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ONU: pubblicato il Report 2026 su acqua e servizi igienico-sanitari

A dieci anni dall’adozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, il Sustainable Development Goal 6 (SDG 6) ha contribuito a rafforzare il ruolo dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari nelle politiche pubbliche a livello nazionale e internazionale. Per la prima volta, l’intero ciclo dell’acqua è stato inserito in un quadro globale unitario e condiviso, permettendo ai Paesi di definire obiettivi, mobilitare risorse, monitorare i progressi e individuare le principali lacune.

I risultati raggiunti sono significativi. Secondo un nuovo rapporto ONU, dal 2015, oltre 961 milioni di persone hanno acquisito accesso a servizi di acqua potabile gestiti in sicurezza, mentre 141 milioni di persone in meno dipendono oggi da fonti di acqua superficiale non trattata. Sul fronte dei servizi igienico-sanitari, 1,2 miliardi di persone in più dispongono di servizi gestiti in sicurezza e 1,6 miliardi hanno acquisito accesso a servizi igienici di base. Il ricorso alla defecazione all’aperto è inoltre diminuito di 429 milioni di persone. Inoltre, quasi il 60% dei Paesi aveva raggiunto nel 2023 almeno un livello medio-alto di attuazione della gestione integrata delle risorse idriche, rispetto al 40% del 2017.

Progressi ancora troppo lenti e disomogenei

Nonostante questi risultati, il rapporto evidenzia un divario significativo tra i progressi registrati e quelli necessari per raggiungere gli obiettivi entro il 2030. L’accelerazione è iniziata per diversi indicatori e un numero crescente di Paesi registra miglioramenti misurabili anno dopo anno, ma le tendenze positive non sono ancora universali.

In particolare, lo stress idrico rimane molto elevato in diverse aree del mondo, con tendenze in peggioramento in Nord Africa e Asia occidentale e ulteriori criticità in Asia centrale e meridionale. Anche la cooperazione sulle acque transfrontaliere procede lentamente, mentre è aumentata la quota di bacini caratterizzati da una tendenza negativa nella portata minima annuale dei fiumi.

La distanza dagli obiettivi del 2030 emerge soprattutto quando si considera il ritmo necessario. Per raggiungere una copertura universale entro il 2030, sarebbe necessario aumentare di otto volte l’attuale ritmo di progresso per l’acqua potabile gestita in sicurezza, di sei volte quello relativo ai servizi igienico-sanitari gestiti in sicurezza e di due volte quello relativo ai servizi igienici di base.

Acqua come leva per lo sviluppo sostenibile

Il rapporto sottolinea tuttavia che i dieci anni di attuazione dell’SDG 6 hanno prodotto effetti che vanno oltre i singoli indicatori. Il Goal 6 ha contribuito a elevare acqua e servizi igienico-sanitari tra le priorità politiche, ha favorito l’armonizzazione delle politiche e degli standard e ha creato nuove opportunità di coordinamento tra settori e livelli di governo. Ha inoltre rafforzato la cooperazione transfrontaliera e mobilitato una crescente partecipazione degli stakeholder.

Questa dimensione sistemica assume particolare rilevanza nel contesto attuale. Il rapporto identifica infatti l’acqua come un “superconnector” dello sviluppo sostenibile, capace di collegare diversi obiettivi dell’Agenda 2030 e di incidere sulle trasformazioni economiche e ambientali che caratterizzeranno gli anni successivi al 2030. Innovazione tecnologica, nuove modalità di finanziamento e rafforzamento delle capacità istituzionali possono contribuire a superare alcuni degli ostacoli che hanno rallentato i progressi.

Dall’incrementalismo alla trasformazione

Guardando al 2030 e oltre, il rapporto propone di passare da progressi incrementali e disomogenei a un approccio più trasformativo. Un ruolo importante viene attribuito anche a una partecipazione più strutturata degli stakeholder nei processi decisionali e a un migliore collegamento tra obiettivi politici, indicatori e strumenti di attuazione. Il rapporto richiama inoltre la necessità di mantenere un processo intergovernativo dedicato all’acqua anche oltre il 2030 e di rafforzare il coordinamento dell’intero sistema delle Nazioni Unite attraverso UN-Water.

Il messaggio centrale del rapporto è quindi duplice: i progressi degli ultimi dieci anni dimostrano che il cambiamento è possibile, ma il ritmo attuale non è sufficiente. Gli ultimi anni dell’Agenda 2030 rappresentano una finestra decisiva per trasformare gli impegni sull’acqua e i servizi igienico-sanitari in risultati più rapidi, equi e duraturi.

 

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Report regionale dell’OMS/Europa su acqua, igiene e servizi igienico-sanitari nelle strutture sanitarie

Garantire cure sanitarie di qualità significa offrire servizi efficaci, sicuri e centrati sulle persone. In questo contesto, l’accesso adeguato ad acqua, servizi igienico-sanitari e igiene (WASH), insieme alla gestione dei rifiuti e alla pulizia ambientale nelle strutture sanitarie, rappresenta una componente fondamentale e spesso sottovalutata. Questi elementi non sono semplici aspetti infrastrutturali, ma pilastri essenziali per la sicurezza dei pazienti, la protezione degli operatori sanitari e la resilienza complessiva dei sistemi sanitari.

WASH come fondamento della qualità delle cure

I servizi WASH sono strettamente integrati nelle strategie di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) e svolgono un ruolo cruciale nel contrasto alla resistenza antimicrobica (AMR). Senza condizioni igieniche adeguate, anche le migliori pratiche cliniche rischiano di essere compromesse.

In particolare, la disponibilità di acqua sicura, servizi igienici funzionali e ambienti puliti consente di garantire cure sicure, dignitose ed eque, e sono indispensabili per proteggere il personale sanitario e rafforzare la salute occupazionale.

Sistemi sanitari sotto pressione

Negli ultimi anni, le strutture sanitarie si sono trovate ad affrontare pressioni senza precedenti. La pandemia di COVID-19 ha messo in luce fragilità strutturali, mentre eventi climatici estremi – come siccità, alluvioni e ondate di calore – stanno diventando sempre più frequenti, aggravando ulteriormente la situazione.

A queste sfide si aggiungono vincoli economici e una crescente carenza di personale sanitario, che rendono sempre più difficile rispondere alla domanda crescente di servizi. In questo scenario complesso, il rafforzamento dei servizi WASH emerge come una leva strategica per aumentare la capacità di risposta e la resilienza dei sistemi sanitari.

I Paesi hanno ribadito il proprio impegno a garantire l’accesso universale a servizi essenziali e a migliorare la qualità delle cure attraverso il WASH, anche nell’ambito del Protocollo su Acqua e Salute, uno strumento giuridico multilaterale che ha supportato l’adozione di obiettivi e piani nazionali.

Progressi disomogenei e sfide persistenti

Nonostante i progressi, la situazione nella regione europea resta disomogenea e ancora insufficiente per garantire standard adeguati di sicurezza e qualità delle cure. Molti Paesi hanno condotto analisi della situazione e sviluppato piani nazionali, ma persistono lacune significative, sia in termini di copertura dei servizi sia di governance.

La disponibilità di dati affidabili è essenziale per pianificare interventi efficaci, definire priorità e mobilitare risorse. Il rapporto analizza le evidenze disponibili nella regione, concentrandosi non solo sulla copertura dei servizi, ma anche sugli aspetti di governance, come politiche, standard, monitoraggio e responsabilità istituzionale.

Utilizzando il quadro operativo sviluppato da OMS e UNICEF, il documento identifica una serie di passaggi pratici per raggiungere l’accesso universale a servizi WASH di qualità nelle strutture sanitarie. Sebbene i dati siano limitati, l’analisi consente di individuare tendenze emergenti, evidenziare buone pratiche e identificare aree prioritarie di intervento.

Accelerare l’azione verso il 2030

Il raggiungimento dell’accesso universale ai servizi WASH nelle strutture sanitarie entro il 2030 rappresenta un obiettivo ambizioso ma imprescindibile. Secondo il rapporto OMS, per colmare le lacune esistenti, è necessario:

  • rafforzare la governance e l’integrazione del WASH nelle politiche sanitarie;
  • migliorare la raccolta e l’utilizzo dei dati;
  • aumentare gli investimenti e il coordinamento tra stakeholder;
  • valorizzare le esperienze positive e le buone pratiche a livello nazionale.

Colmare le lacune esistenti non è solo una necessità operativa, ma un imperativo etico e politico per assicurare che ogni persona, ovunque si trovi, possa accedere a cure sicure e dignitose.

 

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