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lotta contro il cancro

Evento: 5 years EU Cancer Mission – Stronger Through Connection

EU Cancer Mission celebra cinque anni di attività con l’evento “5 Years EU Cancer Mission: Stronger Through Connection”, organizzato dalla Commissione europea dal 29 settembre al 1° ottobre 2026 a Bruxelles, presso The EGG, Rue Bara 175.

L’iniziativa riunirà ricercatori, professionisti clinici, decisori politici, pazienti, innovatori, finanziatori e rappresentanti dell’industria per fare il punto sui risultati raggiunti e guardare alle prossime tappe verso il pieno conseguimento degli obiettivi della Missione al 2030, in parallelo con l’Europe’s Beating Cancer Plan.

Per tre giornate, discussioni, sessioni interattive, workshop e presentazioni di progetti offriranno uno spazio di confronto sulle esperienze e sulle collaborazioni che stanno contribuendo all’evoluzione della ricerca e dell’assistenza oncologica in Europa.

Il programma affronta le diverse fasi del percorso oncologico e dedica particolare attenzione al ruolo della collaborazione tra ricerca, innovazione, politiche e attori coinvolti.

EU CANCER MISSION: PREVENZIONE, QUALITÀ DELLA VITA E INNOVAZIONE

La prima giornata, il 29 settembre, sarà incentrata sull’importanza dello scambio dei dati: le sessioni approfondiranno la costruzione di un ecosistema coerente dei dati oncologici, il miglioramento dell’accesso e della condivisione dei dati, lo sviluppo di modelli per la ricerca e la cura e l’impiego di strumenti basati sui dati nell’oncologia di precisione.

Sono inoltre previsti due workshop paralleli dedicati allo sviluppo dei National Cancer Data Nodes e all’utilizzo dei dati di imaging e dell’intelligenza artificiale in ambito oncologico.

La seconda giornata, il 30 settembre, sarà dedicata alla prevenzione, alla diagnosi precoce e alla qualità della vita.

Le sessioni affronteranno sia le strategie di prevenzione sia gli approcci innovativi per la diagnosi precoce, mentre un workshop multi-stakeholder sarà dedicato alla costruzione condivisa di soluzioni su temi quali equità nella salute, genere ed età, tumori negli adolescenti e nei giovani adulti e survivorship.

Nel pomeriggio, l’attenzione si sposterà sui modelli di assistenza orientati alla qualità della vita, sul coinvolgimento dei pazienti e sulle cure palliative, con uno specifico approfondimento sulla loro integrazione lungo l’intero percorso oncologico.

Il 1° ottobre, giornata conclusiva, il programma si concentrerà invece su diagnosi e trattamento, con sessioni dedicate all’innovazione, all’oncologia personalizzata e all’accessibilità delle cure.

Tra gli approfondimenti previsti figurano un workshop sui benefici dell’innovazione nell’oncologia personalizzata per i pazienti, un forum dedicato ai tumori rari e una sessione sul contributo della ricerca clinica nell’ambito della EU Cancer Mission.

Nel corso delle tre giornate, le sessioni saranno affiancate da momenti dedicati alla presentazione dei progetti e al networking; diverse sessioni plenarie sono inoltre indicate nel programma come disponibili in live streaming.

L’evento intende così mettere in collegamento esperienze, competenze e soluzioni sviluppate nell’ecosistema europeo del cancro e contribuire alla riflessione sul percorso della Missione verso il 2030.

Il confronto tra progetti, istituzioni e stakeholder prosegue il percorso di collaborazione promosso dalla Missione anche attraverso iniziative come la European Cancer Mission Fair di ECHoS, che nel 2025 ha riunito a Varsavia la comunità europea impegnata nell’attuazione della Missione e nel rafforzamento delle sinergie tra progetti.

La partecipazione richiede la registrazione, disponibile al seguente LINK e aperta fino all’11 settembre 2026.

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Salute Globale

Commissione europea: pubblicato il documento “Tassonomia dei materiali avanzati”

La Commissione europea ha sviluppato una nuova “Tassonomia dei materiali avanzati” (Advanced Materials Taxonomy), un quadro strutturato per classificare e organizzare i progetti e i temi di ricerca relativi ai materiali avanzati e alle tecnologie industriali nell’ambito di Horizon Europe, in particolare del Cluster 4. Il documento, elaborato dalla European Health and Digital Executive Agency (HaDEA), nasce dall’esperienza dell’Unità B3 (Industry) nella gestione dei portafogli di progetti e punta a rafforzare il collegamento tra attività di ricerca e innovazione, priorità politiche e trasformazione industriale.

Una tassonomia pensata per collegare ricerca e politiche industriali

L’obiettivo non è semplicemente catalogare i materiali in funzione dei settori industriali di applicazione. La tassonomia adotta infatti un approccio basato sui temi e sulle funzioni, classificando le attività in base alla loro principale finalità innovativa. Questo consente di rappresentare meglio la natura trasversale e interdisciplinare della ricerca sui materiali avanzati, che interessa contemporaneamente mobilità, energia, elettronica, costruzioni, industria manifatturiera e numerosi altri ambiti.

Il sistema è costruito su tre livelli gerarchici, che rispondono alle domande “COME”, “COSA”, e “PER COSA”: il primo individua l’ampio dominio dell’innovazione o il percorso di trasformazione; il secondo identifica l’area tecnologica o funzionale; il terzo specifica l’applicazione, l’obiettivo industriale o il meccanismo di attuazione. La struttura è inoltre coerente con la direzionalità della catena del valore sviluppata dalla partnership IAM4EU.

Il documento sottolinea che la tassonomia è stata sviluppata attraverso un’analisi iterativa degli argomenti e dei progetti di Horizon Europe e delle attività di clustering dei portafogli. Il sistema è concepito come una struttura scalabile e dinamica, alla quale potranno essere aggiunte nuove categorie qualora emergano temi ricorrenti non classificabili nelle categorie esistenti.

Dalla classificazione al governo dei portafogli

Uno degli aspetti più interessanti del documento è che la tassonomia viene concepita non come un semplice strumento descrittivo, ma come uno strumento di gestione strategica. La sua applicazione dovrebbe consentire di costruire e analizzare i portafogli di progetti, monitorare l’evoluzione tecnologica e industriale, fornire dei riscontri alle politiche europee e individuare nuove tendenze.

La struttura permette inoltre di collegare più sistematicamente i portafogli gestiti da HaDEA con i temi dei programmi di finanziamento di Horizon Europe, contribuendo a una rappresentazione più strutturata dello stato di sviluppo delle politiche. 

Sostenibilità e autonomia tecnologica al centro

Dalla classificazione emerge una visione dei materiali avanzati strettamente collegata alle principali trasformazioni dell’industria europea. La sostenibilità attraversa numerose categorie: dai materiali riciclabili e bio-based alle alternative alle sostanze pericolose, dalla riduzione dell’impiego di materie prime critiche nei magneti alla decarbonizzazione dei processi industriali, fino all’economia circolare e all’efficienza energetica.

Parallelamente, la tassonomia evidenzia l’importanza delle tecnologie digitali e delle nuove capacità computazionali. Intelligenza artificiale, machine learning, digital twins, infrastrutture di dati e tecnologie quantistiche sono presentati come strumenti destinati ad accelerare la scoperta dei materiali, ottimizzare i processi produttivi e migliorare le prestazioni e la sostenibilità delle tecnologie industriali.

Un documento destinato a evolvere

La nuova tassonomia viene esplicitamente descritta come un documento “vivo”. Sebbene sia stata sviluppata principalmente per l’area dei materiali avanzati e per i relativi portafogli di progetti, gli autori suggeriscono di valutarne l’applicabilità anche ad altri settori di policy, introducendo nuove categorie in funzione delle esigenze emergenti.

Il valore del nuovo strumento risiede quindi non soltanto nella capacità di mettere ordine in un settore tecnologico estremamente ampio e interdisciplinare, ma soprattutto nella possibilità di creare un linguaggio comune tra ricerca, finanziamento europeo, politica industriale e innovazione. In questo senso, la tassonomia può diventare uno strumento utile per comprendere dove si concentrano gli investimenti europei, quali tecnologie stanno emergendo e quali condizioni sono necessarie perché i risultati della ricerca sui materiali avanzati arrivino effettivamente all’industria e al mercato.

 

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Sardegna ed EIT siglano l’accordo per l’innovazione: focus su digitalizzazione

L’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT) e la Regione Autonoma della Sardegna hanno siglato un importante accordo di cooperazione istituzionale volto a rafforzare in modo capillare l’ecosistema regionale dell’innovazione, promuovere lo sviluppo di competenze avanzate e dare nuovo impulso all’imprenditorialità locale.

l’eit e l’innovazione digitale

L’intesa prende il via con una focalizzazione prioritaria sull’innovazione digitale e sulla formazione avanzata attraverso il coinvolgimento attivo di 28DIGITAL (già nota come EIT Digital). Questa partnership strategica risponde direttamente alle raccomandazioni contenute nel recente rapporto dell’OCSE sulla competitività della Sardegna, che ha evidenziato il valore delle Comunità della Conoscenza e dell’Innovazione (KIC) dell’EIT nel connettere università, centri di ricerca, imprese e pubblica amministrazione per affrontare le sfide sociali ed economiche dei territori.

Nell’ambito di questa collaborazione e in linea con le analisi formulate dall’OCSE, emerge una centralità strategica del settore della salute pubblica, della sanità e del benessere sociale. Il rapporto dell’OCSE sottolinea come la Sardegna, al pari di molte altre regioni europee, debba affrontare complessi cambiamenti demografici, caratterizzati da un progressivo invecchiamento della popolazione e dalla necessità di ammodernare la rete delle infrastrutture sociali e sanitarie. In questa prospettiva, la cooperazione con l’EIT si rivela uno strumento fondamentale per trasferire soluzioni tecnologiche innovative e digitali direttamente all’interno del sistema sanitario regionale.

L’accordo punta a favorire lo sviluppo di e-health, telemedicina, sanità digitale e dispositivi medici avanzati, consentendo di migliorare la presa in carico dei pazienti affetti da patologie croniche, soprattutto nelle aree interne e rurali dell’isola, e di ottimizzare l’efficienza dei servizi socio-sanitari sul territorio. Inoltre, il coinvolgimento dei centri di ricerca sanitari locali nelle reti KIC dell’EIT offrirà importanti opportunità di formazione avanzata per il personale medico e socio-sanitario, favorendo al contempo la nascita di startup e spin-off nel campo delle scienze della vita (life sciences) e dell’innovazione sociale. Questo approccio integrato permetterà di coniugare lo sviluppo economico regionale con la tutela della salute e dell’inclusione sociale dei cittadini sardi. 

Per maggiori informazioni consultare la pagina dell’EIT al seguente LINK.

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digital health Salute Globale

OMS Europa: servono regole più forti per governare l’intelligenza artificiale in sanità

L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente i sistemi sanitari europei. Dalla diagnostica assistita agli strumenti di supporto alle decisioni cliniche, fino ai chatbot per i pazienti, le applicazioni dell’IA sono ormai sempre più diffuse. Tuttavia, secondo l’OMS Europa, la velocità con cui queste tecnologie vengono adottate supera di gran lunga quella con cui vengono definite regole, responsabilità e meccanismi di controllo.

È questo il messaggio lanciato dal Direttore regionale dell’OMS per l’Europa, il dott. Hans Kluge, in occasione della conferenza internazionale “Shaping AI in Health”, svoltasi a Lisbona il 15 luglio 2026. Nel suo intervento, Kluge ha invitato governi e istituzioni ad agire rapidamente per evitare che il divario tra innovazione tecnologica e governance diventi irreversibile.

L’IA è già una realtà negli ospedali europei

I dati presentati dall’OMS mostrano che l’intelligenza artificiale è già ampiamente utilizzata nella Regione europea. Circa due terzi dei Paesi impiegano strumenti di IA per supportare la diagnostica e numerosi sistemi sanitari stanno introducendo assistenti virtuali e altre applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Nonostante questa rapida diffusione, la governance rimane ancora insufficiente. Solo una piccola parte dei Paesi dispone infatti di una strategia nazionale specifica sull’IA in sanità, mentre in molti casi mancano linee guida etiche, standard di responsabilità e percorsi strutturati di formazione per i professionisti sanitari.

Innovazione sì, ma con regole chiare

Per l’OMS, il problema non è rallentare l’innovazione, bensì accompagnarla con strumenti adeguati di governo. L’obiettivo è garantire che l’IA migliori realmente la qualità dell’assistenza, riduca le disuguaglianze e rafforzi la fiducia dei cittadini nei sistemi sanitari. Secondo l’Organizzazione, una governance efficace dovrebbe poggiare su tre pilastri fondamentali:

  1. regole chiare che definiscano responsabilità, sicurezza e trasparenza;
  2. infrastrutture e strumenti che consentano un utilizzo affidabile delle tecnologie;
  3. formazione del personale sanitario.
Il rischio di ampliare le disuguaglianze

L’OMS sottolinea inoltre che l’intelligenza artificiale non è neutrale. Se sviluppata o implementata senza adeguati controlli, può amplificare disuguaglianze già esistenti, introdurre bias nei processi decisionali e compromettere la tutela dei dati personali.

Per questo motivo, la supervisione umana deve rimanere centrale. L’IA deve rappresentare uno strumento di supporto ai professionisti sanitari e non sostituire il giudizio clinico, soprattutto nelle decisioni che incidono direttamente sulla salute delle persone.

Un’agenda comune per l’Europa

Il messaggio dell’OMS arriva in un momento cruciale, mentre l’Unione europea sta implementando l’AI Act e molti Paesi stanno definendo le proprie strategie nazionali sull’intelligenza artificiale. La sfida sarà trasformare i principi normativi in pratiche concrete all’interno dei sistemi sanitari, assicurando che innovazione, sicurezza ed equità procedano di pari passo.

Per l’OMS Europa, il tempo per agire è adesso: governare l’intelligenza artificiale significa costruire sistemi sanitari più sicuri, resilienti e orientati ai bisogni delle persone, prima che il divario tra sviluppo tecnologico e capacità di regolamentazione diventi troppo ampio per essere colmato.

 

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Altro

Commissione europea: pubblicato l’edizione 2026 dello European Innovation Scoreboard (EIS)

La Commissione europea ha pubblicato l’edizione 2026 dello European Innovation Scoreboard (EIS), il principale strumento di monitoraggio delle performance in ricerca e innovazione degli Stati membri. Dal 2001, l’EIS fornisce una valutazione comparativa delle performance in materia di ricerca e innovazione degli Stati membri dell’UE, di altri Paesi europei e di alcuni competitor globali. Lo strumento aiuta i decisori politici a individuare punti di forza, criticità e aree che richiedono ulteriori interventi. Nel tempo, l’EIS si è affermato come un punto di riferimento per lo sviluppo di politiche dell’innovazione basate su dati ed evidenze. I risultati sono calcolati rispetto alla media UE del 2019 e del 2026, consentendo di monitorare l’evoluzione delle performance e le tendenze nel tempo.

Il rapporto 2026 conferma una crescita costante della capacità innovativa dell’Unione europea, con un incremento medio dell’indice di innovazione dell’1,7% rispetto al 2025 e un miglioramento generalizzato rispetto al 2019.

Tra i risultati più significativi emerge la performance dell’Italia, che registra il secondo maggiore incremento annuale (+5 punti percentuali), dietro soltanto a Malta. Nel confronto con il 2019, il nostro Paese ha migliorato il proprio indice del 15%, collocandosi tra gli Stati membri con la crescita più sostenuta degli ultimi anni.

Nonostante questi progressi, l’Italia rimane nel gruppo dei “Moderate Innovators”, insieme a Spagna, Portogallo, Cipro, Slovenia, Lituania, Repubblica Ceca, Grecia e Ungheria. Ai vertici della classifica europea si confermano invece Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, mentre Svizzera e Corea del Sud guidano rispettivamente i confronti europeo allargato e globale.

Lo European Innovation Scoreboard rappresenta un importante strumento di supporto alle politiche pubbliche, poiché valuta le prestazioni dei sistemi nazionali di innovazione attraverso 32 indicatori che misurano capitale umano, investimenti, attività innovative e impatti economici e sociali. I risultati costituiscono un riferimento fondamentale per orientare le strategie europee e nazionali in materia di ricerca, innovazione e competitività.

Per maggiori informazioni sullo European Innovation Scoreboard 2026 si prega di consultare il seguente LINK.

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bandi Altro

AIFA finanzia 19 studi sulle malattie rare con 17,5 milioni

Le malattie rare e la ricerca indipendente ricevono un nuovo impulso grazie all’approvazione della graduatoria del Bando AIFA 2025 dedicato alle malattie rare.

Con la Determina n. 816 del 15 giugno 2026, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha ammesso al finanziamento 19 progetti, per un investimento complessivo di 17.554.208 euro, utilizzando le risorse previste dal Testo unico sulle malattie rare (Legge 175/2021).

L’iniziativa sostiene studi indipendenti in un ambito caratterizzato da un elevato bisogno clinico e da limitate opportunità di sviluppo terapeutico, dove la complessità della ricerca e il ridotto numero di pazienti rendono più difficile attrarre investimenti privati.

Secondo il presidente dell’AIFA, Robert Nisticò, il sostegno alla ricerca indipendente rappresenta una componente fondamentale della missione istituzionale dell’Agenzia e può contribuire ad ampliare le conoscenze disponibili e a favorire nuove opportunità terapeutiche per persone che spesso dispongono di opzioni di cura limitate o assenti.

Anche il direttore tecnico-scientifico Pierluigi Russo ha evidenziato il valore della ricerca indipendente nel produrre evidenze scientifiche in settori che trovano scarso interesse nei tradizionali percorsi di sviluppo industriale, valorizzando approcci innovativi, tra cui l’impiego di farmaci già autorizzati per il trattamento di patologie diverse da quelle per cui sono stati sviluppati (repurposing), oltre allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

MALATTIE RARE: I PROGETTI FINANZIATI IN ITALIA

La graduatoria evidenzia una rete della ricerca italiana altamente specializzata, con competenze distribuite su tutto il territorio nazionale e progetti dedicati a un ampio spettro di patologie rare, neurologiche, oncologiche, immunologiche, metaboliche ed ematologiche.

Dodici dei 19 studi finanziati sono coordinati da strutture del Nord Italia, mentre i restanti sette fanno capo a enti del Centro e del Sud, con Lombardia e Piemonte tra le regioni maggiormente rappresentate.

In Lombardia sono stati finanziati, tra gli altri, studi sulla polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica (CIDP), sulla mastocitosi sistemica, sull’epatite autoimmune, sul carcinoma midollare della tiroide, sull’amiloidosi AL e sulla distrofia miotonica di tipo 1 (malattia di Steinert).

In Piemonte i progetti riguardano le RASopatie, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e le neoplasie mielodisplastiche, mentre Veneto e Friuli Venezia Giulia contribuiscono con studi dedicati, rispettivamente, alla mucopolisaccaridosi di tipo II, all’ernia diaframmatica congenita e alla malattia di Kawasaki.

Anche il Centro Italia partecipa con progetti sulla miastenia gravis, sull’angiosarcoma cutaneo, sui feocromocitomi e tumori neuroendocrini, sulle encefalopatie epilettiche, sulla leucemia linfoblastica acuta, sul linfoma a cellule T e sulla sclerosi sistemica.

Il Sud è rappresentato dall’IRCCS “S. De Bellis” di Bari con uno studio dedicato alla colangite sclerosante primitiva.

I progetti classificati oltre il diciannovesimo posto sono stati giudicati pienamente idonei dalla Commissione scientifica, ma non hanno ottenuto il finanziamento per l’esaurimento della dotazione economica disponibile.

L’AIFA ha inoltre reso noto che è in corso la validazione del secondo Bando Ricerca Indipendente 2025 dedicato all’antimicrobico-resistenza e alla medicina di precisione, confermando l’impegno dell’Agenzia nel rafforzare il contributo della ricerca pubblica all’innovazione e al miglioramento dell’assistenza ai pazienti.

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bandi digital health

RAISE: bando per esperti per entrare a far parte dell’High-Level Academic Advisory Board

RAISEResource for AI Science in Europe – apre le candidature per entrare a far parte del nuovo High-Level Academic Advisory Board, il gruppo di esperti che affiancherà la Commissione europea nello sviluppo dell’iniziativa dedicata alla ricerca scientifica supportata dall’intelligenza artificiale.

La call, pubblicata dalla Direzione generale per la Ricerca e l’Innovazione della Commissione europea, rimarrà aperta fino al 4 settembre 2026 ed è rivolta a ricercatori di alto profilo che operano nell’ambito della ricerca fondamentale sull’intelligenza artificiale o che utilizzano l’IA nelle proprie attività scientifiche.

Lanciato nel novembre 2025 e attualmente nella fase pilota, RAISE è un istituto virtuale finanziato dal programma Horizon Europe, nato con l’obiettivo di riunire competenze scientifiche, capacità di calcolo, dati e finanziamenti per accelerare la ricerca sull’intelligenza artificiale e favorirne l’applicazione nei diversi ambiti scientifici, dalla medicina alle scienze del clima fino ai materiali avanzati.

Il nuovo High-Level Academic Advisory Board rappresenterà uno degli elementi chiave della governance dell’iniziativa e fornirà consulenza scientifica indipendente per orientarne lo sviluppo e sostenere l’attuazione della Strategia europea per l’AI nella scienza.

Tra i compiti del gruppo rientrano la formulazione di raccomandazioni strategiche e contributi alle future iniziative politiche, oltre al supporto nella definizione dei programmi di lavoro europei, dell’organizzazione di RAISE, delle condizioni necessarie al suo sviluppo e degli indicatori per valutarne i risultati.

RAISE: CHI PUÒ CANDIDARSI E COME SARÀ COMPOSTO L’ADVISORY BOARD

La Commissione europea selezionerà da 10 a 15 esperti, nominati a titolo personale e chiamati a operare in piena indipendenza e nell’interesse pubblico.

L’incarico avrà una durata di due anni, con possibilità di rinnovo. Il gruppo sarà presieduto da un Chair e da un Vice-Chair nominati dalla Commissione e si riunirà almeno una volta l’anno in presenza e due volte online.

I componenti saranno coinvolti nella preparazione di documenti strategici, nella formulazione di pareri e raccomandazioni e nello scambio di esperienze e buone pratiche nel campo dell’AI Science. Per ogni giornata di attività è previsto un compenso pari a 450 euro (225 euro per mezza giornata), oltre al rimborso delle spese di viaggio e soggiorno.

Possono presentare candidatura ricercatori con dottorato di ricerca e almeno sette anni di esperienza accademica nell’ambito dell’intelligenza artificiale, con un curriculum che dimostri eccellenza scientifica e riconoscimento a livello europeo o internazionale.

Saranno valutati, tra gli altri elementi, la qualità della produzione scientifica, l’impatto della ricerca, la partecipazione alla comunità scientifica internazionale e la capacità di operare in contesti multidisciplinari. Costituirà inoltre un elemento preferenziale aver svolto attività presso laboratori o istituti di ricerca dell’Unione europea per almeno cinque anni precedenti alla candidatura.

Le domande dovranno essere inviate entro il 4 settembre 2026 all’indirizzo EC-RAISE@ec.europa.eu, corredate della documentazione richiesta, tra cui lettera motivazionale, curriculum vitae in formato Europass, modulo relativo ai criteri di selezione e dichiarazione di assenza di conflitti di interesse.

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Pubblicato l’EIC Impact Report 2026

Il Consiglio europeo per l’innovazione (EIC) conferma il rafforzamento dell’ecosistema europeo dell’innovazione deep tech.

È quanto emerge dall’EIC Impact Report 2026, pubblicato dall’European Innovation Council e dalla European Innovation Council and SMEs Executive Agency (EISMEA), che analizza i risultati raggiunti dalle imprese sostenute dall’EIC e l’evoluzione del contesto europeo dell’innovazione tecnologica.

Secondo il rapporto, l’Europa sta consolidando la propria capacità di accompagnare la crescita di imprese deep tech fino a una dimensione globale, grazie a una combinazione di investimenti pubblici e privati, una maggiore collaborazione tra Stati membri e un ecosistema dell’innovazione sempre più maturo.

I dati riportati mostrano che le aziende sostenute dall’EIC hanno raccolto complessivamente 15,5 miliardi di euro. Il rapporto segnala inoltre la nascita di tre nuove imprese deep tech valutate oltre un miliardo di euro (i cosiddetti deep tech unicorns).

Il report evidenzia inoltre dodici operazioni di investimento superiori a 100 milioni di euro e un tasso di rilocalizzazione pari ad appena l’1%, indicatore che suggerisce una forte capacità dell’Europa di trattenere le imprese innovative sul proprio territorio.

Il documento sottolinea come questi risultati contribuiscano a superare la percezione secondo cui l’Europa avrebbe difficoltà a trasformare la ricerca e l’innovazione in imprese tecnologiche competitive a livello globale. Secondo l’EIC, i dati indicano invece un cambiamento strutturale che vede un numero crescente di aziende deep tech scegliere l’Europa come luogo in cui sviluppare e far crescere le proprie attività.

Parallelamente, il rapporto evidenzia una crescente attività di espansione transfrontaliera e una maggiore integrazione tra gli ecosistemi nazionali dell’innovazione.

EIC E IL RAFFORZAMENTO DELL’ECOSISTEMA EUROPEO DELL’INNOVAZIONE

Il rapporto dedica particolare attenzione anche all’evoluzione del sistema europeo di finanziamento dell’innovazione deep tech.

Gli investimenti dell’EIC hanno raggiunto 6,5 miliardi di euro e hanno contribuito a mobilitare ulteriori 5 miliardi di euro di co-investimenti privati. Per ogni euro investito dall’EIC Fund sono stati generati 3,5 euro aggiuntivi, mentre oltre mille investitori hanno partecipato a operazioni di co-investimento insieme all’EIC.

Un ulteriore elemento evidenziato dal rapporto riguarda la crescente dimensione europea degli investimenti: l’80% delle operazioni coinvolge infatti flussi finanziari transfrontalieri, segnale di una progressiva riduzione della frammentazione del mercato europeo del capitale per l’innovazione.

L’EIC Impact Report 2026, inoltre, richiama il ruolo strategico della ricerca scientifica come fattore di competitività. Il 45% dei finanziamenti europei nel campo delle tecnologie quantistiche coinvolge imprese sostenute dall’EIC, mentre il 25% degli investimenti europei nel settore spaziale è collegato ad aziende del portafoglio EIC.

Il rapporto evidenzia anche alcuni dati relativi all’inclusività dell’ecosistema: il 30% delle imprese sostenute è guidato da donne e il 25% degli investimenti in equity riguarda aziende fondate da donne.

Nel complesso, le imprese supportate dall’EIC sono presenti in 31 Paesi e gli investimenti dell’EIC Fund interessano 26 Paesi europei, confermando una crescente integrazione dell’ecosistema dell’innovazione e una maggiore collaborazione tra attori pubblici e privati a sostegno della crescita delle tecnologie emergenti.

 

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Ricerca e innovazione: l’UE rafforza il ruolo di città e regioni

La Commissione Europea e il Comitato delle regioni hanno varato un piano d’azione congiunto volto a rafforzare il ruolo delle città e delle regioni nella ricerca e nell’innovazione. Il piano si concentra sull’innovazione, sulla transizione verde e digitale, sull’accesso ai finanziamenti e sulla crescita sostenibile in tutta Europa.

IL NUOVO PIANO PER LE REGIONI

Questo nuovo piano d’azione congiunto servirà a rafforzare il ruolo delle città e delle regioni nella ricerca e nell’innovazione (R&I). La partnership mira a rafforzare la dimensione locale e regionale delle politiche dell’UE in materia di R&I, a sostenere l’attuazione a livello regionale e a migliorare la condivisione di conoscenze e dati tra le istituzioni.

Il piano si concentra su quattro priorità: costruire solidi ecosistemi di innovazione a livello locale e regionale, sostenere la transizione verde e digitale, migliorare la consapevolezza e l’accesso alle opportunità di finanziamento di Horizon Europe e promuovere l’elaborazione di politiche basate su dati concreti attraverso strategie di previsione e resilienza.

Ponendo le regioni al centro dell’agenda dell’UE in materia di R&I, l’iniziativa mira a promuovere la competitività, la sostenibilità e la crescita inclusiva, rafforzando al contempo la governance multilivello e il ruolo attivo delle autorità locali e regionali nella definizione delle politiche di innovazione.

 

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Salute Globale bandi cure integrate

Pubblicato il report CINEA 2026 su innovazione e competitività – LIFE

CINEA, l’Agenzia esecutiva europea per il Clima, le Infrastrutture e l’Ambiente della Commissione europea, ha pubblicato il Report CINEA “LIFE and the EU’s Competitiveness Agenda”, dedicato al contributo del Programma LIFE alla competitività europea. Il documento analizza il ruolo del Programma LIFE nel sostenere innovazione, autonomia strategica e resilienza, indicati dalla Commissione europea come elementi prioritari per rafforzare crescita economica e dinamismo dell’Unione.

Il Report CINEA sul Programma LIFE e la competitività europea

Il Report CINEA descrive il ruolo del Programma LIFE nel collegare ricerca e applicazione concreta delle soluzioni, trasformando idee promettenti in tecnologie pronte per il mercato e interventi operativi sul territorio. Oltre al sostegno ai progetti, il Programma LIFE mobilita investimenti pubblici e privati, promuovendo la diffusione su larga scala di tecnologie pulite e favorendo lo sviluppo di nuovi mercati in grado di rafforzare il vantaggio competitivo europeo. Il report collega inoltre il Programma LIFE al quadro europeo per la transizione verde, richiamando il Green Deal europeo, la strategia dell’UE per la neutralità climatica, e il Clean Industrial Deal, orientato a sostenere decarbonizzazione industriale, tecnologie pulite e competitività, come riferimenti per una crescita sostenibile e competitiva.

Tra il 2014 e il 2023 il Programma LIFE ha mobilitato oltre 4 miliardi di euro di investimenti complessivi per progetti dedicati a innovazione verde, resilienza e competitività. Circa il 40 per cento dei progetti sostiene piccole e medie imprese, quasi 230 innovazioni cofinanziate sono presenti sulla piattaforma europea Innovation Radar, oltre 200 progetti hanno ricevuto supporto attraverso l’iniziativa Close to Market e quasi 150 progetti di adattamento sono inclusi nella piattaforma Climate ADAPT.

Il Report CINEA evidenzia i risultati di 26 progetti finanziati dall’Unione europea e organizzati attorno ai tre ambiti dell’innovazione, dell’autonomia strategica e della resilienza. Gli esempi illustrano soluzioni che spaziano dall’efficienza energetica alla mobilità a zero emissioni, dall’economia circolare della plastica al recupero di materie prime critiche, fino ad arrivare a iniziative dedicate alla biodiversità, alla qualità dell’acqua e alla resilienza climatica urbana.

Il Programma LIFE sostiene inoltre interventi orientati alla riduzione delle dipendenze strategiche, promuovendo processi e tecnologie che favoriscono riuso, recupero delle risorse, efficienza energetica e decarbonizzazione. Una parte rilevante del report riguarda anche la resilienza ambientale e climatica, con iniziative dedicate alla protezione delle risorse naturali, all’adattamento ai cambiamenti climatici e al rafforzamento della capacità dei territori di affrontare eventi estremi.

Attivo da oltre trent’anni, il Programma LIFE ha cofinanziato più di 6.400 progetti nell’Unione europea e il Report CINEA evidenzia come sostenibilità e competitività possano procedere insieme. Dal 2014 i progetti sostenuti dal programma hanno ricevuto 4,95 miliardi di euro di contributi europei, con investimenti attesi pari a 8,23 miliardi di euro.

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