L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente i sistemi sanitari europei. Dalla diagnostica assistita agli strumenti di supporto alle decisioni cliniche, fino ai chatbot per i pazienti, le applicazioni dell’IA sono ormai sempre più diffuse. Tuttavia, secondo l’OMS Europa, la velocità con cui queste tecnologie vengono adottate supera di gran lunga quella con cui vengono definite regole, responsabilità e meccanismi di controllo.
È questo il messaggio lanciato dal Direttore regionale dell’OMS per l’Europa, il dott. Hans Kluge, in occasione della conferenza internazionale “Shaping AI in Health”, svoltasi a Lisbona il 15 luglio 2026. Nel suo intervento, Kluge ha invitato governi e istituzioni ad agire rapidamente per evitare che il divario tra innovazione tecnologica e governance diventi irreversibile.
L’IA è già una realtà negli ospedali europei
I dati presentati dall’OMS mostrano che l’intelligenza artificiale è già ampiamente utilizzata nella Regione europea. Circa due terzi dei Paesi impiegano strumenti di IA per supportare la diagnostica e numerosi sistemi sanitari stanno introducendo assistenti virtuali e altre applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questa rapida diffusione, la governance rimane ancora insufficiente. Solo una piccola parte dei Paesi dispone infatti di una strategia nazionale specifica sull’IA in sanità, mentre in molti casi mancano linee guida etiche, standard di responsabilità e percorsi strutturati di formazione per i professionisti sanitari.
Innovazione sì, ma con regole chiare
Per l’OMS, il problema non è rallentare l’innovazione, bensì accompagnarla con strumenti adeguati di governo. L’obiettivo è garantire che l’IA migliori realmente la qualità dell’assistenza, riduca le disuguaglianze e rafforzi la fiducia dei cittadini nei sistemi sanitari. Secondo l’Organizzazione, una governance efficace dovrebbe poggiare su tre pilastri fondamentali:
- regole chiare che definiscano responsabilità, sicurezza e trasparenza;
- infrastrutture e strumenti che consentano un utilizzo affidabile delle tecnologie;
- formazione del personale sanitario.
Il rischio di ampliare le disuguaglianze
L’OMS sottolinea inoltre che l’intelligenza artificiale non è neutrale. Se sviluppata o implementata senza adeguati controlli, può amplificare disuguaglianze già esistenti, introdurre bias nei processi decisionali e compromettere la tutela dei dati personali.
Per questo motivo, la supervisione umana deve rimanere centrale. L’IA deve rappresentare uno strumento di supporto ai professionisti sanitari e non sostituire il giudizio clinico, soprattutto nelle decisioni che incidono direttamente sulla salute delle persone.
Un’agenda comune per l’Europa
Il messaggio dell’OMS arriva in un momento cruciale, mentre l’Unione europea sta implementando l’AI Act e molti Paesi stanno definendo le proprie strategie nazionali sull’intelligenza artificiale. La sfida sarà trasformare i principi normativi in pratiche concrete all’interno dei sistemi sanitari, assicurando che innovazione, sicurezza ed equità procedano di pari passo.
Per l’OMS Europa, il tempo per agire è adesso: governare l’intelligenza artificiale significa costruire sistemi sanitari più sicuri, resilienti e orientati ai bisogni delle persone, prima che il divario tra sviluppo tecnologico e capacità di regolamentazione diventi troppo ampio per essere colmato.
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