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I 4 topic di Horizon Europe del Cluster 1 – Salute orientati ad “affrontare le malattie”

Sono stati pubblicati 4 topic di Horizon Europe, specificamente del Cluster 1 – Destinazione 3 “Tackling diseases and reducing disease burden (Affrontare le malattie e ridurne l’onere)”, che hanno come obiettivo quello di migliorare:

  • la comprensione delle malattie, delle loro cause e conseguenze,
  • l’approccio evidence-based per l’elaborazione delle politiche,
  • le metodologie per diagnosi tempestive e accurate, nonché l’identificazione di opzioni terapeutiche personalizzate,
  • lo sviluppo e la convalida di interventi efficaci per migliorare la sorveglianza, la prevenzione, l’individuazione, il trattamento e la gestione delle crisi delle minacce delle malattie infettive,
  • le evidenze scientifiche volte ad implementare corrette politiche e quadri normativi a livello globale.

I 4 topic del Cluster 1 nello specifico:

I topic del Cluster 1 che forniscono alcune possibilità di sperimentazione nell’ambito delle sfide sopra citate ricadono nella call “tackling diseases”, il cui primo step è in scadenza il 19 settembre 2023. I topic a cui sono stati destinati complessivamente 125 milioni di € sono:

  • HORIZON-HLTH-2024 – DISEASE-03-08-two-stage – Ricerca comparativa sull’efficacia degli interventi sanitari in aree ad alto fabbisogno di salute pubblica (Comparative effectiveness research for healthcare interventions in areas of high public health need).
  • HORIZON-HLTH-2024-DISEASE-03.11-two-stage – Prontezza e risposta alla pandemia: Prove su piattaforme adattive per la prontezza alla pandemia (Pandemic Preparedness and Response: adaptive platform trials for pandemic preparedness).
  • HORIZON-HLTH-2024-DISEASE-03.13-two-stage – Convalida di biomarcatori derivati da fluidi per la previsione e prevenzione dei disturbi cerebrali (Validation of fluid-derived biomarkers for the prediction and prevention of brain disorders).
  • HORIZON-HLTH-2024-DISEASE-03-14-two-stage – Affrontare gli oneri cronici per i malati di condizioni mediche poco studiate (Tackling high-burden for patients, under-researched medical conditions).

Le proposte che riceveranno da parte della Commissione Europea una valutazione positiva, saranno invitate a presentare delle proposte complete entro l’11 aprile 2024.

 

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

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Partenariato per la sanità digitale tra Commissione Europea e OMS

La Commissione europea e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) hanno annunciato lo scorso 5 giugno l’avvio di un importante partenariato per la sanità digitale.

L’OMS adotterà il sistema di certificazione COVID-19 digitale dell’Unione europea (UE) nel giugno 2023, per creare un sistema globale che faciliterà la mobilità a livello mondiale e proteggerà la popolazione dalle minacce sanitarie attuali e future.

Il quadro in cui si inserisce il partenariato:

Questa iniziativa fa parte della strategia globale dell’UE per la salute e della strategia globale degli Stati membri dell’OMS per la sanità digitale. Il partenariato rafforza la cooperazione strategica sulla salute globale tra l’UE e l’OMS, consolidando un solido sistema multilaterale.

Il partenariato prevede una stretta collaborazione nello sviluppo, nella gestione e nell’implementazione del sistema dell’OMS, sfruttando l’ampia competenza tecnica della Commissione europea. Il primo passo sarà garantire il corretto funzionamento dei certificati digitali dell’UE attualmente in uso.

Il sistema globale dell’OMS si baserà sul lavoro svolto dall’UE con il suo certificato COVID digitale – EU Digital COVID-19 Certificate or EU DCC-. L’UE ha sviluppato certificati interoperabili che facilitano la libera circolazione all’interno dell’Unione. Questi certificati, basati su tecnologie e standard open source, sono diventati la soluzione più utilizzata a livello mondiale e possono essere collegati ai certificati emessi da paesi terzi conformi alle specifiche dell’UE.

Questo partenariato digitale a lungo termine mira a garantire una migliore salute a livello globale. La Commissione europea e l’OMS collaboreranno per sviluppare il sistema dell’OMS a livello tecnico e ampliare le soluzioni digitali per includere, ad esempio, la digitalizzazione del certificato internazionale di vaccinazione o profilassi. L’obiettivo è garantire una migliore salute a tutte le persone nel mondo.

Per consultare la pagina ufficiale ed esprimere l’eventuale interesse a partecipare si prega di consultare il seguente LINK

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lotta contro il cancro digital health

Progetto REVERT: lancio di uno studio clinico a supporto dei pazienti affetti da tumore al colon-retto avanzato

Al via il trial clinico del progetto REVERT (taRgeted thErapy for adVanced colorEctal canceR paTients), finanziato nell’ambito del Programma Horizon Europe 2020, che vede l’Italia in prima fila al servizio della medicina predittiva in ambito oncologico grazie all’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Il progetto REVERT viene portato avanti in collaborazione con il centro di coordinamento Europeo dell’IRCCS San Raffaele ed il centro di coordinamento del trial clinico dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

Il Policlinico Universitario di Tor Vergata coordinerà i Centri Europei coinvolti nel trial clinico, che mira alla validazione pre-marketing di un sistema decisionale clinico, basato su algoritmi di predizione della risposta al trattamento in pazienti con carcinoma metastatico del colon-retto in fase avanzata.

I dati sul tumore del colon-retto e l’importanza di Revert

Il tumore del colon-retto rappresenta la terza causa di neoplasia negli uomini e la seconda nelle donne, con incidenza minore soltanto ai tumori polmonari e mammari.

Dall’ultimo rapporto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica “I numeri del cancro in Italia 2022” si stima per l’anno in riferimento 48.100 nuovi casi (26.000 negli uomini e 22.100 nelle donne, in crescita rispetto al 2020 rispettivamente del +1,5% e del +1,6%), manifestatisi con sempre maggiore frequenza tra gli under 50, tra i quali le diagnosi sono raddoppiate con un tasso di mortalità previsto in aumento fino al 2030.

Inoltre, circa il 50% dei pazienti con cancro del colon-retto locale sviluppa in seconda istanza delle metastasi a distanza e quasi il 21% dei pazienti presenta tali metastasi già nel momento stesso della prima diagnosi. In questo contesto, urge porre l’accento sulla selezione del primo trattamento farmacologico nella malattia metastatica, che rappresenta un passaggio cruciale nel percorso terapeutico di questi pazienti, consentendo un significativo miglioramento dei tassi di risposta e della sopravvivenza globale, grazie all’associazione tra farmaci chemioterapici e farmaci a bersaglio molecolare.

L’utilizzo ambizioso ed innovativo dell’Intelligenza Artificiale in REVERT

La Prof.ssa Fiorella Guadagni, Coordinatrice del Progetto e della Biobanca BioBIM® e banca dati associata dell’IRCCS San Raffaele, nonché Professore Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica presso l’Università Telematica San Raffaele Roma, spiega: “Il progetto nasce dall’esperienza realizzata al San Raffaele di Roma, dove già nel 2006 è stata creata una banca biologica e banca dati interistituzionale e multidisciplinare per l’applicazione di metodologie di intelligenza artificiale finalizzate alla messa a punto di protocolli di medicina predittiva.

L’obiettivo è quello di costruire un innovativo sistema di supporto decisionale basato sull’intelligenza artificiale utilizzando l’esperienza e i dati del mondo reale di diversi ospedali che operano nel sistema sanitario dell’UE per un modello innovativo di terapia combinatoriale, basato su un approccio di medicina personalizzata, che identifica l’intervento terapeutico più efficace per il singolo paziente con cancro colorettale”.

Attraverso questo modello innovativo, basato su tecniche di Intelligenza Artificiale, si intende personalizzare il trattamento terapeutico dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico – non suscettibili di intervento chirurgico – identificando, di volta in volta, quello più efficace.

Lo studio clinico verificherà l’efficacia predittiva dell’Intelligenza Artificiale sulla scelta del migliore trattamento in un’ottica ‘personalizzata’”, spiega il Prof. Mario Roselli, Direttore dell’Unità di Oncologia Medica del Policlinico Universitario Tor Vergata e Professore Ordinario presso l’Ateneo. “L’algoritmo decisionale, infatti, è stato precedentemente “educato”, tramite valutazione retrospettiva dei profili clinici di pazienti già trattati nelle Unità di Oncologia partecipanti al progetto e che, in base alla loro risposta al trattamento, sono stati definiti ‘responder’ o ‘non responder’.

Tale algoritmo, applicato ai nuovi pazienti arruolati nello studio clinico consentirà di supportare lo sperimentatore verso la migliore scelta terapeutica. Sebbene il trial REVERT sia specificamente rivolto alla patologia colorettale metastatica, si prevede che i suoi risultati possano avere un impatto positivo su altre tipologie di tumore.”

I partner del progetto REVERT

Tra i partner Europei, oltre l’IRCCS San Raffaele in qualità di centro di coordinamento del progetto, e l’Università di Roma “Tor Vergata”, REVERT vede coinvolte 7 Unità di Oncologia Medica appartenenti a 3 diverse Nazioni Europee, quali: l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata (centro coordinatore clinico), l’Università di Firenze e quella Palermo, l’Institutul Regional de Oncologie Iasi e il Clusterul Regional Inovativ de Imagistica Moleculara Structurala (entrambe in Romania) e il Servicio Murciano De Salud (Spagna) che si occuperanno dell’arruolamento dei pazienti.

Tra i partner non prettamente clinici di REVERT che partecipano al progetto si annoverano: ProMIS –Programma Mattone Internazionale Salute, responsabile della disseminazione e comunicazione dei risultati, Malmo Universitet (Svezia), Umea Universitet (Svezia), Genxpro GMBH (Germania), Bundesanstalt Fuermaterialforschung Und-Pruefung (Germania), Biovariance GMBH (Germania), Fundacion Universitaria San Antonio (Spagna), Luxembourg Institute of Health (Lussemburgo) e Olomedia (Italia).

 

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Avvisi di preinformazione di due bandi di gara EU4Health 2023

Sono stati pubblicati gli avvisi di preinformazione per due call for tender da finanziare nell’ambito del Programma di lavoro annuale EU4Health 2023. La data prevista per la pubblicazione dei bandi è fine giugno 2023.

I due bandi EU4Health 2023 nello specifico:

HADEA/2023/OP/0025 – Infrastruttura PIN MyHealth@EU: Organizzazione e realizzazione di attività di formazione sul quadro giuridico, l’implementazione, il funzionamento e gli sviluppi futuri. Budget stimato: 500.000 euro.

L’obiettivo del bando è:

  1. Preparare, pianificare e strutturare i programmi e i materiali di formazione sul quadro giuridico, la diffusione, il funzionamento e l’evoluzione dell’infrastruttura MyHealth@EU, che è l’infrastruttura digitale transfrontaliera per lo scambio di dati sanitari;
  2. Eseguire corsi di formazione;
  3. Preparare e fornire materiali di eLearning.

HADEA/2023/OP/0024 – PIN Supporto allo sviluppo di capacità sull’uso secondario dei dati sanitari nell’ambito dello Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS). Budget stimato: 1.500.000 euro.

Le attività di sviluppo delle capacità sono rivolte al personale degli organismi di accesso ai dati sanitari (HDAB) e alle persone che dispongono di una piattaforma per raggiungere gli stakeholder impegnati nell’uso secondario dei dati sanitari (ambasciatori EHDS2). L’obiettivo del bando di EU4Health 2023 è rafforzare e standardizzare le competenze attraverso la creazione di conoscenze, il trasferimento e lo scambio di buone pratiche tra i Paesi dell’UE. I servizi richiesti comprendono:

  1. Preparazione di materiali formativi e consegna di corsi di formazione;
  2. Preparazione di materiali a supporto delle implementazioni locali;
  3. Verifica e monitoraggio delle implementazioni locali.

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Bando DIGITAL EUROPE sullo sviluppo della piattaforma AI on-demand

E’ stata lanciata la call for proposal “Deployment of the AI-on-demand platform” (DIGITAL-2022-CLOUD-AI-B-03-AI-ON-DEMAND) nell’ambito del programma Digital Europe, con deadline il 29 agosto 2023.

Il prograamma di Digital Europe sull’intelligenza artificiale:

Il programma Digital Europe ha tra i suoi obiettivi quello di rafforzare le capacità dell’UE in materia di intelligenza artificiale (IA), per la trasformazione digitale del settore pubblico e privato.

Il progetto selezionato svilupperà e implementerà la piattaforma di intelligenza artificiale, tenendo conto dei requisiti necessari e dei meccanismi per ottimizzare l’impatto della piattaforma di intelligenza artificiale. La piattaforma raccoglierà tutte le risorse di intelligenza artificiale (algoritmi e strumenti) e li metterà a disposizione degli utenti potenziali, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche, con i servizi necessari per agevolarne l’integrazione.

Le proposte devono essere presentate da un consorzio di almeno 4 richiedenti indipendenti (beneficiari; non entità affiliate) per 3 diversi paesi ammissibili.

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EuroHealthNet: disponibile l’Annual Report 2022 – 2023

Cos’è l’EuroHealthNet:

EuroHealthNet è una partnership senza fini di lucro di organizzazioni, istituti e autorità che lavorano nel campo della salute pubblica, della prevenzione delle malattie, della promozione della salute e del benessere e della riduzione delle disuguaglianze. L’obiettivo di tale rete è affrontare le disuguaglianze sanitarie all’interno e tra gli Stati europei attraverso un’azione sui determinanti sociali della salute.

EuroHealthNet supporta gli operatori sanitari a sviluppare competenze per rafforzare la promozione della salute e contribuire a una transizione verde e digitale equa.

Il report annuale di EuroHealthNet:

Nel report annuale sono riportate le attività e i risultati raggiunti dal network nel corso dell’ultima annualità.

Tra le attività, EuroHealthNet è valutatore del nuovo progetto finanziato da Erasmus+, “Dialogical Work – Approccio dialogico per integrare il lavoro multiprofessionale nei settori educativo, sanitario e sociale. Formazione dei gruppi di governance e dei tutor” (2022-2024), nato nell’ambito degli Open Lab del ProMIS (laboratori di co-progettazione tra Regioni/PP.AA. italiane, nell’ambito di consorzi transnazionali, per la stesura di progetti Europei), che coinvolge 10 organizzazioni sociali, sanitarie, universitarie e non profit di Italia, Portogallo, Finlandia, Lituania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio e Romania. È coordinato dalla Regione Emilia Romagna e vede il coinvolgimento, in qualità di partners, dell’Università Federico II di Napoli e della Provincia Autonoma di Trento.

Il progetto intende promuovere approcci integrati nei modelli di governance all’interno di contesti pubblici, fornendo ai professionisti dei settori sanitario, educativo e sociale le competenze necessarie per lavorare in un ambiente intersettoriale per affrontare in modo coordinato le molteplici sfide della società.

Le attività di ProMIS:

ProMIS ha partecipato e ottenuto il finanziamento nell’ambito di una call multi-country del Technical Support Instrument (TSI), presentata dalla Slovenia nel 2022, su “Youth FIRST: sostenere il benessere dei bambini e dei giovani, l’istruzione, la formazione e l’educazione”.

L’iniziativa Multicountry «Youth First» mira ad aiutare gli Stati membri a elaborare politiche che migliorino il benessere, l’istruzione, la formazione, i servizi sociali e l’accesso ai finanziamenti di bambini e giovani e alfabetizzazione finanziaria. Mira a sostenere riforme che diano ai giovani, in particolare ai giovani con minori opportunità, provenienti da contesti svantaggiati, da zone rurali o remote o appartenenti a gruppi vulnerabili, l’istruzione e le opportunità per diventare cittadini attivi e attori di un cambiamento positivo.

ProMIS è parte anche di una seconda iniziativa (in partenza a luglio), sempre nell’ambito del TSI, sulla flagship ‘Towards person-centred integrated care’ che mira ad aiutare gli Stati membri, in particolare i Ministeri della salute e degli affari sociali, a progettare e attuare riforme strutturali nei settori della salute, dell’assistenza sociale e dell’assistenza a lungo termine; nello specifico si intende:

  • Supportare la creazione di un sistema sociosanitario integrato e coordinato a partire dalla valutazione multidimensionale e presa in carico della persona e della famiglia
  • Migliorare l’accesso delle persone ai servizi, in particolare a quelli di assistenza domiciliare e la qualità dei servizi stessi
  • Supportare l’attuazione nel medio-lungo termine delle strategie e politiche nazionali in materia di integrazione sociosanitaria (DECRETO 23 maggio 2022, n. 77, Piano Nazionale per la Non autosufficienza 2022-2024,…) in connessione con gli investimenti in corso su Missione 5 e Missione 6 del PNRR
  • Sostenere l’attuazione delle priorità dell’UE in materia di assistenza sanitaria e sociale

EuroHealthNet ha supportato alcune organizzazioni a mettersi in contatto e aderire alle iniziative.

 

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5G for Smart Communities: previste sette sessioni online di capacity building

La piattaforma 5G for Smart Communities (5GSC), insieme alla Commissione europea, sta organizzando una serie di sessioni di sviluppo delle capacità 5GSC.

Queste sessioni mirano a promuovere lo scambio di buone pratiche ed esempi all’interno della comunità 5G, dando potere ai potenziali candidati nei processi di pianificazione del progetto e di scrittura delle domande per l’imminente terzo bando di CEF Digital 5G for Smart Communities.

Le sessioni di rafforzamento delle capacità si estenderanno nel corso di sette sessioni, dal 1° giugno 2023 al 7 dicembre 2023:

  • Esplorare i casi d’uso del 5G, 1/6;
  • Casi d’uso per l’assistenza sanitaria nelle comunità intelligenti, 22/6;
  • Introduzione alle reti di campus per comunità intelligenti, 6/7;
  • Condivisione dell’infrastruttura 5G per i progetti CEF 5G Smart Community, 7/9;
  • Pianificazione e gestione del consorzio per progetti 5G Smart Community, 5/10;
  • Obblighi di cofinanziamento e appalto per i contractors, 19/10;
  • Processo di scrittura dell’application per CEF 5GSC, 7/12.

 

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Misure per la parità di genere nei PNRR: l’Italia esempio virtuoso in Europa

La pandemia del COVID-19 ha acuito sensibilmente quelle che erano le disparità di genere, sociali ed economiche già presenti negli Stati Europei. L’evidenza scientifica ha ampiamente dimostrato quanto gli effetti della crisi si siano riversati in maniera esponenzialmente maggiore sulle donne rispetto che gli uomini.

L’Unione Europea ha deciso di intervenire in modo strutturale per ovviare a questa questione, obbligando per esempio gli Stati membri in questa programmazione ad avere un Gender Equality Plan (GEP) per poter partecipare ai progetti dell’Unione Europea come ad esempio il programma Horizon Europe.

Se è giusto affermare che il GEP riguardi le singole organizzazioni che fanno domanda e non gli Stati membri di per sé, è vero anche che tale misura debba essere presentata da enti pubblici quali organismi di finanziamento della ricerca, nonché ministeri nazionali, enti pubblici di autorità, enti di ricerca siano essi pubblici o privati.

Inoltre, occorre aggiungere che il GEP non va inteso come una misura isolata all’interno di un quadro normativo impreparato, ma che dovrebbe essere circoscritto all’interno di una analisi degli studi di genere, alla base dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza post-Covid.

Ed invece l’EIGE nel suo rapporto registra che, un coinvolgimento limitato sia dei governi nazionali che degli organismi indipendenti per la parità di genere e la società civile femminile e femminista, abbia portato ad un risultato che stima a meno del 2% la quota destinata a bilancio per misure di genere.

Questo dato è frutto della mancanza di approccio strutturale da parte degli Stati dell’UE, che non hanno prodotto dapprima una gender analysis, così da delineare le criticità del tema ed agire di conseguenza durante la stesura dei Piani di Ripresa e Resilienza.

Il caso virtuoso dell’Italia sulla serietà dell’analisi di genere a monte del PNRR

L’Italia si è dimostrata, insieme soltanto alla Spagna e alla Svezia, uno dei pochissimi paesi che hanno prodotto dapprima una analisi del divario di genere nei diversi settori, per poi favorire e promuovere la parità attraverso un approccio trasversale in cui il tema è stato preso in considerazione nelle fasi di attuazione del PNRR.

Il tema della parità di genere va inteso in questa fase come una delle chiavi di lettura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), per rendere più inclusiva ed efficace l’esecuzione dei bilanci.

Altri Stati membri si stanno ora mobilitando nell’introdurre un’iniziativa prospettica sul tema della parità di genere nei propri Piani Nazionali. Tuttavia si ha la sensazione che si sia persa una occasione importante per attuare con forza una struttura egualitaria ed inclusiva delle differenze di genere, soprattutto in un periodo storico che riflette l’acuirsi delle disparità sociali. Se è vero dunque che si possa rimediare in futuro attraverso la specifica implementazione di altri piani nazionali sul tema, occorre in questa fase elogiare coloro i quali hanno tracciato le linee guida del piano di Ripresa pensando da subito, tra le priorità, di ridurre gli effetti negativi quanto meno della crisi sulle donne.

È essenziale includere e mantenere questa forma mentis anche nelle fasi finali di attuazione e soprattutto monitoraggio dei piani nazionali, da non prendere sottogamba per non vanificare quanto di buono fatto nella fase precedente. Un plauso va anche alla Svezia e in particolare alla Spagna, che ha fatto dell’uguaglianza di genere un caposaldo della strategia nazionale di ripresa.

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20 Giugno: Giornata Mondiale del rifugiato

Il 20 giugno l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) – l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati – celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato. La campagna prevista per quest’anno riguarda l’inclusione sanitaria e le soluzioni per i rifugiati e le comunità che li ospitano.

In tutto il mondo, sono oltre 100 milioni le persone sfollate con la forza. In questo dato sono incluse oltre 8 milioni di persone – principalmente bambini, donne ed anziani – le quali sono fuggite dall’Ucraina assediata dal febbraio 2022 e oltre 3,6 milioni di siriani che vivono in Turchia, molti dei quali sono anche rimasti coinvolti nella serie di terremoti del 2023.

I rifugiati necessitano di molteplici diverse esigenze sanitarie che devono essere soddisfatte dando loro pieno accesso ai servizi essenziali, tra cui:

  • salute mentale
  • salute materna e infantile
  • immunizzazione
  • salute sessuale e riproduttiva
  • gestione delle malattie croniche e delle disabilità.

Spesso la realtà è che il rifugiato fatica a ricevere assistenza quando ne ha bisogno, durante i suoi viaggi e dopo essere arrivato ​​nei paesi ospitanti, a causa di fattori quali la mancanza di diritti, le barriere linguistiche, nonché gli ostacoli di carattere amministrativo, burocratico e finanziario.

Navigare in un nuovo sistema sanitario può risultare talvolta molto complesso senza il giusto supporto.

L’integrazione dei rifugiati nei sistemi sanitari avvantaggia sia la comunità di accoglienza che quella del rifugiato

Consentire ai rifugiati di avere pieno accesso all’assistenza sanitaria non si limita alla concessione di diritti formali, ma richiede servizi sanitari inclusivi e non discriminatori che siano culturalmente sensibili. Le prove hanno dimostrato che includere un rifugiato nei sistemi sanitari del paese ospitante:

  • riduce i costi sanitari a lungo termine
  • contribuisce alla crescita economica
  • promuove la coesione sociale e l’integrazione.

In generale, l’inclusione sociale e l’integrazione dei rifugiati nelle società possono promuovere una migliore salute fisica e mentale e il benessere, riducendo la discriminazione e l’esclusione, che contribuiscono alla cattiva salute.

Soluzioni innovative per costruire sistemi sanitari più inclusivi 

Alcuni paesi della regione europea dell’OMS, supportati da OMS/Europa, hanno esplorato soluzioni promettenti e innovative per rendere i loro sistemi sanitari più inclusivi.

  • La Polonia ha avviato una hotline per fornire informazioni complete su come ottenere una licenza medica temporanea, nonché informazioni ai rifugiati ucraini su come navigare nel sistema sanitario nazionale polacco.
  • La Grecia ha prodotto podcast e una stazione radio online, lavorando con rifugiati per fornire informazioni sanitarie in cinque lingue diverse (inglese, greco, farsi, arabo e francese), compresi argomenti come la salute materna e neonatale, l’abuso di droghe e le pratiche igieniche.
  • La Romania e la Grecia hanno impiegato i rifugiati come mediatori culturali per aiutare i rifugiati in arrivo a orientarsi nei sistemi sanitari.

 

Integrare i rifugiati qualificati nel personale sanitario e come mediatori culturali ha molti vantaggi dal momento che:

  • Possono aiutare i rifugiati del loro paese di origine a navigare efficacemente nel nuovo sistema sanitario, anche riducendo le barriere culturali e linguistiche.
  • Possono supportare sistemi sanitari tesi in tempi di carenza di operatori sanitari a livello regionale.
  • Le loro competenze rimangono aggiornate. Man mano che tornano nel loro paese di origine, la loro formazione e competenza possono essere fondamentali per ricostruire i servizi sanitari.

Il sostegno dell’OMS ai paesi che accolgono i rifugiati 

L’OMS intende aumentare sostanzialmente il suo sostegno ai paesi ospitanti. Attualmente, oltre 8 milioni di persone devono essere raggiunte nei paesi che accolgono rifugiati dall’Ucraina. Allo stesso tempo, i terremoti del 2023 in Turchia e nella Repubblica araba siriana hanno devastato aree che già ospitavano una significativa popolazione di sfollati. L’UNHCR riferisce che tra gli oltre 15 milioni di persone colpite in Turchia, 1,7 milioni sono rifugiati siriani che vivono sotto protezione temporanea, insieme alle comunità che li hanno ospitati, molti dei quali ora sono anch’essi sfollati.

Le principali priorità della risposta dell’OMS nei paesi che accolgono rifugiati saranno rafforzare ulteriormente l’accesso dei rifugiati ai servizi sanitari primari e di emergenza, compresa la fornitura di prodotti medici essenziali, vaccini e tecnologie.

L’OMS/Europa continuerà a:

  • sostenere la leadership sanitaria ei meccanismi di governance per facilitare le riforme del settore sanitario per i rifugiati;
  • fornire supporto tecnico e operativo al personale sanitario, per facilitare la fornitura di servizi ai rifugiati;
  • fornire la gestione delle informazioni, la sorveglianza per il processo decisionale basato sull’evidenza nella salute pubblica, la comunicazione del rischio e il coinvolgimento della comunità.

 

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19 Giugno: Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sessuale nei conflitti

Storicamente, la violenza sessuale nei conflitti è stata una pratica largamente utilizzata come una forma di sottomissione e assoggettamento della popolazione o fazione avversaria. I popoli conquistatori erano e sono soliti praticare la violenza sessuale nei confronti di donne, bambini, ma anche talvolta contro uomini e ragazzi.

L’escalation di questo fenomeno è coincisa con la modificazione della sensibilità delle nostre società nel corso dei decenni e nei secoli, instillando progressivamente una coscienza sociale che ha reso possibile definire ed individuale la violenza sessuale nei conflitti non come una pratica iscritta nella dinamica delle guerre e di prassi, ma per quello che è: un crimine di guerra.

L’esperienza della guerra nell’ex-Jugoslavia, nella quale venivano sistematicamente praticate schiavitù sessuali e stupri di gruppo nei campi di prigionia al fine di generare figli di origine serba, fu il fatto che richiamò l’attenzione delle Nazioni Unite.

Fu così che nel 2008, la Risoluzione 1820 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riconobbe la violenza sessuale nei conflitti come una strategia di guerra e come un crimine che minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale. In onore di quel 19 Giugno, ogni anno in questa data si celebra la giornata a questo tema dedicata.

Cosa si intende specificatamente per violenza sessuale nei conflitti:

La giurisprudenza penale internazionale comprende nella definizione di “violenza sessuale” nei conflitti non solo l’atto sessuale stesso, quanto anche le offese verbali di carattere sessuale, lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata e qualsiasi altra forma di violenza sessuale direttamente o indirettamente collegata (temporalmente, geograficamente o causalmente) ad un conflitto.

La violenza sessuale nei conflitti è considerata anche un atto che rientra nel crimine di genocidio, in particolare negli atti materiali denominati “lesioni gravi all’integrità fisica e mentale dei membri del gruppo” e nelle “misure destinate a impedire la riproduzione del gruppo”. Nella giurisprudenza internazionale le forme più evidenti dell’intento di rimozione della capacità riproduttiva del gruppo sono la sterilizzazione forzata, il controllo forzato delle nascite, il divieto di matrimonio, la segregazione dei sessi, le mutilazioni sessuali e lo stupro inteso a provocare una gravidanza forzata.

L’art. 7 (2) par. (f) dello Statuto del Tribunale Penale per la ex Jugoslavia ha definito l’inseminazione forzata come “la reclusione di una donna sottoposta a stupro con lo scopo di alterare la composizione etnica del gruppo”.

I problemi legati alla sanità pubblica e la necessità di investimenti legati alla violenza sessuale nei conflitti:

La società civile ha rafforzato un movimento di opinione per sostenere le vittime di violenza sessuale nei conflitti e contrastare in ogni modo questo crimine. Dal punto di vista delle conseguenze che questo fenomeno causa e determina in sanità pubblica, non basta prendere in considerazione soltanto le conseguenze dirette del gesto quali la violenza, le barbare uccisioni e le malattie sessualmente trasmissibili, ma anche i danni sociali, socioeconomici, culturali, di salute mentale che questo fenomeno causa e che provoca dei costi sociali ed umani inaccettabili.

Il contesto geopolitico odierno e l’attuale situazione Ucraina richiedono misure preventive e la disponibilità di poter accedere a risorse finanziarie importanti per prevenire, combattere e successivamente chiunque si macchi di questo crimine che porta con sé degli effetti tragici. La giornata di oggi intende porre l’accento non solo sulle sensibilità del tema, ma sull’impellenza di attuare ed implementare a stretto giro delle misure sociali di protezione verso le categorie più esposte.

Ad esempio, per quello che riguarda la violenza sessuale online le Nazioni Unite hanno deciso di intervenire con le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione per migliorare l’uguaglianza di genere e far rispondere personalmente di tali azioni anche online, come dichiarato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

 

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