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Tumori digestivi, pubblicato il volume 1 della classificazione OMS

Dal 29 luglio 2026 è disponibile in formato cartaceo il primo volume della sesta edizione della classificazione dei tumori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), dedicato ai tumori digestivi. Il volume inaugura la nuova edizione della serie dei Blue Books e introduce aggiornamenti pensati per colmare alcune lacune nelle evidenze disponibili, integrando i progressi scientifici con una prospettiva di rilevanza globale.

Il volume sui tumori digestivi comprende nuove immagini, nuovi codici e criteri diagnostici aggiornati. La pubblicazione è stata curata dal comitato editoriale della classificazione dei tumori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e costituisce il primo volume della sesta edizione della serie.

Nuovi standard internazionali per i tumori digestivi

I Blue Books dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rappresentano un riferimento di eccellenza per la diagnosi dei tumori e offrono una sintesi di patologia istologica, digitale e molecolare. Attraverso questa integrazione forniscono standard internazionali per i professionisti coinvolti nella cura delle persone con cancro e per chi opera nella ricerca oncologica.

Questi standard sostengono il trattamento individuale dei pazienti e la ricerca dedicata a diversi aspetti del cancro, comprese le cause della malattia, la prevenzione, la terapia e la formazione. Il nuovo volume dedicato ai tumori digestivi si inserisce quindi in un sistema di classificazione che accompagna sia l’attività diagnostica sia la ricerca e contribuisce alla più ampia lotta contro il cancro attraverso criteri condivisi e aggiornati.

Con la pubblicazione del primo volume sui tumori digestivi prende avvio la sesta edizione dei Blue Books dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prosegue il proprio ruolo di riferimento internazionale per la diagnosi dei tumori e per la ricerca oncologica.

 

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Screening polmonare: si conclude SOLACE, progetto europeo avviato nel 2023

Il tumore del polmone è la principale causa di morte correlata al cancro nei Paesi dell’Unione europea e la possibilità di individuare la malattia prima della comparsa dei sintomi rende lo screening polmonare centrale per migliorare gli esiti. Lo screening delle persone ad alto rischio consente di rilevare il tumore polmonare in una fase più precoce, obiettivo al centro di SOLACE, progetto europeo nato per rafforzare lo screening del tumore polmonare e favorirne una diffusione più equa.

Avviato il 1° aprile 2023 e concluso il 31 marzo 2026, SOLACE ha sviluppato strumenti e sperimentazioni per rafforzare lo screening polmonare in Europa.

SOLACE è stato finanziato nell’ambito di EU4Health, il programma dell’Unione europea dedicato alla salute. La European Health and Digital Executive Agency, Agenzia esecutiva europea per la salute e il digitale, gestisce gran parte del bilancio del programma e ne sostiene l’attuazione attraverso strumenti di finanziamento.

Con la conclusione delle attività, il progetto lascia risultati che riguardano la conoscenza dei sistemi nazionali, le sperimentazioni sul campo, la formazione e gli strumenti destinati a professionisti e cittadini. SOLACE ha realizzato una valutazione completa e standardizzata dello screening del tumore polmonare nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo, facendo emergere differenze significative nelle modalità di attuazione.

La mappatura ha considerato linee guida, infrastrutture, capacità della forza lavoro sanitaria e sistemi di garanzia della qualità. Il lavoro ha inoltre individuato ostacoli strutturali legati alla governance, ai finanziamenti, alle infrastrutture e alla disponibilità dei dati, offrendo una base comune per programmi di screening polmonare più omogenei.

Accanto all’analisi dei sistemi nazionali, tre progetti pilota sono stati realizzati in 17 siti distribuiti in 11 Paesi, con particolare attenzione alle donne, alle persone difficili da raggiungere e alle popolazioni esposte a un rischio più elevato. Le attività hanno incluso strategie di reclutamento con ambasciatori e mediatori, unità mobili per lo screening e un modello comune per la gestione dei dati.

Nel complesso, sono state reclutate oltre 30.000 persone, un risultato che accompagna il lavoro svolto per sperimentare modalità organizzative capaci di raggiungere gruppi differenti e sostenere un accesso più equo allo screening polmonare.

Lo screening polmonare tra strumenti condivisi e prospettive europee

Tra i risultati del progetto rientra anche il SOLACE Knowledge Hub, una piattaforma digitale che raccoglie risorse destinate ai professionisti sanitari e alla popolazione generale. I materiali comprendono un pacchetto dedicato alle linee guida, alla garanzia della qualità e all’attuazione dei programmi, insieme a un quadro europeo per la formazione sullo screening polmonare.

SOLACE ha inoltre sviluppato un’analisi delle popolazioni a rischio per sostenere strategie basate sul rischio individuale, riunendo evidenze sui benefici, sui possibili effetti negativi e sul rapporto tra costi ed efficacia. Il progetto ha esaminato anche approcci emergenti e applicazioni dell’intelligenza artificiale, valutandone il possibile contributo al miglioramento delle prestazioni dello screening.

La continuità del lavoro è sostenuta dalla European Lung Cancer Screening Alliance, l’alleanza europea per lo screening polmonare, costituita per proseguire gli sforzi avviati da SOLACE oltre la durata del progetto.

Nel maggio 2026 SOLACE ha partecipato a un webinar sulle disuguaglianze nel cancro organizzato dalla Direzione generale della Salute e della sicurezza alimentare della Commissione europea e da HaDEA. Nel febbraio 2026 aveva inoltre contribuito, insieme ai progetti PRAISE U sul tumore della prostata e TOGAS sul tumore gastrico, a un vertice europeo dedicato allo screening oncologico e alla diagnosi precoce.

I risultati dei tre progetti sono stati discussi con decisori politici, clinici, rappresentanti dei pazienti e ricercatori, rafforzando il confronto europeo su programmi di screening differenti. La conclusione di SOLACE lascia così dati, strumenti, esperienze e una rete di collaborazione che contribuiscono alla lotta contro il cancro e sostengono la prospettiva di programmi di screening più equi ed efficaci in Europa.

 

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bandi

Nuovo ERC Work Programme 2027, Info day nazionale di APRE e MUR

L’ERC Work Programme 2027, il nuovo Programma di lavoro dello European Research Council (ERC), sarà al centro dell’Info day nazionale organizzato da APRE, Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, in accordo con il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR). L’appuntamento si svolgerà online lunedì 21 settembre 2026, dalle 10.00 alle 12.00, e sarà dedicato al lancio del Programma di lavoro relativo ai bandi 2027.

L’incontro avrà come focus le principali novità previste dal nuovo Programma di lavoro e vedrà la partecipazione dell’Agenzia esecutiva dello European Research Council (ERCEA), che illustrerà i contenuti dell’ERC Work Programme 2027 relativi ai bandi della nuova annualità e approfondirà le caratteristiche dello schema ERC Plus.

ERC Work Programme 2027 e servizi per i partecipanti italiani

La parte conclusiva dell’evento sarà affidata al Punto di contatto nazionale ERC per Horizon Europe, il Programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione, con un intervento dedicato ai servizi rivolti ai potenziali partecipanti italiani. Saranno presentati i servizi di informazione, orientamento e assistenza messi a disposizione di chi è interessato alle opportunità dello European Research Council, completando così il programma dell’Info day nazionale.

La presentazione dell’ERC Work Programme 2027 sarà quindi accompagnata da uno spazio dedicato al supporto disponibile per i potenziali partecipanti italiani, affiancando all’illustrazione delle novità previste per i bandi 2027 un momento specificamente rivolto alle attività di informazione, orientamento e assistenza.

La partecipazione all’Info day è aperta a tutti e richiede una registrazione preventiva. Le iscrizioni resteranno aperte fino al 19 settembre, mentre l’incontro si svolgerà interamente online nella giornata di lunedì 21 settembre.

L’appuntamento consentirà dunque di approfondire in un’unica sessione l’ERC Work Programme 2027, le caratteristiche dello schema ERC Plus e i servizi destinati ai potenziali partecipanti italiani, seguendo il programma previsto per il lancio nazionale del nuovo Programma di lavoro relativo ai bandi 2027.

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Commissione europea ed ENISA avviano l’attuazione del Piano d’azione sulla cybersicurezza in sanità

L’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza (ENISA) ha compiuto i primi passi concreti nell’attuazione del Piano d’azione europeo sulla cybersicurezza degli ospedali e degli operatori sanitari.

L’Agenzia ha infatti firmato un Contribution Agreement con la Commissione europea del valore di 6 milioni di euro, della durata di tre anni, e ha pubblicato una versione aggiornata delle linee guida per gli appalti di cybersicurezza rivolte al settore sanitario, primo risultato operativo previsto dal Piano d’azione che avrà l’obiettivo di costruire difese robuste contro le minacce informatiche.

ENISA: Il Piano d’azione sulla cybersicurezza in sanità

Avviato dalla Commissione europea nel 2025, il Piano d’azione punta a migliorare la protezione e la resilienza del settore e assegna a ENISA una serie di attività. Tra i risultati principali rientra il sostegno al Centro europeo di supporto per la cybersicurezza proposto, un meccanismo destinato a fornire orientamenti, strumenti e servizi calibrati sulle esigenze dei prestatori di assistenza sanitaria in Europa.

Il lavoro sulla protezione informatica comprenderà lo sviluppo di un catalogo completo dei servizi per assistere il settore, facendo tesoro dell’esperienza maturata con la precedente Azione di supporto alla cybersicurezza di ENISA. L’accordo finanzierà la riorganizzazione e l’ampliamento dell’offerta e dell’architettura dei servizi esistenti, con lo scopo di rafforzare l’azione e migliorare i risultati, insieme alla creazione e al consolidamento di approcci armonizzati, al riutilizzo di metodologie, strumenti e strategie di approvvigionamento già definiti e alle attività rivolte a sostenere gli Stati membri e gli enti sanitari.

La costruzione dell’offerta di servizi avverrà consultando i gruppi di portatori di interesse pertinenti. L’obiettivo principale dell’accordo consiste nell’attuazione del catalogo dei servizi del meccanismo di supporto, che attualmente comprende azioni riunite nelle quattro categorie dedicate a preparazione, rilevamento, risposta e governance.

Appalti sanitari e protezione informatica per ospedali e operatori

Tra i primi risultati del Piano d’azione rientra una nuova versione delle linee guida di ENISA sugli approvvigionamenti per la cybersicurezza degli ospedali e dei prestatori di assistenza sanitaria. La preparazione ha ricevuto il sostegno della Commissione europea, del gruppo europeo per la cooperazione sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi e della comunità europea per la condivisione e l’analisi delle informazioni nel settore sanitario.

Le linee guida raccolgono pratiche che favoriscono l’integrazione degli obiettivi di protezione informatica nei processi di approvvigionamento e coprono tutte le fasi del relativo ciclo. Il contenuto stabilisce requisiti di cybersicurezza per i fornitori e individua le tipologie di prodotti e servizi per le quali gli aspetti di sicurezza informatica risultano particolarmente importanti.

È inoltre presente una lista pratica di misure di cybersicurezza adattate agli approvvigionamenti sanitari, ciascuna collegata alle minacce specifiche associate alle diverse tipologie di acquisto. Le indicazioni sono coerenti con i pertinenti quadri normativi dell’Unione europea e possono essere utilizzate da un’ampia platea di soggetti, dai professionisti tecnici con responsabilità elevate nel settore sanitario alle squadre che si occupano delle tecnologie dell’informazione.

Il Piano d’azione, le linee guida sugli approvvigionamenti e la cybersicurezza dei dispositivi medici saranno tra i temi dell’undicesima conferenza ENISA sulla sicurezza della sanità digitale, organizzata a Nicosia, a Cipro, il 7 ottobre 2026.

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Salute delle donne: 28 e 29 settembre workshop EMA sulle esigenze femminili

L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) promuove nuove iniziative per integrare maggiormente la salute delle donne nello sviluppo e nella regolamentazione dei farmaci. Sebbene, infatti, vivano mediamente più a lungo degli uomini, le donne trascorrono una parte maggiore della vita in condizioni di salute precarie, una disparità legata sia a fattori sociali sia a lacune nella prevenzione, nella diagnosi e nel trattamento delle malattie, che non sempre rispondono pienamente alle loro specifiche esigenze sanitarie.

Emer Cooke, direttrice esecutiva dell’EMA, ha indicato la salute delle donne tra le priorità dell’Agenzia, richiamando il ruolo delle autorità regolatorie nello sviluppo di medicinali più adeguati alle esigenze femminili. Questi i temi al centro del workshop che si terrà presso la sede dell’Agenzia e in diretta streaming il 28 settembre 2026, dalle 9:30 alle 17:15, e il 29 settembre, dalle 9:00 alle 17:30. L’incontro analizzerà le carenze della ricerca, individuerà le priorità per rafforzare le evidenze disponibili e la ricerca clinica inclusiva, coinvolgendo pazienti, professionisti sanitari, mondo accademico, industria e partner internazionali.

Il workshop approfondirà il tema della rappresentazione delle donne negli studi clinici e le differenze tra i sessi nella manifestazione delle malattie e nella risposta ai trattamenti, valutando come integrare questi aspetti nello sviluppo e nell’impiego dei medicinali. L’attenzione riguarderà anche le esigenze ancora non pienamente soddisfatte, come dimostrano la preeclampsia, i sintomi della menopausa e l’endometriosi, condizioni tuttora insufficientemente riconosciute o affrontate.

LE QUATTRO AREE DI INTERVENTO DELL’EMA PER LA SALUTE DELLE DONNE

La prima area riguarda la presenza delle donne nelle sperimentazioni cliniche. Il regolamento europeo prevede che le persone coinvolte negli studi rappresentino le popolazioni che utilizzeranno il medicinale. Quando una malattia è più frequente tra le donne, quindi, anche la composizione dello studio deve riflettere questa caratteristica. I dati disponibili mostrano una rappresentazione generalmente adeguata, ma l’Agenzia condurrà analisi più approfondite durante le fasi dello sviluppo attraverso il Clinical Trials Information System (CTIS), il sistema informativo sulle sperimentazioni cliniche.

Un secondo ambito di intervento dedicato alla salute delle donne riguarda la valutazione dei medicinali e la qualità delle informazioni che li accompagnano. L’EMA continuerà a verificare che le possibili differenze tra donne e uomini, comprese quelle relative al dosaggio, all’efficacia e alla sicurezza, siano analizzate durante il processo regolatorio e riportate in modo adeguato nelle informazioni di prodotto. L’obiettivo è rendere più chiari gli eventuali effetti differenti dei trattamenti e fornire indicazioni più precise sul loro impiego.

La terza area riguarda gravidanza e allattamento, periodi nei quali restano lacune sui benefici e sui rischi delle terapie. Le attività comprendono studi successivi all’autorizzazione, metodi più efficaci per individuare segnali di sicurezza, indicazioni metodologiche, maggiore farmacovigilanza e aggiornamento delle informazioni sui medicinali. L’Agenzia partecipa inoltre allo sviluppo della linea guida internazionale E21, dedicata all’inclusione sicura delle persone in gravidanza e in allattamento nelle sperimentazioni cliniche.

La quarta area di intervento dedicato alla salute delle donne comprende gli studi basati sui dati della pratica clinica. Attraverso la Data Analysis and Real World Interrogation Network (DARWIN EU), la rete per l’analisi dei dati del mondo reale, l’EMA studia l’uso dei medicinali e le malattie legate alla salute delle donne. Tra gli esempi figura una ricerca sul rischio di tromboembolia venosa associato ai farmaci antinfiammatori non steroidei nelle donne tra 15 e 49 anni che utilizzano contraccettivi ormonali.

L’Agenzia intende ridurre l’incertezza regolatoria in tutela della salute delle donne, incoraggiando gli sviluppatori a utilizzare gli strumenti disponibili nelle prime fasi, compresi il gruppo dedicato all’innovazione, gli incontri informativi per il mondo accademico e la consulenza scientifica. Saranno rafforzati il dialogo con i portatori di interesse e la collaborazione internazionale. Il workshop individuerà le aree nelle quali lo sviluppo di medicinali è maggiormente necessario, mentre risultati e azioni successive saranno raccolti in un rapporto pubblicato dopo l’incontro.

 

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lotta contro il cancro Salute Globale

Statistiche sul cancro: stime GLOBOCAN 2024 e allarme OMS per il 2050

Nel 2024 le statistiche sul cancro stimano 20,6 milioni di nuove diagnosi e 9,8 milioni di decessi, oltre 26 mila ogni giorno, confermando il cancro come la seconda causa di morte nel mondo, dopo le malattie cardiovascolari.

Le statistiche sul cancro GLOBOCAN sull’incidenza e sulla mortalità oncologica mondiale sono state elaborate da ricercatori dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e dell’American Cancer Society (ACS), e riguardano 34 tumori in 186 Paesi. Le statistiche sul cancro indicano che una persona su cinque sviluppa la malattia nel corso della vita, mentre un uomo su nove e una donna su tredici muoiono per una neoplasia. Entro il 2050 i nuovi casi annuali potrebbero raggiungere 34,4 milioni, con un aumento del 67 per cento rispetto al 2024.

Il tumore del polmone è il più diagnosticato, con circa 2,6 milioni di nuovi casi, seguito dai tumori della mammella femminile, del colon retto, della prostata e dello stomaco. Il tumore del polmone rimane la principale causa di morte oncologica, con 1,9 milioni di decessi e il 19,1 per cento della mortalità.

Questi dati si collegano al Global Status Report on Cancer 2026 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sviluppato con l’IARC, che analizza progressi e disuguaglianze nell’assistenza oncologica. Nel 2024 l’Asia ha concentrato il 50,7 per cento dei casi e il 56,5 per cento dei decessi, mentre l’Europa ha registrato il 21 per cento dei casi e il 20 per cento delle morti, pur rappresentando circa il 9 per cento della popolazione mondiale.

Secondo le ultime statistiche sul cancro le disuguaglianze territoriali incidono sulle possibilità di sopravvivenza, poiché nei Paesi ad alto reddito l’87 per cento delle donne con tumore della mammella è in vita cinque anni dopo la diagnosi, rispetto al 42 per cento nei Paesi a basso reddito. Meno di un Paese su tre include l’assistenza oncologica nella copertura sanitaria universale.

Quasi quattro casi su dieci sono collegati a fattori di rischio prevenibili, tra cui tabacco, alcol, eccesso di peso, scarsa attività fisica e infezioni provocate dal papillomavirus umano (HPV), dai virus dell’epatite B e C e dall’Helicobacter pylori. La prevenzione può evitare milioni di diagnosi e decessi futuri.

Le ULTIME statistiche sul cancro e le priorità per il 2050

Secondo le statistiche sul cancro il consumo di tabacco è diminuito del 27 per cento dal 2010, mentre vaccinazioni, servizi igienici e misure di controllo delle infezioni contribuiscono a ridurre diversi tumori associati ad agenti infettivi. L’82 per cento dei Paesi dispone di un piano nazionale di controllo del cancro, rispetto al 50 per cento del 2010, ma i progressi restano diseguali.

La disponibilità dei venti medicinali oncologici prioritari varia dal 9 al 54 per cento nei Paesi a basso reddito e a reddito medio basso, mentre nei Paesi ad alto reddito è compresa tra il 68 e il 94 per cento.

La prima indagine dell’OMS sulle persone colpite dalla malattia segnala che almeno il 45 per cento affronta difficoltà finanziarie, più della metà riferisce problemi di salute mentale e quasi tutti i caregiver subiscono conseguenze rilevanti. Le statistiche sul cancro confermano la necessità di investimenti stabili, competenze professionali, ricerca orientata alla salute pubblica e accesso equo all’innovazione.

Il rapporto dell’OMS presenta raccomandazioni ed orientamenti strategici, chiedendo di integrare il controllo dei tumori nella copertura sanitaria universale, coinvolgere le persone con esperienza diretta della malattia e allineare ricerca e innovazione ai bisogni della salute pubblica. La lotta contro il cancro richiede sistemi sanitari più equi e centrati sulle persone, capaci di integrare prevenzione, diagnosi, trattamento e protezione sociale. Le decisioni prese oggi determineranno il carico oncologico delle generazioni future e richiederanno una risposta globale condivisa.

 

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Ricerca pubblica: oltre 1,5 miliardi di euro agli enti italiani

Più di 1,5 miliardi di euro per sostenere la ricerca pubblica italiana. È questo l’ammontare delle risorse previste dal Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (FOE) per il 2026, che assegna oltre 1,548 miliardi di euro agli enti di ricerca pubblica e ad altre istituzioni scientifiche e di valutazione finanziate dal Ministero dell’Università e della Ricerca. La ricerca pubblica riceve così risorse destinate a rafforzare la qualità delle attività scientifiche, le infrastrutture e il capitale umano.

La ricerca pubblica è al centro delle dichiarazioni del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha definito la ricerca uno dei motori più potenti dello sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. L’investimento prosegue il rafforzamento della qualità scientifica italiana e punta a offrire ai ricercatori strumenti, opportunità e prospettive sempre più solide, poiché dalla loro capacità di innovare dipende una parte importante del futuro dell’Italia.

Ricerca pubblica: come sono distribuite le risorse nel 2026

La quota più consistente del Fondo ordinario è assegnata al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), che riceve oltre 734 milioni di euro. All’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) sono destinati 353,4 milioni, mentre l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ottiene 151,3 milioni. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) riceve quasi 85 milioni e l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM) dispone di 30,4 milioni.

Il riparto comprende inoltre 34,4 milioni di euro per Area Science Park, 25,1 milioni per l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e 17,5 milioni per la Stazione Zoologica Anton Dohrn. All’Istituto Nazionale di Alta Matematica sono assegnati oltre 3,5 milioni, al Museo Storico della Fisica e Centro Studi Enrico Fermi 3,7 milioni e all’Istituto Italiano di Studi Germanici 2,1 milioni.

A questi finanziamenti si aggiungono 14 milioni di euro destinati a Elettra Sincrotrone Trieste, 18,9 milioni per l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE) e 7,4 milioni per l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (INVALSI). Il quadro riguarda quindi sia enti pubblici di ricerca sia altre istituzioni scientifiche e di valutazione sostenute dal Ministero.

Nel complesso, il riparto interessa quattordici realtà tra enti pubblici di ricerca e altre istituzioni scientifiche e di valutazione. Gli stanziamenti vanno dagli oltre 734 milioni assegnati al Consiglio Nazionale delle Ricerche ai 2,1 milioni destinati all’Istituto Italiano di Studi Germanici, offrendo una visione delle assegnazioni previste dal Fondo ordinario per il sistema sostenuto dal Ministero nel 2026.

Al riparto del 2026 si sommano poi 60 milioni di euro destinati al finanziamento premiale degli enti pubblici di ricerca, con un aumento di 20 milioni rispetto ai 40 milioni stanziati nell’anno precedente. La misura valorizza la qualità e l’impatto dell’attività scientifica attraverso indicatori legati alla produzione scientifica, alla partecipazione alle infrastrutture di ricerca e alla capacità di avanzamento degli interventi finanziati.

Rispetto al 2025, la dotazione complessiva destinata agli enti di ricerca pubblica registra un incremento di circa 15 milioni di euro. A questa crescita si aggiungono 7,27 milioni destinati al reclutamento di ricercatori e tecnologi nell’ambito del piano straordinario di assunzioni previsto dalla legge di Bilancio 2026. La misura punta a consolidare e rendere strutturali le competenze sviluppate anche grazie ai progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Considerando anche questo ulteriore stanziamento, l’aumento complessivo delle risorse rispetto all’anno precedente raggiunge i 22,27 milioni di euro. Il finanziamento del 2026 unisce quindi il riparto del Fondo ordinario, le risorse premiali e gli stanziamenti per le assunzioni, mantenendo al centro la ricerca pubblica, le infrastrutture scientifiche del Paese e le competenze dei ricercatori e dei tecnologi.

 

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Piani NRP 2028-2034: il Consiglio sostiene fondi più semplici

Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la propria posizione negoziale parziale sui Piani NRP, i piani di partenariato nazionale e regionale collegati al bilancio dell’Unione europea per il periodo 2028-2034.

L’obiettivo dei Piani NRP, è rendere più semplice ed efficiente il finanziamento delle principali priorità europee. Il nuovo fondo prevederebbe un piano unico per ciascuno Stato membro, al posto degli attuali programmi separati dedicati a coesione, agricoltura, pesca, migrazione, sicurezza e Fondo sociale per il clima.

Questa impostazione punta a ridurre la frammentazione tra strumenti diversi e a rendere più coerente l’uso delle risorse europee. Ogni piano dovrebbe essere costruito in base alle esigenze del singolo Paese e dei suoi territori, indicando gli investimenti e le riforme necessari.

I Piani NRP dovrebbero contribuire a ridurre le disparità regionali, sostenere un settore agricolo e della pesca più resiliente e competitivo, investire nelle persone e rafforzare il pilastro europeo dei diritti sociali. Dovrebbero inoltre sostenere la tutela dei diritti fondamentali, della democrazia e dello Stato di diritto, oltre alla sicurezza interna, alla protezione delle frontiere e alle capacità di difesa.

La posizione del Consiglio è definita “parziale” perché non include ancora le questioni finanziarie e orizzontali. Questi aspetti saranno discussi nel negoziato complessivo sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, cioè il bilancio a lungo termine dell’Unione europea. La dotazione finale del fondo dipenderà quindi dall’accordo complessivo sul prossimo bilancio settennale.

Piani NRP: più flessibilità e maggiore ruolo delle regioni

Secondo la posizione del Consiglio, i fondi sarebbero assegnati a livello nazionale sulla base dei piani elaborati dagli Stati membri. La preparazione e l’attuazione dovrebbero coinvolgere autorità nazionali, regionali e locali, parti interessate e Commissione europea.

L’erogazione dei finanziamenti sarebbe collegata al raggiungimento di obiettivi e traguardi concordati. Una volta raggiunti questi risultati, la Commissione europea potrebbe sbloccare le risorse. L’accesso ai fondi resterebbe inoltre legato al rispetto di condizioni orizzontali, in particolare sui diritti fondamentali e sullo Stato di diritto.

Il Consiglio propone anche maggiore flessibilità per gli Stati membri. Pur dovendo contribuire a tutti gli obiettivi strategici dei Piani NRP, i Paesi potrebbero concentrarsi sui sotto-obiettivi più adatti alla propria situazione. Sono inoltre previste procedure più semplici per approvare, modificare e riesaminare i piani.

Un punto importante riguarda il ruolo delle regioni, considerate centrali nella definizione e nell’attuazione dei finanziamenti europei. Per evitare nuovi oneri amministrativi, la posizione del Consiglio permette di utilizzare le strutture e i meccanismi di governance nazionali e regionali già esistenti.

Per agricoltura e pesca, il quadro punta a garantire continuità nei finanziamenti ai beneficiari e a rafforzare il ruolo della politica agricola comune e della politica comune della pesca nel prossimo periodo di programmazione.

La posizione approvata dal Consiglio costituisce il mandato per avviare i negoziati con il Parlamento europeo sul regolamento. Un accordo dell’Unione europea entro la fine del 2026 permetterebbe di adottare gli atti legislativi nel 2027, così da garantire l’arrivo dei finanziamenti ai beneficiari senza interruzioni a partire da gennaio 2028.

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Joint Undertakings: nuova consultazione sul programma 2028-2034

La Commissione europea ha avviato una consultazione sulle Joint Undertakings per raccogliere evidenze, esperienze e opinioni dagli stakeholder sul ruolo e sul funzionamento dei partenariati europei nel quadro di Horizon Europe. I contributi serviranno alla preparazione del nuovo Single Basic Act, il nuovo atto unico per definire regole comuni sulle future Joint Undertakings, nell’ambito del futuro programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione 2028 2034.

L’iniziativa riguarda le Joint Undertakings, partenariati europei istituzionalizzati nel settore della ricerca e dell’innovazione che riuniscono Unione europea, Stati membri, industria, organizzazioni di ricerca e altri attori attorno a priorità strategiche comuni. Il nuovo Single Basic Act punta a definire una base giuridica solida e coerente, in grado di assicurare certezza del diritto, obiettivi allineati, procedure armonizzate e sinergie tra settori, tenendo conto anche del prossimo quadro finanziario pluriennale e del collegamento con il futuro European Competitiveness Fund.

La proposta è indicata come iniziativa legislativa europea e dovrebbe assumere la forma di un regolamento del Consiglio, con un calendario indicativo fissato al quarto trimestre del 2026, mentre la valutazione d’impatto includerà anche le iniziative previste dall’articolo 185 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, pur se il Single Basic Act sarà dedicato alla costituzione delle future Joint Undertakings.

Le Joint Undertakings nella nuova fase dei partenariati europei

Attraverso questi partenariati, risorse pubbliche e private vengono messe in comune per sostenere ricerca, sviluppo, diffusione di tecnologie innovative e cambiamenti di sistema, con una capacità di investimento e competenza superiore a quella che i singoli soggetti potrebbero attivare autonomamente.

La consultazione prende in considerazione anche esempi di partenariati europei e Joint Undertakings già esistenti, tra cui la partnership PRIMA e la Circular Biobased Europe Joint Undertaking. L’obiettivo è raccogliere contributi su possibili miglioramenti dei partenariati, in grado di rendere l’Unione europea più competitiva, rafforzando il contributo alla ricerca e all’innovazione e migliorando il percorso che collega ricerca, commercializzazione e diffusione industriale delle nuove tecnologie.

Tra le questioni da affrontare rientrano il migliore allineamento dei partenariati con le priorità strategiche dell’Unione europea, il sostegno più efficace all’adozione di nuove tecnologie da parte dell’industria, l’aumento dei contributi privati, una maggiore apertura verso nuovi membri e partecipanti, una più forte circolazione delle conoscenze e una semplificazione del panorama delle Joint Undertakings.

La call for evidence resterà aperta per quattro settimane sul portale Have your say, mentre la consultazione pubblica collegata avrà una durata di dodici settimane e sarà disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea, con la possibilità di inviare risposte in una qualsiasi delle ventiquattro lingue ufficiali.

I risultati della consultazione contribuiranno alla valutazione d’impatto del Single Basic Act per le Joint Undertakings. La scadenza per l’invio dei contributi alla call for evidence è fissata al 14 luglio, mentre il calendario indicativo dell’iniziativa legislativa è previsto per il quarto trimestre del 2026.

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La Commissione europea pubblica la brochure ERA su WIDERA 2021-2027

La Commissione europea ha pubblicato la nuova brochure ERA in Horizon Europe, dedicata al rapporto tra Horizon Europe e lo Spazio europeo della ricerca. La brochure ERA offre uno strumento operativo per orientarsi tra Pact for Research and Innovation in Europe, ERA Policy Agendas, priorità politiche, azioni, politiche strutturali, Work Programmes WIDERA e progetti Horizon Europe.

Lo Spazio europeo della ricerca, indicato come European Research Area (ERA), è l’obiettivo dell’Unione europea di costruire un mercato unico e senza frontiere per ricerca, innovazione e tecnologia. Horizon Europe contribuisce al conseguimento dello Spazio europeo della ricerca anche attraverso WIDERA, acronimo di Widening Participation and Strengthening the ERA. Questa parte dedicata del programma interviene su due ambiti: l’allargamento della partecipazione e la diffusione dell’eccellenza, insieme alla riforma e al rafforzamento del sistema europeo di ricerca e innovazione, disponendo di un budget di circa 3,2 miliardi di euro per il periodo dal 2021 al 2027.

La brochure ERA nel percorso di Horizon Europe

La brochure ERA riporta le priorità politiche dello Spazio europeo della ricerca, le relative azioni e le politiche strutturali. Tra queste rientrano open science, infrastrutture di ricerca, parità di genere, carriere nella ricerca, valutazione della ricerca, valorizzazione della conoscenza, approccio globale alla cooperazione in ricerca e innovazione e SET Plan. Il documento include anche istruzione superiore, accesso all’eccellenza, coinvolgimento dei cittadini, science for policy, intelligenza artificiale nella scienza, trasformazione industriale, nuove metodologie di approccio, etica e integrità e management della ricerca.

Nei Work Programmes WIDERA, queste priorità vengono organizzate lungo gli anni di Horizon Europe. Nel periodo dal 2021 al 2022 compaiono azioni su pubblicazione open access istituzionale, cooperazione globale sui dati FAIR, piani per la parità di genere, ERA Fellowships, valorizzazione della conoscenza, citizen science e formazione dei research managers. Nel periodo dal 2023 al 2024 sono richiamati interventi su riproducibilità dei risultati scientifici, gestione della proprietà intellettuale, contrasto alla violenza di genere, riforme della valutazione della ricerca, European Excellence Initiative, Teaming for Excellence, Twinning, Hop On Facility, Excellence Hubs e professionalizzazione del management della ricerca.

Per il 2025 la brochure ERA indica, tra gli altri temi, pubblicazione open access istituzionale senza scopo di lucro, diffusione dei risultati dell’ERA Policy Agenda, barriere di carriera per ricercatori sottorappresentati e marginalizzati, ERA Fellowships, valli regionali dell’innovazione nei Paesi widening, politiche di ricerca e innovazione nei Paesi dell’allargamento dell’Unione europea, EIC Pre Accelerator, Science comes to town e Science for Policy ecosystem. Per il periodo dal 2026 al 2027 sono richiamate azioni su ecosistemi ERA, conoscenza per l’ERA, capacità istituzionali, riforme su open access e valutazione della ricerca, Talent Ecosystems, coinvolgimento dei cittadini e ERA Research Managers.

La brochure ERA riporta in un unico documento il percorso che collega Horizon Europe, WIDERA e Spazio europeo della ricerca alle priorità europee. Il documento permette di seguire con maggiore chiarezza il rapporto tra programmi di lavoro, azioni previste e progetti finanziati, mostrando come il rafforzamento della ricerca europea prenda forma attraverso Horizon Europe.

 

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