Farmaceutica, Efpia: colmare il gap competitivo può valere oltre 120 miliardi per l’Europa

Industria farmaceutica europea: il rapporto EFPIA mostra perché l'eccellenza scientifica non si traduce ancora in un vantaggio competitivo.
Farmaceutica, Efpia: colmare il gap competitivo può valere oltre 120 miliardi per l'Europa

L’industria farmaceutica europea potrebbe generare oltre 120 miliardi di euro di valore aggiunto nei prossimi dieci anni se riuscisse a ridurre il divario competitivo con i principali concorrenti globali.

È questa la principale conclusione del nuovo rapporto “Assessing Europe’s Competitiveness as a Location for the Life Sciences Industry“, pubblicato dalla European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (EFPIA), che analizza la capacità dell’Unione europea di trasformare la propria eccellenza scientifica in innovazione, investimenti e nuovi medicinali.

Lo studio, realizzato da Charles River Associates, confronta le performance dell’UE con quelle di Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Svizzera e, per la prima volta, Giappone, prendendo in esame venti indicatori relativi a ricerca e innovazione, quadro regolatorio, contesto commerciale e capacità industriale.

L’analisi evidenzia un quadro caratterizzato da punti di forza consolidati, ma anche da segnali di progressivo indebolimento della competitività europea.

Tra gli elementi più positivi figurano la crescita degli investimenti nella capacità produttiva farmaceutica, aumentati del 15% annuo tra il 2018 e il 2022, un valore superiore a quello registrato dalla Cina (11%), e l’elevata qualità della produzione scientifica, confermata dalla quota di pubblicazioni nelle scienze mediche che rientrano nell’1% più citato a livello mondiale.

Accanto a questi risultati, il rapporto individua alcune criticità. Negli ultimi anni il numero di nuove sostanze attive (New Active Substances – NAS) sviluppate nell’Unione europea è diminuito del 20%, mentre la Cina ha registrato una crescita del 470%, passando da quattro nuove sostanze attive nel 2018 a ventotto nel 2024 e diventando il principale Paese di origine dei nuovi principi attivi.

Anche la disponibilità dei medicinali innovativi evidenzia un divario significativo: nei Paesi dell’UE viene commercializzato in media il 39% dei nuovi farmaci, contro l’85% degli Stati Uniti.

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sui tempi delle procedure regolatorie, che pur essendosi ridotti negli ultimi anni rimangono superiori a quelli registrati negli Stati Uniti e in Cina, e sulla progressiva perdita di attrattività dell’Europa per le sperimentazioni cliniche.

Tra il 2013 e il 2023, infatti, la quota europea degli studi clinici globali è passata dal 22% al 12%, mentre tutti gli Stati membri, ad eccezione della Spagna, hanno registrato una riduzione della propria quota.

Industria farmaceutica: le priorità per rafforzare la competitività europea

Secondo il rapporto, invertire questa tendenza potrebbe produrre benefici economici, industriali e sanitari rilevanti.

Le stime indicano che un rafforzamento della competitività europea potrebbe generare oltre 120 miliardi di euro nell’arco di dieci anni, grazie a circa 105 miliardi di euro di nuovi investimenti in ricerca e sviluppo e a ulteriori 18 miliardi di euro derivanti dall’aumento delle sperimentazioni cliniche.

A questi risultati si aggiungerebbero la creazione di circa 82.000 posti di lavoro altamente qualificati, il coinvolgimento di oltre 158.000 pazienti negli studi clinici e la possibilità di accelerare lo sviluppo di più di 200 nuove sostanze attive, ampliando l’accesso a trattamenti innovativi.

Per raggiungere questi obiettivi, il rapporto individua alcune priorità strategiche: aumentare gli investimenti in ricerca e innovazione, rendere l’Europa più attrattiva per le sperimentazioni cliniche, ridurre i tempi dei percorsi regolatori, rafforzare la tutela della proprietà intellettuale e creare un quadro normativo e di mercato più favorevole agli investimenti.

Tra le proposte avanzate da EFPIA negli ultimi anni rientrano anche misure volte a rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento dei medicinali e a mitigarne le carenze.

Lo studio evidenzia inoltre come, in oltre venti Stati membri, strumenti di contenimento della spesa farmaceutica, quali rebate obbligatori, imposte sulle vendite e meccanismi di claw-back (restituzione obbligatoria delle eccedenze di spesa), possano rappresentare un ulteriore elemento di disincentivo agli investimenti nel settore.

Nelle conclusioni, EFPIA sottolinea che l’Unione europea dispone ancora delle competenze scientifiche, industriali e produttive necessarie per mantenere un ruolo di primo piano nelle scienze della vita.

Per trasformare questo potenziale in crescita economica, innovazione e migliori opportunità per i pazienti sarà tuttavia necessario adottare politiche capaci di rendere l’Europa più attrattiva per gli investimenti e di favorire il trasferimento dei risultati della ricerca verso lo sviluppo di nuovi medicinali.

 

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