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Statistiche sul cancro: stime GLOBOCAN 2024 e allarme OMS per il 2050

Nel 2024 le statistiche sul cancro stimano 20,6 milioni di nuove diagnosi e 9,8 milioni di decessi, oltre 26 mila ogni giorno, confermando il cancro come la seconda causa di morte nel mondo, dopo le malattie cardiovascolari.

Le statistiche sul cancro GLOBOCAN sull’incidenza e sulla mortalità oncologica mondiale sono state elaborate da ricercatori dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e dell’American Cancer Society (ACS), e riguardano 34 tumori in 186 Paesi. Le statistiche sul cancro indicano che una persona su cinque sviluppa la malattia nel corso della vita, mentre un uomo su nove e una donna su tredici muoiono per una neoplasia. Entro il 2050 i nuovi casi annuali potrebbero raggiungere 34,4 milioni, con un aumento del 67 per cento rispetto al 2024.

Il tumore del polmone è il più diagnosticato, con circa 2,6 milioni di nuovi casi, seguito dai tumori della mammella femminile, del colon retto, della prostata e dello stomaco. Il tumore del polmone rimane la principale causa di morte oncologica, con 1,9 milioni di decessi e il 19,1 per cento della mortalità.

Questi dati si collegano al Global Status Report on Cancer 2026 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sviluppato con l’IARC, che analizza progressi e disuguaglianze nell’assistenza oncologica. Nel 2024 l’Asia ha concentrato il 50,7 per cento dei casi e il 56,5 per cento dei decessi, mentre l’Europa ha registrato il 21 per cento dei casi e il 20 per cento delle morti, pur rappresentando circa il 9 per cento della popolazione mondiale.

Secondo le ultime statistiche sul cancro le disuguaglianze territoriali incidono sulle possibilità di sopravvivenza, poiché nei Paesi ad alto reddito l’87 per cento delle donne con tumore della mammella è in vita cinque anni dopo la diagnosi, rispetto al 42 per cento nei Paesi a basso reddito. Meno di un Paese su tre include l’assistenza oncologica nella copertura sanitaria universale.

Quasi quattro casi su dieci sono collegati a fattori di rischio prevenibili, tra cui tabacco, alcol, eccesso di peso, scarsa attività fisica e infezioni provocate dal papillomavirus umano (HPV), dai virus dell’epatite B e C e dall’Helicobacter pylori. La prevenzione può evitare milioni di diagnosi e decessi futuri.

Le ULTIME statistiche sul cancro e le priorità per il 2050

Secondo le statistiche sul cancro il consumo di tabacco è diminuito del 27 per cento dal 2010, mentre vaccinazioni, servizi igienici e misure di controllo delle infezioni contribuiscono a ridurre diversi tumori associati ad agenti infettivi. L’82 per cento dei Paesi dispone di un piano nazionale di controllo del cancro, rispetto al 50 per cento del 2010, ma i progressi restano diseguali.

La disponibilità dei venti medicinali oncologici prioritari varia dal 9 al 54 per cento nei Paesi a basso reddito e a reddito medio basso, mentre nei Paesi ad alto reddito è compresa tra il 68 e il 94 per cento.

La prima indagine dell’OMS sulle persone colpite dalla malattia segnala che almeno il 45 per cento affronta difficoltà finanziarie, più della metà riferisce problemi di salute mentale e quasi tutti i caregiver subiscono conseguenze rilevanti. Le statistiche sul cancro confermano la necessità di investimenti stabili, competenze professionali, ricerca orientata alla salute pubblica e accesso equo all’innovazione.

Il rapporto dell’OMS presenta raccomandazioni ed orientamenti strategici, chiedendo di integrare il controllo dei tumori nella copertura sanitaria universale, coinvolgere le persone con esperienza diretta della malattia e allineare ricerca e innovazione ai bisogni della salute pubblica. La lotta contro il cancro richiede sistemi sanitari più equi e centrati sulle persone, capaci di integrare prevenzione, diagnosi, trattamento e protezione sociale. Le decisioni prese oggi determineranno il carico oncologico delle generazioni future e richiederanno una risposta globale condivisa.

 

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Ricerca pubblica: oltre 1,5 miliardi di euro agli enti italiani

Più di 1,5 miliardi di euro per sostenere la ricerca pubblica italiana. È questo l’ammontare delle risorse previste dal Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (FOE) per il 2026, che assegna oltre 1,548 miliardi di euro agli enti di ricerca pubblica e ad altre istituzioni scientifiche e di valutazione finanziate dal Ministero dell’Università e della Ricerca. La ricerca pubblica riceve così risorse destinate a rafforzare la qualità delle attività scientifiche, le infrastrutture e il capitale umano.

La ricerca pubblica è al centro delle dichiarazioni del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha definito la ricerca uno dei motori più potenti dello sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. L’investimento prosegue il rafforzamento della qualità scientifica italiana e punta a offrire ai ricercatori strumenti, opportunità e prospettive sempre più solide, poiché dalla loro capacità di innovare dipende una parte importante del futuro dell’Italia.

Ricerca pubblica: come sono distribuite le risorse nel 2026

La quota più consistente del Fondo ordinario è assegnata al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), che riceve oltre 734 milioni di euro. All’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) sono destinati 353,4 milioni, mentre l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ottiene 151,3 milioni. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) riceve quasi 85 milioni e l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM) dispone di 30,4 milioni.

Il riparto comprende inoltre 34,4 milioni di euro per Area Science Park, 25,1 milioni per l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e 17,5 milioni per la Stazione Zoologica Anton Dohrn. All’Istituto Nazionale di Alta Matematica sono assegnati oltre 3,5 milioni, al Museo Storico della Fisica e Centro Studi Enrico Fermi 3,7 milioni e all’Istituto Italiano di Studi Germanici 2,1 milioni.

A questi finanziamenti si aggiungono 14 milioni di euro destinati a Elettra Sincrotrone Trieste, 18,9 milioni per l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE) e 7,4 milioni per l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (INVALSI). Il quadro riguarda quindi sia enti pubblici di ricerca sia altre istituzioni scientifiche e di valutazione sostenute dal Ministero.

Nel complesso, il riparto interessa quattordici realtà tra enti pubblici di ricerca e altre istituzioni scientifiche e di valutazione. Gli stanziamenti vanno dagli oltre 734 milioni assegnati al Consiglio Nazionale delle Ricerche ai 2,1 milioni destinati all’Istituto Italiano di Studi Germanici, offrendo una visione delle assegnazioni previste dal Fondo ordinario per il sistema sostenuto dal Ministero nel 2026.

Al riparto del 2026 si sommano poi 60 milioni di euro destinati al finanziamento premiale degli enti pubblici di ricerca, con un aumento di 20 milioni rispetto ai 40 milioni stanziati nell’anno precedente. La misura valorizza la qualità e l’impatto dell’attività scientifica attraverso indicatori legati alla produzione scientifica, alla partecipazione alle infrastrutture di ricerca e alla capacità di avanzamento degli interventi finanziati.

Rispetto al 2025, la dotazione complessiva destinata agli enti di ricerca pubblica registra un incremento di circa 15 milioni di euro. A questa crescita si aggiungono 7,27 milioni destinati al reclutamento di ricercatori e tecnologi nell’ambito del piano straordinario di assunzioni previsto dalla legge di Bilancio 2026. La misura punta a consolidare e rendere strutturali le competenze sviluppate anche grazie ai progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Considerando anche questo ulteriore stanziamento, l’aumento complessivo delle risorse rispetto all’anno precedente raggiunge i 22,27 milioni di euro. Il finanziamento del 2026 unisce quindi il riparto del Fondo ordinario, le risorse premiali e gli stanziamenti per le assunzioni, mantenendo al centro la ricerca pubblica, le infrastrutture scientifiche del Paese e le competenze dei ricercatori e dei tecnologi.

 

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Piani NRP 2028-2034: il Consiglio sostiene fondi più semplici

Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la propria posizione negoziale parziale sui Piani NRP, i piani di partenariato nazionale e regionale collegati al bilancio dell’Unione europea per il periodo 2028-2034.

L’obiettivo dei Piani NRP, è rendere più semplice ed efficiente il finanziamento delle principali priorità europee. Il nuovo fondo prevederebbe un piano unico per ciascuno Stato membro, al posto degli attuali programmi separati dedicati a coesione, agricoltura, pesca, migrazione, sicurezza e Fondo sociale per il clima.

Questa impostazione punta a ridurre la frammentazione tra strumenti diversi e a rendere più coerente l’uso delle risorse europee. Ogni piano dovrebbe essere costruito in base alle esigenze del singolo Paese e dei suoi territori, indicando gli investimenti e le riforme necessari.

I Piani NRP dovrebbero contribuire a ridurre le disparità regionali, sostenere un settore agricolo e della pesca più resiliente e competitivo, investire nelle persone e rafforzare il pilastro europeo dei diritti sociali. Dovrebbero inoltre sostenere la tutela dei diritti fondamentali, della democrazia e dello Stato di diritto, oltre alla sicurezza interna, alla protezione delle frontiere e alle capacità di difesa.

La posizione del Consiglio è definita “parziale” perché non include ancora le questioni finanziarie e orizzontali. Questi aspetti saranno discussi nel negoziato complessivo sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, cioè il bilancio a lungo termine dell’Unione europea. La dotazione finale del fondo dipenderà quindi dall’accordo complessivo sul prossimo bilancio settennale.

Piani NRP: più flessibilità e maggiore ruolo delle regioni

Secondo la posizione del Consiglio, i fondi sarebbero assegnati a livello nazionale sulla base dei piani elaborati dagli Stati membri. La preparazione e l’attuazione dovrebbero coinvolgere autorità nazionali, regionali e locali, parti interessate e Commissione europea.

L’erogazione dei finanziamenti sarebbe collegata al raggiungimento di obiettivi e traguardi concordati. Una volta raggiunti questi risultati, la Commissione europea potrebbe sbloccare le risorse. L’accesso ai fondi resterebbe inoltre legato al rispetto di condizioni orizzontali, in particolare sui diritti fondamentali e sullo Stato di diritto.

Il Consiglio propone anche maggiore flessibilità per gli Stati membri. Pur dovendo contribuire a tutti gli obiettivi strategici dei Piani NRP, i Paesi potrebbero concentrarsi sui sotto-obiettivi più adatti alla propria situazione. Sono inoltre previste procedure più semplici per approvare, modificare e riesaminare i piani.

Un punto importante riguarda il ruolo delle regioni, considerate centrali nella definizione e nell’attuazione dei finanziamenti europei. Per evitare nuovi oneri amministrativi, la posizione del Consiglio permette di utilizzare le strutture e i meccanismi di governance nazionali e regionali già esistenti.

Per agricoltura e pesca, il quadro punta a garantire continuità nei finanziamenti ai beneficiari e a rafforzare il ruolo della politica agricola comune e della politica comune della pesca nel prossimo periodo di programmazione.

La posizione approvata dal Consiglio costituisce il mandato per avviare i negoziati con il Parlamento europeo sul regolamento. Un accordo dell’Unione europea entro la fine del 2026 permetterebbe di adottare gli atti legislativi nel 2027, così da garantire l’arrivo dei finanziamenti ai beneficiari senza interruzioni a partire da gennaio 2028.

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Joint Undertakings: nuova consultazione sul programma 2028-2034

La Commissione europea ha avviato una consultazione sulle Joint Undertakings per raccogliere evidenze, esperienze e opinioni dagli stakeholder sul ruolo e sul funzionamento dei partenariati europei nel quadro di Horizon Europe. I contributi serviranno alla preparazione del nuovo Single Basic Act, il nuovo atto unico per definire regole comuni sulle future Joint Undertakings, nell’ambito del futuro programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione 2028 2034.

L’iniziativa riguarda le Joint Undertakings, partenariati europei istituzionalizzati nel settore della ricerca e dell’innovazione che riuniscono Unione europea, Stati membri, industria, organizzazioni di ricerca e altri attori attorno a priorità strategiche comuni. Il nuovo Single Basic Act punta a definire una base giuridica solida e coerente, in grado di assicurare certezza del diritto, obiettivi allineati, procedure armonizzate e sinergie tra settori, tenendo conto anche del prossimo quadro finanziario pluriennale e del collegamento con il futuro European Competitiveness Fund.

La proposta è indicata come iniziativa legislativa europea e dovrebbe assumere la forma di un regolamento del Consiglio, con un calendario indicativo fissato al quarto trimestre del 2026, mentre la valutazione d’impatto includerà anche le iniziative previste dall’articolo 185 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, pur se il Single Basic Act sarà dedicato alla costituzione delle future Joint Undertakings.

Le Joint Undertakings nella nuova fase dei partenariati europei

Attraverso questi partenariati, risorse pubbliche e private vengono messe in comune per sostenere ricerca, sviluppo, diffusione di tecnologie innovative e cambiamenti di sistema, con una capacità di investimento e competenza superiore a quella che i singoli soggetti potrebbero attivare autonomamente.

La consultazione prende in considerazione anche esempi di partenariati europei e Joint Undertakings già esistenti, tra cui la partnership PRIMA e la Circular Biobased Europe Joint Undertaking. L’obiettivo è raccogliere contributi su possibili miglioramenti dei partenariati, in grado di rendere l’Unione europea più competitiva, rafforzando il contributo alla ricerca e all’innovazione e migliorando il percorso che collega ricerca, commercializzazione e diffusione industriale delle nuove tecnologie.

Tra le questioni da affrontare rientrano il migliore allineamento dei partenariati con le priorità strategiche dell’Unione europea, il sostegno più efficace all’adozione di nuove tecnologie da parte dell’industria, l’aumento dei contributi privati, una maggiore apertura verso nuovi membri e partecipanti, una più forte circolazione delle conoscenze e una semplificazione del panorama delle Joint Undertakings.

La call for evidence resterà aperta per quattro settimane sul portale Have your say, mentre la consultazione pubblica collegata avrà una durata di dodici settimane e sarà disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea, con la possibilità di inviare risposte in una qualsiasi delle ventiquattro lingue ufficiali.

I risultati della consultazione contribuiranno alla valutazione d’impatto del Single Basic Act per le Joint Undertakings. La scadenza per l’invio dei contributi alla call for evidence è fissata al 14 luglio, mentre il calendario indicativo dell’iniziativa legislativa è previsto per il quarto trimestre del 2026.

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La Commissione europea pubblica la brochure ERA su WIDERA 2021-2027

La Commissione europea ha pubblicato la nuova brochure ERA in Horizon Europe, dedicata al rapporto tra Horizon Europe e lo Spazio europeo della ricerca. La brochure ERA offre uno strumento operativo per orientarsi tra Pact for Research and Innovation in Europe, ERA Policy Agendas, priorità politiche, azioni, politiche strutturali, Work Programmes WIDERA e progetti Horizon Europe.

Lo Spazio europeo della ricerca, indicato come European Research Area (ERA), è l’obiettivo dell’Unione europea di costruire un mercato unico e senza frontiere per ricerca, innovazione e tecnologia. Horizon Europe contribuisce al conseguimento dello Spazio europeo della ricerca anche attraverso WIDERA, acronimo di Widening Participation and Strengthening the ERA. Questa parte dedicata del programma interviene su due ambiti: l’allargamento della partecipazione e la diffusione dell’eccellenza, insieme alla riforma e al rafforzamento del sistema europeo di ricerca e innovazione, disponendo di un budget di circa 3,2 miliardi di euro per il periodo dal 2021 al 2027.

La brochure ERA nel percorso di Horizon Europe

La brochure ERA riporta le priorità politiche dello Spazio europeo della ricerca, le relative azioni e le politiche strutturali. Tra queste rientrano open science, infrastrutture di ricerca, parità di genere, carriere nella ricerca, valutazione della ricerca, valorizzazione della conoscenza, approccio globale alla cooperazione in ricerca e innovazione e SET Plan. Il documento include anche istruzione superiore, accesso all’eccellenza, coinvolgimento dei cittadini, science for policy, intelligenza artificiale nella scienza, trasformazione industriale, nuove metodologie di approccio, etica e integrità e management della ricerca.

Nei Work Programmes WIDERA, queste priorità vengono organizzate lungo gli anni di Horizon Europe. Nel periodo dal 2021 al 2022 compaiono azioni su pubblicazione open access istituzionale, cooperazione globale sui dati FAIR, piani per la parità di genere, ERA Fellowships, valorizzazione della conoscenza, citizen science e formazione dei research managers. Nel periodo dal 2023 al 2024 sono richiamati interventi su riproducibilità dei risultati scientifici, gestione della proprietà intellettuale, contrasto alla violenza di genere, riforme della valutazione della ricerca, European Excellence Initiative, Teaming for Excellence, Twinning, Hop On Facility, Excellence Hubs e professionalizzazione del management della ricerca.

Per il 2025 la brochure ERA indica, tra gli altri temi, pubblicazione open access istituzionale senza scopo di lucro, diffusione dei risultati dell’ERA Policy Agenda, barriere di carriera per ricercatori sottorappresentati e marginalizzati, ERA Fellowships, valli regionali dell’innovazione nei Paesi widening, politiche di ricerca e innovazione nei Paesi dell’allargamento dell’Unione europea, EIC Pre Accelerator, Science comes to town e Science for Policy ecosystem. Per il periodo dal 2026 al 2027 sono richiamate azioni su ecosistemi ERA, conoscenza per l’ERA, capacità istituzionali, riforme su open access e valutazione della ricerca, Talent Ecosystems, coinvolgimento dei cittadini e ERA Research Managers.

La brochure ERA riporta in un unico documento il percorso che collega Horizon Europe, WIDERA e Spazio europeo della ricerca alle priorità europee. Il documento permette di seguire con maggiore chiarezza il rapporto tra programmi di lavoro, azioni previste e progetti finanziati, mostrando come il rafforzamento della ricerca europea prenda forma attraverso Horizon Europe.

 

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comunicazione in salute News ProMIS

Nuova Pagina LinkedIn per celebrare 10 anni di ProMIS!

Siamo lieti di presentare la nuova Pagina LinkedIn ProMIS!

Uno spazio pensato per seguire attività, iniziative, eventi, formazione e aggiornamenti su Bandi Europei promossi e segnalati dalla nostra rete e per continuare a condividere il lavoro che ogni giorno portiamo avanti insieme a istituzioni, partner, professionisti e stakeholder.

La nuova Pagina LinkedIn nasce in un momento particolarmente significativo per ProMIS, che nel 2026 celebra 10 anni dall’avvio formale delle proprie attività.

Il Programma Mattone Internazionale Salute, approvato su proposta del Ministero della Salute nel luglio 2015, inizia formalmente le attività del Programma nel 2016. Da allora, ProMIS lavora per sostenere i processi di internazionalizzazione dei sistemi sanitari regionali, promuovendo formazione, informazione, partecipazione ai programmi europei e internazionali, condivisione di buone pratiche e sviluppo di reti tra istituzioni e territori.

In questi 10 anni, la rete ha accompagnato occasioni di confronto, attività formative, percorsi progettuali e strumenti di supporto rivolti al sistema salute, contribuendo a rafforzare il ruolo delle Regioni e delle Province Autonome nella dimensione europea e internazionale della sanità.

Con la nuova Pagina LinkedIn abbiamo scelto di aprire un canale ancora più riconoscibile, per rendere la comunicazione più accessibile e favorire un dialogo ancora più diretto con stakeholder, partner, professionisti e istituzioni. Sarà uno spazio per raccontare ciò che facciamo, condividere aggiornamenti utili e dare valore alle esperienze che nascono dalla rete ProMIS.

Nei prossimi mesi accompagneremo gradualmente il passaggio dal profilo LinkedIn storico a questa nuova Pagina LinkedIn ufficiale, che diventerà il principale canale di aggiornamento sulle attività della rete. È un passaggio importante, perché ci permette di costruire una presenza digitale più chiara, condivisa e rappresentativa del lavoro di ProMIS e delle tante realtà che ne fanno parte.

Segui la nuova Pagina LinkedIn PROMIS e condividila

Invitiamo tutti coloro che seguono il profilo LinkedIn ProMIS e partecipano alle nostre iniziative a sostenere questo passaggio importante per noi, seguendo la nuova Pagina LinkedIn ufficiale e condividendola con colleghi, istituzioni, partner, stakeholder e professionisti interessati ai temi della salute, dell’innovazione, della ricerca e della cooperazione europea e internazionale.

La nuova Pagina LinkedIn è già online al seguente LINK.

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digital health bandi cure integrate Salute Globale

Diplomazia scientifica: nuovo quadro strategico 2026 per l’UE

Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato il 29 maggio 2026 una raccomandazione che definisce un nuovo quadro europeo per la diplomazia scientifica, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Unione come leader globale nella scienza e nella tecnologia. La diplomazia scientifica viene posta al centro di una visione strategica che collega cooperazione scientifica, politica estera, competitività, valori europei e sicurezza della ricerca, in una fase segnata da frammentazione geopolitica e rapidi cambiamenti tecnologici.

La raccomandazione considera la scienza un bene pubblico globale e riconosce nella collaborazione scientifica uno strumento capace di costruire fiducia, favorire il dialogo con i paesi terzi e sostenere gli obiettivi dell’azione esterna dell’Unione. Il nuovo quadro punta a rendere più incisiva la diplomazia scientifica europea, valorizzando la cooperazione internazionale aperta e sicura nella ricerca e nell’innovazione, anche attraverso l’associazione dei paesi terzi a Horizon Europe e iniziative come Choose Europe for Science.

Al centro dell’approccio europeo vi è la necessità di promuovere e salvaguardare i valori dell’Unione, tra cui libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani. La diplomazia scientifica diventa così un canale per sostenere gli interessi economici e competitivi dell’UE, ma anche per bilanciare le finalità scientifiche con le priorità di politica estera e di sicurezza, soprattutto nei settori ad alta trasformazione come l’intelligenza artificiale e le tecnologie quantistiche.

Diplomazia scientifica per partenariati più forti e sicuri

Il quadro europeo attribuisce particolare rilievo al rafforzamento dei partenariati con il Sud globale, con l’obiettivo di sostenere le capacità di ricerca e affrontare sfide condivise a livello internazionale. Tra le indicazioni più rilevanti figura la creazione di un centro mediterraneo per la diplomazia scientifica, pensato per consolidare il dialogo e la cooperazione in un’area strategica per l’Unione.

Gli Stati membri sono incoraggiati a sviluppare sistemi di supporto per coordinare la diplomazia scientifica a livello governativo e con i diversi portatori di interesse. Il Consiglio promuove inoltre un legame più stretto tra servizi diplomatici, organizzazioni che svolgono attività di ricerca, università, istituti di istruzione superiore e alleanze delle università europee, affinché conoscenza scientifica e azione diplomatica possano procedere in modo più integrato.

La formazione assume un ruolo centrale nel nuovo quadro, poiché l’integrazione della diplomazia scientifica nei programmi educativi e formativi è considerata essenziale per accrescere la consapevolezza delle future generazioni. La Commissione è inoltre invitata a rafforzare il monitoraggio degli sviluppi globali più innovativi nella ricerca, nella tecnologia e nell’innovazione, compreso l’uso crescente dell’intelligenza artificiale nella scienza, valutandone le implicazioni per l’Unione.

Il nuovo orientamento sottolinea anche l’importanza della sicurezza della ricerca, che deve accompagnare gli sforzi di diplomazia scientifica e rimanere coerente con l’azione esterna europea. La cooperazione internazionale viene quindi concepita come apertura responsabile, capace di favorire il progresso scientifico senza trascurare rischi, interessi strategici e tutela dei valori fondamentali.

Nel quadro definito dal Consiglio, la diplomazia scientifica comprende l’uso diretto o indiretto della scienza, delle evidenze scientifiche e della cooperazione scientifica per informare e sostenere la politica estera a diversi livelli. Allo stesso tempo, include l’impiego della diplomazia per promuovere la cooperazione internazionale e il progresso scientifico, rafforzando la capacità dell’UE di esercitare soft power, rispondere all’interesse dei paesi partner e valorizzare il proprio ruolo di potenza della ricerca e dell’innovazione.

La raccomandazione adottata rientra in un percorso più ampio sulla cooperazione internazionale aperta e sicura nella ricerca e nell’innovazione. La Commissione aveva presentato la proposta il 27 febbraio 2026 e il Consiglio, attraverso questo atto non vincolante previsto dall’articolo 288 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, offre un orientamento politico per rendere la diplomazia scientifica uno strumento più strutturato, coerente e strategico per l’Unione.

 

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Salute mentale giovanile, 8 nuovi standard WHO Europe per gli audit clinici

La salute mentale giovanile è al centro della guida Clinical audit tool to strengthen quality of child and youth mental health services, pubblicata dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (WHO Europe). Il documento propone un percorso strutturato per valutare i servizi dedicati a bambini e adolescenti, individuare aree di miglioramento e rafforzare la qualità dell’assistenza.

La salute mentale giovanile rappresenta una priorità crescente nella Regione europea e il documento è stato sviluppato per supportare la valutazione sistematica dei processi di cura, l’individuazione delle criticità e l’attuazione di strategie orientate al miglioramento continuo. La guida è stata progettata per essere utilizzata insieme agli standard dell’Organizzazione mondiale della sanità per la salute mentale e propone un ciclo di audit articolato in cinque fasi: definizione di obiettivi, criteri e gruppo di lavoro, sviluppo del piano di audit, raccolta e analisi dei dati, elaborazione di risultati e raccomandazioni e monitoraggio continuo delle azioni di miglioramento. L’obiettivo è aiutare i servizi a misurare le proprie prestazioni attraverso procedure strutturate e criteri condivisi.

Salute mentale giovanile e audit clinici orientati al miglioramento

Uno degli aspetti centrali della guida riguarda il coinvolgimento delle persone interessate dalle attività dei servizi, includendo professionisti, utenti, famiglie, caregiver che contribuiscono ai percorsi di supporto e assistenza. Gli audit clinici vengono presentati come strumenti finalizzati all’apprendimento e allo sviluppo dei servizi, favorendo una cultura basata su trasparenza, responsabilità e miglioramento continuo piuttosto che su logiche punitive.

La raccolta e l’analisi dei dati rappresentano uno degli elementi centrali del percorso di audit, che può basarsi sia su informazioni quantitative sia su contributi qualitativi ottenuti attraverso questionari, interviste, osservazioni dirette, cartelle cliniche e indicatori di performance. Questo approccio permette di approfondire aspetti quali tempi di attesa, accessibilità, continuità dell’assistenza, qualità della comunicazione ed esperienza delle persone che utilizzano i servizi.

Particolare attenzione viene riservata alle pratiche etiche nella gestione dei dati, al consenso informato, alla tutela della riservatezza e al coinvolgimento attivo di adolescenti e caregiver nelle attività di valutazione. La guida sottolinea inoltre l’importanza di pianificare la sostenibilità delle azioni intraprese, affinché gli audit possano essere integrati in modo stabile nell’organizzazione dei servizi.

Un altro aspetto evidenziato dalla guida riguarda la necessità di trasformare i risultati delle valutazioni in interventi concreti. Il processo di audit non si conclude infatti con la raccolta e l’analisi delle informazioni, ma prevede la definizione di raccomandazioni, l’assegnazione di responsabilità e il monitoraggio delle azioni intraprese nel tempo. Secondo WHO Europe, questo approccio consente ai servizi di verificare i progressi raggiunti e di adattare le proprie attività alle esigenze emergenti. Nell’ambito della salute mentale giovanile, la possibilità di monitorare in modo continuativo le prestazioni dei servizi può contribuire a rendere l’assistenza più coerente con i bisogni di bambini, adolescenti e famiglie.

Alla base della guida vi sono otto aree di qualità per la salute mentale giovanile, utilizzate come riferimento per la pianificazione e la realizzazione degli audit clinici:

  • partecipazione ed empowerment;
  • diritti e sicurezza;
  • coinvolgimento di famiglie e comunità;
  • transizioni efficaci tra servizi;
  • supporto tempestivo;
  • assistenza appropriata allo sviluppo e basata sulle evidenze;
  • personale competente e supportato;
  • miglioramento della qualità e raccolta dei dati.

Le otto aree individuate dall’OMS Europa offrono un riferimento strutturato per esaminare l’organizzazione e la qualità dei servizi di salute mentale destinati a bambini e adolescenti, supportando l’individuazione di priorità e azioni di miglioramento. Attraverso questo approccio, i servizi possono valutare in modo più sistematico le proprie attività, monitorare i risultati raggiunti nel tempo e verificare la capacità delle cure offerte di rispondere alle esigenze dei giovani utenti e delle loro famiglie.

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Il Parlamento europeo chiede di ridurre il divario di genere nell’assistenza: Patto UE nel 2027

Il Parlamento europeo ha adottato il 21 maggio una risoluzione fondamentale intitolata “Progredire verso una società dell’assistenza: colmare il divario di genere nell’assistenza”, volta a promuovere una maggiore equità nel settore dell’assistenza, un ambito che gli eurodeputati chiedono di ridefinire formalmente come un vero e proprio diritto fondamentale. Attualmente, le responsabilità di cura non retribuite gravano in modo fortemente sproporzionato sulle donne, un fattore che contribuisce in modo decisivo ad alimentare il divario retributivo e pensionistico a livello comunitario. Questa disparità strutturale finisce spesso per penalizzare la carriera professionale delle donne e comprometterne l’indipendenza economica nel lungo periodo.

Iniziative europee per ridurre il divario di genere nell’assistenza

Per affrontare alla radice queste sfide, il Parlamento propone l’istituzione di uno “statuto europeo dei prestatori di assistenza”, concepito per garantire il pieno riconoscimento del lavoro di cura e assicurare adeguate tutele all’interno dei sistemi di sicurezza sociale e pensionistici. Gli eurodeputati esortano inoltre gli Stati membri ad attuare misure concrete per una più equa distribuzione delle responsabilità domestiche e di cura e per promuovere la parità di genere, tra cui campagne di sensibilizzazione finalizzate a incoraggiare gli uomini ad assumersi una quota equa di tali responsabilità e l’adozione di modalità di lavoro flessibili e reversibili che aiutino a ridurre il divario di genere e facilitino la conciliazione tra vita professionale e privata.

La risoluzione sollecita inoltre un incremento significativo dei finanziamenti pubblici destinati all’assistenza e una maggiore valorizzazione professionale sia per i caregiver formali sia per quelli informali. Questi interventi mirano a gettare basi solide e condivise per la futura definizione del “Patto europeo per l’assistenza”, la cui presentazione formale è prevista per il 2027.

L’obiettivo finale è garantire servizi di assistenza di alta qualità, accessibili e dignitosi per tutti i cittadini dell’Unione europea, contribuendo al tempo stesso a ridurre il divario di genere nell’assistenza.

 

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Dispositivi medici, il Regolamento 2026/977 introduce nuove regole europee

I dispositivi medici sono al centro di nuove misure adottate dalla Commissione europea per rendere più armonizzate, prevedibili ed efficienti le procedure con cui ne viene verificata la conformità alle norme europee. Le nuove disposizioni riguardano gli organismi notificati, gli enti responsabili della verifica di sicurezza e prestazioni dei prodotti prima della loro immissione sul mercato. Il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/977, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 5 maggio 2026, introduce requisiti uniformi destinati a rafforzare il funzionamento del quadro normativo europeo.

Dispositivi medici tra semplificazione normativa e sicurezza

L’intervento rappresenta un nuovo passo nel percorso di razionalizzazione e semplificazione delle regole previste dal Regolamento sui dispositivi medici. L’obiettivo è favorire la disponibilità dei dispositivi medici sul mercato dell’Unione europea, sostenendo al tempo stesso competitività e capacità di innovazione del settore e garantendo i più elevati standard di sicurezza per i pazienti.

Gli organismi notificati svolgono un ruolo centrale nel sistema europeo dei dispositivi medici e dei dispositivi medico diagnostici in vitro, poiché valutano la sicurezza e le prestazioni dei prodotti prima della loro immissione sul mercato e ne garantiscono una supervisione continua nel tempo. Assicurare che queste attività siano svolte in modo prevedibile e trasparente è considerato un elemento essenziale per un sistema regolatorio efficiente.

Tra le novità introdotte dal regolamento figurano requisiti specifici per l’emissione di preventivi ai produttori, con l’obiettivo di fornire stime affidabili dei servizi richiesti e dei relativi costi complessivi. Sono inoltre previste tempistiche massime e meccanismi di sospensione per alcune fasi chiave delle procedure, comprese la revisione delle domande e la firma dei contratti, gli audit dei sistemi di gestione della qualità, la verifica dei prodotti, le decisioni di certificazione e la valutazione delle modifiche.

Maggiore prevedibilità nelle attività di valutazione della conformità dovrebbe contribuire a ridurre l’incertezza per produttori e organismi notificati. Il regolamento introduce inoltre l’obbligo per gli organismi notificati di istituire sistemi dedicati al monitoraggio della durata e dei costi delle attività di valutazione della conformità, con la pubblicazione annuale delle informazioni raccolte.

Un ulteriore intervento riguarda le attività di ricertificazione, per le quali vengono chiarite procedure e tempistiche. Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 25 febbraio 2027, mentre l’obbligo di pubblicazione delle relazioni annuali relative a tempi e costi delle attività di valutazione della conformità si applicherà dal 1° gennaio 2028. Procedure e tempistiche più chiare per la ricertificazione puntano a ridurre l’incertezza per gli operatori coinvolti.

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