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Comunicazione del rischio: 5 strategie chiave da adottare durante le emergenze umanitarie

La comunicazione del rischio è un elemento centrale nella gestione delle emergenze sanitarie e umanitarie, soprattutto quando conflitti, disastri, crisi climatiche e spostamenti di popolazione mettono sotto pressione la capacità delle istituzioni di proteggere la salute. OMS/Europa ha pubblicato il documento tecnico “Risk communication, community engagement and infodemic management at the core of health security in humanitarian emergencies”, una guida operativa basata su esperienze maturate nella Regione europea dell’OMS.

Nelle crisi umanitarie, la protezione della salute globale non dipende solo da logistica, servizi e azione medica, ma anche dalla capacità ma anche dalla capacità della comunicazione del rischio di costruire fiducia, ascoltare le comunità e fornire indicazioni chiare quando le persone devono prendere decisioni rapide. Il documento evidenzia che gli approcci usati nelle epidemie di malattie infettive non sempre funzionano allo stesso modo nei contesti segnati da conflitti, disastri e bisogni umanitari molteplici.

Rendere operativa la comunicazione del rischio nelle crisi umanitarie

La guida è stata sviluppata attraverso un processo articolato, che ha incluso esperienze sul campo in Armenia, Turchia e Ucraina, una revisione della letteratura, un’indagine con 14 ricercatori e professionisti di sanità pubblica, una revisione interna ed esterna con 18 esperti e il contributo di 20 professionisti RCCE-IM dell’OMS. Il documento raccoglie inoltre indicazioni emerse da una consultazione organizzata a Varsavia nel novembre 2023 sulla risposta all’emergenza in Ucraina.

Il cuore operativo della pubblicazione è organizzato attorno a 5 strategie chiave per rafforzare la comunicazione del rischio, il coinvolgimento comunitario e la gestione dell’infodemia nelle emergenze umanitarie. Le strategie riguardano il coordinamento degli interventi, l’ascolto delle comunità colpite, la diffusione strategica di informazioni e consigli sanitari, il rafforzamento della resilienza comunitaria e la preparazione ai rischi emergenti.

Un passaggio centrale nella comunicazione del rischio riguarda il coordinamento tra autorità sanitarie nazionali e locali, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni della società civile e altri attori coinvolti nella risposta. Nelle emergenze umanitarie, infatti, salute, protezione, alloggio, nutrizione e ambiente sono dimensioni strettamente collegate, e una risposta frammentata può generare messaggi incoerenti, duplicazioni e perdita di fiducia.

La comunicazione del rischio deve inoltre basarsi su un ascolto continuo, sia online che offline, dei bisogni, delle percezioni e delle preoccupazioni delle comunità colpite. Questo approccio consente di adattare gli interventi alla realtà dei territori, individuare barriere di accesso ai servizi sanitari e rispondere rapidamente alla diffusione di informazioni false o fuorvianti.

Il documento dedica particolare attenzione alla qualità dei messaggi sanitari, che devono essere brevi, semplici, visuali, mirati ai bisogni prioritari e diffusi nel momento più opportuno. Le informazioni devono raggiungere anche le comunità con accesso limitato o interrotto ai canali ordinari, attraverso strumenti diversi e adatti ai contesti locali.

Le esperienze analizzate mostrano anche il valore del lavoro con mediatori culturali e sanitari, partner locali, popolazioni sfollate e comunità ospitanti. Coinvolgere le persone direttamente interessate permette di rafforzare fiducia, senso di appartenenza e coesione sociale, elementi decisivi quando le emergenze mettono alla prova relazioni, servizi e istituzioni.

La guida richiama infine la necessità di prepararsi a rischi sovrapposti, come minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari, contaminazioni ambientali o nuovi spostamenti di popolazione. Nei casi analizzati, tra cui terremoti in Turchia e rischi CBRN collegati alla guerra in Ucraina, la combinazione tra valutazione anticipata dei rischi, ascolto delle comunità e messaggi testati ha sostenuto risposte più tempestive e aderenti ai bisogni reali.

Il documento dell’OMS per l’Europa, rappresenta un nuovo strumento operativo per integrare la comunicazione del rischio nella preparazione e nella risposta alle emergenze, sostenendo sistemi più preparati, affidabili e resilienti, capaci di proteggere la salute della popolazione anche nelle crisi più complesse.

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Salute Globale

Corruzione sanitaria: l’analisi strategica del Policy Brief 75

La corruzione sanitaria rappresenta una minaccia concreta per la capacità dei sistemi sanitari di proteggere la salute pubblica, garantire equità e usare in modo efficace le risorse disponibili. L’European Observatory on Health Systems and Policies ha pubblicato il Policy Brief 75, dal titolo “How can we better prepare health systems to resist corruption”, un documento dedicato alla preparazione dei sistemi sanitari nel contrasto alla corruzione sanitaria.

Secondo il policy brief, la corruzione nei sistemi sanitari produce effetti rilevanti sulla salute globale, poiché compromette gli esiti sanitari e accentua le disuguaglianze, danneggia in modo sproporzionato le persone povere e vulnerabili, riduce la fiducia pubblica, genera sprechi e limita l’impatto degli investimenti in salute.

dove nasce la corruzione sanitaria

Il documento evidenzia che la corruzione sanitaria esiste in tutti i sistemi sanitari e può aggravarsi durante le emergenze sanitarie, quando i meccanismi di controllo risultano più deboli. Per questo motivo, le misure isolate non sono considerate sufficienti, poiché risultano più efficaci quando sono costruite sulle forme specifiche di corruzione che intendono affrontare.

Secondo l’European Observatory, le strategie contro la corruzione sanitaria devono partire da un’analisi concreta del problema, considerando dove si manifesta, quanto è diffuso e quali fattori lo alimentano. Il policy brief richiama in particolare il peso della governance, del contesto economico e delle norme sociali che possono influenzare le scelte di pazienti e operatori.

Per rafforzare la capacità di resistenza dei sistemi sanitari, il policy brief richiama la necessità di intervenire sulle cause sistemiche e strutturali della corruzione, individuando chi trae beneficio dalle pratiche corruttive, quali incentivi le sostengono e quali soggetti possano applicare le regole in modo credibile.

Un ulteriore elemento centrale riguarda la necessità di concentrare gli interventi sulle forme di corruzione più dannose per la performance dei sistemi sanitari, per l’equità e per gli esiti di salute. Il documento suggerisce inoltre di guardare alle esperienze maturate in altri settori, come istruzione, polizia e finanza pubblica, così da apprendere dai successi e dai limiti delle strategie già sperimentate.

Il policy brief richiama anche l’importanza di progettare interventi flessibili, capaci di essere adattati durante l’attuazione, e di prevedere strumenti di monitoraggio in tempo reale per intercettare eventuali conseguenze indesiderate. Tra gli strumenti citati figurano scorecard, audit e unità dedicate alla valutazione, con particolare attenzione agli effetti sulla qualità, sull’equità e sulle popolazioni povere e vulnerabili.

La costruzione di coalizioni per il cambiamento rappresenta un altro passaggio rilevante, attraverso alleanze tra organizzazioni della società civile, evidenziando infine la necessità di investire in valutazioni di lungo periodo, anche attraverso studi longitudinali, sperimentazioni randomizzate e ricerca etnografica, per migliorare progressivamente gli interventi contro la corruzione sanitaria.

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Meningite batterica: pubblicata la nuova guida pratica OMS 2026

La meningite batterica resta una priorità rilevante per la salute globale, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito e nei contesti con risorse limitate, dove il carico della malattia rimane elevato e la capacità di risposta sanitaria può incidere in modo determinante sugli esiti clinici. L’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un nuovo toolkit dedicato alla preparazione e alla risposta alle epidemie di meningite batterica, con l’obiettivo di trasformare raccomandazioni basate sulle evidenze in indicazioni pratiche da utilizzare direttamente nel punto di cura.

Il documento, intitolato Preparedness and response to bacterial meningitis outbreaks: toolkit for frontline healthcare workers, pubblicato il 28 aprile 2026 come guida normativa, si rivolge ai professionisti sanitari di prima linea impegnati nella gestione della meningite batterica acuta. La pubblicazione si presenta come una raccolta di strumenti operativi pensati per supportare il lavoro clinico e organizzativo nei contesti in cui il rischio di epidemie e mortalità in eccesso è più alto.

La risposta OMS alla meningite batterica

Il toolkit è stato sviluppato dopo la pubblicazione delle linee guida OMS su diagnosi, trattamento e assistenza della meningite, con una finalità applicativa precisa: rendere più semplice l’uso delle raccomandazioni nella pratica quotidiana degli operatori sanitari. Il focus principale riguarda la meningite batterica acuta nei bambini con più di un mese di età, negli adolescenti e negli adulti, offrendo indicazioni cliniche sui patogeni responsabili, sulle manifestazioni cliniche, sulle indagini diagnostiche, sulla terapia antibiotica, sui trattamenti aggiuntivi e sull’assistenza di supporto.

La guida include anche indicazioni sulla profilassi antibiotica dopo esposizione e sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie, aspetti essenziali quando la risposta deve essere rapida, coordinata e coerente con le esigenze del punto di cura. Con 34 pagine e numero di riferimento OMS B09660, il toolkit rappresenta una risorsa sintetica per rafforzare la capacità dei servizi sanitari di affrontare le epidemie di meningite batterica, sostenendo decisioni tempestive e fondate su raccomandazioni condivise.

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Progetto COMPASS: 26-27 marzo 2026 il kick off meeting del nuovo partenariato

Il 26 e 27 marzo 2026 durante il kick off meeting ospitato da King’s College London, è stato ufficialmente presentato a Londra il progetto COMPASS, aprendo un nuovo capitolo della ricerca europea nel campo della cardio oncologia. Il progetto COMPASS, sostenuto dalla Innovative Health Initiative Joint Undertaking del programma Horizon Europe, inaugura un percorso quinquennale volto a migliorare la salute cardiovascolare dei pazienti oncologici e dei sopravvissuti al cancro attraverso un modello di cura coordinato, multidisciplinare e centrato sulla persona, integrando la dimensione cardiovascolare nei percorsi di cura oncologici

Il progetto COMPASS nasce per rispondere a una criticità sempre più evidente, poiché la cardiotossicità rappresenta una conseguenza crescente e spesso sottodiagnosticata delle moderne terapie oncologiche, con implicazioni di lungo periodo sulla sopravvivenza, sulla qualità della vita e sull’organizzazione dei sistemi sanitari. L’iniziativa interviene su questo snodo con l’obiettivo di superare la frammentazione tra oncologia e cardiologia, apportando un contributo significativo alla lotta contro il cancro, promuovendo una valutazione del rischio più personalizzata lungo l’intero percorso di cura.

Il progetto COMPASS punta infatti a migliorare la previsione precoce del rischio di cardiotossicità, a favorire l’identificazione anticipata delle complicanze cardiovascolari e a sostenere decisioni terapeutiche più personalizzate, insieme a un monitoraggio di lungo periodo più efficace. Per raggiungere questi obiettivi, il consorzio integra competenze che spaziano dalla pratica clinica alla ricerca biomedica, dall’imaging medico all’intelligenza artificiale in modo da contribuire allo sviluppo di sistemi sanitari più integrati ed efficaci.

Il progetto COMPASS e il futuro dell’assistenza cardiovascolare nei pazienti oncologici

Il kick off meeting ha definito le basi operative del lavoro progettuale e ha consentito ai partner di approfondire i contenuti dei pacchetti di lavoro lungo l’intero percorso del paziente. Dalla fase iniziale è emersa la volontà di costruire un percorso clinico completo, capace di integrare previsione del rischio, diagnosi precoce, trattamento personalizzato e monitoraggio a lungo termine, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione che ancora limita l’efficacia dell’assistenza in cardio oncologia.

Sul piano scientifico e tecnologico, il progetto prevede l’identificazione e la validazione di nuovi biomarcatori per individuare i segni precoci di cardiotossicità prima che si producano danni cardiaci irreversibili e lo sviluppo di modelli predittivi basati sull’intelligenza artificiale, costruiti attraverso l’integrazione di dati multimodali, tra cui imaging, biomarcatori, dati genomici e informazioni cliniche, per stratificare il rischio cardiovascolare individuale in modo più accurato.

Il progetto include inoltre soluzioni di monitoraggio continuo e non invasivo della salute cardiaca attraverso nuove tecnologie indossabili e strumenti di digital health, così da sostenere interventi clinici più tempestivi e mirati. Accanto a questi elementi, è previsto anche un lavoro dedicato alla sostenibilità, alla valutazione costo efficacia e agli aspetti regolatori, essenziali per accompagnare l’innovazione non soltanto sul piano scientifico, ma anche su quello organizzativo e applicativo, così da favorirne la trasferibilità nella pratica clinica.

Con 62 organizzazioni provenienti da 25 Paesi in Europa, il progetto si fonda su una rete multidisciplinare che sostiene le diverse attività previste lungo l’intero percorso di lavoro. Il consorzio comprende ospedali, centri di ricerca, università, aziende MedTech, piccole e medie imprese e organizzazioni di pazienti, a conferma di un’impostazione che unisce ricerca, clinica, innovazione industriale e partecipazione dei destinatari finali delle cure.

Il kick off meeting ha confermato l’importanza della collaborazione tra professionisti sanitari, ricercatori e rappresentanti dei pazienti per favorire un approccio più integrato tra ricerca, innovazione e assistenza, valorizzando il confronto tra competenze diverse e la costruzione di percorsi di lavoro condivisi. Il progetto COMPASS si propone di tradurre la ricerca in applicazioni concrete, migliorando la qualità e la sicurezza dell’assistenza attraverso percorsi di cura più completi, tempestivi e personalizzati.

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EUROGIN 2026: nuove raccomandazioni sullo screening cervicale

Le nuove evidenze scientifiche e l’evoluzione delle tecnologie diagnostiche stanno ridefinendo il ruolo dello screening cervicale nelle politiche sanitarie europee, come emerso chiaramente durante EUROGIN 2026, occasione in cui la International Agency for Research on Cancer (IARC) ha presentato a Vienna, il 20 marzo 2026, un aggiornamento delle raccomandazioni europee sullo screening del tumore cervicale, in coincidenza con la pubblicazione delle nuove indicazioni sul portale della Commissione europea

Nel corso di EUROGIN 2026 è stato evidenziato che le raccomandazioni introducono per la prima volta strategie differenziate per le popolazioni vaccinate contro l’HPV, segnando un passaggio rilevante nelle politiche di prevenzione e rafforzando l’impegno europeo nella lotta contro il cancro attraverso approcci più mirati e basati sul rischio

EUROGIN 2026 e strategie differenziate per lo screening cervicale

Le nuove indicazioni presentate a EUROGIN 2026 suggeriscono che nelle popolazioni con copertura vaccinale superiore al cinquanta per cento è possibile adottare intervalli di screening più lunghi, prevedendo fino a dieci anni dopo un risultato negativo al test HPV senza comprometterne l’efficacia complessiva

Per le popolazioni con una copertura vaccinale inferiore al cinquanta per cento, le raccomandazioni indicano che le strategie di screening devono rimanere allineate a quelle della popolazione generale, mantenendo un livello adeguato di protezione sanitaria

I risultati illustrati durante EUROGIN 2026 si basano su una modellizzazione matematica di 118800 strategie di screening simulate, dalla quale emerge che gli intervalli quinquennali non risultano efficienti sotto il profilo dei costi nelle popolazioni altamente vaccinate, mentre intervalli più lunghi consentono di mantenere l’efficacia riducendo il rischio di sovratrattamento

Secondo IARC, queste nuove raccomandazioni rappresentano un passaggio significativo verso programmi di screening più efficienti e contribuiscono all’obiettivo di eliminare il tumore cervicale come problema di salute pubblica

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Altro

Nuovo report ERC: azioni per ridurre il divario europeo

Il Report ERC pubblicato dallo European Research Council richiama l’attenzione su una questione decisiva per il futuro della scienza in Europa, cioè il persistente divario tra i Paesi con sistemi di ricerca più forti e i cosiddetti widening countries, che presentano risultati più deboli nella partecipazione e nel successo nei bandi più competitivi. Il nuovo white paper esamina la grande differenza nei tassi di partecipazione e di successo tra i sistemi di ricerca più forti d’Europa e i Paesi widening.

Il Report ERC evidenzia che questi Paesi rappresentano circa un quarto della popolazione dell’Unione europea, ma i ricercatori che vi operano ottengono soltanto circa un ventesimo delle sovvenzioni ERC e registrano tassi di successo compresi in genere tra l’1 e il 7 per cento, contro una media di circa l’11 per cento nelle competizioni ERC.

Secondo il documento, questa distribuzione disomogenea dei finanziamenti riflette ostacoli strutturali profondi che limitano la capacità dei ricercatori di competere con successo per i fondi destinati alla ricerca di frontiera. Tra questi fattori figurano ambienti accademici meno favorevoli, investimenti nazionali più contenuti in ricerca e sviluppo, un accesso più limitato alle reti scientifiche internazionali e sistemi di supporto meno solidi nella preparazione di proposte altamente competitive. Le barriere strutturali limitano la capacità dei ricercatori di competere con successo per finanziamenti altamente selettivi. Il testo segnala inoltre che anche barriere linguistiche, culturali e psicologiche possono scoraggiare la presentazione delle candidature.

Report ERC e misure per rafforzare l’eccellenza scientifica europea

Il Report ERC sottolinea tuttavia che negli ultimi dieci anni sono emersi anche segnali di miglioramento, poiché diversi widening countries hanno rafforzato i propri sistemi nazionali di ricerca e introdotto programmi specifici per aiutare i ricercatori a candidarsi ai finanziamenti ERC. Più di quindici Paesi dispongono ormai di schemi di sostegno dedicati, compresi programmi che assicurano un finanziamento nazionale alle proposte ERC molto ben classificate ma non sostenute a livello europeo. Queste iniziative vengono finanziate attraverso strumenti differenti, tra cui bilanci nazionali, partenariati pubblico privati, Fondi strutturali dell’Unione europea e Recovery and Resilience Facility.

Sul piano europeo, il Report ERC ricorda che varie misure di sostegno sono state introdotte nel tempo per i ricercatori provenienti dalle aree meno performanti, senza modificare il criterio della selezione basata esclusivamente sull’eccellenza scientifica. Tra queste misure rientrano criteri di valutazione più inclusivi, i programmi ERC Visiting Research Fellow, la ERC Mentoring Initiative, il sostegno ai National Contact Points e la rete degli Ambassadors for the ERC.

Parallelamente, l’European Research Council invita gli Stati membri ad aumentare gli investimenti nazionali nella ricerca di frontiera, a riformare i sistemi accademici dove necessario e a creare sinergie più forti tra strumenti di finanziamento nazionali e Fondi di coesione dell’Unione europea, per valorizzare pienamente il potenziale scientifico del continente.

Nel suo insieme, il Report ERC propone quindi una lettura ampia delle disparità esistenti e individua azioni concrete per rafforzare la competitività scientifica nei Paesi meno performanti, attraverso un impegno condiviso tra livello nazionale e livello europeo. Per l’European Research Council, questo percorso dovrà proseguire con un dialogo politico più intenso, con attività di comunicazione mirate e con reti di sostegno più forti che coinvolgano beneficiari ERC, la rete degli Ambassadors for the ERC e gli organismi nazionali di finanziamento.

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Salute Globale

21 aprile 2026: Science Policy Forum sulla biodiversità in Europa

Il 21 aprile 2026 Biodiversa+, partenariato europeo che coordina attività di ricerca e innovazione sulla biodiversità, ospiterà lo Science Policy Forum on Biodiversity and Transformative Change: Science Policy Pathways for Europe, un appuntamento in formato ibrido previsto nelle Azzorre e online che riunirà ricercatori, decisori pubblici e professionisti per approfondire come il cambiamento trasformativo possa passare dal piano concettuale all’attuazione concreta a sostegno della biodiversità in Europa e del Kunming Montreal Global Biodiversity Framework (KM GBF), il principale accordo internazionale per la tutela della biodiversità adottato durante la COP15 della Convenzione sulla Diversità Biologica.

Lo Science Policy Forum rappresenta un’occasione di confronto tra conoscenza scientifica e strumenti di policy, con l’obiettivo di mettere a fuoco percorsi applicabili nel quadro europeo.

L’iniziativa prenderà avvio dagli elementi emersi dalla valutazione scientifica globale “IPBES Transformative Change Assessment” e analizzerà il contributo di alcune leve sistemiche considerate essenziali, tra cui governance, finanza, quadri di giustizia e cambiamento dei comportamenti. Lo Science Policy Forum esaminerà il ruolo degli strumenti di policy dell’Unione europea nell’abilitare percorsi trasformativi e affronterà le tensioni che possono emergere tra gli obiettivi di biodiversità e ambiti quali agricoltura, silvicoltura, energia e bioeconomia.

Science Policy Forum e percorsi europei per la biodiversità

Una parte centrale dello Science Policy Forum sarà dedicata alle dimensioni sociali della trasformazione della biodiversità, con attenzione a equità, inclusione e ricadute delle decisioni politiche su comunità e mezzi di sussistenza. I partecipanti saranno chiamati a riflettere anche sul modo in cui la ricerca può anticipare meglio i compromessi, sostenere forme di governance sensibili ai conflitti e contribuire a soluzioni concretamente utilizzabili.

Il programma approfondirà il ruolo del cambiamento trasformativo nell’attuazione del KM GBF, con particolare attenzione alle dimensioni di equità e giustizia e alla necessità di integrare biodiversità, clima, acqua, cibo e salute in un approccio più coordinato. Sarà inoltre analizzato il contributo dei sistemi economici e finanziari nel sostenere questi processi.

Nel pomeriggio il focus si concentrerà sugli strumenti di policy europei per il cambiamento trasformativo, anche attraverso il confronto con la Commissione europea, e proseguirà con due momenti di discussione dedicati sia alle implicazioni sociali e alle tensioni legate alla trasformazione della biodiversità sia alle prospettive dei progetti BiodivTransform, con esempi di come la ricerca possa contribuire a orientare politiche e pratiche.

L’evento si svolgerà dalle 13.00 alle 17.00 secondo l’orario locale delle Azzorre ed è programmato il giorno precedente al kick off meeting di BiodivTransform del 22 aprile 2026, dedicato ai nuovi progetti finanziati e ai più recenti sviluppi della ricerca su biodiversità e cambiamento trasformativo.

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29 aprile 2026: TEAMCARE Open Forum sul curriculum europeo per il personale sanitario e sociale

Il 29 aprile 2026 dalle 14:00 alle 15:30, TEAMCARE organizza un evento Open Forum, primo appuntamento del processo di scaling up del progetto. L’iniziativa è pensata per consentire ai potenziali futuri adopter di conoscere meglio il curriculum e di valutarne tutte le possibili applicazioni.

Avviato il 1 ottobre 2023 e attivo fino al 30 settembre 2026, TEAMCARE è un progetto europeo che coinvolge 12 partner e sviluppa un curriculum europeo per il personale sanitario e sociale. Rivolto ai professionisti impegnati nella person centred care, il progetto presta particolare attenzione alle competenze trasversali, relazionali e digitali, con l’obiettivo di sostenere e migliorare la collaborazione interprofessionale.

TEAMCARE, siti pilota e possibili sviluppi del curriculum

Durante l’evento sarà possibile approfondire contenuti e finalità del curriculum e confrontarsi sul suo possibile utilizzo nei diversi contesti organizzativi, formativi o regionali. L’incontro offrirà inoltre l’opportunità di conoscere i responsabili dei quattro siti pilota che stanno attualmente sperimentando il curriculum, porre domande, richiedere chiarimenti e discutere come il percorso possa essere adattato e adottato in contesti differenti.

Il TEAMCARE Open Forum è rivolto agli stakeholder interessati alla formazione interprofessionale e alla futura adozione dell’approccio sviluppato dal progetto. Nei mesi successivi il percorso di scaling up proseguirà con ulteriori attività di coinvolgimento, tra cui un evento dedicato all’utilizzo e alla sostenibilità dei risultati di TEAMCARE, un incontro di follow up con i potenziali next adopters per pianificare future implementazioni e l’evento finale previsto a Napoli il 10 e 11 settembre 2026.

Per registrarsi all’evento si prega di compilare il modulo di registrazione.

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PERIFORMANCE: nuova open call per il coinvolgimento degli stakeholder nella ricerca e cura del cancro

PERIFORMANCE apre una nuova open call per sostenere attività locali e regionali di stakeholder engagement nella ricerca e cura del cancro, mettendo a disposizione risorse per iniziative rivolte alla ricerca oncologica, all’assistenza e alle reti di supporto ai survivor. La call punta a rafforzare forme di partecipazione attiva e significativa, con attenzione ai valori sociali, all’equità e alla fiducia pubblica, in linea con l’impegno europeo nella lotta contro il cancro.

PERIFORMANCE è un progetto europeo finalizzato a rinnovare rinnovare le modalità di stakeholder engagement nella ricerca sul cancro, affrontando le implicazioni etiche, giuridiche e sociali che accompagnano la ricerca oncologica e le tecnologie emergenti. Il progetto si colloca nel quadro della Horizon Europe Mission on Cancer e richiama la necessità di un approccio olistico, capace di mantenere i progressi della ricerca e dell’innovazione allineati ai valori etico-sociali, anche alla luce del ruolo crescente dell’intelligenza artificiale e delle grandi infrastrutture di dati come l’European Health Data Space.

open call PERIFORMANCE sostiene attività bottom up a livello locale e regionale

La call PERIFORMANCE è rivolta a proposte per la progettazione e l’attuazione di attività bottom up a livello locale o regionale in tutta Europa e richiede iniziative sensibili alle specificità territoriali, capaci di adattarsi ai bisogni regionali e di favorire un coinvolgimento significativo degli stakeholder negli ecosistemi della ricerca e cura del cancro. Tra gli obiettivi figurano lo sviluppo di modelli partecipativi capaci di includere gruppi vulnerabili e sottorappresentati, il rafforzamento dell’etica e del coinvolgimento dei cittadini nella ricerca oncologica e nelle pratiche di condivisione dei dati, oltre alla promozione dell’empowerment e della partecipazione dei pazienti.

Possono presentare candidatura organizzazioni legalmente costituite in Europa attive, o comunque connesse, alla ricerca e cura del cancro, all’educazione o al community engagement, comprese organizzazioni non governative, gruppi di supporto a pazienti e familiari, università, ospedali e infrastrutture di ricerca. La open call mette a disposizione 150.000 euro per il finanziamento di 15 attività di engagement, con un contributo massimo di 10.000 euro per ciascuna proposta. Le candidature dovranno essere presentate entro il 31 maggio 2026, mentre le iniziative selezionate avranno una durata massima di 12 mesi.

Le iniziative selezionate dovranno inoltre interagire con il team di scienze sociali di PERIFORMANCE, contribuendo alle attività di osservazione e approfondimento previste dal progetto sulle pratiche di engagement nella ricerca e cura del cancro.

La open call PERIFORMANCE conferma l’attenzione del progetto verso pratiche di coinvolgimento più inclusive, strutturate e coerenti con le priorità europee dedicate al cancro.

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Il Progetto SPARC avvia nel 2026 il gruppo consultivo per pazienti e caregiver

Il Progetto SPARC avvia un percorso strutturato di coinvolgimento di pazienti e caregiver attraverso la creazione del Patient and Caregiver Advisory Group. Il Progetto SPARC, acronimo di Support of Personalized Medicine Approaches in Cancer, è un progetto europeo finanziato dal programma EU4Health che riunisce ospedali, università, istituti di ricerca e organizzazioni di pazienti con l’obiettivo di rendere la medicina oncologica personalizzata più equa e accessibile in Europa. Il Progetto SPARC integra e completa altre iniziative europee sulla medicina personalizzata, come la Joint Action on Personalised Medicine (PCM), inserendosi nel piano di lotta contro il cancro e punta a trasformare il progresso scientifico in benefici concreti per pazienti e famiglie.

Il Patient and Caregiver Advisory Group (PCAG), sarà istituito nel 2026 e resterà attivo fino al completamento del progetto nell’ottobre 2028. Il suo compito sarà garantire che le attività di SPARC siano informate dall’esperienza diretta di pazienti e caregiver, riconosciuta dal progetto come essenziale per rendere ricerca e politiche più vicine ai bisogni reali delle persone.

Progetto SPARC e il nuovo gruppo consultivo per pazienti e caregiver

Il gruppo sarà coinvolto in particolare negli studi pilota clinici e nelle future raccomandazioni di policy. Gli studi pilota del Progetto SPARC riguardano sette tipi di tumore: tumore del polmone, tumore della mammella, tumore del pancreas, carcinoma adrenocorticale, neuroblastoma, mieloma multiplo e melanoma. Secondo il documento, questi pilot serviranno a dimostrare l’integrazione pratica degli approcci di medicina personalizzata, testando percorsi basati su Next Generation Sequencing e biopsia liquida e contribuendo alla definizione di protocolli armonizzati e raccomandazioni condivise.

Il PCAG sarà composto da pazienti, caregiver e rappresentanti dei pazienti con esperienza nelle aree oncologiche coinvolte. La voce dei pazienti sarà integrata in modo concreto nelle attività del progetto attraverso il contributo alla definizione di linee guida e materiali divulgativi, la condivisione di esperienze vissute, la valutazione dei materiali informativi e il supporto alla progettazione di iniziative rivolte a pazienti e caregiver. Il gruppo contribuirà anche alla preparazione di report e raccomandazioni basati sugli input raccolti.

Tra i benefici previsti per i membri vi sono la possibilità di confrontarsi con altri pazienti e caregiver, contribuire allo sviluppo di orientamenti di respiro europeo e partecipare a un percorso che punta a rendere cure e trattamenti oncologici più accessibili e centrati sulla persona.

Con questa iniziativa, il Progetto SPARC conferma la volontà di valorizzare il contributo diretto di pazienti e caregiver come parte integrante dell’innovazione oncologica, promuovendo un modello di medicina personalizzata più equo, partecipato e vicino ai bisogni reali delle persone.

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