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La Commissione europea pubblica la brochure ERA su WIDERA 2021-2027

La Commissione europea ha pubblicato la nuova brochure ERA in Horizon Europe, dedicata al rapporto tra Horizon Europe e lo Spazio europeo della ricerca. La brochure ERA offre uno strumento operativo per orientarsi tra Pact for Research and Innovation in Europe, ERA Policy Agendas, priorità politiche, azioni, politiche strutturali, Work Programmes WIDERA e progetti Horizon Europe.

Lo Spazio europeo della ricerca, indicato come European Research Area (ERA), è l’obiettivo dell’Unione europea di costruire un mercato unico e senza frontiere per ricerca, innovazione e tecnologia. Horizon Europe contribuisce al conseguimento dello Spazio europeo della ricerca anche attraverso WIDERA, acronimo di Widening Participation and Strengthening the ERA. Questa parte dedicata del programma interviene su due ambiti: l’allargamento della partecipazione e la diffusione dell’eccellenza, insieme alla riforma e al rafforzamento del sistema europeo di ricerca e innovazione, disponendo di un budget di circa 3,2 miliardi di euro per il periodo dal 2021 al 2027.

La brochure ERA nel percorso di Horizon Europe

La brochure ERA riporta le priorità politiche dello Spazio europeo della ricerca, le relative azioni e le politiche strutturali. Tra queste rientrano open science, infrastrutture di ricerca, parità di genere, carriere nella ricerca, valutazione della ricerca, valorizzazione della conoscenza, approccio globale alla cooperazione in ricerca e innovazione e SET Plan. Il documento include anche istruzione superiore, accesso all’eccellenza, coinvolgimento dei cittadini, science for policy, intelligenza artificiale nella scienza, trasformazione industriale, nuove metodologie di approccio, etica e integrità e management della ricerca.

Nei Work Programmes WIDERA, queste priorità vengono organizzate lungo gli anni di Horizon Europe. Nel periodo dal 2021 al 2022 compaiono azioni su pubblicazione open access istituzionale, cooperazione globale sui dati FAIR, piani per la parità di genere, ERA Fellowships, valorizzazione della conoscenza, citizen science e formazione dei research managers. Nel periodo dal 2023 al 2024 sono richiamati interventi su riproducibilità dei risultati scientifici, gestione della proprietà intellettuale, contrasto alla violenza di genere, riforme della valutazione della ricerca, European Excellence Initiative, Teaming for Excellence, Twinning, Hop On Facility, Excellence Hubs e professionalizzazione del management della ricerca.

Per il 2025 la brochure ERA indica, tra gli altri temi, pubblicazione open access istituzionale senza scopo di lucro, diffusione dei risultati dell’ERA Policy Agenda, barriere di carriera per ricercatori sottorappresentati e marginalizzati, ERA Fellowships, valli regionali dell’innovazione nei Paesi widening, politiche di ricerca e innovazione nei Paesi dell’allargamento dell’Unione europea, EIC Pre Accelerator, Science comes to town e Science for Policy ecosystem. Per il periodo dal 2026 al 2027 sono richiamate azioni su ecosistemi ERA, conoscenza per l’ERA, capacità istituzionali, riforme su open access e valutazione della ricerca, Talent Ecosystems, coinvolgimento dei cittadini e ERA Research Managers.

La brochure ERA riporta in un unico documento il percorso che collega Horizon Europe, WIDERA e Spazio europeo della ricerca alle priorità europee. Il documento permette di seguire con maggiore chiarezza il rapporto tra programmi di lavoro, azioni previste e progetti finanziati, mostrando come il rafforzamento della ricerca europea prenda forma attraverso Horizon Europe.

 

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Pubblicato l’EIC Impact Report 2026

Il Consiglio europeo per l’innovazione (EIC) conferma il rafforzamento dell’ecosistema europeo dell’innovazione deep tech.

È quanto emerge dall’EIC Impact Report 2026, pubblicato dall’European Innovation Council e dalla European Innovation Council and SMEs Executive Agency (EISMEA), che analizza i risultati raggiunti dalle imprese sostenute dall’EIC e l’evoluzione del contesto europeo dell’innovazione tecnologica.

Secondo il rapporto, l’Europa sta consolidando la propria capacità di accompagnare la crescita di imprese deep tech fino a una dimensione globale, grazie a una combinazione di investimenti pubblici e privati, una maggiore collaborazione tra Stati membri e un ecosistema dell’innovazione sempre più maturo.

I dati riportati mostrano che le aziende sostenute dall’EIC hanno raccolto complessivamente 15,5 miliardi di euro. Il rapporto segnala inoltre la nascita di tre nuove imprese deep tech valutate oltre un miliardo di euro (i cosiddetti deep tech unicorns).

Il report evidenzia inoltre dodici operazioni di investimento superiori a 100 milioni di euro e un tasso di rilocalizzazione pari ad appena l’1%, indicatore che suggerisce una forte capacità dell’Europa di trattenere le imprese innovative sul proprio territorio.

Il documento sottolinea come questi risultati contribuiscano a superare la percezione secondo cui l’Europa avrebbe difficoltà a trasformare la ricerca e l’innovazione in imprese tecnologiche competitive a livello globale. Secondo l’EIC, i dati indicano invece un cambiamento strutturale che vede un numero crescente di aziende deep tech scegliere l’Europa come luogo in cui sviluppare e far crescere le proprie attività.

Parallelamente, il rapporto evidenzia una crescente attività di espansione transfrontaliera e una maggiore integrazione tra gli ecosistemi nazionali dell’innovazione.

EIC E IL RAFFORZAMENTO DELL’ECOSISTEMA EUROPEO DELL’INNOVAZIONE

Il rapporto dedica particolare attenzione anche all’evoluzione del sistema europeo di finanziamento dell’innovazione deep tech.

Gli investimenti dell’EIC hanno raggiunto 6,5 miliardi di euro e hanno contribuito a mobilitare ulteriori 5 miliardi di euro di co-investimenti privati. Per ogni euro investito dall’EIC Fund sono stati generati 3,5 euro aggiuntivi, mentre oltre mille investitori hanno partecipato a operazioni di co-investimento insieme all’EIC.

Un ulteriore elemento evidenziato dal rapporto riguarda la crescente dimensione europea degli investimenti: l’80% delle operazioni coinvolge infatti flussi finanziari transfrontalieri, segnale di una progressiva riduzione della frammentazione del mercato europeo del capitale per l’innovazione.

L’EIC Impact Report 2026, inoltre, richiama il ruolo strategico della ricerca scientifica come fattore di competitività. Il 45% dei finanziamenti europei nel campo delle tecnologie quantistiche coinvolge imprese sostenute dall’EIC, mentre il 25% degli investimenti europei nel settore spaziale è collegato ad aziende del portafoglio EIC.

Il rapporto evidenzia anche alcuni dati relativi all’inclusività dell’ecosistema: il 30% delle imprese sostenute è guidato da donne e il 25% degli investimenti in equity riguarda aziende fondate da donne.

Nel complesso, le imprese supportate dall’EIC sono presenti in 31 Paesi e gli investimenti dell’EIC Fund interessano 26 Paesi europei, confermando una crescente integrazione dell’ecosistema dell’innovazione e una maggiore collaborazione tra attori pubblici e privati a sostegno della crescita delle tecnologie emergenti.

 

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Salute Globale

Area Europea della Ricerca (ERA): pubblicato lo scoreboard 2025

La Commissione europea ha pubblicato il nuovo rapporto sullo stato di avanzamento dell’Area Europea della Ricerca (European Research Area – ERA), evidenziando progressi significativi in numerosi ambiti strategici, ma anche il permanere di importanti sfide strutturali che continuano a limitare il pieno potenziale della ricerca e dell’innovazione in Europa.

L’Area Europea della Ricerca rappresenta il quadro di riferimento attraverso il quale l’Unione europea e gli Stati membri promuovono una maggiore integrazione dei sistemi nazionali di ricerca, favorendo la collaborazione scientifica, la mobilità dei ricercatori, la condivisione delle conoscenze e il trasferimento dell’innovazione verso la società e l’economia.

Progressi e ritardi

Secondo il rapporto, gli Stati membri hanno compiuto progressi nella maggior parte delle priorità dell’ERA, in particolare per quanto riguarda l’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche, il rafforzamento delle infrastrutture di ricerca e la cooperazione transnazionale. Negli ultimi anni sono inoltre aumentati gli investimenti pubblici e privati in ricerca e innovazione, contribuendo a sostenere la competitività europea in un contesto globale sempre più dinamico.

Permangono tuttavia differenze significative tra i Paesi europei. Il rapporto evidenzia che il divario negli investimenti in ricerca e sviluppo tra gli Stati membri continua a rappresentare una delle principali criticità. L’obiettivo europeo di destinare il 3% del prodotto interno lordo alla ricerca e sviluppo non è ancora stato raggiunto a livello dell’Unione, e le disparità territoriali rischiano di compromettere una crescita equilibrata della capacità scientifica europea.

Un’altra sfida riguarda le carriere dei ricercatori. Nonostante i progressi registrati nella mobilità e nelle opportunità professionali, persistono problemi legati alla precarietà del lavoro accademico, alle disparità di genere e alle difficoltà nel trattenere talenti altamente qualificati. La Commissione sottolinea l’importanza di rendere le carriere nella ricerca più attrattive, stabili e inclusive.

Rispondere alle grandi sfide contemporanee

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di rafforzare il collegamento tra ricerca, innovazione e politiche pubbliche. Le grandi sfide contemporanee – dai cambiamenti climatici all’invecchiamento della popolazione, dalla trasformazione digitale alla sicurezza sanitaria – richiedono infatti una maggiore capacità di tradurre rapidamente le conoscenze scientifiche in soluzioni concrete e in decisioni politiche basate sulle evidenze.

Particolare rilievo viene attribuito alla dimensione regionale dell’innovazione. Le regioni europee svolgono un ruolo fondamentale nella creazione di ecosistemi territoriali della conoscenza, favorendo la collaborazione tra università, centri di ricerca, imprese e amministrazioni pubbliche. Il rafforzamento delle capacità regionali di ricerca e innovazione è considerato un elemento essenziale per ridurre le disuguaglianze territoriali e sostenere uno sviluppo sostenibile e inclusivo.

I risultati del rapporto contribuiranno a orientare l’attuazione della futura Agenda politica dell’Area Europea della Ricerca per il periodo 2025–2027, che mira a rafforzare ulteriormente la competitività scientifica dell’Europa.

 

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bandi lotta contro il cancro

EP PerMed: bando TRANSCAN-4 sul metabolismo dei tumori

TRANSCAN-4 ha lanciato la sua prima Joint Transnational Call (JTC 2026), dedicata al tema “Translational Research on Cancer Metabolism: Multidisciplinary Approaches for Diagnosis and Treatment”.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività sostenute da EP PerMed e rappresenta la naturale prosecuzione del percorso avviato con TRANSCAN-3, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento dei programmi nazionali e regionali di finanziamento della ricerca traslazionale sul cancro.

Il bando è stato ufficialmente pubblicato il 20 maggio 2026. La procedura di candidatura sarà articolata in due fasi, con presentazione delle pre-proposal entro il 21 luglio 2026 e delle full proposal, per i consorzi selezionati, entro il 13 gennaio 2027.

La call mira a promuovere collaborazioni internazionali tra ricercatori e clinici, favorendo un utilizzo più efficiente di risorse, dati e infrastrutture e sostenendo progetti scientificamente eccellenti con un forte potenziale di applicazione clinica.

Le proposte dovranno contribuire ad approfondire la comprensione dei meccanismi metabolici che caratterizzano lo sviluppo e la progressione dei tumori e a trasformare tali conoscenze in strumenti e soluzioni utili per la pratica clinica.

L’obiettivo finale è favorire lo sviluppo di approcci innovativi e personalizzati per la diagnosi, la stratificazione dei pazienti e il trattamento oncologico, contribuendo al miglioramento degli esiti di salute e della qualità delle cure.

TRANSCAN-4 E LE NUOVE PROSPETTIVE DELLA RICERCA ONCOLOGICA

La call JTC 2026 si concentra su due ambiti di ricerca prioritari. Il primo – “Consentire una migliore diagnosi e monitoraggio del cancro attraverso biomarcatori metabolici” – riguarda lo sviluppo di biomarcatori metabolici e tecnologie innovative per migliorare la diagnosi precoce, la stratificazione dei pazienti e il monitoraggio della risposta ai trattamenti.

Il secondo – “Intercettare le vulnerabilità metaboliche per migliorare la medicina di precisione” – è dedicato all’identificazione delle vulnerabilità metaboliche dei tumori e al loro sfruttamento per sviluppare nuove strategie terapeutiche e approcci di medicina di precisione.

Le proposte dovranno affrontare almeno uno di questi obiettivi e dimostrare una chiara rilevanza traslazionale, favorendo il trasferimento delle conoscenze verso applicazioni cliniche, di sanità pubblica o industriali.

Saranno finanziati esclusivamente progetti transnazionali presentati da consorzi composti da un minimo di tre e un massimo di sei partner provenienti da almeno tre Paesi partecipanti alla call, con la possibilità di includere un settimo partner in presenza di gruppi di ricerca provenienti da Ungheria, Malta, Slovacchia o Turchia.

Ogni consorzio dovrà includere obbligatoriamente almeno un ricercatore a inizio carriera (Early Career Researcher), un team di ricerca di base o preclinica e un team clinico. È inoltre incoraggiato il coinvolgimento di competenze metodologiche, statistiche e bioinformatiche.

I candidati avranno inoltre la possibilità di includere attività dedicate al capacity building, dotate di un budget specifico secondo le regole delle organizzazioni finanziatrici nazionali e regionali. Tali attività dovranno contribuire a rafforzare le competenze dei team partecipanti e a migliorare, nel lungo periodo, la qualità della ricerca traslazionale sul cancro.

Per quanto riguarda l’Italia, la Regione Toscana e la Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica della Lombardia (FRRB) figurano tra gli enti finanziatori della call, mentre il Ministero della Salute è attualmente indicato tra le organizzazioni la cui adesione è ancora in fase di conferma.

La Regione Toscana partecipa all’iniziativa investendo 300mila euro destinati alle Aziende e agli Enti del Servizio sanitario regionale, nonché agli enti di ricerca toscani coinvolti nei partenariati internazionali candidati al bando.

FRRB aderisce alla Joint Transnational Call con una dotazione complessiva di 2 milioni di euro. Potranno candidarsi al finanziamento gli enti del Servizio Sanitario Regionale lombardo, comprese ASST, ATS, AREU e IRCCS pubblici e privati, oltre a università e centri di ricerca con sede in Lombardia. In particolare, verranno finanziati esclusivamente progetti di ricerca traslazionale e clinica, mentre la ricerca di base non rientra tra le attività ammissibili.

Tramite questa call, TRANSCAN-4 intende accelerare il trasferimento delle conoscenze scientifiche sul metabolismo tumorale verso applicazioni concrete, contribuendo allo sviluppo di diagnosi più accurate e di trattamenti sempre più personalizzati per i pazienti oncologici.

La partecipazione italiana evidenzia l’attenzione delle istituzioni nazionali e regionali verso la ricerca oncologica traslazionale e la collaborazione europea in questo ambito.

 

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Horizon Europe Italian Implementation event 11 e 12 giugno 2026

L’11 e 12 giugno 2026 si terrà a Roma l’“Horizon Europe Italian Implementation event”, iniziativa organizzata da APRE per conto della Commissione europea e in accordo con il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).

L’evento si svolgerà presso il Dipartimento di Chimica della Sapienza Università di Roma ed è rivolto ai beneficiari italiani del Programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon Europe.

Durante le due giornate saranno approfonditi gli aspetti operativi legati alla gestione e all’implementazione dei progetti europei, offrendo ai partecipanti la possibilità di confrontarsi direttamente con professionisti ed esperti della Commissione europea.

HORIZON EUROPE IMPLEMENTATION EVENT: IL PROGRAMMA DELL’INIZIATIVA

Il programma dell’evento prevede sessioni dedicate alla gestione amministrativa e finanziaria dei progetti Horizon Europe, con approfondimenti su Grant Agreement, reporting, lump sum, emendamenti, audit e controlli ex post.

Durante i lavori saranno inoltre affrontati temi legati alla disseminazione e valorizzazione dei risultati della ricerca, agli aspetti di proprietà intellettuale e alle sinergie con altri strumenti europei. Le sessioni alterneranno presentazioni tecniche, momenti di confronto con la Commissione europea e spazi dedicati alle domande dei partecipanti.

La giornata dell’11 giugno sarà aperta dagli interventi istituzionali della Rettrice della Sapienza Università di Roma Antonella Polimeni, del Presidente APRE Giorgio Graditi, della Commissione europea e del MUR.

Nel corso della giornata saranno affrontati temi relativi alla preparazione e gestione dei Grant Agreement, agli aspetti finanziari dei progetti e alle principali criticità riscontrate durante l’implementazione.

Il 12 giugno sarà dedicato soprattutto alla valorizzazione dei risultati, alle attività di exploitation e dissemination e alla gestione della proprietà intellettuale, con ulteriori momenti di confronto operativo tra partecipanti ed esperti europei.

L’evento si svolgerà in lingua inglese e si rivolgerà in particolare a università, centri di ricerca, imprese, grant office e beneficiari italiani coinvolti nei progetti Horizon Europe.

Per partecipare in presenza è necessario registrarsi attraverso il FORM DI REGISTRAZIONE.

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Bilancio UE post-2027: il paper ERRIN rilancia il ruolo strategico delle EU Missions

Le EU Missions rappresentano, secondo ERRIN (European Regions Research and Innovation Network), uno strumento da mantenere e rafforzare nel futuro bilancio a lungo termine dell’Unione europea e nel prossimo Programma quadro FP10 per ricerca e innovazione.

Con il paper pubblicato lo scorso aprile (“EU Missions – Looking towards the next EU long-term budget”), la rete europea delle regioni attive su ricerca e innovazione interviene nel dibattito sul futuro quadro finanziario pluriennale dell’UE (MFF post-2027), evidenziando il contributo che l’approccio mission-oriented può offrire alla competitività europea, alla resilienza dei territori e alla capacità di affrontare sfide complesse attraverso soluzioni integrate e collaborative.

Nel documento, ERRIN sottolinea che le Missions hanno introdotto un modello diverso rispetto ai tradizionali programmi di finanziamento europei, puntando su obiettivi concreti, misurabili e orientati all’impatto.

Secondo la rete, uno degli elementi più rilevanti riguarda la capacità delle Missions di coinvolgere contemporaneamente istituzioni europee, regioni, città, università, centri di ricerca, imprese, PMI e cittadini, favorendo la costruzione di ecosistemi territoriali dell’innovazione.

Questo approccio avrebbe già contribuito ad accelerare sperimentazione e implementazione di nuove soluzioni nei territori, facilitando anche il coordinamento tra diversi strumenti e livelli di governance.

ERRIN evidenzia inoltre che le EU Missions si trovano ancora in una fase relativamente iniziale del loro percorso di implementazione e che, proprio per questo, non sarebbe opportuno interromperle prima di averne valutato pienamente risultati e impatti.

Nel paper viene quindi proposta la prosecuzione delle Missions almeno fino al 2030, sottolineando come continuità temporale e stabilità finanziaria siano elementi necessari per consolidare reti, investimenti e collaborazioni già avviate. Secondo il documento, una chiusura anticipata rischierebbe infatti di disperdere competenze e capacità costruite negli ultimi anni nei diversi ecosistemi territoriali europei.

EU MISSIONS E FUTURO DEL BILANCIO UE POST-2027

Una parte significativa del paper è dedicata anche al ruolo che le EU Missions potrebbero avere nella futura architettura europea per ricerca e innovazione.

ERRIN propone infatti un’integrazione più forte tra Missions, European Partnerships, European Competitiveness Fund (ECF), National and Regional Partnership Plans (NRPPs) e altre iniziative strategiche europee, con l’obiettivo di creare percorsi più coerenti tra ricerca, innovazione, deployment e scale-up.

Secondo ERRIN, le Missions hanno dimostrato di poter contribuire non soltanto allo sviluppo scientifico e tecnologico, ma anche alla definizione di modelli di governance multilivello e processi di coinvolgimento territoriale più strutturati.

Per questo motivo, il documento richiama la necessità di rafforzare il ruolo delle regioni europee e degli ecosistemi locali nell’attuazione delle priorità strategiche dell’UE, favorendo una maggiore connessione tra politiche europee e bisogni concreti dei territori.

Il paper, inoltre, sottolinea che l’approccio mission-oriented potrebbe rappresentare uno strumento utile per aumentare coerenza e coordinamento tra le diverse iniziative europee, riducendo frammentazione e sovrapposizioni tra programmi.

In questo senso, ERRIN invita le istituzioni europee a valorizzare ulteriormente le Missions nel dibattito sul futuro del bilancio UE post-2027 e sul prossimo FP10, considerandole non soltanto strumenti di finanziamento, ma veri e propri catalizzatori di innovazione sistemica e trasformazione territoriale.

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Nuovo report ERC: azioni per ridurre il divario europeo

Il Report ERC pubblicato dallo European Research Council richiama l’attenzione su una questione decisiva per il futuro della scienza in Europa, cioè il persistente divario tra i Paesi con sistemi di ricerca più forti e i cosiddetti widening countries, che presentano risultati più deboli nella partecipazione e nel successo nei bandi più competitivi. Il nuovo white paper esamina la grande differenza nei tassi di partecipazione e di successo tra i sistemi di ricerca più forti d’Europa e i Paesi widening.

Il Report ERC evidenzia che questi Paesi rappresentano circa un quarto della popolazione dell’Unione europea, ma i ricercatori che vi operano ottengono soltanto circa un ventesimo delle sovvenzioni ERC e registrano tassi di successo compresi in genere tra l’1 e il 7 per cento, contro una media di circa l’11 per cento nelle competizioni ERC.

Secondo il documento, questa distribuzione disomogenea dei finanziamenti riflette ostacoli strutturali profondi che limitano la capacità dei ricercatori di competere con successo per i fondi destinati alla ricerca di frontiera. Tra questi fattori figurano ambienti accademici meno favorevoli, investimenti nazionali più contenuti in ricerca e sviluppo, un accesso più limitato alle reti scientifiche internazionali e sistemi di supporto meno solidi nella preparazione di proposte altamente competitive. Le barriere strutturali limitano la capacità dei ricercatori di competere con successo per finanziamenti altamente selettivi. Il testo segnala inoltre che anche barriere linguistiche, culturali e psicologiche possono scoraggiare la presentazione delle candidature.

Report ERC e misure per rafforzare l’eccellenza scientifica europea

Il Report ERC sottolinea tuttavia che negli ultimi dieci anni sono emersi anche segnali di miglioramento, poiché diversi widening countries hanno rafforzato i propri sistemi nazionali di ricerca e introdotto programmi specifici per aiutare i ricercatori a candidarsi ai finanziamenti ERC. Più di quindici Paesi dispongono ormai di schemi di sostegno dedicati, compresi programmi che assicurano un finanziamento nazionale alle proposte ERC molto ben classificate ma non sostenute a livello europeo. Queste iniziative vengono finanziate attraverso strumenti differenti, tra cui bilanci nazionali, partenariati pubblico privati, Fondi strutturali dell’Unione europea e Recovery and Resilience Facility.

Sul piano europeo, il Report ERC ricorda che varie misure di sostegno sono state introdotte nel tempo per i ricercatori provenienti dalle aree meno performanti, senza modificare il criterio della selezione basata esclusivamente sull’eccellenza scientifica. Tra queste misure rientrano criteri di valutazione più inclusivi, i programmi ERC Visiting Research Fellow, la ERC Mentoring Initiative, il sostegno ai National Contact Points e la rete degli Ambassadors for the ERC.

Parallelamente, l’European Research Council invita gli Stati membri ad aumentare gli investimenti nazionali nella ricerca di frontiera, a riformare i sistemi accademici dove necessario e a creare sinergie più forti tra strumenti di finanziamento nazionali e Fondi di coesione dell’Unione europea, per valorizzare pienamente il potenziale scientifico del continente.

Nel suo insieme, il Report ERC propone quindi una lettura ampia delle disparità esistenti e individua azioni concrete per rafforzare la competitività scientifica nei Paesi meno performanti, attraverso un impegno condiviso tra livello nazionale e livello europeo. Per l’European Research Council, questo percorso dovrà proseguire con un dialogo politico più intenso, con attività di comunicazione mirate e con reti di sostegno più forti che coinvolgano beneficiari ERC, la rete degli Ambassadors for the ERC e gli organismi nazionali di finanziamento.

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ERC: pubblicato un report sul ruolo della ricerca nello sviluppo di un’intelligenza artificiale in sanità

L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente la ricerca sanitaria e l’assistenza sanitaria. Un nuovo report del Consiglio europeo della ricerca (European Research Council (ERC)) analizza il portafoglio di progetti di ricerca finanziati dall’ERC in questo settore ed evidenzia come i progetti all’avanguardia stiano facendo progredire i metodi e gli strumenti per l’intelligenza artificiale in ambito medico. Il report mostra inoltre come tale ricerca possa contribuire all’obiettivo più ampio di garantire che l’intelligenza artificiale utilizzata in ambito sanitario sia sicura, affidabile e conforme alle norme UE in fase di definizione.

Il report dell’ERC

Questo nuovo report analizza 238 progetti dell’ERC che utilizzano l’intelligenza artificiale (IA) in ambito sanitario, finanziati nell’ambito del 7° Programma Quadro, di Horizon 2020 e di Horizon Europe, con un budget complessivo di 450 milioni di euro. I progetti hanno impiegato l’IA per la prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie, la diagnosi, l’ottimizzazione dei trattamenti e la gestione a lungo termine delle patologie, sviluppando modelli di IA, sistemi di supporto alle decisioni cliniche e piattaforme, compresi l’apprendimento automatico e l’apprendimento profondo.

Lo studio mostra come i modelli basati sull’IA, i sistemi di supporto alle decisioni cliniche e le piattaforme – compresi l’apprendimento automatico e l’apprendimento profondo – siano in fase di sviluppo per consentire una diagnosi precoce delle malattie e una previsione del rischio, una diagnosi, una prognosi e un trattamento più personalizzati. Evidenzia inoltre come l’IA sostenga l’integrazione di dati multi-omici, fenotipici e sanitari e contribuisca all’intero ciclo di vita dei farmaci, dalla scoperta alla sperimentazione clinica.

Il report illustra in che modo i progetti dell’ERC possano contribuire all’attuazione della legge dell’UE sull’IA, nonché allo Spazio europeo dei dati sanitari e alla strategia dell’UE Apply AI. I ricercatori finanziati dall’ERC sottolineano la necessità di una validazione rigorosa, di una solida gestione dei rischi, di dati di alta qualità, di trasparenza e di un controllo umano significativo, oltre che di infrastrutture sicure e di una chiara governance dei dati.

Un’analisi più approfondita di 59 progetti e 20 casi di studio illustra le applicazioni nell’ambito della diagnosi e del monitoraggio delle malattie, della scoperta di nuovi farmaci, della previsione dei rischi, dell’imaging, della robotica medica e della medicina personalizzata, indicando come fattori chiave i finanziamenti a lungo termine, i centri di ricerca sull’IA per la scienza e i sandbox normativi. Il report dimostra come la ricerca d’avanguardia possa contribuire a garantire che l’IA nel settore sanitario non sia solo innovativa e competitiva, ma anche affidabile, incentrata sull’uomo e saldamente radicata.

 

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Regolamento Horizon Europe: pubblicata l’analisi finanziaria e amministrativa

Il Regolamento Horizon Europe è al centro di una nuova pubblicazione che analizza gli aspetti giuridici, finanziari e amministrativi nella gestione quotidiana dei progetti finanziati dal programma. Preparato dalla comunità dei National Contact Points nell’ambito del progetto Horizon Academy, il report si basa su una survey su larga scala rivolta ai beneficiari di Horizon Europe e propone una lettura sistematica del modo in cui tali disposizioni vengono applicate nella pratica. Il Regolamento Horizon Europe assume così rilievo non solo sul piano formale, ma anche su quello operativo, poiché incide direttamente sull’attuazione, sulla rendicontazione e sulla gestione amministrativa dei progetti.

Il report raccoglie 1360 risposte valide provenienti da beneficiari di Stati membri e Paesi associati e coinvolge coordinatori, research manager, amministratori e ricercatori direttamente impegnati nell’implementazione progettuale. L’analisi prende in esame grant agreement, consortium agreement, costi del personale, altre categorie di costi diretti, schemi di finanziamento semplificato, con particolare attenzione ai lump sum, Funding and Tenders Portal, gestione della proprietà intellettuale e open science. L’integrazione tra dati empirici ed esperienza applicativa dei Legal and Financial National Contact Points consente di evidenziare sia gli ambiti in cui le misure di semplificazione risultano efficaci, sia quelli in cui permangono oneri amministrativi, incertezze giuridiche o difficoltà di attuazione.

Regolamento Horizon Europe e attuazione pratica degli aspetti finanziari e amministrativi

La pubblicazione assume rilievo anche in prospettiva futura, poiché i risultati contribuiscono al dibattito sulla semplificazione del programma e offrono elementi utili per la definizione del prossimo Programma quadro dell’Unione europea, FP10, previsto per il periodo 2028 2034. In questo senso, il Regolamento Horizon Europe viene considerato non soltanto come insieme di disposizioni da applicare, ma anche come base concreta per valutare chiarezza, coerenza e usabilità del quadro europeo di finanziamento alla ricerca. Il documento si rivolge ai National Contact Points, ai partecipanti, ai policymaker e ai servizi della Commissione europea interessati a migliorare l’esperienza d’uso del finanziamento europeo alla ricerca.

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Euratom, adottato il Programma di lavoro 2026-2027

Il Programma di Ricerca e Formazione Euratom rappresenta lo strumento complementare a Horizon Europe dedicato alla ricerca e innovazione nel settore nucleare.

Con il Programma di lavoro 2026-2027, Euratom prosegue il percorso avviato nel ciclo 2021-2025, mettendo a disposizione un budget complessivo di 330 milioni di euro per sostenere attività di ricerca, sviluppo e formazione.

In particolare, 222 milioni di euro sono destinati alle attività di ricerca e sviluppo sulla fusione nucleare, mentre 108 milioni finanziano interventi legati alla fissione, alla sicurezza nucleare e alla protezione dalle radiazioni. Il programma sostiene sia azioni indirette, realizzate da consorzi internazionali coordinati dalla Commissione europea, sia azioni dirette condotte dal Joint Research Centre (JRC).

Euratom opera in coerenza con Horizon Europe, adottandone strumenti e regole di partecipazione, e si inserisce nel Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell’UE, contribuendo agli obiettivi strategici europei in materia di autonomia tecnologica e transizione verso la neutralità climatica entro il 2050.

Euratom: priorità tra fusione, sicurezza e competenze

Tra le principali priorità del programma vi è il rafforzamento della ricerca sulla fusione nucleare – considerata una potenziale fonte di energia sicura, sostenibile e a basse emissioni di carbonio – anche attraverso un maggiore coinvolgimento dell’industria, delle PMI e delle startup.

Parallelamente, il programma continua a sostenere la ricerca scientifica di eccellenza attraverso iniziative consolidate come EUROfusion e contribuisce alle sfide dell’European Innovation Council dedicate alla fusione.

Sul fronte della fissione nucleare, Euratom finanzia attività volte a garantire i più elevati standard di sicurezza, protezione e gestione dei materiali radioattivi. Il programma supporta in particolare la ricerca per il funzionamento a lungo termine degli impianti esistenti e per lo sviluppo di nuove tecnologie, tra cui gli Small Modular Reactors (SMRs) e i reattori avanzati. Vengono inoltre rafforzate le principali partnership europee nei settori della gestione dei rifiuti radioattivi (EURAD), dei materiali nucleari (CONNECT-NM) e della radioprotezione (PIANOFORTE).

Un ulteriore elemento centrale è rappresentato dallo sviluppo delle competenze e della forza lavoro nel settore nucleare. Il programma promuove iniziative di formazione e mobilità dei ricercatori, anche attraverso le azioni Marie Skłodowska-Curie, e sostiene la European Nuclear Skills Academy, con l’obiettivo di attrarre nuovi talenti, favorire l’equilibrio di genere e garantire la disponibilità di competenze qualificate in Europa.

Euratom contribuisce inoltre a diverse sinergie con altri ambiti di Horizon Europe, in particolare con il cluster salute e con le iniziative europee sul cancro, anche attraverso il supporto alla produzione e disponibilità di radioisotopi utilizzati in ambito medico. Il programma si integra inoltre con altre iniziative europee come il Piano europeo di lotta contro il cancro e l’European Radioisotope Valley Initiative, rafforzando il ruolo della ricerca nucleare anche in ambiti non energetici.

Tutte le informazioni sui finanziamenti e i dettagli su come fare domanda si trovano sul portale Funding and Tenders.

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