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Comunicazione del rischio: 5 strategie chiave da adottare durante le emergenze umanitarie

La comunicazione del rischio è un elemento centrale nella gestione delle emergenze sanitarie e umanitarie, soprattutto quando conflitti, disastri, crisi climatiche e spostamenti di popolazione mettono sotto pressione la capacità delle istituzioni di proteggere la salute. OMS/Europa ha pubblicato il documento tecnico “Risk communication, community engagement and infodemic management at the core of health security in humanitarian emergencies”, una guida operativa basata su esperienze maturate nella Regione europea dell’OMS.

Nelle crisi umanitarie, la protezione della salute globale non dipende solo da logistica, servizi e azione medica, ma anche dalla capacità ma anche dalla capacità della comunicazione del rischio di costruire fiducia, ascoltare le comunità e fornire indicazioni chiare quando le persone devono prendere decisioni rapide. Il documento evidenzia che gli approcci usati nelle epidemie di malattie infettive non sempre funzionano allo stesso modo nei contesti segnati da conflitti, disastri e bisogni umanitari molteplici.

Rendere operativa la comunicazione del rischio nelle crisi umanitarie

La guida è stata sviluppata attraverso un processo articolato, che ha incluso esperienze sul campo in Armenia, Turchia e Ucraina, una revisione della letteratura, un’indagine con 14 ricercatori e professionisti di sanità pubblica, una revisione interna ed esterna con 18 esperti e il contributo di 20 professionisti RCCE-IM dell’OMS. Il documento raccoglie inoltre indicazioni emerse da una consultazione organizzata a Varsavia nel novembre 2023 sulla risposta all’emergenza in Ucraina.

Il cuore operativo della pubblicazione è organizzato attorno a 5 strategie chiave per rafforzare la comunicazione del rischio, il coinvolgimento comunitario e la gestione dell’infodemia nelle emergenze umanitarie. Le strategie riguardano il coordinamento degli interventi, l’ascolto delle comunità colpite, la diffusione strategica di informazioni e consigli sanitari, il rafforzamento della resilienza comunitaria e la preparazione ai rischi emergenti.

Un passaggio centrale nella comunicazione del rischio riguarda il coordinamento tra autorità sanitarie nazionali e locali, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni della società civile e altri attori coinvolti nella risposta. Nelle emergenze umanitarie, infatti, salute, protezione, alloggio, nutrizione e ambiente sono dimensioni strettamente collegate, e una risposta frammentata può generare messaggi incoerenti, duplicazioni e perdita di fiducia.

La comunicazione del rischio deve inoltre basarsi su un ascolto continuo, sia online che offline, dei bisogni, delle percezioni e delle preoccupazioni delle comunità colpite. Questo approccio consente di adattare gli interventi alla realtà dei territori, individuare barriere di accesso ai servizi sanitari e rispondere rapidamente alla diffusione di informazioni false o fuorvianti.

Il documento dedica particolare attenzione alla qualità dei messaggi sanitari, che devono essere brevi, semplici, visuali, mirati ai bisogni prioritari e diffusi nel momento più opportuno. Le informazioni devono raggiungere anche le comunità con accesso limitato o interrotto ai canali ordinari, attraverso strumenti diversi e adatti ai contesti locali.

Le esperienze analizzate mostrano anche il valore del lavoro con mediatori culturali e sanitari, partner locali, popolazioni sfollate e comunità ospitanti. Coinvolgere le persone direttamente interessate permette di rafforzare fiducia, senso di appartenenza e coesione sociale, elementi decisivi quando le emergenze mettono alla prova relazioni, servizi e istituzioni.

La guida richiama infine la necessità di prepararsi a rischi sovrapposti, come minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari, contaminazioni ambientali o nuovi spostamenti di popolazione. Nei casi analizzati, tra cui terremoti in Turchia e rischi CBRN collegati alla guerra in Ucraina, la combinazione tra valutazione anticipata dei rischi, ascolto delle comunità e messaggi testati ha sostenuto risposte più tempestive e aderenti ai bisogni reali.

Il documento dell’OMS per l’Europa, rappresenta un nuovo strumento operativo per integrare la comunicazione del rischio nella preparazione e nella risposta alle emergenze, sostenendo sistemi più preparati, affidabili e resilienti, capaci di proteggere la salute della popolazione anche nelle crisi più complesse.

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Intelligenza artificiale e comunicazione sanitaria: l’analisi dell’Università di Zurigo e WHO/Europe

Un recente studio intitolato “Responsible artificial intelligence in public health: a Delphi study on risk communication, community engagement and infodemic management” analizza opportunità e criticità legate all’impiego dell’intelligenza artificiale in tre ambiti chiave della sanità pubblica: la comunicazione del rischio, il coinvolgimento delle comunità e la gestione dell’infodemia.

Il lavoro è stato coordinato dall’Università di Zurigo in collaborazione con l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO/Europe).

Lo studio si basa su un’indagine Delphi condotta su 54 esperti internazionali provenienti da 27 Paesi, attivi nei settori della salute pubblica, della tecnologia, della comunicazione e dell’etica, e individua principi guida e azioni prioritarie per promuovere un utilizzo etico e responsabile dell’IA nei contesti sanitari.

Principi guida per l’uso dell’intelligenza artificiale in sanità

Dall’analisi emergono numerose opportunità per l’impiego dell’IA nella personalizzazione dei messaggi sanitari e nel monitoraggio delle informazioni online, con particolare efficacia nel contrasto alla disinformazione. Tuttavia, vengono segnalati anche rischi significativi, tra cui bias algoritmici, violazioni della privacy e perdita di fiducia da parte del pubblico.

L’intelligenza artificiale è considerata meno adatta, al momento, a sostituire il coinvolgimento diretto delle comunità, che resta un elemento centrale nelle strategie di comunicazione sanitaria. Tra gli output dello studio sono stati individuati sette principi guida per un utilizzo responsabile dell’IA nella salute pubblica, con enfasi su equità, trasparenza, inclusività e controllo umano.

Le azioni raccomandate comprendono la definizione di norme e regolamenti chiari per l’uso dell’IA nei contesti sanitari, l’investimento in formazione e infrastrutture digitali, lo sviluppo di sistemi di feedback e l’attivazione di iniziative per rafforzare la fiducia pubblica nell’utilizzo delle tecnologie emergenti.

Lo studio rappresenta un contributo rilevante per orientare le politiche sanitarie a livello nazionale e internazionale. I risultati offrono indicazioni utili alle istituzioni che intendono integrare strumenti basati su intelligenza artificiale nelle strategie di prevenzione, preparazione e risposta alle emergenze.

Promuovere un uso responsabile di queste tecnologie è essenziale per rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari e migliorare l’efficacia della comunicazione con la popolazione.

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OMS/Europa: un toolkit operativo contro l’infodemia

L’OMS/Europa ha sviluppato un toolkit operativo per combattere l’infodemia, ovvero quella situazione che si verifica quando negli ambienti digitali e fisici sono disponibili troppe informazioni, comprese informazioni false o fuorvianti. Ciò può rappresentare un grosso rischio per la salute, che spesso viene esacerbato durante le emergenze.

Cos’è la gestione dell’infodemia?

Per contrastare il fenomeno dell’infodemia, l’OMS ha sviluppato il concetto di gestione dell’infodemia, che è un modo sistematico per prepararsi, affrontare e mitigare i pericoli di informazioni false, così come il sovraccarico o la carenza di informazioni, nelle emergenze sanitarie.

Un recente rapporto del World Economic Forum sostiene che le informazioni false e manipolate rappresentano il rischio più urgente a breve termine per il mondo. Le false informazioni possono causare morte, sfiducia e divisione nella nostra società. Inoltre, grazie ai nuovi sviluppi dell’intelligenza artificiale (AI), sta diventando sempre più facile produrre e diffondere informazioni false.

Il Toolkit dell’OMS/Europa

Il nuovo kit di strumenti operativi pubblicato dall’OMS/Europa ha l’obiettivo di rispondere alle false informazioni che si possono sviluppare durante un’emergenza sanitaria. Nel dettaglio il toolkit delinea 5 passaggi chiave, offrendo un approccio strutturato alla gestione delle informazioni false in situazioni complesse.

  1. Rilevamento del segnale, che implica la comprensione delle narrazioni sanitarie, delle domande, delle preoccupazioni e delle lacune informative del pubblico a rischio. Ciò può essere fatto attraverso metodi online e offline, come il monitoraggio dei social media, i focus group e il coinvolgimento della comunità.
  2. Verifica del segnale, che richiede il controllo dei fatti delle informazioni, l’analisi della credibilità della fonte e il confronto delle informazioni con altre fonti per verificarne l’accuratezza e la coerenza.
  3. Valutazione del rischio, che valuta il potenziale danno delle informazioni false sulla base di fattori quali la credibilità della fonte, la diffusione e l’impatto sulla salute pubblica.
  4. Progettazione della risposta, che sviluppa un piano di comunicazione per contrastare le false informazioni e affrontare i rischi.
  5. Sensibilizzazione, che trasmette i messaggi chiave al pubblico target, convincendolo ad adottare i comportamenti sanitari desiderati.

Il toolkit offre quindi agli utenti una ricca gamma di tattiche e approcci sistemici che possono aiutarli a gestire le informazioni false, tutte basate su buone pratiche provenienti dall’Europa e da altre parti del mondo.

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