A dieci anni dall’adozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, il Sustainable Development Goal 6 (SDG 6) ha contribuito a rafforzare il ruolo dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari nelle politiche pubbliche a livello nazionale e internazionale. Per la prima volta, l’intero ciclo dell’acqua è stato inserito in un quadro globale unitario e condiviso, permettendo ai Paesi di definire obiettivi, mobilitare risorse, monitorare i progressi e individuare le principali lacune.
I risultati raggiunti sono significativi. Secondo un nuovo rapporto ONU, dal 2015, oltre 961 milioni di persone hanno acquisito accesso a servizi di acqua potabile gestiti in sicurezza, mentre 141 milioni di persone in meno dipendono oggi da fonti di acqua superficiale non trattata. Sul fronte dei servizi igienico-sanitari, 1,2 miliardi di persone in più dispongono di servizi gestiti in sicurezza e 1,6 miliardi hanno acquisito accesso a servizi igienici di base. Il ricorso alla defecazione all’aperto è inoltre diminuito di 429 milioni di persone. Inoltre, quasi il 60% dei Paesi aveva raggiunto nel 2023 almeno un livello medio-alto di attuazione della gestione integrata delle risorse idriche, rispetto al 40% del 2017.
Progressi ancora troppo lenti e disomogenei
Nonostante questi risultati, il rapporto evidenzia un divario significativo tra i progressi registrati e quelli necessari per raggiungere gli obiettivi entro il 2030. L’accelerazione è iniziata per diversi indicatori e un numero crescente di Paesi registra miglioramenti misurabili anno dopo anno, ma le tendenze positive non sono ancora universali.
In particolare, lo stress idrico rimane molto elevato in diverse aree del mondo, con tendenze in peggioramento in Nord Africa e Asia occidentale e ulteriori criticità in Asia centrale e meridionale. Anche la cooperazione sulle acque transfrontaliere procede lentamente, mentre è aumentata la quota di bacini caratterizzati da una tendenza negativa nella portata minima annuale dei fiumi.
La distanza dagli obiettivi del 2030 emerge soprattutto quando si considera il ritmo necessario. Per raggiungere una copertura universale entro il 2030, sarebbe necessario aumentare di otto volte l’attuale ritmo di progresso per l’acqua potabile gestita in sicurezza, di sei volte quello relativo ai servizi igienico-sanitari gestiti in sicurezza e di due volte quello relativo ai servizi igienici di base.
Acqua come leva per lo sviluppo sostenibile
Il rapporto sottolinea tuttavia che i dieci anni di attuazione dell’SDG 6 hanno prodotto effetti che vanno oltre i singoli indicatori. Il Goal 6 ha contribuito a elevare acqua e servizi igienico-sanitari tra le priorità politiche, ha favorito l’armonizzazione delle politiche e degli standard e ha creato nuove opportunità di coordinamento tra settori e livelli di governo. Ha inoltre rafforzato la cooperazione transfrontaliera e mobilitato una crescente partecipazione degli stakeholder.
Questa dimensione sistemica assume particolare rilevanza nel contesto attuale. Il rapporto identifica infatti l’acqua come un “superconnector” dello sviluppo sostenibile, capace di collegare diversi obiettivi dell’Agenda 2030 e di incidere sulle trasformazioni economiche e ambientali che caratterizzeranno gli anni successivi al 2030. Innovazione tecnologica, nuove modalità di finanziamento e rafforzamento delle capacità istituzionali possono contribuire a superare alcuni degli ostacoli che hanno rallentato i progressi.
Dall’incrementalismo alla trasformazione
Guardando al 2030 e oltre, il rapporto propone di passare da progressi incrementali e disomogenei a un approccio più trasformativo. Un ruolo importante viene attribuito anche a una partecipazione più strutturata degli stakeholder nei processi decisionali e a un migliore collegamento tra obiettivi politici, indicatori e strumenti di attuazione. Il rapporto richiama inoltre la necessità di mantenere un processo intergovernativo dedicato all’acqua anche oltre il 2030 e di rafforzare il coordinamento dell’intero sistema delle Nazioni Unite attraverso UN-Water.
Il messaggio centrale del rapporto è quindi duplice: i progressi degli ultimi dieci anni dimostrano che il cambiamento è possibile, ma il ritmo attuale non è sufficiente. Gli ultimi anni dell’Agenda 2030 rappresentano una finestra decisiva per trasformare gli impegni sull’acqua e i servizi igienico-sanitari in risultati più rapidi, equi e duraturi.
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