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Consultazione pubblica EMA: pubblicata la bozza delle linee guida sui trial clinici

L’Agenzia Europea del Farmaco (European Medicines Agency – EMA) ha avviato una consultazione pubblica su una bozza di linee guida dedicate alla conduzione dei trial clinici durante le emergenze sanitarie, con l’obiettivo di definire un approccio armonizzato a livello europeo.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività dell’Unione Europea per rafforzare la capacità di risposta a crisi sanitarie, facendo tesoro delle esperienze maturate durante la pandemia di COVID-19.

La consultazione è aperta a sponsor, ricercatori e altri stakeholder coinvolti nella sperimentazione clinica e rimarrà disponibile fino al 30 aprile 2026, con possibilità di inviare contributi tramite il template predisposto dall’EMA all’indirizzo acteu@ema.europa.eu.

La bozza di linee guida propone un quadro operativo volto a garantire che i trial clinici possano essere avviati, modificati e portati avanti in modo sicuro ed efficiente anche in contesti emergenziali.

In particolare, il documento introduce meccanismi per accelerare l’autorizzazione di nuovi studi e le modifiche a quelli già in corso, elementi fondamentali quando è necessario sviluppare rapidamente evidenze scientifiche per rispondere a una crisi sanitaria.

Allo stesso tempo, vengono fornite indicazioni su come adattare le procedure operative, mantenendo elevati standard di sicurezza per i partecipanti e di qualità dei dati raccolti.

consultazione PUBBLICA EMA: verso un approccio armonizzato

Un elemento centrale delle linee guida riguarda la possibilità di introdurre maggiore flessibilità nella conduzione degli studi, ad esempio attraverso l’adattamento dei protocolli, la modifica degli endpoint o l’inclusione di nuovi gruppi di pazienti.

Tali soluzioni, già sperimentate durante la pandemia, vengono ora sistematizzate in un quadro regolatorio stabile, con l’obiettivo di rendere i trial più resilienti alle condizioni di crisi senza comprometterne l’affidabilità scientifica.

Il documento sottolinea inoltre la necessità di superare la frammentazione degli studi clinici osservata durante le emergenze recenti, promuovendo trial più ampi, coordinati e multinazionali, in grado di produrre evidenze più solide e rapidamente utilizzabili.

In questo contesto, viene valorizzato anche il ruolo dell’Emergency Task Force (ETF) dell’EMA, chiamata a supportare gli sponsor nella progettazione di studi più efficaci e rilevanti.

Complessivamente, le linee guida rappresentano un passo importante verso un sistema europeo della ricerca clinica più integrato, capace di reagire tempestivamente alle emergenze sanitarie, rafforzando al contempo la cooperazione tra Stati membri e la qualità della produzione scientifica.

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Euratom, adottato il Programma di lavoro 2026-2027

Il Programma di Ricerca e Formazione Euratom rappresenta lo strumento complementare a Horizon Europe dedicato alla ricerca e innovazione nel settore nucleare.

Con il Programma di lavoro 2026-2027, Euratom prosegue il percorso avviato nel ciclo 2021-2025, mettendo a disposizione un budget complessivo di 330 milioni di euro per sostenere attività di ricerca, sviluppo e formazione.

In particolare, 222 milioni di euro sono destinati alle attività di ricerca e sviluppo sulla fusione nucleare, mentre 108 milioni finanziano interventi legati alla fissione, alla sicurezza nucleare e alla protezione dalle radiazioni. Il programma sostiene sia azioni indirette, realizzate da consorzi internazionali coordinati dalla Commissione europea, sia azioni dirette condotte dal Joint Research Centre (JRC).

Euratom opera in coerenza con Horizon Europe, adottandone strumenti e regole di partecipazione, e si inserisce nel Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell’UE, contribuendo agli obiettivi strategici europei in materia di autonomia tecnologica e transizione verso la neutralità climatica entro il 2050.

Euratom: priorità tra fusione, sicurezza e competenze

Tra le principali priorità del programma vi è il rafforzamento della ricerca sulla fusione nucleare – considerata una potenziale fonte di energia sicura, sostenibile e a basse emissioni di carbonio – anche attraverso un maggiore coinvolgimento dell’industria, delle PMI e delle startup.

Parallelamente, il programma continua a sostenere la ricerca scientifica di eccellenza attraverso iniziative consolidate come EUROfusion e contribuisce alle sfide dell’European Innovation Council dedicate alla fusione.

Sul fronte della fissione nucleare, Euratom finanzia attività volte a garantire i più elevati standard di sicurezza, protezione e gestione dei materiali radioattivi. Il programma supporta in particolare la ricerca per il funzionamento a lungo termine degli impianti esistenti e per lo sviluppo di nuove tecnologie, tra cui gli Small Modular Reactors (SMRs) e i reattori avanzati. Vengono inoltre rafforzate le principali partnership europee nei settori della gestione dei rifiuti radioattivi (EURAD), dei materiali nucleari (CONNECT-NM) e della radioprotezione (PIANOFORTE).

Un ulteriore elemento centrale è rappresentato dallo sviluppo delle competenze e della forza lavoro nel settore nucleare. Il programma promuove iniziative di formazione e mobilità dei ricercatori, anche attraverso le azioni Marie Skłodowska-Curie, e sostiene la European Nuclear Skills Academy, con l’obiettivo di attrarre nuovi talenti, favorire l’equilibrio di genere e garantire la disponibilità di competenze qualificate in Europa.

Euratom contribuisce inoltre a diverse sinergie con altri ambiti di Horizon Europe, in particolare con il cluster salute e con le iniziative europee sul cancro, anche attraverso il supporto alla produzione e disponibilità di radioisotopi utilizzati in ambito medico. Il programma si integra inoltre con altre iniziative europee come il Piano europeo di lotta contro il cancro e l’European Radioisotope Valley Initiative, rafforzando il ruolo della ricerca nucleare anche in ambiti non energetici.

Tutte le informazioni sui finanziamenti e i dettagli su come fare domanda si trovano sul portale Funding and Tenders.

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cure integrate Salute mentale

Normativa UE: accordo del Consiglio su adulti vulnerabili

Lo scorso 6 marzo, il Consiglio dell’Unione europea ha definito la propria posizione su una proposta legislativa volta a rafforzare la protezione giuridica degli adulti vulnerabili nelle situazioni transfrontaliere.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell’UE per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e migliorare la cooperazione tra Stati membri, in particolare nei casi in cui una persona adulta, a causa di condizioni di salute o disabilità, non sia in grado di gestire autonomamente i propri interessi.

Secondo i dati dell’Unione europea, la quota di persone over 65 che vivono con una qualche forma di disabilità è destinata ad aumentare significativamente nei prossimi decenni. Parallelamente, aumenta il numero di cittadini che esercitano il diritto alla libera circolazione, vivendo, lavorando o possedendo beni in più Stati membri.

Questa combinazione genera nuove sfide nei contesti transfrontalieri, ad esempio nella gestione di proprietà situate all’estero, nell’accesso a cure mediche in un altro Paese o nel trasferimento della residenza. In tali situazioni, gli adulti che non sono più in grado di prendere decisioni in autonomia possono trovarsi ad affrontare norme giuridiche complesse e talvolta divergenti tra gli Stati membri.

In questo quadro, la proposta mira a rafforzare la tutela di queste persone, garantendo che i loro diritti – inclusa l’autonomia e la libertà di scelta – siano rispettati anche quando si spostano all’interno dell’UE.

Normativa UE adulti vulnerabili: contenuti e strumenti della proposta

La normativa UE adulti vulnerabili stabilisce regole comuni per affrontare le situazioni transfrontaliere, definendo quale autorità sia competente ad adottare misure di protezione, quale legge si applichi e in che modo decisioni e poteri di rappresentanza stabiliti in uno Stato membro possano essere riconosciuti ed eseguiti in un altro. Il regolamento si basa sulla Convenzione dell’Aia del 2000 sulla protezione degli adulti, ampliandone l’applicazione e introducendo ulteriori strumenti per migliorare la cooperazione tra Stati membri.

Tra gli elementi principali della proposta figura la possibilità, per la persona interessata, di scegliere l’autorità competente per il proprio caso, purché esista un legame significativo con lo Stato membro selezionato. Il regolamento prevede inoltre il riconoscimento automatico delle misure di protezione adottate in altri Stati membri, con limitate eccezioni, e garantisce che gli atti autentici, come quelli notarili, abbiano lo stesso valore giuridico in tutta l’Unione.

L’accordo del Consiglio include anche disposizioni relative al collocamento di un adulto, ossia le decisioni riguardanti il luogo di residenza o l’ammissione in una struttura di assistenza, e introduce il certificato europeo di supporto e rappresentanza, che consentirà ai rappresentanti di dimostrare più facilmente i propri poteri in altri Stati membri. Allo stesso tempo, il testo lascia agli ordinamenti nazionali la possibilità di determinare gli effetti giuridici del certificato e prevede che la designazione di un’autorità di un altro Stato membro avvenga solo con il consenso del Paese interessato.

Infine, il Consiglio ha deciso di non includere, in questa fase, la creazione di registri interconnessi delle misure di protezione, al fine di evitare un eccessivo onere amministrativo, prevedendo tuttavia una futura valutazione da parte della Commissione. L’accordo raggiunto rappresenta la base per l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo, che porteranno alla definizione del testo legislativo finale.

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Horizon Europe e FP10: nuovo report di analisi sulle regole del programma

Nel dibattito sul futuro di Horizon Europe e del prossimo Programma Quadro per la ricerca e l’innovazione (FP10), una nuova analisi europea contribuisce con evidenze concrete basate sull’esperienza diretta dei beneficiari.

Il report “Horizon Europe’s Legal, Financial & Administrative Rules – A Report on Their Practical Use”, elaborato dalla rete dei National Contact Points (NCP) nell’ambito del progetto Horizon Academy, si fonda su un’indagine su larga scala che ha raccolto 1.360 risposte da organizzazioni di tutta Europa, tra cui università, enti di ricerca, imprese e organizzazioni pubbliche.

Lo studio offre una prospettiva basata sui dati sull’applicazione pratica delle regole del programma, combinando evidenze statistiche e l’esperienza quotidiana di coordinatori di progetto, ricercatori e personale amministrativo.

Tra gli elementi valutati positivamente emerge l’armonizzazione delle regole di finanziamento tra i programmi europei (corporate approach), considerata utile per semplificare la gestione dei progetti. Anche strumenti come l’Annotated Grant Agreement sono apprezzati per il supporto operativo, e il sistema di presentazione delle proposte e la fase di preparazione del Grant Agreement sono generalmente percepiti come chiari e gestibili. Positiva anche la valutazione del processo di modifica dei progetti in corso.

Parallelamente, l’analisi evidenzia alcune criticità persistenti. In fase di candidatura, molti partecipanti segnalano difficoltà nell’individuare call adeguate all’interno del portale della Commissione europea, ritenuto non sempre intuitivo. La preparazione delle proposte è considerata particolarmente complessa e richiede spesso il supporto di consulenti esterni. Inoltre, pur riconoscendo la solidità del sistema di valutazione peer-review, alcuni rispondenti evidenziano margini di incertezza legati alla possibile soggettività del processo.

Durante l’implementazione dei progetti, emergono difficoltà nell’applicazione pratica di principi quali open science, uguaglianza di genere, etica e protezione dei dati, spesso a causa di limitate risorse interne o carichi amministrativi elevati.

Horizon Europe: semplificazione e modelli di finanziamento

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i costi del personale, che rappresentano la quota principale dei budget di progetto e risultano anche l’area più critica. Oltre la metà dei rispondenti considera complesso il calcolo dei costi ammissibili, evidenziando problematiche legate alla determinazione delle tariffe giornaliere, alla registrazione del tempo di lavoro e all’applicazione delle diverse metodologie di calcolo. Queste difficoltà si manifestano soprattutto nella fase di implementazione, più che nella pianificazione iniziale dei budget.

I risultati si inseriscono nel più ampio dibattito europeo sulla semplificazione delle regole di finanziamento. In questo contesto, emerge una crescente apertura verso modelli semplificati, in particolare il lump sum funding, considerato uno strumento efficace per ridurre gli oneri amministrativi e il rischio di errori finanziari.

L’analisi, tuttavia, evidenzia anche alcune criticità nella sua applicazione pratica – ad esempio nella pianificazione dei budget o nei processi di audit – indicando la necessità di ulteriori chiarimenti metodologici e della diffusione di buone pratiche. Più cauta, invece, la valutazione del modello dei Personnel Unit Costs, che nella sua forma attuale non è ancora considerato pienamente efficace dai beneficiari.

Il report sottolinea infine il ruolo centrale dei National Contact Points, che attraverso il supporto ai partecipanti e la raccolta di evidenze pratiche contribuiscono non solo alla partecipazione ai programmi europei, ma anche al loro miglioramento. In un momento in cui il dibattito su FP10 è in pieno sviluppo, queste evidenze rappresentano un contributo importante per la definizione di regole più efficaci e rispondenti alle esigenze degli attori coinvolti.

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THCS JTC 2025: pubblicata l’analisi statistica della call

È disponibile oline l’analisi statistica della Joint Transnational Call (THCS JTC 2025) del Partenariato europeo Transforming Health and Care Systems (THCS).

La call, intitolata “Better care closer to home: Enhancing primary and community care”, è stata lanciata a novembre 2024 e ha coinvolto 34 Funding Agencies provenienti da 22 Paesi, con un budget iniziale di circa 36 milioni di euro.

La THCS JTC 2025 ha registrato un’elevata partecipazione, con 149 pre-proposte ammissibili per un finanziamento richiesto pari a 183 milioni di euro. A seguito della valutazione, 63 proposte sono state invitate alla fase completa e 60 full proposals sono state presentate. Dopo il processo di valutazione e il confronto con il Peer Review Panel, sono stati selezionati 29 progetti per il finanziamento, con un tasso di successo del 19,5% e un un budget complessivo assegnato pari a 31,8 milioni di euro, che ha generato un top-up di 6,9 milioni di euro.

Il processo in due fasi ha inoltre integrato il widening initiative, consentendo ai consorzi di rafforzarsi con partner provenienti da Paesi meno rappresentati e contribuendo ad ampliare la partecipazione a livello europeo. Tutte le Funding Agencies coinvolte hanno avuto almeno un progetto selezionato.

THCS JTC 2025: partecipazione e ambiti progettuali

L’analisi statistica della THCS JTC 2025 evidenzia una partecipazione particolarmente significativa da parte di diversi Paesi europei e associati, tra cui Spagna, Italia, Svizzera, Paesi Bassi, Canada, Norvegia e Svezia. In termini di performance, i team più rappresentati tra i progetti finanziati provengono da Italia, Spagna, Paesi Bassi, Francia, Svezia, Portogallo e Svizzera.

Per quanto riguarda i contenuti progettuali, le proposte finanziate riflettono la distribuzione tematica delle candidature presentate: i progetti interdisciplinari (categoria “Other”) rappresentano la quota maggiore (25%), seguiti dai temi legati alla salute mentale e alle questioni sociali (18%). Si evidenziano inoltre risultati rilevanti nei settori delle malattie muscoloscheletriche, neurologiche e correlate (11%) e delle malattie neurodegenerative (7%).

Dal punto di vista dei partecipanti, i consorzi sono composti prevalentemente da istituzioni accademiche, affiancate da fornitori di servizi sanitari e sociali, PMI e, in misura minore, organizzazioni non profit e associazioni di pazienti.

Nel complesso, i risultati della call confermano un forte coinvolgimento della comunità scientifica e mettono in evidenza il valore della collaborazione transnazionale nella ricerca e innovazione in ambito sanitario, con progetti destinati a contribuire allo sviluppo dei sistemi sanitari europei.

THCS – Transforming Health and Social Care Systems, di cui ProMIS è Ente affiliato del Ministero della Salute italiano (coordinatore del Partenariato stesso), è cofinanziato nell’ambito del programma Horizon Europe. THCS sostiene programmi coordinati di ricerca e innovazione nazionali e regionali ed altre attività chiave a supporto della trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali.

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ERRIN: proposte per il futuro di Horizon Europe

ERRIN (European Regions Research and Innovation Network) ha finalizzato le proprie proposte di emendamento contenute nel documento “ERRIN amendment proposals for the future Horizon Europe and the European Competitiveness Fund”, con l’obiettivo di contribuire alla definizione del futuro del programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione e del nuovo European Competitiveness Fund.

Le proposte riguardano sia il Regolamento sia lo Specific Programme di Horizon Europe e sono il risultato di un ampio processo di co-creazione con i membri della rete. In qualità di rete con sede a Bruxelles che rappresenta circa 125 organizzazioni regionali, ERRIN porta una prospettiva bottom-up nel processo di definizione delle politiche europee per la ricerca e l’innovazione.

Negli ultimi anni, la rete ha contribuito attivamente al dibattito sul futuro dei finanziamenti europei nel periodo successivo al 2027, anche attraverso contributi alla consultazione della Commissione europea sul Quadro finanziario pluriennale (MFF) post-2027 e una serie di documenti dedicati al futuro Framework Programme 10 (FP10). Le proposte mirano a rafforzare la dimensione territoriale nei futuri strumenti finanziari e a sostenere gli ecosistemi di innovazione a livello regionale, in continuità con le priorità delineate nel programma di lavoro Horizon Europe 2026-2027.

ERRIN e Horizon Europe: raccomandazioni chiave

Il documento evidenzia la necessità di garantire un forte coordinamento tra FP10, European Competitiveness Fund e National and Regional Partnership Plans, al fine di creare un percorso coerente dalla ricerca all’innovazione, fino alla diffusione e all’impatto territoriale. Viene inoltre sottolineato il ruolo strategico di regioni e città nello sviluppo della competitività industriale sostenibile, in particolare nel supporto alle tecnologie deep tech e nel passaggio dalla ricerca al mercato.

Tra le principali indicazioni emergono anche l’importanza di integrare le autorità locali e regionali nelle strutture di governance dei programmi europei, rafforzare il sostegno alla trasformazione sociale e alle EU Missions e potenziare il supporto agli ecosistemi territoriali di ricerca e innovazione attraverso investimenti a lungo termine e strumenti dedicati. Il documento sottolinea inoltre la necessità di migliorare l’accesso a Horizon Europe e promuovere una partecipazione più inclusiva, in particolare per i Paesi Widening, favorendo la collaborazione tra ecosistemi con diversi livelli di innovazione.

ERRIN continuerà a collaborare con le istituzioni europee e i rappresentanti nazionali nell’ambito dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale post-2027, con l’obiettivo di garantire che la dimensione territoriale sia pienamente integrata nella futura programmazione europea della ricerca e innovazione.

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THCS: nuovo webinar su Transferability and Implementation Framework

Il 29 aprile 2026 dalle 13:00 alle 14:00 CET si terrà il webinar online “From Knowledge to Impact: Discover the THCS Knowledge Hub and the Transferability & Implementation Framework”.

Il webinar, in lingua inglese, è organizzato dal Work Package 10 (WP10) del Partenariato europeo THCS – Transforming Health and Social Care Systems e approfondirà il THCS Transferability and Implementation Framework, sviluppato per supportare il trasferimento e l’implementazione di soluzioni innovative nei sistemi sanitari e sociali europei.

L’iniziativa offrirà ai partecipanti indicazioni pratiche su come trasferire, adattare e implementare soluzioni sviluppate in altri contesti, evidenziando i passaggi chiave del processo e le condizioni necessarie per generare cambiamenti sostenibili. Nel corso del webinar sarà inoltre presentato il THCS Knowledge Hub, la piattaforma online che raccoglie conoscenze, strumenti, buone pratiche ed evidenze utili a supportare la trasformazione dei sistemi sanitari e sociali.

THCS Transferability Framework: programma del webinar

Il webinar fornirà un approfondimento operativo sull’utilizzo del framework, mostrando come applicarlo concretamente e come adattare le innovazioni ai diversi contesti locali. L’obiettivo è supportare gli stakeholder nel passaggio dalla conoscenza all’implementazione, rafforzando la capacità di generare impatto nei sistemi sanitari e sociali.

Il programma prevede un’introduzione a cura di Nessa Barry (Scottish Government, WP10 Leader), seguita dalla presentazione del THCS Knowledge Hub da parte di Andrea Pavlickova.

Juha Koivisto (Finnish Institute for Health and Welfare, WP4 Leader) illustrerà le modalità di trasferimento e implementazione delle soluzioni, mentre Hanne Savolainen e Maite Zabala presenteranno l’utilizzo pratico del framework. L’incontro si concluderà con una discussione facilitata e le considerazioni finali.

L’iniziativa rappresenta un’opportunità di apprendimento per comprendere come strumenti operativi, collaborazione e condivisione delle conoscenze possano contribuire a promuovere cambiamenti sostenibili nei sistemi sanitari e sociali europei.

THCS – Transforming Health and Social Care Systems, di cui ProMIS è Ente affiliato del Ministero della Salute italiano (coordinatore del Partenariato stesso), è cofinanziato nell’ambito del programma Horizon Europe. THCS sostiene programmi coordinati di ricerca e innovazione nazionali e regionali ed altre attività chiave a supporto della trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali.

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EIT Health: pubblicate 2 nuove call a supporto dell’ecosistema sanitario europeo

EIT Health ha annunciato l’apertura di due nuove call dedicate a sostenere lo sviluppo e la validazione di soluzioni innovative nel settore sanitario, con scadenza fissata al 6 maggio 2026.

Le opportunità attualmente aperte – “Innovation Validation” e “New Models of Delivery of Healthcare (NMDH)” – mirano a rafforzare l’ecosistema europeo dell’innovazione in salute, supportando progetti ad alto impatto in grado di migliorare l’efficacia, l’accessibilità e la sostenibilità dei sistemi sanitari.

La call “Innovation Validation” è rivolta a innovazioni già sviluppate che necessitano di essere validate in contesti reali, con l’obiettivo di facilitarne l’adozione nei sistemi sanitari e sul mercato. Il programma promuove la creazione di consorzi multidisciplinari e internazionali, favorendo la collaborazione tra diversi attori dell’ecosistema.

Parallelamente, la call “NMDH” si concentra sullo sviluppo di nuovi modelli organizzativi e assistenziali, con particolare attenzione alla trasformazione dei servizi sanitari e alla creazione di soluzioni scalabili e replicabili.

Le call sono rivolte a un’ampia platea di attori dell’ecosistema sanitario, tra cui startup, PMI, università, centri di ricerca, ospedali e fornitori di servizi sanitari, promuovendo la collaborazione tra innovazione, ricerca e sistemi di cura per accelerare l’adozione di soluzioni ad alto impatto.

Le due call prevedono inoltre un supporto finanziario significativo per i progetti selezionati, secondo specifiche modalità di co-finanziamento. In particolare, nell’ambito della call “Innovation Validation”, EIT Health finanzia fino al 50% del budget totale di progetto, per un contributo massimo pari a 850mila euro per progetto. È inoltre previsto che l’entità responsabile della commercializzazione sottoscriva un Financial Sustainability Contribution Agreement e, nel caso di micro o piccole imprese, riceva una quota del finanziamento compresa tra 400mila e 500mila euro.

Per quanto riguarda la call “NMDH”, il finanziamento copre fino al 50% del budget totale di progetto, con un contributo massimo pari a 700mila euro per progetto. Anche in questo caso, è richiesto che l’entità responsabile della commercializzazione sottoscriva un Financial Sustainability Contribution Agreement, con l’indicazione che, qualora si tratti di una micro o piccola impresa, debba ricevere una quota di finanziamento compresa tra 400mila e 500mila euro.

EIT Health e innovazione sanitaria: scadenze e cronoprogramma

Le due call lanciate da EIT Health seguono un cronoprogramma definito, che accompagna i proponenti lungo tutte le fasi di candidatura. Entrambe le opportunità sono state aperte il 25 febbraio 2026 e prevedono come scadenza per la presentazione delle proposte il 6 maggio 2026.

Nel periodo di apertura, sono state organizzate attività di supporto ai candidati, tra cui due sessioni di domande e risposte (Q&A) – previste, ripettivamente, l’8 aprile e il 22 aprile 2026 per la call “Innovation Validation” e il 7 aprile e il 21 aprile 2026 per la call “NMDH” – con l’obiettivo di facilitare la preparazione delle proposte.

Il processo di candidatura prevede inoltre una fase di registrazione dell’organizzazione nel portale europeo Funding & Tenders per l’ottenimento del PIC, seguita dalla presentazione della proposta attraverso la piattaforma EIT Health. Successivamente alla chiusura della call, le proposte saranno sottoposte a valutazione competitiva da parte di esperti indipendenti, finalizzata alla selezione dei progetti con maggiore maturità e potenziale di impatto.

Nel complesso, il cronoprogramma riflette l’approccio di EIT Health orientato a supportare l’innovazione lungo tutto il percorso, dalla candidatura alla validazione e implementazione delle soluzioni nei sistemi sanitari europei.

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Salute mentale

Esiti Conferenza WHO-WONCA 2026 su salute mentale nelle cure primarie

La salute mentale è stata al centro della Conferenza WHO-WONCA 2026, che ha individuato una serie di ambiti prioritari di intervento per rafforzare l’integrazione dei servizi di salute mentale nelle cure primarie.

L’iniziativa, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla World Organization of Family Doctors (WONCA), si è concentrata in particolare sul passaggio dagli impegni politici già esistenti alla loro implementazione concreta nei sistemi sanitari.

Tra gli esiti principali emerge il riconoscimento condiviso della necessità di integrare in modo sistematico la salute mentale all’interno della primary care, superando la tradizionale separazione tra assistenza fisica e psicologica.

In questo contesto, viene ribadito il ruolo strategico dei professionisti delle cure primarie, in particolare dei medici di medicina generale, nella prevenzione, identificazione precoce e gestione dei disturbi mentali, nonché nel coordinamento dei percorsi di cura.

La Conferenza ha inoltre evidenziato l’importanza di adottare modelli di assistenza centrati sulla persona, orientati alla comunità e basati su un approccio lungo tutto l’arco della vita, tenendo conto anche dei determinanti sociali della salute.

Salute mentale nelle cure primarie: azioni e priorità operative

Gli esiti della Conferenza WHO-WONCA delineano alcune priorità operative chiave per rendere effettiva l’integrazione della salute mentale nei sistemi sanitari:

  • Riorganizzazione dei modelli di assistenza, con l’inclusione strutturale dei servizi di salute mentale all’interno della primary care.

  • Miglioramento dell’accesso ai servizi territoriali e comunitari, per garantire una presa in carico più precoce e vicina ai bisogni delle persone.

  • Rafforzamento delle competenze della workforce sanitaria, attraverso percorsi di formazione specifici sulla salute mentale nelle cure primarie.

  • Sviluppo di modelli di finanziamento sostenibili, in grado di supportare servizi integrati nel lungo periodo.

  • Promozione dell’uso responsabile delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, a supporto della prevenzione e della gestione dei disturbi mentali.

  • Miglioramento del coordinamento tra i diversi livelli di assistenza, per assicurare continuità e integrazione nei percorsi di cura.

  • Promozione dell’equità nell’accesso ai servizi, con particolare attenzione ai contesti più vulnerabili.

Nel complesso, la Conferenza ha ribadito la centralità della primary care come punto di accesso privilegiato ai servizi di salute mentale e ha posto le basi per un rafforzamento dell’azione a livello globale, orientata a sistemi sanitari più integrati, resilienti ed equi.

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Salute mentale

Salute cerebrale: in Europa 1 persona su 3 è colpita da malattie neurologiche

La salute cerebrale è sempre più riconosciuta come una priorità per le politiche sanitarie europee, alla luce dell’impatto crescente delle malattie neurologiche sulla popolazione e sui sistemi sanitari.

Il 24 febbraio 2026, la Commissione per la sanità pubblica del Parlamento europeo (SANT) ha organizzato un’audizione pubblica intitolata Brain health: Policy challenges and opportunities to manage neurological diseases”, con l’obiettivo di discutere le principali sfide politiche e individuare possibili strategie per affrontare l’aumento delle patologie neurologiche in Europa.

Le malattie neurologiche rappresentano infatti una delle sfide sanitarie, sociali ed economiche più urgenti per l’Unione europea. Secondo le informazioni presentate durante l’audizione, queste patologie costituiscono la principale causa di disabilità e interessano circa una persona su tre in Europa, esercitando una pressione significativa sui sistemi sanitari, sui servizi di assistenza sociale e sui caregiver.

Tra le condizioni neurologiche più diffuse figurano le malattie neurodegenerative, come demenza (in particolare la malattia di Alzheimer), morbo di Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica (SLA). L’invecchiamento della popolazione europea è destinato ad aumentare ulteriormente la prevalenza di queste patologie, con conseguenze rilevanti per l’organizzazione dei sistemi sanitari e per la sostenibilità dei servizi di assistenza e supporto.

Nel corso dell’audizione sono intervenuti diversi esperti del settore, tra cui rappresentanti del mondo accademico, della comunità scientifica e delle organizzazioni europee di pazienti. Il confronto ha evidenziato la necessità di rafforzare il coordinamento tra ricerca scientifica, politiche sanitarie e innovazione per migliorare la prevenzione, la diagnosi precoce e la gestione delle malattie neurologiche.

Salute cerebrale e coordinamento delle politiche europee

Durante l’incontro è stato inoltre presentato un documento di approfondimento commissionato dal Parlamento europeo dal titolo Strengthening Brain Health: Policy Recommendations to Tackle the Rising Burden of Neurological Diseases”. Il documento evidenzia come la salute cerebrale dipenda da molteplici fattori, tra cui determinanti genetici, ambientali, sociali e legati agli stili di vita, e sottolinea l’importanza di adottare un approccio integrato lungo tutto l’arco della vita.

Le malattie neurologiche rappresentano una sfida particolarmente complessa perché incidono in modo significativo sulla qualità della vita delle persone e sulla loro autonomia, con ripercussioni non solo sanitarie ma anche sociali ed economiche. Il briefing, inoltre, evidenzia come l’accesso alla diagnosi precoce, alle cure specialistiche e alle innovazioni terapeutiche sia ancora disomogeneo tra gli Stati membri dell’Unione europea, con importanti disuguaglianze nei servizi disponibili per i pazienti e le loro famiglie.

Alla luce di queste evidenze, diversi esperti e rappresentanti delle organizzazioni europee impegnate nel campo delle neuroscienze hanno sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione tra Stati membri e istituzioni europee, promuovendo strategie coordinate che integrino prevenzione, ricerca e assistenza.

In questo contesto si inseriscono anche le iniziative promosse dalla European Partnership for Brain Health (EP BrainHealth), che ha recentemente avviato le Joint Transnational Calls 2026 dedicate alla ricerca sui disturbi neurologici e neurodegenerativi.

L’audizione della Commissione SANT rappresenta quindi un passo significativo nel rafforzare l’attenzione delle istituzioni europee sulla salute cerebrale e nel promuovere politiche più coordinate per affrontare il crescente peso delle malattie neurologiche in Europa.

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