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COST Open Call 2026 per reti di ricerca e innovazione in Europa

COST Action è una rete di ricerca interdisciplinare che riunisce ricercatori e innovatori per studiare un determinato tema per la durata di quattro anni. Aperte a tutti i campi della scienza e della tecnologia, le COST Action seguono un approccio “bottom-up”, permettendo di proporre network basati sui propri interessi e idee. Il finanziamento copre le spese di networking, eventi, missioni scientifiche a breve termine, scuole di formazione e attività di comunicazione, con un budget stimato di circa 150.000 € per il primo anno e una media di 180.000 € per i successivi tre.

La COST Open Call 2026 aprirà ufficialmente questa estate, ma sono state introdotte alcune importanti novità nelle procedure di sottomissione e valutazione:

  • Ampliamento del network: oltre alla presenza minima di sette membri (di cui almeno il 50% provenienti da Inclusiveness Target Countries), ora almeno il 40% dei proponenti deve essere composto da giovani ricercatori e innovatori;
  • Un solo ruolo per bando: ogni individuo può partecipare come proponente principale o secondario in una sola proposta per ogni bando;
  • Nuovo strumento di sottomissione (e-COST): l’allegato tecnico è ora integrato direttamente nella piattaforma e-COST. Il sistema impedirà l’invio di proposte che superano i limiti di pagine e testo, garantendo l’ammissibilità;
  • Più opportunità di finanziamento: nel 2026 verranno finanziate fino a 80 COST Action, rispetto alle 70 dello scorso anno, migliorando il tasso di successo per i candidati.
Cronoprogramma e scadenze
  • 16 giugno 2026 (10:00 – 12:00 CEST): Info Day online per informare la comunità scientifica su come partecipare (registrazione disponibile sul sito ufficiale).
  • 31 luglio 2026 (ore 12:00 CEST): Apertura ufficiale delle sottomissioni su e-COST.
  • 28 ottobre 2026 (ore 12:00 CET): Chiusura del bando.

È già possibile iniziare a costruire il proprio network consultando le linee guida per i proponenti e l’annuncio ufficiale del bando nella sezione Documenti e Linee Guida del sito COST.

 

Per maggiori informazioni sulla COST Open Call 2026 si prega di consultare il seguente LINK.

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Nuovo report ERC: azioni per ridurre il divario europeo

Il Report ERC pubblicato dallo European Research Council richiama l’attenzione su una questione decisiva per il futuro della scienza in Europa, cioè il persistente divario tra i Paesi con sistemi di ricerca più forti e i cosiddetti widening countries, che presentano risultati più deboli nella partecipazione e nel successo nei bandi più competitivi. Il nuovo white paper esamina la grande differenza nei tassi di partecipazione e di successo tra i sistemi di ricerca più forti d’Europa e i Paesi widening.

Il Report ERC evidenzia che questi Paesi rappresentano circa un quarto della popolazione dell’Unione europea, ma i ricercatori che vi operano ottengono soltanto circa un ventesimo delle sovvenzioni ERC e registrano tassi di successo compresi in genere tra l’1 e il 7 per cento, contro una media di circa l’11 per cento nelle competizioni ERC.

Secondo il documento, questa distribuzione disomogenea dei finanziamenti riflette ostacoli strutturali profondi che limitano la capacità dei ricercatori di competere con successo per i fondi destinati alla ricerca di frontiera. Tra questi fattori figurano ambienti accademici meno favorevoli, investimenti nazionali più contenuti in ricerca e sviluppo, un accesso più limitato alle reti scientifiche internazionali e sistemi di supporto meno solidi nella preparazione di proposte altamente competitive. Le barriere strutturali limitano la capacità dei ricercatori di competere con successo per finanziamenti altamente selettivi. Il testo segnala inoltre che anche barriere linguistiche, culturali e psicologiche possono scoraggiare la presentazione delle candidature.

Report ERC e misure per rafforzare l’eccellenza scientifica europea

Il Report ERC sottolinea tuttavia che negli ultimi dieci anni sono emersi anche segnali di miglioramento, poiché diversi widening countries hanno rafforzato i propri sistemi nazionali di ricerca e introdotto programmi specifici per aiutare i ricercatori a candidarsi ai finanziamenti ERC. Più di quindici Paesi dispongono ormai di schemi di sostegno dedicati, compresi programmi che assicurano un finanziamento nazionale alle proposte ERC molto ben classificate ma non sostenute a livello europeo. Queste iniziative vengono finanziate attraverso strumenti differenti, tra cui bilanci nazionali, partenariati pubblico privati, Fondi strutturali dell’Unione europea e Recovery and Resilience Facility.

Sul piano europeo, il Report ERC ricorda che varie misure di sostegno sono state introdotte nel tempo per i ricercatori provenienti dalle aree meno performanti, senza modificare il criterio della selezione basata esclusivamente sull’eccellenza scientifica. Tra queste misure rientrano criteri di valutazione più inclusivi, i programmi ERC Visiting Research Fellow, la ERC Mentoring Initiative, il sostegno ai National Contact Points e la rete degli Ambassadors for the ERC.

Parallelamente, l’European Research Council invita gli Stati membri ad aumentare gli investimenti nazionali nella ricerca di frontiera, a riformare i sistemi accademici dove necessario e a creare sinergie più forti tra strumenti di finanziamento nazionali e Fondi di coesione dell’Unione europea, per valorizzare pienamente il potenziale scientifico del continente.

Nel suo insieme, il Report ERC propone quindi una lettura ampia delle disparità esistenti e individua azioni concrete per rafforzare la competitività scientifica nei Paesi meno performanti, attraverso un impegno condiviso tra livello nazionale e livello europeo. Per l’European Research Council, questo percorso dovrà proseguire con un dialogo politico più intenso, con attività di comunicazione mirate e con reti di sostegno più forti che coinvolgano beneficiari ERC, la rete degli Ambassadors for the ERC e gli organismi nazionali di finanziamento.

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Horizon Europe e FP10: nuovo report di analisi sulle regole del programma

Nel dibattito sul futuro di Horizon Europe e del prossimo Programma Quadro per la ricerca e l’innovazione (FP10), una nuova analisi europea contribuisce con evidenze concrete basate sull’esperienza diretta dei beneficiari.

Il report “Horizon Europe’s Legal, Financial & Administrative Rules – A Report on Their Practical Use”, elaborato dalla rete dei National Contact Points (NCP) nell’ambito del progetto Horizon Academy, si fonda su un’indagine su larga scala che ha raccolto 1.360 risposte da organizzazioni di tutta Europa, tra cui università, enti di ricerca, imprese e organizzazioni pubbliche.

Lo studio offre una prospettiva basata sui dati sull’applicazione pratica delle regole del programma, combinando evidenze statistiche e l’esperienza quotidiana di coordinatori di progetto, ricercatori e personale amministrativo.

Tra gli elementi valutati positivamente emerge l’armonizzazione delle regole di finanziamento tra i programmi europei (corporate approach), considerata utile per semplificare la gestione dei progetti. Anche strumenti come l’Annotated Grant Agreement sono apprezzati per il supporto operativo, e il sistema di presentazione delle proposte e la fase di preparazione del Grant Agreement sono generalmente percepiti come chiari e gestibili. Positiva anche la valutazione del processo di modifica dei progetti in corso.

Parallelamente, l’analisi evidenzia alcune criticità persistenti. In fase di candidatura, molti partecipanti segnalano difficoltà nell’individuare call adeguate all’interno del portale della Commissione europea, ritenuto non sempre intuitivo. La preparazione delle proposte è considerata particolarmente complessa e richiede spesso il supporto di consulenti esterni. Inoltre, pur riconoscendo la solidità del sistema di valutazione peer-review, alcuni rispondenti evidenziano margini di incertezza legati alla possibile soggettività del processo.

Durante l’implementazione dei progetti, emergono difficoltà nell’applicazione pratica di principi quali open science, uguaglianza di genere, etica e protezione dei dati, spesso a causa di limitate risorse interne o carichi amministrativi elevati.

Horizon Europe: semplificazione e modelli di finanziamento

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i costi del personale, che rappresentano la quota principale dei budget di progetto e risultano anche l’area più critica. Oltre la metà dei rispondenti considera complesso il calcolo dei costi ammissibili, evidenziando problematiche legate alla determinazione delle tariffe giornaliere, alla registrazione del tempo di lavoro e all’applicazione delle diverse metodologie di calcolo. Queste difficoltà si manifestano soprattutto nella fase di implementazione, più che nella pianificazione iniziale dei budget.

I risultati si inseriscono nel più ampio dibattito europeo sulla semplificazione delle regole di finanziamento. In questo contesto, emerge una crescente apertura verso modelli semplificati, in particolare il lump sum funding, considerato uno strumento efficace per ridurre gli oneri amministrativi e il rischio di errori finanziari.

L’analisi, tuttavia, evidenzia anche alcune criticità nella sua applicazione pratica – ad esempio nella pianificazione dei budget o nei processi di audit – indicando la necessità di ulteriori chiarimenti metodologici e della diffusione di buone pratiche. Più cauta, invece, la valutazione del modello dei Personnel Unit Costs, che nella sua forma attuale non è ancora considerato pienamente efficace dai beneficiari.

Il report sottolinea infine il ruolo centrale dei National Contact Points, che attraverso il supporto ai partecipanti e la raccolta di evidenze pratiche contribuiscono non solo alla partecipazione ai programmi europei, ma anche al loro miglioramento. In un momento in cui il dibattito su FP10 è in pieno sviluppo, queste evidenze rappresentano un contributo importante per la definizione di regole più efficaci e rispondenti alle esigenze degli attori coinvolti.

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THCS JTC 2025: pubblicata l’analisi statistica della call

È disponibile oline l’analisi statistica della Joint Transnational Call (THCS JTC 2025) del Partenariato europeo Transforming Health and Care Systems (THCS).

La call, intitolata “Better care closer to home: Enhancing primary and community care”, è stata lanciata a novembre 2024 e ha coinvolto 34 Funding Agencies provenienti da 22 Paesi, con un budget iniziale di circa 36 milioni di euro.

La THCS JTC 2025 ha registrato un’elevata partecipazione, con 149 pre-proposte ammissibili per un finanziamento richiesto pari a 183 milioni di euro. A seguito della valutazione, 63 proposte sono state invitate alla fase completa e 60 full proposals sono state presentate. Dopo il processo di valutazione e il confronto con il Peer Review Panel, sono stati selezionati 29 progetti per il finanziamento, con un tasso di successo del 19,5% e un un budget complessivo assegnato pari a 31,8 milioni di euro, che ha generato un top-up di 6,9 milioni di euro.

Il processo in due fasi ha inoltre integrato il widening initiative, consentendo ai consorzi di rafforzarsi con partner provenienti da Paesi meno rappresentati e contribuendo ad ampliare la partecipazione a livello europeo. Tutte le Funding Agencies coinvolte hanno avuto almeno un progetto selezionato.

THCS JTC 2025: partecipazione e ambiti progettuali

L’analisi statistica della THCS JTC 2025 evidenzia una partecipazione particolarmente significativa da parte di diversi Paesi europei e associati, tra cui Spagna, Italia, Svizzera, Paesi Bassi, Canada, Norvegia e Svezia. In termini di performance, i team più rappresentati tra i progetti finanziati provengono da Italia, Spagna, Paesi Bassi, Francia, Svezia, Portogallo e Svizzera.

Per quanto riguarda i contenuti progettuali, le proposte finanziate riflettono la distribuzione tematica delle candidature presentate: i progetti interdisciplinari (categoria “Other”) rappresentano la quota maggiore (25%), seguiti dai temi legati alla salute mentale e alle questioni sociali (18%). Si evidenziano inoltre risultati rilevanti nei settori delle malattie muscoloscheletriche, neurologiche e correlate (11%) e delle malattie neurodegenerative (7%).

Dal punto di vista dei partecipanti, i consorzi sono composti prevalentemente da istituzioni accademiche, affiancate da fornitori di servizi sanitari e sociali, PMI e, in misura minore, organizzazioni non profit e associazioni di pazienti.

Nel complesso, i risultati della call confermano un forte coinvolgimento della comunità scientifica e mettono in evidenza il valore della collaborazione transnazionale nella ricerca e innovazione in ambito sanitario, con progetti destinati a contribuire allo sviluppo dei sistemi sanitari europei.

THCS – Transforming Health and Social Care Systems, di cui ProMIS è Ente affiliato del Ministero della Salute italiano (coordinatore del Partenariato stesso), è cofinanziato nell’ambito del programma Horizon Europe. THCS sostiene programmi coordinati di ricerca e innovazione nazionali e regionali ed altre attività chiave a supporto della trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali.

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REA: nuova guida per condividere le evidenze scientifiche con i decisori politici

La Research Executive Agency (REA) ha pubblicato una nuova guida per aiutare i progetti finanziati dall’UE a trasformare i risultati della ricerca in raccomandazioni chiare, mirate e utili per i decisori politici.

Il documento fornisce un quadro completo su come strutturare un policy brief efficace, spiegandone obiettivi, destinatari, tempistiche e modalità di redazione.

Il testo introduce la funzione strategica dei policy brief: documenti di 2–4 pagine che sintetizzano evidenze scientifiche sotto forma di raccomandazioni concrete per una specifica sfida di policy, adattate al livello istituzionale più appropriato (europeo, nazionale, regionale o locale).

La guida suggerisce di iniziare la preparazione con largo anticipo, comprendendo accuratamente il contesto politico, identificando il problema da affrontare e mappando i decisori a cui ci si rivolge.

Tra i consigli principali: formulare raccomandazioni realmente azionabili, supportarle con dati solidi, collaborare con altri stakeholder per rafforzare l’analisi e utilizzare un linguaggio chiaro, privo di gergo tecnico.

Ampio spazio è dedicato alle buone pratiche (DOs) e agli errori da evitare (DON’Ts), come ignorare il contesto normativo, non definire chiaramente i messaggi chiave o sovraccaricare il testo di dettagli tecnici difficili da leggere.

GUIDA REA PER STRUTTURARE UN POLICY BRIEF EFFICACE

La seconda parte della guida presenta un modello consigliato per la redazione del policy brief, comprensivo di titoli, sottosezioni, esempi e suggerimenti pratici.

Si parte dalla scelta del titolo – breve, specifico e orientato all’impatto – per arrivare agli “highlights”, ovvero una sintesi iniziale dei punti più importanti.

Per quanto riguarda la struttura, la guida suggerisce di aprire con il contesto del problema: una descrizione chiara della sfida affrontata, inserita nel quadro delle iniziative politiche esistenti, mettendo in luce urgenza, rilevanza e limiti delle politiche attuali. Segue la sezione dedicata alle raccomandazioni di policy, che devono essere concrete, basate su evidenze e facilmente implementabili dai decisori. La parte finale è riservata alla sintesi delle evidenze, dove si presentano solo i risultati più solidi e pertinenti, corredati da grafici o tabelle che facilitino la comprensione.

Il documento si chiude con riferimenti, metodologia e contatti, per assicurare trasparenza e tracciabilità.

Questa guida rappresenta uno strumento operativo prezioso per valorizzare i risultati dei progetti europei e favorire un dialogo più efficace tra ricercatori e decisori.

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Presentato il rapporto finale sul Mid-term di Horizon

Lo scorso 5 dicembre, APRE ha presentato ai rappresentanti istituzionali europei e nazionali, presso la sede del Parlamento europeo a Bruxelles, il rapporto finale sulla valutazione intermedia di Horizon Europe, elaborato dal Gruppo di esperti “Mid-term”.

Il Rapporto vuole contribuire alla riflessione e al posizionamento dell’Italia sul futuro del Programma quadro di ricerca e innovazione, nell’ambito del percorso di valutazione intermedia promosso dalla Commissione europea.

Il documento è stato ampiamente rivisto e aggiornato rispetto alla prima versione di febbraio 2023, in virtù di un esteso processo di consultazione che ha preso in considerazione i posizionamenti di 55 organizzazioni italiane, di cui 42 appartenenti alla rete dei Soci APRE. All’interno del documento, il Gruppo di Esperti ha identificato 52 proposte, tutte rilevanti e attuabili, seppure con tempi e modalità diversi.

il rapporto “Mid-term” di Horizon EU

Il rapporto è stato presentato durante l’evento APRE Il programma Horizon dal presente al futuro: le sfide europee, le priorità italiane dal Presidente del GdE APRE “Verso il Mid-Term di Horizon Europe” Andrea Ricci, il quale ne ha illustrato la struttura e gli obiettivi concentrandosi sulle 12 proposte prioritarie individuate per far fronte ad alcune criticità dell’attuale Programma:

1. Razionalizzare il panorama della ricerca europea.

2. Contribuire più compiutamente alla riduzione delle disparità.

3. Avvalersi di una sistematica attività di foresight.

4. Introdurre nella suddivisione del bilancio del PQ un fondo di riserva del 10%.

5. Complementare gli strumenti ERC e MSCA.

6. Adottare una metodologia per la valutazione dell’impatto ex-ante e ex-post.

7. Esplicitare più chiaramente i principi fondanti delle Missioni.

8. Garantire il carattere lungimirante e strategico dei Partenariati.

9. Rivedere l’impostazione dei Programmi di Lavoro dell’EIC.

10. Migliorare la composizione dei panel di valutazione.

11. Generalizzare, tenendo conto delle caratteristiche dei programmi, il metodo di finanziamento lump sum.

12. Migliorare la partecipazione delle PMI innovative.

L’evento è stato anche un’occasione per esplorare il ruolo di Horizon Europe e della ricerca per far fronte alle recenti sfide globali e analizzare l’allineamento del sistema di R&I italiano a quello europeo.

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