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Erasmus+: il Consiglio UE approva la posizione sul programma 2028-2034

Erasmus+ compie un nuovo passo nel percorso di definizione del programma europeo per il periodo 2028-2034.

L’11 maggio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha infatti raggiunto un accordo sulla propria posizione negoziale relativa al regolamento che disciplinerà la prossima generazione del programma, considerato uno dei principali strumenti dell’UE per sostenere istruzione e formazione, gioventù e sport.

La posizione del Consiglio si inserisce nel percorso avviato dalla Commissione europea il 16 luglio 2025, quando, nell’ambito del pacchetto relativo al prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP), è stata presentata la proposta legislativa per la nuova generazione di Erasmus+ per il periodo 2028-2034.

La proposta prevede l’integrazione degli attuali programmi Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà (European Solidarity Corps – ESC) in un unico strumento e un bilancio complessivo pari a 40,8 miliardi di euro. Il futuro programma si articola attorno a due pilastri principali: opportunità di apprendimento per tutti e sostegno allo sviluppo delle capacità (capacity building).

L’intesa rappresenta il primo passaggio formale verso l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo e mira a garantire continuità con gli elementi che hanno caratterizzato il successo del programma negli ultimi decenni.

Secondo il Consiglio, Erasmus+ ha coinvolto oltre 16 milioni di persone nel corso degli ultimi quarant’anni, offrendo opportunità di apprendimento, mobilità e crescita personale a studenti, giovani, apprendisti, insegnanti e partecipanti alle attività sportive di base.

La posizione adottata dal Consiglio è definita “parziale”, poiché non comprende ancora gli aspetti finanziari e le questioni orizzontali, che saranno affrontati nell’ambito delle negoziazioni sul prossimo QFP dell’Unione europea per il periodo 2028-2034.

Il testo conferma inoltre l’intenzione di integrare nel futuro Erasmus+ alcune attività attualmente svolte nell’ambito del Corpo europeo di solidarietà (European Solidarity Corps – ESC), preservandone l’eredità e le finalità legate alla partecipazione giovanile, alla solidarietà e al volontariato.

LE PRINCIPALI NOVITÀ DEL FUTURO ERASMUS+

Tra gli elementi principali della posizione del Consiglio figura il rafforzamento del modello di governance del programma.

In particolare, viene reintrodotto il comitato di programma già previsto nell’attuale Erasmus+, con l’obiettivo di attribuire agli Stati membri un ruolo più incisivo nelle attività di supervisione e attuazione.

Il Consiglio propone, inoltre, una distinzione tra programmi di lavoro destinati a nuove azioni introdotte dalla Commissione europea e programmi di lavoro relativi ad attività già consolidate e finanziate nel tempo.

Un ulteriore aspetto riguarda la volontà di assicurare una maggiore visibilità a tutti i settori interessati dal programma. Le attività dedicate all’istruzione e alla formazione, alla gioventù e allo sport vengono, infatti, presentate in articoli distinti del futuro regolamento, valorizzando il contributo specifico di ciascun ambito.

La posizione negoziale chiarisce inoltre alcune condizioni per l’associazione parziale dei Paesi terzi al programma e introduce modifiche ad alcune iniziative proposte dalla Commissione europea, con l’obiettivo di ampliarne la portata e migliorarne l’efficacia.

Con l’accordo raggiunto dal Consiglio, il processo legislativo entra ora in una nuova fase, che vedrà il confronto con il Parlamento europeo per definire il testo definitivo del programma Erasmus+ 2028-2034.

Tra i contributi che hanno alimentato la riflessione sul programma post-2027 figura anche il position paper elaborato dal Gruppo di lavoro “Education” del GIURI (Gruppo Informale degli Uffici di Rappresentanza Italiani per la Ricerca e l’Innovazione), che rappresenta la comunità italiana della ricerca e dell’innovazione a Bruxelles e favorisce il coordinamento tra stakeholder nazionali e istituzioni europee. ProMIS partecipa al Gruppo “Education”, dedicato all’analisi delle politiche europee in materia di istruzione e formazione.

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Il Consiglio UE adotta una raccomandazione sul capitale umano contro la carenza di competenze

Il capitale umano è un fattore determinante per affrontare la carenza di competenze in Europa. In questo quadro, lo scorso 9 marzo 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una raccomandazione con l’obiettivo di supportare gli Stati membri nel rafforzamento dei sistemi formativi e del mercato del lavoro, contribuendo a migliorare la competitività e la resilienza dell’Unione.

La Recommendation on human capital in the European Union nasce in risposta a una carenza strutturale di lavoratori qualificati che interessa diversi settori strategici, tra cui sanità, tecnologie digitali, agricoltura, ingegneria civile ed educazione.

Secondo i dati riportati, nel 2024 il 77% delle imprese europee ha indicato la mancanza di competenze come un ostacolo agli investimenti di lungo periodo. Questo scenario è destinato a evolvere ulteriormente a causa delle transizioni verde e digitale e delle dinamiche demografiche, in particolare l’invecchiamento della popolazione, che incidono sulla disponibilità di forza lavoro e sulle competenze richieste.

Capitale umano: interventi per rafforzare competenze e formazione

La raccomandazione invita gli Stati membri a intervenire in modo coordinato per rafforzare il capitale umano, agendo su istruzione, formazione e politiche del lavoro.

Tra le azioni indicate, viene promosso lo sviluppo di partenariati tra istituti di istruzione e formazione, imprese e servizi pubblici per l’impiego, riconoscendo il ruolo centrale della formazione legata al lavoro, attraverso cui circa quattro adulti su cinque acquisiscono nuove competenze.

Particolare attenzione è rivolta anche al rafforzamento delle competenze di base lungo tutto l’arco della vita e al miglioramento dell’accesso all’istruzione, con un focus sui gruppi svantaggiati, tra cui le persone con disabilità, e sull’importanza di garantire servizi educativi di qualità fin dalla prima infanzia.

Un ulteriore ambito di intervento riguarda l’istruzione e formazione professionale (VET – Vocational Education and Training) e gli apprendistati, che presentano tassi di occupazione elevati (80% dei diplomati nel 2024), ma risultano ancora poco attrattivi.

Parallelamente, la raccomandazione sottolinea la necessità di rafforzare i percorsi STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), anche attraverso iniziative mirate ad aumentarne l’attrattività, in particolare tra le donne, alla luce della crescente domanda di competenze legate allo sviluppo tecnologico e all’intelligenza artificiale.

Il documento evidenzia inoltre la necessità di rafforzare gli investimenti in istruzione e formazione, combinando risorse pubbliche e private e valorizzando strumenti europei quali il Fondo sociale europeo Plus e InvestEU.

Viene infine richiamata l’importanza delle cosiddette “skills intelligence”, ovvero sistemi di analisi dei fabbisogni di competenze basati anche su big data e intelligenza artificiale, utili per orientare le politiche formative e anticipare le esigenze del mercato del lavoro.

La raccomandazione rappresenta il primo intervento del Consiglio sul capitale umano nell’ambito del Semestre europeo e contribuisce a rafforzare l’attenzione sulle competenze come elemento chiave per lo sviluppo economico e sociale dell’Unione.

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Normativa UE: accordo del Consiglio su adulti vulnerabili

Lo scorso 6 marzo, il Consiglio dell’Unione europea ha definito la propria posizione su una proposta legislativa volta a rafforzare la protezione giuridica degli adulti vulnerabili nelle situazioni transfrontaliere.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell’UE per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e migliorare la cooperazione tra Stati membri, in particolare nei casi in cui una persona adulta, a causa di condizioni di salute o disabilità, non sia in grado di gestire autonomamente i propri interessi.

Secondo i dati dell’Unione europea, la quota di persone over 65 che vivono con una qualche forma di disabilità è destinata ad aumentare significativamente nei prossimi decenni. Parallelamente, aumenta il numero di cittadini che esercitano il diritto alla libera circolazione, vivendo, lavorando o possedendo beni in più Stati membri.

Questa combinazione genera nuove sfide nei contesti transfrontalieri, ad esempio nella gestione di proprietà situate all’estero, nell’accesso a cure mediche in un altro Paese o nel trasferimento della residenza. In tali situazioni, gli adulti che non sono più in grado di prendere decisioni in autonomia possono trovarsi ad affrontare norme giuridiche complesse e talvolta divergenti tra gli Stati membri.

In questo quadro, la proposta mira a rafforzare la tutela di queste persone, garantendo che i loro diritti – inclusa l’autonomia e la libertà di scelta – siano rispettati anche quando si spostano all’interno dell’UE.

Normativa UE adulti vulnerabili: contenuti e strumenti della proposta

La normativa UE adulti vulnerabili stabilisce regole comuni per affrontare le situazioni transfrontaliere, definendo quale autorità sia competente ad adottare misure di protezione, quale legge si applichi e in che modo decisioni e poteri di rappresentanza stabiliti in uno Stato membro possano essere riconosciuti ed eseguiti in un altro. Il regolamento si basa sulla Convenzione dell’Aia del 2000 sulla protezione degli adulti, ampliandone l’applicazione e introducendo ulteriori strumenti per migliorare la cooperazione tra Stati membri.

Tra gli elementi principali della proposta figura la possibilità, per la persona interessata, di scegliere l’autorità competente per il proprio caso, purché esista un legame significativo con lo Stato membro selezionato. Il regolamento prevede inoltre il riconoscimento automatico delle misure di protezione adottate in altri Stati membri, con limitate eccezioni, e garantisce che gli atti autentici, come quelli notarili, abbiano lo stesso valore giuridico in tutta l’Unione.

L’accordo del Consiglio include anche disposizioni relative al collocamento di un adulto, ossia le decisioni riguardanti il luogo di residenza o l’ammissione in una struttura di assistenza, e introduce il certificato europeo di supporto e rappresentanza, che consentirà ai rappresentanti di dimostrare più facilmente i propri poteri in altri Stati membri. Allo stesso tempo, il testo lascia agli ordinamenti nazionali la possibilità di determinare gli effetti giuridici del certificato e prevede che la designazione di un’autorità di un altro Stato membro avvenga solo con il consenso del Paese interessato.

Infine, il Consiglio ha deciso di non includere, in questa fase, la creazione di registri interconnessi delle misure di protezione, al fine di evitare un eccessivo onere amministrativo, prevedendo tuttavia una futura valutazione da parte della Commissione. L’accordo raggiunto rappresenta la base per l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo, che porteranno alla definizione del testo legislativo finale.

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Bilancio annuale UE 2027: il Consiglio definisce gli orientamenti

Il bilancio annuale UE 2027 è al centro delle conclusioni approvate dal Consiglio dell’Unione Europea, che ha definito gli orientamenti politici per la preparazione del progetto di bilancio dell’Unione per il prossimo anno, ultimo esercizio annuale prima della chiusura dell’attuale Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021-2027.

Nelle sue conclusioni, il Consiglio ribadisce che il bilancio UE per il 2027 dovrà sostenere le priorità politiche di lungo termine dell’Unione, assicurando che le risorse finanziarie siano adeguate alla realizzazione degli obiettivi condivisi. Il documento sottolinea l’importanza di continuare a mostrare la solidarietà dell’UE, in particolare verso il popolo ucraino e le crisi correlate, garantendo al contempo una gestione prudente e realistica delle risorse economiche disponibili.

In questo contesto, il Consiglio evidenzia che il bilancio deve rimanere sotto i massimali stabiliti dal QFP, lasciando margini sufficienti per affrontare circostanze impreviste e rispondere alle principali sfide dell’Unione. Allo stesso tempo, le risorse stanziate dovranno essere adeguate a sostenere l’attuazione dei programmi dell’UE e a finanziare le priorità concordate nel QFP riveduto per il periodo 2021-2027.

Il Consiglio invita inoltre la Commissione europea a tener conto dell’accordo raggiunto per i bilanci annuali 2025 e 2026 con riguardo alle risorse necessarie per i pagamenti degli interessi relativi allo strumento NextGenerationEU qualora non possano essere coperti dall’attuale linea di bilancio.

Bilancio annuale UE 2027: cosa significa per le politiche europee

Il bilancio annuale dell’Unione Europea rappresenta lo strumento attraverso cui vengono programmate le spese e le entrate dell’UE per un esercizio finanziario annuale. Deve essere predisposto dalla Commissione, e successivamente concordato da Consiglio e Parlamento europeo, entro i limiti del Quadro Finanziario Pluriennale.

Il lavoro svolto oggi dal Consiglio costituisce una tappa chiave nel processo di formazione del bilancio UE 2027, fornendo alla Commissione indicazioni politiche chiare per la predisposizione del progetto di bilancio. La definizione degli orientamenti è infatti fondamentale per assicurare che i fondi disponibili siano allineati alle priorità dell’Unione e per garantire una gestione finanziaria responsabile e coerente con gli obiettivi strategici europei.

In questo processo, il bilancio annuale rimane uno strumento essenziale per finanziare programmi e azioni in ambiti che spaziano dalle politiche di coesione alla ricerca, dalla competitività alla solidarietà europea, in linea con le scelte politiche condivise tra Stati membri e istituzioni.

Per approfondire esempi di utilizzo dei fondi e le opportunità derivanti dai programmi UE 2021-2027, è disponibile il portale CruSEU del ProMIS, ricco di risorse e strumenti per stakeholder italiani impegnati nei fondi e nei programmi comunitari.

 

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Consiglio dell’UE: approvata la posizione sul bilancio annuale per il 2025

Il Consiglio dell’Unione europea ha raggiunto un accordo sulla posizione relativa al progetto di bilancio per l’anno 2025.

Il bilancio complessivo ammonta a €191,53 miliardi in impegni (contro i 199,7 miliardi di € proposti dalla Commissione) e €146,21 miliardi in pagamenti, escludendo gli stanziamenti previsti per strumenti speciali al di fuori del quadro finanziario pluriennale (QFP).

la posizione del Consiglio sul bilancio 2025

Il Consiglio ha adottato un approccio prudente, evidenziando l’importanza di mantenere la solidarietà dell’UE con il popolo ucraino e di rispondere alle crisi correlate. La dotazione finanziaria per il 2025 deve essere realistica, in linea con le esigenze effettive, garantire una gestione oculata e lasciare margini sufficienti sotto i tetti del QFP per affrontare circostanze impreviste e le sfide dell’Unione.

Allo stesso tempo, il bilancio per il 2025 deve fornire risorse adeguate per garantire l’attuazione delle politiche e dei programmi dell’UE e consentire il pagamento degli impegni già presi nei tempi dovuti. Il Consiglio accoglie con favore il fatto che il progetto di bilancio per il 2025 sia allineato con l’accordo sulla revisione del QFP 2021-2027, come delineato nelle conclusioni del Consiglio Europeo del 1 febbraio 2024.

 

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Sicurezza informatica: Consiglio UE, al lavoro per un’Europa più sicura e resiliente

Il 21 Maggio 2024, a valle del dibattito orientativo su un approccio collaborativo per un’attuazione coerente della legislazione recentemente adottata nei settori digitale e informatico tenuto dai Ministri, il Consiglio ha approvato due serie di conclusioni sul futuro della politica digitale dell’UE e sul futuro della cybersicurezza.

Le Conclusioni del Consiglio sul futuro della Politica Digital dell’UE

La serie di conclusioni sul futuro della politica digitale riguarda temi quali norme e governance digitali, effetti sociali della digitalizzazione, tecnologie digitali e all’avanguardia, infrastrutture sicure e resilienti in tutta l’UE, strategia in materia di dati, competenze digitali, transizione verde e digitale, pubblica amministrazione digitale e dimensione internazionale della politica digitale dell’UE.

Nel dettaglio, sono state individuate le principali priorità della politica digitale dell’UE che gli Stati membri desiderano siano affrontate nel prossimo ciclo legislativo:

  • Attuazione efficace, coerente ed efficiente degli atti legislativi adottati.
  • Approccio europeo comune alle tecnologie digitali innovative, per supportare la competitività dell’UE e garantire la protezione della sicurezza economica dell’UE, preservando allo stesso tempo l’apertura economica ed il dinamismo.
  • Ambiente online più sicuro, responsabile ed affidabile, in linea con la dichiarazione di Louvain-la-Neuve.
  • La trasformazione digitale deve andare di pari passo con la transizione verde.
  • Attrarre e mantenere una forza lavoro qualificata dal punto di vista digitale, in particolare le donne, e colmare il divario digitale.
  • Garantire infrastrutture digitali sicure e resilienti in tutta l’UE.
  • Dimensione internazionale della politica digitale dell’UE, accogliendo con favore il rafforzamento dei partenariati digitali e degli accordi commerciali digitali.
LE Conclusioni del Consiglio sul futuro della Cybersicurezza

Le conclusioni sul futuro della cybersicurezza, hanno invece l’obiettivo di fornire orientamenti e stabilire i principi per la costruzione di un’Unione più cybersicura e più resiliente.

Negli ultimi anni le minacce alla cybersicurezza sono aumentate significativamente in termini di livello, complessità e portata. A ciò si aggiunge un aumento considerevole delle tensioni geopolitiche a livello mondiale.

Le conclusioni del Consiglio possono essere così riassunte:

  • Invito a concentrarsi su attuazione, rafforzamento del coordinamento e della collaborazione, ad evitare la frammentazione delle norme in materia di cybersicurezza nella legislazione settoriale, a precisare ruoli e responsabilità, rafforzare la cooperazione nella lotta alla criminalità informativa.
  • Garantire sostegno alle micro e alle piccole imprese.
  • Rispondere alle sfide poste dalle nuove tecnologie.
  • Necessità di colmare il divario di competenze, grazie ad un approccio multipartecipativo, che preveda la collaborazione con il settore pubblico e privato e quello accademico.
  • Necessità di finanziamenti adeguati, anche attraendo capitali privati.
  • Porre in rilievo la dimensione esterna, favorendo una politica internazionale attiva, in particolare nel contesto transatlantico.
  • Definire una strategia riveduta in tema di cybersicurezza.

 

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Rafforzare il ruolo degli organismi per la parità: adottate due direttive

Il Consiglio UE ha adottato formalmente due direttive tese a rafforzare il ruolo degli organismi per la parità in tutta l’Unione. Gli organismi per la parità sono stati istituiti al fine di promuovere e difende la parità di trattamento, combattere le discriminazioni e offrire assistenza indipendente alle vittime, conducendo sondaggi, pubblicando rapporti indipendenti e formulando raccomandazioni su questioni relative alla discriminazione.

Queste ultime, infatti, potranno contattare queste istituzioni ogni qualvolta subiscono discriminazioni, sia che esse siano basate sulla disabilità, sia che si basino su altri motivi, quali l’età, l’etnia, il genere o l’orientamento sessuale, a seconda della legge antidiscriminazione pertinente e del mandato accordato all’Organismo per la Parità nei rispettivi Paesi.

Le nuove “Direttive sugli standard per gli Organismi per la Parità”

Le nuove norme adottate miglioreranno l’efficacia di tali organismi e ne garantiranno l’indipendenza stabilendo requisiti minimi comuni attraverso una serie di ambiti chiave, tra cui:

  • competenze rafforzate per consentire agli organismi per la parità di combattere la discriminazione per motivi di religione o convinzioni personali, disabilità, età e orientamento sessuale nel settore dell’occupazione e la discriminazione fondata sul sesso nel settore della sicurezza sociale;
  • l’obbligo giuridico di indipendenza degli organismi per la parità da influenze esterne;
  • l’obbligo giuridico di dotare gli organismi per la parità di risorse umane, tecniche e finanziarie sufficienti;
  • l’obbligo per le istituzioni pubbliche di consultare gli organismi per la parità su questioni relative alla discriminazione e di conferire agli organismi per la parità il potere di condurre attività volte a prevenire le discriminazioni e promuovere la parità di trattamento, ad esempio promuovendo azioni positive e l’integrazione della parità;
  • maggiori poteri di svolgere indagini e ricorrere alla risoluzione delle controversie nei casi di discriminazione, in linea con il diritto e le prassi nazionali.

Le direttive saranno ora firmate ed entreranno in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE. Gli Stati membri avranno due anni di tempo per adeguare la legislazione nazionale alle disposizioni delle direttive.

 

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Lotta alla violenza sulle donne: adottata la Direttiva UE

Il Consiglio dell’UE ha dato il via libera alla Direttiva europea sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica. L’approvazione definitiva della prima legge europea che stabilisce norme volte a combattere la violenza contro le donne giunge a poco più di due anni dalla proposta presentata dalla Commissione europea e segna un’importante passo avanti nella lotta contro questi crimini.

La Direttiva europea sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica

La Direttiva riconosce espressamente come reati in tutta l’UE, rendendoli penalmente perseguibili, le mutilazioni genitali femminili, il matrimonio forzato, la condivisione non consensuale di immagini intime, lo stalking online, le molestie online e l’incitamento alla violenza o all’odio online. Questi crimini saranno punibili con pene detentive e sono previste anche una serie di circostanze aggravanti che comportano sanzioni più severe, come, ad esempio, l’esercizio della violenza contro una persona vulnerabile o un minore.

La nuova legge contiene, inoltre, norme per facilitare la denuncia da parte delle vittime di violenza, così come misure volte alla prevenzione e disposizioni dettagliate sulle misure di assistenza e protezione che gli Stati membri dovrebbero fornire alle vittime.

Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale UE, gli Stati membri avranno tempo tre anni dall’entrata in vigore della Direttiva per recepirla nel proprio diritto nazionale.

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Evento “Converging technologies-Towards healthcare of the future”

Le tecnologie convergenti, come le biotecnologie e le nanotecnologie, l’ingegneria, la digitalizzazione e i big data, hanno il potere di trasformare profondamente la sanità del futuro. Relatori provenienti sia dal mondo accademico che da quello politico approfondiranno questi temi ed il loro potenziale impatto durante la Conferenza “La convergenza delle tecnologie che abilitano la ricerca e l’innovazione per l’assistenza sanitaria del futuro”, che si terrà i prossimi 28 e 29 maggio 2024 presso The EGG, Bruxelles.

Il programma sarà quindi un’opportunità per ottenere maggiori informazioni sul potenziale delle tecnologie e degli approcci innovativi per un migliore benessere e salute.

L’evento è promosso dalla Presidenza belga del Consiglio Europeo in collaborazione con la DG RTD della Commissione Europea, ed è coordinata dal Dipartimento per l’Economia, la Scienza e l’Innovazione del governo fiammingo, il Dipartimento di ricerca del servizio pubblico della Vallonia, il Dipartimento per la cura del governo fiammingo e Sciensano.

Per  maggiori informazioni sull’evento, l’agenda e la registrazione, si prega di consultare il seguente LINK.

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Evento “Un’Europa unita contro vecchie e nuove pandemie”

I prossimi 14 e 15 maggio si svolgerà ad Anversa, in Belgio, la conferenza “Un’Europa unita contro vecchie e nuove pandemie”.

L’evento fornirà una panoramica delle lezioni apprese dal COVID e offrirà soluzioni per essere preparati a livello globale per le future minacce sanitarie. Verrà discusso il ruolo dei partenariati europei nella preparazione alla pandemia, con esperti provenienti da tutto il mondo che terranno keynote speeches e presentazioni sul tema della preparazione pandemica.

La conferenza è promossa dalla presidenza belga del Consiglio Europeo in collaborazione con la DG RTD della Commissione Europea, ed è coordinata dal Dipartimento per l’Economia, la Scienza e l’Innovazione del governo fiammingo, il Dipartimento di ricerca del servizio pubblico della Vallonia, il Dipartimento per la cura del governo fiammingo e Sciensano.

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