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Normativa UE: accordo del Consiglio su adulti vulnerabili

Lo scorso 6 marzo, il Consiglio dell’Unione europea ha definito la propria posizione su una proposta legislativa volta a rafforzare la protezione giuridica degli adulti vulnerabili nelle situazioni transfrontaliere.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell’UE per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e migliorare la cooperazione tra Stati membri, in particolare nei casi in cui una persona adulta, a causa di condizioni di salute o disabilità, non sia in grado di gestire autonomamente i propri interessi.

Secondo i dati dell’Unione europea, la quota di persone over 65 che vivono con una qualche forma di disabilità è destinata ad aumentare significativamente nei prossimi decenni. Parallelamente, aumenta il numero di cittadini che esercitano il diritto alla libera circolazione, vivendo, lavorando o possedendo beni in più Stati membri.

Questa combinazione genera nuove sfide nei contesti transfrontalieri, ad esempio nella gestione di proprietà situate all’estero, nell’accesso a cure mediche in un altro Paese o nel trasferimento della residenza. In tali situazioni, gli adulti che non sono più in grado di prendere decisioni in autonomia possono trovarsi ad affrontare norme giuridiche complesse e talvolta divergenti tra gli Stati membri.

In questo quadro, la proposta mira a rafforzare la tutela di queste persone, garantendo che i loro diritti – inclusa l’autonomia e la libertà di scelta – siano rispettati anche quando si spostano all’interno dell’UE.

Normativa UE adulti vulnerabili: contenuti e strumenti della proposta

La normativa UE adulti vulnerabili stabilisce regole comuni per affrontare le situazioni transfrontaliere, definendo quale autorità sia competente ad adottare misure di protezione, quale legge si applichi e in che modo decisioni e poteri di rappresentanza stabiliti in uno Stato membro possano essere riconosciuti ed eseguiti in un altro. Il regolamento si basa sulla Convenzione dell’Aia del 2000 sulla protezione degli adulti, ampliandone l’applicazione e introducendo ulteriori strumenti per migliorare la cooperazione tra Stati membri.

Tra gli elementi principali della proposta figura la possibilità, per la persona interessata, di scegliere l’autorità competente per il proprio caso, purché esista un legame significativo con lo Stato membro selezionato. Il regolamento prevede inoltre il riconoscimento automatico delle misure di protezione adottate in altri Stati membri, con limitate eccezioni, e garantisce che gli atti autentici, come quelli notarili, abbiano lo stesso valore giuridico in tutta l’Unione.

L’accordo del Consiglio include anche disposizioni relative al collocamento di un adulto, ossia le decisioni riguardanti il luogo di residenza o l’ammissione in una struttura di assistenza, e introduce il certificato europeo di supporto e rappresentanza, che consentirà ai rappresentanti di dimostrare più facilmente i propri poteri in altri Stati membri. Allo stesso tempo, il testo lascia agli ordinamenti nazionali la possibilità di determinare gli effetti giuridici del certificato e prevede che la designazione di un’autorità di un altro Stato membro avvenga solo con il consenso del Paese interessato.

Infine, il Consiglio ha deciso di non includere, in questa fase, la creazione di registri interconnessi delle misure di protezione, al fine di evitare un eccessivo onere amministrativo, prevedendo tuttavia una futura valutazione da parte della Commissione. L’accordo raggiunto rappresenta la base per l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo, che porteranno alla definizione del testo legislativo finale.

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Horizon Europe e FP10: nuovo report di analisi sulle regole del programma

Nel dibattito sul futuro di Horizon Europe e del prossimo Programma Quadro per la ricerca e l’innovazione (FP10), una nuova analisi europea contribuisce con evidenze concrete basate sull’esperienza diretta dei beneficiari.

Il report “Horizon Europe’s Legal, Financial & Administrative Rules – A Report on Their Practical Use”, elaborato dalla rete dei National Contact Points (NCP) nell’ambito del progetto Horizon Academy, si fonda su un’indagine su larga scala che ha raccolto 1.360 risposte da organizzazioni di tutta Europa, tra cui università, enti di ricerca, imprese e organizzazioni pubbliche.

Lo studio offre una prospettiva basata sui dati sull’applicazione pratica delle regole del programma, combinando evidenze statistiche e l’esperienza quotidiana di coordinatori di progetto, ricercatori e personale amministrativo.

Tra gli elementi valutati positivamente emerge l’armonizzazione delle regole di finanziamento tra i programmi europei (corporate approach), considerata utile per semplificare la gestione dei progetti. Anche strumenti come l’Annotated Grant Agreement sono apprezzati per il supporto operativo, e il sistema di presentazione delle proposte e la fase di preparazione del Grant Agreement sono generalmente percepiti come chiari e gestibili. Positiva anche la valutazione del processo di modifica dei progetti in corso.

Parallelamente, l’analisi evidenzia alcune criticità persistenti. In fase di candidatura, molti partecipanti segnalano difficoltà nell’individuare call adeguate all’interno del portale della Commissione europea, ritenuto non sempre intuitivo. La preparazione delle proposte è considerata particolarmente complessa e richiede spesso il supporto di consulenti esterni. Inoltre, pur riconoscendo la solidità del sistema di valutazione peer-review, alcuni rispondenti evidenziano margini di incertezza legati alla possibile soggettività del processo.

Durante l’implementazione dei progetti, emergono difficoltà nell’applicazione pratica di principi quali open science, uguaglianza di genere, etica e protezione dei dati, spesso a causa di limitate risorse interne o carichi amministrativi elevati.

Horizon Europe: semplificazione e modelli di finanziamento

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i costi del personale, che rappresentano la quota principale dei budget di progetto e risultano anche l’area più critica. Oltre la metà dei rispondenti considera complesso il calcolo dei costi ammissibili, evidenziando problematiche legate alla determinazione delle tariffe giornaliere, alla registrazione del tempo di lavoro e all’applicazione delle diverse metodologie di calcolo. Queste difficoltà si manifestano soprattutto nella fase di implementazione, più che nella pianificazione iniziale dei budget.

I risultati si inseriscono nel più ampio dibattito europeo sulla semplificazione delle regole di finanziamento. In questo contesto, emerge una crescente apertura verso modelli semplificati, in particolare il lump sum funding, considerato uno strumento efficace per ridurre gli oneri amministrativi e il rischio di errori finanziari.

L’analisi, tuttavia, evidenzia anche alcune criticità nella sua applicazione pratica – ad esempio nella pianificazione dei budget o nei processi di audit – indicando la necessità di ulteriori chiarimenti metodologici e della diffusione di buone pratiche. Più cauta, invece, la valutazione del modello dei Personnel Unit Costs, che nella sua forma attuale non è ancora considerato pienamente efficace dai beneficiari.

Il report sottolinea infine il ruolo centrale dei National Contact Points, che attraverso il supporto ai partecipanti e la raccolta di evidenze pratiche contribuiscono non solo alla partecipazione ai programmi europei, ma anche al loro miglioramento. In un momento in cui il dibattito su FP10 è in pieno sviluppo, queste evidenze rappresentano un contributo importante per la definizione di regole più efficaci e rispondenti alle esigenze degli attori coinvolti.

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THCS JTC 2025: pubblicata l’analisi statistica della call

È disponibile oline l’analisi statistica della Joint Transnational Call (THCS JTC 2025) del Partenariato europeo Transforming Health and Care Systems (THCS).

La call, intitolata “Better care closer to home: Enhancing primary and community care”, è stata lanciata a novembre 2024 e ha coinvolto 34 Funding Agencies provenienti da 22 Paesi, con un budget iniziale di circa 36 milioni di euro.

La THCS JTC 2025 ha registrato un’elevata partecipazione, con 149 pre-proposte ammissibili per un finanziamento richiesto pari a 183 milioni di euro. A seguito della valutazione, 63 proposte sono state invitate alla fase completa e 60 full proposals sono state presentate. Dopo il processo di valutazione e il confronto con il Peer Review Panel, sono stati selezionati 29 progetti per il finanziamento, con un tasso di successo del 19,5% e un un budget complessivo assegnato pari a 31,8 milioni di euro, che ha generato un top-up di 6,9 milioni di euro.

Il processo in due fasi ha inoltre integrato il widening initiative, consentendo ai consorzi di rafforzarsi con partner provenienti da Paesi meno rappresentati e contribuendo ad ampliare la partecipazione a livello europeo. Tutte le Funding Agencies coinvolte hanno avuto almeno un progetto selezionato.

THCS JTC 2025: partecipazione e ambiti progettuali

L’analisi statistica della THCS JTC 2025 evidenzia una partecipazione particolarmente significativa da parte di diversi Paesi europei e associati, tra cui Spagna, Italia, Svizzera, Paesi Bassi, Canada, Norvegia e Svezia. In termini di performance, i team più rappresentati tra i progetti finanziati provengono da Italia, Spagna, Paesi Bassi, Francia, Svezia, Portogallo e Svizzera.

Per quanto riguarda i contenuti progettuali, le proposte finanziate riflettono la distribuzione tematica delle candidature presentate: i progetti interdisciplinari (categoria “Other”) rappresentano la quota maggiore (25%), seguiti dai temi legati alla salute mentale e alle questioni sociali (18%). Si evidenziano inoltre risultati rilevanti nei settori delle malattie muscoloscheletriche, neurologiche e correlate (11%) e delle malattie neurodegenerative (7%).

Dal punto di vista dei partecipanti, i consorzi sono composti prevalentemente da istituzioni accademiche, affiancate da fornitori di servizi sanitari e sociali, PMI e, in misura minore, organizzazioni non profit e associazioni di pazienti.

Nel complesso, i risultati della call confermano un forte coinvolgimento della comunità scientifica e mettono in evidenza il valore della collaborazione transnazionale nella ricerca e innovazione in ambito sanitario, con progetti destinati a contribuire allo sviluppo dei sistemi sanitari europei.

THCS – Transforming Health and Social Care Systems, di cui ProMIS è Ente affiliato del Ministero della Salute italiano (coordinatore del Partenariato stesso), è cofinanziato nell’ambito del programma Horizon Europe. THCS sostiene programmi coordinati di ricerca e innovazione nazionali e regionali ed altre attività chiave a supporto della trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali.

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ERRIN: proposte per il futuro di Horizon Europe

ERRIN (European Regions Research and Innovation Network) ha finalizzato le proprie proposte di emendamento contenute nel documento “ERRIN amendment proposals for the future Horizon Europe and the European Competitiveness Fund”, con l’obiettivo di contribuire alla definizione del futuro del programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione e del nuovo European Competitiveness Fund.

Le proposte riguardano sia il Regolamento sia lo Specific Programme di Horizon Europe e sono il risultato di un ampio processo di co-creazione con i membri della rete. In qualità di rete con sede a Bruxelles che rappresenta circa 125 organizzazioni regionali, ERRIN porta una prospettiva bottom-up nel processo di definizione delle politiche europee per la ricerca e l’innovazione.

Negli ultimi anni, la rete ha contribuito attivamente al dibattito sul futuro dei finanziamenti europei nel periodo successivo al 2027, anche attraverso contributi alla consultazione della Commissione europea sul Quadro finanziario pluriennale (MFF) post-2027 e una serie di documenti dedicati al futuro Framework Programme 10 (FP10). Le proposte mirano a rafforzare la dimensione territoriale nei futuri strumenti finanziari e a sostenere gli ecosistemi di innovazione a livello regionale, in continuità con le priorità delineate nel programma di lavoro Horizon Europe 2026-2027.

ERRIN e Horizon Europe: raccomandazioni chiave

Il documento evidenzia la necessità di garantire un forte coordinamento tra FP10, European Competitiveness Fund e National and Regional Partnership Plans, al fine di creare un percorso coerente dalla ricerca all’innovazione, fino alla diffusione e all’impatto territoriale. Viene inoltre sottolineato il ruolo strategico di regioni e città nello sviluppo della competitività industriale sostenibile, in particolare nel supporto alle tecnologie deep tech e nel passaggio dalla ricerca al mercato.

Tra le principali indicazioni emergono anche l’importanza di integrare le autorità locali e regionali nelle strutture di governance dei programmi europei, rafforzare il sostegno alla trasformazione sociale e alle EU Missions e potenziare il supporto agli ecosistemi territoriali di ricerca e innovazione attraverso investimenti a lungo termine e strumenti dedicati. Il documento sottolinea inoltre la necessità di migliorare l’accesso a Horizon Europe e promuovere una partecipazione più inclusiva, in particolare per i Paesi Widening, favorendo la collaborazione tra ecosistemi con diversi livelli di innovazione.

ERRIN continuerà a collaborare con le istituzioni europee e i rappresentanti nazionali nell’ambito dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale post-2027, con l’obiettivo di garantire che la dimensione territoriale sia pienamente integrata nella futura programmazione europea della ricerca e innovazione.

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THCS: nuovo webinar su Transferability and Implementation Framework

Il 29 aprile 2026 dalle 13:00 alle 14:00 CET si terrà il webinar online “From Knowledge to Impact: Discover the THCS Knowledge Hub and the Transferability & Implementation Framework”.

Il webinar, in lingua inglese, è organizzato dal Work Package 10 (WP10) del Partenariato europeo THCS – Transforming Health and Social Care Systems e approfondirà il THCS Transferability and Implementation Framework, sviluppato per supportare il trasferimento e l’implementazione di soluzioni innovative nei sistemi sanitari e sociali europei.

L’iniziativa offrirà ai partecipanti indicazioni pratiche su come trasferire, adattare e implementare soluzioni sviluppate in altri contesti, evidenziando i passaggi chiave del processo e le condizioni necessarie per generare cambiamenti sostenibili. Nel corso del webinar sarà inoltre presentato il THCS Knowledge Hub, la piattaforma online che raccoglie conoscenze, strumenti, buone pratiche ed evidenze utili a supportare la trasformazione dei sistemi sanitari e sociali.

THCS Transferability Framework: programma del webinar

Il webinar fornirà un approfondimento operativo sull’utilizzo del framework, mostrando come applicarlo concretamente e come adattare le innovazioni ai diversi contesti locali. L’obiettivo è supportare gli stakeholder nel passaggio dalla conoscenza all’implementazione, rafforzando la capacità di generare impatto nei sistemi sanitari e sociali.

Il programma prevede un’introduzione a cura di Nessa Barry (Scottish Government, WP10 Leader), seguita dalla presentazione del THCS Knowledge Hub da parte di Andrea Pavlickova.

Juha Koivisto (Finnish Institute for Health and Welfare, WP4 Leader) illustrerà le modalità di trasferimento e implementazione delle soluzioni, mentre Hanne Savolainen e Maite Zabala presenteranno l’utilizzo pratico del framework. L’incontro si concluderà con una discussione facilitata e le considerazioni finali.

L’iniziativa rappresenta un’opportunità di apprendimento per comprendere come strumenti operativi, collaborazione e condivisione delle conoscenze possano contribuire a promuovere cambiamenti sostenibili nei sistemi sanitari e sociali europei.

THCS – Transforming Health and Social Care Systems, di cui ProMIS è Ente affiliato del Ministero della Salute italiano (coordinatore del Partenariato stesso), è cofinanziato nell’ambito del programma Horizon Europe. THCS sostiene programmi coordinati di ricerca e innovazione nazionali e regionali ed altre attività chiave a supporto della trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali.

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EIT Health: pubblicate 2 nuove call a supporto dell’ecosistema sanitario europeo

EIT Health ha annunciato l’apertura di due nuove call dedicate a sostenere lo sviluppo e la validazione di soluzioni innovative nel settore sanitario, con scadenza fissata al 6 maggio 2026.

Le opportunità attualmente aperte – “Innovation Validation” e “New Models of Delivery of Healthcare (NMDH)” – mirano a rafforzare l’ecosistema europeo dell’innovazione in salute, supportando progetti ad alto impatto in grado di migliorare l’efficacia, l’accessibilità e la sostenibilità dei sistemi sanitari.

La call “Innovation Validation” è rivolta a innovazioni già sviluppate che necessitano di essere validate in contesti reali, con l’obiettivo di facilitarne l’adozione nei sistemi sanitari e sul mercato. Il programma promuove la creazione di consorzi multidisciplinari e internazionali, favorendo la collaborazione tra diversi attori dell’ecosistema.

Parallelamente, la call “NMDH” si concentra sullo sviluppo di nuovi modelli organizzativi e assistenziali, con particolare attenzione alla trasformazione dei servizi sanitari e alla creazione di soluzioni scalabili e replicabili.

Le call sono rivolte a un’ampia platea di attori dell’ecosistema sanitario, tra cui startup, PMI, università, centri di ricerca, ospedali e fornitori di servizi sanitari, promuovendo la collaborazione tra innovazione, ricerca e sistemi di cura per accelerare l’adozione di soluzioni ad alto impatto.

Le due call prevedono inoltre un supporto finanziario significativo per i progetti selezionati, secondo specifiche modalità di co-finanziamento. In particolare, nell’ambito della call “Innovation Validation”, EIT Health finanzia fino al 50% del budget totale di progetto, per un contributo massimo pari a 850mila euro per progetto. È inoltre previsto che l’entità responsabile della commercializzazione sottoscriva un Financial Sustainability Contribution Agreement e, nel caso di micro o piccole imprese, riceva una quota del finanziamento compresa tra 400mila e 500mila euro.

Per quanto riguarda la call “NMDH”, il finanziamento copre fino al 50% del budget totale di progetto, con un contributo massimo pari a 700mila euro per progetto. Anche in questo caso, è richiesto che l’entità responsabile della commercializzazione sottoscriva un Financial Sustainability Contribution Agreement, con l’indicazione che, qualora si tratti di una micro o piccola impresa, debba ricevere una quota di finanziamento compresa tra 400mila e 500mila euro.

EIT Health e innovazione sanitaria: scadenze e cronoprogramma

Le due call lanciate da EIT Health seguono un cronoprogramma definito, che accompagna i proponenti lungo tutte le fasi di candidatura. Entrambe le opportunità sono state aperte il 25 febbraio 2026 e prevedono come scadenza per la presentazione delle proposte il 6 maggio 2026.

Nel periodo di apertura, sono state organizzate attività di supporto ai candidati, tra cui due sessioni di domande e risposte (Q&A) – previste, ripettivamente, l’8 aprile e il 22 aprile 2026 per la call “Innovation Validation” e il 7 aprile e il 21 aprile 2026 per la call “NMDH” – con l’obiettivo di facilitare la preparazione delle proposte.

Il processo di candidatura prevede inoltre una fase di registrazione dell’organizzazione nel portale europeo Funding & Tenders per l’ottenimento del PIC, seguita dalla presentazione della proposta attraverso la piattaforma EIT Health. Successivamente alla chiusura della call, le proposte saranno sottoposte a valutazione competitiva da parte di esperti indipendenti, finalizzata alla selezione dei progetti con maggiore maturità e potenziale di impatto.

Nel complesso, il cronoprogramma riflette l’approccio di EIT Health orientato a supportare l’innovazione lungo tutto il percorso, dalla candidatura alla validazione e implementazione delle soluzioni nei sistemi sanitari europei.

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Esiti Conferenza WHO-WONCA 2026 su salute mentale nelle cure primarie

La salute mentale è stata al centro della Conferenza WHO-WONCA 2026, che ha individuato una serie di ambiti prioritari di intervento per rafforzare l’integrazione dei servizi di salute mentale nelle cure primarie.

L’iniziativa, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla World Organization of Family Doctors (WONCA), si è concentrata in particolare sul passaggio dagli impegni politici già esistenti alla loro implementazione concreta nei sistemi sanitari.

Tra gli esiti principali emerge il riconoscimento condiviso della necessità di integrare in modo sistematico la salute mentale all’interno della primary care, superando la tradizionale separazione tra assistenza fisica e psicologica.

In questo contesto, viene ribadito il ruolo strategico dei professionisti delle cure primarie, in particolare dei medici di medicina generale, nella prevenzione, identificazione precoce e gestione dei disturbi mentali, nonché nel coordinamento dei percorsi di cura.

La Conferenza ha inoltre evidenziato l’importanza di adottare modelli di assistenza centrati sulla persona, orientati alla comunità e basati su un approccio lungo tutto l’arco della vita, tenendo conto anche dei determinanti sociali della salute.

Salute mentale nelle cure primarie: azioni e priorità operative

Gli esiti della Conferenza WHO-WONCA delineano alcune priorità operative chiave per rendere effettiva l’integrazione della salute mentale nei sistemi sanitari:

  • Riorganizzazione dei modelli di assistenza, con l’inclusione strutturale dei servizi di salute mentale all’interno della primary care.

  • Miglioramento dell’accesso ai servizi territoriali e comunitari, per garantire una presa in carico più precoce e vicina ai bisogni delle persone.

  • Rafforzamento delle competenze della workforce sanitaria, attraverso percorsi di formazione specifici sulla salute mentale nelle cure primarie.

  • Sviluppo di modelli di finanziamento sostenibili, in grado di supportare servizi integrati nel lungo periodo.

  • Promozione dell’uso responsabile delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, a supporto della prevenzione e della gestione dei disturbi mentali.

  • Miglioramento del coordinamento tra i diversi livelli di assistenza, per assicurare continuità e integrazione nei percorsi di cura.

  • Promozione dell’equità nell’accesso ai servizi, con particolare attenzione ai contesti più vulnerabili.

Nel complesso, la Conferenza ha ribadito la centralità della primary care come punto di accesso privilegiato ai servizi di salute mentale e ha posto le basi per un rafforzamento dell’azione a livello globale, orientata a sistemi sanitari più integrati, resilienti ed equi.

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Salute cerebrale: in Europa 1 persona su 3 è colpita da malattie neurologiche

La salute cerebrale è sempre più riconosciuta come una priorità per le politiche sanitarie europee, alla luce dell’impatto crescente delle malattie neurologiche sulla popolazione e sui sistemi sanitari.

Il 24 febbraio 2026, la Commissione per la sanità pubblica del Parlamento europeo (SANT) ha organizzato un’audizione pubblica intitolata Brain health: Policy challenges and opportunities to manage neurological diseases”, con l’obiettivo di discutere le principali sfide politiche e individuare possibili strategie per affrontare l’aumento delle patologie neurologiche in Europa.

Le malattie neurologiche rappresentano infatti una delle sfide sanitarie, sociali ed economiche più urgenti per l’Unione europea. Secondo le informazioni presentate durante l’audizione, queste patologie costituiscono la principale causa di disabilità e interessano circa una persona su tre in Europa, esercitando una pressione significativa sui sistemi sanitari, sui servizi di assistenza sociale e sui caregiver.

Tra le condizioni neurologiche più diffuse figurano le malattie neurodegenerative, come demenza (in particolare la malattia di Alzheimer), morbo di Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica (SLA). L’invecchiamento della popolazione europea è destinato ad aumentare ulteriormente la prevalenza di queste patologie, con conseguenze rilevanti per l’organizzazione dei sistemi sanitari e per la sostenibilità dei servizi di assistenza e supporto.

Nel corso dell’audizione sono intervenuti diversi esperti del settore, tra cui rappresentanti del mondo accademico, della comunità scientifica e delle organizzazioni europee di pazienti. Il confronto ha evidenziato la necessità di rafforzare il coordinamento tra ricerca scientifica, politiche sanitarie e innovazione per migliorare la prevenzione, la diagnosi precoce e la gestione delle malattie neurologiche.

Salute cerebrale e coordinamento delle politiche europee

Durante l’incontro è stato inoltre presentato un documento di approfondimento commissionato dal Parlamento europeo dal titolo Strengthening Brain Health: Policy Recommendations to Tackle the Rising Burden of Neurological Diseases”. Il documento evidenzia come la salute cerebrale dipenda da molteplici fattori, tra cui determinanti genetici, ambientali, sociali e legati agli stili di vita, e sottolinea l’importanza di adottare un approccio integrato lungo tutto l’arco della vita.

Le malattie neurologiche rappresentano una sfida particolarmente complessa perché incidono in modo significativo sulla qualità della vita delle persone e sulla loro autonomia, con ripercussioni non solo sanitarie ma anche sociali ed economiche. Il briefing, inoltre, evidenzia come l’accesso alla diagnosi precoce, alle cure specialistiche e alle innovazioni terapeutiche sia ancora disomogeneo tra gli Stati membri dell’Unione europea, con importanti disuguaglianze nei servizi disponibili per i pazienti e le loro famiglie.

Alla luce di queste evidenze, diversi esperti e rappresentanti delle organizzazioni europee impegnate nel campo delle neuroscienze hanno sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione tra Stati membri e istituzioni europee, promuovendo strategie coordinate che integrino prevenzione, ricerca e assistenza.

In questo contesto si inseriscono anche le iniziative promosse dalla European Partnership for Brain Health (EP BrainHealth), che ha recentemente avviato le Joint Transnational Calls 2026 dedicate alla ricerca sui disturbi neurologici e neurodegenerativi.

L’audizione della Commissione SANT rappresenta quindi un passo significativo nel rafforzare l’attenzione delle istituzioni europee sulla salute cerebrale e nel promuovere politiche più coordinate per affrontare il crescente peso delle malattie neurologiche in Europa.

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Nuova Fact Sheet informativa dell’OMS Europa sulla salute mentale

La salute mentale rappresenta una componente fondamentale della salute e del benessere delle persone ed è oggi una priorità crescente per i sistemi sanitari europei. L’Ufficio regionale per l’Europa della World Health Organization (OMS) ha pubblicato una nuova fact sheet informativa sulla salute mentale, che offre una panoramica aggiornata dei principali dati e delle sfide che interessano la Regione europea.

Secondo l’OMS, circa una persona su sei nella Regione europea – circa 140 milioni di persone – vive con una condizione di salute mentale. I disturbi mentali comprendono un ampio spettro di condizioni che possono influenzare il modo in cui le persone pensano, percepiscono la realtà, gestiscono le emozioni o interagiscono con gli altri.

Nonostante l’elevato impatto sulla salute e sulla qualità della vita, l’accesso ai servizi rimane ancora limitato e molte persone con disturbi mentali non ricevono il supporto o il trattamento adeguato: fino a una persona su tre con una condizione di salute mentale non riceve il trattamento necessario, mentre tra le persone con psicosi, circa una su quattro non riceve alcuna forma di assistenza formale..

La fact sheet evidenzia inoltre il forte impatto della salute mentale sulla mortalità. Nella Regione europea dell’OMS oltre 120mila persone muoiono ogni anno per suicidio, pari a più di 300 decessi al giorno. Il suicidio rappresenta una delle principali cause di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni, evidenziando la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e i servizi di supporto psicologico.

L’OMS sottolinea come la salute mentale sia influenzata da molteplici fattori, tra cui condizioni socio-economiche, ambiente di vita, relazioni sociali, lavoro, istruzione e accesso ai servizi sanitari.

Gli adolescenti sono particolarmente esposti ai rischi digitali: secondo i dati riportati nella fact sheet, oltre l’11% degli adolescenti segnala comportamenti problematici legati all’uso dei social media, un fenomeno che può influenzare negativamente il benessere psicologico.

La solitudine rappresenta un fattore di rischio crescente e l’OMS evidenzia livelli significativi di isolamento sociale: il 28% delle ragazze di 15 anni riferisce di sentirsi sola, mentre circa una persona su quattro oltre i 60 anni segnala sentimenti di solitudine.

Per questo motivo, la promozione del benessere mentale richiede un approccio multisettoriale, che coinvolga non solo il settore sanitario ma anche politiche sociali, educative e del lavoro.

SALUTE MENTALE E SISTEMI SANITARI: LE PRIORITÀ PER IL FUTURO

La nuova fact sheet evidenzia come il rafforzamento della salute mentale richieda sistemi sanitari più accessibili, inclusivi e orientati alla comunità. In molti Paesi europei i servizi di salute mentale sono ancora concentrati in strutture specialistiche o ospedaliere, mentre l’OMS promuove modelli di assistenza basati sulla comunità e integrati nell’assistenza sanitaria primaria.

Tra le priorità indicate figurano il miglioramento dell’accesso ai servizi, la riduzione dello stigma e della discriminazione associati ai disturbi mentali, il rafforzamento delle politiche pubbliche e la promozione della prevenzione lungo tutto l’arco della vita. L’OMS evidenzia, inoltre, l’importanza di coinvolgere attivamente le persone con esperienza diretta di disturbi mentali, le comunità e le organizzazioni della società civile nello sviluppo delle politiche e dei servizi.

Il tema della salute mentale è al centro di numerose iniziative europee e rappresenta un ambito sempre più rilevante anche per le politiche sanitarie nazionali. La fact sheet sottolinea la necessità di rafforzare modelli di assistenza alla salute mentale basati sulla comunità e integrati nell’assistenza sanitaria primaria, promuovendo servizi più accessibili e vicini alle persone.

 

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Edizione 2026 del Premio Internazionale “Lombardia è Ricerca”

Il Premio “Lombardia è Ricerca“torna anche nel 2026 con una nuova edizione dedicata alle scoperte scientifiche più significative nell’ambito delle Scienze della Vita.

Promosso da Regione Lombardia, il Premio rappresenta uno dei riconoscimenti internazionali più rilevanti nel panorama della ricerca biomedica, con una dotazione complessiva di 1 milione di euro destinata a valorizzare contributi scientifici di particolare impatto e a sostenere lo sviluppo di nuove linee di ricerca.

Per l’edizione 2026 il tema scelto è “Medicina predittiva basata su intelligenza artificiale e big data”, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare ricerche in grado di anticipare l’insorgenza e l’evoluzione delle malattie attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate e l’analisi di grandi quantità di dati. In particolare, gli ambiti di interesse individuati includono:

  • intelligenza artificiale, machine learning e modelli predittivi, applicati all’analisi dei dati sanitari e alla previsione dei rischi di malattia;

  • genomica, epigenomica e biomarcatori predittivi, finalizzati all’identificazione precoce di condizioni patologiche;

  • digital health e sistemi di monitoraggio continuo, utili per raccogliere e analizzare dati clinici e comportamentali nel tempo.

Le candidature al Premio Lombardia è Ricerca possono essere presentate da scienziati di qualsiasi nazionalità che abbiano una produzione scientifica significativa, comprovata da un h-index – indice bibliometrico utilizzato per valutare l’impatto della produzione scientifica di un ricercatore – pari almeno a 50.

Le candidature possono essere presentate in forma individuale o congiunta; nel caso di candidature collettive è richiesto che almeno uno dei ricercatori coinvolti possieda il requisito dell’h-index pari a 50. Sono inoltre ammesse autocandidature.

Oltre alla valorizzazione dei risultati scientifici già ottenuti, il Premio richiede ai candidati di presentare anche un progetto di ricerca traslazionale finalizzato a consolidare e sviluppare ulteriormente le proprie attività scientifiche. Tale progetto dovrà essere realizzato in collaborazione con uno o più organismi di ricerca pubblici o privati con sede in Lombardia, con l’obiettivo di favorire il trasferimento delle conoscenze scientifiche verso applicazioni concrete in ambito sanitario.

Premio Lombardia è Ricerca: candidatura e assegnazione

Le candidature per il Premio Lombardia è Ricerca 2026 possono essere presentate dal 2 marzo al 16 giugno 2026 attraverso la piattaforma dedicata. Il processo di selezione mira a individuare scoperte scientifiche di elevato valore e con un impatto potenziale significativo sulla salute e sulla medicina del futuro.

Il Premio prevede una distribuzione delle risorse finalizzata sia alla valorizzazione dei risultati scientifici sia al sostegno della ricerca futura. In particolare, il 30% del premio sarà assegnato al vincitore o ai vincitori, mentre il restante 70% sarà destinato al finanziamento del progetto di ricerca traslazionale associato alla candidatura.

Questo meccanismo consente di rafforzare il legame tra eccellenza scientifica e sviluppo di nuove attività di ricerca applicata, promuovendo al tempo stesso la collaborazione con il sistema della ricerca lombardo.

La cerimonia di premiazione si terrà il 10 novembre 2026 presso il Teatro alla Scala di Milano, nell’ambito della Giornata della Ricerca di Regione Lombardia, iniziativa istituita per valorizzare il contributo della ricerca scientifica allo sviluppo sociale ed economico.

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