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Nuovo rapporto UE: il ruolo dell’assistenza sanitaria nella riduzione delle disuguaglianze e della povertà

L’assistenza sanitaria pubblica svolge un ruolo essenziale nella riduzione di disuguaglianze e povertà all’interno dell’Unione Europea. È quanto emerge dal nuovo rapporto The Role of Healthcare in Reducing Inequalities and Poverty in the EU, pubblicato dalla Commissione europea.

La pandemia ha evidenziato la necessità di sistemi sanitari più resilienti e capaci di reagire a crisi future, in un contesto caratterizzato da invecchiamento demografico, pressioni economiche e aumento dei costi delle tecnologie sanitarie. Il documento sottolinea come difficoltà di accesso alle cure possano accentuare le disuguaglianze e come la tutela del diritto universale alla salute richieda scelte di investimento efficienti e sostenibili.

Il rapporto introduce una metodologia innovativa per valutare in modo più accurato l’impatto redistributivo dell’assistenza sanitaria pubblica, attraverso l’analisi delle Social Transfers in Kind (STiKs). Le STiKs rappresentano beni e servizi forniti gratuitamente o a costo ridotto dallo Stato, come visite mediche, trattamenti, farmaci o servizi diagnostici.

Secondo il documento, queste prestazioni costituiscono circa il 35% dei benefici sociali totali nell’UE e hanno un effetto significativo nella riduzione di disuguaglianza e povertà. Malgrado ciò, il loro impatto sulla povertà o sulla disuguaglianza non viene misurato regolarmente nelle statistiche ufficiali dell’UE, impedendo valutazioni effettivamente complete delle politiche sociali.

Il rapporto risulta particolarmente tempestivo, dato l’attuale contesto di significative pressioni sui finanziamenti e di priorità contrastanti per i fondi pubblici. L’invecchiamento della popolazione aggiunge ulteriore pressione ai sistemi sanitari e, in questo contesto, è essenziale misurare l’efficacia delle prestazioni sociali e garantire che le decisioni politiche sostengano la resilienza dei sistemi sanitari.

Il rapporto utilizza un approccio “ibrido” che combina il metodo assicurativo, basato sulle caratteristiche individuali come età e genere, con elementi dell’approccio dell’uso effettivo, sfruttando i dati disponibili sull’utilizzo dei servizi sanitari.

Un elemento centrale dello studio è l’integrazione delle STiKs nel modello di microsimulazione EUROMOD, lo strumento della Commissione europea che permette di simulare tasse, contributi e trasferimenti sulla base delle norme vigenti nei diversi Stati membri.

EUROMOD consente di ottenere una misura comparabile del reddito disponibile delle famiglie e, con l’ampliamento proposto nel rapporto, anche di analizzare l’impatto complessivo delle prestazioni sanitarie in natura sulla distribuzione del reddito. Grazie a queste simulazioni, il rapporto mostra che le STiKs riducono in modo rilevante l’indice Gini, uno degli indicatori più utilizzati per misurare la disuguaglianza, con riduzioni comprese tra 1,5 e 4,5 punti in quasi tutti gli Stati membri.

Assistenza sanitaria, scenari redistributivi e sostenibilità

Il rapporto evidenzia l’utilità di EUROMOD per simulare scenari ipotetici (“what-if”) e valutare gli effetti potenziali di interventi e riforme. Attraverso questi scenari, è possibile stimare come cambierebbe la distribuzione del reddito se, ad esempio, il sistema sanitario fosse finanziato in modo diverso o se le famiglie dovessero sostenere la spesa sanitaria tramite assicurazioni private. Le analisi mostrano che sistemi basati prevalentemente su contributi sociali tendono a essere più regressivi rispetto a quelli finanziati da imposte dirette. Il rapporto segnala inoltre il valore di questi strumenti per anticipare gli effetti di cambiamenti nel budget sanitario e identificare soluzioni più eque ed efficienti.

Un’altra dimensione analizzata riguarda le spese out-of-pocket (OOP), ovvero i costi sanitari pagati direttamente dalle famiglie al momento dell’erogazione delle prestazioni, come ticket, farmaci non rimborsati o visite specialistiche.

Sebbene tutti gli Stati membri dispongano di sistemi sanitari pubblici, una parte della spesa rimane a carico delle famiglie. Il rapporto mostra che livelli elevati di OOP possono rappresentare una barriera all’accesso, con effetti che si concentrano soprattutto sulle famiglie vulnerabili, sugli anziani e sui lavoratori autonomi. Una bassa spesa OOP tra i redditi più bassi non indica necessariamente una maggiore tutela: può riflettere anche rinuncia o posticipo delle cure per motivi economici, con un aumento delle esigenze mediche non soddisfatte.

Infine, il rapporto richiama l’attenzione sui rischi legati alla sostenibilità intergenerazionale della spesa sanitaria, in un contesto di rapido invecchiamento demografico. Le simulazioni mostrano che, senza correttivi, le generazioni più giovani potrebbero trovarsi a sostenere un carico crescente per finanziare i sistemi sanitari pubblici.

Nel complesso, le evidenze raccolte confermano che l’assistenza sanitaria pubblica è uno degli strumenti più efficaci per ridurre la povertà monetaria e la disuguaglianza nei Paesi dell’UE, e rappresenta un pilastro essenziale per sistemi sanitari resilienti, equi e sostenibili.

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THCS JTC 2026 “Access to Care”: nuovo Infoday nazionale online l’11 dicembre

In occasione della pubblicazione del quarto bando transnazionale congiunto “Access to Care” del Partenariato europeo THCS – Transforming Health and Social Care Systems, ProMIS organizza un Infoday online in lingua italiana il giorno 11 dicembre 2025, dalle ore 14:00 alle ore 15:30.

INFODAY ACCESS TO CARE – opportunità per i partecipanti

L’evento prevede la partecipazione degli enti finanziatori italiani –  Ministero della Salute, AReSS Puglia, Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB)Regione Toscana – e intende supportare i potenziali candidatti per comprendere in dettaglio i requisiti della call “Access to Care”, cogliere le opportunità specifiche per l’Italia e valutare le possibilità di networking e consorzi transnazionali.

THCS – Transforming Health and Social Care Systems, di cui ProMIS è Ente affiliato del Ministero della Salute italiano (coordinatore del Partenariato stesso), è cofinanziato nell’ambito del programma Horizon Europe. THCS sostiene programmi coordinati di ricerca e innovazione nazionali e regionali ed altre attività chiave a supporto della trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali.

È possibile registrarsi all’Infoday, la cui partecipazione è gratuita, cliccando QUI entro il 5 dicembre p.v.

Il video promozionale dedicato alla JTC 2026 “Access to Care” è disponibile al seguente LINK.

 

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EUP OHAMR: bando 2026 per nuove terapie contro la resistenza antimicrobica

La European Partnership on One Health Antimicrobial Resistance (EUP OHAMR) ha lanciato la prima call congiunta transnazionale per il 2026 intitolata “Treatments and adherence to treatment protocols”.

EUP OHAMR è l’iniziativa strategica finanziata da Horizon Europe per contrastare la crescente minaccia della resistenza antimicrobica (AMR) attraverso un approccio integrato One Health, che considera la salute umana, animale e ambientale in maniera interconnessa.

Il bando è stato aperto il 18 novembre 2025 e la scadenza per la presentazione delle pre-proposte è il 2 febbraio 2026.

Il budget stimato supera i 31 milioni di euro e vede la partecipazione di 37 organizzazioni finanziatrici provenienti da 28 Paesi.

Per l’Italia, gli enti finanziatori coinvolti sono la Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB), con un impegno finanziario di € 1.500.000 e il Ministero della Salute (MOH-IT), con un impegno finanziario di € 1.000.000.

L’obiettivo del bando è migliorare i tassi di successo dei trattamenti destinati a pazienti, animali e piante affetti da infezioni batteriche o fungine, promuovendo nuove opzioni terapeutiche oppure rafforzando protocolli di trattamento esistenti con un minore rischio di comparsa della resistenza.

Bando EUP OHAMR 2026 – ambiti tematici e modalità di partecipazione

Il bando è articolato su tre principali filoni tematici:

  • Identificazione e sviluppo di nuove terapie combinatorie (antimicrobici esistenti o innovativi + trattamenti ausiliari) per estendere l’efficacia dei farmaci e contrastare la resistenza antimicrobica.

  • Strumenti e metodi per migliorare l’aderenza ai protocolli terapeutici nell’ambito umano, animale e vegetale, includendo approcci digitali e comportamentali.

  • Valutazione dell’impatto dell’uso di antimicrobici in veterinaria e agricoltura sul rischio di trasmissione della resistenza verso l’uomo e l’ambiente, con l’obiettivo di informare politiche restrittive per alcuni farmaci.

La partecipazione è riservata a progetti transnazionali: i consorzi devono includere partner di almeno tre Paesi diversi (tra cui almeno due Stati UE o associati).

Tutti i partner devono rispettare sia le regole del bando EUP OHAMR che le regole nazionali/regionali del proprio ente di finanziamento.

Il 26 novembre 2025 (14:00 CET) è previsto un webinar informativo online in lingua inglese per candidati; è possibile registrarsi al webinar tramite il seguente LINK.

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Pubblicato il nuovo starter kit UE per la valorizzazione dei risultati della ricerca

La European Research Executive Agency (REA) ha pubblicato “Disseminating and Exploiting results. A starter kit for EU-funded research and innovation projects”, una guida operativa pensata per sostenere i progetti di ricerca e innovazione nel valorizzare al massimo i risultati generati.

Lo starter kit chiarisce innanzitutto la distinzione tra dissemination, ovvero il trasferimento mirato dei risultati verso stakeholder potenzialmente in grado di utilizzarli, ed exploitation, cioè l’applicazione concreta dei risultati in nuovi prodotti, servizi, processi o politiche.

La valorizzazione dei risultati può tradursi in attività come la creazione di spin-off, accordi di licenza, forme di co-creazione o partenariati industriali, sempre con l’obiettivo di generare impatto economico e sociale.

Lo starter kit sottolinea che un’efficace strategia di Dissemination and Exploitation (D&E) deve partire fin dall’inizio del progetto, individuando i risultati chiave, i potenziali utenti finali e i canali più adatti per raggiungerli.

Il documento propone una serie di passaggi fondamentali: mappare gli stakeholder (scienziati, imprese, decisori politici, cittadini), adattare i messaggi ai diversi pubblici, promuovere l’open access – ovvero la pratica di fornire accesso online a informazioni scientifiche gratuite e riutilizzabili per l’utente – e garantire la qualità dei dati attraverso i principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable).

Viene inoltre ribadito l’obbligo, per i beneficiari di Horizon Europe, di disseminare e sfruttare i risultati ai sensi dell’Articolo 39 del regolamento.

STARTER KIT UE: STRUMENTI E BUONE PRATICHE PAER MASSIMIZZARE L’IMPATTO DEI PROGETTI

Lo starter kit UE raccoglie numerosi strumenti messi a disposizione dalla Commissione europea per accompagnare i progetti lungo tutto il percorso di valorizzazione. Tra questi, la Horizon Results Platform, che permette di registrare risultati e facilitare l’incontro con potenziali utenti; il servizio Booster, che offre supporto personalizzato per trasformare risultati in opportunità concrete; lo European IP Helpdesk, che fornisce assistenza gratuita sulla gestione della proprietà intellettuale.

Il documento approfondisce anche il concetto di Key Exploitable Results (KERs), ovvero risultati con un elevato potenziale di sfruttamento, invitando a valutarne il grado di innovazione, la reale utilità e il potenziale impatto.

Grande attenzione è dedicata al knowledge management, considerato essenziale per organizzare e rendere riutilizzabili i risultati oltre la durata del progetto. Le tre fasi chiave – gather, organise, apply – sono illustrate insieme agli strumenti per standardizzare metadati, archiviare dati e facilitare la condivisione responsabile dei contenuti.

Il documento presenta inoltre esempi reali, come ALUVIA Photonics, RECOPHARMA o EITHOS, che mostrano come la combinazione di disseminazione mirata, competenze adeguate e una chiara strategia di sfruttamento possa accelerare la transizione dei risultati dal laboratorio al mercato o alle politiche pubbliche.

Lo starter kit segnala, infine, le risorse dell’UE dedicate alla capacitazione degli attori R&I, tra cui i Codici di Pratica sulla gestione degli asset intangibili, sulla standardizzazione, sulla co-creazione industria-accademia e sul coinvolgimento dei cittadini.

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Studio OMS: la telemedicina migliora l’assistenza ai malati di demenza

Un nuovo studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenzia come la telemedicina e gli strumenti di telesalute possano rappresentare un supporto concreto e crescente per le persone con demenza e per i loro caregiver.

Lo studio, intitolato “An overview of reviews on telemedicine and telehealth in dementia care: evidence across clinical, psychological, behavioral, social, and economic domains. Applicability of telemedicine in dementia care”, chiarisce la distinzione tra i concetti di “telemedicina” e “telesalute”.

La telemedicina, secondo la definizione dell’OMS, rappresenta “l’erogazione di servizi sanitari in cui la distanza è un fattore critico, da parte di tutti gli operatori sanitari che utilizzano le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per lo scambio di informazioni valide per la diagnosi, il trattamento e la prevenzione di malattie e infortuni, il tutto nell’interesse del miglioramento della salute degli individui e delle loro comunità”.

La telesalute – di cui la telemedicina è una componente – include anche strumenti digitali non strettamente clinici (come promemoria per i farmaci, sistemi di monitoraggio e soluzioni di supporto quotidiano) e ha una finalità principalmente “educativa”, insieme alle diverse applicazioni in cui le tecnologie dell’informazione e della comunicazione vengono utilizzate per migliorare i servizi sanitari.

L’analisi mostra come l’integrazione delle tecnologie digitali all’interno di comunità inclusive e ambienti “age-friendly” possa ridurre depressione, ansia e senso di isolamento sociale, migliorando significativamente qualità di vita, sicurezza e partecipazione. Il rapporto sottolinea, inoltre, che la telemedicina è più efficace quando affiancata da un forte sostegno comunitario – soprattutto nelle aree rurali – al fine di contribuire a mantenere le persone con demenza attive all’interno del proprio contesto sociale.

Il documento, basato su quasi 100 revisioni sistematiche e circa 3000 studi, segnala anche la necessità di rafforzare la ricerca per guidare un’implementazione efficace e inclusiva delle soluzioni digitali.

Telemedicina per l’inclusione e la sicurezza

Secondo lo studio OMS, la popolazione europea sta invecchiando rapidamente: entro il 2050 le persone con più di 80 anni raddoppieranno e aumenterà di conseguenza la domanda di servizi di cura.

Le tecnologie digitali possono svolgere un ruolo chiave nel rispondere a questa sfida, non solo facilitando la gestione dei sintomi della demenza, ma anche rafforzando indipendenza, dignità e connessione sociale.

Tra i benefici osservati rientrano la riduzione dello stress dei caregiver, il miglioramento del benessere psicologico e un significativo incremento della sicurezza domestica, con una diminuzione delle cadute in casa fino al 63%.

Restano tuttavia alcune criticità, tra cui affaticamento e difficoltà d’uso degli strumenti digitali da parte di utenti meno esperti, evidenziando l’importanza di soluzioni accessibili e progettate per tutte le età e tutti i livelli di alfabetizzazione tecnologica.

L’approccio delineato dallo studio si inserisce nel quadro del Regional Digital Health Action Plan for the WHO European Region 2023-2030, che promuove strumenti digitali centrati sulla persona e scalabili a livello nazionale e regionale.

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REA: nuova guida per condividere le evidenze scientifiche con i decisori politici

La Research Executive Agency (REA) ha pubblicato una nuova guida per aiutare i progetti finanziati dall’UE a trasformare i risultati della ricerca in raccomandazioni chiare, mirate e utili per i decisori politici.

Il documento fornisce un quadro completo su come strutturare un policy brief efficace, spiegandone obiettivi, destinatari, tempistiche e modalità di redazione.

Il testo introduce la funzione strategica dei policy brief: documenti di 2–4 pagine che sintetizzano evidenze scientifiche sotto forma di raccomandazioni concrete per una specifica sfida di policy, adattate al livello istituzionale più appropriato (europeo, nazionale, regionale o locale).

La guida suggerisce di iniziare la preparazione con largo anticipo, comprendendo accuratamente il contesto politico, identificando il problema da affrontare e mappando i decisori a cui ci si rivolge.

Tra i consigli principali: formulare raccomandazioni realmente azionabili, supportarle con dati solidi, collaborare con altri stakeholder per rafforzare l’analisi e utilizzare un linguaggio chiaro, privo di gergo tecnico.

Ampio spazio è dedicato alle buone pratiche (DOs) e agli errori da evitare (DON’Ts), come ignorare il contesto normativo, non definire chiaramente i messaggi chiave o sovraccaricare il testo di dettagli tecnici difficili da leggere.

GUIDA REA PER STRUTTURARE UN POLICY BRIEF EFFICACE

La seconda parte della guida presenta un modello consigliato per la redazione del policy brief, comprensivo di titoli, sottosezioni, esempi e suggerimenti pratici.

Si parte dalla scelta del titolo – breve, specifico e orientato all’impatto – per arrivare agli “highlights”, ovvero una sintesi iniziale dei punti più importanti.

Per quanto riguarda la struttura, la guida suggerisce di aprire con il contesto del problema: una descrizione chiara della sfida affrontata, inserita nel quadro delle iniziative politiche esistenti, mettendo in luce urgenza, rilevanza e limiti delle politiche attuali. Segue la sezione dedicata alle raccomandazioni di policy, che devono essere concrete, basate su evidenze e facilmente implementabili dai decisori. La parte finale è riservata alla sintesi delle evidenze, dove si presentano solo i risultati più solidi e pertinenti, corredati da grafici o tabelle che facilitino la comprensione.

Il documento si chiude con riferimenti, metodologia e contatti, per assicurare trasparenza e tracciabilità.

Questa guida rappresenta uno strumento operativo prezioso per valorizzare i risultati dei progetti europei e favorire un dialogo più efficace tra ricercatori e decisori.

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Booster: il 26 novembre una nuova sessione informativa

Il prossimo 26 novembre 2025 (11:00–12:00 CET) si terrà una sessione informativa online dedicata all’iniziativa Booster, che offre servizi gratuiti e personalizzati per sostenere i progetti finanziati dall’Unione Europea nel passaggio dai risultati alla creazione di impatto.

Il programma, promosso dalla Commissione Europea – Direzione Generale per la Ricerca e l’Innovazione, aiuta i consorzi di ricerca a rafforzare le proprie strategie di disseminazione e sfruttamento dei risultati, in linea con gli obiettivi europei di crescita e competitività nel campo della ricerca e innovazione (R&I).

Dopo l’infoday dello scorso 24 settembre, Booster organizza una nuova sessione informativa online dedicata a tutti i coordinatori e partner di progetti UE interessati a potenziare l’impatto delle proprie attività.

L’incontro offrirà una panoramica completa dei servizi offerti, delle modalità di erogazione e del supporto fornito dagli esperti Booster, accompagnata da testimonianze dirette di beneficiari.

Booster Info Session: programma e relatori

L’agenda prevede la presentazione introduttiva di Rosellina Di Santo (Booster Manager), seguita dagli interventi di Diego Ballesta Andres (OMICRON, beneficiario Booster) e di Gustavo Marcos Cancelas, (Booster Expert); successivamente, Alessia Melasecche Germini (Booster Framework Coordinator) illustrerà in maniera dettagliata i servizi Booster.

L’incontro si concluderà con una sessione Q&A, durante la quale i partecipanti potranno porre domande in diretta.

La partecipazione è gratuita, previa registrazione online tramite il seguente LINK.

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IHI Call 12: nel 2026 un nuovo bando ad approccio applicant-driven

La Innovative Health Initiative (IHI) ha annunciato che il prossimo bando IHI Call 12, previsto per l’inizio del 2026, continuerà a seguire l’approccio applicant-driven, già sperimentato con successo nella Call 9.

Il bando, di ampio respiro e strutturato attorno ai cinque obiettivi specifici della Strategic Research and Innovation Agenda (SRIA) di IHI, offrirà ai candidati l’opportunità di proporre nuovi progetti di Ricerca e Innovazione in ambito salute.

Una versione preliminare del testo del bando è stata pubblicata sul sito di IHI nel mese di ottobre 2025.

La Call 9, prima a sperimentare questo approccio, ha raccolto 50 proposte che coprivano tutti gli obiettivi della SRIA e una vasta gamma di sfide di ricerca sanitaria. Secondo il Direttore Esecutivo di IHI, Niklas Blomberg, il successo di tale formula “conferma la forza dell’approccio applicant-driven come modalità per portare nuove idee e nuovi partner nella comunità IHI”.

Le proposte della Call 12 dovranno quindi essere ambiziose, trasversali e in linea con la filosofia del partenariato: rispondere a bisogni sanitari insoddisfatti, favorire la collaborazione pubblico-privata su larga scala e generare impatti misurabili su società, economia e scienza.

Networking e opportunità di collaborazione per la IHI Call 12

Per supportare i potenziali proponenti nella costruzione dei consorzi, IHI ha aperto una piattaforma di networking online.

I candidati dovranno selezionare, all’interno della SRIA, l’obiettivo specifico a cui il loro progetto si riferisce, assicurando coerenza con le priorità strategiche europee e contribuendo al rafforzamento della competitività delle industrie sanitarie dell’UE.

La Call 12 sarà strutturata come un bando a fase singola, in cui i costi di progetto dovranno essere coperti per metà da contributi in-kind dei membri industriali IHI o dei partner contribuenti.

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Scheda informativa – Pazienti senza frontiere: analisi delle tendenze 2021-2023

La Commissione europea ha pubblicato la scheda informativa “Patients Without Borders” (Pazienti senza frontiere), che presenta i dati e l’analisi delle tendenze relative alla mobilità dei pazienti nel triennio 2021-2023, evidenziando l’impatto della pandemia di COVID-19 e il successivo ritorno ai livelli pre-pandemici.

L’assistenza sanitaria transfrontaliera consente ai cittadini europei di ricevere cure in un altro Stato membro e ottenere il rimborso dal proprio Paese di affiliazione, in base alla Direttiva 2011/24/UE sui diritti dei pazienti.

Tutti gli Stati membri dispongono di Punti di contatto nazionali (NCP) operativi, che offrono informazioni ai cittadini e migliorano progressivamente l’accessibilità e la qualità dei contenuti. Tuttavia, la scheda informativa sottolinea che non tutti i Paesi hanno fornito dati completi o omogenei, limitando la possibilità di trarre conclusioni globali.

“Pazienti senza frontiere”: i dati della scheda informativa

Per quanto riguarda l’assistenza soggetta ad autorizzazione preventiva, nel periodo di riferimento sono state registrate 11.981 richieste ai sensi della Direttiva 2011/24/UE, di cui l’83,7% autorizzate e il 19,4% rifiutate, principalmente perché il trattamento poteva essere garantito nel Paese di origine entro tempi giustificabili. Le richieste sono aumentate in modo significativo da 1.456 nel 2021 a 5.973 nel 2023.
La Germania ha ricevuto il numero più alto di richieste (6.691), seguita da Lussemburgo (2.846) e Slovacchia (1.559). I Paesi che hanno trattato più pazienti transfrontalieri sono stati Cechia (1.435) e Germania (1.426), seguiti da Portogallo, Spagna, Francia e Belgio.

Per l’assistenza non soggetta ad autorizzazione preventiva, sono state ricevute 1.386.735 richieste di rimborso, di cui 76,8% approvate. Il numero complessivo di richieste è diminuito tra il 2021 e il 2023, probabilmente anche a causa di lacune nei dati.

La Francia risulta il principale Paese destinatario, con 790.718 richieste (57% del totale), seguita da Germania, Danimarca, Polonia, Svezia, Slovacchia e Norvegia. I Paesi che hanno trattato più pazienti sono stati Spagna (234.635), Portogallo (108.809) e Belgio (100.238), seguiti da Cechia, Germania, Lussemburgo, Italia, Grecia e Polonia.

Nel complesso, tra il 2021 e il 2023 sono stati spesi almeno 465 milioni di euro per l’assistenza sanitaria transfrontaliera, di cui 18 milioni per cure soggette ad autorizzazione preventiva e 447 milioni per cure non soggette ad autorizzazione preventiva.

La spesa è passata da 260,5 milioni di euro nel 2021 a 94,1 milioni nel 2022, per poi risalire a 110,4 milioni nel 2023. Anche in questo caso, la variazione è fortemente influenzata dalla Francia, che da sola ha rappresentato l’82% della spesa totale nel 2021 e ha poi registrato un calo significativo negli anni successivi.

I Paesi con la spesa più elevata sono stati Francia (233,3 milioni di euro), Germania (87,4 milioni), Svezia (39 milioni), Belgio (23 milioni), Irlanda (21 milioni), Polonia (18 milioni) e Norvegia (15 milioni).

Considerando solo i Paesi che hanno fornito dati completi per tutti e tre gli anni, la spesa per l’assistenza sanitaria transfrontaliera rappresenta meno dello 0,02% della spesa sanitaria totale.

L’analisi dei dati dal 2016 al 2023 mostra una progressiva crescita della capacità di raccolta dati e una migliore accuratezza delle informazioni, favorita dall’introduzione di un meccanismo automatizzato di raccolta dati nel 2023. Tuttavia, restano disomogeneità tra Paesi e difficoltà nel distinguere le richieste presentate ai sensi della Direttiva da quelle basate sui Regolamenti europei.

Tra i principali elementi emersi, la scheda informativa evidenzia:

  • il ruolo positivo dei Punti di contatto nazionali (NCP) nel migliorare accessibilità e informazione ai cittadini;

  • un generale miglioramento nella qualità dei dati, pur con margini di crescita;

  • la necessità di arricchire la raccolta dati con informazioni più dettagliate sui tipi di cure richieste e rimborsate;

  • l’impatto della pandemia di COVID-19, che ha temporaneamente ridotto la mobilità sanitaria, seguita da una ripresa dei flussi ai livelli pre-pandemici.

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Nuovo briefing del Parlamento europeo sul divario di genere nell’assistenza

Il Parlamento europeo ha pubblicato un briefing dedicato al tema del gender care gap, ovvero la diseguale distribuzione del lavoro di cura tra uomini e donne, che riguarda sia i contesti istituzionali come le strutture sanitarie e i centri per l’infanzia, sia i contesti domiciliari.

Il briefing, intitolato “Addressing the gender care gap: Potential European added value“, è stato elaborato per supportare le Commissioni EMPL (Occupazione e Affari Sociali) e FEMM (Diritti delle donne e uguaglianza di genere) nella preparazione di una relazione d’iniziativa sul tema.

Secondo le analisi presentate, il costo economico del lavoro di cura informale non retribuito potrebbe raggiungere 147-220 miliardi di euro l’anno, pari a circa un terzo del divario complessivo nei guadagni tra uomini e donne nell’UE.

La ridotta partecipazione femminile al lavoro retribuito comporta effetti a lungo termine su salari, opportunità di carriera, condizioni di salute e pensioni: nel 2024 il gender pension gap nell’UE era pari al 24,5%.

Il settore della cura retribuita occupa circa 14,1 milioni di lavoratrici e lavoratori nell’UE, con una forte prevalenza femminile (oltre l’88%). Tuttavia, persistono condizioni lavorative difficili, bassi salari e carichi di lavoro intensi, insieme a carenze di personale e presenza diffusa di lavoro non riconosciuto, soprattutto nell’assistenza domiciliare.

Nonostante ciò, gli investimenti in servizi educativi per la prima infanzia e assistenza a lungo termine generano ritorni economici positivi: secondo le ricerche, per ogni euro investito si possono ottenere almeno quattro euro di benefici in termini di occupazione, crescita e coesione sociale.

Addressing the gender care gap: le linee di intervento indicate dal Briefing

Il briefing identifica tre aree strategiche per ridurre il divario di genere nell’assistenza attraverso azioni coordinate a livello europeo:

  1. Conciliazione vita-lavoro: rafforzamento di congedi, flessibilità lavorativa e riconoscimento del lavoro di cura non retribuito.

  2. Condizioni di lavoro nel settore della cura: miglioramento di salari, contratti, formazione, tutele e contrasto al lavoro irregolare.

  3. Disponibilità e accessibilità dei servizi formali di cura: ampliamento e miglioramento di servizi educativi per la prima infanzia e di assistenza a lungo termine, riduzione delle liste d’attesa e dei costi.

Il briefing sottolinea che ulteriori interventi europei potrebbero generare un significativo valore aggiunto, promuovendo la libera circolazione dei lavoratori e l’efficienza degli investimenti grazie alle economie di scala, stimolando occupazione, crescita e benessere collettivo.

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