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Salute Globale

Clima e salute: l’OMS Europa evidenzia i benefici sanitari delle politiche di mitigazione

L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità – OMS Europa – ha pubblicato il policy brief Co-benefits of climate mitigation action for health in the WHO European Region, che analizza le evidenze sui benefici collaterali delle politiche di mitigazione climatica per la salute. Il documento nasce in un contesto di crescente allarme sanitario: la Regione europea è oggi la più esposta al riscaldamento globale, con un aumento delle temperature più rapido rispetto ad altre aree del mondo.

Il cambiamento climatico sta già incidendo in modo diretto sulla salute delle popolazioni europee, aumentando mortalità e malattie legate a ondate di calore, eventi estremi, peggioramento della qualità dell’aria e insicurezza alimentare e idrica, con impatti rilevanti anche sulla salute mentale e sul funzionamento dei sistemi sanitari.

Una crisi climatica che è già una crisi sanitaria

Secondo i dati richiamati nel policy brief, quasi 50.000 decessi legati al caldo sono stati registrati in Europa nel 2023. Senza un rafforzamento delle politiche climatiche, la mortalità da calore estremo potrebbe triplicare entro fine secolo. I gruppi più colpiti sono anziani, bambini, donne in gravidanza, persone con disabilità e comunità in condizioni di vulnerabilità, con un conseguente ampliamento delle disuguaglianze di salute.

Oltre agli effetti diretti su morbosità e mortalità, il documento evidenzia anche l’impatto su benessere mentale, capacità lavorativa e pressione sui servizi sanitari.

Mitigare il clima per migliorare la salute

Il policy brief sottolinea come la transizione verso un’economia a zero emissioni rappresenti una leva strategica per la salute pubblica. Le politiche di mitigazione, se progettate in modo integrato, possono produrre benefici sanitari immediati e di lungo periodo, tra cui la riduzione dell’inquinamento atmosferico, ambienti più favorevoli all’attività fisica, sistemi alimentari più sani e sostenibili, abitazioni più sicure ed efficienti e servizi sanitari più resilienti.

Il documento richiama il ruolo centrale dei settori ad alta intensità emissiva – energia, trasporti, industria, edilizia e alimentazione – come ambiti prioritari di intervento per generare benefici sanitari diffusi.

OMS EUROPA: Sistemi sanitari al centro della transizione

L’OMS Europa evidenzia la necessità di integrare salute e clima nelle politiche pubbliche, rafforzando il contributo dei sistemi sanitari sia nella mitigazione sia nell’adattamento. In questa prospettiva, le politiche climatiche vengono inquadrate come politiche di prevenzione primaria, capaci di ridurre le cause ambientali delle malattie e di rafforzare la capacità dei sistemi di proteggere le popolazioni più esposte.

Il policy brief si inserisce in un percorso europeo e globale che mira a rendere strutturale il nesso clima-salute, promuovendo cooperazione tra settori, strumenti comuni e meccanismi di governance in grado di sostenere una transizione verso un futuro più sano, equo e resiliente.

 

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cure integrate digital health Salute Globale

Accesso sanitario più equo: 5 nuovi rapporti OMS/Europa

L’accesso sanitario equo e finanziariamente sostenibile è al centro di una nuova serie di cinque rapporti pubblicati dall’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/Europa).

I documenti analizzano come le politiche di finanziamento della sanità possano migliorare l’accesso alle cure riducendo i pagamenti diretti da parte delle persone e rafforzando la protezione finanziaria, in particolare per i gruppi più vulnerabili.

ACCESSO SANITARIO: LE NUOVE EVIDENZE EMERSE DAI RAPPORTI OMS/EUROPA

Il primo rapporto (“How does population ageing affect health system financial sustainability and affordable access to health care in Europe?”) esamina l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sulla sostenibilità dei sistemi sanitari in cinque paesi europei, tra cui l’Italia.

L’analisi mostra che i sistemi basati su una combinazione di fonti di finanziamento, e non esclusivamente su contributi legati all’occupazione, risultano più resilienti nel medio e lungo periodo. Questo approccio può contribuire a preservare l’accesso ai servizi sanitari anche in contesti demografici in rapido cambiamento.

Il secondo rapporto (“The impact of increasing user charges for diabetes medicines: lessons from Finland”) analizza un cambiamento nelle politiche di co-pagamento per i farmaci antidiabetici in Finlandia, evidenziando come una modifica del metodo di calcolo dei pagamenti abbia comportato un aumento delle spese a carico delle persone.

Il documento sottolinea come decisioni di policy apparentemente tecniche possano avere effetti concreti sull’accessibilità economica delle cure, soprattutto per chi necessita di terapie continuative.

Il terzo rapporto (“Can people avoid the avoidable co-payments caused by reference pricing for outpatient medicines?”) si concentra sui sistemi di reference pricing per i medicinali, ovvero politiche di rimborso che fissano un prezzo massimo coperto dal sistema sanitario pubblico e trasferiscono sui cittadini eventuali costi eccedenti.

Il rapporto mostra come tali meccanismi, se non adeguatamente progettati, possano generare spese evitabili per le persone e incidere negativamente sull’accesso economico alle cure.

Il quarto rapporto (“Using income-based caps to protect people from user charges for health care: lessons from Austria, Belgium, Germany and Spain”) analizza l’uso di limiti massimi di spesa sanitaria proporzionati al reddito come strumento di protezione finanziaria. In questi sistemi, una volta raggiunta una determinata soglia annuale di pagamenti diretti, le persone vengono esentate dal sostenere ulteriori co-pagamenti per i servizi sanitari coperti.

L’analisi evidenzia che meccanismi applicati automaticamente e rivolti all’intera popolazione, anziché a gruppi selezionati su richiesta, risultano più efficaci nel prevenire difficoltà economiche legate alle spese sanitarie, riducendo il rischio che i costi diventino un ostacolo all’accesso alle cure.

Il quinto rapporto (“Using digital solutions to protect people from user charges for health care: lessons from Estonia”) esplora l’uso di strumenti digitali per migliorare l’implementazione delle politiche di protezione finanziaria. In particolare, viene illustrato come la digitalizzazione possa facilitare l’applicazione automatica delle tutele, riducendo oneri amministrativi e barriere all’accesso per cittadini e professionisti sanitari.

Nel loro insieme, i rapporti dell’OMS/Europa sull’accesso sanitario equo e sostenibile, mostrano come politiche sanitarie ben progettate possano migliorare l’accesso sanitario, ridurre i pagamenti diretti e rafforzare l’equità dei sistemi sanitari nella Regione europea dell’OMS, fornendo evidenze utili ai decisori pubblici.

Questi temi sono in linea con diverse iniziative europee, come le attività dedicate all’accesso equo ai servizi sanitari e socio-assistenziali e al rafforzamento dei sistemi di cura (si veda anche “THCS lancia la JTC 2026 Access to Care”).

 

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cure integrate

OBS e OMS/Europa: Esiti del 2^ webinar del ciclo “Strengthening Rehabilitation Care”

Lo scorso 25 novembre si è tenuto il secondo webinarStrengthening Rehabilitation Care: the Evidence on Optimizing Financing” della serie dedicata al tema delle cure riabilitative, organizzata dall’European Observatory on Health Systems (OBS). 

L’incontro prende ispirazione dal report Strengthening rehabilitation care: Learning from countries’ experiences on organizing service delivery and financing prodotto da OBS e OMS Europa, che sottolinea come le cure riabilitative siano fondamentali per la tutela di fasce vulnerabili della popolazione, ma rimangano spesso frammentate e insufficientemente finanziate. 

Gli esiti del webinar “Strengthening Rehabilitation Care: the Evidence on Optimizing Financing”

I temi di discussione principali hanno riguardato i diversi modelli di finanziamento dei servizi riabilitativi, la redistribuzione dei fondi per un miglioramento dei servizi di principale accesso e una tutela maggiore delle fasce di popolazione più bisognose, e il miglioramento delle performance dei percorsi di cura attraverso l’utilizzo di meccanismi premiali finanziari.

Durante l’incontro, sono state presentate le ragioni che hanno portato alla pubblicazione del report: dalle sfide strutturali e trasversali come il progressivo declino demografico, il conseguente aumento dell’incidenza delle comorbidità e quindi la necessità di cure riabilitative, all’esperienza di un Paese in conflitto come l’Ucraina. 

Il report di OMS Europa e OBS trae spunto da questi elementi per raccogliere le informazioni dei 14 Paesi analizzati, condividere l’esperienza ucraina, e rafforzare l’organizzazione e il finanziamento dei sistemi riabilitativi. Dai risultati della ricerca, emerge un primo elemento fondamentale: nonostante i servizi di riabilitazione siano spesso garantiti a livello programmatico, soprattutto nei Paesi più abbienti, si riscontra una generale frammentazione delle prestazioni, aggravata da lunghi tempi d’attesa e da discontinuità tra le cure ospedaliere e il periodo post-dimissioni. Tuttavia, si osserva un aumento degli investimenti dei Paesi coinvolti nel coordinamento dei servizi attraverso l’introduzione di figure come i case-manager, gruppi di supporto per le dimissioni precoci, sistemi di condivisione dei dati, elementi che contribuiscono a migliorare la continuità dei servizi di cura e a migliorare la capacità di guarigione dei pazienti. 

Oltre alla presentazione dei risultati del report, i relatori hanno presentato le peculiarità strutturali dei rispettivi sistemi di cure riabilitative nazionali. 

  • Jarno Habicht di OMS Ucraina ha fornito un quadro generale della situazione del Paese dopo il 2022: il rapido aumento della domanda delle cure riabilitative ha reso necessario un adattamento altrettanto veloce dei servizi preposti, portando alla formazione di nuovo personale, al raddoppio dei finanziamenti destinati all’ambito e all’efficientamento della risposta del sistema sanitario ai bisogni della popolazione. 
  • Solomiya Kasyanchuk, delegata OMS per l’Ucraina, ha elencato le soluzioni ipotizzate per far fronte ad una richiesta sempre crescente di accesso alle cure riabilitative: l’impostazione di un sistema di cure su priorità scalabili e criteri di ammissibilità calibrati sulle attuali carenze economiche; il miglioramento del sistema di raccolta informazioni per una più accurata valutazione dei profili di cura e per l’adozione di modelli di presa in carico basati sulla funzionalità reale, invece che sulla diagnosi; maggiori investimenti nei percorsi domiciliari, invece che ospedalieri.
  • Melissa D’Agostino, Università Cattolica di Roma, ha presentato il sistema italiano, organizzato sulla base di un modello misto che mette insieme strutture pubbliche e strutture private convenzionate con il servizio pubblico: la coesistenza tra pubblico e privato contribuisce ad aumentare la capacità generale del servizio, dove il contributo delle strutture accreditate serve a ridurre le liste d’attesa e ad apportare competenze specialistiche e tecnologie innovative nel percorso terapeutico. Rimangono tuttavia diverse criticità, tra cui una iniqua distribuzione delle prestazioni sul piano territoriale, amministrativo e di coordinamento tra enti pubblici e privati.
  • Erik Svanfeldt, Associazione della autorità locali e regionali svedesi (SALAR), ha spiegato come il sistema sanitario svedese si basi su un modello decentralizzato e universale, finanziato attraverso il sistema fiscale. Le regioni sono responsabili dei servizi sanitari e di cura, mentre i comuni sono responsabili dell’assistenza socio-sanitaria e delle cure ambulatoriali, oltre che del sistema di cure domiciliari. Con l’approvazione di una riforma in materia di riorganizzazione del SSN nel 2018, sono state ridefiniti i ruoli e l’entità della presa in carico dei diversi livelli territoriali con l’intento di migliorare il coordinamento e la collaborazione tra i fornitori regionali e locali per ridurre il periodo di ospedalizzazione dei pazienti e promuoverne le dimissioni. La riforma ha così permesso una riduzione delle ospedalizzazioni e una maggiore responsabilizzazione e coordinamento tra servizi ospedalieri e territoriali.

Secondo le conclusioni del report “Strengthening rehabilitation care: Learning from countries’ experiences on organizing service delivery and financing”, un primo passo per rendere più eque e funzionali le cure riabilitative è la costituzione di livelli scalabili di prestazioni e l’adozione di criteri clinici standardizzati di ammissibilità, partendo da servizi base universali, fino a livelli di copertura per gruppi con esigenze specifiche, con l’obiettivo di transitare da un modello di ricovero ospedaliero ad una presa in carico di comunità. Per realizzarlo, sarà quindi necessario incentivare le prestazioni ambulatoriali e domiciliari sostitutive al ricovero, utilizzando scale cliniche per determinare la necessità di un intervento ospedaliero e momenti di rivalutazione del percorso di cura per un migliore e più accurato monitoraggio dei bisogni dei pazienti. I modelli finanziari adottati dai Paesi oggetto di studio sono svariati, dai budget globali ai Diagnosis Related Groups, ai bundle payments (pagamenti a pacchetto).

In generale, dai risultati del report emerge un messaggio chiave: la riabilitazione non è un lusso, né una voce residua dei bilanci nazionali, ma un elemento di redistribuzione del welfare che contribuisce a ridurre i costi a lungo termine per i settori sociale ed economico. 

Il team del ProMIS dopo aver seguito l’evento ha prodotto una sintesi dei contenuti che sono stati affrontati.

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DOCUMENTI UTILI

SINTESI

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workforce

Rapporto OMS/Europa: la dipendenza da medici e infermieri formati all’estero

Un nuovo rapporto di OMS/Europa intitolato “Health workforce migration in the WHO European Region: country case studies from Albania, Armenia, Georgia, Ireland, Malta, Moldova, Norway, Romania and Tajikistan” mette in luce la crescente dipendenza della Regione Europea da medici e infermieri formati all’estero e gli impatti transnazionali di questa mobilità.

Secondo il documento, dal 2014 al 2023 il numero di medici provenienti da altri Paesi è aumentato del 58 %, mentre quello degli infermieri ha registrato un incremento del 67 %. Nel 2023, circa il 60 % dei medici e il 72 % degli infermieri entrati nel mercato sanitario europeo avevano completato la propria formazione fuori dalla Regione.

Il rapporto OMS/Europa sulla Health workforce migration

Il fenomeno, si legge nel rapporto, produce effetti a catena tra Paesi, con un impatto particolarmente marcato nell’Europa orientale e meridionale, dove la migrazione di professionisti sanitari verso Stati con migliori condizioni economiche e lavorative sta aggravando le carenze locali. Nei Paesi di destinazione, invece, cresce il rischio di dipendenza strutturale da personale formato altrove, con implicazioni sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e sulla qualità delle cure.

Il documento dell’OMS invita a rafforzare la pianificazione strategica della forza lavoro sanitaria, migliorando la raccolta di dati e l’uso di modelli predittivi per anticipare le necessità. Si raccomanda inoltre di investire su politiche di retention, salari competitivi, opportunità di carriera e condizioni di lavoro più eque, al fine di ridurre la fuga di professionisti e promuovere un equilibrio sostenibile tra Paesi.

Alcuni esempi nazionali mostrano progressi: in Irlanda, il governo ha aumentato i posti di formazione per studenti locali per diminuire la dipendenza da personale estero; in Romania, il numero di medici emigrati è passato da 1.500 nel 2012 a 461 nel 2021, grazie a un miglioramento delle condizioni contrattuali e di formazione.

Il rapporto sottolinea infine che la mobilità sanitaria internazionale non è di per sé negativa, ma deve essere gestita attraverso una cooperazione bilanciata e sostenibile, per evitare che il rafforzamento di alcuni sistemi sanitari avvenga a discapito di altri.

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Salute Globale

Terzo hearing della Commissione Paneuropea su Clima e Salute

Il 2 ottobre 2025, dalle 09:00 alle 12:00, si svolgerà su Zoom il terzo ed ultimo hearing della Commissione Paneuropea su Clima e Salute (PECCH – Pan-European Commission on Climate and Health), organismo indipendente convocato da OMS/Europa.

La Commissione Paneuropea su Clima e Salute, lanciata da OMS/Europa a giugno 2025, è un gruppo consultivo indipendente nato per innalzare il profilo politico e il sostegno alle azioni contro l’impatto sanitario del cambiamento climatico. Nel corso dei tre hearing con esperti internazionali di clima e salute, la Commissione intende raccogliere evidenze e buone pratiche per formulare raccomandazioni finali, che saranno presentate alla World Health Assembly nel maggio 2026.

IL TERZO HEARING DELLA COMMISSIONE PANEUROPEA SU CLIMA E SALUTE

Questo incontro mira a tradurre le evidenze raccolte nel primo e nel secondo hearing in percorsi concreti di azione, con l’obiettivo di rafforzare la volontà politica e costruire un futuro climatico sano.

Esperti e decisori politici analizzeranno come trasformare le prove scientifiche in politiche attuabili, promuovendo sistemi sanitari e comunità resilienti, in grado di proteggere salute e benessere. Il confronto metterà in evidenza la necessità di aumentare l’azione sistematica, potenziare la governance e coinvolgere attivamente i decisori, delineando strumenti per l’implementazione di misure efficaci.

È possibile iscriversi al terzo hearing della Commissione Paneuropea su Clima e Salute attraverso il seguente LINK.

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workforce

Accolta la nuova policy EJD per l’ottimizzazione dei sistemi sanitari

L’OMS/Europa ha accolto con favore la nuova Policy on Workforce-led Optimization of Healthcare Systems, approvata a maggio 2025 dall’European Junior Doctors Association (EJD).

Il documento, sviluppato con il contributo diretto dei medici in formazione specialistica, propone interventi strutturati per affrontare la carenza di personale sanitario, migliorare l’efficienza dei servizi e salvaguardare la qualità delle cure.

La Policy EJD per implementare la workforce

Il documento sottolinea come sia necessaria l’ottimizzazione del personale sanitario, intesa come la garanzia del numero adeguato di professionisti sanitari, dotati delle competenze necessarie e operanti nel posto giusto al momento giusto, per affrontare le attuali sfide dei sistemi sanitari. Con il rapido invecchiamento della popolazione, le proiezioni dell’Unione Europea indicano che, per mantenere i servizi ai livelli attuali, molti paesi della regione avranno bisogno fino al 30% in più di medici e del 33% in più di infermieri entro il 2071.

Per contrastare questi problemi la policy evidenzia l’importanza di un approccio guidato dal personale sanitario, in particolare dai medici più giovani, per individuare e correggere inefficienze nei percorsi clinici, promuovere strumenti digitali che riducano i compiti burocratici e potenziare le cure primarie e preventive. Tra le raccomandazioni chiave figurano:

  • riduzione del carico amministrativo, che può occupare fino al 50% del tempo medico,
  • adozione di soluzioni digitali user-friendly,
  • revisione dei percorsi assistenziali per eliminare procedure a basso valore,
  • maggiore coinvolgimento dei professionisti nelle decisioni organizzative,
  • salvaguardia del benessere degli operatori durante i processi di cambiamento.

L’obiettivo è garantire che l’ottimizzazione diventi un percorso sostenibile per sistemi sanitari resilienti, capaci di rispondere a bisogni in evoluzione e di trattenere i professionisti, riducendo burnout e abbandono della professione.

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workforce

“Nursing Action”: l’iniziativa OMS per affrontare la carenza di infermieri in tutta l’UE

Prosegue l’impegno dell’OMS Europa e dei Paesi partecipanti all’iniziativa “Nursing Action”, progetto finanziato dall’Unione europea per sostenere il reclutamento e la fidelizzazione del personale infermieristico nei Paesi dell’UE e in Norvegia. L’obiettivo ultimo è migliorare la salute delle persone rafforzando uno dei pilastri fondamentali dei sistemi sanitari: la forza lavoro infermieristica.

Cos’è Nursing Action

L’iniziativa “Nursing Action”, lanciata nel settembre 2024 nell’ambito del programma EU4Health, mira a individuare soluzioni su misura, basate sull’evidenza, per migliorare le condizioni di lavoro e rendere la professione infermieristica più attrattiva, anche per le nuove generazioni e per chi intraprende una seconda carriera.

Nel corso di un incontro tenutosi a Copenaghen presso la sede dell’OMS Europa, i rappresentanti di 20 Paesi coinvolti hanno discusso le versioni preliminari dei rapporti nazionali sulla fidelizzazione del personale infermieristico, analizzata attraverso 7 dimensioni chiave. I rapporti si basano su una mappatura delle politiche e un’analisi statistica dettagliata, e rappresentano un primo passo concreto verso l’attuazione dell’iniziativa.

Dalla ricerca all’azione

Attraverso un processo collaborativo che coinvolge governi, sindacati e datori di lavoro, i Paesi hanno individuato soluzioni comuni alle principali sfide del settore: attrarre e trattenere infermieri nel mercato del lavoro sanitario. L’incontro ha offerto anche l’occasione per condividere buone pratiche e promuovere sinergie e scambi tra Paesi.

Le 7 dimensioni per analizzare la fidelizzazione

L’analisi elaborata nei rapporti nazionali considera dati qualitativi e quantitativi, adattati alle specificità del personale infermieristico di ciascun Paese. Le dimensioni chiave sono:

  • Sicurezza, benessere ed etica, inclusi ambienti di lavoro sicuri, accesso ai dispositivi di protezione, standard etici;
  • retribuzione e benefit, come salari e indennità;
  • orario di lavoro ed equilibrio vita-lavoro, compresi turni, flessibilità e straordinari;
  • sicurezza lavorativa e carriera, stabilità del posto e prospettive di sviluppo;
  • dialogo sociale, contrattazione collettiva e coinvolgimento sindacale;
  • competenze e sviluppo professionale, accesso alla formazione continua e specializzazione;
  • relazioni lavorative e motivazione, leadership, riconoscimento e ambiente positivo.

 

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Salute Globale

OMS/Europa: lanciata la Commissione Paneuropea su Clima e Salute

L’OMS/Europa ha annunciato il lancio della Commissione Paneuropea su Clima e Salute (PECCH).

L’evento di lancio si terrà l’11 giugno 2025 a Reykjavík, Islanda. Questa iniziativa mira a rafforzare la consapevolezza politica e promuovere azioni concrete per affrontare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute pubblica nella regione europea.

Sarà possibile partecipare all’evento in modalità online iscrivendosi al seguente LINK.

Obiettivi e composizione della Commissione CONVOCATA DALL’OMS/Europa

La Commissione, presieduta da Katrín Jakobsdóttir, ex Primo Ministro dell’Islanda, e supportata dal Consigliere Scientifico Sir Andrew Haines, Professore di Cambiamento Ambientale e Salute Pubblica presso la London School of Hygiene and Tropical Medicine, è composta da 11 membri indipendenti provenienti da diversi settori e paesi europei. Il loro compito sarà quello di:

  • Analizzare i rischi sanitari legati al cambiamento climatico e le opportunità di miglioramento attraverso l’adattamento e la mitigazione.
  • Identificare le lacune nelle politiche e nei sistemi di governance che ostacolano un’azione efficace.
  • Formulare raccomandazioni strategiche per accelerare le azioni in materia di salute e clima.
  • Promuovere l’integrazione della salute nelle politiche climatiche e sensibilizzare i decisori politici di alto livello.
  • Fornire consulenza all’OMS Europa su come rafforzare il supporto agli Stati membri in materia di salute e cambiamento climatico.

Il primo incontro della Commissione includerà una serie di audizioni con esperti del settore, con l’obiettivo di raccogliere evidenze e definire un “Call to Action” che sarà presentato all’Assemblea Mondiale della Sanità nel maggio 2026.

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Salute Globale

OMS/Europa: nuova guida per decisioni sanitarie rapide basate su evidenze

L’OMS/Europa ha pubblicato una nuova guida tecnica intitolata “Rapid evidence services: standard operating procedures for rapid response products”, mirata a supportare i decisori politici nella formulazione di politiche sanitarie tempestive e basate su evidenze scientifiche.

Questo strumento è stato sviluppato per rispondere alle esigenze emergenti di sintesi rapida delle evidenze, soprattutto in contesti di crisi o cambiamenti politici, dove le decisioni devono essere prese in tempi brevi.

Quattro livelli di sintesi per risposte tempestive

La guida introduce quattro tipologie di prodotti di risposta rapida (Rapid Response Products – RRP), ciascuna con un diverso grado di approfondimento e tempistica:

  • 3 giorni: sintesi ad alto livello per decisioni immediate;
  • 10 giorni: briefing con analisi più dettagliata;
  • 30 giorni: rapporti approfonditi con valutazione completa delle evidenze disponibili;
  • 60-90 giorni: valutazioni comprensive per questioni complesse che richiedono un ampio coinvolgimento degli stakeholder.

Ogni tipologia è accompagnata da una metodologia dettagliata e modelli pratici per facilitare la produzione delle sintesi. Secondo la Dott.ssa Natasha Azzopardi-Muscat, Direttrice della Divisione delle Politiche Sanitarie e dei Sistemi dell’OMS Europa, “questa guida è progettata per rafforzare le capacità nazionali e regionali nella produzione di prodotti di evidenza rapida, permettendo decisioni informate anche in tempi ristretti”.

L’iniziativa si inserisce nel contesto del secondo Programma Europeo di Lavoro (EPW2) dell’OMS, che per il periodo 2026–2030 prevede un focus sull’evidenza riguardante la costruzione e l’erosione della fiducia nei sistemi sanitari. La guida è stata sviluppata con il supporto finanziario del Ministero Federale della Salute della Germania.

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Salute mentale

OMS/Europa: policy brief sull’integrazione della salute mentale nelle cure primarie

Il 10 aprile 2025 l’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha presentato ufficialmente la sua nuova policy brief dal titolo “Scaling up mental health services within the primary health care approach”.

Il documento si inserisce nel più ampio impegno dell’OMS per promuovere l’integrazione della salute mentale nei sistemi sanitari, con un focus specifico sull’ambito delle cure primarie.

La policy brief sull’integrazione della salute mentale nelle cure primarie

Durante l’evento di lancio, esperti e rappresentanti di diversi Paesi europei hanno discusso l’urgenza di potenziare l’accesso ai servizi di salute mentale di base, in risposta a un bisogno crescente e spesso insoddisfatto da parte della popolazione. La policy brief fornisce una serie di raccomandazioni operative per supportare governi e amministrazioni sanitarie nel rafforzare la risposta a livello territoriale, valorizzando le risorse esistenti e promuovendo modelli di assistenza centrati sulla persona.

Tra i messaggi chiave del documento vi è la necessità di superare la frammentazione dei servizi, rafforzare la formazione degli operatori sanitari di base, promuovere interventi precoci e prevenzione, e coinvolgere attivamente le comunità nella progettazione e valutazione dei percorsi di cura.

L’approccio proposto si basa su principi di equità, prossimità e sostenibilità, in linea con la strategia dell’OMS EuropaEuropean Framework for Action on Mental Health 2021–2025. La policy brief si configura quindi come uno strumento pratico e strategico per supportare la riorganizzazione dei servizi in ottica integrata e comunitaria.

 

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