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Erasmus+: il Consiglio UE approva la posizione sul programma 2028-2034

Erasmus+ compie un nuovo passo nel percorso di definizione del programma europeo per il periodo 2028-2034.

L’11 maggio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha infatti raggiunto un accordo sulla propria posizione negoziale relativa al regolamento che disciplinerà la prossima generazione del programma, considerato uno dei principali strumenti dell’UE per sostenere istruzione e formazione, gioventù e sport.

La posizione del Consiglio si inserisce nel percorso avviato dalla Commissione europea il 16 luglio 2025, quando, nell’ambito del pacchetto relativo al prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP), è stata presentata la proposta legislativa per la nuova generazione di Erasmus+ per il periodo 2028-2034.

La proposta prevede l’integrazione degli attuali programmi Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà (European Solidarity Corps – ESC) in un unico strumento e un bilancio complessivo pari a 40,8 miliardi di euro. Il futuro programma si articola attorno a due pilastri principali: opportunità di apprendimento per tutti e sostegno allo sviluppo delle capacità (capacity building).

L’intesa rappresenta il primo passaggio formale verso l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo e mira a garantire continuità con gli elementi che hanno caratterizzato il successo del programma negli ultimi decenni.

Secondo il Consiglio, Erasmus+ ha coinvolto oltre 16 milioni di persone nel corso degli ultimi quarant’anni, offrendo opportunità di apprendimento, mobilità e crescita personale a studenti, giovani, apprendisti, insegnanti e partecipanti alle attività sportive di base.

La posizione adottata dal Consiglio è definita “parziale”, poiché non comprende ancora gli aspetti finanziari e le questioni orizzontali, che saranno affrontati nell’ambito delle negoziazioni sul prossimo QFP dell’Unione europea per il periodo 2028-2034.

Il testo conferma inoltre l’intenzione di integrare nel futuro Erasmus+ alcune attività attualmente svolte nell’ambito del Corpo europeo di solidarietà (European Solidarity Corps – ESC), preservandone l’eredità e le finalità legate alla partecipazione giovanile, alla solidarietà e al volontariato.

LE PRINCIPALI NOVITÀ DEL FUTURO ERASMUS+

Tra gli elementi principali della posizione del Consiglio figura il rafforzamento del modello di governance del programma.

In particolare, viene reintrodotto il comitato di programma già previsto nell’attuale Erasmus+, con l’obiettivo di attribuire agli Stati membri un ruolo più incisivo nelle attività di supervisione e attuazione.

Il Consiglio propone, inoltre, una distinzione tra programmi di lavoro destinati a nuove azioni introdotte dalla Commissione europea e programmi di lavoro relativi ad attività già consolidate e finanziate nel tempo.

Un ulteriore aspetto riguarda la volontà di assicurare una maggiore visibilità a tutti i settori interessati dal programma. Le attività dedicate all’istruzione e alla formazione, alla gioventù e allo sport vengono, infatti, presentate in articoli distinti del futuro regolamento, valorizzando il contributo specifico di ciascun ambito.

La posizione negoziale chiarisce inoltre alcune condizioni per l’associazione parziale dei Paesi terzi al programma e introduce modifiche ad alcune iniziative proposte dalla Commissione europea, con l’obiettivo di ampliarne la portata e migliorarne l’efficacia.

Con l’accordo raggiunto dal Consiglio, il processo legislativo entra ora in una nuova fase, che vedrà il confronto con il Parlamento europeo per definire il testo definitivo del programma Erasmus+ 2028-2034.

Tra i contributi che hanno alimentato la riflessione sul programma post-2027 figura anche il position paper elaborato dal Gruppo di lavoro “Education” del GIURI (Gruppo Informale degli Uffici di Rappresentanza Italiani per la Ricerca e l’Innovazione), che rappresenta la comunità italiana della ricerca e dell’innovazione a Bruxelles e favorisce il coordinamento tra stakeholder nazionali e istituzioni europee. ProMIS partecipa al Gruppo “Education”, dedicato all’analisi delle politiche europee in materia di istruzione e formazione.

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Linee guida 1/2026 sul trattamento dei dati personali per la ricerca scientifica

Ricerca scientifica e protezione dei dati personali sono i temi affrontati nelle Linee guida 1/2026 adottate dal Comitato europeo per la protezione dei dati (European Data Protection Board – EDPB), attualmente aperte a consultazione pubblica fino al 25 giugno 2026.

Il documento, intitolato “Guidelines 1/2026 on processing of personal data for scientific research purposes” fornisce chiarimenti sull’applicazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) alle attività di ricerca scientifica e intende supportare ricercatori, università, enti pubblici, organizzazioni private e altri soggetti che trattano dati personali per finalità di ricerca.

Secondo l’EDPB, il rapido sviluppo delle tecnologie digitali, compresa l’intelligenza artificiale, e la crescente disponibilità di dati stanno ampliando le opportunità per la ricerca scientifica, rendendo necessario un quadro interpretativo più chiaro e uniforme all’interno dell’Unione europea.

Le Linee guida approfondiscono innanzitutto il concetto di “ricerca scientifica” nel contesto del GDPR e individuano sei elementi da considerare per valutare se un’attività possa essere qualificata come tale: un approccio metodico e sistematico, il rispetto degli standard etici e metodologici del settore, la verificabilità e la trasparenza dei risultati, l’autonomia dei ricercatori, la produzione di nuova conoscenza e il contributo all’interesse collettivo o al benessere della società.

Il documento, inoltre ,chiarisce che le attività di ricerca possono essere svolte sia da soggetti pubblici sia da soggetti privati e che la presenza di finalità commerciali non esclude automaticamente la qualificazione di un’attività come ricerca scientifica, purché siano rispettati i requisiti individuati dal GDPR e dalle Linee guida.

RICERCA SCIENTIFICA E UTILIZZO DEI DATI PERSONALI SECONDO IL GDPR

Le Linee guida dedicano particolare attenzione al trattamento e al riutilizzo dei dati personali per finalità di ricerca scientifica.

L’EDPB chiarisce che il trattamento successivo dei dati per scopi di ricerca è generalmente considerato compatibile con le finalità originarie della raccolta e che, in questi casi, non è necessario effettuare il test di compatibilità previsto dall’articolo 6, paragrafo 4, del GDPR.

Tuttavia, rimane necessario individuare una base giuridica appropriata per il trattamento e rispettare le ulteriori condizioni previste dalla normativa, soprattutto quando sono coinvolte categorie particolari di dati personali.

Il documento affronta inoltre il tema del cosiddetto “broad consent”, riconoscendo che, in alcuni casi, gli interessati possono fornire il proprio consenso per determinati ambiti di ricerca anche quando i futuri studi non siano ancora stati definiti nel dettaglio.

In tali situazioni, i titolari del trattamento sono chiamati ad adottare adeguate misure di trasparenza e garanzie supplementari per tutelare i diritti degli interessati.

Il documento fornisce anche indicazioni sulle infrastrutture di ricerca e sulle banche dati destinate a sostenere future attività scientifiche, come registri, repository e biobanche, chiarendo le responsabilità dei soggetti coinvolti e le misure tecniche e organizzative che possono contribuire a ridurre i rischi associati al trattamento dei dati.

Le nuove Linee guida si inseriscono in un contesto europeo caratterizzato da una crescente attenzione alla condivisione e al riutilizzo dei dati per finalità di ricerca e innovazione, in linea con le iniziative avviate nell’ambito dello Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS).

Attraverso queste indicazioni, l’EDPB intende favorire un’applicazione più uniforme del GDPR nel settore della ricerca scientifica e sostenere lo sviluppo di attività di ricerca e innovazione nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone interessate.

 

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bandi lotta contro il cancro

EP PerMed: bando TRANSCAN-4 sul metabolismo dei tumori

TRANSCAN-4 ha lanciato la sua prima Joint Transnational Call (JTC 2026), dedicata al tema “Translational Research on Cancer Metabolism: Multidisciplinary Approaches for Diagnosis and Treatment”.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività sostenute da EP PerMed e rappresenta la naturale prosecuzione del percorso avviato con TRANSCAN-3, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento dei programmi nazionali e regionali di finanziamento della ricerca traslazionale sul cancro.

Il bando è stato ufficialmente pubblicato il 20 maggio 2026. La procedura di candidatura sarà articolata in due fasi, con presentazione delle pre-proposal entro il 21 luglio 2026 e delle full proposal, per i consorzi selezionati, entro il 13 gennaio 2027.

La call mira a promuovere collaborazioni internazionali tra ricercatori e clinici, favorendo un utilizzo più efficiente di risorse, dati e infrastrutture e sostenendo progetti scientificamente eccellenti con un forte potenziale di applicazione clinica.

Le proposte dovranno contribuire ad approfondire la comprensione dei meccanismi metabolici che caratterizzano lo sviluppo e la progressione dei tumori e a trasformare tali conoscenze in strumenti e soluzioni utili per la pratica clinica.

L’obiettivo finale è favorire lo sviluppo di approcci innovativi e personalizzati per la diagnosi, la stratificazione dei pazienti e il trattamento oncologico, contribuendo al miglioramento degli esiti di salute e della qualità delle cure.

TRANSCAN-4 E LE NUOVE PROSPETTIVE DELLA RICERCA ONCOLOGICA

La call JTC 2026 si concentra su due ambiti di ricerca prioritari. Il primo – “Consentire una migliore diagnosi e monitoraggio del cancro attraverso biomarcatori metabolici” – riguarda lo sviluppo di biomarcatori metabolici e tecnologie innovative per migliorare la diagnosi precoce, la stratificazione dei pazienti e il monitoraggio della risposta ai trattamenti.

Il secondo – “Intercettare le vulnerabilità metaboliche per migliorare la medicina di precisione” – è dedicato all’identificazione delle vulnerabilità metaboliche dei tumori e al loro sfruttamento per sviluppare nuove strategie terapeutiche e approcci di medicina di precisione.

Le proposte dovranno affrontare almeno uno di questi obiettivi e dimostrare una chiara rilevanza traslazionale, favorendo il trasferimento delle conoscenze verso applicazioni cliniche, di sanità pubblica o industriali.

Saranno finanziati esclusivamente progetti transnazionali presentati da consorzi composti da un minimo di tre e un massimo di sei partner provenienti da almeno tre Paesi partecipanti alla call, con la possibilità di includere un settimo partner in presenza di gruppi di ricerca provenienti da Ungheria, Malta, Slovacchia o Turchia.

Ogni consorzio dovrà includere obbligatoriamente almeno un ricercatore a inizio carriera (Early Career Researcher), un team di ricerca di base o preclinica e un team clinico. È inoltre incoraggiato il coinvolgimento di competenze metodologiche, statistiche e bioinformatiche.

I candidati avranno inoltre la possibilità di includere attività dedicate al capacity building, dotate di un budget specifico secondo le regole delle organizzazioni finanziatrici nazionali e regionali. Tali attività dovranno contribuire a rafforzare le competenze dei team partecipanti e a migliorare, nel lungo periodo, la qualità della ricerca traslazionale sul cancro.

Per quanto riguarda l’Italia, la Regione Toscana e la Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica della Lombardia (FRRB) figurano tra gli enti finanziatori della call, mentre il Ministero della Salute è attualmente indicato tra le organizzazioni la cui adesione è ancora in fase di conferma.

La Regione Toscana partecipa all’iniziativa investendo 300mila euro destinati alle Aziende e agli Enti del Servizio sanitario regionale, nonché agli enti di ricerca toscani coinvolti nei partenariati internazionali candidati al bando.

FRRB aderisce alla Joint Transnational Call con una dotazione complessiva di 2 milioni di euro. Potranno candidarsi al finanziamento gli enti del Servizio Sanitario Regionale lombardo, comprese ASST, ATS, AREU e IRCCS pubblici e privati, oltre a università e centri di ricerca con sede in Lombardia. In particolare, verranno finanziati esclusivamente progetti di ricerca traslazionale e clinica, mentre la ricerca di base non rientra tra le attività ammissibili.

Tramite questa call, TRANSCAN-4 intende accelerare il trasferimento delle conoscenze scientifiche sul metabolismo tumorale verso applicazioni concrete, contribuendo allo sviluppo di diagnosi più accurate e di trattamenti sempre più personalizzati per i pazienti oncologici.

La partecipazione italiana evidenzia l’attenzione delle istituzioni nazionali e regionali verso la ricerca oncologica traslazionale e la collaborazione europea in questo ambito.

 

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comunicazione in salute Salute Globale

31 maggio: giornata mondiale senza tabacco

La giornata mondiale senza tabacco si celebra il 31 maggio 2026 con una campagna dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dedicata alla protezione dei giovani dalle strategie commerciali dell’industria del tabacco e della nicotina.

La ricorrenza, promossa ogni anno dall’OMS, richiama l’attenzione sugli effetti del consumo di tabacco e nicotina sulla salute e sulle politiche necessarie per ridurre il numero di fumatori e prevenire l’avvicinamento dei più giovani a sigarette tradizionali, prodotti a tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e altri dispositivi contenenti nicotina.

L’edizione 2025 della giornata mondiale senza tabacco aveva richiamato l’attenzione sulle strategie dell’industria del tabacco rivolte ai giovani; la campagna OMS 2026 approfondisce ulteriormente il tema della protezione delle nuove generazioni dal marketing dei prodotti contenenti nicotina.

Per l’edizione 2026, l’OMS pone particolare attenzione alle modalità con cui l’industria utilizza marketing, packaging, aromi e strumenti digitali per rendere questi prodotti più attrattivi soprattutto per adolescenti e giovani adulti.

Secondo l’OMS, milioni di giovani nel mondo utilizzano prodotti contenenti tabacco o nicotina e l’età di inizio del consumo rimane particolarmente bassa in molti Paesi. La campagna evidenzia che la diffusione di aromi, design accattivanti, influencer marketing e pubblicità sui social media contribuisce a rendere questi prodotti più accessibili e percepiti come meno rischiosi.

L’OMS, inoltre, richiama l’attenzione sui rischi legati alla dipendenza da nicotina e sugli effetti che il consumo di tabacco può avere sulla salute cardiovascolare, respiratoria e mentale e invita governi, istituzioni e società civile ad adottare misure più efficaci per limitare l’esposizione dei giovani al marketing del tabacco e rafforzare le politiche di prevenzione.

La campagna 2026 promuove anche una maggiore regolamentazione dei prodotti contenenti nicotina e sottolinea l’importanza di ambienti liberi dal fumo, tassazione, avvertenze sanitarie e limitazioni pubblicitarie come strumenti di tutela della salute pubblica.

L’OMS evidenzia la necessità di contrastare le strategie commerciali che puntano a normalizzare il consumo di nicotina tra i più giovani, anche attraverso l’utilizzo di linguaggi e strumenti digitali pensati specificamente per il pubblico adolescente.

GIORNATA MONDIALE SENZA TABACCO E PREVENZIONE SANITARIA

La campagna 2026 sottolinea che la riduzione del consumo di tabacco rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche, oltre a contribuire alla sostenibilità dei sistemi sanitari.

L’iniziativa rientra nelle attività promosse dall’OMS nell’ambito della Convenzione quadro per il controllo del tabacco (WHO Framework Convention on Tobacco Control – WHO FCTC), il trattato internazionale adottato per sostenere politiche pubbliche dedicate alla riduzione del consumo di tabacco e alla protezione della salute pubblica, per rafforzare la consapevolezza sui rischi legati al tabacco e alla nicotina e a promuovere interventi mirati soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.

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Altro bandi

Horizon Europe Italian Implementation event 11 e 12 giugno 2026

L’11 e 12 giugno 2026 si terrà a Roma l’“Horizon Europe Italian Implementation event”, iniziativa organizzata da APRE per conto della Commissione europea e in accordo con il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).

L’evento si svolgerà presso il Dipartimento di Chimica della Sapienza Università di Roma ed è rivolto ai beneficiari italiani del Programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon Europe.

Durante le due giornate saranno approfonditi gli aspetti operativi legati alla gestione e all’implementazione dei progetti europei, offrendo ai partecipanti la possibilità di confrontarsi direttamente con professionisti ed esperti della Commissione europea.

HORIZON EUROPE IMPLEMENTATION EVENT: IL PROGRAMMA DELL’INIZIATIVA

Il programma dell’evento prevede sessioni dedicate alla gestione amministrativa e finanziaria dei progetti Horizon Europe, con approfondimenti su Grant Agreement, reporting, lump sum, emendamenti, audit e controlli ex post.

Durante i lavori saranno inoltre affrontati temi legati alla disseminazione e valorizzazione dei risultati della ricerca, agli aspetti di proprietà intellettuale e alle sinergie con altri strumenti europei. Le sessioni alterneranno presentazioni tecniche, momenti di confronto con la Commissione europea e spazi dedicati alle domande dei partecipanti.

La giornata dell’11 giugno sarà aperta dagli interventi istituzionali della Rettrice della Sapienza Università di Roma Antonella Polimeni, del Presidente APRE Giorgio Graditi, della Commissione europea e del MUR.

Nel corso della giornata saranno affrontati temi relativi alla preparazione e gestione dei Grant Agreement, agli aspetti finanziari dei progetti e alle principali criticità riscontrate durante l’implementazione.

Il 12 giugno sarà dedicato soprattutto alla valorizzazione dei risultati, alle attività di exploitation e dissemination e alla gestione della proprietà intellettuale, con ulteriori momenti di confronto operativo tra partecipanti ed esperti europei.

L’evento si svolgerà in lingua inglese e si rivolgerà in particolare a università, centri di ricerca, imprese, grant office e beneficiari italiani coinvolti nei progetti Horizon Europe.

Per partecipare in presenza è necessario registrarsi attraverso il FORM DI REGISTRAZIONE.

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digital health

EMA: nuovo progetto pilota a supporto dello sviluppo di dispositivi medici innovativi

L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha avviato un nuovo progetto pilota per supportare lo sviluppo di dispositivi medici innovativi considerati “breakthrough”, cioè tecnologie che potrebbero offrire vantaggi significativi rispetto alle soluzioni già disponibili o rispondere a bisogni clinici ancora non soddisfatti.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra EMA e la rete europea dei regolatori dei dispositivi medici e punta a offrire agli sviluppatori un confronto scientifico e regolatorio nelle prime fasi di sviluppo dei prodotti.

Secondo quanto comunicato dall’Agenzia, le aziende selezionate potranno ricevere supporto su aspetti legati ai requisiti normativi, alla strategia di sviluppo e alla pianificazione delle evidenze cliniche necessarie per il percorso regolatorio europeo.

Il progetto pilota è stato pensato soprattutto per tecnologie particolarmente complesse o innovative, comprese quelle che integrano software, strumenti digitali, intelligenza artificiale o combinazioni tra medicinali e dispositivi medici.

In questi casi, un confronto precoce con le autorità regolatorie può aiutare gli sviluppatori a chiarire i requisiti applicabili e a programmare in modo più efficace studi e attività di sviluppo.

Il pilot coinvolgerà esperti della rete europea dei dispositivi medici e favorirà il dialogo tra sviluppatori, organismi notificati e autorità competenti. EMA precisa inoltre che il programma sarà inizialmente limitato a un numero ristretto di candidati, così da poter valutare concretamente il funzionamento del nuovo modello di supporto.

L’Agenzia evidenzia che il progetto sarà articolato in tre fasi. La prima riguarderà i dispositivi medici di classe III, cioè quelli ad alto rischio, e i dispositivi attivi di classe IIb destinati alla somministrazione o rimozione di medicinali dall’organismo.

Sul sito EMA sono già disponibili linee guida operative e modelli di candidatura dedicati ai produttori interessati a partecipare alla prima fase del programma. Le fasi successive del pilot saranno invece aperte ad altre tipologie di dispositivi, compresi i dispositivi medico-diagnostici in vitro (IVD).

DISPOSITIVI MEDICI INNOVATIVI E COORDINAMENTO REGOLATORIO EUROPEO

Nel presentare l’iniziativa, EMA ricorda che il numero di dispositivi medici basati su tecnologie avanzate è in costante crescita e che gli sviluppatori si confrontano sempre più spesso con requisiti tecnici e regolatori complessi.

Attraverso questo progetto pilota, l’Agenzia intende facilitare il confronto tra sviluppatori e sistema regolatorio europeo già nelle prime fasi del percorso di sviluppo dei prodotti. Secondo EMA, questo approccio potrebbe essere particolarmente utile per tecnologie emergenti che richiedono competenze multidisciplinari o percorsi regolatori articolati.

EMA evidenzia inoltre che il pilot si basa sulle “Guidance on Breakthrough Devices” adottate nel dicembre 2025 dal Medical Device Coordination Group (MDCG) della Commissione europea.

Secondo EMA, il progetto rappresenta un primo passo verso l’attuazione di un quadro europeo dedicato ai breakthrough medical devices, già incluso nella proposta della Commissione europea del dicembre 2025 per la revisione del Regolamento sui dispositivi medici (MDR) e del Regolamento sui dispositivi medico-diagnostici in vitro (IVDR).

L’iniziativa è inoltre collegata agli obiettivi dell’EU Biotech Act, che punta a favorire un contesto regolatorio più favorevole all’innovazione e ad accelerare lo sviluppo e l’adozione di nuove tecnologie sanitarie nell’Unione europea.

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digital health

L’Italia avvia la Cabina di regia per lo Spazio europeo dei dati sanitari

Lo Spazio europeo dei dati sanitari entra nella fase operativa anche in Italia.

Il 5 maggio 2026 si è infatti insediata presso il Ministero della Salute la Cabina di regia nazionale per l’attuazione del Regolamento (UE) 2025/327 sullo European Health Data Space (EHDS), il nuovo quadro normativo europeo dedicato alla gestione, alla condivisione e al riutilizzo dei dati sanitari elettronici.

La Cabina di regia, istituita con decreto del Ministro della Salute del 20 febbraio 2026, ha il compito di coordinare e indirizzare le attività nazionali necessarie all’attuazione del regolamento europeo, garantendo il coinvolgimento delle amministrazioni e degli enti competenti in materia di sanità, digitalizzazione, protezione dei dati, ricerca e innovazione.

Tra i soggetti coinvolti figurano, tra gli altri, Ministero della Salute, MEF, Agenas, Istituto Superiore di Sanità, AIFA, Istat, AgID, Dipartimento per la trasformazione digitale e rappresentanti delle Regioni.

L’EHDS rappresenta una delle principali iniziative europee nel campo della sanità digitale e punta a creare un quadro comune per l’uso e lo scambio dei dati sanitari elettronici all’interno dell’Unione europea.

L’obiettivo è duplice: da un lato migliorare l’accesso dei cittadini ai propri dati sanitari e favorire la continuità assistenziale anche a livello transfrontaliero; dall’altro consentire il riutilizzo sicuro dei dati per ricerca scientifica, innovazione, programmazione sanitaria e attività regolatorie.

Il regolamento prevede inoltre specifiche garanzie in materia di privacy, sicurezza e interoperabilità dei sistemi, integrandosi con strumenti già esistenti come il GDPR e promuovendo standard comuni europei per le cartelle cliniche elettroniche. Secondo la Commissione europea, il nuovo sistema potrà contribuire a migliorare l’efficienza dei servizi sanitari, sostenere la ricerca e favorire lo sviluppo della sanità digitale nei Paesi membri.

SPAZIO EUROPEO DEI DATI SANITARI: IL RUOLO DELL’ITALIA

Nel percorso di attuazione dello Spazio europeo dei dati sanitari, l’Italia punta a rafforzare l’integrazione tra le infrastrutture nazionali già esistenti e quelle europee, con particolare attenzione al Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e ai sistemi MyHealth@EU e HealthData@EU.

La Cabina di regia nazionale dovrà accompagnare questo processo, assicurando coordinamento istituzionale, interoperabilità e coerenza con gli obiettivi europei della trasformazione digitale in sanità. L’avvio dell’organismo si inserisce inoltre nel più ampio contesto degli investimenti del PNRR dedicati alla digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale e allo sviluppo dell’ecosistema dei dati sanitari.

Secondo il calendario europeo, le principali disposizioni dell’EHDS entreranno progressivamente in applicazione nei prossimi anni. Dal 2029 dovrebbero diventare operative le prime categorie prioritarie di dati sanitari elettronici per l’uso primario e secondario, mentre ulteriori categorie di dati saranno integrate entro il 2031.

In questa prospettiva, la Cabina di regia nazionale rappresenta uno degli strumenti attraverso cui l’Italia intende preparare il sistema sanitario nazionale all’attuazione del regolamento europeo, promuovendo una gestione più strutturata, interoperabile e sicura dei dati sanitari.

 

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Salute mentale

Oltre i divieti: EuroHealthNet chiede un’azione UE integrata su digitalizzazione e salute mentale giovanile

EuroHealthNet – la partnership europea di oltre 90 agenzie pubbliche impegnate nella promozione della salute e nella riduzione delle disuguaglianze – ha pubblicato una dichiarazione congiunta dedicata al rapporto tra salute mentale, digitalizzazione e giovani, invitando i decisori politici europei ad andare oltre misure limitate come il divieto degli smartphone o dei social media nelle scuole.

Il documento, intitolato Beyond Phone Bans. A shared statement on digitalisation and youth mental health from the EuroHealthNet Thematic Working Group on Mental Health, sottolinea come il benessere mentale delle nuove generazioni richieda un approccio più ampio, coordinato e basato sulle evidenze scientifiche.

Secondo il testo, gli ambienti digitali influenzano profondamente lo sviluppo dell’identità, le relazioni sociali e la percezione di sé dei giovani. Pur riconoscendo i rischi associati all’esposizione a contenuti dannosi, ai meccanismi algoritmici e all’uso eccessivo delle piattaforme digitali, EuroHealthNet evidenzia che il dibattito non può essere ridotto esclusivamente al tempo trascorso davanti agli schermi.

Le evidenze raccolte mostrano infatti che gli effetti della digitalizzazione sulla salute mentale dipendono anche da fattori sociali, economici, educativi e individuali, richiedendo quindi politiche pubbliche integrate e multilivello.

La dichiarazione richiama inoltre la necessità di considerare il benessere digitale come parte integrante delle strategie europee e nazionali per la salute mentale dei giovani.

Tra le priorità individuate figurano il monitoraggio sistematico dell’impatto degli ambienti digitali sulla salute mentale, una maggiore trasparenza delle piattaforme online e il rafforzamento della regolamentazione europea nei confronti dei fornitori di servizi digitali che violano le norme UE.

Il documento sottolinea anche l’importanza di promuovere ambienti digitali “safe-by-design”, progettati tenendo conto della tutela dei minori, della privacy, dell’equità e della sicurezza online.

Particolare attenzione viene dedicata agli algoritmi di raccomandazione e alle pratiche digitali potenzialmente dannose, che possono amplificare fenomeni come ansia, isolamento sociale, disturbi del sonno e cyberbullismo, soprattutto nei gruppi più vulnerabili.

SALUTE MENTALE E ALFABETIZZAZIONE DIGITALE: LE PROPOSTE DI EUROHEALTHNET

Nel documento, EuroHealthNet evidenzia che la salute mentale dei giovani deve essere affrontata attraverso un approccio di salute pubblica che coinvolga scuole, famiglie, servizi sanitari, comunità locali e istituzioni europee.

Una delle principali raccomandazioni riguarda il rafforzamento dell’alfabetizzazione digitale critica, da sviluppare fin dall’infanzia non solo tra bambini e adolescenti, ma anche tra genitori, caregiver, insegnanti e professionisti della salute.

Secondo il Thematic Working Group on Mental Health (TWIG), le competenze digitali non dovrebbero limitarsi all’uso tecnico degli strumenti, ma includere capacità di pensiero critico, consapevolezza dei rischi online, comprensione degli algoritmi e promozione di comportamenti digitali sani e responsabili. Viene inoltre richiaata l’importanza di sviluppare programmi educativi accessibili e inclusivi, capaci di ridurre le disuguaglianze che colpiscono gruppi vulnerabili, comprese persone con disabilità, giovani LGBTQI+ e famiglie a basso reddito.

Un ulteriore elemento centrale della dichiarazione riguarda il coinvolgimento diretto dei giovani nella definizione delle politiche pubbliche e degli strumenti digitali che li riguardano; bambini e adolescenti non dovrebbero essere considerati semplici utenti passivi, ma co-creatori attivi degli ambienti digitali.

Per questo motivo, il documento invita governi e piattaforme a includere sistematicamente le prospettive dei giovani nei processi decisionali, nelle valutazioni d’impatto e nella progettazione dei servizi online.

Infine, il TWIG sottolinea il ruolo dell’Unione europea nel rafforzare un quadro normativo comune per gli ambienti digitali, anche attraverso strumenti come il Digital Services Act – il regolamento europeo che introduce obblighi più stringenti per le piattaforme online in materia di sicurezza, trasparenza e tutela dei minori – e le future iniziative europee sulla correttezza digitale, con l’obiettivo di garantire ambienti online più sicuri e più attenti al benessere mentale delle giovani generazioni.

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Altro bandi

Bilancio UE post-2027: il paper ERRIN rilancia il ruolo strategico delle EU Missions

Le EU Missions rappresentano, secondo ERRIN (European Regions Research and Innovation Network), uno strumento da mantenere e rafforzare nel futuro bilancio a lungo termine dell’Unione europea e nel prossimo Programma quadro FP10 per ricerca e innovazione.

Con il paper pubblicato lo scorso aprile (“EU Missions – Looking towards the next EU long-term budget”), la rete europea delle regioni attive su ricerca e innovazione interviene nel dibattito sul futuro quadro finanziario pluriennale dell’UE (MFF post-2027), evidenziando il contributo che l’approccio mission-oriented può offrire alla competitività europea, alla resilienza dei territori e alla capacità di affrontare sfide complesse attraverso soluzioni integrate e collaborative.

Nel documento, ERRIN sottolinea che le Missions hanno introdotto un modello diverso rispetto ai tradizionali programmi di finanziamento europei, puntando su obiettivi concreti, misurabili e orientati all’impatto.

Secondo la rete, uno degli elementi più rilevanti riguarda la capacità delle Missions di coinvolgere contemporaneamente istituzioni europee, regioni, città, università, centri di ricerca, imprese, PMI e cittadini, favorendo la costruzione di ecosistemi territoriali dell’innovazione.

Questo approccio avrebbe già contribuito ad accelerare sperimentazione e implementazione di nuove soluzioni nei territori, facilitando anche il coordinamento tra diversi strumenti e livelli di governance.

ERRIN evidenzia inoltre che le EU Missions si trovano ancora in una fase relativamente iniziale del loro percorso di implementazione e che, proprio per questo, non sarebbe opportuno interromperle prima di averne valutato pienamente risultati e impatti.

Nel paper viene quindi proposta la prosecuzione delle Missions almeno fino al 2030, sottolineando come continuità temporale e stabilità finanziaria siano elementi necessari per consolidare reti, investimenti e collaborazioni già avviate. Secondo il documento, una chiusura anticipata rischierebbe infatti di disperdere competenze e capacità costruite negli ultimi anni nei diversi ecosistemi territoriali europei.

EU MISSIONS E FUTURO DEL BILANCIO UE POST-2027

Una parte significativa del paper è dedicata anche al ruolo che le EU Missions potrebbero avere nella futura architettura europea per ricerca e innovazione.

ERRIN propone infatti un’integrazione più forte tra Missions, European Partnerships, European Competitiveness Fund (ECF), National and Regional Partnership Plans (NRPPs) e altre iniziative strategiche europee, con l’obiettivo di creare percorsi più coerenti tra ricerca, innovazione, deployment e scale-up.

Secondo ERRIN, le Missions hanno dimostrato di poter contribuire non soltanto allo sviluppo scientifico e tecnologico, ma anche alla definizione di modelli di governance multilivello e processi di coinvolgimento territoriale più strutturati.

Per questo motivo, il documento richiama la necessità di rafforzare il ruolo delle regioni europee e degli ecosistemi locali nell’attuazione delle priorità strategiche dell’UE, favorendo una maggiore connessione tra politiche europee e bisogni concreti dei territori.

Il paper, inoltre, sottolinea che l’approccio mission-oriented potrebbe rappresentare uno strumento utile per aumentare coerenza e coordinamento tra le diverse iniziative europee, riducendo frammentazione e sovrapposizioni tra programmi.

In questo senso, ERRIN invita le istituzioni europee a valorizzare ulteriormente le Missions nel dibattito sul futuro del bilancio UE post-2027 e sul prossimo FP10, considerandole non soltanto strumenti di finanziamento, ma veri e propri catalizzatori di innovazione sistemica e trasformazione territoriale.

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Presentazione di un nuovo studio sulla ricerca e l’innovazione sanitaria centrata sul paziente nell’UE

La ricerca sanitaria centrata sul paziente è al centro del nuovo studio “Patient-centred health research and innovation in the EU”, dedicato all’analisi di come preferenze, bisogni ed esperienze dei pazienti vengano integrati nei processi di ricerca e innovazione sanitaria nell’Unione europea.

Lo studio, richiesto dalla Commissione per la sanità pubblica del Parlamento europeo (SANT), evidenzia come il concetto di patient-centredness stia assumendo un ruolo crescente nel panorama europeo della salute, pur rimanendo ancora applicato in modo disomogeneo tra Stati membri, programmi di finanziamento e contesti di ricerca.

Il documento – basato su casi analizzati in Germania, Paesi Bassi e Belgio, oltre che su interviste e contributi provenienti da diversi stakeholder del settore sanitario e della ricerca – definisce la ricerca sanitaria centrata sul paziente come «l’integrazione intenzionale e sistematica delle preferenze, delle prospettive e delle esperienze vissute dai pazienti lungo tutto il ciclo della ricerca e innovazione sanitaria».

Il report sottolinea come questo approccio rappresenti un progressivo superamento del modello esclusivamente biomedico, storicamente focalizzato soprattutto sull’evidenza scientifica e sulla malattia, per riconoscere invece il paziente come persona portatrice di bisogni, valori ed esperienza diretta. In questo contesto, il coinvolgimento dei pazienti non viene descritto soltanto come consultazione occasionale, ma come partecipazione attiva alla definizione delle priorità di ricerca, alla progettazione degli studi, alla governance e alla valutazione dei risultati.

Uno degli aspetti centrali evidenziati dal documento riguarda la frammentazione del panorama europeo. Secondo lo studio, non esiste ancora una definizione condivisa di patient-centredness e termini come “patient engagement”, “patient involvement” e “patient-centred care” vengono spesso utilizzati in modo intercambiabile nei diversi contesti nazionali e istituzionali.

Anche il livello di coinvolgimento dei pazienti varia notevolmente: si passa da modelli limitati alla semplice informazione o consultazione fino a forme più avanzate di partnership e co-creazione. Il report richiama inoltre il principio “nothing about us without us”, sottolineando l’importanza di includere i pazienti fin dalle prime fasi decisionali della ricerca sanitaria.

RICERCA SANITARIA CENTRATA SUL PAZIENTE: IMPLICAZIONI PER L’INNOVAZIONE EUROPEA

Lo studio dedica ampio spazio anche agli strumenti europei di finanziamento, evidenziando come programmi quali Horizon Europe, Innovative Health Initiative (IHI) Innovative Health Initiative (IHI) ed EU4Health stiano progressivamente rafforzando l’attenzione verso approcci patient-centred.

Tuttavia, secondo il report, il coinvolgimento dei pazienti rimane ancora troppo spesso confinato a singoli progetti o attività specifiche, senza essere integrato in modo sistematico nei processi di governance e nelle decisioni strategiche della ricerca sanitaria.

Il documento richiama inoltre un dato significativo: l’investimento pubblico europeo nella ricerca e innovazione sanitaria ammonta a circa 11 miliardi di euro l’anno, ma attualmente non esistono dati consolidati sulla quota realmente destinata ad attività patient-centred.

Tra le principali criticità individuate figurano la mancanza di metodologie standardizzate per misurare l’impatto del coinvolgimento dei pazienti, l’assenza di indicatori comuni e il rischio che alcune attività di engagement restino esercizi formali più che processi realmente partecipativi.

Lo studio evidenzia inoltre come il coinvolgimento dei pazienti possa migliorare rilevanza, qualità e applicabilità concreta della ricerca sanitaria, contribuendo a definire priorità più vicine ai bisogni reali delle persone e favorendo maggiore adesione ai trattamenti, soddisfazione dei pazienti e qualità dei risultati.

Il report richiama anche il ruolo crescente di organismi europei come EMA e delle organizzazioni di pazienti nello sviluppo di pratiche di partecipazione più strutturate, nonché l’importanza di strumenti di formazione e capacity building come quelli sviluppati da EUPATI per rafforzare il coinvolgimento dei pazienti nella ricerca e sviluppo dei medicinali.

Il tema si inserisce nel più ampio dibattito europeo sulla trasformazione dei sistemi sanitari verso modelli maggiormente integrati, partecipativi e orientati al valore, nei quali la prospettiva dei pazienti viene considerata sempre più un elemento strategico per la definizione delle politiche di salute e innovazione sanitaria.

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