Categorie
Altro

Bozza di decreto nazionale sui registri diabete

La bozza di decreto del Ministero della Salute disciplina il Registro Nazionale Diabete, definendone organizzazione, dati raccolti e modalità di gestione a livello nazionale e regionale. Il Registro consentirà di monitorare incidenza, cure, complicanze ed esiti del diabete, nel rispetto della protezione dei dati personali e a supporto della programmazione sanitaria.

Registro Nazionale Diabete: la bozza di decreto

La bozza di decreto del Ministero della Salute disciplina l’organizzazione e il funzionamento del Registro Nazionale Diabete, previsto dal Dpcm del 3 marzo 2017. Il provvedimento, che dovrà essere discusso in sede di Conferenza Stato-Regioni, definisce le modalità di gestione del Registro, le tipologie di dati trattati, i soggetti autorizzati all’accesso e le misure adottate per garantire la protezione dei dati personali.

Il Registro raccoglierà informazioni relative ai casi di diabete di tipo 1, diabete di tipo 2, diabete gestazionale e altre forme di diabete, riferiti sia alla popolazione residente sia alle persone comunque assistite sul territorio nazionale e iscritte al Servizio sanitario nazionale o regionale.

Nella bozza si può evincere che tra le principali finalità del Registro vi è la produzione di informazioni omogenee e standardizzate sulla prevalenza e sull’incidenza del diabete, sui trattamenti, sulle complicanze e sulla sopravvivenza dei pazienti, considerando anche variabili quali sesso ed età.

Le informazioni raccolte consentiranno di monitorare l’accesso alle cure, la qualità delle attività diagnostiche e terapeutiche e gli esiti delle prestazioni. Il Registro potrà inoltre contribuire all’individuazione dei gruppi a maggiore rischio di sviluppare il diabete o le relative complicanze.

I dati potranno essere utilizzati anche per studi epidemiologici, per la valutazione dell’efficacia degli interventi di sanità pubblica e per supportare la programmazione sanitaria. Il Ministero della Salute, anche attraverso l’Istituto superiore di sanità e in collaborazione con Università, Irccs, enti di ricerca, società scientifiche e Regioni, potrà utilizzare le informazioni per studi medici, biomedici ed epidemiologici, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali e attraverso misure di pseudonimizzazione.

La gestione del Registro nazionale sarà affidata alla Direzione generale del Ministero competente per il sistema informativo e statistico-sanitario. Parallelamente, Regioni e Province autonome dovranno realizzare propri registri regionali, tenendo conto di quelli già esistenti. Entro 180 giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, ciascuna Regione dovrà comunicare al Ministero il proprio Centro di riferimento regionale, specificandone caratteristiche e modalità organizzative e attestando l’istituzione del Registro regionale.

Il Ministero sarà titolare del trattamento dei dati del Registro nazionale, mentre i Centri di riferimento regionali saranno titolari dei rispettivi registri territoriali. Le Regioni potranno accedere ai dati relativi ai propri residenti e confrontarli, in forma aggregata, con quelli delle altre Regioni e Province autonome per finalità di programmazione sanitaria.

Nella bozza già si suggerisce che il Registro nazionale sarà alimentato annualmente dai registri delle Regioni e delle Province autonome attraverso una pluralità di fonti. Tra queste rientrano le Schede di dimissione ospedaliera, le prescrizioni farmaceutiche, gli archivi delle esenzioni, la specialistica e la diagnostica ambulatoriale, i registri delle cause di morte, i Certificati di assistenza al parto, i flussi dell’emergenza-urgenza, i Piani terapeutici e gli archivi delle aziende sanitarie, degli Irccs e delle strutture diabetologiche.

Il tracciato di monitoraggio annuale permetterà inoltre di rilevare indicatori clinici e assistenziali quali HbA1c, colesterolo Ldl, Bmi e funzionalità renale, oltre al monitoraggio della retinopatia diabetica. Tra gli esiti considerati figurano amputazioni, infarto, scompenso cardiaco, ictus, dialisi, ulcere, coma ipoglicemico e chetoacidosi. Saranno monitorati anche la terapia farmacologica e l’utilizzo dei dispositivi per l’infusione insulinica e per il monitoraggio continuo della glicemia.

Particolare attenzione nella bozza è dedicata alla sicurezza dei dati. Le informazioni trasmesse dalle Regioni saranno pseudonimizzate, separando i dati anagrafici da quelli sanitari. Sono inoltre previste tecniche di cifratura, autenticazione degli utenti, controllo degli accessi, sistemi di protezione dalle intrusioni informatiche, monitoraggio degli eventi di sicurezza e autenticazione a più fattori. Gli accessi saranno registrati nei file di log, indicando utente, data, ora e operazione effettuata.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso il 6 agosto 2026 parere favorevole sullo schema di decreto, a seguito delle interlocuzioni tecniche con il Ministero, rilevando le modifiche apportate al testo per bilanciare le finalità di interesse pubblico del Registro con la tutela dei dati personali.

Le informazioni del Registro potranno essere rese pubbliche dal Ministero esclusivamente in forma aggregata e senza consentire l’identificazione dei pazienti. L’attuazione del decreto, infine, non dovrà comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica: le amministrazioni coinvolte dovranno operare attraverso le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili.

 

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
Altro

24 ottobre: Giornata Mondiale della Poliomielite

Ogni anno, il 24 ottobre, il mondo si unisce per celebrare la Giornata Mondiale della Poliomielite, un’occasione importante per riflettere sul progresso raggiunto nella lotta contro questa malattia debilitante e per rinnovare l’impegno verso l’obiettivo di un mondo senza polio. Questa giornata è un momento di sensibilizzazione e di mobilitazione globale, finalizzata a porre fine a una malattia che ha segnato dolorosamente (e continua purtroppo a segnare) la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

La poliomielite, conosciuta anche come “polio”, è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce principalmente i bambini sotto i cinque anni di età. Questo virus può causare paralisi irreversibile e, in alcuni casi, persino la morte. Prima dell’introduzione del vaccino, la polio era una delle malattie più temute al mondo. Fortunatamente, grazie agli sforzi congiunti di governi, organizzazioni internazionali e volontari, progressi significativi sono stati fatti per debellare questa malattia.

Oggi la malattia è da ritenersi quasi debellata in Italia grazie ad una capillare campagna di vaccinazione: l’ultimo caso diagnosticato nel nostro Paese risale al 1982. Infatti, dal 2002, la Regione OMS Europa, che comprende l’Italia, è stata dichiarata una Regione polio-free. Purtroppo, invece, due paesi, Afghanistan e Pakistan, rimangono ancora endemici: non hanno mai smesso di registrare casi di poliomielite.

Attualmente, non esistono cure specifiche per la poliomielite, ma solo trattamenti sintomatici che possono alleviare parzialmente gli effetti della malattia. La prevenzione attraverso la vaccinazione rimane l’unica strada per evitare potenziali conseguenze.

Per garantire il mantenimento dello stato polio-free, i programmi di sorveglianza devono continuare fino a quando la poliomielite sarà eradicata a livello globale. In Italia, dal 1996, è in vigore una rete di sorveglianza delle Paralisi Flaccide Acute (PFA), gestita dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Questo sistema è considerato il gold standard secondo le linee guida dell’OMS per la certificazione dello stato polio-free. Inoltre, l’ISS ospita il Regional Reference and Collaborating Centre for Polio, coinvolto in tutte le attività per il mantenimento dello stato polio-free.

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.

Categorie
workforce

Pubblicato un avviso per la raccolta di progetti di ricerca congiunti

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha pubblicato un avviso per la raccolta di progetti di ricerca congiunti tra Italia e Svezia. Il bando, che scade il 10 ottobre 2023, è finalizzato al rinnovo del Protocollo Esecutivo per la Cooperazione Scientifica e Tecnologica tra i due paesi per il triennio 2024-2026.

Possono partecipare al bando istituzioni di ricerca pubbliche o private (no-profit) che siano in grado di presentare una proposta progettuale congiunta con un partner svedese. Le proposte devono essere scritte in lingua inglese e avere una durata di tre anni, la stessa del Programma Esecutivo.

Le aree di ricerca ammissibili al bando sono:

  • Tecnologie verdi e sostenibili
  • Salute e benessere
  • Scienze della vita
  • Innovazione digitale
  • Scienze sociali e umanistiche

Le proposte saranno valutate da una commissione composta da esperti italiani e svedesi. I progetti selezionati riceveranno un finanziamento fino a 1 milione di euro per ciascun anno di durata.

Il bando è un’opportunità per le istituzioni di ricerca italiane e svedesi di collaborare a progetti di ricerca innovativi e di alto livello. I progetti selezionati contribuiranno a rafforzare la cooperazione scientifica e tecnologica tra i due paesi e a promuovere lo sviluppo di nuove conoscenze e tecnologie.

 

Per maggiori informazioni si prega di consultare il seguente LINK.