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AI Omnibus: nuove misure di semplificazione dell’AI Act

 ll 27 luglio u.s. è entrato in vigore in tutta l’Unione europea l’AI Omnibus, il pacchetto di modifiche al quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale promosso dalla Commissione europea nell’ambito della più ampia strategia di semplificazione delle regole digitali. Il provvedimento modifica in modo mirato l’AI Act, con l’obiettivo di facilitarne l’attuazione, sostenere l’innovazione e rafforzare la competitività delle imprese europee, mantenendo al contempo le garanzie per la sicurezza delle persone e la tutela dei diritti fondamentali.

L’AI Omnibus era stato proposto dalla Commissione nel novembre 2025 e rappresenta il primo importante intervento di modifica dell’AI Act dall’adozione del regolamento nel 2024. Il nuovo quadro interviene soprattutto sulle modalità e sui tempi di applicazione delle norme, cercando di rispondere alle difficoltà emerse nella fase di preparazione all’attuazione della normativa.

Tempi più lunghi per i sistemi di IA ad alto rischio

Una delle modifiche più rilevanti riguarda i sistemi di intelligenza artificiale classificati come ad alto rischio. Per i sistemi indicati nell’Allegato III dell’AI Act, le relative disposizioni inizieranno ad applicarsi dal 2 dicembre 2027, anziché dal 2 agosto 2026. Per i sistemi di IA ad alto rischio incorporati in prodotti fisici disciplinati dall’Allegato I – tra cui macchinari, giocattoli e ascensori – il termine è invece fissato al 2 agosto 2028.

La proroga mira a garantire che imprese e autorità dispongano di un quadro tecnico e normativo sufficientemente maturo per applicare le nuove regole. Il cambiamento è particolarmente importante per le organizzazioni che devono adeguare prodotti, sistemi di gestione del rischio, procedure di valutazione della conformità e documentazione tecnica.

Più spazio a innovazione e sperimentazione

L’AI Omnibus introduce anche misure volte a creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo e la sperimentazione dell’intelligenza artificiale. Una delle novità è l’ampliamento dell’accesso alle regulatory sandboxes, cioè ambienti controllati nei quali imprese e sviluppatori possono testare sistemi di IA sotto la supervisione delle autorità competenti. Il nuovo quadro prevede inoltre una sandbox normativa a livello europeo, con l’obiettivo di facilitare la sperimentazione transfrontaliera.

Alcune delle semplificazioni precedentemente riservate alle piccole e medie imprese vengono inoltre estese alle small mid-cap companies (SMCs), consentendo a un numero maggiore di imprese di beneficiare di obblighi proporzionati alle proprie dimensioni e capacità.

Nuove garanzie per sicurezza e diritti fondamentali

La semplificazione non significa però un generale allentamento delle tutele. L’AI Omnibus introduce, ad esempio, un divieto esplicito per i sistemi di IA utilizzati per generare contenuti sessualmente espliciti e intimi senza consenso, nonché per la generazione di materiale pedopornografico.

Un’altra novità riguarda la possibilità di utilizzare categorie particolari di dati personali per individuare e correggere fenomeni di discriminazione e bias nei sistemi di IA, secondo le condizioni previste dalla normativa.

Un equilibrio tra regolamentazione e competitività

L’entrata in vigore dell’AI Omnibus segna quindi un passaggio importante nella strategia europea sull’intelligenza artificiale. La sfida è trovare un equilibrio tra due esigenze apparentemente contrapposte: evitare che la regolamentazione rallenti l’innovazione europea e, allo stesso tempo, garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avvenga nel rispetto della sicurezza, dei diritti fondamentali e della fiducia dei cittadini.

L’AI Omnibus va letto proprio in questa prospettiva: non una riscrittura dell’AI Act, ma un intervento di semplificazione e adeguamento che modifica significativamente la sua tabella di marcia e alcune modalità di applicazione.

Per imprese, amministrazioni pubbliche e organizzazioni che utilizzano l’intelligenza artificiale, sarà quindi importante seguire con attenzione la nuova timeline di attuazione dell’AI Act e le indicazioni che saranno progressivamente pubblicate dalla Commissione europea.

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AI Act: in vigore le nuove regole per trasparenza e modelli di intelligenza artificiale

Dal 2 agosto 2026 la normativa europea sull’intelligenza artificiale entra in una nuova fase: la Commissione europea, attraverso l’Ufficio europeo per l’intelligenza artificiale, insieme alle autorità nazionali competenti, ha iniziato a far rispettare le disposizioni dell’AI Act e i nuovi requisiti di trasparenza previsti dalla normativa.

L’AI Act rappresenta il principale quadro normativo europeo per disciplinare lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. La sua applicazione segue un approccio basato sul livello di rischio associato ai diversi utilizzi dell’IA, con obblighi proporzionati ai potenziali impatti sulla sicurezza, sui diritti fondamentali e sulla società.

Dalle regole alla loro applicazione

Il passaggio alla fase di enforcement segna un momento importante: dopo l’adozione e l’entrata in vigore progressiva del regolamento, le istituzioni europee e le autorità nazionali iniziano ora a concentrarsi maggiormente sulla sua concreta attuazione.

La Commissione europea sottolinea che l’applicazione delle nuove disposizioni sarà accompagnata da attività di supporto e orientamento rivolte alle organizzazioni interessate, con l’obiettivo di favorire una corretta comprensione degli obblighi previsti dalla normativa.

Particolare attenzione è rivolta ai sistemi di IA considerati ad alto rischio, per i quali il regolamento stabilisce requisiti più stringenti in materia di gestione dei rischi, qualità dei dati, documentazione, supervisione umana, accuratezza e sicurezza.

Più trasparenza nell’uso dell’intelligenza artificiale e un ruolo crescente per le autorità nazionali

Le nuove disposizioni mirano a rendere più facilmente riconoscibili i contenuti generati o manipolati attraverso l’intelligenza artificiale e a fornire agli utenti informazioni più chiare sul modo in cui determinati sistemi di IA vengono utilizzati. La trasparenza è infatti considerata un elemento essenziale per permettere alle persone di comprendere quando interagiscono con un sistema di intelligenza artificiale e di valutare più consapevolmente l’affidabilità delle informazioni e dei contenuti che ricevono.

L’applicazione dell’AI Act non sarà affidata esclusivamente alle istituzioni europee. La Commissione lavorerà insieme alle autorità nazionali competenti, che avranno un ruolo fondamentale nell’applicazione delle regole nei rispettivi Paesi. Questo modello riflette la natura stessa della normativa europea: stabilire un quadro comune in tutti gli Stati membri, garantendo al tempo stesso che l’attuazione tenga conto dei diversi contesti nazionali.

Per l’Europa, la sfida consiste quindi nel trovare un equilibrio tra la necessità di favorire lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e quella di garantire che queste tecnologie siano utilizzate in modo sicuro, trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali.

Il 2 agosto 2026 rappresenta, in questo senso, un passaggio significativo: l’AI Act entra sempre più nella dimensione concreta della sua applicazione e la regolamentazione dell’intelligenza artificiale diventa una responsabilità condivisa tra istituzioni europee, autorità nazionali, imprese e organizzazioni che sviluppano o utilizzano queste tecnologie.

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OMS Europa: servono regole più forti per governare l’intelligenza artificiale in sanità

L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente i sistemi sanitari europei. Dalla diagnostica assistita agli strumenti di supporto alle decisioni cliniche, fino ai chatbot per i pazienti, le applicazioni dell’IA sono ormai sempre più diffuse. Tuttavia, secondo l’OMS Europa, la velocità con cui queste tecnologie vengono adottate supera di gran lunga quella con cui vengono definite regole, responsabilità e meccanismi di controllo.

È questo il messaggio lanciato dal Direttore regionale dell’OMS per l’Europa, il dott. Hans Kluge, in occasione della conferenza internazionale “Shaping AI in Health”, svoltasi a Lisbona il 15 luglio 2026. Nel suo intervento, Kluge ha invitato governi e istituzioni ad agire rapidamente per evitare che il divario tra innovazione tecnologica e governance diventi irreversibile.

L’IA è già una realtà negli ospedali europei

I dati presentati dall’OMS mostrano che l’intelligenza artificiale è già ampiamente utilizzata nella Regione europea. Circa due terzi dei Paesi impiegano strumenti di IA per supportare la diagnostica e numerosi sistemi sanitari stanno introducendo assistenti virtuali e altre applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Nonostante questa rapida diffusione, la governance rimane ancora insufficiente. Solo una piccola parte dei Paesi dispone infatti di una strategia nazionale specifica sull’IA in sanità, mentre in molti casi mancano linee guida etiche, standard di responsabilità e percorsi strutturati di formazione per i professionisti sanitari.

Innovazione sì, ma con regole chiare

Per l’OMS, il problema non è rallentare l’innovazione, bensì accompagnarla con strumenti adeguati di governo. L’obiettivo è garantire che l’IA migliori realmente la qualità dell’assistenza, riduca le disuguaglianze e rafforzi la fiducia dei cittadini nei sistemi sanitari. Secondo l’Organizzazione, una governance efficace dovrebbe poggiare su tre pilastri fondamentali:

  1. regole chiare che definiscano responsabilità, sicurezza e trasparenza;
  2. infrastrutture e strumenti che consentano un utilizzo affidabile delle tecnologie;
  3. formazione del personale sanitario.
Il rischio di ampliare le disuguaglianze

L’OMS sottolinea inoltre che l’intelligenza artificiale non è neutrale. Se sviluppata o implementata senza adeguati controlli, può amplificare disuguaglianze già esistenti, introdurre bias nei processi decisionali e compromettere la tutela dei dati personali.

Per questo motivo, la supervisione umana deve rimanere centrale. L’IA deve rappresentare uno strumento di supporto ai professionisti sanitari e non sostituire il giudizio clinico, soprattutto nelle decisioni che incidono direttamente sulla salute delle persone.

Un’agenda comune per l’Europa

Il messaggio dell’OMS arriva in un momento cruciale, mentre l’Unione europea sta implementando l’AI Act e molti Paesi stanno definendo le proprie strategie nazionali sull’intelligenza artificiale. La sfida sarà trasformare i principi normativi in pratiche concrete all’interno dei sistemi sanitari, assicurando che innovazione, sicurezza ed equità procedano di pari passo.

Per l’OMS Europa, il tempo per agire è adesso: governare l’intelligenza artificiale significa costruire sistemi sanitari più sicuri, resilienti e orientati ai bisogni delle persone, prima che il divario tra sviluppo tecnologico e capacità di regolamentazione diventi troppo ampio per essere colmato.

 

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OMS/Europa: nuovo sistema per monitorare i progressi su clima e salute

La Pan-European Commission on Climate and Health ha sviluppato un articolato Call to Action Progress Measures Dashboard, cioè un quadro operativo su clima e salute che mira a trasformare le raccomandazioni strategiche in indicatori concreti e misurabili. L’obiettivo è valutare in modo sistematico i progressi dei Paesi della regione europea nel fronteggiare gli impatti del cambiamento climatico sulla salute.

La Commissione è un gruppo consultivo indipendente istituito e convocato dall’OMS/Europa che non ha funzioni normative, ma che mira a orientare l’agenda politica e scientifica, mettendo in evidenza le connessioni tra crisi climatica, salute pubblica e resilienza dei sistemi. Il documento prodotto rappresenta un passaggio chiave verso una maggiore accountability delle politiche clima–salute, definendo non solo cosa dovrebbe essere fatto, ma anche come misurarlo, con quali fonti dati e attraverso quali meccanismi istituzionali.

CLIMA E SALUTE: Quattro macro-aree di intervento

Il framework si articola in quattro grandi aree di intervento:

  1. Riconoscimento del cambiamento climatico come minaccia sistemica alla salute pubblica, con indicatori che monitorano l’integrazione del tema nelle strategie nazionali, nei meccanismi di sicurezza e nei sistemi di governance multilivello, inclusa la cooperazione ONU.
  2. Trasformazione dei sistemi sanitari, promuovendo infrastrutture resilienti e sostenibili, la riduzione delle emissioni del settore sanitario, la riforma della formazione del personale sanitario e l’integrazione della sostenibilità nei modelli di cura e nella procurement sanitaria.
  3. Il livello locale e urbano, riconoscendo il ruolo centrale delle città nella gestione degli impatti climatici. Il dashboard include indicatori su piani locali su clima e salute, sistemi di allerta precoce, infrastrutture verdi e azioni di salute pubblica implementate da reti di città come WHO Healthy Cities, C40 e ICLEI.
  4. Le riforme economiche e finanziarie, con particolare attenzione alla rimozione dei sussidi ai combustibili fossili, all’aumento degli investimenti in clima e salute, al rafforzamento degli standard sulla qualità dell’aria e allo sviluppo di indicatori di benessere oltre il PIL.

Un elemento trasversale del framework è l’enfasi sull’equità, con la richiesta di disaggregare i dati per gruppi di popolazione e garantire la partecipazione effettiva di gruppi vulnerabili nei processi decisionali, passando da una logica consultiva a una governance condivisa.

Nel complesso, il documento propone una visione altamente strutturata e operativa: non solo una strategia politica, ma un vero e proprio sistema di monitoraggio che collega evidenze scientifiche, governance e risultati misurabili.

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La 79ª Assemblea Mondiale della Sanità: la salute globale a un punto di svolta

Le delegazioni provenienti da tutto il mondo si riuniranno tra il 18 e il 23 maggio a Ginevra per la 79ª Assemblea Mondiale della Sanità (World Health Assembly – WHA), il principale organo decisionale dell’OMS. L’incontro si svolge in un momento particolarmente importante per la salute globale, segnata da conflitti, nuove pressioni legate ai cambiamenti climatici, alle trasformazioni demografiche, alle disuguaglianze sanitarie e all’incertezza economica.

Cos’è l’Assemblea Mondiale della Sanità?

L’Assemblea Mondiale della Sanità è l’organo di governo dell’OMS e riunisce ogni anno a Ginevra le delegazioni di tutti gli Stati Membri dell’Organizzazione. L’Assemblea definisce le politiche dell’OMS, approva il programma e il bilancio, supervisiona le politiche finanziarie e nomina il Direttore Generale. Rappresenta inoltre il principale forum globale nel quale i Paesi negoziano priorità e coordinano le azioni internazionali in materia di salute.

I principali temi all’ordine del giorno

Secondo il rapporto consolidato preparato dall’OMS in vista dell’Assemblea, i delegati saranno chiamati a discutere una vasta gamma di sfide interconnesse, tra le quali:

  1. Il rallentamento dei progressi nell’ambito delle vaccinazioni: l’OMS avverte che molti Paesi non sono sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda per l’Immunizzazione 2030, a causa delle persistenti disuguaglianze nell’accesso ai vaccini, della crescente diffusione della disinformazione e dell’esitazione vaccinale, nonché delle difficoltà nel raggiungere le popolazioni più vulnerabili, soprattutto nei contesti fragili e colpiti da conflitti.
  2. Anche la tubercolosi continuerà a occupare un posto centrale nell’agenda politica. L’OMS sottolinea che i progressi nella lotta contro la TB richiederanno sistemi sanitari più solidi, un maggiore accesso alla diagnosi e ai trattamenti e una maggiore attenzione ai determinanti sociali ed economici della salute. Gli Stati Membri stanno inoltre iniziando a guardare oltre l’attuale strategia “End TB”, lavorando a una futura strategia post-2030.
  3. I cambiamenti climatici saranno un altro tema destinato a influenzare molte delle discussioni dell’Assemblea. L’OMS considera sempre più il cambiamento climatico non soltanto come una questione ambientale, ma come una vera e propria minaccia per la salute pubblica, già in grado di modificare la diffusione delle malattie, colpire le comunità più vulnerabili e mettere sotto pressione la resilienza dei sistemi sanitari. Crescono le preoccupazioni legate alle ondate di calore, alle malattie trasmesse da vettori e al degrado ambientale.
  4. Parallelamente, l’OMS invita i Paesi ad accelerare gli sforzi verso la copertura sanitaria universale, garantendo però che l’innovazione tecnologica non contribuisca ad ampliare le disuguaglianze. Le discussioni sulla salute digitale, la medicina di precisione e l’accesso ai servizi diagnostici metteranno in evidenza la necessità di garantire un accesso equo alle nuove tecnologie, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito.
Finanziamenti e futuro della cooperazione internazionale

Uno dei temi ricorrenti del rapporto dell’OMS riguarda la sostenibilità dei finanziamenti per la salute globale. L’Organizzazione avverte che molti obiettivi sanitari internazionali rischiano di non essere raggiunti a causa di finanziamenti insufficienti e instabili, in un momento in cui i sistemi sanitari sono già sottoposti a forti pressioni. L ’Organizzazione stessa continua a subire le conseguenze finanziarie legate all’uscita degli Stati Uniti e dell’Argentina dall’OMS, con effetti sul suo funzionamento complessivo.

Più in generale, la 79ª Assemblea Mondiale della Sanità rifletterà una crescente consapevolezza del fatto che le grandi sfide della salute globale siano ormai profondamente interconnesse. Malattie infettive, cambiamenti climatici, resilienza economica e disuguaglianze sociali non possono più essere affrontati separatamente. Mentre i governi si preparano a riunirsi a Ginevra, l’Assemblea offrirà un’importante indicazione sulla volontà dei Paesi di rafforzare la cooperazione internazionale e investire in sistemi sanitari più equi e resilienti per il futuro.

 

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Corruzione sanitaria: l’analisi strategica del Policy Brief 75

La corruzione sanitaria rappresenta una minaccia concreta per la capacità dei sistemi sanitari di proteggere la salute pubblica, garantire equità e usare in modo efficace le risorse disponibili. L’European Observatory on Health Systems and Policies ha pubblicato il Policy Brief 75, dal titolo “How can we better prepare health systems to resist corruption”, un documento dedicato alla preparazione dei sistemi sanitari nel contrasto alla corruzione sanitaria.

Secondo il policy brief, la corruzione nei sistemi sanitari produce effetti rilevanti sulla salute globale, poiché compromette gli esiti sanitari e accentua le disuguaglianze, danneggia in modo sproporzionato le persone povere e vulnerabili, riduce la fiducia pubblica, genera sprechi e limita l’impatto degli investimenti in salute.

dove nasce la corruzione sanitaria

Il documento evidenzia che la corruzione sanitaria esiste in tutti i sistemi sanitari e può aggravarsi durante le emergenze sanitarie, quando i meccanismi di controllo risultano più deboli. Per questo motivo, le misure isolate non sono considerate sufficienti, poiché risultano più efficaci quando sono costruite sulle forme specifiche di corruzione che intendono affrontare.

Secondo l’European Observatory, le strategie contro la corruzione sanitaria devono partire da un’analisi concreta del problema, considerando dove si manifesta, quanto è diffuso e quali fattori lo alimentano. Il policy brief richiama in particolare il peso della governance, del contesto economico e delle norme sociali che possono influenzare le scelte di pazienti e operatori.

Per rafforzare la capacità di resistenza dei sistemi sanitari, il policy brief richiama la necessità di intervenire sulle cause sistemiche e strutturali della corruzione, individuando chi trae beneficio dalle pratiche corruttive, quali incentivi le sostengono e quali soggetti possano applicare le regole in modo credibile.

Un ulteriore elemento centrale riguarda la necessità di concentrare gli interventi sulle forme di corruzione più dannose per la performance dei sistemi sanitari, per l’equità e per gli esiti di salute. Il documento suggerisce inoltre di guardare alle esperienze maturate in altri settori, come istruzione, polizia e finanza pubblica, così da apprendere dai successi e dai limiti delle strategie già sperimentate.

Il policy brief richiama anche l’importanza di progettare interventi flessibili, capaci di essere adattati durante l’attuazione, e di prevedere strumenti di monitoraggio in tempo reale per intercettare eventuali conseguenze indesiderate. Tra gli strumenti citati figurano scorecard, audit e unità dedicate alla valutazione, con particolare attenzione agli effetti sulla qualità, sull’equità e sulle popolazioni povere e vulnerabili.

La costruzione di coalizioni per il cambiamento rappresenta un altro passaggio rilevante, attraverso alleanze tra organizzazioni della società civile, evidenziando infine la necessità di investire in valutazioni di lungo periodo, anche attraverso studi longitudinali, sperimentazioni randomizzate e ricerca etnografica, per migliorare progressivamente gli interventi contro la corruzione sanitaria.

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OMS lancia HISGOV, il database per valutare sistemi informativi e governance dei dati nei Paesi della Regione Europea

L’OMS ha lanciato il database Health Information Systems Governance (HISGOV), che raccoglie circa 70 indicatori per aiutare i paesi della Regione europea a comprendere, confrontare e migliorare le modalità di raccolta, gestione e utilizzo dei dati sanitari. Mettendo in evidenza i progressi, le lacune e le sfide in settori quali le strategie digitali, la governance dei dati e l’interoperabilità, la banca dati favorisce un processo decisionale più chiaro e l’adozione di politiche sanitarie più efficaci e basate su dati concreti.

Il database HISGOV

I sistemi informativi sanitari sono fondamentali per il buon funzionamento dei sistemi sanitari. Per favorirne il miglioramento, l’OMS ha lanciato un nuovo database destinato ai responsabili politici, agli esperti e al pubblico in tutta la Regione europea dell’OMS. Questo strumento è stato concepito per aiutare gli utenti a comprendere meglio il funzionamento dei sistemi informativi sanitari e le modalità con cui è possibile rafforzare la governance dei dati. La banca dati raccoglie quasi 70 indicatori, offrendo una panoramica chiara e accessibile sulle modalità con cui i paesi raccolgono, gestiscono e utilizzano i dati sanitari.

Cofinanziato dall’Unione Europea, il database HISGOV fornisce informazioni sia sui progressi compiuti che sulle sfide ancora in corso. Il suo scopo è quello di evidenziare le aree in cui potrebbero essere necessari ulteriori interventi o investimenti. Presentando informazioni comparabili tra i vari paesi, consente agli utenti di identificare le lacune e monitorare gli sviluppi nel tempo.

I sistemi di informazione sanitaria sono di per sé complessi e operano su più livelli. Essi generano informazioni sanitarie che guidano il processo decisionale attraverso processi quali la raccolta dei dati, l’analisi, la rendicontazione, la gestione delle conoscenze e la governance. Affinché questi sistemi siano efficaci ed efficienti, essi dipendono da dati coerenti e di alta qualità provenienti da un’ampia gamma di fonti. Queste includono cartelle cliniche, indagini, registri delle malattie, interviste, indagini di screening, programmi di prevenzione e dati provenienti da settori esterni a quello sanitario, quali i dati ambientali o sociali.

Questo database è strutturato attorno a componenti chiave che riflettono la solidità dei sistemi, tra cui strategie digitali, quadri di governance, cartelle cliniche elettroniche, utilizzo dei dati e interoperabilità. Esplora inoltre le sfide legate all’implementazione delle cartelle cliniche elettroniche e all’adozione di analisi avanzate. Le informazioni sono presentate attraverso tabelle riassuntive e mappe per facilitare la comprensione dei confronti e delle tendenze.

Attingendo a sondaggi e valutazioni dei sistemi, il database supporta un processo decisionale più efficace, chiarendo come i dati possano essere utilizzati per l’azione e lo sviluppo delle politiche nei vari paesi della regione.

 

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Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE: il voto in commissione BUDG del Parlamento europeo

Aggiornamento: martedì 28 aprile, il Parlamento ha definito la propria posizione in vista dei negoziati con gli Stati membri sulle cifre principali e sulla struttura del quadro finanziario pluriennale (MFF) 2028-2034. LINK

Un rapporto del Parlamento europeo chiarisce la posizione dell’istituzione sul prossimo bilancio a lungo termine dell’UE, il Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028–2034. Il documento sottolinea che l’attuale bilancio si è rivelato insufficiente per affrontare crisi recenti e nuove sfide geopolitiche, chiedendo un quadro più ambizioso e flessibile.

La proposta della Commissione europea è giudicata poco ambiziosa

Il Parlamento europeo critica la proposta della Commissione europea sul nuovo QFP ritenendola poco ambiziosa. In particolare, contesta l’enfasi sul dato di un bilancio totale di “2 trilioni di euro”, calcolato a prezzi correnti e quindi gonfiato dall’inflazione. Se si considerano i prezzi costanti (più adatti a valutare il potere reale di spesa), il bilancio scende a circa 1.763 miliardi, pari a poco più dell’1,26% del reddito lordo dell’UE. Inoltre, una quota non trascurabile è destinata al rimborso del debito di NextGenerationEU, riducendo ulteriormente le risorse disponibili per nuove politiche.

Di conseguenza, secondo il Parlamento, l’aumento reale dei fondi per i programmi europei è praticamente nullo, inferiore a 0,01 punti percentuali. Questo viene giudicato insufficiente rispetto alle crescenti sfide che l’Unione deve affrontare, dalla sicurezza alla competitività, fino alla transizione climatica e digitale. Per questo motivo, gli eurodeputati chiedono un bilancio significativamente più elevato e trasparente, capace di sostenere concretamente le priorità strategiche dell’UE. Gli eurodeputati propongono un aumento di circa il 10%, fissando il livello ad almeno l’1,27% del reddito lordo europeo (1,38% includendo il rimborso del debito).

Priorità strategiche e governance del bilancio

Il Parlamento insiste affinché il bilancio resti uno strumento di investimento europeo con un chiaro valore aggiunto, sostenendo innovazione, difesa, autonomia strategica e azione esterna, senza indebolire politiche tradizionali come coesione e agricoltura. Allo stesso tempo, respinge un approccio “nazionalizzato” (un piano per Stato membro), ritenuto rischioso per la trasparenza, la coerenza delle politiche UE e la solidarietà.

Viene inoltre ribadita l’importanza di mantenere linee di finanziamento chiare per garantire controllo democratico e prevedibilità, nonché il coinvolgimento di autorità regionali e locali nell’attuazione.

Nuove risorse e sostenibilità finanziaria

Il Parlamento chiede l’introduzione di nuove risorse proprie per rafforzare la sostenibilità del bilancio e ridurre la dipendenza dai contributi nazionali, ipotizzando anche strumenti fiscali innovativi. Sottolinea inoltre che il rimborso del debito NextGenerationEU dovrebbe restare separato dal QFP, per non comprimere i finanziamenti ai programmi.

Nel complesso, il Parlamento definisce così il proprio mandato negoziale, puntando a un bilancio UE più ampio, trasparente e orientato alle priorità strategiche, capace di rispondere a un contesto globale sempre più complesso.

 

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THCS Podcast, episodio 2: ecosistemi e politiche

Il Podcast del partenariato europeo THCS – Transforming Health and Care Systems dedica il suo secondo episodio al rapporto tra ecosistemi, politiche pubbliche e capacità di trasformare l’innovazione in cambiamento reale nei sistemi sanitari e assistenziali.

L’episodio, intitolato Ecosystems Need Policies, parte da una domanda centrale: come evitare che i risultati dei progetti restino episodi isolati e fare in modo, invece, che possano consolidarsi nel tempo? Il filo conduttore della conversazione è chiaro: i progetti possono accendere l’innovazione, ma senza un ancoraggio nelle politiche, nelle strategie e nei meccanismi di governance rischiano di non generare effetti duraturi.

Nel corso del podcast, i relatori sottolineano più volte che gli ecosistemi non si sviluppano solo perché esistono idee valide o buone pratiche: servono visione di lungo periodo, incentivi coerenti, capacità di cooperazione tra livelli diversi e un quadro politico che non soffochi l’innovazione, ma la accompagni.

Viene proposto anche un parallelismo efficace tra ecosistema e giardino: l’innovazione può nascere spontaneamente, ma senza “cura”, coordinamento e manutenzione rischia di diventare fragile, dispersiva o vulnerabile. In questo quadro, il ruolo delle politiche viene descritto come essenziale per dare direzione, continuità e stabilità ai processi di trasformazione.

THCS PODCAST: POLITICHE, INCENTIVI E RUOLO DEL NATIONAL MIRROR GROUP

Nel secondo episodio del THCS Podcast trovano spazio anche riflessioni concrete su ciò che aiuta o ostacola la crescita degli ecosistemi della salute. Tra i temi affrontati emergono il peso dei cicli politici brevi, la difficoltà di investire su prevenzione e promozione della salute, la necessità di collegare fin dall’inizio i progetti a strategie nazionali o regionali e l’importanza della co-progettazione tra attori pubblici, privati, società civile e decisori.

Un passaggio particolarmente rilevante riguarda il contributo di ProMIS, in qualità di coordinatore del National Mirror Group italiano di THCS, che richiama il ruolo del NMG come spazio di raccordo tra competenze, istituzioni e priorità nazionali ed europee.

In questo senso, viene sottolineato quanto sia complesso ma necessario tenere insieme soggetti con agende diverse, favorire il coordinamento quotidiano, investire nella comunicazione e costruire un piano d’azione nazionale capace di collegare le politiche italiane con quelle europee.

Il podcast, infine, insiste su un messaggio di fondo: i progetti da soli non garantiscono la scalabilità delle buone pratiche, mentre sono gli ecosistemi — se sostenuti da policy adeguate, governance condivisa e incentivi ben disegnati — a creare le condizioni per rendere strutturali i risultati. In questa prospettiva, l’episodio offre uno spunto utile non solo per chi lavora su ricerca e innovazione, ma anche per chi si occupa di programmazione, decisione pubblica e integrazione tra livelli territoriali e istituzionali.

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Intelligenza artificiale in salute: nuovo report OBS per i decisori politici

L’intelligenza artificiale applicata alla salute è oggetto della pubblicazione Demystifying artificial intelligence in health: what health policy-makers need to know, realizzata dall’European Observatory on Health Systems and Policies nella collana Health Policy Series.

Il documento è concepito come guida per decisori pubblici e stakeholder del settore sanitario, con l’obiettivo di fornire una comprensione chiara delle caratteristiche, delle potenzialità e dei limiti dell’intelligenza artificiale nei sistemi sanitari. In particolare, il report mira a supportare processi decisionali informati, offrendo una base per valutare quando e come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata in modo appropriato.

La pubblicazione approfondisce il funzionamento dell’intelligenza artificiale, distinguendo tra sistemi basati su regole e modelli di apprendimento automatico, inclusi quelli generativi.

Viene chiarito che tali tecnologie non “pensano” né comprendono il contesto come un essere umano, ma producono risultati sulla base di pattern individuati nei dati. Il documento sottolinea come le prestazioni dei sistemi dipendano in modo determinante dalla qualità, rappresentatività e completezza dei dati utilizzati per l’addestramento.

Inoltre, viene evidenziato il tema della “scatola nera” di alcuni modelli di intelligenza artificiale, che rende difficile comprendere i processi decisionali degli algoritmi, con implicazioni rilevanti in termini di trasparenza, responsabilità e fiducia nei sistemi sanitari.

Successivamente, vengono analizzate le principali aree di applicazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi sanitari. Tra queste, il supporto alla diagnosi e alle decisioni cliniche, l’analisi dei dati sanitari su larga scala, la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi, nonché l’impiego in sanità pubblica e ricerca.

Il documento evidenzia che i benefici potenziali includono maggiore efficienza, miglioramento degli esiti e supporto ai professionisti, ma sottolinea anche che l’impatto reale dipende dall’integrazione nei processi esistenti e dalla capacità dei sistemi sanitari di adottare queste tecnologie in modo appropriato.

Intelligenza artificiale, governance e sistemi sanitari

L’ultimo capitolo del report si concentra sulle implicazioni di governance dell’intelligenza artificiale, evidenziando come l’adozione di queste tecnologie richieda un approccio sistemico.

Il documento richiama l’attenzione sui principali rischi, tra cui bias nei dati e negli algoritmi, problemi di sicurezza, mancanza di trasparenza e possibili effetti negativi sull’equità nell’accesso alle cure. Viene sottolineato come l’intelligenza artificiale possa amplificare disuguaglianze esistenti se non adeguatamente regolata e monitorata.

In questo contesto, il report evidenzia la necessità di sviluppare quadri di governance chiari, che includano standard per la qualità dei dati, meccanismi di valutazione delle tecnologie e sistemi di monitoraggio continuo.

Un ruolo centrale è attribuito ai decisori pubblici, chiamati a definire politiche e regolazioni in grado di garantire un utilizzo sicuro, trasparente e responsabile dell’intelligenza artificiale. Viene inoltre evidenziata l’importanza di rafforzare le competenze all’interno dei sistemi sanitari, sia a livello tecnico sia decisionale, per consentire una valutazione critica delle tecnologie e delle loro implicazioni.

La pubblicazione propone un approccio pragmatico all’intelligenza artificiale in salute, orientato a comprendere non solo le opportunità, ma anche i limiti e le condizioni necessarie per un’adozione efficace.

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