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Bando EIC Pathfinder Challenges 2026: tre sfide strategiche

L’EIC Pathfinder Challenges 2026 è uno strumento dell’European Innovation Council (EIC) che finanzia la ricerca scientifica e tecnologica nelle sue fasi iniziali (early-stage research), con l’obiettivo di sviluppare le basi scientifiche di tecnologie radicalmente innovative.

La call sostiene progetti interdisciplinari high-risk / high-potential, caratterizzati da un elevato grado di incertezza sui risultati della ricerca: si tratta di idee che potrebbero anche non raggiungere gli obiettivi previsti, ma che, se validate, hanno il potenziale di aprire nuove direzioni di ricerca e generare innovazioni radicali.

Proprio questa incertezza rappresenta la ragione dell’intervento dell’EIC nelle prime fasi di sviluppo tecnologico (TRL 1-2 fino a TRL 3-4), quando il rischio rende più difficile reperire altre forme di finanziamento.

Con un budget complessivo di 96 milioni di euro, il bando prevede un contributo fino a 4 milioni di euro per progetto; richieste di importo superiore sono ammesse se adeguatamente motivate.

Le candidature potranno essere presentate entro il 28 ottobre 2026.

EIC PATHFINDER CHALLENGES 2026: LE TRE AREE DI FINANZIAMENTO

La prima Challenge, Advanced Materials for Miniaturised Energy Harvesting Systems, sostiene lo sviluppo di materiali avanzati per sistemi miniaturizzati di raccolta dell’energia destinati ad alimentare dispositivi autonomi, come sensori wireless e applicazioni Internet of Things (IoT).

L’obiettivo è realizzare una nuova generazione di sistemi energeticamente autonomi, riducendo il consumo energetico, la dipendenza dalle batterie e l’utilizzo di materie prime critiche, con applicazioni in settori quali salute, agricoltura, industria, mobilità e smart cities.

La seconda Challenge, Biotechnology for Healthy Ageing, finanzia progetti in grado di trasformare i risultati della ricerca sull’invecchiamento in soluzioni biotecnologiche e farmaceutiche innovative.

Le proposte potranno riguardare interventi terapeutici per prevenire, ritardare o contrastare le malattie correlate all’età, strumenti basati su biomarcatori per supportare la medicina personalizzata oppure nuove metodologie sperimentali in grado di favorire lo sviluppo di interventi per l’invecchiamento in salute.

L’iniziativa intende accelerare il trasferimento delle conoscenze scientifiche verso applicazioni cliniche e contribuire allo sviluppo di strategie per una maggiore longevità in buona salute.

La terza Challenge, “DeepRAP: Deep Reasoning, Abstraction & Planning towards trustworthy Cognitive AI Systems“, sostiene lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale cognitiva affidabili (trustworthy), spiegabili (explainable) e capaci di ragionare, fare astrazioni e pianificare, anziché limitarsi a riconoscere schemi sulla base dei dati.

Le proposte potranno sviluppare nuovi approcci, anche ispirati alle neuroscienze e all’intelligenza artificiale neuro-simbolica, che combina l’apprendimento dai dati con il ragionamento basato su regole e conoscenze esplicite, contribuendo allo sviluppo di sistemi di IA più trasparenti.

La pagina ufficiale dell’EIC Pathfinder Challenges 2026 mette a disposizione le Guide dedicate a ciascuna Challenge, l’EIC Work Programme 2026 e l’accesso diretto al sistema di presentazione delle candidature (Apply for the challenge).

Per un quadro più ampio sul ruolo dello European Innovation Council e sui risultati conseguiti, è possibile consultare anche l’articolo dedicato all’EIC Impact Report 2026.

Per maggiori informazioni, si prega di consultare il seguente LINK.

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Xjenza Malta apre la call per esperti valutatori

Xjenza Malta ha pubblicato una Call for Expressions of Interest for Independent Expert Evaluators, con l’obiettivo di costituire un pool di esperti indipendenti chiamati a supportare la valutazione delle proposte presentate nell’ambito dei programmi di finanziamento gestiti dall’agenzia maltese per la ricerca e l’innovazione.

L’iniziativa è rivolta a esperti residenti nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo (SEE), che saranno coinvolti nella valutazione sistematica, trasparente e indipendente di proposte progettuali, report e altra documentazione relativa ai diversi schemi di finanziamento promossi da Xjenza Malta.

La call interessa numerosi ambiti tematici, tra cui salute, tecnologie digitali, ingegneria, ambiente e cambiamenti climatici, energia, trasporti, agricoltura, scienze sociali, business, spazio, settore marittimo e patrimonio culturale.

Le candidature potranno essere presentate entro il 31 agosto 2026 (primo cut-off) mentre la scadenza finale della call è fissata al 20 dicembre 2026.

XJENZA MALTA: REQUISITI E MODALITÀ DI CANDIDATURA

Possono candidarsi esperti residenti in uno dei Paesi dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo (SEE), in possesso dei requisiti professionali richiesti da Xjenza Malta.

Tra i principali criteri figurano un’adeguata esperienza nel settore di competenza, una buona conoscenza della lingua inglese (livello C1/C2) e la disponibilità a svolgere attività di valutazione in piena indipendenza.

Gli esperti selezionati potranno essere chiamati a valutare proposte progettuali e altra documentazione relativa ai programmi di finanziamento gestiti dall’agenzia, partecipando, ove previsto, anche a riunioni di consenso e alla redazione dei report di valutazione.

L’accordo avrà una durata iniziale di un anno, rinnovabile annualmente fino a un massimo di cinque anni, mentre il compenso varierà in funzione della tipologia di valutazione assegnata, con importi indicativi compresi tra 60 e 200 euro per proposta valutata.

La documentazione ufficiale della call comprende inoltre:

La candidatura dovrà essere presentata tramite il seguente LINK, allegando il curriculum vitae, la documentazione relativa ai titoli di studio, una sintesi in inglese del proprio profilo professionale (massimo 300 parole), il modulo di dichiarazione e la documentazione attestante la residenza nell’UE/SEE.

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Call 13 IHI: opportunità e risultati presentati all’Info Day APRE

La Call 13 IHI, lanciata il 2 luglio nell’ambito dell’Innovative Health Initiative (IHI), è stata presentata nel corso dell’Info Day “Horizon Europe – EU Partnerships. Bandi 2026 Innovative Health Initiative (IHI), Cluster 1 | Nuova call 13”, organizzato da APRE in collaborazione con il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), Farmindustria e la Partnership IHI.

L’incontro ha illustrato i contenuti del nuovo bando, le modalità di partecipazione e le principali opportunità di finanziamento rivolte ad aziende, PMI, ospedali, centri di ricerca e associazioni di pazienti, fornendo indicazioni utili ai potenziali proponenti in vista della scadenza della prima fase, fissata all’8 ottobre 2026.

Nel corso dell’evento è stato presentato un aggiornamento sulla partecipazione italiana alla Partnership: nelle prime dieci call di IHI il nostro Paese si colloca all’ottavo posto per numero di partecipazioni e al sesto per finanziamenti ottenuti, con 39 grant finanziati per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.

Inoltre, è stato evidenziato un incremento del tasso di successo e del numero di progetti coordinati da organizzazioni italiane, anche in nuovi ambiti di ricerca quali farmacovigilanza e neuroscienze.

CALL 13 IHI: I TRE TOPIC DEL BANDO

La Call 13 si articola in tre topic, tutti con una durata indicativa di 60 mesi e una procedura di valutazione in due fasi (two-stage call).

Il primo topic, “IHI European Healthcare Incubator Network”, dispone di un contributo massimo di 35 milioni di euro da IHI JU, integrato da 10,7 milioni di euro di contributi in-kind o finanziari dei partner industriali e da 4,3 milioni di euro dei contributing partner, per un budget complessivo di circa 50 milioni di euro.

L’obiettivo è creare una rete europea di incubatori sanitari capace di sostenere startup e PMI con un livello di maturità tecnologica (TRL) compreso tra 3 e 5, attraverso un meccanismo di Financial Support to Third Parties, che destina almeno il 75% del contributo IHI a mini-progetti rivolti a soggetti terzi.

Il secondo topic, “AI Foundation Toxicology Model”, prevede un contributo massimo di 9 milioni di euro da IHI JU, affiancato da 7,3 milioni di euro di contributi in-kind dei partner industriali e da 100.000 euro del contributing partner UKRI NC3Rs.

Il topic intende sviluppare un modello e di un framework di tossicologia basati sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di supportare l’esenzione dalla sperimentazione su una seconda specie animale negli studi di sicurezza dei farmaci, integrando dati provenienti da fonti differenti in un quadro regolatorio condiviso.

Il terzo topic, “Decode the Immuno-science of age-related diseases”, mette a disposizione un contributo massimo di 9,2 milioni di euro da IHI JU, affiancato da un contributo in-kind di pari importo dei partner industriali.

Il topic approfondisce il legame tra immunosenescenza, inflammaging e l’insorgenza delle malattie infiammatorie croniche associate all’età avanzata, con l’obiettivo di sviluppare approcci di medicina di precisione rivolti ai pazienti anziani maggiormente a rischio.

Nel corso dell’Info Day sono state inoltre presentate le esperienze di sei progetti finanziati da IHI (Thera4Care, GRACE, CarePath, ENKORE, PHARMECO e READI), che hanno illustrato il valore del modello di partenariato pubblico-privato promosso dalla Partnership.

Pur operando in ambiti differenti, i progetti hanno evidenziato alcuni elementi comuni: la possibilità di accedere a competenze e infrastrutture difficilmente disponibili per i singoli attori; l’accelerazione del trasferimento dei risultati della ricerca verso applicazioni concrete grazie alla collaborazione tra ricerca, mondo clinico, industria, organizzazioni di pazienti e autorità regolatorie; infine, la capacità di generare risultati destinati a proseguire oltre la durata del finanziamento.

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Salute Globale

Farmaceutica, Efpia: colmare il gap competitivo può valere oltre 120 miliardi per l’Europa

L’industria farmaceutica europea potrebbe generare oltre 120 miliardi di euro di valore aggiunto nei prossimi dieci anni se riuscisse a ridurre il divario competitivo con i principali concorrenti globali.

È questa la principale conclusione del nuovo rapporto “Assessing Europe’s Competitiveness as a Location for the Life Sciences Industry“, pubblicato dalla European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (EFPIA), che analizza la capacità dell’Unione europea di trasformare la propria eccellenza scientifica in innovazione, investimenti e nuovi medicinali.

Lo studio, realizzato da Charles River Associates, confronta le performance dell’UE con quelle di Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Svizzera e, per la prima volta, Giappone, prendendo in esame venti indicatori relativi a ricerca e innovazione, quadro regolatorio, contesto commerciale e capacità industriale.

L’analisi evidenzia un quadro caratterizzato da punti di forza consolidati, ma anche da segnali di progressivo indebolimento della competitività europea.

Tra gli elementi più positivi figurano la crescita degli investimenti nella capacità produttiva farmaceutica, aumentati del 15% annuo tra il 2018 e il 2022, un valore superiore a quello registrato dalla Cina (11%), e l’elevata qualità della produzione scientifica, confermata dalla quota di pubblicazioni nelle scienze mediche che rientrano nell’1% più citato a livello mondiale.

Accanto a questi risultati, il rapporto individua alcune criticità. Negli ultimi anni il numero di nuove sostanze attive (New Active Substances – NAS) sviluppate nell’Unione europea è diminuito del 20%, mentre la Cina ha registrato una crescita del 470%, passando da quattro nuove sostanze attive nel 2018 a ventotto nel 2024 e diventando il principale Paese di origine dei nuovi principi attivi.

Anche la disponibilità dei medicinali innovativi evidenzia un divario significativo: nei Paesi dell’UE viene commercializzato in media il 39% dei nuovi farmaci, contro l’85% degli Stati Uniti.

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sui tempi delle procedure regolatorie, che pur essendosi ridotti negli ultimi anni rimangono superiori a quelli registrati negli Stati Uniti e in Cina, e sulla progressiva perdita di attrattività dell’Europa per le sperimentazioni cliniche.

Tra il 2013 e il 2023, infatti, la quota europea degli studi clinici globali è passata dal 22% al 12%, mentre tutti gli Stati membri, ad eccezione della Spagna, hanno registrato una riduzione della propria quota.

Industria farmaceutica: le priorità per rafforzare la competitività europea

Secondo il rapporto, invertire questa tendenza potrebbe produrre benefici economici, industriali e sanitari rilevanti.

Le stime indicano che un rafforzamento della competitività europea potrebbe generare oltre 120 miliardi di euro nell’arco di dieci anni, grazie a circa 105 miliardi di euro di nuovi investimenti in ricerca e sviluppo e a ulteriori 18 miliardi di euro derivanti dall’aumento delle sperimentazioni cliniche.

A questi risultati si aggiungerebbero la creazione di circa 82.000 posti di lavoro altamente qualificati, il coinvolgimento di oltre 158.000 pazienti negli studi clinici e la possibilità di accelerare lo sviluppo di più di 200 nuove sostanze attive, ampliando l’accesso a trattamenti innovativi.

Per raggiungere questi obiettivi, il rapporto individua alcune priorità strategiche: aumentare gli investimenti in ricerca e innovazione, rendere l’Europa più attrattiva per le sperimentazioni cliniche, ridurre i tempi dei percorsi regolatori, rafforzare la tutela della proprietà intellettuale e creare un quadro normativo e di mercato più favorevole agli investimenti.

Tra le proposte avanzate da EFPIA negli ultimi anni rientrano anche misure volte a rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento dei medicinali e a mitigarne le carenze.

Lo studio evidenzia inoltre come, in oltre venti Stati membri, strumenti di contenimento della spesa farmaceutica, quali rebate obbligatori, imposte sulle vendite e meccanismi di claw-back (restituzione obbligatoria delle eccedenze di spesa), possano rappresentare un ulteriore elemento di disincentivo agli investimenti nel settore.

Nelle conclusioni, EFPIA sottolinea che l’Unione europea dispone ancora delle competenze scientifiche, industriali e produttive necessarie per mantenere un ruolo di primo piano nelle scienze della vita.

Per trasformare questo potenziale in crescita economica, innovazione e migliori opportunità per i pazienti sarà tuttavia necessario adottare politiche capaci di rendere l’Europa più attrattiva per gli investimenti e di favorire il trasferimento dei risultati della ricerca verso lo sviluppo di nuovi medicinali.

 

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Salute Globale

L’OMS lancia il primo database globale sulla prevalenza delle infezioni sessualmente trasmissibili

Le infezioni sessualmente trasmissibili rappresentano una sfida rilevante per la salute pubblica a livello globale e richiedono dati affidabili per orientare interventi efficaci di prevenzione, diagnosi e cura.

Per rispondere a questa esigenza, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato il lancio del primo database globale ad accesso libero dedicato alla prevalenza delle infezioni sessualmente trasmissibili (Sexually Transmitted Infections – STI).

Si tratta della prima piattaforma internazionale che raccoglie, armonizza e rende disponibili dati standardizzati e sottoposti a controllo di qualità provenienti dai Paesi a basso e medio reddito, con informazioni riferite al periodo dal 2010 in poi.

Il nuovo strumento nasce per colmare una delle principali criticità evidenziate negli ultimi anni: la difficoltà di accedere a dati comparabili, affidabili e specifici per Paese e popolazione.

Il database integra infatti evidenze pubblicate e non pubblicate provenienti da fonti differenti, riunendole in un’unica piattaforma consultabile da decisori politici, programmi nazionali, ricercatori, organizzazioni della società civile, industria e agenzie di finanziamento.

Secondo l’OMS, rendere queste informazioni facilmente accessibili consentirà ai Paesi di progettare interventi più mirati, rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica e migliorare la capacità di monitorare l’andamento delle infezioni sessualmente trasmissibili nel tempo.

IL DATABASE SULLE INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMISSIBILI SARÀ AGGIORNATO CON NUOVE EVIDENZE

Attualmente il database raccoglie informazioni relative a cinque infezioni sessualmente trasmissibili: clamidia (Chlamydia trachomatis), gonorrea (Neisseria gonorrhoeae), herpes simplex di tipo 2 (HSV-2), sifilide (Treponema pallidum) e tricomoniasi (Trichomonas vaginalis).

Alla fine di giugno 2026 la piattaforma comprendeva dati provenienti da 766 studi e 2.453 punti di prevalenza, ottenuti attraverso indagini sulla popolazione generale, studi condotti su donne in gravidanza, adolescenti, popolazioni chiave, lavoratori del sesso, utenti dei servizi dedicati alle infezioni sessualmente trasmissibili, oltre a dati di base di studi di intervento e studi caso-controllo.

Per garantire l’affidabilità delle informazioni, l’OMS ha incluso esclusivamente studi che descrivono chiaramente la popolazione osservata, riportano adeguati dettagli metodologici, comprendono campioni costituiti prevalentemente dopo il 2010 e coinvolgono almeno 100 partecipanti.

La disponibilità di dati epidemiologici comparabili rappresenta uno degli elementi che l’OMS considera fondamentali per rafforzare le politiche di salute pubblica.

Il database, disponibile attraverso lo STI Prevalence Atlas, è stato progettato come una risorsa dinamica: verrà aggiornato con l’inserimento delle nuove evidenze scientifiche e sarà progressivamente ampliato per includere ulteriori infezioni, contribuendo così a rafforzare le stime nazionali, regionali e globali sul carico delle infezioni sessualmente trasmissibili e a supportare decisioni di sanità pubblica basate su evidenze.

 

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Salute Globale

La Commissione europea avvia RAMP UP per rafforzare la produzione di contromisure mediche

RAMP UP (Rapid Agile Manufacturing Partnerships for Union Protection) è la nuova iniziativa pilota lanciata dalla Commissione europea, attraverso la Direzione generale HERA (Health Emergency Preparedness and Response Authority), per rafforzare la capacità dell’Unione europea di aumentare rapidamente la produzione di contromisure mediche in caso di emergenza sanitaria.

L’obiettivo è predisporre, prima che si verifichi una crisi, una rete europea di soggetti industriali in grado di aumentare rapidamente la produzione e la disponibilità di contromisure mediche quando necessario.

Tra queste rientrano vaccini, medicinali, test diagnostici, dispositivi medici, dispositivi di protezione individuale e le tecnologie, i materiali e i servizi necessari alla loro produzione e distribuzione.

La rete sarà costruita prima dell’insorgere di eventuali crisi sanitarie, così da consentire una risposta più rapida e coordinata quando si renderà necessario incrementare la produzione. La partecipazione è volontaria, gratuita e aperta in modo continuativo alle organizzazioni che soddisfano i requisiti di ammissibilità.

Nella fase pilota, avviata il 2 luglio 2026, HERA coinvolgerà inizialmente aziende farmaceutiche per sperimentare il funzionamento dell’iniziativa, definire modalità condivise di raccolta dei dati e migliorare la conoscenza delle capacità produttive disponibili in Europa.

Le procedure di condivisione delle informazioni saranno sviluppate in collaborazione con l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e con l’Executive Steering Group on Shortages and Safety of Medicinal Products (MSSG), con l’obiettivo di garantire sicurezza, proporzionalità ed evitare duplicazioni degli obblighi informativi.

RAMP UP rappresenta una delle iniziative con cui HERA intende rafforzare la preparazione dell’Unione europea alle future emergenze sanitarie.

L’iniziativa rappresenta una delle azioni previste dalla Medical Countermeasures Strategy, adottata nel 2025 per rafforzare la preparazione dell’Unione europea alle future emergenze sanitarie.

RAMP UP RAFFORZA LA PREPARAZIONE EUROPEA ALLE EMERGENZE SANITARIE

RAMP UP si fonda su quattro pilastri operativi.

Il primo prevede la creazione di un quadro sicuro di cooperazione tra HERA e i soggetti aderenti, attraverso canali dedicati e procedure per la gestione delle informazioni riservate.

Il secondo riguarda la raccolta e la condivisione strutturata di dati sulle capacità produttive e sulle catene di approvvigionamento, con l’obiettivo di costruire un quadro aggiornato delle risorse disponibili e individuare tempestivamente eventuali criticità.

Il terzo pilastro punta a migliorare la capacità di risposta prima che si verifichi una crisi, consentendo a HERA di pianificare in anticipo procedure di approvvigionamento più rapide ed efficaci.

Il quarto favorisce la collaborazione tra gli attori dell’ecosistema delle contromisure mediche attraverso attività di matchmaking, facilitando la creazione di nuove partnership tra imprese, centri di ricerca, fornitori di tecnologie e altri soggetti della filiera.

L’adesione a RAMP UP non attribuisce alcun vantaggio nelle future procedure di appalto né garantisce l’assegnazione di contratti, ma offre ai partecipanti l’opportunità di contribuire alla definizione delle modalità operative dell’iniziativa, entrare a far parte della rete di preparedness di HERA e rafforzare la cooperazione europea in vista di possibili emergenze sanitarie.

La Commissione europea invita pertanto le organizzazioni interessate a presentare la propria candidatura tramite la HERA Stakeholders Hub e a partecipare allo sviluppo operativo dell’iniziativa, contribuendo alla definizione dei modelli di raccolta dei dati, delle procedure di condivisione delle informazioni e dei flussi operativi che sosterranno la capacità europea di risposta alle future crisi sanitarie.

DG HERA valuterà le domande caso per caso e le organizzazioni ammesse riceveranno successivamente le informazioni necessarie per partecipare alla fase di onboarding

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AIFA finanzia 19 studi sulle malattie rare con 17,5 milioni

Le malattie rare e la ricerca indipendente ricevono un nuovo impulso grazie all’approvazione della graduatoria del Bando AIFA 2025 dedicato alle malattie rare.

Con la Determina n. 816 del 15 giugno 2026, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha ammesso al finanziamento 19 progetti, per un investimento complessivo di 17.554.208 euro, utilizzando le risorse previste dal Testo unico sulle malattie rare (Legge 175/2021).

L’iniziativa sostiene studi indipendenti in un ambito caratterizzato da un elevato bisogno clinico e da limitate opportunità di sviluppo terapeutico, dove la complessità della ricerca e il ridotto numero di pazienti rendono più difficile attrarre investimenti privati.

Secondo il presidente dell’AIFA, Robert Nisticò, il sostegno alla ricerca indipendente rappresenta una componente fondamentale della missione istituzionale dell’Agenzia e può contribuire ad ampliare le conoscenze disponibili e a favorire nuove opportunità terapeutiche per persone che spesso dispongono di opzioni di cura limitate o assenti.

Anche il direttore tecnico-scientifico Pierluigi Russo ha evidenziato il valore della ricerca indipendente nel produrre evidenze scientifiche in settori che trovano scarso interesse nei tradizionali percorsi di sviluppo industriale, valorizzando approcci innovativi, tra cui l’impiego di farmaci già autorizzati per il trattamento di patologie diverse da quelle per cui sono stati sviluppati (repurposing), oltre allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

MALATTIE RARE: I PROGETTI FINANZIATI IN ITALIA

La graduatoria evidenzia una rete della ricerca italiana altamente specializzata, con competenze distribuite su tutto il territorio nazionale e progetti dedicati a un ampio spettro di patologie rare, neurologiche, oncologiche, immunologiche, metaboliche ed ematologiche.

Dodici dei 19 studi finanziati sono coordinati da strutture del Nord Italia, mentre i restanti sette fanno capo a enti del Centro e del Sud, con Lombardia e Piemonte tra le regioni maggiormente rappresentate.

In Lombardia sono stati finanziati, tra gli altri, studi sulla polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica (CIDP), sulla mastocitosi sistemica, sull’epatite autoimmune, sul carcinoma midollare della tiroide, sull’amiloidosi AL e sulla distrofia miotonica di tipo 1 (malattia di Steinert).

In Piemonte i progetti riguardano le RASopatie, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e le neoplasie mielodisplastiche, mentre Veneto e Friuli Venezia Giulia contribuiscono con studi dedicati, rispettivamente, alla mucopolisaccaridosi di tipo II, all’ernia diaframmatica congenita e alla malattia di Kawasaki.

Anche il Centro Italia partecipa con progetti sulla miastenia gravis, sull’angiosarcoma cutaneo, sui feocromocitomi e tumori neuroendocrini, sulle encefalopatie epilettiche, sulla leucemia linfoblastica acuta, sul linfoma a cellule T e sulla sclerosi sistemica.

Il Sud è rappresentato dall’IRCCS “S. De Bellis” di Bari con uno studio dedicato alla colangite sclerosante primitiva.

I progetti classificati oltre il diciannovesimo posto sono stati giudicati pienamente idonei dalla Commissione scientifica, ma non hanno ottenuto il finanziamento per l’esaurimento della dotazione economica disponibile.

L’AIFA ha inoltre reso noto che è in corso la validazione del secondo Bando Ricerca Indipendente 2025 dedicato all’antimicrobico-resistenza e alla medicina di precisione, confermando l’impegno dell’Agenzia nel rafforzare il contributo della ricerca pubblica all’innovazione e al miglioramento dell’assistenza ai pazienti.

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Report 2025 su ricerca, innovazione e Horizon Europe

Horizon Europe continua a rappresentare il principale strumento dell’Unione europea per sostenere la ricerca e l’innovazione.

La Commissione europea ha pubblicato il Report 2025 su ricerca e innovazione, che offre una panoramica delle principali iniziative realizzate nel corso dell’anno, dello stato di attuazione di Horizon Europe e dei risultati conseguiti dal Programma nel periodo 2021-2025.

Il documento evidenzia il contributo della ricerca e dell’innovazione al rafforzamento della competitività europea, alla transizione verde e digitale e alla capacità dell’Unione di affrontare le principali sfide economiche e sociali.

Nel corso del 2025 sono stati adottati i Programmi di lavoro 2025 e 2026-2027, con particolare attenzione alla semplificazione delle procedure di partecipazione.

Tra le principali novità figurano l’estensione del finanziamento tramite lump sum, la riduzione degli oneri amministrativi per i beneficiari, programmi di lavoro più sintetici, un maggiore ricorso a topic aperti, procedure di valutazione in due fasi per alcuni bandi e nuovi strumenti digitali, tra cui l’applicazione mobile “EU funding & me“, sviluppata per facilitare l’accesso alle opportunità di finanziamento europee.

Parallelamente, è proseguito il processo di associazione dei Paesi terzi al Programma, che a fine 2025 ha raggiunto 22 Paesi associati.

HORIZON EUROPE: RISULTATI, PARTENARIATI E PROSPETTIVE FUTURE

I dati di monitoraggio confermano il forte interesse nei confronti del Programma.

Tra il 2021 e il 2025 sono stati pubblicati 787 bandi, relativi a oltre 3.000 topic di ricerca, per una dotazione complessiva di 67,9 miliardi di euro.

Nello stesso periodo sono state presentate 148.884 proposte ammissibili, delle quali 21.329 sono state selezionate per il finanziamento, con un tasso di successo del 14% e oltre 19.400 grant firmati per un contributo dell’UE pari a circa 52,8 miliardi di euro.

I progetti coinvolgono più di 31.000 partecipanti provenienti da 175 Paesi, con una presenza significativa di piccole e medie imprese e una quota crescente di nuovi partecipanti al Programma.

Il Report evidenzia inoltre gli impatti scientifici, economici e sociali già osservabili. I progetti finanziati hanno prodotto oltre 18.000 pubblicazioni scientifiche, coinvolto più di 126.000 ricercatori a inizio carriera, generato migliaia di risultati innovativi e sostenuto quasi 96.000 posti di lavoro presso gli enti partecipanti.

Più del 99% degli output del Programma contribuisce ad almeno una priorità strategica dell’Unione europea, mentre il 41% dei progetti prevede meccanismi strutturati di coinvolgimento dei cittadini o degli utenti finali nelle attività di ricerca e innovazione.

Un’attenzione particolare è dedicata ai Partenariati europei, che a fine 2025 risultano 54, con oltre 1.300 grant firmati e un contributo europeo complessivo di 12,5 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i Partenariati co-finanziati, risultano firmati 18 grant agreement, per un contributo di circa 1,5 miliardi di euro.

Il Report richiama inoltre il ruolo delle Missioni dell’UE, che nel periodo 2021-2025 hanno finanziato 321 progetti, per un valore complessivo di 2,48 miliardi di euro, e ricorda la pubblicazione della valutazione intermedia di Horizon Europe e della proposta relativa al futuro Programma quadro 2028-2034, attualmente all’esame dei co-legislatori europei.

 

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Linee guida TEHDAS2 per l’EHDS

TEHDAS2 ha pubblicato dieci nuove linee guida e specifiche tecniche per supportare l’attuazione operativa dello European Health Data Space (EHDS) negli Stati membri.

I documenti forniscono indicazioni pratiche sull’applicazione delle disposizioni relative al riutilizzo secondario dei dati sanitari elettronici e rappresentano uno strumento di riferimento per le organizzazioni che si stanno preparando all’implementazione del nuovo quadro europeo.

Le pubblicazioni affrontano alcuni degli aspetti più rilevanti previsti dal regolamento EHDS, offrendo orientamenti destinati sia agli Health Data Access Bodies, responsabili della gestione delle richieste di accesso ai dati, sia agli Health Data Holders, ossia gli enti che detengono i dati sanitari.

Tra i temi trattati figurano le tariffe e le sanzioni in caso di mancato rispetto delle disposizioni del regolamento, le categorie minime di dati riutilizzabili e le relative limitazioni, le modalità di messa a disposizione dei dati sanitari personali e non personali, le procedure e i formati per la richiesta di accesso ai dati, la gestione delle domande attraverso il sistema Data Access Application Management System (DAAMS) e gli aspetti legati alla minimizzazione dei dati, alla pseudonimizzazione, all’anonimizzazione e all’utilizzo di dati sintetici.

Le specifiche tecniche riguardano inoltre l’implementazione dell’infrastruttura informatica comune e degli ambienti sicuri per il trattamento dei dati.

Altre linee guida forniscono indicazioni su come gli Stati membri debbano applicare il diritto dei cittadini di opporsi al riutilizzo dei propri dati sanitari per finalità secondarie (opt-out) e sulle modalità con cui informarli qualora dall’utilizzo di tali dati emergano risultati di particolare rilevanza per la loro salute.

TEHDAS2 ACCOMPAGNA L’ATTUAZIONE DELL’EHDS

Con queste nuove pubblicazioni, TEHDAS2 amplia il pacchetto di strumenti già resi disponibili nel corso del progetto, mettendo a disposizione degli Stati membri una raccolta di documenti operativi pensati per favorire un’applicazione armonizzata dello European Health Data Space.

L’obiettivo è supportare le autorità competenti e le organizzazioni coinvolte nell’adozione di procedure comuni, rafforzando al tempo stesso la tutela dei diritti dei cittadini, la sicurezza delle infrastrutture digitali e la qualità dei processi di accesso e riutilizzo dei dati sanitari.

I risultati del progetto saranno presentati durante la Conferenza finale TEHDAS2, in programma il 16 novembre 2026 a Bruxelles, dal titolo “Shaping the EHDS together – from guidelines to implementation”.

L’evento riunirà decisori politici, esperti e stakeholder europei per discutere i risultati raggiunti e confrontarsi sui prossimi passi necessari per l’attuazione dello European Health Data Space. Tutte le linee guida, comprese quelle pubblicate in precedenza, sono disponibili nella sezione dedicata ai risultati del progetto sul sito di TEHDAS2.

TEHDAS2, di cui ProMIS è Ente affiliato del Ministero della Salute italiano (partner dell’azione congiunta stessa), ha l’obiettivo di sviluppare linee guida e specifiche tecniche utilizzabili da parte di tutti gli Stati membri e da parte della Commissione Europea per facilitare l’implementazione armonizzata e condivisa dell’European Health Data Space, in particolare sull’uso secondario dei dati sanitari, e migliorare la collaborazione tra tutti i principali stakeholder.

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RAISE: bando per esperti per entrare a far parte dell’High-Level Academic Advisory Board

RAISEResource for AI Science in Europe – apre le candidature per entrare a far parte del nuovo High-Level Academic Advisory Board, il gruppo di esperti che affiancherà la Commissione europea nello sviluppo dell’iniziativa dedicata alla ricerca scientifica supportata dall’intelligenza artificiale.

La call, pubblicata dalla Direzione generale per la Ricerca e l’Innovazione della Commissione europea, rimarrà aperta fino al 4 settembre 2026 ed è rivolta a ricercatori di alto profilo che operano nell’ambito della ricerca fondamentale sull’intelligenza artificiale o che utilizzano l’IA nelle proprie attività scientifiche.

Lanciato nel novembre 2025 e attualmente nella fase pilota, RAISE è un istituto virtuale finanziato dal programma Horizon Europe, nato con l’obiettivo di riunire competenze scientifiche, capacità di calcolo, dati e finanziamenti per accelerare la ricerca sull’intelligenza artificiale e favorirne l’applicazione nei diversi ambiti scientifici, dalla medicina alle scienze del clima fino ai materiali avanzati.

Il nuovo High-Level Academic Advisory Board rappresenterà uno degli elementi chiave della governance dell’iniziativa e fornirà consulenza scientifica indipendente per orientarne lo sviluppo e sostenere l’attuazione della Strategia europea per l’AI nella scienza.

Tra i compiti del gruppo rientrano la formulazione di raccomandazioni strategiche e contributi alle future iniziative politiche, oltre al supporto nella definizione dei programmi di lavoro europei, dell’organizzazione di RAISE, delle condizioni necessarie al suo sviluppo e degli indicatori per valutarne i risultati.

RAISE: CHI PUÒ CANDIDARSI E COME SARÀ COMPOSTO L’ADVISORY BOARD

La Commissione europea selezionerà da 10 a 15 esperti, nominati a titolo personale e chiamati a operare in piena indipendenza e nell’interesse pubblico.

L’incarico avrà una durata di due anni, con possibilità di rinnovo. Il gruppo sarà presieduto da un Chair e da un Vice-Chair nominati dalla Commissione e si riunirà almeno una volta l’anno in presenza e due volte online.

I componenti saranno coinvolti nella preparazione di documenti strategici, nella formulazione di pareri e raccomandazioni e nello scambio di esperienze e buone pratiche nel campo dell’AI Science. Per ogni giornata di attività è previsto un compenso pari a 450 euro (225 euro per mezza giornata), oltre al rimborso delle spese di viaggio e soggiorno.

Possono presentare candidatura ricercatori con dottorato di ricerca e almeno sette anni di esperienza accademica nell’ambito dell’intelligenza artificiale, con un curriculum che dimostri eccellenza scientifica e riconoscimento a livello europeo o internazionale.

Saranno valutati, tra gli altri elementi, la qualità della produzione scientifica, l’impatto della ricerca, la partecipazione alla comunità scientifica internazionale e la capacità di operare in contesti multidisciplinari. Costituirà inoltre un elemento preferenziale aver svolto attività presso laboratori o istituti di ricerca dell’Unione europea per almeno cinque anni precedenti alla candidatura.

Le domande dovranno essere inviate entro il 4 settembre 2026 all’indirizzo EC-RAISE@ec.europa.eu, corredate della documentazione richiesta, tra cui lettera motivazionale, curriculum vitae in formato Europass, modulo relativo ai criteri di selezione e dichiarazione di assenza di conflitti di interesse.

Per maggiori informazioni, si prega di consultare il seguente LINK.