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UE: lanciata l’European Partnership for Virtual Worlds

La European Partnership for Virtual Worlds è la nuova iniziativa lanciata dalla Commissione europea, lo scorso 10 dicembre, per consolidare la posizione dell’Unione Europea (UE) come protagonista globale nel settore delle tecnologie per i mondi virtuali, un campo in rapida crescita che comprende ambienti immersivi, realtà estesa e applicazioni Web 4.0.

La Commissione europea definisce i mondi virtuali come ambienti persistenti e immersivi basati su tecnologie 3D e di realtà estesa (XR), capaci di trasformare diversi settori: dalla sanità (diagnosi più rapide e accurate) alla formazione (educazione e training più cost-effective), fino alla progettazione industriale (test di prototipi e linee produttive prima della realizzazione) e alla cultura (esperienze immersive e valorizzazione del patrimonio).

Questa evoluzione è associata a una crescita del mercato globale stimata da €27 miliardi (2022) a oltre €800 miliardi (2030), e la European Partnership for Virtual Worlds punta a garantire un ruolo di leadership dell’Europa in questo cambiamento tecnologico e industriale, coinvolgendo industria, università, organizzazioni di ricerca ed end-user .

La Partnership rappresenta una delle principali componenti della EU Strategy on Web 4.0 and Virtual Worlds, adottata per promuovere la creazione di ambienti digitali immersivi, affidabili e interoperabili.

European Partnership for Virtual Worlds: obiettivi e impatti

La European Partnership for Virtual Worlds intende fornire un quadro di riferimento per creare ambienti virtuali che siano sicuri, inclusivi, etici e orientati ai valori europei, potenziando al contempo la competitività dell’industria digitale europea.

Tra gli ambiti di applicazione delle tecnologie dei mondi virtuali figurano:

  • formazione e competenze digitali: strumenti immersivi per l’educazione e l’aggiornamento professionale;
  • sanità e simulazioni avanzate: applicazioni VR (virtual reality) per la pianificazione clinica e la riabilitazione;
  • industria e sostenibilità: simulazioni per ottimizzare processi produttivi e ridurre impatti ambientali;
  • cultura e creatività: esperienze immersive per musei, performance e patrimonio digitale.

La European Partnership for Virtual Worlds è stata firmata da Henna Virkkunen (Vicepresidente Esecutivo per Tech Sovereignty, Security and Democracy) e dalla Virtual Worlds Association (VWA), associazione guidata da Siemens che coinvolge 18 membri fondatori – tra i quali il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) italiano – e mira a promuovere eccellenza in ricerca, innovazione, standardizzazione e sviluppo di competenze, favorendo la diffusione e l’adozione di mondi virtuali “human-centric”.

La Commissione prevede di destinare fino a €200 milioni (nell’attuale Quadro finanziario pluriennale) ad attività di R&I, mentre i membri della VWA si impegnano a eguagliare l’investimento con almeno €200 milioni tra il 2025 e il 2030.

Questo impegno congiunto mira a rafforzare la capacità dell’Europa di attrarre talenti, incentivare ricerca avanzata e favorire ecosistemi digitali competitivi e sostenibili.

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Digital Decade 2030: la Commissione avvia la consultazione per rivedere target e obiettivi

Il Digital Decade 2030 (Decennio Digitale 2030) è il quadro strategico dell’Unione Europea (UE) che definisce la visione, gli obiettivi e gli strumenti per guidare la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030.

Formalizzato con il Digital Decade Policy Programme adottato nel 2022, il Digital Decade rappresenta uno dei pilastri centrali delle politiche UE per la competitività, la coesione sociale e la sovranità tecnologica. L’iniziativa mira a garantire che la transizione digitale sia inclusiva, sostenibile, sicura e centrata sulle persone, riducendo i divari digitali tra Stati membri, regioni, territori e gruppi sociali.

Il Digital Decade 2030 si articola in quattro aree prioritarie: competenze digitali, infrastrutture digitali sicure e sostenibili, trasformazione digitale delle imprese e digitalizzazione dei servizi pubblici. Per ciascuna area sono stati fissati obiettivi misurabili da raggiungere entro il 2030, monitorati annualmente dalla Commissione europea attraverso il Digital Decade Report, sulla base delle roadmap nazionali presentate dagli Stati membri.

Digital Decade 2030: avviata la consultazione per la revisione degli obiettivi

Il Digital Decade 2030 entra ora in una fase cruciale di revisione e consultazione pubblica. La Commissione europea, infatti, ha avviato una call for evidence, ovvero una consultazione pubblica volta a raccogliere contributi, dati ed esperienze da cittadini, imprese, autorità pubbliche, organizzazioni della società civile e altri stakeholder, al fine di valutare l’adeguatezza degli attuali obiettivi e target fissati per il 2030.

La consultazione resterà aperta fino al 23 dicembre 2025 e contribuirà a orientare la revisione ufficiale del Digital Decade Policy Programme, prevista per il 2026.

L’iniziativa nasce dall’esigenza di verificare se gli obiettivi del Digital Decade 2030 siano ancora efficaci in un contesto tecnologico, economico e geopolitico in rapida evoluzione. In particolare, la Commissione europea intende valutare se i target attuali siano sufficientemente flessibili e resilienti per sostenere l’innovazione, la competitività e l’autonomia strategica dell’UE, garantendo al contempo una transizione digitale equa e inclusiva.

Il ruolo degli stakeholder nella Digital Decade 2030

Con oltre 288 miliardi di euro mobilitati attraverso roadmap nazionali e più di 1.900 misure finanziate, il Digital Decade 2030 rappresenta uno dei principali strumenti di coordinamento delle politiche digitali europee. Attraverso la consultazione pubblica, la Commissione mira a:

  • valutare la pertinenza degli obiettivi attuali alla luce dei rapidi sviluppi tecnologici;

  • individuare possibili azioni per accelerare la trasformazione digitale e semplificare il quadro normativo;

  • rafforzare il coinvolgimento di regioni, città e attori locali nell’attuazione delle politiche digitali.

Nel quadro dell’iniziativa, la Commissione ha inoltre organizzato un workshop online dedicato alle innovazioni locali e regionali, sottolineando l’importanza di un approccio multilivello per il successo del Digital Decade 2030 e per garantire che i benefici della digitalizzazione raggiungano cittadini e imprese in tutta l’Unione Europea.

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UE: nuovo piano per rafforzare preparazione alle crisi sanitarie transfrontaliere

La preparazione alle crisi sanitarie è al centro del nuovo piano lanciato dall’Unione Europea (UE) per rafforzare la capacità collettiva di affrontare le crisi sanitarie transfrontaliere, siano esse di origine naturale, accidentale o intenzionale.

Il Piano di prevenzione, preparazione e risposta alle crisi sanitarie, presentato dalla Commissione europea, punta a migliorare la protezione delle persone nei 27 Stati membri, garantendo la continuità dei servizi essenziali e facilitando una risposta rapida e coordinata in situazioni di emergenza.

Il documento, introdotto dal comunicato della Commissione del 28 novembre u.s., fornisce strumenti concreti come lo scambio di informazioni, competenze e assistenza tecnica tra autorità pubbliche, gestori delle crisi e stakeholder, con l’obiettivo di un’azione comune in caso di eventi sanitari critici.

Basato sugli insegnamenti tratti dalla pandemia di COVID-19, il piano dell’UE definisce un quadro di governance delle crisi sanitarie che include capacità e risorse disponibili, meccanismi di sostegno e sistemi di sorveglianza per tutte le fasi della gestione delle crisi.

Inoltre, invita gli Stati membri a sviluppare piani nazionali in linea con il quadro UE e prevede esercizi di simulazione periodici per testare e affinare l’efficacia delle misure.

PREPARAZIONE ALLE CRISI SANITARIE: I PUNTI CHIAVE DEL PIANO EUROPEO

Il piano europeo per la preparazione alle crisi sanitarie affronta tutti i potenziali rischi per la salute, introducendo una serie di strumenti a sostegno di Stati membri, autorità sanitarie e parti coinvolte:

  • Prevenzione e preparazione: incentiva piani nazionali robusti, rafforzamento della resilienza dei sistemi sanitari e disponibilità di contromisure mediche.

  • Rilevamento e sorveglianza: potenziamento dei sistemi d’allerta e monitoraggio dei rischi a livello europeo per favorire un intervento tempestivo.

  • Risposta coordinata: definizione di ruoli operativi chiari in caso di emergenza, con strumenti condivisi per attivare misure rapide e mirate.

  • Feedback e recupero: valutazione delle risposte alle crisi per imparare dalle esperienze e aggiornare il piano sulla base di nuove sfide e minacce.

Attraverso questa strategia di preparazione alle crisi sanitarie, l’Unione Europea intende costruire un sistema più resiliente, inclusivo e capace di salvaguardare la salute pubblica anche di fronte a crisi complesse e imprevedibili.

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Commissione UE: aperte le call di Erasmus+ 2026

La Commissione Europea ha annunciato un budget complessivo di circa 5,2 miliardi di euro destinati al programma Erasmus+ per il 2026, con l’obiettivo di rafforzare le competenze dei cittadini europei, sostenere la mobilità transnazionale e migliorare la qualità dei sistemi educativi in tutta l’Unione Europea (UE).

L’iniziativa si inserisce nella “Union of Skills strategy” (strategia dell’Unione delle Competenze), che mira a favorire l’apprendimento permanente, la riqualificazione professionale e lo sviluppo di competenze necessarie a rispondere alle trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali.

Nel 2026 Erasmus+ continuerà a sostenere le sue priorità trasversali – inclusione, innovazione digitale e sostenibilità verde – con un’attenzione specifica agli apprendenti e agli insegnanti ucraini, anche quelli sfollati nei Paesi dell’UE o in quelli associati al programma.

“Erasmus+ deve essere accessibile a tutti, indipendentemente dal contesto o dalle circostanze”, sostiene Roxana Mînzatu, Vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione. “Il nostro obiettivo è chiaro: Nessuno dovrebbe essere lasciato indietro. Da formati più inclusivi a una maggiore sensibilizzazione, vogliamo aiutare un maggior numero di persone ad accedere a Erasmus+ e a sviluppare le competenze di cui hanno bisogno per il futuro. Già l’anno scorso, la percentuale di partecipanti con minori opportunità è cresciuta fino a circa il 17% e siamo determinati a fare ancora meglio nel 2026”.

Una delle principali novità riguarda l’introduzione di una nuova azione dedicata al settore scolastico: le “European partnerships for school development”, che sosterranno progetti innovativi per rafforzare le competenze fondamentali, l’impegno civico e la partecipazione democratica degli studenti.

Il programma continuerà a finanziare mobilità individuali e di gruppo, partenariati tra organizzazioni e attività di cooperazione internazionale ad ampio raggio.

ERASMUS+ 2026: MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE E AMBITI DI FINANZIAMENTO

Erasmus+ 2026 definisce le condizioni per la partecipazione al programma. Le organizzazioni attive nei settori dell’istruzione superiore, dell’istruzione scolastica, della formazione professionale (VET), dell’educazione degli adulti, della gioventù e dello sport possono candidarsi ai finanziamenti.

Tra i potenziali partecipanti figurano scuole, università, enti di formazione, associazioni giovanili, ONG e organismi sportivi.

Le persone fisiche – come studenti, insegnanti, formatori, giovani e operatori giovanili – non presenteranno candidature individuali, ma potranno partecipare tramite le organizzazioni di appartenenza che richiedono i finanziamenti.

La maggior parte delle candidature deve essere presentata alle Agenzie Nazionali dei Paesi aderenti al programma, mentre alcune azioni — in particolare quelle centralizzate o di più ampia portata — sono gestite direttamente dalla European Education and Culture Executive Agency (EACEA).

La Commissione invita tutti i potenziali beneficiari a consultare attentamente i bandi 2026, che includono dettagli sulle priorità del programma, le condizioni di ammissibilità e le scadenze per ciascuna azione.

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Trials4Health 2026: nuovo bando europeo per studi clinici multi-paese

“Trials4Health 2026: Multi-country Investigator-Initiated Clinical Trials in Cardiovascular, Autoimmune and Metabolic diseases” è il titolo della nuova call transnazionale lanciata da ERA4Health, la partnership europea finanziata nell’ambito di Horizon Europe per sostenere la ricerca collaborativa in Europa.

Pubblicata il 6 novembre 2025, la call Trials4Health 2026 è dedicata al finanziamento di studi clinici interventistici, randomizzati e avviati da ricercatori (IICS – Investigator-Initiated Clinical Studies), condotti in più Paesi europei e focalizzati su malattie cardiovascolari, malattie metaboliche e malattie autoimmuni.

Gli studi richiesti devono essere preferibilmente di fase III, cioè in una fase avanzata della ricerca clinica, pensati per valutare l’efficacia comparativa (pragmatic comparative-effectiveness trials) oppure per esplorare il riposizionamento di farmaci già autorizzati (drug repurposing), purché fuori brevetto.

La call Trials4Health 2026 non finanzia studi osservazionali, studi di coorte, studi clinici di fase I–II, meta-analisi o progetti con finalità commerciali, poiché l’obiettivo è sostenere studi indipendenti, basati su solide domande cliniche e privi di interessi industriali diretti.

Le proposte devono dimostrare un chiaro valore aggiunto della collaborazione transnazionale, ad esempio grazie all’arruolamento in più Paesi e alla maggiore rappresentatività dei pazienti, e devono garantire un impatto sostanziale sulla salute pubblica.

La call rientra tra le attività principali della partnership ERA4Health e promuove una cooperazione transnazionale strutturata tra centri clinici, ospedali, istituti di ricerca e organizzazioni sanitarie pubbliche.

Trials4Health 2026: Presentazione delle Proposte e Cronoprogramma

Le condizioni generali per la presentazione delle proposte alla call Trials4Health 2026 richiedono particolare attenzione agli aspetti etici e all’approccio responsabile alla ricerca. I progetti devono:

  • avere una durata massima di 48 mesi;

  • rispettare i principi della Responsible Research and Innovation (RRI), integrando aspetti sociali, etici, culturali e politici nel disegno dello studio;

  • non essere sottoposti contemporaneamente a più call per la stessa attività (nessun double funding);

  • includere una griglia etica (ethical grid) che identifichi potenziali rischi e misure di tutela per i partecipanti, in conformità con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (General Data Protection Regulation – GDPR) e con le normative cliniche nazionali ed europee;

  • adottare un disegno clinico robusto, giustificato e realistico, comprensivo di strategia di reclutamento, dimensione campionaria, gestione dei dati e piano di analisi;

  • garantire equità, diversità e parità di genere, sia nella composizione del team che nel reclutamento dei pazienti;

  • dimostrare come il progetto genererà benefici per utenti finali, pazienti e sistemi sanitari.

L’Italia vede la partecipazione del Ministero della Salute (IT-MOH) della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB) come enti finanziatori.

Gli enti italiani interessati (ospedali, IRCCS, università, istituti di ricerca, ASL) devono verificare attentamente i requisiti nazionali di ammissibilità e assicurare la conformità alle procedure italiane e regionali.

Il cronoprogramma ufficiale prevede la presentazione delle pre-proposte entro il 27 gennaio 2026; la comunicazione degli ammessi alla fase successiva il 17 aprile 2026; la presentazione delle proposte complete entro il 17 giugno 2026; la fase di rebuttal tra agosto e settembre 2026, e le decisioni finali entro fine ottobre 2026.

L’avvio dei progetti selezionati è previsto tra gennaio e maggio 2027, in base alle procedure nazionali di implementazione.

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In arrivo la Twinning Call 2026 di EP PerMed per diffondere la medicina personalizzata in Europa

La Twinning Call 2026 “Advancing Collaborative Implementation of Personalized Medicine Approaches in Healthcare” (Promuovere l’implementazione collaborativa di approcci di medicina personalizzata nell’assistenza sanitaria) è promossa da EP PerMed per favorire lo scambio di conoscenze e best-practice nella medicina personalizzata (Personalised Medicine – PM) tra istituzioni europee.

Secondo il bando, un’istituzione donatrice (“Twinning Donor”) con un approccio PM già maturo trasferirà competenze e pratiche a una o più istituzioni riceventi (“Twinning Receiver”) che desiderano adottare o adattare tali soluzioni.

Dal 25 settembre 2025 al 26 febbraio 2026 la piattaforma di matchmaking online consente la registrazione di profili “Donor” o “Receiver” per creare e costruire consorzi eleggibili.

Il processo di matchmaking è iniziato il 13 ottobre 2025 con la fase “Early Matchmaking”, rivolta a ospedali, provider sanitari, organizzazioni di ricerca, aziende e altri soggetti attivi nell’ecosistema della medicina personalizzata, presenti in Stati membri dell’Unione Europea (UE) o Paesi associati a Horizon Europe.

Istituti clinici, centri di ricerca e provider sanitari possono proporsi sia come Donor (se dispongono già di soluzioni mature di PM) sia come Receiver (se desiderano implementare tali soluzioni facendo rete con un Donor europeo), partecipando così alla diffusione di pratiche innovative e al rafforzamento della capacità nazionale nel campo della PM.

requisiti e Cronoprogramma della Twinning Call 2026

Per partecipare alla Twinning Call 2026, il consorzio proponente deve rispettare i seguenti requisiti fondamentali:

  • deve includere una solo organizzazione Twinning Donor (ossia l’ente che mette a disposizione una soluzione o approccio già maturo in medicina personalizzata) e almeno una, fino a un massimo di due organizzazioni Twinning Receiver (ossia enti che desiderano adottare o adattare la soluzione);
  • le organizzazioni Donor e Receiver devono essere costituite in Stati membri dell’UE o Paesi associati a Horizon Europe;
  • il consorzio deve essere transnazionale, coinvolgendo almeno due e al massimo tre organizzazioni legalmente registrate in almeno due differenti Paesi eleggibili;
  • la soluzione o l’approccio che viene trasferito (via Donor-Receiver) deve essere matura per l’implementazione, ovvero con livello di prontezza tecnologica (TRL) pari a 9 e – se richiesto – marchio CE (CE-marked). Ciò significa che non sono ammessi progetti puramente esplorativi o di ricerca di base, ma si richiede che la tecnologia/approccio sia già operativo e pronto per replicazione o adozione;
  • le attività devono essere chiaramente collegate alla PM e possono coprire uno o più dei seguenti ambiti: diagnostica, prevenzione, trattamento, gestione del paziente, follow-up;
  • la partnership Donor-Receiver ha durata indicativa tra 6 e 12 mesi, che richiede un piano realistico, ben definito e operativo fin dall’inizio del progetto.

Il cronoprogramma della Twining Call 2026 prevede:

  • 30 ottobre 2025, ore 12:00 CEST – Webinar informativo sull’Early Matchmaking (È possibile guardare la registrazione a questo LINK).
  • 10 dicembre 2025 – Lancio del bando e apertura della piattaforma di candidatura.
  • 17 dicembre 2025, ore 12:00 CEST – Webinar informativo sul bando (LINK per la registrazione).
  • 15 gennaio 2026, ore 12:00 CEST – Evento di Matchmaking online (LINK per la registrazione).
  • 26 febbraio 2026, ore 16:00 CEST – Termine ultimo per la presentazione delle proposte.
  • 16 aprile 2026 – Notifica dei risultati finali.

 

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Nuovo rapporto UE: il ruolo dell’assistenza sanitaria nella riduzione delle disuguaglianze e della povertà

L’assistenza sanitaria pubblica svolge un ruolo essenziale nella riduzione di disuguaglianze e povertà all’interno dell’Unione Europea. È quanto emerge dal nuovo rapporto The Role of Healthcare in Reducing Inequalities and Poverty in the EU, pubblicato dalla Commissione europea.

La pandemia ha evidenziato la necessità di sistemi sanitari più resilienti e capaci di reagire a crisi future, in un contesto caratterizzato da invecchiamento demografico, pressioni economiche e aumento dei costi delle tecnologie sanitarie. Il documento sottolinea come difficoltà di accesso alle cure possano accentuare le disuguaglianze e come la tutela del diritto universale alla salute richieda scelte di investimento efficienti e sostenibili.

Il rapporto introduce una metodologia innovativa per valutare in modo più accurato l’impatto redistributivo dell’assistenza sanitaria pubblica, attraverso l’analisi delle Social Transfers in Kind (STiKs). Le STiKs rappresentano beni e servizi forniti gratuitamente o a costo ridotto dallo Stato, come visite mediche, trattamenti, farmaci o servizi diagnostici.

Secondo il documento, queste prestazioni costituiscono circa il 35% dei benefici sociali totali nell’UE e hanno un effetto significativo nella riduzione di disuguaglianza e povertà. Malgrado ciò, il loro impatto sulla povertà o sulla disuguaglianza non viene misurato regolarmente nelle statistiche ufficiali dell’UE, impedendo valutazioni effettivamente complete delle politiche sociali.

Il rapporto risulta particolarmente tempestivo, dato l’attuale contesto di significative pressioni sui finanziamenti e di priorità contrastanti per i fondi pubblici. L’invecchiamento della popolazione aggiunge ulteriore pressione ai sistemi sanitari e, in questo contesto, è essenziale misurare l’efficacia delle prestazioni sociali e garantire che le decisioni politiche sostengano la resilienza dei sistemi sanitari.

Il rapporto utilizza un approccio “ibrido” che combina il metodo assicurativo, basato sulle caratteristiche individuali come età e genere, con elementi dell’approccio dell’uso effettivo, sfruttando i dati disponibili sull’utilizzo dei servizi sanitari.

Un elemento centrale dello studio è l’integrazione delle STiKs nel modello di microsimulazione EUROMOD, lo strumento della Commissione europea che permette di simulare tasse, contributi e trasferimenti sulla base delle norme vigenti nei diversi Stati membri.

EUROMOD consente di ottenere una misura comparabile del reddito disponibile delle famiglie e, con l’ampliamento proposto nel rapporto, anche di analizzare l’impatto complessivo delle prestazioni sanitarie in natura sulla distribuzione del reddito. Grazie a queste simulazioni, il rapporto mostra che le STiKs riducono in modo rilevante l’indice Gini, uno degli indicatori più utilizzati per misurare la disuguaglianza, con riduzioni comprese tra 1,5 e 4,5 punti in quasi tutti gli Stati membri.

Assistenza sanitaria, scenari redistributivi e sostenibilità

Il rapporto evidenzia l’utilità di EUROMOD per simulare scenari ipotetici (“what-if”) e valutare gli effetti potenziali di interventi e riforme. Attraverso questi scenari, è possibile stimare come cambierebbe la distribuzione del reddito se, ad esempio, il sistema sanitario fosse finanziato in modo diverso o se le famiglie dovessero sostenere la spesa sanitaria tramite assicurazioni private. Le analisi mostrano che sistemi basati prevalentemente su contributi sociali tendono a essere più regressivi rispetto a quelli finanziati da imposte dirette. Il rapporto segnala inoltre il valore di questi strumenti per anticipare gli effetti di cambiamenti nel budget sanitario e identificare soluzioni più eque ed efficienti.

Un’altra dimensione analizzata riguarda le spese out-of-pocket (OOP), ovvero i costi sanitari pagati direttamente dalle famiglie al momento dell’erogazione delle prestazioni, come ticket, farmaci non rimborsati o visite specialistiche.

Sebbene tutti gli Stati membri dispongano di sistemi sanitari pubblici, una parte della spesa rimane a carico delle famiglie. Il rapporto mostra che livelli elevati di OOP possono rappresentare una barriera all’accesso, con effetti che si concentrano soprattutto sulle famiglie vulnerabili, sugli anziani e sui lavoratori autonomi. Una bassa spesa OOP tra i redditi più bassi non indica necessariamente una maggiore tutela: può riflettere anche rinuncia o posticipo delle cure per motivi economici, con un aumento delle esigenze mediche non soddisfatte.

Infine, il rapporto richiama l’attenzione sui rischi legati alla sostenibilità intergenerazionale della spesa sanitaria, in un contesto di rapido invecchiamento demografico. Le simulazioni mostrano che, senza correttivi, le generazioni più giovani potrebbero trovarsi a sostenere un carico crescente per finanziare i sistemi sanitari pubblici.

Nel complesso, le evidenze raccolte confermano che l’assistenza sanitaria pubblica è uno degli strumenti più efficaci per ridurre la povertà monetaria e la disuguaglianza nei Paesi dell’UE, e rappresenta un pilastro essenziale per sistemi sanitari resilienti, equi e sostenibili.

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THCS JTC 2026 “Access to Care”: nuovo Infoday nazionale online l’11 dicembre

In occasione della pubblicazione del quarto bando transnazionale congiunto “Access to Care” del Partenariato europeo THCS – Transforming Health and Social Care Systems, ProMIS organizza un Infoday online in lingua italiana il giorno 11 dicembre 2025, dalle ore 14:00 alle ore 15:30.

INFODAY ACCESS TO CARE – opportunità per i partecipanti

L’evento prevede la partecipazione degli enti finanziatori italiani –  Ministero della Salute, AReSS Puglia, Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB)Regione Toscana – e intende supportare i potenziali candidatti per comprendere in dettaglio i requisiti della call “Access to Care”, cogliere le opportunità specifiche per l’Italia e valutare le possibilità di networking e consorzi transnazionali.

THCS – Transforming Health and Social Care Systems, di cui ProMIS è Ente affiliato del Ministero della Salute italiano (coordinatore del Partenariato stesso), è cofinanziato nell’ambito del programma Horizon Europe. THCS sostiene programmi coordinati di ricerca e innovazione nazionali e regionali ed altre attività chiave a supporto della trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali.

È possibile registrarsi all’Infoday, la cui partecipazione è gratuita, cliccando QUI entro il 5 dicembre p.v.

Il video promozionale dedicato alla JTC 2026 “Access to Care” è disponibile al seguente LINK.

 

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EUP OHAMR: bando 2026 per nuove terapie contro la resistenza antimicrobica

La European Partnership on One Health Antimicrobial Resistance (EUP OHAMR) ha lanciato la prima call congiunta transnazionale per il 2026 intitolata “Treatments and adherence to treatment protocols”.

EUP OHAMR è l’iniziativa strategica finanziata da Horizon Europe per contrastare la crescente minaccia della resistenza antimicrobica (AMR) attraverso un approccio integrato One Health, che considera la salute umana, animale e ambientale in maniera interconnessa.

Il bando è stato aperto il 18 novembre 2025 e la scadenza per la presentazione delle pre-proposte è il 2 febbraio 2026.

Il budget stimato supera i 31 milioni di euro e vede la partecipazione di 37 organizzazioni finanziatrici provenienti da 28 Paesi.

Per l’Italia, gli enti finanziatori coinvolti sono la Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB), con un impegno finanziario di € 1.500.000 e il Ministero della Salute (MOH-IT), con un impegno finanziario di € 1.000.000.

L’obiettivo del bando è migliorare i tassi di successo dei trattamenti destinati a pazienti, animali e piante affetti da infezioni batteriche o fungine, promuovendo nuove opzioni terapeutiche oppure rafforzando protocolli di trattamento esistenti con un minore rischio di comparsa della resistenza.

Bando EUP OHAMR 2026 – ambiti tematici e modalità di partecipazione

Il bando è articolato su tre principali filoni tematici:

  • Identificazione e sviluppo di nuove terapie combinatorie (antimicrobici esistenti o innovativi + trattamenti ausiliari) per estendere l’efficacia dei farmaci e contrastare la resistenza antimicrobica.

  • Strumenti e metodi per migliorare l’aderenza ai protocolli terapeutici nell’ambito umano, animale e vegetale, includendo approcci digitali e comportamentali.

  • Valutazione dell’impatto dell’uso di antimicrobici in veterinaria e agricoltura sul rischio di trasmissione della resistenza verso l’uomo e l’ambiente, con l’obiettivo di informare politiche restrittive per alcuni farmaci.

La partecipazione è riservata a progetti transnazionali: i consorzi devono includere partner di almeno tre Paesi diversi (tra cui almeno due Stati UE o associati).

Tutti i partner devono rispettare sia le regole del bando EUP OHAMR che le regole nazionali/regionali del proprio ente di finanziamento.

Il 26 novembre 2025 (14:00 CET) è previsto un webinar informativo online in lingua inglese per candidati; è possibile registrarsi al webinar tramite il seguente LINK.

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Pubblicato il nuovo starter kit UE per la valorizzazione dei risultati della ricerca

La European Research Executive Agency (REA) ha pubblicato “Disseminating and Exploiting results. A starter kit for EU-funded research and innovation projects”, una guida operativa pensata per sostenere i progetti di ricerca e innovazione nel valorizzare al massimo i risultati generati.

Lo starter kit chiarisce innanzitutto la distinzione tra dissemination, ovvero il trasferimento mirato dei risultati verso stakeholder potenzialmente in grado di utilizzarli, ed exploitation, cioè l’applicazione concreta dei risultati in nuovi prodotti, servizi, processi o politiche.

La valorizzazione dei risultati può tradursi in attività come la creazione di spin-off, accordi di licenza, forme di co-creazione o partenariati industriali, sempre con l’obiettivo di generare impatto economico e sociale.

Lo starter kit sottolinea che un’efficace strategia di Dissemination and Exploitation (D&E) deve partire fin dall’inizio del progetto, individuando i risultati chiave, i potenziali utenti finali e i canali più adatti per raggiungerli.

Il documento propone una serie di passaggi fondamentali: mappare gli stakeholder (scienziati, imprese, decisori politici, cittadini), adattare i messaggi ai diversi pubblici, promuovere l’open access – ovvero la pratica di fornire accesso online a informazioni scientifiche gratuite e riutilizzabili per l’utente – e garantire la qualità dei dati attraverso i principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable).

Viene inoltre ribadito l’obbligo, per i beneficiari di Horizon Europe, di disseminare e sfruttare i risultati ai sensi dell’Articolo 39 del regolamento.

STARTER KIT UE: STRUMENTI E BUONE PRATICHE PAER MASSIMIZZARE L’IMPATTO DEI PROGETTI

Lo starter kit UE raccoglie numerosi strumenti messi a disposizione dalla Commissione europea per accompagnare i progetti lungo tutto il percorso di valorizzazione. Tra questi, la Horizon Results Platform, che permette di registrare risultati e facilitare l’incontro con potenziali utenti; il servizio Booster, che offre supporto personalizzato per trasformare risultati in opportunità concrete; lo European IP Helpdesk, che fornisce assistenza gratuita sulla gestione della proprietà intellettuale.

Il documento approfondisce anche il concetto di Key Exploitable Results (KERs), ovvero risultati con un elevato potenziale di sfruttamento, invitando a valutarne il grado di innovazione, la reale utilità e il potenziale impatto.

Grande attenzione è dedicata al knowledge management, considerato essenziale per organizzare e rendere riutilizzabili i risultati oltre la durata del progetto. Le tre fasi chiave – gather, organise, apply – sono illustrate insieme agli strumenti per standardizzare metadati, archiviare dati e facilitare la condivisione responsabile dei contenuti.

Il documento presenta inoltre esempi reali, come ALUVIA Photonics, RECOPHARMA o EITHOS, che mostrano come la combinazione di disseminazione mirata, competenze adeguate e una chiara strategia di sfruttamento possa accelerare la transizione dei risultati dal laboratorio al mercato o alle politiche pubbliche.

Lo starter kit segnala, infine, le risorse dell’UE dedicate alla capacitazione degli attori R&I, tra cui i Codici di Pratica sulla gestione degli asset intangibili, sulla standardizzazione, sulla co-creazione industria-accademia e sul coinvolgimento dei cittadini.

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