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EUHPP Live Webinar sul Registro europeo delle disuguaglianze tumorali

La riduzione delle disuguaglianze nell’accesso alle cure oncologiche e nella qualità dei servizi sanitari costituisce una priorità delle politiche sanitarie dell’Unione europea. Il Webinar sul Registro europeo delle disuguaglianze tumorali, organizzato dalla Commissione europea attraverso la Direzione generale per la Salute e la Sicurezza alimentare (DG SANTE), in programma il 6 febbraio 2026 alle ore 09:30, sarà dedicato alla presentazione del 2026 EU Analytical Cancer Report e alla diffusione di evidenze aggiornate sulle differenze esistenti tra Paesi e regioni europee lungo l’intero percorso oncologico. Il Webinar sul Registro europeo delle disuguaglianze tumorali sosterrà l’utilizzo di dati comparabili per orientare decisioni pubbliche informate e coerenti con gli obiettivi di equità e qualità delle cure.

Il Registro europeo delle disuguaglianze tumorali (ECIR) rappresenta uno strumento centrale del piano europeo di lotta contro il cancro e consente di monitorare in modo sistematico i progressi degli Stati membri in ambito di prevenzione, diagnosi, trattamento e assistenza. Attraverso il Webinar sul Registro europeo delle disuguaglianze tumorali verranno presentati i risultati del secondo ciclo di analisi, mettendo in evidenza differenze strutturali, livelli di performance e ambiti di miglioramento dei sistemi sanitari.

Il 2026 EU Analytical Cancer Report integrerà le evidenze dei più recenti Country Cancer Profiles e fornirà indicazioni utili per sostenere politiche sanitarie basate sul valore delle cure, sull’efficienza dei servizi e sulla centralità della persona. Il Webinar sul Registro europeo delle disuguaglianze tumorali favorirà un confronto istituzionale tra decisori pubblici, professionisti sanitari ed esperti, con l’obiettivo di promuovere interventi coordinati e misurabili per la riduzione delle disuguaglianze oncologiche in Europa.

Webinar sul Registro europeo: evidenze UE sulle disuguaglianze oncologiche

Nel corso del Webinar sul Registro europeo delle disuguaglianze tumorali verranno illustrati i principali risultati del rapporto analitico e verrà avviata una discussione sullo stato delle politiche di prevenzione e controllo del cancro nell’Unione europea. L’evento prevederà interventi di rappresentanti della Commissione europea, esperti internazionali e portavoce dei pazienti, con particolare attenzione alla valutazione delle performance dei sistemi sanitari e alla qualità dell’assistenza oncologica.

Il confronto istituzionale mirerà a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri e a promuovere l’utilizzo del Registro europeo delle disuguaglianze tumorali come base informativa per decisioni strategiche e investimenti in sanità pubblica.

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Salute Globale Altro

Al via le candidature per le European Green Capital e Green Leaf Awards 2028

L’iniziativa European Green Cities Awards promuove il modello di “città sostenibile” come leva strategica per la transizione green europea.

Con questo obiettivo, la Commissione europea ha aperto ufficialmente le candidature per l’edizione 2028, invitando le città europee a presentare domanda entro il 1° aprile 2026. Le città interessate devono registrarsi tramite la piattaforma UE Survey, attraverso la quale è possibile accedere al modulo di candidatura e alla documentazione di supporto, comprese le linee guida e le regole del concorso.

Il premio, istituito nel 2010, riconosce i centri urbani che adottano politiche integrate in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini, riducendo al contempo l’impatto ambientale e rafforzando la resilienza urbana.

Le città con oltre 100mila abitanti possono candidarsi allo European Green Capital Award, mentre i centri urbani più piccoli, con almeno 20mila abitanti, possono concorrere allo European Green Leaf Award, favorendo un approccio inclusivo alla sostenibilità urbana.

Nel quadro degli European Green Cities Awards, una “città sostenibile” è una città che affronta in modo sistemico le principali sfide ambientali: dalla qualità dell’aria e dell’acqua alla gestione efficiente delle risorse, dalla tutela della biodiversità alla riduzione del rumore, fino alle azioni per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Il modello di città sostenibile promosso dagli European Green Cities Awards è coerente con il quadro delle politiche europee per la transizione verde, che riconoscono un ruolo centrale a città e regioni (si veda anche “Adottate le priorità 2025–2030 del Comitato europeo delle Regioni”).

Le candidature verranno valutate da un panel di esperti indipendenti sulla base di questi indicatori ambientali, che costituiscono il riferimento per la selezione delle città finaliste.

EUROPEAN GREEN CITIES AWARDS: I RISULTATI DELL’EDIZIONE 2027

L’importanza del premio è confermata dai risultati dell’edizione 2027, che ha visto l’assegnazione del titolo di European Green Capital alla città tedesca di Heilbronn, mentre gli European Green Leaf Awards 2027 sono stati conferiti ad Assen (Paesi Bassi) e a Siena, evidenziando anche il contributo italiano alle politiche urbane sostenibili a livello europeo.

Anche per l’edizione 2028, le città candidate beneficeranno di feedback personalizzati da esperti indipendenti e potranno partecipare a un Applicant City Workshop organizzato dalla Commissione europea, pensato per supportare la preparazione di candidature efficaci e coerenti con gli obiettivi ambientali dell’Unione.

Come per le edizioni precedenti, i vincitori riceveranno un premio finanziario: 600mila euro per la Green Capital e 200mila euro per ciascuna città Green Leaf, da investire in iniziative ambientali durante l’anno di titolazione.

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Altro

Consultazione pubblica EMA: linee guida farmacogenomiche

L’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) apre la consultazione pubblica per la revisione delle linee guida relative alle buone pratiche farmacogenomiche.

La consultazione pubblica dell’EMA

Pubblicate per la prima volta nel 2018, le linee guida EMA hanno svolto un ruolo cruciale nella raccolta di buone pratiche nella farmacogenomica, fornendo un quadro chiaro e coerente ad autorità di controllo e portatori di interesse. Dati i continui sviluppi nel campo della genomica, si rende necessario un periodico aggiornamento delle linee guida perché possano aderire alle attuali necessità scientifiche e normative. 

Tra gli emendamenti proposti alle linee guida EMA, vi sono:

  • aggiornamenti sulla metodologia farmacogenomica;
  • chiarimenti sull’interpretazione di risultati e raccomandazioni nel campo della genomica;
  • maggiore coerenza nella definizione e nomenclatura farmacogenomica;
  • migliore orientamento sugli studi farmacogenomici.

 La consultazione relativa al concept paper EMA rimarrà aperta per commenti e contributi fino al 21 marzo 2026 al seguente LINK.

 

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Salute Globale

OMS e Commissione UE: ampliata la partnership per combattere la resistenza agli antimicrobici

L’OMS e l’Health Emergency Preparedness and Response Authority – HERA della Commissione europea hanno firmato un accordo da 3,5 milioni di euro per combattere la resistenza agli antimicrobici (AMR), concentrandosi sui nuovi antibiotici e sull’accesso equo. Questa partnership, avviata nel 2022 nell’ambito del programma EU4Health, mira ad accelerare la ricerca, lo sviluppo e l’accesso a trattamenti salvavita in tutto il mondo.

La partnership contro la resistenza agli antimicrobici

Questo finanziamento consentirà all’OMS di accelerare la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici, antimicotici e terapie alternative come i batteriofagi, che utilizzano virus per combattere i batteri. L’OMS potenzierà inoltre la sua iniziativa SECURE, condotta in collaborazione con il Partenariato globale per la ricerca e lo sviluppo di antibiotici (GARDP), al fine di migliorare l’accesso sostenibile agli antibiotici a livello globale.

Dal lancio della loro partnership nel 2022, l’OMS e l’HERA hanno lavorato allo sviluppo di nuovi trattamenti per i patogeni resistenti ai farmaci e alla garanzia di un accesso equo a tali terapie. Gli sforzi dell’OMS, sostenuti da HERA, hanno incluso la pubblicazione degli elenchi dei patogeni batterici e fungini prioritari, il progresso della ricerca e sviluppo nel campo degli antibatterici, degli antimicotici e della diagnostica e il miglioramento delle formulazioni antibiotiche pediatriche. L’OMS ha anche facilitato le consultazioni globali e sviluppato linee guida per l’introduzione degli antibiotici e per affrontare la carenza di antibiotici nei paesi a basso e medio reddito.

Il dottor Yvan Hutin, direttore dell’OMS per la resistenza antimicrobica, ha sottolineato la minaccia urgente rappresentata dall’AMR e l’importanza della partnership per garantire un accesso equo alle cure salvavita in tutto il mondo.

 

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digital health

Digital Decade 2030: la Commissione avvia la consultazione per rivedere target e obiettivi

Il Digital Decade 2030 (Decennio Digitale 2030) è il quadro strategico dell’Unione Europea (UE) che definisce la visione, gli obiettivi e gli strumenti per guidare la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030.

Formalizzato con il Digital Decade Policy Programme adottato nel 2022, il Digital Decade rappresenta uno dei pilastri centrali delle politiche UE per la competitività, la coesione sociale e la sovranità tecnologica. L’iniziativa mira a garantire che la transizione digitale sia inclusiva, sostenibile, sicura e centrata sulle persone, riducendo i divari digitali tra Stati membri, regioni, territori e gruppi sociali.

Il Digital Decade 2030 si articola in quattro aree prioritarie: competenze digitali, infrastrutture digitali sicure e sostenibili, trasformazione digitale delle imprese e digitalizzazione dei servizi pubblici. Per ciascuna area sono stati fissati obiettivi misurabili da raggiungere entro il 2030, monitorati annualmente dalla Commissione europea attraverso il Digital Decade Report, sulla base delle roadmap nazionali presentate dagli Stati membri.

Digital Decade 2030: avviata la consultazione per la revisione degli obiettivi

Il Digital Decade 2030 entra ora in una fase cruciale di revisione e consultazione pubblica. La Commissione europea, infatti, ha avviato una call for evidence, ovvero una consultazione pubblica volta a raccogliere contributi, dati ed esperienze da cittadini, imprese, autorità pubbliche, organizzazioni della società civile e altri stakeholder, al fine di valutare l’adeguatezza degli attuali obiettivi e target fissati per il 2030.

La consultazione resterà aperta fino al 23 dicembre 2025 e contribuirà a orientare la revisione ufficiale del Digital Decade Policy Programme, prevista per il 2026.

L’iniziativa nasce dall’esigenza di verificare se gli obiettivi del Digital Decade 2030 siano ancora efficaci in un contesto tecnologico, economico e geopolitico in rapida evoluzione. In particolare, la Commissione europea intende valutare se i target attuali siano sufficientemente flessibili e resilienti per sostenere l’innovazione, la competitività e l’autonomia strategica dell’UE, garantendo al contempo una transizione digitale equa e inclusiva.

Il ruolo degli stakeholder nella Digital Decade 2030

Con oltre 288 miliardi di euro mobilitati attraverso roadmap nazionali e più di 1.900 misure finanziate, il Digital Decade 2030 rappresenta uno dei principali strumenti di coordinamento delle politiche digitali europee. Attraverso la consultazione pubblica, la Commissione mira a:

  • valutare la pertinenza degli obiettivi attuali alla luce dei rapidi sviluppi tecnologici;

  • individuare possibili azioni per accelerare la trasformazione digitale e semplificare il quadro normativo;

  • rafforzare il coinvolgimento di regioni, città e attori locali nell’attuazione delle politiche digitali.

Nel quadro dell’iniziativa, la Commissione ha inoltre organizzato un workshop online dedicato alle innovazioni locali e regionali, sottolineando l’importanza di un approccio multilivello per il successo del Digital Decade 2030 e per garantire che i benefici della digitalizzazione raggiungano cittadini e imprese in tutta l’Unione Europea.

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comunicazione in salute

UE: nuovo piano per rafforzare preparazione alle crisi sanitarie transfrontaliere

La preparazione alle crisi sanitarie è al centro del nuovo piano lanciato dall’Unione Europea (UE) per rafforzare la capacità collettiva di affrontare le crisi sanitarie transfrontaliere, siano esse di origine naturale, accidentale o intenzionale.

Il Piano di prevenzione, preparazione e risposta alle crisi sanitarie, presentato dalla Commissione europea, punta a migliorare la protezione delle persone nei 27 Stati membri, garantendo la continuità dei servizi essenziali e facilitando una risposta rapida e coordinata in situazioni di emergenza.

Il documento, introdotto dal comunicato della Commissione del 28 novembre u.s., fornisce strumenti concreti come lo scambio di informazioni, competenze e assistenza tecnica tra autorità pubbliche, gestori delle crisi e stakeholder, con l’obiettivo di un’azione comune in caso di eventi sanitari critici.

Basato sugli insegnamenti tratti dalla pandemia di COVID-19, il piano dell’UE definisce un quadro di governance delle crisi sanitarie che include capacità e risorse disponibili, meccanismi di sostegno e sistemi di sorveglianza per tutte le fasi della gestione delle crisi.

Inoltre, invita gli Stati membri a sviluppare piani nazionali in linea con il quadro UE e prevede esercizi di simulazione periodici per testare e affinare l’efficacia delle misure.

PREPARAZIONE ALLE CRISI SANITARIE: I PUNTI CHIAVE DEL PIANO EUROPEO

Il piano europeo per la preparazione alle crisi sanitarie affronta tutti i potenziali rischi per la salute, introducendo una serie di strumenti a sostegno di Stati membri, autorità sanitarie e parti coinvolte:

  • Prevenzione e preparazione: incentiva piani nazionali robusti, rafforzamento della resilienza dei sistemi sanitari e disponibilità di contromisure mediche.

  • Rilevamento e sorveglianza: potenziamento dei sistemi d’allerta e monitoraggio dei rischi a livello europeo per favorire un intervento tempestivo.

  • Risposta coordinata: definizione di ruoli operativi chiari in caso di emergenza, con strumenti condivisi per attivare misure rapide e mirate.

  • Feedback e recupero: valutazione delle risposte alle crisi per imparare dalle esperienze e aggiornare il piano sulla base di nuove sfide e minacce.

Attraverso questa strategia di preparazione alle crisi sanitarie, l’Unione Europea intende costruire un sistema più resiliente, inclusivo e capace di salvaguardare la salute pubblica anche di fronte a crisi complesse e imprevedibili.

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bandi Altro

Commissione UE: aperte le call di Erasmus+ 2026

La Commissione Europea ha annunciato un budget complessivo di circa 5,2 miliardi di euro destinati al programma Erasmus+ per il 2026, con l’obiettivo di rafforzare le competenze dei cittadini europei, sostenere la mobilità transnazionale e migliorare la qualità dei sistemi educativi in tutta l’Unione Europea (UE).

L’iniziativa si inserisce nella “Union of Skills strategy” (strategia dell’Unione delle Competenze), che mira a favorire l’apprendimento permanente, la riqualificazione professionale e lo sviluppo di competenze necessarie a rispondere alle trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali.

Nel 2026 Erasmus+ continuerà a sostenere le sue priorità trasversali – inclusione, innovazione digitale e sostenibilità verde – con un’attenzione specifica agli apprendenti e agli insegnanti ucraini, anche quelli sfollati nei Paesi dell’UE o in quelli associati al programma.

“Erasmus+ deve essere accessibile a tutti, indipendentemente dal contesto o dalle circostanze”, sostiene Roxana Mînzatu, Vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione. “Il nostro obiettivo è chiaro: Nessuno dovrebbe essere lasciato indietro. Da formati più inclusivi a una maggiore sensibilizzazione, vogliamo aiutare un maggior numero di persone ad accedere a Erasmus+ e a sviluppare le competenze di cui hanno bisogno per il futuro. Già l’anno scorso, la percentuale di partecipanti con minori opportunità è cresciuta fino a circa il 17% e siamo determinati a fare ancora meglio nel 2026”.

Una delle principali novità riguarda l’introduzione di una nuova azione dedicata al settore scolastico: le “European partnerships for school development”, che sosterranno progetti innovativi per rafforzare le competenze fondamentali, l’impegno civico e la partecipazione democratica degli studenti.

Il programma continuerà a finanziare mobilità individuali e di gruppo, partenariati tra organizzazioni e attività di cooperazione internazionale ad ampio raggio.

ERASMUS+ 2026: MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE E AMBITI DI FINANZIAMENTO

Erasmus+ 2026 definisce le condizioni per la partecipazione al programma. Le organizzazioni attive nei settori dell’istruzione superiore, dell’istruzione scolastica, della formazione professionale (VET), dell’educazione degli adulti, della gioventù e dello sport possono candidarsi ai finanziamenti.

Tra i potenziali partecipanti figurano scuole, università, enti di formazione, associazioni giovanili, ONG e organismi sportivi.

Le persone fisiche – come studenti, insegnanti, formatori, giovani e operatori giovanili – non presenteranno candidature individuali, ma potranno partecipare tramite le organizzazioni di appartenenza che richiedono i finanziamenti.

La maggior parte delle candidature deve essere presentata alle Agenzie Nazionali dei Paesi aderenti al programma, mentre alcune azioni — in particolare quelle centralizzate o di più ampia portata — sono gestite direttamente dalla European Education and Culture Executive Agency (EACEA).

La Commissione invita tutti i potenziali beneficiari a consultare attentamente i bandi 2026, che includono dettagli sulle priorità del programma, le condizioni di ammissibilità e le scadenze per ciascuna azione.

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cure integrate comunicazione in salute

Nuovo rapporto UE: il ruolo dell’assistenza sanitaria nella riduzione delle disuguaglianze e della povertà

L’assistenza sanitaria pubblica svolge un ruolo essenziale nella riduzione di disuguaglianze e povertà all’interno dell’Unione Europea. È quanto emerge dal nuovo rapporto The Role of Healthcare in Reducing Inequalities and Poverty in the EU, pubblicato dalla Commissione europea.

La pandemia ha evidenziato la necessità di sistemi sanitari più resilienti e capaci di reagire a crisi future, in un contesto caratterizzato da invecchiamento demografico, pressioni economiche e aumento dei costi delle tecnologie sanitarie. Il documento sottolinea come difficoltà di accesso alle cure possano accentuare le disuguaglianze e come la tutela del diritto universale alla salute richieda scelte di investimento efficienti e sostenibili.

Il rapporto introduce una metodologia innovativa per valutare in modo più accurato l’impatto redistributivo dell’assistenza sanitaria pubblica, attraverso l’analisi delle Social Transfers in Kind (STiKs). Le STiKs rappresentano beni e servizi forniti gratuitamente o a costo ridotto dallo Stato, come visite mediche, trattamenti, farmaci o servizi diagnostici.

Secondo il documento, queste prestazioni costituiscono circa il 35% dei benefici sociali totali nell’UE e hanno un effetto significativo nella riduzione di disuguaglianza e povertà. Malgrado ciò, il loro impatto sulla povertà o sulla disuguaglianza non viene misurato regolarmente nelle statistiche ufficiali dell’UE, impedendo valutazioni effettivamente complete delle politiche sociali.

Il rapporto risulta particolarmente tempestivo, dato l’attuale contesto di significative pressioni sui finanziamenti e di priorità contrastanti per i fondi pubblici. L’invecchiamento della popolazione aggiunge ulteriore pressione ai sistemi sanitari e, in questo contesto, è essenziale misurare l’efficacia delle prestazioni sociali e garantire che le decisioni politiche sostengano la resilienza dei sistemi sanitari.

Il rapporto utilizza un approccio “ibrido” che combina il metodo assicurativo, basato sulle caratteristiche individuali come età e genere, con elementi dell’approccio dell’uso effettivo, sfruttando i dati disponibili sull’utilizzo dei servizi sanitari.

Un elemento centrale dello studio è l’integrazione delle STiKs nel modello di microsimulazione EUROMOD, lo strumento della Commissione europea che permette di simulare tasse, contributi e trasferimenti sulla base delle norme vigenti nei diversi Stati membri.

EUROMOD consente di ottenere una misura comparabile del reddito disponibile delle famiglie e, con l’ampliamento proposto nel rapporto, anche di analizzare l’impatto complessivo delle prestazioni sanitarie in natura sulla distribuzione del reddito. Grazie a queste simulazioni, il rapporto mostra che le STiKs riducono in modo rilevante l’indice Gini, uno degli indicatori più utilizzati per misurare la disuguaglianza, con riduzioni comprese tra 1,5 e 4,5 punti in quasi tutti gli Stati membri.

Assistenza sanitaria, scenari redistributivi e sostenibilità

Il rapporto evidenzia l’utilità di EUROMOD per simulare scenari ipotetici (“what-if”) e valutare gli effetti potenziali di interventi e riforme. Attraverso questi scenari, è possibile stimare come cambierebbe la distribuzione del reddito se, ad esempio, il sistema sanitario fosse finanziato in modo diverso o se le famiglie dovessero sostenere la spesa sanitaria tramite assicurazioni private. Le analisi mostrano che sistemi basati prevalentemente su contributi sociali tendono a essere più regressivi rispetto a quelli finanziati da imposte dirette. Il rapporto segnala inoltre il valore di questi strumenti per anticipare gli effetti di cambiamenti nel budget sanitario e identificare soluzioni più eque ed efficienti.

Un’altra dimensione analizzata riguarda le spese out-of-pocket (OOP), ovvero i costi sanitari pagati direttamente dalle famiglie al momento dell’erogazione delle prestazioni, come ticket, farmaci non rimborsati o visite specialistiche.

Sebbene tutti gli Stati membri dispongano di sistemi sanitari pubblici, una parte della spesa rimane a carico delle famiglie. Il rapporto mostra che livelli elevati di OOP possono rappresentare una barriera all’accesso, con effetti che si concentrano soprattutto sulle famiglie vulnerabili, sugli anziani e sui lavoratori autonomi. Una bassa spesa OOP tra i redditi più bassi non indica necessariamente una maggiore tutela: può riflettere anche rinuncia o posticipo delle cure per motivi economici, con un aumento delle esigenze mediche non soddisfatte.

Infine, il rapporto richiama l’attenzione sui rischi legati alla sostenibilità intergenerazionale della spesa sanitaria, in un contesto di rapido invecchiamento demografico. Le simulazioni mostrano che, senza correttivi, le generazioni più giovani potrebbero trovarsi a sostenere un carico crescente per finanziare i sistemi sanitari pubblici.

Nel complesso, le evidenze raccolte confermano che l’assistenza sanitaria pubblica è uno degli strumenti più efficaci per ridurre la povertà monetaria e la disuguaglianza nei Paesi dell’UE, e rappresenta un pilastro essenziale per sistemi sanitari resilienti, equi e sostenibili.

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Altro

Commissione europea: adottato il Programma di lavoro 2026

Ogni anno, la Commissione europea (CE) adotta il proprio Programma di lavoro annuale, che definisce le principali iniziative politiche e legislative da intraprendere nei dodici mesi successivi. Per il prossimo anno, la CE ha presentato il Programma di Lavoro per il 2026, delineando le priorità strategiche all’interno della Comunicazione intitolata “Il momento dell’indipendenza europea”.

CE: Programma di lavoro annuale 2026

In linea con le Linee guida politiche della Presidente von der Leyen e il discorso sullo Stato dell’Unione di settembre 2025, la Commissione riafferma l’impegno a portare avanti le priorità condivise e ad affrontare con determinazione le nuove sfide, collaborando con tutte le istituzioni e i partner europei per costruire un’Europa più sovrana, resiliente e prospera.

In un contesto globale segnato da crescenti instabilità geopolitiche, economiche e ambientali, l’Unione europea punta a rafforzare la propria autonomia strategica e la capacità di determinare il proprio futuro. In tale prospettiva, il Programma 2026 mira a consolidare la sovranità europea in ambiti chiave come difesa, sicurezza, energia, digitale e industria, promuovendo al contempo una crescita sostenibile e inclusiva.

Obiettivi e aree strategiche

Tra le azioni prioritarie, il documento prevede il rafforzamento delle politiche di prevenzione e promozione della salute pubblica, con un focus sulle malattie non trasmissibili, sulla salute mentale e sugli stili di vita sani.

Un’attenzione particolare è dedicata alla digitalizzazione del settore sanitario, con il proseguimento dei lavori sull’European Health Data Space (EHDS), destinato a facilitare la condivisione sicura dei dati sanitari e a migliorare la qualità della ricerca e delle cure.

Il Programma rilancia inoltre il sostegno alla Missione sul Cancro nell’ambito di Horizon Europe, promuovendo ricerca, diagnosi precoce e accesso equo alle cure oncologiche. In parallelo, vengono ribaditi i legami tra ambiente e salute, con azioni mirate a ridurre l’inquinamento e a proteggere il benessere fisico e mentale dei cittadini europei.

Infine, tra gli obiettivi principali del Programma figurano, da un lato, la protezione dei cittadini dagli impatti del cambiamento climatico e, dall’altro, il sostegno alla competitività dell’industria europea, con un’attenzione particolare rivolta a PMI, start-up e scale-up. Anche il rafforzamento del modello sociale europeo rappresenta una priorità, soprattutto alla luce delle trasformazioni demografiche in atto.

Come nel 2025, anche il Programma di lavoro 2026 si articola attorno a sette aree strategiche, che rappresentano le principali priorità politiche e legislative dell’Unione per il prossimo anno. Ciascun pilastro vuole contribuire al rafforzamento dell’indipendenza e resilienza dell’Europa:

  1. Prosperità e competitività sostenibili.
  2. Rafforzamento della difesa e sicurezza europee.
  3. Rafforzamento del modello sociale europeo.
  4. Tutela della qualità della vita.
  5. Sostegno della democrazia, Stato di diritto e valori europei.
  6. Europa globale.
  7. Preparare l’Unione di domani.

 

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Salute Globale Altro Cooperazione territoriale

11 novembre 2025: Cinque anni di European Health Union

L’11 novembre 2025 ricorre il quinto anniversario della European Health Union, l’iniziativa avviata dalla Commissione europea nel 2020 per rafforzare la capacità dell’Unione di prevenire, individuare e affrontare in modo coordinato le crisi sanitarie.
La proposta nacque nel contesto della pandemia di COVID-19, con l’obiettivo di costruire un quadro europeo più solido di preparazione e risposta alle minacce sanitarie transfrontaliere.

La European Health Union come pilastro della cooperazione sanitaria europea

La European Health Union costituisce il quadro politico e operativo attraverso cui l’Unione Europea promuove una cooperazione più stretta in materia di salute pubblica, coordinando la disponibilità di risorse sanitarie, migliorando la pianificazione congiunta tra Stati membri e garantendo una risposta tempestiva alle emergenze sanitarie su scala europea.

All’interno della European Health Union, un ruolo fondamentale è svolto da tre attori chiave:

  • ECDC, Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha potenziato le sue funzioni di analisi del rischio e monitoraggio, migliorando la condivisione dei dati tra gli Stati membri.
  • EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, ha ampliato le competenze relative alla supervisione della produzione e distribuzione dei medicinali e alla gestione delle forniture in situazioni di crisi.
  • HERA, l’Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie, opera come punto strategico per assicurare che l’Unione sia preparata ad affrontare future minacce, coordinando la disponibilità e la produzione di contromisure mediche e sviluppando capacità di risposta rapida.

Questi organismi rafforzano la capacità dell’Unione di proteggere la salute pubblica e di coordinare le azioni tra gli Stati membri in caso di crisi.

A cinque anni dal suo avvio, la European Health Union ha consolidato la cooperazione sanitaria tra gli Stati membri, migliorando la capacità collettiva dell’Unione di reagire in modo rapido e coordinato alle crisi sanitarie. Le azioni intraprese hanno rafforzato la sorveglianza epidemiologica, la condivisione dei dati e la gestione delle risorse critiche, gettando le basi per un approccio europeo più coerente e duraturo in materia di salute pubblica.

Questo anniversario rappresenta dunque un momento di bilancio e di prospettiva. La European Health Union ha contribuito a consolidare la sicurezza sanitaria collettiva dell’Unione europea e pone le basi per un approccio duraturo, coordinato e resiliente alla salute pubblica.

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