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Salute Globale

Carenze di medicinali in Europa: le risposte dell’UE

Le carenze di medicinali in Europa rappresentano un problema sempre più rilevante per i sistemi sanitari dell’Unione europea.

Il Parlamento europeo evidenzia come negli ultimi anni il fenomeno si sia intensificato, con livelli particolarmente elevati registrati tra il 2023 e il 2024. In questo periodo, i Paesi dell’Unione hanno segnalato carenze critiche per numerosi medicinali, tra cui antibiotici, anestetici e farmaci utilizzati nei trattamenti oncologici, con conseguenze dirette sulla continuità delle cure.

Una carenza si verifica quando un medicinale non è disponibile nelle quantità necessarie per soddisfare il fabbisogno dei pazienti nel momento in cui serve. Questo può tradursi in ritardi nelle terapie, necessità di ricorrere a trattamenti alternativi o, nei casi più gravi, nell’impossibilità di accedere alle cure.

Le cause delle carenze sono complesse e spesso interconnesse. Oltre il 50% dei casi segnalati è legato a problemi produttivi, come la limitata capacità di produzione o interruzioni negli stabilimenti. A questi si aggiungono la dipendenza da un numero ristretto di fornitori per i principi attivi – spesso situati al di fuori dell’UE – e la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, che possono essere influenzate da crisi globali, tensioni geopolitiche o improvvisi aumenti della domanda.

Ulteriori fattori includono decisioni commerciali delle aziende farmaceutiche e pratiche di mercato come le esportazioni parallele, che possono ridurre la disponibilità di medicinali in alcuni Stati membri. La pandemia di COVID-19 ha reso evidente la fragilità di questo sistema, evidenziando la necessità di rafforzare la capacità dell’Unione di garantire l’accesso ai farmaci essenziali anche in situazioni di crisi.

CARENZE DI MEDICINALI UE: LE AZIONI DELL’UNIONE EUROPEA

Per affrontare le carenze di medicinali, l’Unione europea ha avviato negli ultimi anni un rafforzamento complessivo delle politiche sanitarie, anche alla luce delle criticità emerse durante la pandemia di COVID-19. In questo contesto si inserisce la costruzione della cosiddetta “Unione della salute”, un insieme di misure volto a migliorare il coordinamento tra Stati membri e a garantire la disponibilità di forniture mediche essenziali.

Un elemento centrale di questo processo è la riforma globale della legislazione farmaceutica. Le nuove norme, attualmente in fase di definizione, prevedono un sistema di monitoraggio delle carenze sia a livello nazionale sia a livello dell’Unione.

In questo ambito, l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) avrà il compito di gestire un elenco dei medicinali per i quali si registrano carenze gravi, con l’obiettivo di facilitare una risposta coordinata tra i Paesi attraverso la raccolta su una piattaforma dedicata delle informazioni fornite dalle autorità nazionali sulla disponibilità, l’approvvigionamento e la domanda di medicinali.

Tra le misure previste figura anche un meccanismo volontario di solidarietà, che consentirà agli Stati membri con scorte insufficienti di richiedere supporto ad altri Paesi dell’Unione. Parallelamente, le aziende farmaceutiche saranno chiamate a garantire una fornitura adeguata e continua dei medicinali nei mercati europei, nonché a segnalare tempestivamente eventuali interruzioni dell’approvvigionamento. È inoltre previsto l’obbligo di predisporre e aggiornare piani di prevenzione delle carenze per un’ampia gamma di farmaci.

Un’attenzione specifica è rivolta ai cosiddetti medicinali critici, ovvero quei farmaci essenziali per il trattamento di patologie gravi o potenzialmente letali, per i quali esistono poche o nessuna alternativa.

A tal fine, l’Unione europea ha pubblicato un elenco UE dei medicinali critici, aggiornato periodicamente, che include oltre 270 principi attivi, tra cui antibiotici, insulina, vaccini e medicinali per malattie croniche e rare.

In linea con questo approccio, nel marzo 2025 la Commissione europea ha presentato una proposta di atto legislativo sui medicinali critici, con l’obiettivo di rafforzare la capacità produttiva dell’Unione. La proposta prevede, tra l’altro, il sostegno a progetti industriali strategici e il miglioramento degli strumenti di cooperazione tra Stati membri, anche attraverso iniziative congiunte per aumentare il potere d’acquisto e garantire una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento.

Nel complesso, l’Unione europea sta sviluppando un approccio sempre più strutturato per affrontare le carenze di medicinali, combinando strumenti normativi, rafforzamento della produzione e maggiore coordinamento tra i diversi livelli di governance. L’obiettivo è garantire la continuità delle cure e ridurre la vulnerabilità del sistema sanitario europeo di fronte a crisi future.

 

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THCS Podcast, episodio 2: ecosistemi e politiche

Il Podcast del partenariato europeo THCS – Transforming Health and Care Systems dedica il suo secondo episodio al rapporto tra ecosistemi, politiche pubbliche e capacità di trasformare l’innovazione in cambiamento reale nei sistemi sanitari e assistenziali.

L’episodio, intitolato Ecosystems Need Policies, parte da una domanda centrale: come evitare che i risultati dei progetti restino episodi isolati e fare in modo, invece, che possano consolidarsi nel tempo? Il filo conduttore della conversazione è chiaro: i progetti possono accendere l’innovazione, ma senza un ancoraggio nelle politiche, nelle strategie e nei meccanismi di governance rischiano di non generare effetti duraturi.

Nel corso del podcast, i relatori sottolineano più volte che gli ecosistemi non si sviluppano solo perché esistono idee valide o buone pratiche: servono visione di lungo periodo, incentivi coerenti, capacità di cooperazione tra livelli diversi e un quadro politico che non soffochi l’innovazione, ma la accompagni.

Viene proposto anche un parallelismo efficace tra ecosistema e giardino: l’innovazione può nascere spontaneamente, ma senza “cura”, coordinamento e manutenzione rischia di diventare fragile, dispersiva o vulnerabile. In questo quadro, il ruolo delle politiche viene descritto come essenziale per dare direzione, continuità e stabilità ai processi di trasformazione.

THCS PODCAST: POLITICHE, INCENTIVI E RUOLO DEL NATIONAL MIRROR GROUP

Nel secondo episodio del THCS Podcast trovano spazio anche riflessioni concrete su ciò che aiuta o ostacola la crescita degli ecosistemi della salute. Tra i temi affrontati emergono il peso dei cicli politici brevi, la difficoltà di investire su prevenzione e promozione della salute, la necessità di collegare fin dall’inizio i progetti a strategie nazionali o regionali e l’importanza della co-progettazione tra attori pubblici, privati, società civile e decisori.

Un passaggio particolarmente rilevante riguarda il contributo di ProMIS, in qualità di coordinatore del National Mirror Group italiano di THCS, che richiama il ruolo del NMG come spazio di raccordo tra competenze, istituzioni e priorità nazionali ed europee.

In questo senso, viene sottolineato quanto sia complesso ma necessario tenere insieme soggetti con agende diverse, favorire il coordinamento quotidiano, investire nella comunicazione e costruire un piano d’azione nazionale capace di collegare le politiche italiane con quelle europee.

Il podcast, infine, insiste su un messaggio di fondo: i progetti da soli non garantiscono la scalabilità delle buone pratiche, mentre sono gli ecosistemi — se sostenuti da policy adeguate, governance condivisa e incentivi ben disegnati — a creare le condizioni per rendere strutturali i risultati. In questa prospettiva, l’episodio offre uno spunto utile non solo per chi lavora su ricerca e innovazione, ma anche per chi si occupa di programmazione, decisione pubblica e integrazione tra livelli territoriali e istituzionali.

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Pubblicato l’EIC Tech Report 2026

L’EIC Tech Report 2026 è il rapporto pubblicato dall’European Innovation Council (EIC) che individua e analizza i principali segnali emergenti nel panorama delle tecnologie deep tech in Europa.

Il report identifica 25 segnali emergenti, selezionati attraverso un’attività sistematica di scouting tecnologico basata sull’analisi di dati provenienti dai progetti finanziati dall’EIC, da fonti scientifiche e da attività di monitoraggio dell’innovazione.

L’obiettivo dell’EIC Tech Report 2026 è intercettare in anticipo sviluppi tecnologici ancora in fase iniziale ma con un potenziale elevato di crescita e impatto, contribuendo così a orientare le politiche europee e le future strategie di investimento.

I segnali individuati non rappresentano tecnologie già consolidate, ma piuttosto traiettorie emergenti che stanno iniziando a svilupparsi e che potrebbero trasformare diversi settori nel medio-lungo periodo. Il report evidenzia, inoltre, come il riconoscimento precoce di queste dinamiche consenta di ridurre il rischio di ritardi competitivi e di rafforzare l’autonomia strategica europea in ambiti tecnologici chiave.

EIC Tech Report 2026: segnali emergenti, metodo e ruolo strategico

L’EIC Tech Report 2026 non si limita a elencare i segnali emergenti, ma propone anche un approccio metodologico basato sull’analisi combinata di indicatori qualitativi e quantitativi, con l’obiettivo di identificare pattern ricorrenti e dinamiche di sviluppo nel panorama deep tech.

I 25 segnali sono stati selezionati tenendo conto della loro novità, del potenziale impatto e della loro connessione con le priorità strategiche dell’Unione europea, offrendo così una visione strutturata delle traiettorie tecnologiche emergenti. Tra gli esempi riportati nel documento si evidenziano innovazioni che potrebbero contribuire a migliorare l’efficienza dei sistemi produttivi, supportare la transizione verde e sviluppare nuove soluzioni nel campo della salute e delle scienze della vita.

Il documento sottolinea il ruolo centrale del deep tech come ambito caratterizzato da una forte integrazione tra ricerca scientifica e innovazione, con tempi di sviluppo più lunghi ma con un elevato potenziale trasformativo.

In questo contesto, l’EIC svolge una funzione chiave nel sostenere lo sviluppo di queste tecnologie attraverso strumenti di finanziamento, accompagnamento e supporto all’innovazione. In questo contesto, le priorità individuate dal report trovano applicazione concreta anche nelle iniziative di finanziamento promosse dall’EIC, come le Advanced Innovation Challenges previste nel Work Programme 2026.

Il report si configura quindi come uno strumento utile per policy maker, ricercatori e stakeholder, in quanto consente di comprendere meglio le tendenze emergenti e di orientare decisioni strategiche in un contesto tecnologico in rapida evoluzione.

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Il Consiglio UE adotta una raccomandazione sul capitale umano contro la carenza di competenze

Il capitale umano è un fattore determinante per affrontare la carenza di competenze in Europa. In questo quadro, lo scorso 9 marzo 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una raccomandazione con l’obiettivo di supportare gli Stati membri nel rafforzamento dei sistemi formativi e del mercato del lavoro, contribuendo a migliorare la competitività e la resilienza dell’Unione.

La Recommendation on human capital in the European Union nasce in risposta a una carenza strutturale di lavoratori qualificati che interessa diversi settori strategici, tra cui sanità, tecnologie digitali, agricoltura, ingegneria civile ed educazione.

Secondo i dati riportati, nel 2024 il 77% delle imprese europee ha indicato la mancanza di competenze come un ostacolo agli investimenti di lungo periodo. Questo scenario è destinato a evolvere ulteriormente a causa delle transizioni verde e digitale e delle dinamiche demografiche, in particolare l’invecchiamento della popolazione, che incidono sulla disponibilità di forza lavoro e sulle competenze richieste.

Capitale umano: interventi per rafforzare competenze e formazione

La raccomandazione invita gli Stati membri a intervenire in modo coordinato per rafforzare il capitale umano, agendo su istruzione, formazione e politiche del lavoro.

Tra le azioni indicate, viene promosso lo sviluppo di partenariati tra istituti di istruzione e formazione, imprese e servizi pubblici per l’impiego, riconoscendo il ruolo centrale della formazione legata al lavoro, attraverso cui circa quattro adulti su cinque acquisiscono nuove competenze.

Particolare attenzione è rivolta anche al rafforzamento delle competenze di base lungo tutto l’arco della vita e al miglioramento dell’accesso all’istruzione, con un focus sui gruppi svantaggiati, tra cui le persone con disabilità, e sull’importanza di garantire servizi educativi di qualità fin dalla prima infanzia.

Un ulteriore ambito di intervento riguarda l’istruzione e formazione professionale (VET – Vocational Education and Training) e gli apprendistati, che presentano tassi di occupazione elevati (80% dei diplomati nel 2024), ma risultano ancora poco attrattivi.

Parallelamente, la raccomandazione sottolinea la necessità di rafforzare i percorsi STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), anche attraverso iniziative mirate ad aumentarne l’attrattività, in particolare tra le donne, alla luce della crescente domanda di competenze legate allo sviluppo tecnologico e all’intelligenza artificiale.

Il documento evidenzia inoltre la necessità di rafforzare gli investimenti in istruzione e formazione, combinando risorse pubbliche e private e valorizzando strumenti europei quali il Fondo sociale europeo Plus e InvestEU.

Viene infine richiamata l’importanza delle cosiddette “skills intelligence”, ovvero sistemi di analisi dei fabbisogni di competenze basati anche su big data e intelligenza artificiale, utili per orientare le politiche formative e anticipare le esigenze del mercato del lavoro.

La raccomandazione rappresenta il primo intervento del Consiglio sul capitale umano nell’ambito del Semestre europeo e contribuisce a rafforzare l’attenzione sulle competenze come elemento chiave per lo sviluppo economico e sociale dell’Unione.

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Intelligenza artificiale in salute: nuovo report OBS per i decisori politici

L’intelligenza artificiale applicata alla salute è oggetto della pubblicazione Demystifying artificial intelligence in health: what health policy-makers need to know, realizzata dall’European Observatory on Health Systems and Policies nella collana Health Policy Series.

Il documento è concepito come guida per decisori pubblici e stakeholder del settore sanitario, con l’obiettivo di fornire una comprensione chiara delle caratteristiche, delle potenzialità e dei limiti dell’intelligenza artificiale nei sistemi sanitari. In particolare, il report mira a supportare processi decisionali informati, offrendo una base per valutare quando e come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata in modo appropriato.

La pubblicazione approfondisce il funzionamento dell’intelligenza artificiale, distinguendo tra sistemi basati su regole e modelli di apprendimento automatico, inclusi quelli generativi.

Viene chiarito che tali tecnologie non “pensano” né comprendono il contesto come un essere umano, ma producono risultati sulla base di pattern individuati nei dati. Il documento sottolinea come le prestazioni dei sistemi dipendano in modo determinante dalla qualità, rappresentatività e completezza dei dati utilizzati per l’addestramento.

Inoltre, viene evidenziato il tema della “scatola nera” di alcuni modelli di intelligenza artificiale, che rende difficile comprendere i processi decisionali degli algoritmi, con implicazioni rilevanti in termini di trasparenza, responsabilità e fiducia nei sistemi sanitari.

Successivamente, vengono analizzate le principali aree di applicazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi sanitari. Tra queste, il supporto alla diagnosi e alle decisioni cliniche, l’analisi dei dati sanitari su larga scala, la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi, nonché l’impiego in sanità pubblica e ricerca.

Il documento evidenzia che i benefici potenziali includono maggiore efficienza, miglioramento degli esiti e supporto ai professionisti, ma sottolinea anche che l’impatto reale dipende dall’integrazione nei processi esistenti e dalla capacità dei sistemi sanitari di adottare queste tecnologie in modo appropriato.

Intelligenza artificiale, governance e sistemi sanitari

L’ultimo capitolo del report si concentra sulle implicazioni di governance dell’intelligenza artificiale, evidenziando come l’adozione di queste tecnologie richieda un approccio sistemico.

Il documento richiama l’attenzione sui principali rischi, tra cui bias nei dati e negli algoritmi, problemi di sicurezza, mancanza di trasparenza e possibili effetti negativi sull’equità nell’accesso alle cure. Viene sottolineato come l’intelligenza artificiale possa amplificare disuguaglianze esistenti se non adeguatamente regolata e monitorata.

In questo contesto, il report evidenzia la necessità di sviluppare quadri di governance chiari, che includano standard per la qualità dei dati, meccanismi di valutazione delle tecnologie e sistemi di monitoraggio continuo.

Un ruolo centrale è attribuito ai decisori pubblici, chiamati a definire politiche e regolazioni in grado di garantire un utilizzo sicuro, trasparente e responsabile dell’intelligenza artificiale. Viene inoltre evidenziata l’importanza di rafforzare le competenze all’interno dei sistemi sanitari, sia a livello tecnico sia decisionale, per consentire una valutazione critica delle tecnologie e delle loro implicazioni.

La pubblicazione propone un approccio pragmatico all’intelligenza artificiale in salute, orientato a comprendere non solo le opportunità, ma anche i limiti e le condizioni necessarie per un’adozione efficace.

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Salute Globale

Consultazione pubblica EMA: pubblicata la bozza delle linee guida sui trial clinici

L’Agenzia Europea del Farmaco (European Medicines Agency – EMA) ha avviato una consultazione pubblica su una bozza di linee guida dedicate alla conduzione dei trial clinici durante le emergenze sanitarie, con l’obiettivo di definire un approccio armonizzato a livello europeo.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività dell’Unione Europea per rafforzare la capacità di risposta a crisi sanitarie, facendo tesoro delle esperienze maturate durante la pandemia di COVID-19.

La consultazione è aperta a sponsor, ricercatori e altri stakeholder coinvolti nella sperimentazione clinica e rimarrà disponibile fino al 30 aprile 2026, con possibilità di inviare contributi tramite il template predisposto dall’EMA all’indirizzo acteu@ema.europa.eu.

La bozza di linee guida propone un quadro operativo volto a garantire che i trial clinici possano essere avviati, modificati e portati avanti in modo sicuro ed efficiente anche in contesti emergenziali.

In particolare, il documento introduce meccanismi per accelerare l’autorizzazione di nuovi studi e le modifiche a quelli già in corso, elementi fondamentali quando è necessario sviluppare rapidamente evidenze scientifiche per rispondere a una crisi sanitaria.

Allo stesso tempo, vengono fornite indicazioni su come adattare le procedure operative, mantenendo elevati standard di sicurezza per i partecipanti e di qualità dei dati raccolti.

consultazione PUBBLICA EMA: verso un approccio armonizzato

Un elemento centrale delle linee guida riguarda la possibilità di introdurre maggiore flessibilità nella conduzione degli studi, ad esempio attraverso l’adattamento dei protocolli, la modifica degli endpoint o l’inclusione di nuovi gruppi di pazienti.

Tali soluzioni, già sperimentate durante la pandemia, vengono ora sistematizzate in un quadro regolatorio stabile, con l’obiettivo di rendere i trial più resilienti alle condizioni di crisi senza comprometterne l’affidabilità scientifica.

Il documento sottolinea inoltre la necessità di superare la frammentazione degli studi clinici osservata durante le emergenze recenti, promuovendo trial più ampi, coordinati e multinazionali, in grado di produrre evidenze più solide e rapidamente utilizzabili.

In questo contesto, viene valorizzato anche il ruolo dell’Emergency Task Force (ETF) dell’EMA, chiamata a supportare gli sponsor nella progettazione di studi più efficaci e rilevanti.

Complessivamente, le linee guida rappresentano un passo importante verso un sistema europeo della ricerca clinica più integrato, capace di reagire tempestivamente alle emergenze sanitarie, rafforzando al contempo la cooperazione tra Stati membri e la qualità della produzione scientifica.

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bandi

Euratom, adottato il Programma di lavoro 2026-2027

Il Programma di Ricerca e Formazione Euratom rappresenta lo strumento complementare a Horizon Europe dedicato alla ricerca e innovazione nel settore nucleare.

Con il Programma di lavoro 2026-2027, Euratom prosegue il percorso avviato nel ciclo 2021-2025, mettendo a disposizione un budget complessivo di 330 milioni di euro per sostenere attività di ricerca, sviluppo e formazione.

In particolare, 222 milioni di euro sono destinati alle attività di ricerca e sviluppo sulla fusione nucleare, mentre 108 milioni finanziano interventi legati alla fissione, alla sicurezza nucleare e alla protezione dalle radiazioni. Il programma sostiene sia azioni indirette, realizzate da consorzi internazionali coordinati dalla Commissione europea, sia azioni dirette condotte dal Joint Research Centre (JRC).

Euratom opera in coerenza con Horizon Europe, adottandone strumenti e regole di partecipazione, e si inserisce nel Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell’UE, contribuendo agli obiettivi strategici europei in materia di autonomia tecnologica e transizione verso la neutralità climatica entro il 2050.

Euratom: priorità tra fusione, sicurezza e competenze

Tra le principali priorità del programma vi è il rafforzamento della ricerca sulla fusione nucleare – considerata una potenziale fonte di energia sicura, sostenibile e a basse emissioni di carbonio – anche attraverso un maggiore coinvolgimento dell’industria, delle PMI e delle startup.

Parallelamente, il programma continua a sostenere la ricerca scientifica di eccellenza attraverso iniziative consolidate come EUROfusion e contribuisce alle sfide dell’European Innovation Council dedicate alla fusione.

Sul fronte della fissione nucleare, Euratom finanzia attività volte a garantire i più elevati standard di sicurezza, protezione e gestione dei materiali radioattivi. Il programma supporta in particolare la ricerca per il funzionamento a lungo termine degli impianti esistenti e per lo sviluppo di nuove tecnologie, tra cui gli Small Modular Reactors (SMRs) e i reattori avanzati. Vengono inoltre rafforzate le principali partnership europee nei settori della gestione dei rifiuti radioattivi (EURAD), dei materiali nucleari (CONNECT-NM) e della radioprotezione (PIANOFORTE).

Un ulteriore elemento centrale è rappresentato dallo sviluppo delle competenze e della forza lavoro nel settore nucleare. Il programma promuove iniziative di formazione e mobilità dei ricercatori, anche attraverso le azioni Marie Skłodowska-Curie, e sostiene la European Nuclear Skills Academy, con l’obiettivo di attrarre nuovi talenti, favorire l’equilibrio di genere e garantire la disponibilità di competenze qualificate in Europa.

Euratom contribuisce inoltre a diverse sinergie con altri ambiti di Horizon Europe, in particolare con il cluster salute e con le iniziative europee sul cancro, anche attraverso il supporto alla produzione e disponibilità di radioisotopi utilizzati in ambito medico. Il programma si integra inoltre con altre iniziative europee come il Piano europeo di lotta contro il cancro e l’European Radioisotope Valley Initiative, rafforzando il ruolo della ricerca nucleare anche in ambiti non energetici.

Tutte le informazioni sui finanziamenti e i dettagli su come fare domanda si trovano sul portale Funding and Tenders.

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cure integrate Salute mentale

Normativa UE: accordo del Consiglio su adulti vulnerabili

Lo scorso 6 marzo, il Consiglio dell’Unione europea ha definito la propria posizione su una proposta legislativa volta a rafforzare la protezione giuridica degli adulti vulnerabili nelle situazioni transfrontaliere.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell’UE per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e migliorare la cooperazione tra Stati membri, in particolare nei casi in cui una persona adulta, a causa di condizioni di salute o disabilità, non sia in grado di gestire autonomamente i propri interessi.

Secondo i dati dell’Unione europea, la quota di persone over 65 che vivono con una qualche forma di disabilità è destinata ad aumentare significativamente nei prossimi decenni. Parallelamente, aumenta il numero di cittadini che esercitano il diritto alla libera circolazione, vivendo, lavorando o possedendo beni in più Stati membri.

Questa combinazione genera nuove sfide nei contesti transfrontalieri, ad esempio nella gestione di proprietà situate all’estero, nell’accesso a cure mediche in un altro Paese o nel trasferimento della residenza. In tali situazioni, gli adulti che non sono più in grado di prendere decisioni in autonomia possono trovarsi ad affrontare norme giuridiche complesse e talvolta divergenti tra gli Stati membri.

In questo quadro, la proposta mira a rafforzare la tutela di queste persone, garantendo che i loro diritti – inclusa l’autonomia e la libertà di scelta – siano rispettati anche quando si spostano all’interno dell’UE.

Normativa UE adulti vulnerabili: contenuti e strumenti della proposta

La normativa UE adulti vulnerabili stabilisce regole comuni per affrontare le situazioni transfrontaliere, definendo quale autorità sia competente ad adottare misure di protezione, quale legge si applichi e in che modo decisioni e poteri di rappresentanza stabiliti in uno Stato membro possano essere riconosciuti ed eseguiti in un altro. Il regolamento si basa sulla Convenzione dell’Aia del 2000 sulla protezione degli adulti, ampliandone l’applicazione e introducendo ulteriori strumenti per migliorare la cooperazione tra Stati membri.

Tra gli elementi principali della proposta figura la possibilità, per la persona interessata, di scegliere l’autorità competente per il proprio caso, purché esista un legame significativo con lo Stato membro selezionato. Il regolamento prevede inoltre il riconoscimento automatico delle misure di protezione adottate in altri Stati membri, con limitate eccezioni, e garantisce che gli atti autentici, come quelli notarili, abbiano lo stesso valore giuridico in tutta l’Unione.

L’accordo del Consiglio include anche disposizioni relative al collocamento di un adulto, ossia le decisioni riguardanti il luogo di residenza o l’ammissione in una struttura di assistenza, e introduce il certificato europeo di supporto e rappresentanza, che consentirà ai rappresentanti di dimostrare più facilmente i propri poteri in altri Stati membri. Allo stesso tempo, il testo lascia agli ordinamenti nazionali la possibilità di determinare gli effetti giuridici del certificato e prevede che la designazione di un’autorità di un altro Stato membro avvenga solo con il consenso del Paese interessato.

Infine, il Consiglio ha deciso di non includere, in questa fase, la creazione di registri interconnessi delle misure di protezione, al fine di evitare un eccessivo onere amministrativo, prevedendo tuttavia una futura valutazione da parte della Commissione. L’accordo raggiunto rappresenta la base per l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo, che porteranno alla definizione del testo legislativo finale.

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Horizon Europe e FP10: nuovo report di analisi sulle regole del programma

Nel dibattito sul futuro di Horizon Europe e del prossimo Programma Quadro per la ricerca e l’innovazione (FP10), una nuova analisi europea contribuisce con evidenze concrete basate sull’esperienza diretta dei beneficiari.

Il report “Horizon Europe’s Legal, Financial & Administrative Rules – A Report on Their Practical Use”, elaborato dalla rete dei National Contact Points (NCP) nell’ambito del progetto Horizon Academy, si fonda su un’indagine su larga scala che ha raccolto 1.360 risposte da organizzazioni di tutta Europa, tra cui università, enti di ricerca, imprese e organizzazioni pubbliche.

Lo studio offre una prospettiva basata sui dati sull’applicazione pratica delle regole del programma, combinando evidenze statistiche e l’esperienza quotidiana di coordinatori di progetto, ricercatori e personale amministrativo.

Tra gli elementi valutati positivamente emerge l’armonizzazione delle regole di finanziamento tra i programmi europei (corporate approach), considerata utile per semplificare la gestione dei progetti. Anche strumenti come l’Annotated Grant Agreement sono apprezzati per il supporto operativo, e il sistema di presentazione delle proposte e la fase di preparazione del Grant Agreement sono generalmente percepiti come chiari e gestibili. Positiva anche la valutazione del processo di modifica dei progetti in corso.

Parallelamente, l’analisi evidenzia alcune criticità persistenti. In fase di candidatura, molti partecipanti segnalano difficoltà nell’individuare call adeguate all’interno del portale della Commissione europea, ritenuto non sempre intuitivo. La preparazione delle proposte è considerata particolarmente complessa e richiede spesso il supporto di consulenti esterni. Inoltre, pur riconoscendo la solidità del sistema di valutazione peer-review, alcuni rispondenti evidenziano margini di incertezza legati alla possibile soggettività del processo.

Durante l’implementazione dei progetti, emergono difficoltà nell’applicazione pratica di principi quali open science, uguaglianza di genere, etica e protezione dei dati, spesso a causa di limitate risorse interne o carichi amministrativi elevati.

Horizon Europe: semplificazione e modelli di finanziamento

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i costi del personale, che rappresentano la quota principale dei budget di progetto e risultano anche l’area più critica. Oltre la metà dei rispondenti considera complesso il calcolo dei costi ammissibili, evidenziando problematiche legate alla determinazione delle tariffe giornaliere, alla registrazione del tempo di lavoro e all’applicazione delle diverse metodologie di calcolo. Queste difficoltà si manifestano soprattutto nella fase di implementazione, più che nella pianificazione iniziale dei budget.

I risultati si inseriscono nel più ampio dibattito europeo sulla semplificazione delle regole di finanziamento. In questo contesto, emerge una crescente apertura verso modelli semplificati, in particolare il lump sum funding, considerato uno strumento efficace per ridurre gli oneri amministrativi e il rischio di errori finanziari.

L’analisi, tuttavia, evidenzia anche alcune criticità nella sua applicazione pratica – ad esempio nella pianificazione dei budget o nei processi di audit – indicando la necessità di ulteriori chiarimenti metodologici e della diffusione di buone pratiche. Più cauta, invece, la valutazione del modello dei Personnel Unit Costs, che nella sua forma attuale non è ancora considerato pienamente efficace dai beneficiari.

Il report sottolinea infine il ruolo centrale dei National Contact Points, che attraverso il supporto ai partecipanti e la raccolta di evidenze pratiche contribuiscono non solo alla partecipazione ai programmi europei, ma anche al loro miglioramento. In un momento in cui il dibattito su FP10 è in pieno sviluppo, queste evidenze rappresentano un contributo importante per la definizione di regole più efficaci e rispondenti alle esigenze degli attori coinvolti.

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THCS JTC 2025: pubblicata l’analisi statistica della call

È disponibile oline l’analisi statistica della Joint Transnational Call (THCS JTC 2025) del Partenariato europeo Transforming Health and Care Systems (THCS).

La call, intitolata “Better care closer to home: Enhancing primary and community care”, è stata lanciata a novembre 2024 e ha coinvolto 34 Funding Agencies provenienti da 22 Paesi, con un budget iniziale di circa 36 milioni di euro.

La THCS JTC 2025 ha registrato un’elevata partecipazione, con 149 pre-proposte ammissibili per un finanziamento richiesto pari a 183 milioni di euro. A seguito della valutazione, 63 proposte sono state invitate alla fase completa e 60 full proposals sono state presentate. Dopo il processo di valutazione e il confronto con il Peer Review Panel, sono stati selezionati 29 progetti per il finanziamento, con un tasso di successo del 19,5% e un un budget complessivo assegnato pari a 31,8 milioni di euro, che ha generato un top-up di 6,9 milioni di euro.

Il processo in due fasi ha inoltre integrato il widening initiative, consentendo ai consorzi di rafforzarsi con partner provenienti da Paesi meno rappresentati e contribuendo ad ampliare la partecipazione a livello europeo. Tutte le Funding Agencies coinvolte hanno avuto almeno un progetto selezionato.

THCS JTC 2025: partecipazione e ambiti progettuali

L’analisi statistica della THCS JTC 2025 evidenzia una partecipazione particolarmente significativa da parte di diversi Paesi europei e associati, tra cui Spagna, Italia, Svizzera, Paesi Bassi, Canada, Norvegia e Svezia. In termini di performance, i team più rappresentati tra i progetti finanziati provengono da Italia, Spagna, Paesi Bassi, Francia, Svezia, Portogallo e Svizzera.

Per quanto riguarda i contenuti progettuali, le proposte finanziate riflettono la distribuzione tematica delle candidature presentate: i progetti interdisciplinari (categoria “Other”) rappresentano la quota maggiore (25%), seguiti dai temi legati alla salute mentale e alle questioni sociali (18%). Si evidenziano inoltre risultati rilevanti nei settori delle malattie muscoloscheletriche, neurologiche e correlate (11%) e delle malattie neurodegenerative (7%).

Dal punto di vista dei partecipanti, i consorzi sono composti prevalentemente da istituzioni accademiche, affiancate da fornitori di servizi sanitari e sociali, PMI e, in misura minore, organizzazioni non profit e associazioni di pazienti.

Nel complesso, i risultati della call confermano un forte coinvolgimento della comunità scientifica e mettono in evidenza il valore della collaborazione transnazionale nella ricerca e innovazione in ambito sanitario, con progetti destinati a contribuire allo sviluppo dei sistemi sanitari europei.

THCS – Transforming Health and Social Care Systems, di cui ProMIS è Ente affiliato del Ministero della Salute italiano (coordinatore del Partenariato stesso), è cofinanziato nell’ambito del programma Horizon Europe. THCS sostiene programmi coordinati di ricerca e innovazione nazionali e regionali ed altre attività chiave a supporto della trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali.

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