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OMS Europa: servono regole più forti per governare l’intelligenza artificiale in sanità

L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente i sistemi sanitari europei. Dalla diagnostica assistita agli strumenti di supporto alle decisioni cliniche, fino ai chatbot per i pazienti, le applicazioni dell’IA sono ormai sempre più diffuse. Tuttavia, secondo l’OMS Europa, la velocità con cui queste tecnologie vengono adottate supera di gran lunga quella con cui vengono definite regole, responsabilità e meccanismi di controllo.

È questo il messaggio lanciato dal Direttore regionale dell’OMS per l’Europa, il dott. Hans Kluge, in occasione della conferenza internazionale “Shaping AI in Health”, svoltasi a Lisbona il 15 luglio 2026. Nel suo intervento, Kluge ha invitato governi e istituzioni ad agire rapidamente per evitare che il divario tra innovazione tecnologica e governance diventi irreversibile.

L’IA è già una realtà negli ospedali europei

I dati presentati dall’OMS mostrano che l’intelligenza artificiale è già ampiamente utilizzata nella Regione europea. Circa due terzi dei Paesi impiegano strumenti di IA per supportare la diagnostica e numerosi sistemi sanitari stanno introducendo assistenti virtuali e altre applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Nonostante questa rapida diffusione, la governance rimane ancora insufficiente. Solo una piccola parte dei Paesi dispone infatti di una strategia nazionale specifica sull’IA in sanità, mentre in molti casi mancano linee guida etiche, standard di responsabilità e percorsi strutturati di formazione per i professionisti sanitari.

Innovazione sì, ma con regole chiare

Per l’OMS, il problema non è rallentare l’innovazione, bensì accompagnarla con strumenti adeguati di governo. L’obiettivo è garantire che l’IA migliori realmente la qualità dell’assistenza, riduca le disuguaglianze e rafforzi la fiducia dei cittadini nei sistemi sanitari. Secondo l’Organizzazione, una governance efficace dovrebbe poggiare su tre pilastri fondamentali:

  1. regole chiare che definiscano responsabilità, sicurezza e trasparenza;
  2. infrastrutture e strumenti che consentano un utilizzo affidabile delle tecnologie;
  3. formazione del personale sanitario.
Il rischio di ampliare le disuguaglianze

L’OMS sottolinea inoltre che l’intelligenza artificiale non è neutrale. Se sviluppata o implementata senza adeguati controlli, può amplificare disuguaglianze già esistenti, introdurre bias nei processi decisionali e compromettere la tutela dei dati personali.

Per questo motivo, la supervisione umana deve rimanere centrale. L’IA deve rappresentare uno strumento di supporto ai professionisti sanitari e non sostituire il giudizio clinico, soprattutto nelle decisioni che incidono direttamente sulla salute delle persone.

Un’agenda comune per l’Europa

Il messaggio dell’OMS arriva in un momento cruciale, mentre l’Unione europea sta implementando l’AI Act e molti Paesi stanno definendo le proprie strategie nazionali sull’intelligenza artificiale. La sfida sarà trasformare i principi normativi in pratiche concrete all’interno dei sistemi sanitari, assicurando che innovazione, sicurezza ed equità procedano di pari passo.

Per l’OMS Europa, il tempo per agire è adesso: governare l’intelligenza artificiale significa costruire sistemi sanitari più sicuri, resilienti e orientati ai bisogni delle persone, prima che il divario tra sviluppo tecnologico e capacità di regolamentazione diventi troppo ampio per essere colmato.

 

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Salute mentale Salute Globale

Nuovo studio OMS: forti lacune nella misurazione della salute mentale in Europa

Un nuovo studio pubblicato dall’OMS Europa mette in evidenza importanti criticità nel modo in cui la salute mentale viene misurata nella Regione europea, sottolineando la necessità di sviluppare un quadro condiviso di indicatori per migliorare il monitoraggio, la comparabilità dei dati e il supporto alle politiche sanitarie.

La ricerca, basata su una scoping review della letteratura scientifica, ha analizzato 75 studi condotti nella Regione europea dell’OMS, identificando circa 450 diversi indicatori utilizzati per valutare la salute mentale. L’elevata eterogeneità degli strumenti e degli approcci adottati rende difficile confrontare i risultati tra Paesi e monitorare in modo coerente l’evoluzione dello stato di salute mentale delle popolazioni.

Lo studio evidenzia che la maggior parte degli indicatori oggi disponibili si concentra sulla prevalenza dei disturbi mentali e sui relativi fattori di rischio, mentre risultano meno sviluppati gli indicatori dedicati al benessere mentale positivo, alla qualità dei servizi, all’accessibilità delle cure, agli esiti degli interventi e all’esperienza delle persone che usufruiscono dei servizi di salute mentale. Inoltre, emergono differenze significative nella disponibilità dei dati tra le diverse aree della Regione europea, con una maggiore concentrazione delle evidenze nei Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale.

Secondo gli autori, questa frammentazione limita la capacità dei decisori politici di valutare l’efficacia delle strategie di prevenzione, promozione del benessere e assistenza, rendendo più complesso identificare le priorità di intervento e monitorare i progressi nel tempo. Per questo motivo, si sottolinea l’importanza di sviluppare un sistema armonizzato di indicatori che permetta confronti affidabili tra Paesi e supporti decisioni fondate su evidenze scientifiche.

Lo studio contribuirà alla definizione di un futuro framework regionale per la misurazione della salute mentale, destinato a rafforzare la raccolta e l’utilizzo dei dati nei sistemi sanitari europei. Un sistema di monitoraggio più completo consentirebbe infatti di valutare non solo la diffusione dei disturbi mentali, ma anche il benessere della popolazione, la qualità dell’assistenza, l’equità nell’accesso ai servizi e l’impatto delle politiche pubbliche.

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Salute mentale

Rapporto MHE: verso sistemi di salute mentale basati sui diritti e sul genere in Europa

Il rapporto, Rethink To Rebuild: Towards Rights-Based and Gender-Just Mental Health Systems in Europe, evidenzia come il genere influenzi profondamente il modo in cui le persone vivono, esprimono e affrontano il disagio psicologico. Questa dimensione resta spesso marginale nelle politiche di salute mentale, benchè dalle condizioni sociali e dai traumi fino all’accesso ai servizi, il genere incide in modo decisivo sugli esiti di salute.

GRUPPI SOCIALI COINVOLTI

Emergono differenze marcate tra gruppi. Le donne sono più esposte ad ansia, depressione e stress, anche a causa del carico di cura non retribuito, della violenza di genere e delle disuguaglianze strutturali. Gli uomini, invece, risentono delle pressioni legate ai modelli dominanti di mascolinità, come la repressione delle emozioni, che possono ostacolare la richiesta di aiuto e favorire consumo di sostanze e suicidio. Si osserva inoltre un aumento del disagio mentale tra uomini anziani e giovani donne. Il rapporto considera anche le esperienze delle donne LBTI+, che affrontano rischi più elevati legati a stigma, discriminazione e violenza.

VIOLENZA DI GENERE E SALUTE MENTALE

Il documento pone al centro i determinanti sociali e strutturali, come violenza e discriminazione. Il legame tra violenza di genere e salute mentale è particolarmente critico: le donne che hanno subito violenza hanno almeno tre volte più probabilità di sviluppare disturbi mentali, mentre chi vive già una condizione di disagio è più esposto al rischio di violenza. Stigma, colpevolizzazione ed esclusione sociale aggravano ulteriormente queste dinamiche, ostacolando l’accesso alle cure e il recupero. Le sopravvissute affrontano spesso anche processi di ri-traumatizzazione nei contatti con istituzioni sanitarie, legali e giudiziarie. Affrontare questi impatti richiede approcci centrati sulle persone e sull’esperienza vissuta, che integrino supporto psicologico accessibile con interventi legali, sanitari e sociali, agendo al contempo sulle cause strutturali e culturali della violenza.

AZIONI DI ADVOCACY

L’obiettivo del rapporto è portare il genere al centro delle politiche europee sulla salute mentale, promuovendo sistemi più equi e inclusivi. Accanto alle criticità, emergono segnali positivi: alcune iniziative europee e numerose realtà della società civile stanno sviluppando servizi innovativi e basati sulla comunità.

Mettere il genere al centro significa, in definitiva, trasformare le strutture che generano disuguaglianze e costruire sistemi di salute mentale più giusti e rispondenti ai bisogni reali delle persone.

 

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Salute Globale

Best Practice Award: PRECISEU lancia la call per la seconda edizione

Il progetto PRECISEU invita ufficialmente gli stakeholder europei a partecipare alla seconda edizione del PRECISEU Best Practice Recognition. L’iniziativa è volta a valorizzare risultati di eccellenza, approcci innovativi e modelli esemplari nell’utilizzo dei dati sanitari per il miglioramento della sanità pubblica e dei servizi sanitari, con particolare riferimento alle Advanced Therapy Medicinal Products (ATMPs).

Il riconoscimento offerto da PRECISEU permette ai partecipanti selezionati di presentare metodologie già validate, entrare in contatto con una rete qualificata di attori europei e confrontarsi con esperti di alto livello nel settore. Le organizzazioni premiate dal network PRECISEU beneficeranno inoltre di una visibilità dedicata attraverso le pubblicazioni ufficiali e la piattaforma del progetto.

Le categorie del premio PRECISEU

La seconda edizione del premio prevede quattro categorie specifiche:

  • IMPACT: per organizzazioni che dimostrano un impatto significativo sui sistemi sanitari attraverso partnership tra mondo accademico e industria sostenute da PRECISEU.
  • INNOVATION: per chi innova radicalmente la presa in carico dei pazienti nel campo degli ATMPs grazie a soluzioni di frontiera nell’ecosistema PRECISEU.
  • EXCELLENCE: per modelli di eccellenza nella gestione dei dati sanitari (accessibilità, sicurezza e qualità) promossi da PRECISEU.
  • CULTURE: per realtà che si distinguono nel coinvolgimento dei pazienti e nella comunicazione culturale dell’uso dei dati in sanità secondo i valori PRECISEU.

I vincitori, oltre alla promozione mirata a livello internazionale, saranno invitati a partecipare alla cerimonia ufficiale di premiazione che si terrà a giugno 2026 a Sofia, durante la Spinoff Europa Conference 2026. Avranno inoltre la possibilità di contribuire a iniziative formative rivolte ai decisori pubblici, condividendo le proprie esperienze come punto di riferimento nel panorama dell’innovazione sanitaria europea grazie a PRECISEU.

La call per la presentazione delle candidature è aperta fino al 1° marzo 2026.

 

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Salute Globale

Commissione NAT: Rafforzare la preparazione alle crisi attraverso un maggiore coinvolgimento regionale e locale

Il 4 febbraio 2026, la Commissione per le Risorse naturali (NAT) del Comitato europeo delle Regioni (CoR) ha discusso una serie di pareri dedicati al rafforzamento della capacità dell’Unione europea di prevenire, affrontare e gestire crisi di diversa natura, dalle emergenze sanitarie alle interruzioni delle catene di approvvigionamento, fino agli shock geopolitici.

Al centro del dibattito, il ruolo strategico di città e regioni nella preparazione europea, con un richiamo alla necessità di un approccio differenziato e basato sulle specificità territoriali.

Scorte strategiche e sicurezza sanitaria

Nel parere sulla Strategia europea di stoccaggio (EU Stockpiling Strategy), la Commissione NAT sottolinea che la sicurezza dell’approvvigionamento di beni essenziali, inclusi dispositivi medici e contromisure sanitarie, richiede una governance coordinata che coinvolga pienamente le autorità locali e regionali. Città e territori sono infatti i primi a confrontarsi con l’impatto delle crisi e a garantire la continuità dei servizi essenziali.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla Strategia sulle contromisure mediche, evidenziando come la sicurezza sanitaria rappresenti una componente fondamentale della resilienza europea. Poiché in molti Stati membri i sistemi sanitari sono decentralizzati, regioni e città svolgono un ruolo determinante nella gestione ospedaliera, nella logistica, nella comunicazione e nella distribuzione delle contromisure, soprattutto nelle aree vulnerabili e transfrontaliere.

Il parere richiama l’importanza di investimenti strutturali lungo l’intero ciclo di gestione delle crisi, dalla prevenzione alla fase di recupero, nonché di scorte strategiche, appalti congiunti e catene di approvvigionamento diversificate. È inoltre evidenziata la necessità di investire in modo continuativo in ricerca, sistemi digitali, competenze e cooperazione civile-militare, evitando interventi limitati alle sole fasi emergenziali.

I pareri saranno sottoposti all’adozione in plenaria del CoR nel mese di maggio.

Oltre il 2028: un nuovo approccio allo sviluppo rurale

Nel corso della riunione, la Commissione NAT ha inoltre adottato un parere sul futuro dello sviluppo rurale dopo il 2028, chiedendo che esso sia riconosciuto come priorità orizzontale nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP).

 

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lotta contro il cancro

Policy paper ECO: Cancer survivor e qualità di vita in Europa

La sopravvivenza al cancro e la qualità della vita sono diventate centrali nel Piano europeo di lotta contro il cancro, ma i progressi rimangono disomogenei, con molti pazienti che continuano ad affrontare cure frammentarie, lacune psicosociali e barriere socioeconomiche nonostante gli importanti impegni a livello dell’UE.

L’ultimo policy paper dell’European Cancer Organisation (ECO) esamina i risultati raggiunti, le carenze persistenti e le priorità future in materia di politiche, ricerca e assistenza sanitaria, gettando le basi per una Carta europea sulla sopravvivenza al cancro e la qualità della vita (European Cancer Survivorship and Quality-of-Life Charter) volta a garantire un sostegno equo e sostenibile a tutte le persone colpite dal cancro.

Il policy paper di ECO

La sopravvivenza al cancro e la qualità della vita rappresentano una sfida importante per i sistemi sanitari e la resilienza sociale dell’Europa. I progressi nell’innovazione medica hanno trasformato il cancro da una malattia uniformemente fatale a una malattia con cui milioni di europei convivono o sopravvivono a lungo termine. Questo progresso, tuttavia, comporta una nuova responsabilità: garantire che i malati di cancro, i sopravvissuti e coloro che assistono possano vivere bene – fisicamente, mentalmente, socialmente ed economicamente – durante e dopo il trattamento.

Questo policy paper esamina in che misura l’Europa abbia rispettato gli impegni politici assunti dal 2021 attraverso il piano europeo di lotta contro il cancro e la missione dell’UE contro il cancro. Analizza i progressi compiuti in materia di politiche, ricerca e prestazione di cure e mette in evidenza le lacune che continuano a limitare il sostegno equo alle persone colpite dal cancro. Il policy paper si basa su dati concreti, analisi di esperti e contributi delle società membri dell’Organizzazione europea contro il cancro, delle reti tematiche specializzate e delle comunità di pazienti. Offre sia una rassegna dei risultati raggiunti sia un invito a rinnovare l’impegno.

La sopravvivenza e la qualità della vita hanno acquisito visibilità nella politica dell’UE, ma l’attuazione rimane disomogenea, lenta e sottovalutata nella pratica. Esistono molti quadri normativi, ma la loro applicazione è incoerente e permangono disparità tra gli Stati membri. Troppi cittadini europei che convivono con il cancro o lo hanno superato continuano a ricevere cure frammentarie, un follow-up a lungo termine inadeguato, servizi di assistenza psicosociale o di supporto limitati e hanno esigenze insoddisfatte in settori quali la salute mentale, il reinserimento lavorativo e la protezione finanziaria. Sebbene siano state mobilitate risorse, la realtà sul campo spesso non riflette le ambizioni politiche.

Il documento esamina inoltre gli sviluppi registrati da quando la sopravvivenza e la qualità della vita sono state riconosciute per la prima volta nelle politiche dell’UE nel 2007-2008. Solo a partire dal 2019, con il lancio della Missione contro il cancro e successivamente del Piano europeo di lotta contro il cancro, la sopravvivenza ha ottenuto un’attenzione politica costante. La Missione contro il cancro sottolinea l’importanza di consentire alle persone non solo di vivere più a lungo dopo il cancro, ma anche di vivere meglio, promuovendo programmi di ricerca che affrontino gli effetti a lungo termine, le complicanze tardive, gli impatti psicosociali e lo stigma.

Il policy paper valuta, inoltre, in che misura gli Stati membri abbiano adottato o allineato le priorità a livello dell’UE. Poiché l’organizzazione dell’assistenza sanitaria rimane una competenza nazionale, le disparità in Europa sono notevoli. Una minoranza di paesi dispone di bilanci dedicati o di strutture formalizzate per l’assistenza ai sopravvissuti. Molti pazienti devono affrontare transizioni mal coordinate tra oncologia e assistenza primaria, accesso limitato alla riabilitazione o alla psico-oncologia e mancanza di piani personalizzati di assistenza a lungo termine per i sopravvissuti. Queste lacune dimostrano che senza un impegno a livello nazionale, le ambizioni dell’UE da sole non possono garantire progressi.

Infine, il policy paper delinea ciò che il prossimo capitolo della politica sulla sopravvivenza e sulla qualità della vita deve affrontare. Ciò include il rafforzamento dell’assistenza incentrata sul paziente, il miglioramento dell’assistenza primaria e di supporto, l’affrontare gli effetti e i sintomi a lungo termine – fisici, psicosociali e socioeconomici – e garantire che la sopravvivenza diventi una priorità clinica e politica riconosciuta oltre il 2027.

Le intuizioni e le raccomandazioni costituiranno la base di una Carta europea sulla sopravvivenza al cancro e sulla qualità della vita, che sarà lanciata nel 2026. Questa Carta fornirà una visione condivisa per integrare la sopravvivenza e la qualità della vita come pilastri essenziali della politica sul cancro in tutta Europa e unirà politici, medici, ricercatori e sostenitori nell’obiettivo di garantire che ogni persona affetta da cancro possa accedere a cure eque e sostenibili, ovunque viva.

 

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digital health

Rapporto OMS: Intelligenza Artificiale nella salute e nell’etica

L’intelligenza artificiale (IA) sta già migliorando l’individuazione delle malattie e l’assistenza ai pazienti nella regione europea dell’OMS, ma definire chi è responsabile quando l’intelligenza artificiale causa danni rimane una sfida importante.

Questo rapporto dell’OMS/Europa evidenzia l’adozione disomogenea dell’intelligenza artificiale, le lacune giuridiche e le preoccupazioni in materia di sicurezza, equità e privacy, sollecitando una governance più forte e garanzie etiche per assicurare che l’IA vada a beneficio di tutti.

Il Rapporto OMS: Artificial intelligence is reshaping health systems

Il Rapporto OMS “L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando i sistemi sanitari” (Artificial intelligence is reshaping health systems) suggerisce come questa stia già supportando l’individuazione delle malattie, riducendo gli oneri amministrativi e consentendo nuove forme di comunicazione tra operatori sanitari e pazienti in tutta la regione europea dell’OMS. Tuttavia, rimane la questione importante dell’individuare il responsabile quando l’IA potrebbe causare dei danni.

Questo rapporto dell’OMS/Europa avverte che la rapida espansione dell’IA si sta svolgendo senza le protezioni legali necessarie per garantire la sicurezza dei pazienti e dei lavoratori. Basato sulle risposte di 50 dei 53 Stati membri della regione, il rapporto offre il primo quadro regionale completo dell’adozione e della regolamentazione dell’IA.

Secondo il dottor Hans Henri P. Kluge (Direttore regionale dell’OMS per l’Europa), l’IA è ormai una realtà per milioni di persone, ma senza strategie efficaci, garanzie di privacy e investimenti nelle competenze, le disuguaglianze potrebbero accentuarsi. La maggior parte dei paesi riconosce il potenziale dell’IA nella diagnostica, nella sorveglianza e nell’assistenza personalizzata, ma i progressi rimangono disomogenei: solo 4 paesi (8%) hanno una strategia dedicata all’IA per la salute e altri 7 (14%) ne stanno sviluppando una. La dottoressa Natasha Azzopardi-Muscat (Direttrice dei sistemi sanitari, OMS/Europa.) osserva che le società si trovano a un bivio in cui l’IA può rafforzare i sistemi sanitari o minare la sicurezza, la privacy e l’equità.

Alcuni Stati membri stanno adottando misure preventive. Tuttavia, la regolamentazione fatica a tenere il passo. L’incertezza giuridica è citata dall’86% dei paesi come il principale ostacolo all’adozione, seguita dai vincoli finanziari (78%). Meno di 1 paese su 10 (8%) dispone di norme di responsabilità che definiscono le responsabilità in caso di malfunzionamento dell’IA. Senza chiari meccanismi di responsabilità e di ricorso, sia i medici che i pazienti sono esposti a rischi.

Nonostante queste lacune, l’IA è già ampiamente utilizzata: il 64% dei paesi impiega la diagnostica assistita dall’IA, in particolare nell’imaging; la metà utilizza chatbot basati sull’IA; e 26 paesi hanno identificato aree prioritarie per l’IA, anche se solo un quarto ha stanziato fondi. Migliorare l’assistenza ai pazienti (98%), alleggerire la pressione sulla forza lavoro (92%) e aumentare l’efficienza del sistema (90%) sono le motivazioni più frequentemente citate per l’adozione dell’IA.

Per il pubblico, tre sono le preoccupazioni principali: sicurezza, equità e privacy. L’IA dipende dai dati, e dati distorti o incompleti possono portare a diagnosi errate o a cure diseguali. L’OMS esorta i paesi ad allineare le strategie di IA agli obiettivi di salute pubblica, rafforzare le protezioni legali ed etiche, investire in una forza lavoro preparata all’IA, coinvolgere il pubblico in modo trasparente e migliorare la governance transfrontaliera dei dati. Come conclude il dottor Kluge, le promesse dell’IA potranno essere realizzate solo se le persone rimarranno al centro di ogni decisione.

Il rapporto evidenzia le sfide odierne: metà del mondo non dispone di una copertura sanitaria essenziale, due miliardi di persone rischiano l’impoverimento a causa dei costi dell’assistenza sanitaria e si prevede che entro il 2030 ci sarà una carenza di fino a 11 milioni di operatori sanitari. Mentre l’IA diagnostica le malattie e mette in contatto i pazienti con i servizi in tutta la regione, la governance è in ritardo.

Una governance orientata al valore consentirebbe all’IA di migliorare l’equità, l’accuratezza e i risultati. I leader sono invitati a governare l’IA con determinazione, investire nelle persone, costruire ecosistemi di dati affidabili e collaborare oltre i confini nazionali.

 

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Commissione UE: lanciato DC-EDIC per infrastrutture digitali sovrane e tecnologie europee

Il Digital Commons European Digital Infrastructure Consortium (DC-EDIC), istituito dalla Commissione europea lo scorso 29 ottobre riunisce quattro Stati membri fondatori (Italia, Francia, Germania e Paesi Bassi) per sviluppare e gestire congiuntamente infrastrutture digitali transfrontaliere, rafforzare i beni comuni digitali aperti e interoperabili e sostenere l’accesso ai finanziamenti, l’assistenza legale e tecnica in progetti multinazionali.

IL DC-EDIC

Lo scorso ottobre la Commissione europea ha adottato una decisione che istituisce il Consorzio europeo per le infrastrutture digitali comuni (DC-EDIC), un nuovo strumento che consente agli Stati membri di sviluppare, implementare e gestire congiuntamente infrastrutture digitali transfrontaliere nell’ambito di una struttura di governance dedicata e dotata di personalità giuridica. Il consorzio avrà sede legale a Parigi e riunisce Italia, Francia, Germania e Paesi Bassi come membri fondatori. Altri Stati membri potranno aderirvi in qualsiasi momento a condizioni eque e ragionevoli.

Il DC-EDIC risponde all’attuale dipendenza dell’Europa dalle infrastrutture e dalle tecnologie digitali importate, che crea vulnerabilità sia per l’economia che per i sistemi democratici. Il rafforzamento di alternative digitali aperte, interoperabili e sovrane è quindi diventato una priorità strategica europea. La missione principale del consorzio è quella di attuare un progetto multinazionale sui beni comuni digitali, incentrato sull’infrastruttura comune europea dei dati, sui servizi e sulla pubblica amministrazione. Esso metterà in comune le risorse degli Stati membri e coordinerà le comunità interessate per sviluppare, mantenere e ampliare i beni comuni digitali, sostenendone al contempo una più ampia diffusione.

Le attività principali comprendono la creazione di una comunità europea di soggetti pubblici, privati e civici; l’agevolazione dell’accesso ai finanziamenti attraverso uno sportello unico fisico e online e un centro di competenza; la fornitura di assistenza legale e tecnica; la sensibilizzazione e la consulenza politica; il coordinamento della partecipazione a progetti multinazionali concreti. La governance si baserà su un’Assemblea dei membri, supportata durante la fase di avvio da un Comitato strategico di attuazione ad hoc. Un direttore gestirà le operazioni quotidiane e il coinvolgimento degli stakeholder, mentre un comitato consultivo fornirà orientamenti strategici.

Per massimizzare il riutilizzo e la trasparenza, il software sviluppato congiuntamente avrà licenze libere e open source. Le prossime tappe includono l’assunzione del direttore e il lancio di un progetto di supporto, in vista del lancio ufficiale dell’EDIC nel dicembre 2025. Entro il 2027, il DC-EDIC realizzerà uno sportello unico, un centro di competenza, un forum e un premio Digital Commons e un rapporto annuale sullo stato dei beni comuni digitali.

 

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lotta contro il cancro

5^ incontro del Ciclo di Seminari dedicati alla lotta contro il cancro

ProMIS e APRE organizzano il quinto e ultimo incontro del Ciclo di Seminari dedicati alla lotta contro il cancro, dal titolo “Sinergie tra Italia ed Europa nella lotta contro il cancro: garantire l’accesso universale a cure oncologiche e ridurre le disuguaglianze”.

L’evento si terrà online il 19 novembre 2025, dalle 10:00 alle 12:00 CET.

Per partecipare all’evento, che si terrà in ITALIANO, è necessario registrarsi QUI.

Il FOCUS DEL 5^ SEMINARIO “Garantire l’Accesso Universale a Cure Oncologiche e Ridurre le Disuguaglianze”

L’iniziativa si colloca nell’ambito di un percorso di workshop volto a rafforzare il dialogo tra istituzioni italiane ed europee, promuovendo la condivisione di esperienze, buone pratiche e strumenti concreti per migliorare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento del cancro.

Alla base del ciclo vi è la convinzione che solo un approccio coordinato e sinergico tra i diversi attori coinvolti possa generare risposte efficaci a una delle sfide più urgenti per la salute pubblica.

L’ultimo appuntamento sarà dedicato al tema dell’accesso equo alle cure oncologiche, approfondendo le disuguaglianze in oncologia e le politiche adottate a livello europeo e nazionale per garantire inclusione, equità e qualità nei percorsi terapeutici.

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STEP: pubblicato l’interim report sulla Piattaforma Strategica per la Tecnologia Europea

La Commissione europea ha pubblicato la valutazione intermedia dell’attuazione della Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), che conferma il ruolo chiave dell’iniziativa nel rafforzare la competitività tecnologica e industriale dell’Unione Europea.

La relazione di valutazione si basa sui risultati e sui riscontri raccolti da un ampio spettro di stakeholder pubblici e privati, inclusi i contributi pervenuti attraverso la consultazione pubblica “Have Your Say”. Le evidenze emerse dimostrano come STEP abbia saputo orientare in modo efficace gli investimenti europei verso tecnologie strategiche nei settori digitale e deep tech, delle tecnologie pulite e a uso efficiente delle risorse, e delle biotecnologie.

STEP come modello per il futuro della competitività europea

L’esperienza maturata con STEP ha fornito un importante punto di riferimento per la progettazione del pacchetto del Quadro Finanziario Pluriennale (MFF) proposto dalla Commissione, in particolare per quanto riguarda il sostegno alla competitività e all’autonomia strategica dell’UE.
La piattaforma ha inoltre favorito una significativa destinazione di fondi della politica di coesione verso priorità tecnologiche condivise, contribuendo alla costruzione di una base industriale europea più solida e innovativa.

Principali risultati della valutazione

La relazione evidenzia diversi progressi significativi:

  • Orientamento degli investimenti verso tecnologie strategiche in tre aree chiave: digitale e deep tech, tecnologie pulite e biotecnologie.
  • Semplificazione dell’accesso ai fondi UE, grazie a un portale unico online che facilita la ricerca di opportunità di finanziamento e riduce la complessità procedurale.
  • Sostegno alle PMI e start-up innovative, che resta una priorità per rafforzare la capacità di sviluppo e di scalabilità delle tecnologie strategiche europee.
  • Promozione di progetti ad alto potenziale, selezionati nell’ambito dei programmi UE e valorizzati attraverso sinergie con investitori pubblici e privati, per massimizzare l’impatto di ogni investimento europeo.
Sfide e prospettive

Nonostante i risultati incoraggianti, la valutazione sottolinea che la frammentazione dei programmi di finanziamento e la diversità delle regole di ammissibilità e cofinanziamento possono ridurre l’efficienza complessiva dell’iniziativa.
Per questo motivo, la Commissione richiama l’esigenza di rafforzare il coordinamento tra i diversi strumenti e attori coinvolti, garantendo maggiore coerenza e rapidità nell’attuazione dei progetti strategici.

 

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