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EIT Health: pubblicate 2 nuove call a supporto dell’ecosistema sanitario europeo

EIT Health ha annunciato l’apertura di due nuove call dedicate a sostenere lo sviluppo e la validazione di soluzioni innovative nel settore sanitario, con scadenza fissata al 6 maggio 2026.

Le opportunità attualmente aperte – “Innovation Validation” e “New Models of Delivery of Healthcare (NMDH)” – mirano a rafforzare l’ecosistema europeo dell’innovazione in salute, supportando progetti ad alto impatto in grado di migliorare l’efficacia, l’accessibilità e la sostenibilità dei sistemi sanitari.

La call “Innovation Validation” è rivolta a innovazioni già sviluppate che necessitano di essere validate in contesti reali, con l’obiettivo di facilitarne l’adozione nei sistemi sanitari e sul mercato. Il programma promuove la creazione di consorzi multidisciplinari e internazionali, favorendo la collaborazione tra diversi attori dell’ecosistema.

Parallelamente, la call “NMDH” si concentra sullo sviluppo di nuovi modelli organizzativi e assistenziali, con particolare attenzione alla trasformazione dei servizi sanitari e alla creazione di soluzioni scalabili e replicabili.

Le call sono rivolte a un’ampia platea di attori dell’ecosistema sanitario, tra cui startup, PMI, università, centri di ricerca, ospedali e fornitori di servizi sanitari, promuovendo la collaborazione tra innovazione, ricerca e sistemi di cura per accelerare l’adozione di soluzioni ad alto impatto.

Le due call prevedono inoltre un supporto finanziario significativo per i progetti selezionati, secondo specifiche modalità di co-finanziamento. In particolare, nell’ambito della call “Innovation Validation”, EIT Health finanzia fino al 50% del budget totale di progetto, per un contributo massimo pari a 850mila euro per progetto. È inoltre previsto che l’entità responsabile della commercializzazione sottoscriva un Financial Sustainability Contribution Agreement e, nel caso di micro o piccole imprese, riceva una quota del finanziamento compresa tra 400mila e 500mila euro.

Per quanto riguarda la call “NMDH”, il finanziamento copre fino al 50% del budget totale di progetto, con un contributo massimo pari a 700mila euro per progetto. Anche in questo caso, è richiesto che l’entità responsabile della commercializzazione sottoscriva un Financial Sustainability Contribution Agreement, con l’indicazione che, qualora si tratti di una micro o piccola impresa, debba ricevere una quota di finanziamento compresa tra 400mila e 500mila euro.

EIT Health e innovazione sanitaria: scadenze e cronoprogramma

Le due call lanciate da EIT Health seguono un cronoprogramma definito, che accompagna i proponenti lungo tutte le fasi di candidatura. Entrambe le opportunità sono state aperte il 25 febbraio 2026 e prevedono come scadenza per la presentazione delle proposte il 6 maggio 2026.

Nel periodo di apertura, sono state organizzate attività di supporto ai candidati, tra cui due sessioni di domande e risposte (Q&A) – previste, ripettivamente, l’8 aprile e il 22 aprile 2026 per la call “Innovation Validation” e il 7 aprile e il 21 aprile 2026 per la call “NMDH” – con l’obiettivo di facilitare la preparazione delle proposte.

Il processo di candidatura prevede inoltre una fase di registrazione dell’organizzazione nel portale europeo Funding & Tenders per l’ottenimento del PIC, seguita dalla presentazione della proposta attraverso la piattaforma EIT Health. Successivamente alla chiusura della call, le proposte saranno sottoposte a valutazione competitiva da parte di esperti indipendenti, finalizzata alla selezione dei progetti con maggiore maturità e potenziale di impatto.

Nel complesso, il cronoprogramma riflette l’approccio di EIT Health orientato a supportare l’innovazione lungo tutto il percorso, dalla candidatura alla validazione e implementazione delle soluzioni nei sistemi sanitari europei.

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Salute mentale

Esiti Conferenza WHO-WONCA 2026 su salute mentale nelle cure primarie

La salute mentale è stata al centro della Conferenza WHO-WONCA 2026, che ha individuato una serie di ambiti prioritari di intervento per rafforzare l’integrazione dei servizi di salute mentale nelle cure primarie.

L’iniziativa, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla World Organization of Family Doctors (WONCA), si è concentrata in particolare sul passaggio dagli impegni politici già esistenti alla loro implementazione concreta nei sistemi sanitari.

Tra gli esiti principali emerge il riconoscimento condiviso della necessità di integrare in modo sistematico la salute mentale all’interno della primary care, superando la tradizionale separazione tra assistenza fisica e psicologica.

In questo contesto, viene ribadito il ruolo strategico dei professionisti delle cure primarie, in particolare dei medici di medicina generale, nella prevenzione, identificazione precoce e gestione dei disturbi mentali, nonché nel coordinamento dei percorsi di cura.

La Conferenza ha inoltre evidenziato l’importanza di adottare modelli di assistenza centrati sulla persona, orientati alla comunità e basati su un approccio lungo tutto l’arco della vita, tenendo conto anche dei determinanti sociali della salute.

Salute mentale nelle cure primarie: azioni e priorità operative

Gli esiti della Conferenza WHO-WONCA delineano alcune priorità operative chiave per rendere effettiva l’integrazione della salute mentale nei sistemi sanitari:

  • Riorganizzazione dei modelli di assistenza, con l’inclusione strutturale dei servizi di salute mentale all’interno della primary care.

  • Miglioramento dell’accesso ai servizi territoriali e comunitari, per garantire una presa in carico più precoce e vicina ai bisogni delle persone.

  • Rafforzamento delle competenze della workforce sanitaria, attraverso percorsi di formazione specifici sulla salute mentale nelle cure primarie.

  • Sviluppo di modelli di finanziamento sostenibili, in grado di supportare servizi integrati nel lungo periodo.

  • Promozione dell’uso responsabile delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, a supporto della prevenzione e della gestione dei disturbi mentali.

  • Miglioramento del coordinamento tra i diversi livelli di assistenza, per assicurare continuità e integrazione nei percorsi di cura.

  • Promozione dell’equità nell’accesso ai servizi, con particolare attenzione ai contesti più vulnerabili.

Nel complesso, la Conferenza ha ribadito la centralità della primary care come punto di accesso privilegiato ai servizi di salute mentale e ha posto le basi per un rafforzamento dell’azione a livello globale, orientata a sistemi sanitari più integrati, resilienti ed equi.

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Salute mentale

Salute cerebrale: in Europa 1 persona su 3 è colpita da malattie neurologiche

La salute cerebrale è sempre più riconosciuta come una priorità per le politiche sanitarie europee, alla luce dell’impatto crescente delle malattie neurologiche sulla popolazione e sui sistemi sanitari.

Il 24 febbraio 2026, la Commissione per la sanità pubblica del Parlamento europeo (SANT) ha organizzato un’audizione pubblica intitolata Brain health: Policy challenges and opportunities to manage neurological diseases”, con l’obiettivo di discutere le principali sfide politiche e individuare possibili strategie per affrontare l’aumento delle patologie neurologiche in Europa.

Le malattie neurologiche rappresentano infatti una delle sfide sanitarie, sociali ed economiche più urgenti per l’Unione europea. Secondo le informazioni presentate durante l’audizione, queste patologie costituiscono la principale causa di disabilità e interessano circa una persona su tre in Europa, esercitando una pressione significativa sui sistemi sanitari, sui servizi di assistenza sociale e sui caregiver.

Tra le condizioni neurologiche più diffuse figurano le malattie neurodegenerative, come demenza (in particolare la malattia di Alzheimer), morbo di Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica (SLA). L’invecchiamento della popolazione europea è destinato ad aumentare ulteriormente la prevalenza di queste patologie, con conseguenze rilevanti per l’organizzazione dei sistemi sanitari e per la sostenibilità dei servizi di assistenza e supporto.

Nel corso dell’audizione sono intervenuti diversi esperti del settore, tra cui rappresentanti del mondo accademico, della comunità scientifica e delle organizzazioni europee di pazienti. Il confronto ha evidenziato la necessità di rafforzare il coordinamento tra ricerca scientifica, politiche sanitarie e innovazione per migliorare la prevenzione, la diagnosi precoce e la gestione delle malattie neurologiche.

Salute cerebrale e coordinamento delle politiche europee

Durante l’incontro è stato inoltre presentato un documento di approfondimento commissionato dal Parlamento europeo dal titolo Strengthening Brain Health: Policy Recommendations to Tackle the Rising Burden of Neurological Diseases”. Il documento evidenzia come la salute cerebrale dipenda da molteplici fattori, tra cui determinanti genetici, ambientali, sociali e legati agli stili di vita, e sottolinea l’importanza di adottare un approccio integrato lungo tutto l’arco della vita.

Le malattie neurologiche rappresentano una sfida particolarmente complessa perché incidono in modo significativo sulla qualità della vita delle persone e sulla loro autonomia, con ripercussioni non solo sanitarie ma anche sociali ed economiche. Il briefing, inoltre, evidenzia come l’accesso alla diagnosi precoce, alle cure specialistiche e alle innovazioni terapeutiche sia ancora disomogeneo tra gli Stati membri dell’Unione europea, con importanti disuguaglianze nei servizi disponibili per i pazienti e le loro famiglie.

Alla luce di queste evidenze, diversi esperti e rappresentanti delle organizzazioni europee impegnate nel campo delle neuroscienze hanno sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione tra Stati membri e istituzioni europee, promuovendo strategie coordinate che integrino prevenzione, ricerca e assistenza.

In questo contesto si inseriscono anche le iniziative promosse dalla European Partnership for Brain Health (EP BrainHealth), che ha recentemente avviato le Joint Transnational Calls 2026 dedicate alla ricerca sui disturbi neurologici e neurodegenerativi.

L’audizione della Commissione SANT rappresenta quindi un passo significativo nel rafforzare l’attenzione delle istituzioni europee sulla salute cerebrale e nel promuovere politiche più coordinate per affrontare il crescente peso delle malattie neurologiche in Europa.

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Salute mentale

Nuova Fact Sheet informativa dell’OMS Europa sulla salute mentale

La salute mentale rappresenta una componente fondamentale della salute e del benessere delle persone ed è oggi una priorità crescente per i sistemi sanitari europei. L’Ufficio regionale per l’Europa della World Health Organization (OMS) ha pubblicato una nuova fact sheet informativa sulla salute mentale, che offre una panoramica aggiornata dei principali dati e delle sfide che interessano la Regione europea.

Secondo l’OMS, circa una persona su sei nella Regione europea – circa 140 milioni di persone – vive con una condizione di salute mentale. I disturbi mentali comprendono un ampio spettro di condizioni che possono influenzare il modo in cui le persone pensano, percepiscono la realtà, gestiscono le emozioni o interagiscono con gli altri.

Nonostante l’elevato impatto sulla salute e sulla qualità della vita, l’accesso ai servizi rimane ancora limitato e molte persone con disturbi mentali non ricevono il supporto o il trattamento adeguato: fino a una persona su tre con una condizione di salute mentale non riceve il trattamento necessario, mentre tra le persone con psicosi, circa una su quattro non riceve alcuna forma di assistenza formale..

La fact sheet evidenzia inoltre il forte impatto della salute mentale sulla mortalità. Nella Regione europea dell’OMS oltre 120mila persone muoiono ogni anno per suicidio, pari a più di 300 decessi al giorno. Il suicidio rappresenta una delle principali cause di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni, evidenziando la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e i servizi di supporto psicologico.

L’OMS sottolinea come la salute mentale sia influenzata da molteplici fattori, tra cui condizioni socio-economiche, ambiente di vita, relazioni sociali, lavoro, istruzione e accesso ai servizi sanitari.

Gli adolescenti sono particolarmente esposti ai rischi digitali: secondo i dati riportati nella fact sheet, oltre l’11% degli adolescenti segnala comportamenti problematici legati all’uso dei social media, un fenomeno che può influenzare negativamente il benessere psicologico.

La solitudine rappresenta un fattore di rischio crescente e l’OMS evidenzia livelli significativi di isolamento sociale: il 28% delle ragazze di 15 anni riferisce di sentirsi sola, mentre circa una persona su quattro oltre i 60 anni segnala sentimenti di solitudine.

Per questo motivo, la promozione del benessere mentale richiede un approccio multisettoriale, che coinvolga non solo il settore sanitario ma anche politiche sociali, educative e del lavoro.

SALUTE MENTALE E SISTEMI SANITARI: LE PRIORITÀ PER IL FUTURO

La nuova fact sheet evidenzia come il rafforzamento della salute mentale richieda sistemi sanitari più accessibili, inclusivi e orientati alla comunità. In molti Paesi europei i servizi di salute mentale sono ancora concentrati in strutture specialistiche o ospedaliere, mentre l’OMS promuove modelli di assistenza basati sulla comunità e integrati nell’assistenza sanitaria primaria.

Tra le priorità indicate figurano il miglioramento dell’accesso ai servizi, la riduzione dello stigma e della discriminazione associati ai disturbi mentali, il rafforzamento delle politiche pubbliche e la promozione della prevenzione lungo tutto l’arco della vita. L’OMS evidenzia, inoltre, l’importanza di coinvolgere attivamente le persone con esperienza diretta di disturbi mentali, le comunità e le organizzazioni della società civile nello sviluppo delle politiche e dei servizi.

Il tema della salute mentale è al centro di numerose iniziative europee e rappresenta un ambito sempre più rilevante anche per le politiche sanitarie nazionali. La fact sheet sottolinea la necessità di rafforzare modelli di assistenza alla salute mentale basati sulla comunità e integrati nell’assistenza sanitaria primaria, promuovendo servizi più accessibili e vicini alle persone.

 

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Edizione 2026 del Premio Internazionale “Lombardia è Ricerca”

Il Premio “Lombardia è Ricerca“torna anche nel 2026 con una nuova edizione dedicata alle scoperte scientifiche più significative nell’ambito delle Scienze della Vita.

Promosso da Regione Lombardia, il Premio rappresenta uno dei riconoscimenti internazionali più rilevanti nel panorama della ricerca biomedica, con una dotazione complessiva di 1 milione di euro destinata a valorizzare contributi scientifici di particolare impatto e a sostenere lo sviluppo di nuove linee di ricerca.

Per l’edizione 2026 il tema scelto è “Medicina predittiva basata su intelligenza artificiale e big data”, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare ricerche in grado di anticipare l’insorgenza e l’evoluzione delle malattie attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate e l’analisi di grandi quantità di dati. In particolare, gli ambiti di interesse individuati includono:

  • intelligenza artificiale, machine learning e modelli predittivi, applicati all’analisi dei dati sanitari e alla previsione dei rischi di malattia;

  • genomica, epigenomica e biomarcatori predittivi, finalizzati all’identificazione precoce di condizioni patologiche;

  • digital health e sistemi di monitoraggio continuo, utili per raccogliere e analizzare dati clinici e comportamentali nel tempo.

Le candidature al Premio Lombardia è Ricerca possono essere presentate da scienziati di qualsiasi nazionalità che abbiano una produzione scientifica significativa, comprovata da un h-index – indice bibliometrico utilizzato per valutare l’impatto della produzione scientifica di un ricercatore – pari almeno a 50.

Le candidature possono essere presentate in forma individuale o congiunta; nel caso di candidature collettive è richiesto che almeno uno dei ricercatori coinvolti possieda il requisito dell’h-index pari a 50. Sono inoltre ammesse autocandidature.

Oltre alla valorizzazione dei risultati scientifici già ottenuti, il Premio richiede ai candidati di presentare anche un progetto di ricerca traslazionale finalizzato a consolidare e sviluppare ulteriormente le proprie attività scientifiche. Tale progetto dovrà essere realizzato in collaborazione con uno o più organismi di ricerca pubblici o privati con sede in Lombardia, con l’obiettivo di favorire il trasferimento delle conoscenze scientifiche verso applicazioni concrete in ambito sanitario.

Premio Lombardia è Ricerca: candidatura e assegnazione

Le candidature per il Premio Lombardia è Ricerca 2026 possono essere presentate dal 2 marzo al 16 giugno 2026 attraverso la piattaforma dedicata. Il processo di selezione mira a individuare scoperte scientifiche di elevato valore e con un impatto potenziale significativo sulla salute e sulla medicina del futuro.

Il Premio prevede una distribuzione delle risorse finalizzata sia alla valorizzazione dei risultati scientifici sia al sostegno della ricerca futura. In particolare, il 30% del premio sarà assegnato al vincitore o ai vincitori, mentre il restante 70% sarà destinato al finanziamento del progetto di ricerca traslazionale associato alla candidatura.

Questo meccanismo consente di rafforzare il legame tra eccellenza scientifica e sviluppo di nuove attività di ricerca applicata, promuovendo al tempo stesso la collaborazione con il sistema della ricerca lombardo.

La cerimonia di premiazione si terrà il 10 novembre 2026 presso il Teatro alla Scala di Milano, nell’ambito della Giornata della Ricerca di Regione Lombardia, iniziativa istituita per valorizzare il contributo della ricerca scientifica allo sviluppo sociale ed economico.

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I3 Instrument Observatory: online il nuovo hub dati sui progetti I3

L’I3 Instrument Observatory è il nuovo hub informativo dedicato ai progetti finanziati nell’ambito dell’Interregional Innovation Investments (I3) Instrument, l’iniziativa della Commissione europea che sostiene investimenti interregionali in innovazione.

L’I3 Instrument Observatory mette a disposizione una dashboard interattiva che consente di consultare dati e informazioni sui progetti finanziati, sui partner coinvolti e sugli ambiti di intervento sostenuti dallo strumento.

Sviluppato nell’ambito della I3 Instrument Support Facility, l’I3 Instrument Observatory ha l’obiettivo di migliorare l’accesso ai dati e la comprensione dei risultati generati dalle iniziative finanziate, offrendo a policy maker, autorità regionali, imprese e altri attori degli ecosistemi dell’innovazione uno strumento utile per monitorare l’evoluzione dei progetti sostenuti dall’I3 Instrument.

L’I3 Instrument sostiene progetti che promuovono la cooperazione tra regioni europee nello sviluppo di soluzioni innovative vicine al mercato, rafforzando la collaborazione tra ecosistemi regionali dell’innovazione e favorendo la crescita di catene del valore europee in linea con le strategie di smart specialisation (S3).

I3 INSTRUMENT OBSERVATORY: DATI E ANALISI PER LA COOPERAZIONE INTERREGIONALE

Attraverso l’I3 Instrument Observatory, gli utenti possono esplorare in modo interattivo i dati relativi ai progetti finanziati. La piattaforma mette infatti a disposizione una dashboard dedicata che consente di consultare informazioni sui progetti, sui partner coinvolti e sui settori di intervento sostenuti dall’iniziativa.

In particolare, la dashboard consente di filtrare i progetti per Paese, settore tematico e tipologia di partecipanti, facilitando l’analisi della partecipazione delle diverse regioni europee alle iniziative sostenute dall’I3 Instrument. Attraverso il filtro geografico è possibile, ad esempio, selezionare l’Italia e visualizzare i progetti che coinvolgono organizzazioni italiane all’interno dei consorzi interregionali finanziati.

Questa funzionalità consente quindi di individuare rapidamente i progetti I3 che includono partner italiani e le organizzazioni nazionali coinvolte, offrendo uno strumento utile per policy maker, autorità regionali, cluster, università e imprese interessati a monitorare la partecipazione ai progetti e a individuare potenziali opportunità di collaborazione.

Grazie alla disponibilità di dati e analisi sui progetti sostenuti, l’I3 Instrument Observatory contribuisce a rafforzare la comprensione degli effetti dello strumento e delle opportunità di collaborazione tra territori, supportando le attività di policy e la diffusione di buone pratiche nell’ambito degli investimenti interregionali in innovazione.

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Altro

Bilancio annuale UE 2027: il Consiglio definisce gli orientamenti

Il bilancio annuale UE 2027 è al centro delle conclusioni approvate dal Consiglio dell’Unione Europea, che ha definito gli orientamenti politici per la preparazione del progetto di bilancio dell’Unione per il prossimo anno, ultimo esercizio annuale prima della chiusura dell’attuale Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021-2027.

Nelle sue conclusioni, il Consiglio ribadisce che il bilancio UE per il 2027 dovrà sostenere le priorità politiche di lungo termine dell’Unione, assicurando che le risorse finanziarie siano adeguate alla realizzazione degli obiettivi condivisi. Il documento sottolinea l’importanza di continuare a mostrare la solidarietà dell’UE, in particolare verso il popolo ucraino e le crisi correlate, garantendo al contempo una gestione prudente e realistica delle risorse economiche disponibili.

In questo contesto, il Consiglio evidenzia che il bilancio deve rimanere sotto i massimali stabiliti dal QFP, lasciando margini sufficienti per affrontare circostanze impreviste e rispondere alle principali sfide dell’Unione. Allo stesso tempo, le risorse stanziate dovranno essere adeguate a sostenere l’attuazione dei programmi dell’UE e a finanziare le priorità concordate nel QFP riveduto per il periodo 2021-2027.

Il Consiglio invita inoltre la Commissione europea a tener conto dell’accordo raggiunto per i bilanci annuali 2025 e 2026 con riguardo alle risorse necessarie per i pagamenti degli interessi relativi allo strumento NextGenerationEU qualora non possano essere coperti dall’attuale linea di bilancio.

Bilancio annuale UE 2027: cosa significa per le politiche europee

Il bilancio annuale dell’Unione Europea rappresenta lo strumento attraverso cui vengono programmate le spese e le entrate dell’UE per un esercizio finanziario annuale. Deve essere predisposto dalla Commissione, e successivamente concordato da Consiglio e Parlamento europeo, entro i limiti del Quadro Finanziario Pluriennale.

Il lavoro svolto oggi dal Consiglio costituisce una tappa chiave nel processo di formazione del bilancio UE 2027, fornendo alla Commissione indicazioni politiche chiare per la predisposizione del progetto di bilancio. La definizione degli orientamenti è infatti fondamentale per assicurare che i fondi disponibili siano allineati alle priorità dell’Unione e per garantire una gestione finanziaria responsabile e coerente con gli obiettivi strategici europei.

In questo processo, il bilancio annuale rimane uno strumento essenziale per finanziare programmi e azioni in ambiti che spaziano dalle politiche di coesione alla ricerca, dalla competitività alla solidarietà europea, in linea con le scelte politiche condivise tra Stati membri e istituzioni.

Per approfondire esempi di utilizzo dei fondi e le opportunità derivanti dai programmi UE 2021-2027, è disponibile il portale CruSEU del ProMIS, ricco di risorse e strumenti per stakeholder italiani impegnati nei fondi e nei programmi comunitari.

 

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Horizon Europe: 3 nuove opportunità SSH nel Work Programme digitale 2026–27

Il documento Opportunities for Researchers from the Social Sciences and Humanities (SSH) in Horizon Europe evidenzia le opportunità nel Work Programme 2026–2027 per le discipline delle Scienze Sociali e Umane (SSH), con particolare focus sulle call del Cluster 4 – Digital del Programma quadro Horizon Europe.

La nuova edizione del documento, elaborata dalla rete Net4Society in collaborazione con Idealist2027 e altri progetti NCP, raccoglie e organizza i topic nei quali è prevista una rilevante integrazione delle competenze di tipo SSH per affrontare le sfide sociali e tecnologiche nel contesto europeo 2026-2027.

Horizon Europe richiede infatti ai proponenti di formare consorzi interdisciplinari, che combinino esperti delle SSH con ricercatori delle scienze della vita, fisiche, tecnologiche e matematiche (STEM), nonché professionisti e stakeholder provenienti da diversi settori.

SSH DIGITALE: I 3 TOPIC PRINCIPALI

Nel dettaglio, nel Cluster 4 – Digital sono stati identificati tre topic rilevanti per SSH digitale con scadenza il 18 marzo 2027, che affrontano temi di grande attualità e impatto strategico:

  • HORIZON-CL4-2027-04-HUMAN-01 – Sviluppo di componenti hardware avanzati per i Virtual Worlds, nell’ambito della Virtual Worlds Partnership;

  • HORIZON-CL4-2027-04-HUMAN-02 – Creazione di un ecosistema competitivo per Virtual Worlds e Web 4.0;

  • HORIZON-CL4-2027-04-HUMAN-07 – Promozione del coinvolgimento degli stakeholder europei negli standard internazionali digitali.

Queste call rappresentano occasioni concrete per i ricercatori appartenenti alle Scienze Sociali e Umane di contribuire a progetti che integrano aspetti sociali, culturali, etici e normativi all’interno di contesti tecnologici avanzati come i mondi virtuali, il web di prossima generazione (Web 4.0) e i processi di standardizzazione digitale internazionale.

La pubblicazione del documento è pensata per supportare i proponenti nella ricerca dei topic rilevanti per le SSH in Horizon Europe. Per facilitare questa attività, la Commissione Europea ha implementato nel Funding & Tender Opportunities Portal una funzione di ricerca dedicata ai topic contrassegnati come SSH-flagged, che permette di individuare rapidamente bandi nei quali la componente delle Scienze Sociali e Umane è significativa.

Un elemento chiave del quadro di opportunità è la richiesta di costruire consorzi interdisciplinari capaci di superare i confini disciplinari e settoriali, combinando competenze di tipo SSH con quelle STEM, nonché con la partecipazione attiva di stakeholder e utenti finali. Questo approccio risponde all’obiettivo di Horizon Europe di promuovere soluzioni che non siano solo tecnologiche, ma anche sostenibili, inclusive e in linea con le esigenze sociali.

In connessione con queste opportunità, il network Net4Society e i partner organizzano eventi di brokerage online, come l’incontro dedicato all’Intelligenza Artificiale che si è tenuto il 25 febbraio 2026, con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra potenziali partecipanti, favorire la formazione di idee progettuali competitive e agevolare la costruzione di consorzi interdisciplinari.

Le attività SSH ricoprono un ruolo essenziale anche nella definizione delle competenze chiave richieste dalla società digitale europea, nella progettazione di politiche evidence-based e nello sviluppo di soluzioni che tengano conto delle dimensioni culturali, economiche e sociali implicate dall’adozione di tecnologie emergenti.

Per i ricercatori italiani e per gli operatori dei sistemi di ricerca e innovazione, queste call rappresentano una finestra significativa per posizionare competenze SSH in contesti digitali altamente interdisciplinari, con possibilità di contribuire a livello europeo alle sfide tecnologiche e sociali più rilevanti della prossima programmazione.

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digital health Salute Globale

L’OMS lancia l’ICD-11 2026

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato la versione 2026 della International Classification of Diseases (ICD-11), lo standard internazionale per la classificazione delle malattie, delle cause di morte e delle condizioni di salute.

L’ICD è uno strumento globale di riferimento per la raccolta, l’analisi, l’interpretazione e la comparazione dei dati sanitari tra Paesi e sistemi sanitari diversi, e questa nuova versione integra ulteriori aggiornamenti clinici e funzionali pensati per rispondere alle esigenze dei sistemi sanitari moderni e digitali.

La classificazione, sviluppata dall’OMS come parte della WHO Family of International Classifications (WHO-FIC), mette a disposizione professionisti sanitari, policy maker e ricercatori di tutto il mondo un linguaggio standardizzato per descrivere malattie, lesioni, fattori sociali, condizioni di salute legate alla funzione corporea e altro ancora.

Fondata su una struttura digitale moderna e interoperabile, ICD-11 supera l’ex ICD-10, offrendo una base più ampia, flessibile e allineata alle tecnologie digitali, compresa la possibilità di accesso via API e strumenti di codifica avanzata.

Nel corso degli anni, l’ICD ha evoluto il suo ruolo: da elenco di cause di morte, a sistema complesso di classificazione che riflette non solo aspetti clinici, ma anche contesti sociali e funzionali dei pazienti, favorendo l’analisi epidemiologica, la pianificazione delle risorse sanitarie e il monitoraggio delle politiche sanitarie a livello nazionale e internazionale.

ICD-11: INNOVAZIONI, INTEROPERABILITÀ E USO NEI SISTEMI SANITARI

Con oltre 6,3 milioni di combinazioni di codici ricercabili e supporto multilingue, questa release rappresenta un importante passo verso una migliore comprensione globale dei trend di malattia, delle dinamiche di mortalità e dei profili di salute delle popolazioni. Tra gli elementi più importanti:

  • Miglioramenti tecnici e digitali: l’ICD-11 è progettato per integrarsi facilmente con i moderni sistemi informativi sanitari attraverso strumenti digitali come le Application Programming Interfaces (API), consentendo la codifica e lo scambio di dati in modo più rapido e standardizzato tra software, registri sanitari e sistemi di sorveglianza. Questa interoperabilità rappresenta un avanzamento rispetto alle precedenti versioni, facilitando l’applicazione dell’ICD non solo per fini statistici, ma anche per decision support e gestione clinica.
  • Estendibilità e precisione dei dati: la release 2026 comprende un aggiornamento della struttura di codifica, con ampliamenti dei codici di estensione che consentono descrizioni cliniche più dettagliate e specifiche. Questi miglioramenti permettono di codificare in modo più fine situazioni cliniche complesse, migliorando la qualità dei dati raccolti a livello epidemiologico, clinico e amministrativo.
  • Supporto alla salute pubblica e alla ricerca: l’ampiezza delle categorie incluse nella classificazione – che coprono migliaia di entità, dai disturbi clinici alle condizioni sociali che influenzano la salute – offre alle autorità sanitarie strumenti più solidi per progettare interventi, monitorare trend, allocare risorse e supportare la ricerca comparativa tra Paesi. Questo è particolarmente utile nel contesto delle grandi sfide sanitarie globali, epidemiologiche e demografiche.

Inoltre, l’ICD-11 promuove una maggiore coerenza semantica nei dati sanitari. Ciò significa che i termini utilizzati per codificare diagnosi e condizioni sono definiti in modo rigoroso e uniforme, migliorando la comparabilità dei dati stessi.

L’aggiornamento 2026 dell’ICD-11 continua il percorso di transizione verso strumenti digitali per la salute, facilitando l’armonizzazione dei dati tra sistemi diversi, l’utilizzo di tecnologie interoperabili e la standardizzazione dei processi di documentazione sanitaria.

 

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Associazione del Giappone a Horizon Europe dal 2026

Il Giappone ha concluso con successo i negoziati con la Commissione europea per associarsi ufficialmente al programma Horizon Europe, il principale strumento di finanziamento per ricerca e innovazione dell’Unione europea (UE).

La firma dell’accordo, prevista nel corso del 2026, apre una nuova fase di cooperazione internazionale tra l’UE e il Paese asiatico.

L’intesa rappresenta la forma di collaborazione più ampia e strutturata offerta dall’UE a un partner extraeuropeo nel campo della Ricerca e Innovazione (R&I), consentendo alle istituzioni giapponesi di partecipare pienamente al programma con lo status di Paese associato.

In base alle disposizioni transitorie, le organizzazioni giapponesi potranno già presentare proposte di progetto e accedere ai bandi di Horizon Europe a partire dal 2026, con piena eleggibilità paragonabile a quella dei Paesi membri e dei Paesi già associati.

Il focus dell’accordo riguarda in particolare il Pilastro II di Horizon Europe, dedicato alla risposta alle grandi sfide globali attraverso progetti collaborativi di ricerca e innovazione. Grazie alla partecipazione del Giappone, temi come la transizione digitale, la sicurezza alimentare, l’energia climaticamente neutra e altri grandi obiettivi strategici potranno essere affrontati con una prospettiva ampliata che unisce capacità scientifiche europee e giapponesi.

Horizon Europe: opportunità globali per la cooperazione

L’associazione del Giappone a Horizon Europe è un passo significativo verso un modello di ricerca più globale e inclusivo. La collaborazione scientifica tra UE e Giappone si basa su oltre due decenni di relazioni bilaterali nello scambio di conoscenze, competenze e progetti congiunti, e l’accordo di associazione rappresenta una naturale evoluzione di questa cooperazione.

Con questa decisione, ricercatori e istituzioni giapponesi non solo potranno partecipare ai bandi di Horizon Europe, ma anche guidare e coordinare progetti internazionali, aumentando le possibilità di collaborazione con partner europei e di altri Paesi associati.

L’espansione del programma verso partner extra-UE come il Giappone riflette l’impegno dell’Unione europea nel rafforzare le reti scientifiche mondiali e nel creare possibilità di innovazione condivisa su scala globale.

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