adottando approcci whole-of-government e whole-of-society, in grado di coinvolgere istituzioni, professionisti, comunità e altri settori che incidono sui determinanti della salute.

Sul piano del finanziamento, viene evidenziata l’importanza di garantire investimenti adeguati e sostenibili per le attività di sanità pubblica, superando logiche emergenziali e assicurando continuità alle azioni di prevenzione e promozione della salute.

Un’attenzione particolare è dedicata inoltre alla workforce, riconosciuta come una componente fondamentale per il rafforzamento dei sistemi sanitari. Il documento invita i Paesi a investire nello sviluppo di competenze specifiche in ambito di salute pubblica, nella formazione continua e nella pianificazione strategica del personale.

Analogamente, viene ribadito il ruolo cruciale dei sistemi informativi sanitari, che devono essere in grado di raccogliere, integrare e utilizzare dati affidabili per orientare le decisioni e monitorare l’efficacia degli interventi.

Anche l’erogazione dei servizi rappresenta un ambito centrale della guida. Viene richiamata la necessità di integrare le funzioni essenziali di sanità pubblica nei percorsi di assistenza e nei servizi territoriali, affinché prevenzione, promozione della salute, sorveglianza e risposta ai rischi non siano considerate attività separate, ma parte dell’organizzazione ordinaria dei sistemi sanitari. Questo significa rafforzare il collegamento tra sanità pubblica, cure primarie, servizi di comunità e altri livelli di assistenza, con l’obiettivo di garantire interventi più accessibili, continui e coerenti con i bisogni della popolazione.

La guida non propone un modello unico valido per tutti i contesti, ma incoraggia ciascun Paese ad adattare le raccomandazioni alle proprie caratteristiche istituzionali, organizzative e socioeconomiche.

L’obiettivo finale è favorire la costruzione di sistemi sanitari più resilienti, equi e orientati ai bisogni delle persone, nei quali le funzioni essenziali di salute pubblica siano riconosciute come una componente strutturale e non come un insieme di attività aggiuntive.

In questa prospettiva, il documento rappresenta uno strumento utile per accompagnare i processi di trasformazione dei sistemi sanitari e rafforzarne la capacità di rispondere sia alle emergenze sia alle sfide di lungo periodo legate alla salute delle popolazioni.

 

 

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lotta contro il cancro

Test del sangue per migliorare lo screening del tumore al polmone

Lo screening del tumore al polmone potrebbe essere potenziato grazie all’utilizzo di un semplice esame del sangue. È quanto emerge da un nuovo studio coordinato dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), l’agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per la ricerca sul cancro, e realizzato insieme ai partner del Lung Cancer Cohort Consortium (LC3).

I risultati, pubblicati sul Journal of the American Medical Association (JAMA), suggeriscono che un test basato sull’analisi di specifici biomarcatori presenti nel sangue potrebbe contribuire a individuare con maggiore precisione le persone che dovrebbero essere indirizzate ai programmi di screening mediante tomografia computerizzata a basso dosaggio (Low-Dose Computed Tomography – LDCT).

Attualmente, la LDCT rappresenta uno degli strumenti più efficaci per la diagnosi precoce del tumore al polmone nelle persone considerate ad alto rischio sulla base della storia di fumo ed è associata a una riduzione della mortalità legata alla malattia.

Tuttavia, molti casi di tumore polmonare vengono diagnosticati in persone con una storia di fumo che non rientrano nei criteri di eleggibilità previsti dai programmi di screening, limitando così l’impatto complessivo di questi interventi di prevenzione secondaria.

Lo studio ha validato il modello INTEGRAL-Risk, uno strumento sviluppato a partire da biomarcatori proteici circolanti nel sangue, con l’obiettivo di valutare se il suo impiego possa migliorare la selezione delle persone da sottoporre alla TC a basso dosaggio. Secondo i ricercatori, l’integrazione di approcci innovativi basati sui biomarcatori potrebbe consentire di identificare un numero maggiore di soggetti ad elevato rischio di sviluppare il tumore al polmone.

COME POTREBBE EVOLVERE LO SCREENING DEL TUMORE AL POLMONE

I risultati dello studio aprono nuove prospettive nell’ambito della diagnosi precoce, suggerendo che strategie di screening più personalizzate potrebbero contribuire ad aumentare l’efficacia dei programmi esistenti.

I ricercatori sottolineano tuttavia che saranno necessari ulteriori studi per comprendere come integrare concretamente questi strumenti nella pratica clinica e nei sistemi sanitari.

Il test del sangue non sostituisce infatti la tomografia computerizzata a basso dosaggio, ma potrebbe rappresentare un supporto aggiuntivo per identificare in modo più accurato le persone che potrebbero trarre beneficio dallo screening.

In un contesto in cui il tumore al polmone continua a rappresentare una delle principali cause di morte per cancro a livello globale, l’individuazione di nuovi approcci per migliorare l’accesso alla diagnosi precoce assume particolare rilevanza per la salute pubblica.

Secondo IARC, queste evidenze potrebbero contribuire al dibattito internazionale sull’evoluzione delle strategie di screening, favorendo lo sviluppo di modelli sempre più mirati e basati sul rischio individuale.

Lo studio conferma inoltre il crescente interesse della comunità scientifica verso l’impiego dei biomarcatori nella prevenzione oncologica, con l’obiettivo di rendere gli interventi di screening più efficaci e in grado di intercettare precocemente la malattia nelle persone maggiormente esposte al rischio.

Per approfondire le iniziative, le politiche europee e le opportunità di collaborazione sul tema della lotta contro il cancro, è possibile consultare la piattaforma tematica dedicata del ProMIS.

 

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workforce

Erasmus+: il Consiglio UE approva la posizione sul programma 2028-2034

Erasmus+ compie un nuovo passo nel percorso di definizione del programma europeo per il periodo 2028-2034.

L’11 maggio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha infatti raggiunto un accordo sulla propria posizione negoziale relativa al regolamento che disciplinerà la prossima generazione del programma, considerato uno dei principali strumenti dell’UE per sostenere istruzione e formazione, gioventù e sport.

La posizione del Consiglio si inserisce nel percorso avviato dalla Commissione europea il 16 luglio 2025, quando, nell’ambito del pacchetto relativo al prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP), è stata presentata la proposta legislativa per la nuova generazione di Erasmus+ per il periodo 2028-2034.

La proposta prevede l’integrazione degli attuali programmi Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà (European Solidarity Corps – ESC) in un unico strumento e un bilancio complessivo pari a 40,8 miliardi di euro. Il futuro programma si articola attorno a due pilastri principali: opportunità di apprendimento per tutti e sostegno allo sviluppo delle capacità (capacity building).

L’intesa rappresenta il primo passaggio formale verso l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo e mira a garantire continuità con gli elementi che hanno caratterizzato il successo del programma negli ultimi decenni.

Secondo il Consiglio, Erasmus+ ha coinvolto oltre 16 milioni di persone nel corso degli ultimi quarant’anni, offrendo opportunità di apprendimento, mobilità e crescita personale a studenti, giovani, apprendisti, insegnanti e partecipanti alle attività sportive di base.

La posizione adottata dal Consiglio è definita “parziale”, poiché non comprende ancora gli aspetti finanziari e le questioni orizzontali, che saranno affrontati nell’ambito delle negoziazioni sul prossimo QFP dell’Unione europea per il periodo 2028-2034.

Il testo conferma inoltre l’intenzione di integrare nel futuro Erasmus+ alcune attività attualmente svolte nell’ambito del Corpo europeo di solidarietà (European Solidarity Corps – ESC), preservandone l’eredità e le finalità legate alla partecipazione giovanile, alla solidarietà e al volontariato.

LE PRINCIPALI NOVITÀ DEL FUTURO ERASMUS+

Tra gli elementi principali della posizione del Consiglio figura il rafforzamento del modello di governance del programma.

In particolare, viene reintrodotto il comitato di programma già previsto nell’attuale Erasmus+, con l’obiettivo di attribuire agli Stati membri un ruolo più incisivo nelle attività di supervisione e attuazione.

Il Consiglio propone, inoltre, una distinzione tra programmi di lavoro destinati a nuove azioni introdotte dalla Commissione europea e programmi di lavoro relativi ad attività già consolidate e finanziate nel tempo.

Un ulteriore aspetto riguarda la volontà di assicurare una maggiore visibilità a tutti i settori interessati dal programma. Le attività dedicate all’istruzione e alla formazione, alla gioventù e allo sport vengono, infatti, presentate in articoli distinti del futuro regolamento, valorizzando il contributo specifico di ciascun ambito.

La posizione negoziale chiarisce inoltre alcune condizioni per l’associazione parziale dei Paesi terzi al programma e introduce modifiche ad alcune iniziative proposte dalla Commissione europea, con l’obiettivo di ampliarne la portata e migliorarne l’efficacia.

Con l’accordo raggiunto dal Consiglio, il processo legislativo entra ora in una nuova fase, che vedrà il confronto con il Parlamento europeo per definire il testo definitivo del programma Erasmus+ 2028-2034.

Tra i contributi che hanno alimentato la riflessione sul programma post-2027 figura anche il position paper elaborato dal Gruppo di lavoro “Education” del GIURI (Gruppo Informale degli Uffici di Rappresentanza Italiani per la Ricerca e l’Innovazione), che rappresenta la comunità italiana della ricerca e dell’innovazione a Bruxelles e favorisce il coordinamento tra stakeholder nazionali e istituzioni europee. ProMIS partecipa al Gruppo “Education”, dedicato all’analisi delle politiche europee in materia di istruzione e formazione.

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digital health comunicazione in salute

Linee guida 1/2026 sul trattamento dei dati personali per la ricerca scientifica

Ricerca scientifica e protezione dei dati personali sono i temi affrontati nelle Linee guida 1/2026 adottate dal Comitato europeo per la protezione dei dati (European Data Protection Board – EDPB), attualmente aperte a consultazione pubblica fino al 25 giugno 2026.

Il documento, intitolato “Guidelines 1/2026 on processing of personal data for scientific research purposes” fornisce chiarimenti sull’applicazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) alle attività di ricerca scientifica e intende supportare ricercatori, università, enti pubblici, organizzazioni private e altri soggetti che trattano dati personali per finalità di ricerca.

Secondo l’EDPB, il rapido sviluppo delle tecnologie digitali, compresa l’intelligenza artificiale, e la crescente disponibilità di dati stanno ampliando le opportunità per la ricerca scientifica, rendendo necessario un quadro interpretativo più chiaro e uniforme all’interno dell’Unione europea.

Le Linee guida approfondiscono innanzitutto il concetto di “ricerca scientifica” nel contesto del GDPR e individuano sei elementi da considerare per valutare se un’attività possa essere qualificata come tale: un approccio metodico e sistematico, il rispetto degli standard etici e metodologici del settore, la verificabilità e la trasparenza dei risultati, l’autonomia dei ricercatori, la produzione di nuova conoscenza e il contributo all’interesse collettivo o al benessere della società.

Il documento, inoltre ,chiarisce che le attività di ricerca possono essere svolte sia da soggetti pubblici sia da soggetti privati e che la presenza di finalità commerciali non esclude automaticamente la qualificazione di un’attività come ricerca scientifica, purché siano rispettati i requisiti individuati dal GDPR e dalle Linee guida.

RICERCA SCIENTIFICA E UTILIZZO DEI DATI PERSONALI SECONDO IL GDPR

Le Linee guida dedicano particolare attenzione al trattamento e al riutilizzo dei dati personali per finalità di ricerca scientifica.

L’EDPB chiarisce che il trattamento successivo dei dati per scopi di ricerca è generalmente considerato compatibile con le finalità originarie della raccolta e che, in questi casi, non è necessario effettuare il test di compatibilità previsto dall’articolo 6, paragrafo 4, del GDPR.

Tuttavia, rimane necessario individuare una base giuridica appropriata per il trattamento e rispettare le ulteriori condizioni previste dalla normativa, soprattutto quando sono coinvolte categorie particolari di dati personali.

Il documento affronta inoltre il tema del cosiddetto “broad consent”, riconoscendo che, in alcuni casi, gli interessati possono fornire il proprio consenso per determinati ambiti di ricerca anche quando i futuri studi non siano ancora stati definiti nel dettaglio.

In tali situazioni, i titolari del trattamento sono chiamati ad adottare adeguate misure di trasparenza e garanzie supplementari per tutelare i diritti degli interessati.

Il documento fornisce anche indicazioni sulle infrastrutture di ricerca e sulle banche dati destinate a sostenere future attività scientifiche, come registri, repository e biobanche, chiarendo le responsabilità dei soggetti coinvolti e le misure tecniche e organizzative che possono contribuire a ridurre i rischi associati al trattamento dei dati.

Le nuove Linee guida si inseriscono in un contesto europeo caratterizzato da una crescente attenzione alla condivisione e al riutilizzo dei dati per finalità di ricerca e innovazione, in linea con le iniziative avviate nell’ambito dello Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS).

Attraverso queste indicazioni, l’EDPB intende favorire un’applicazione più uniforme del GDPR nel settore della ricerca scientifica e sostenere lo sviluppo di attività di ricerca e innovazione nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone interessate.

 

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